a completa disposizione

Guardo l’orologio…sono ormai le 19 passate. Do’ un occhiata a ERIKA la mia collega di fronte a me che si appresta a sistemare le ultime cose sulla sua scrivania, prima di afferrare la borsa, fare il giro della scrivania e salutarmi con sorriso stanco:
“Ciao Debora, ci vediamo domani…non fare troppo tardi solo perchè sei la nuova stagista…eh?” e chiuse la porta alle sue spalle dopo averle ricambiato il saluto con un sorriso smorzato.
Sospirai…i miei occhi si fiondaro su quella porta nera con appesa la targhetta dorata con inciso ‘DIRETTORE MARIO GIUSTI’…già il direttore. E’ ancora chiuso lì dentro… so che cosa sta aspettando… non è stupido. Avrà sicuramente guardato l’ora e si sarà anche già messo comodo sulla sua poltrona larga di pelle nera. Rivolsi il mio sguardo alla mia scrivania. Chiusi il fascicolo che avevo aperto, sistemai due, tre carte volanti, finii di spegnere il computer e mi alzai dalla mia sedia, sistemandomi la gonna ai lati e portandola alla giusta altezza, piccole spolveratine davanti, misi a posto il colletto della camicia e solo dopo aver aggiustato alcune ciocche di capelli biondi dietro l’orecchio destro, scansai la sedia e mi diressi verso la porta del direttore…seguiti da 3 TOC TOC…
“Entra pure mia cara” fece lui con quella voce calma e autoritaria.
Entrai in quel suo ufficio, così grande e da persona importante. Ovviamente le due cose che saltavano all’occhio subito furono la grande vetrata frontale e quell’enorme tappeto scuro di varie decorazioni comprato a SINGAPORE.
“Ohhhhh Ecco qui la mia cara e brava STAGISTA DEBORA, suuu entra mia cara…” lo vidi li. Proprio come immaginavo…già semi stravaccato sulla sua sedia a bersi gli ultimi sorsi di caffè e ad apprestarsi ad accendere nuovamente un’altro sigaro, la stanza ne era completamente invasa dall’odore.
“Sono andati tutti via mia cara?”…disse ingenuamente.
“Si Direttore. Erika è stata l’ultima”.
“Bene…molto bene…su avvicinati” mi fece con quella sua mano grossa da over 50enne. Con quella sua stazza robusta e i suoi 1.80. Qualcuno lo definirebbe ancora attraente ma forse i miei giovani occhi da 20enne non si sono ancora abituati all’idea da un mese a questa parte che ho intrapreso lo stage presso questa azienda. ‘Ti troverai bene DEBORA in quell’azienda vedrai, al giorno d’oggi trovare un lavoro del genere è difficile’… sante parole di mio padre.
Mi apprestai ad avvicinarmi alla sua scrivania, provocando un tac tac sul pavimento grazie alle mie decoltè nere, ludice aperte sul davanti per la quale lui impazziva e che mi chiedeva sovente di leccare.
“Vedo che oggi hai un abbigliamento IMPECCABILE come piace a me…da vera SEGRETARIA che si rispetti”.
“Grazie Direttore lo sa che cerco sempre di non deluderla”…e guardandomi con sguardo un pò accigliato e dando una boccata al suo sigaro disse…
“Ohhh si certo non lo metto in dubbio mia cara…ma è anche vero che faresti di tutto per quel posto che ti ho… PROMESSO… non è vero?”.
Che gran BASTARDO…chinai il capo imbarazzata, sapeva sempre come farmi sentire insignificante, farmi sentire il suo giocattolo. In quella posizione a testa bassa e le mani strette sul davanti mi faceva sentire la sua SERVA in attesa di qualche ordine.
“Bene tesoro… è meglio non perdere tempo… mia moglie mi ha chiamato dicendo che stasera ha preparato un bel ROAST BEEF… e tu sai quanto adoro ‘LA CARNE'”.
“Si direttore, specialmente quella tenera…” feci io con tono provocatorio. Ovviamente tutto faceva parte del gioco.
“Ehehehehhe esatto mia cara… su avvicinati di più”.
Mi apprestai ad avvicinarmi lentamente, mi agguantò famelico ad un braccio e si tuffò sul quella terza abbondante che torreggiava da dentro la mia camicietta semi sbottonata. Sembrava come se non ne avesse mai viste un paio. Mentre divincolava il suo viso li in mezzo si slacciò i pantaloni e abbassò la lampo ansioso e una volta staccatosi paonazzo in viso disse:
“Su mia cara…fammi ricordare perchè ho scelto te per lavorare in questa azienda direttamente al mio fianco…”
Lo guardai con forte disprezzo, con lo stesso sguardo con cui lo fisso tutte le sere, alla stessa identica ora…sapendo che anche stasera avrei preso la mia dose abbondante di sperma… ma non sperma qualsiasi… lo sperma del MIO PADRONE.
Feci due passi e mi accovacciai di fronte a lui…appoggiai prima le mie mani sulle sue cosce dirigendole verso l’apertura dei pantaloni, allargai i lembi afferrai il suo grosso membro che padroneggiava dentro i suoi slip bianchi. Una verga così alta, dura quasi da sembrare un grosso MANICO; lo fissai per un pò balzando dal mentro ai suoi occhi già goduriosi che non aspettavano altro che mi mettessi a lavoro. Lo afferrai e iniziai a massaggiarlo…
“mmmmmmmmmhhh…come adoro quella tua mano delicata piccola mia…siiii continua”.
La sega iniziale era per lui un’apoteosi di piacere sublime, diceva sempre che le mie mani erano così morbide e delicate e che con quel movimento così docile facevano pensare quasi alla cavità di una “vagina”. I movimenti iniziarono lenti, progressivi, in graduale aumento…prima con la destra poi con la sinistra. Ogni tanto accarezzavo l’asta fino alla cappella così violacea e lucida. Guardai il direttore negli occhi, sentendomi dire:
“Siiii tesoro forza…tutto d’un boccone” visto che ero la sua giovane serva non potei fare altro che eseguire ciò che mi chiedeva, spalancai la bocca e avvolsi quell’enorme membro tutto d’un colpo facendolo entrare più che potevo anche a costo di strozzarmi per farlo contento…si perchè dalla sua felicità dipendeva anche la mia carriera lavorativa… e non credo che qualcuno di voi farebbe diversamente se fosse nella mia posizione. Le mie labbra si schiusero infondo al suo cazzo e tenendole strette salii con la testa per inumidire bene l’asta con un primo passaggio di saliva. Iniziai poi dei progressivi SU E GIU seguiti da versi di risucchio, di schiocco che al caro DIRETTORE piacevano molto…
“Ohhhh siii… oohhhh dio santissimo che bocca…mmmmmm…. si brava continua” a quella esclamazione non resistette a mettermi la mano sulla testa e a forzare la mia pompata dolce e leggera perchè è così che a lui piaceva ma evidentemente quella sera aveva fretta di andare a casa. Succhiai più forte e più velocemente… mi feci scopare in bocca dal suo spingere forsennato che non mi lasciava alcun respiro, altro non emisi che dei semplici versi soffocati e piccoli gorgoglii. Sentivo il movimento veloce, quell’asta di carne mi stava trapanando la bocca lo sentivo, iniziavo ad essere stanca ma intuivo dai piccoli fremiti che percepivo tenendo le mani appoggiate sulle sue gambe, che il mio “PADRONE” stava arrivando al culmine…
“Ecco caraaaa eccoo siiii…prendilo tutto…prendilo tutto”. Certo che lo avrei preso tutto non esigeva che ne perdessi una goccia, mi avrebbe sicuramente picchiata come successe i primi tempi che impreparata fuoriuscivano un paio di rivoli dai lati della bocca fino a cadere per terra e finii per leccarli dal pavimento.
Senti che stava arrivando perchè in quel preciso istante la sua mano mi schiacciò col muso contro il suo cazzo e le sue palle…irrigidii le mani e le braccia per lo sforzo e proprio in quell’istante grossi fiotti bianchi e densi mi inondarono la cavità orale…dio quanta ne aveva sentivo tutto il palato che colava e la lingua affogare in quella liquido vischioso.
“aaahhhh siiiii vengoooooo… vengooooo mmmmmm…quanto sto venendo”, sempre con la testa premuta e con il cazzo completamente in bocca cercai di deglutire a mano a mano, sentendo ai lati della bocca un misto di saliva e sperma che quasi fuoriuscivano, provai a tirarmi su per far capire al direttore che avevo bisogno di respiro. Per una volta fu comprensivo, lasciò la presa e mi alzai di colpo. Mentre lui si stravaccò ansimante esclamando:
“Dio mio mia cara…oggi eri proprio in vena ehhhhh?”…lo presi come un complimento e forzai un sorriso mentre con le mani cercai di raccogliere i rimasugli intorno alle labbra e cercai di riprendere fianto velocemente visto che quasi soffocavo. Fortunatamente lo sperma del direttore non aveva un gran sapore ma la quantità ti fregava sempre.
Si ricompose come feci anche io alzandomi e ripulendomi bene con un fazzoletto.
“Bene tesoro… direi che per stasera può bastare… puoi andare ora… ci vediamo domani”.
“Grazie direttore. Buona serata anche a lei”.
Raccolsi le mie cose… non vedevo l’ora di uscire da quella prigione, scesi le scale e uscii dal portone vetrato…ma appena vidi la macchina di mio padre mi salì una forte angoscia. Aprii la portiera e mi appriopria del sedile del passeggero:
“Allora tesoro…anche stasera tardi eh? Non stai lavorando un pò troppo?”
“C’è molto lavoro papà, il direttore è molto esigente”
“Capisco…bhe speriamo che riesca a premiarti bene un giorno dopo il tuo periodo da stagista.”
Già chissà se tutto il mio sforzo, il mio ingoiare servirà a qualcosa…ma confesso che anche fare la stagista non è poi così male.
🙂 spero vi sia piaciuto anche questo. Perdonate in anticipo alcuni errori. Commentate e scrivetemi se vi va. La mail la trovate andado sopra al mio link. Grazie in anticipo a tutti.

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