a casa di papà. Scena finale

Premessa: l’episodio prima di questo, lo trovate scritto con il nome di Alba 6990, quindi con lo spazio tra il nome e i numeri, perché quando l’ho scritto qualche mese fa, avevo problemi con questo sito. Detto questo, eccovi l’ultimo episodio della serie. Spero vi piaccia questo inaspettato colpo di scena che ho dato al racconto! Non era quello che volevo scrivere all’inizio, ma mi è venuta l’idea settimana scorsa. Buona lettura 🙂
Il piano era questo: Ivan e Stefano sarebbero stati acquattati davanti alla piccola finestrella che dava sulla cantina, aspettando il momento giusto per colpire. Quando avrebbero visto il mostro uscire dalla botola sul pavimento, avrebbero aperto la finestrella, si sarebbero introdotti nella cantina, usato il doppione della chiave per aprire il lucchetto della botola e avrebbero salvato Giada.
Entrambi erano accovacciati nel cespuglio adiacente alla casa, con un’ottima visuale sulla cantina.
“Se questo è una specie di sadico scherzo, io giuro che…” Stefano aveva gli occhi iniettati di sangue: la rabbia, lo stupore e la costernazione gli stavano piano piano divorando il cervello.
“Non è uno scherzo. Purtroppo non è uno scherzo. È tra poco tempo te ne accorgerai.” Ivan, al contrario, aveva una stanchezza, una rassegnazione, un senso di colpa nello sguardo. Peggio di un cane bastonato. Nella sua mente correvano le infinite immagini di Giada nei suoi momenti più intimi, nei momenti di gioia, conforto, risate. Sentiva che in qualche modo era destinato ad incontrarla. Che in qualche modo i loro destini si dovessero incrociare…ma che non avrebbero mai avuto la possibilità di unirsi. Dopo che avrebbero raccontato tutto quel casino alla polizia, Mauro sarebbe finito in prigione, molto probabilmente con un ergastolo sulle spalle. Ma lui…lui avrebbe avuto una sorte peggiore quanto la sua: molto probabilmente sarebbe stato accusato di favoreggiamento, condannato a scontare la sua pena in qualche sorta di carcere minorile. O peggio: magari avrebbero constatato che i recenti avvenimenti, legati al trauma subito anni prima, avevano influenzato non poco la sua psiche, rendendolo un ragazzo mentalmente instabile, un pericolo per la società. Magari sarebbe finito in uno di quegli ospedali psichiatrici, dove lo avrebbero rinchiuso per anni in una di quelle stanze piene di materassi, con una camicia di forza, imbottito di farmaci e le immagini di Giada violentata, ridotta ad un pezzo di carne nella sua testa, lo avrebbe tormentato fino alla fine dei suoi giorni.
“Eccolo!” L’improvviso sussurro di Stefano lo riportò alla realtà, tra le foglie di quel cespuglio. Mauro era appena uscito dalla botola, era un piena vista nella cantina, mentre si sistemava la patta dei pantaloni. Uscì nel giro di pochi secondi.
A quel punto, i due ragazzi partirono subito. I loro cuori palpitavano, mentre si introducevano in quello spazio polveroso. Le mani di Ivan raccolsero, con mani tremanti, la chiave che teneva nascosta in un vecchio barattolo di vernice. Tremava così tanto che aveva fatto perfino fatica ad inserirla nella serratura del lucchetto.
“Sbrigati!”
“Fatto! Ho fatto! È aperta!”
Sì infilarono entrambi in quel pertugio oscuro, richiudendo la botola sopra le loro teste. Era troppo buio lì sotto. Neanche una luce, se non quelle quattro strisce che costituivano la botola e che lasciavano trapelare un’inutile fonte luminosa. I loro occhi non riuscivano ad abituarsi a quell’immensa oscurità, i suoni erano come attutiti da quella massa nera.
Poi, un flash. Era Stefano che si era ricordato di essersi portato dietro il cellulare. Aveva attivato la torcia e come aveva illuminato istantaneamente quello spazio, la prima cosa che entrambi videro, fu il corpo di Giada. Sembrava priva di sensi, il suo corpo era accasciato su di un sudicio tavolo di legno ed era coperto di sangue e sperma.
“Oh mio dio! Amore! Che cazzo ti ha fatto quel figlio di puttana?!” Stefano si era precipitato sul suo corpo, ma lei non reagiva. Provò a sentire il polso e ad ascoltare il suo respiro: era viva. Un sospiro di sollievo uscì dal petto di entrambi i ragazzi.
Ivan esaminò il tavolo: ai quattro angoli erano state agganciate delle catene, chiuse da quattro lucchetti diversi, in modo che qualsiasi persona venisse messa sul tavolo, non aveva modo di fuggire neanche divincolandosi disperatamente. Giada era nuda, i capezzoli erano duri come chiodi e aveva parecchi ematomi e segni rossi sul corpo. Ivan, inevitabilmente, sentì una lenta erezione farsi strada nei suoi pantaloni. Scosse la testa, chiudendo gli occhi, come per scacciare via i pensieri scabrosi che il suo cervello stava producendo.
“Merda! Ci servono le chiavi! Non possiamo portarla fuori, altrimenti.”
“Tranquilli. Ce le ho io le chiavi, se volete.”
Ivan e Stefano spalancarono gli occhi atterriti. Non avevano l’avevano neanche sentito entrare. Effettivamente, non avevano avuto possibilità di chiudere il lucchetto della botola e Mauro stava scendendo verso di loro. Tra le mani aveva un coltello. “Voi due mi avete rotto.” Disse con tono estremamente calmo. “Prima te.” Si diresse verso Ivan, lentamente, con aria minacciosa. Ivan aveva le spalle al muro, non c’era alcuna possibilità di superarlo. Sarebbe morto lì, in quella cantina sudicia, insieme a Stefano. E Giada avrebbe avuto un destino ancora più orribile.
“No, ti prego. Ti prego, non farlo! Per favore, non…eee…ETCIÙ!”
“STOOOOP! Paul! Perché hai starnutito proprio adesso?”
“Scusa, Mike, è l’allergia…ETCIÙ!”
“Sì, ma questa è una delle scene finali, per favore! PAUSA DI 15 MINUTI! POI TORNIAMO A GIRARE!”
“Ehi, Ivan…volevo dire, Paul, perché non ti prendi qualcosa per quella tua allergia? È da quando sei arrivato sul set che non ti senti bene.”
“Ci ho provato, Kyle. Ma proprio non mi vuole passare. Piuttosto…com’è andata con quelle ragazze al pub ieri sera?”
“Cazzo! Una cosa fantastica! Mi sono ritrovato nudo tra quelle due brunette nella mia camera d’albergo!”
“Grandissimo! Dammi il cinque! In ogni caso, volevo farti i complimenti…Stefano…ahahah! Ti ho quasi creduto per tutto il film! Sembravi davvero incazzato con me!”
“Lo so…modestamente, sono nato attore.”
“Okkei, adesso smettila di fare il figo. Dove sono Eithan e Charlotte?”
“Boh, sono spariti appena Mike ha dato i 15 minuti di pausa. Lei si è alzata dal tavolo e lui l’ha seguita.”
“Secondo me, quei due scopano sul serio.”
“Anche secondo me.”
“Oh…dio…sì! Sì! Fottimi! Di più!” Charlotte sentiva il pene di Ethan darle un piacere immane. Era da quando si erano conosciuti sul set di quel film che era scoppiata una specie di scintilla. Il giorno dopo, erano già a scopare nella roulotte di Ethan. La sua figa era un lago, stava spargendo i suoi succhi su tutto il materasso. Ethan, le dava sculacciate su quel sedere perfetto. Sculacciate così forti da lasciare il segno, cinque segni rossi che somigliavano a delle dita. Forse anche il fatto che interpretavano quei ruoli, il finto padre che si fotte la figlia, li eccitava ancora di più.
“È tutto il giorno che mi provochi, puttanella…secondo te da quanto ce l’ho duro?”
“Mmm…dio…”
“E la scopata di stamattina non l’avevamo manco finita…quanta sborra ho adesso nei coglioni?”
Charlotte non riusciva a rispondere. Riusciva ad emettere solo versi osceni, mentre la sua fica produceva rumori quasi imbarazzanti ad ogni affondo, talmente era fradicia.
“Rispondi, troia!”
“Tanta! Tantissima sborra!”
“E dove la devo schizzare?”
“Dentro! Dentro di me! Ti prego, la voglio! Voglio che mi riempi!”
“Come vuoi…” disse lui con un sorriso. Affondò dentro di lei con colpi sempre più forti e potenti, sembrava volesse spaccarla in due. Poi riversò dentro di lei tutto quello che il suo scroto aveva accumulato in quella giornata. Charlotte venne di nuovo. I loro corpi si accasciarono l’uno sull’altro, abbracciati sul letto della roulotte.
“Non mi ricordo più…cosa cavolo succede dopo?” Chiese lui ridendo, dopo minuti interi passati in silenzio a coccolarsi.
Charlotte rise a sua volta: “Mi dicono che la sai proprio la trama di questo film! Comunque: Kyle, quindi Stefano, trova fortunatamente un cacciavite e te lo pianta nel collo, uccidendoti. Tu esci di scena, io torno con Stefano e Paul, quindi Ivan, dovrà andare in tribunale. Non si sa cosa gli succede.”
“Tra quanto dobbiamo tornare a girare?”
“Tra…adesso! Ahahah!”
“Dopo questo film…io e te…”
“Possiamo continuare a sentirci.”
“Anche a vederci. Mi piaci!”
“Anche tu mi piaci…torniamo al film?”
“Sì, altrimenti Mike ci viene a cercare.”
Fine.

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