a fare del bene

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Era una giornata di metà aprile, stavo rientrando prima dal lavoro, quindi per mia fortuna avrei mangiato a casa. Arrivato davanti al portone del mio palazzo incontrai la signora Sabrina.
Innanzitutto è il caso che ve la descriva: si tratta di una signora che avrà sulla cinquantina, capelli lunghi biondi, alta, magra, sempre ben vestita, insomma una bella donna se non fosse per due aspetti, il primo è la sua espressione sempre arcigna che a volte la rende quasi snob e l’altra è la sua zoppia dovuta al fatto di avere una gamba leggermente più corta dell’altra.
Dopo questa piccola digressione descrittiva, ritorniamo alla storia.
Vidi la signora Sabrina che portava diverse buste della spesa con se e vista la sua condizione faceva ovviamente fatica, cosi mi proposi di darle una mano, lei sempre mantenendo la sua classica espressione mi disse di si, quasi come fosse lei a farmi il favore. L’accompagnai fino alla porta del suo appartamento che si trova due piani sopra al mio, attesi che lei aprisse la porta e rimasi sorpreso quando mi disse di posare le buste sul tavolo della cucina che si intravedeva dall’uscio. Senza esitazioni entrai e feci come mi aveva detto. Non mi sentivo a mio agio, alla fine non avevo alcun tipo di rapporto con la signora e la mia era stata più che altro una richiesta dettata dalla cortesia, mai mi sarei pensato di trovarmi poco dopo nella cucina di quella che per me era una persona, se vogliamo, antipatica. Detto questo potete ben immaginare la mia espressione meravigliata quando mi chiese se per caso volessi rimanere a pranzo per assaggiare quello che lei mi indico come il suo piatto forte. Forse anche perché rimasto completamente spiazzato e privo di scuse da buttare li al volo, dissi di si.
Mi fece accomodare in sala sul divano dicendomi di mettermi comodo in attesa che lei sistemasse per il pranzo. Quindi rimasi per 20 minuti, che mi sembrava non passassero più, seduto li a giocare con il cellulare, cercando di dare una risposta al mia domanda: ma come avevo fatto a finire a pranzo con la signora Sabrina?
Mangiammo in cucina, in una situazione inizialmente di pieno imbarazzato, fino a che mi decisi che forse se Sabrina si era spinta cosi tanto c’era una motivazione sotto, cosi per rompere il ghiaccio cominciai a farle delle domande e a chiacchierare del più e del meno. Dopo poco il clima cambio radicalmente, non era poi cosi male, cominciamo anche ad entrare più in confidenza.
Si stava per entrare nel vivo del motivo per cui vi sto raccontando questa storia.
Complice qualche bicchiere di vino si arrivo anche a fare battute e ridere, sembrava quasi un pranzo tra amici, finché Sabrina non comincio a lanciarmi messaggi che mi permisero di dare una risposta alla mia domanda, se ero li non era un caso.
Mi chiese se fossi fidanzato ed io risposi di no. Anche se la cosa mi generava un certo imbarazzato vista la differenza d’età, contraccambiai la domanda, insomma le chiesi se avesse un compagno. Mi rispose di no, cominciando a farmi uno strano discorso circa la difficoltà di trovare un uomo giusto, una persona che la facesse stare bene, sul fatto che a volte le proprie esigenze non vengono soddisfatte a pieno. Non sapevo cosa dirle, sinceramente, quindi rimasi in silenzio, al che lei mi fece una strana domanda -”Tu saresti in grado di soddisfare le mie esigenze?”, incuriosito le risposi -”Dipende di che esigenze parliamo!”, quindi di nuovo lei -”Vedi, non tutte le donne hanno le stesse esigenze, ce ne sono alcune che per essere appagate dal loro uomo hanno bisogno che lui sia abbastanza servizievole, tu ti ritieni un uomo servizievole?”.
-”Non so cosa intendi per servizievole, però diciamo che mi piacciono le donne dal carattere forte”, le risposi;
-”Allora forse potresti fare al caso mio, proviamo?” mi disse.
Capii immediatamente che si stava per passare a qualcosa di molto, molto diverso di un semplice pranzo, ma ero davvero troppo preso dalla situazione per dire di no.
Comincia cosi la mia “prova”.
Mi disse innanzitutto di sparecchiare la tavola e di mettere i piatti nella lavastoviglie, lo feci.
Finito di sistemarli mi voltai verso di lei che con fare quasi inespressivo mi disse di spogliarmi, completamente nudo! Presi tempo e cercai un compromesso, ma capii che era l’unica condizione per continuare e cosi con profondo imbarazzo eseguii. Ero in piedi nudo davanti a lei che seduta sulla sedia della cucina vidi osservava il mio pene non ancora in erezione, mi ordino di inginocchiarmi davanti a lei, lo feci,di toglierle gli stivaletti che indossava, feci anche quello. -”Ora toglimi i calzini e vedi di farmi un bel massaggio!” mi disse; le tolsi i calzini, trovandomi davanti a due piedi ben curati e smaltati di nero, presi il piede destro nelle mie mani e cominciai a farle un massaggio, lo stesso feci con il sinistro. Passata una decina di minuti -”Bene! Ora direi che puoi anche smetterla con le mani, tira fuori la lingua!” disse e comincio a passarci sopra i piedi. Quando me li porto vicino al naso sentii che forse la signora non aveva fatto proprio due passi, l’odore lasciato dallo stivale unito a quello di sudore, forse anche per via del calzino, era veramente forte, cosi pensai alla mia povera lingua e quello che mi stavo per ingoiare. Mentre passava i suoi piedi sulla mia lingua, ormai quasi asciutta, indugiava spesso tendendoli entrambi sul mio volto, quasi schiacciandomi il naso, sapeva che non erano puliti. Si fermo, mi disse di mettermi in piedi, il mio pene non era ancora in erezione, forse la situazione imbarazzante mi aveva inibito un po’, lei lo vide -”Come mai non è in tiro il tuo cazzo?” e mi sferrò un calcio diritto nei testicoli. Mi piegai ma fortunatamente non caddi, mi disse di riavvicinarmi, con un po’ di paura lo feci e con un piede comincio a toccarmi il pene: passava la suola su e giù e strinse tra le sue dita la mia cappella. Andò in erezione, cosi cercò di prenderlo tra le sue piante per cominciare a masturbarmi, ma fece un po’ fatica complice la differente lunghezza delle gambe, cosi mi venne un sorriso, fu un errore, smise il suo tentativo e mi sferrò un altro calcio e sta volta caddi in ginocchio.
-”Visto che sorridi allora sarà il caso di farti assaggiare altro!” e cosi dicendo mi prese per i capelli facendomi avvicinare alla parete con la schiena, poggiai la testa alla parete ancora un po’ intontito. Lei mi si mise di fronte e si tolse pantaloni e mutande, scoprendo una vagina con peli biondi, quindi si giro di schiena e aprendo con le mani le natiche mi poggio il sedere in faccia, dopo qualche secondo, fece un mezzo passo avanti e fece come per accucciarsi. Non capivo cosa stesse facendo, almeno fino a quando vidi uscire delle feci dal suo ano,stava facendo la cacca. Appena le feci mi caddero sul petto sentii un odore davvero terribile, ma oramai ero completamente in balia di lei, cosi attesi che finisse, non durò molto, meno male. Avevo la sua cacca un po’ ovunque, lei si giro di nuovo verso di me, sollevò un piede e me lo mise in bocca. Alzai gli occhi e vidi la sua vagina, con le grandi labbra aperte vista la sua posizione con la gamba tirata su, da li comincio ad uscire della pioggia gialla, ora mi stava anche urinando addosso. Gli schizzi mi arrivarono un po’ ovunque e purtroppo avendo la bocca aperta dal suo piede anche li, lo senti subito l’odore e il sapore, per me nuovo, di urina, mi venne quasi da vomitare, cosi lei tolse il piede e mi si avvicinò cominciando a strofinare la sua vagina sulla mia bocca. I peli della vagina erano bagnati e l’odore di pipì fu quasi nauseante quando la premette contro il mio naso. -”Ora lecca!” ordinò e cominciai a leccarle il clitoride oramai abituato a quel sapore. Sentivo che le piaceva e dopo una mezz’ora, dal tremore del suo ventre, capii che aveva avuto un orgasmo ed infatti si scostò da me. Vedendomi che la guardavo disse “Per me la prova finisce qui! Con il tuo sorriso di sei giocato la possibilità di avere altro! Magari la prossima volta sarai più educato!” e sorridendo aggiunse -”Ora vestiti e vattene, diciamo che sei stato abbastanza appagante delle mie esigenze, ma ora ho altro da fare!”.
Mi rivestii sporco e male odorante di cacca e pipì com’ero, lei non mi degno nemmeno di uno sguardo mettendosi a trafficare con la lavastoviglie. Cosi la salutai, saluto non corrisposto e me ne andai. Uscito dalla porta presi le scale velocemente, avevo una paura terribile di incontrare qualcuno.
Dentro di me pensavo “La prossima volta la signora Sabrina se le porta da sola le buste!!”

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