a disagio

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Vado a trovare la mia amica Marina di primo mattino. Alle sette stiamo sedute al tavolo della cucina ,con le gambe accavallate ,faccia a faccia appoggiate con un gomito alla superficie di marmo . Mi ha chiamato che deve dirmi un sacco di cose, quindi mi sono precipitata. Dato che è diventata mamma da soli tre mesi, pensavo che magari gli sarebbe potuta servire una mano.
Lei ha una vestaglia lunga verde, sotto sicuramente non indossa nulla, lo si può notare dalla scollatura e dai capezzoli ritti , che traspaiono da dietro il tessuto leggero per via dell’aria frizzante .
beviamo una tazza di tè , lei è presa dal discorso, non mi lascia spazio per rispondere ,posso solo annuire. I suoi occhi enormi neri restano spalancati per tutto il tempo del discorso, si agita di tanto in tanto scuotendo i suoi foltissimi capelli scuri legati velocemente in una coda ,cercando di stupirmi divertita con i suoi pettegolezzi. Si parla di corna, di ragazze del nostro gruppo che si lasciano, e tante altre cose più o meno stupide.
Mentre parla, entra suo marito Giorgio, un giovane uomo sui trentacinque anni,abbastanza tranquillo e simpatico. Direi anche un bell’uomo.
Saluta accompagnando con un gesto della mano,poi si dirige al frigorifero. Mi volto distratta verso di lui, lo vedo in pigiama, quindi distolgo nuovamente lo sguardo.
“Hai capito quindi ?… Si volta le spalle e glie lo mette in cu… Hahahha” Marina continua il suo discorso, ride , rido pure io. Dal frigo si sente rumore di bicchieri,poi nulla. Giorgio sembra sia rimasto lì appoggiato ad ascoltare in silenzio.
“A quel punto gli dice- Visto che ti diverte mettermela in culo alle spalle, allora perchè non prendi quelle palle mosce e mi infili tutto lì, così almeno godo- Noi siamo impallidite, ci guardavamo in faccia e…”
Suo marito pian piano si sposta avvicinandosi al tavolo, mettendosi dietro sua moglie. Scalzo com’è, Marina non se n’è ancora accorta perchè troppo presa dal discorso.
” Che poi lui è veramente un bell’uomo, insomma … Secondo noi non avrebbe rifiutato due colpetti da lui” Giorgio è dietro di lei che mi fissa negli occhi, io cerco doi non incrociare i suoi . Marina da come abbassa la voce ,credo proprio che sia convinta che sua marito sia andato via. ” Si dice pure che abbia una gran bella mazza,non so se mi spiego. Anche io nei suoi panni, prima di mandarlo a cagare ci avrei fatto la prova”
Faccio un colpetto di tosse, magari per farmi capire, magari per cercare di cambiare discorso, ma è tutto inutile. Lui è lì che mi guarda,lei pure, ma con aria totalmente diversa,ormai si sta lasciando andare come un treno.
Improvvisamente noto uno strano movimento nel braccio di suo marito. Lento ,che prosegue fino alla spalla. Percorro con lo sguardo rapidamente,e noto che dal pigiama,sbuca un gonfiore particolarmente familiare. Ha un erezione.
Arrossisco, distolgo lo sguardo e abbasso la testa per sorseggiare il mio tè ;alzo nuovamente lo sguardo e cerco di evitarlo, fissando Marina negli occhi. Fugace un ultima volta ,presa dalla curiosità, porto nuovamente le pupille su di lui. Adesso ha le braghe sbottonate, e lo impugna tra le mani menandolo lentamente. é veramente lungo e grosso il suo.
Sono vergognata, ma mi eccito ugualmente, forse anche più del dovuto.
” Ricordo quando siamo andate a casa sua, e in camera era tutto pieno di sperma. Quanto mi sono potuta eccitare quella volta,non che Giorgio … Ma sai, è quell’attimo che”
Improvvisamente suo marito gli si piazza a lato di fronte a me, gli prende la testa con un movimento fermo della mano, e glie lo infila in bocca senza troppi preamboli. Sono sempre più sconvolta. Marina non fa storie, sorpresa ,cerca di gurardarlo negli occhi, spalancando il più possibile la bocca per accogliere al meglio quel pisellone di rare dimensioni. La spalanca così tanto da sembrare quasi si stesse deformando. Aspira, grugnisce quasi, emette suoni soffocati con la gola, mentre suo marito le sta praticamente trombando la faccia senza via di scampo.
Provo disagio, non so cosa fare, improvvisamente c’è un silenzio smorzato solo dal rumore della saliva di lei. Fingo disinteresse continuando a sorseggiare il mio tè, intanto accavallo le gambe e guardo eccitata la sua guancia che ritmicamente viene confiata dal glande che pressa come se volesse sfondarla, poi gli gira ancora la testa, e giù fino alla gola.
Dopo un po’ di minuti, Marina mi mette una mano sul ginocchio, con movimenti confusi cerca di accarezzarmi la coscia,quindi dopo qualche secondo mi sblocco un po’. Le slaccio la vestaglia ,lasciando ricadere due belle tette scure piene di latte, decorate da due enormi capezzoli marroni.
Glie le accarezzo, le palpeggio curiosa,cerco di massaggiare piano, alla fine comincia ad uscire fuori una delicata gocciolina bianca. Mi protendo in avanti per asaggiarla, ma ecco che mi suona il cellulare.
Mio marito.
Rispondo, ma loro sembrano non curarsi di questo.
“Sì pronto? Sì certo, sono qui con Marina, mi sta raccontando un po’ di cose…Già”
I miei occhi vengono rapiti dai coglioni. Due bei coglioni che sbattono come campane sulla boccuccia di Marina, sul suo bellissimo neo sollevato che ha sotto il labbro sinistro , marrone e tondo,lussurioso, per un uomo dev’essere come la ciliegina sulla torta quando Marina fa i pompini.
Mentre parlo al telefono ,lei mi toglie la mano dalle sue tette, per portarmele alle palle,in un batter d’occhio mi ritrovo in linea con mio marito ,mentre massaggio le enormi palle calde di Giorgio tra le mani.
“Okay, va bene, a più tardi… Ciao, sì, ciao” Proprio mentre stacco, il tempo si ferma. Lui si contrae con colpi assestati dei reni, lei comincia a deglutire quello che può, poi la sborra comincia a straripare dalle labbra. Si capisce che sta abilmente completando l’opera dall’interno con la lingua, senza distogliere nemmeno per un attimo lo sguardo da quello di suo marito. I due per tutto il tempo si sono fissati intensamente. Il suo mento è quasi totalmente ricoperto di sublime crema di coglioni,tanto che il neo adesso si vede appena.
Rimangono immobili a fissarsi mentre il cazzo si affloscia gradualmente, alla fine le libera la testa,e piano lo sfila consentendole di succhiare tutto per bene.
Prima di rimanere come una scema ,lascio perdere a malincuore le palle.
Lei con la cappella floscia, ma gonfia, raccoglie lo sperma rimasto tra le labbra, poi come se fosse un cucchiaio, lo porta nuovamente in bocca e lo ciuccia, in fine, senza ombra di sarcasmo, con tono umilmente grato dice “Grazie amore per avermi deliziato con il tuo sperma,è stato profondamente bello farti godere così .”
Lui non risponde, le fa una carezza in testa mentre lo tiene ancora tra le mani, poi si concentra, la cappella sembra nuovamente prendere vita, improvvisamente un arco di urina attraversa lo spazio tra me e Marina, andando a pisciarci dentro i tazzoni e sul vassoio di pasticcini.
Sono letteralmente senza parole.
“Offrine un po’ anche alla nostra ospite” Cordialmente la mia amica lo incita. Lui ,stavolta senza irruenza ,me lo porge davanti ancora gocciolante “non fare complimenti”. Infatti non ne faccio, per non apparire ingorda, lecco il foro nella cappella, poi gli do un timido bacio. “Avanti su” Continua la mia amica per incoraggiarmi, quindi in un sol boccone lo infilo tutto dentro, succhiando così forte da farlo uscire con uno schiocco … Era quello che desideravo fare sin dall’inizio. Me lo strofino un po’ in viso, poi nuovamente lo metto in bocca, passandomi il piacere di spompinarlo qualche secondo. Nonostante sia floscio, è sempre comunque un bel gesto. Lui mi dona gli ultimi millilitri del suo tè lavorato in vescica,lascia che glie lo pulisca con un tovagliolino e se ne va.
Rimaniamo io lei da sole, che a vicenda ci strofiniamo i pasticcini sulle fighe grondanti,insozzando i clotoridi con quel misto di crema pasticcera e piscio. li mangiamo attraverso i nostri corpi, beviamo il nostro tè allungato, poi mi disseta con il latte delle sue bellissime tette, anche lei beve attaccata al suo stesso capezzolo. Semplicemente meraviglioso. In fine completiamo con un tenero e intimo sessantanove, dove posso ammirare le sue natiche,mentre assaporo la sua rosata e fantastica vagina da mamma, che nonostante sia provata dal parto, è ancora vogliosa d’essere punita e amata per bene, dando implorante il benvenuto a qualunque uccello gioioso sia disposto a soddisfare le sue pulsioni.

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