aprimi

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Ho conosciuto Davide casualmente al bar. Sapete quando ci si vede quasi tutti i giorni, stesso posto, stessa ora. Totalmente estranei all’inizio, poi un sorriso, poi un buongiorno, poi due chiacchiere col barista. Giorno dopo giorno si è creata una simpatia. Io quarantenne, lui più grande. Non un bell’uomo, simpatico, grande,davvero alto e grosso. Più che imponente. Si scherzava spesso che aveva mani come badili, e credetemi, erano davvero grandi e grosse, un pò callose.
Fra una battuta e l’altra, non so neanche dire come sia successo, ma mi sono trovata ad accettare un suo invito a cena.Siamo sposati entrambi, per cui ci siamo spostati di qualche chilometro per non fare incontri inopportuni.
Non è un uomo che mi piace, non ho mai fantasticato un eros in cui lui fosse presente, ma sono con lui a cena. Non solo, mi sono truccata e vestita apposta per fare colpo, con un abitino attillato, che segnava le curve del mio corpo.
La cena è piacevole, fra una risata e un’allusione. Quando ci alziamo da tavola mi guida non verso l’uscita ma verso un bancone che in realtà è la reception del motel. Sono proprio un’idiota, non avevo capito che avessero anche le camere.
Mentre una vocina dentro me mi diceva questo, l’altra diceva “fregatene, vai avanti, vedi come va a finire”.
Credevo di essere una donna assennata e giudiziosa. In questo momento sto solo facendomi dominare da un’eccitazione strana.
Lo so, questa sera per la prima volta metterò le corna a mio marito.
Entriamo in camera e lui mi abbraccia, con forza. E’ così grande che mi sento una ragazzina contro il suo corpo.
Mi spoglia baciandomi la bocca e le spalle, e quando sono nuda le sue grandi mani mi accarezzano, ruvide e imperiose.
Mi abbandono totalmente, non riesco ma neanche voglio pensare a nulla.
Lascio che conduca il suo gioco, mi perdo a godere delle sensazioni che mi trasmette. Non penso nemmeno che ho vergogna a mostrarmi nuda, sotto la luce bianca del lampadario.
Faccio per toccarlo, allungo la mano verso il suo inguine. E’ ancora vestito. Mi ferma. Dice che vuole regalarmi l’esperienza più forte della mia vita, di fidarmi di lui.
Farei fatica ad avere altre reazioni se non gli orgasmi che mi sta regalando con le sue carezze, e la sua lingua. E’ bravo, a leccare e baciare la mia figa, che gocciola umori come non ricordo abbia mai fatto.
Sono stesa su quel letto di motel, nuda, a gambe spalancate, col viso del mio compagno di colazione. Una scena assurda, ma sto godendo come una porca.
Non c’è tenerezza, non c’è amore, ma un piacere che non credevo potere provare.
Mi sento un pò troia, sono consapevole di questo, ma il pensiero è esso stesso inebriante.
Sono così bagnata che mi sembra di sciogliermi sotto i suoi tocchi, sono spossata e ho perso il conto degli orgasmi. Totalmente abbandonata a lui.
Lui che ora si ferma e mi guarda, con complicità. “Ora incominciamo a fare sul serio” e mi inserisce un dito nella figa, poi due.
Ha grandi dita, grosse. Due dita sono una misura di un buon cazzo. Mi scopa con quelle, e all’ennesimo orgasmo ne mette una terza.
Cazzo, sento la figa stringersi attorno alle sue dita, e lentamente adattarsi alla dimensione. Non smette un istante di pompare dentro e fuori.
Sussurra di stare rilassata che arriva il bello. Ed entra la quarta.
A fatica, sento male e non riesce a scivolare. Rallenta, si ferma. Ma non smette di spingere.
Mi esorta ad aprirmi completamente “allarga di più le gambe troia che ti sfondo”
e anziche incazzarmi mi apro più che posso, godendo ancora una volta.
Lentamente il male si attenua, le pareti della figa si dilatano e le sue quattro dita, che penso corrispondano ad una lattina di coca riprendono a scoparmi vigorosamente. Credo di svenire, dal piacere e dallo sfinimento.
Poi sento le sue dita chiudersi a pugno, Urlo, dal male, sembra che mi esploda.
Brucia la carne, da morire, penso che mi si sta spaccando la figa.
Gli urlo di fermarsi, lo prego. Piango, sento le lacrime colare lungo il viso.
Mi dice di stare tranquilla, che sono bravissima, di lasciarlo fare.
la sua mano e ferma. le dita sono dentro di me. Sento piccoli tonfi contro l’apertura del mio sesso dati dalla parte di mano ancora fuori.
Sono quasi in apnea, fra il male e la paura, e quell’aria di aspettativa che percepisco.
Sento, impercettibilmente la sua mano farsi largo. Un millimetro per volta, viene avanti. Piano piano. Mi sto aprendo, come se partorissi. Ma non esce nulla, sta entrando e sembra che la sua mano venga inghiottita dentro di me.
Lui ansima, e quando il suo pugno si ferma contro l’utero, lo sento urlare di piacere.
“Sìììììì, lo sapevo che eri la troia per me. Lo sapevo. Sei mia, mia. Desideravo aprire così una donna, e ti ho trovata”
A me sembra di prendere fuoco, brucia tutto, ma quando prima lentamente e poi con maggiore foga il suo pugno mi scopa, riprendo a godere, e questa volta finisco con uno squirting.
Quando esce da me penso che la mia figa assomigli ad un cratere. non ho più forze, sono esausta ed il letto è fradicio dei miei umori.
Lui si affloscia accanto a me e mi accorgo della chiazza che ha sui panaloni: si è venuto addosso.
Quando ritroviamo la ragione mi confessa che praticare il firsting è sempre stato la sua passione, ma non ha mai trovato una donna consenziente. Quando mi ha conosciuta ha percepito che sarei stata io.
E’ un rapporto strano, non l’ho mai toccato, a lui non interessa la mia attenzione al suo cazzo. Gode guardando la mia figa così allargata.

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