Aurelio ancora lui

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Cari lettori, rieccomi a voi dopo una pausa. Pausa di riflessione che mi ha cambiato la vita. Dopo il ripudio da parte dei miei Padroni (Come ci son rimasta male! Quante lacrime, forse per orgoglio, ho versato!), Padron Fabio e Donna Maura, sono sempre Schiavetta ma ora, salvo ripensamenti, non più schiava. Il percorso contrario, quello di uscire dalla schiavitù, non è stato per niente facile. Dopo aver conosciuto Rino, di cui vi ho parlato in un racconto, i primi due week-end senza padroni li ho passati in allegrìa, ma poi mi ha preso nostalgìa e ho finito per telefonare a Loro. “Non avete proprio più bisogno dei miei servigi?” E Donna Maura, di rimando: “La vuoi capire o no che non sappiamo che farcene di te, brutto pezzo di merda?”. E giù a piangere! Poi, piano piano, grazie all’aiuto di Rino sono uscita dall’impasse e ho cominciato a vedere, o per meglio dire rivedere, la mia vita sotto un diverso angolo prospettico. Come vi ho detto, ma lo ripeto per chi non avesse letto il racconto, a Rino di primo acchito non davo due lire. Poi ho scoperto che a letto è un bravissimo amante e fuori dal letto un simpatico e brillante compagno di vita. Ho usato il termine “compagno di vita” in maniera probabilmente impropria: non è, infatti, che siamo insieme. Diciamo che condividiamo spesso momenti felici, non solo all’insegna del sesso e del divertimento. Insomma, per me Rino è diventato un punto di riferimento. Oltretutto è pure lui tifoso granata, e insieme abbiamo diviso l’amarezza per il mancato ritorno del Toro in serie A. Può sembrare una sciocchezza, ma quella sera a Brescia, sugli spalti del “Rigamonti”, nell’amaro abbraccio che ci ha unito al termine della partita e nel ritorno a casa fatto da tanti sguardi e solo qualche sospiro, ho capito che a tenerci insieme non era solo il sesso. E anche qualcos’altro al di là del cuore granata (che pure è una gran cosa). Ma essendo la nostra un’unione che va ancora consolidata, ecco perchè non ho inserito questo racconto alla sezione “tradimenti”. Pur se le premesse ci sarebbero tutte. Ora vi spiego. Una ventina di giorni fa ho casualmente incontrato, in un parcheggio, Aurelio. Aurelio è il ragazzo (adesso è un uomo di 44 anni) che mi ha sverginato e poi mi ha mandato “a spasso” dopo quattro chiavate. Aveva poi tentato di tornare, ma dopo un’altra chiavata ero stata io a mandarlo “a spasso”. Non lo vedevo più da allora. Da ventitrè anni! Aurelio mi aveva infilato per primo sfruttando un mio momento di debolezza (mi sentivo molto sola) e la sua innegabile bella presenza (alto, castano chiaro, spalle importanti, vitino da vespa…). Tanto da andarci insieme, da vergine, la prima volta che lo vedevo nonostante, come ragazzo, non mi dicesse granchè. Ebbene, lo rivedo in questo parcheggio dopo tutti questi anni e noto che in lui il tempo non ha lasciato grandi segni. Il fisico è ancora quello, i capelli li ha ancora tutti e solo qualche filo grigio li attraversa; lui dice lo stesso di me (generoso…) e aggiunge una battuta: “Ti ho riconosciuta dalle tette. Prima vengono loro e poi tu” (vero, anche allora portavo la quinta). Ci salutiamo cordialmente (il tempo lenisce tante ferite) e decidiamo di andare a berci un aperitivo insieme. Gli racconto di me, gli dico che ho fatto una buona carriera lavorativa; lui dice che, dopo aver fatto il meccanico per anni in una delle tante officine della cintura, ora è il capo dell’officina centrale cittadina di una nota casa automobilistica straniera. Salta fuori che siamo entrambi single pur non essendo propriamente soli e… mi propone un invito a cena. Io lo ritrovo più o meno come l’ho lasciato (cioè, non mi fa impazzire), son passati ventitrè anni e qualcosa dovrei avere imparato, e quindi…accetto l’invito! Ben sapendo a cosa va incontro una quarantunenne quando qualcuno la invita a cena. E’ proprio vero che noi donne a volte, in pochi secondi, cancelliamo con un colpo di spugna la razionalità. In questo siamo degli assi di briscola! Comunque, nonostante nei giorni precedenti all’incontro mi sia data spesso della stupida e mi sia sentita in colpa (soprattutto le due volte in cui ho fatto l’amore con Rino), il mercoledì sera sono arrivata al ristorante con una puntualità da orologio svizzero. Lui era lì che m’aspettava e, con gentilezza, mi ha fatto strada per arrivare al nostro tavolo. Cenetta a base di pesce, tutto veramente o.k., e poi a casa sua. Lì, dopo qualche (ipocrita) approccio, siamo andati in camera da letto. Ci siamo spogliati completamente e lui mi fa: “Ecco cos’è cambiato in te” indicando la mia figa completamente depilata. “Tu, invece, non sei cambiato per niente” ho detto io, indicando il suo cazzo già in tiro. E ammirandolo, quel cazzo, come il più grosso che abbia mai preso: ne ero già convinta prima, ma mi dicevo che forse, essendo stato il primo che avevo preso, il ricordo ne avesse aumentato le dimensioni. Invece no, è proprio così. Comunque non sono le dimensioni che contano, ma il modo come uno lo usa. E devo dire che Aurelio mi ha confermato di saper usare molto bene il suo “attrezzo”. Insomma, ci stendiamo sul letto, ci avvinghiamo, ci tocchiamo: lui è bravissimo a toccarmi le chiappe, l’interno coscia e a farmi andare fuori giri prima di arrivare alla figa, è molto bravo con la lingua a succhiarmi i capezzoli. Io sono completamente in balìa degli eventi, cerco con le mie mani di massaggiargli le palle e di sollecitargli l’asta (non so, però, con quali risultati), poi quando riesco a divincolarmi e a prenderglielo in bocca lui, con una mossa veloce gira su se stesso, raggiunge la mia figa e la lecca con tale avidità, poi spostandosi con la lingua sul clitoride, che io al momento in cui me lo mette dentro sono già capitolata. Il lungo su e giù del suo cazzo dentro di me è una continua serie di scariche elettriche. Non capisco più niente, godo in continuazione e non ho nemmeno la forza di fermarlo. Sensazioni indescrivibili si sommano a sensazioni indescrivibili. A un certo punto lui capisce e, pur non essendo venuto, si ferma. Esce, mi bacia appassionatamente e attende che riprenda fiato. Poi riprende pian piano a toccarmi, a slinguarmi, mi volta e m’infila a pecorina. Qui comincia lentamente e poi progressivamente aumenta il ritmo, finchè io vengo e anche lui, quasi in contemporanea, sborra. Restiamo avvinghiati ancora un po’, quindi andiamo in bagno a rimetterci in sesto. Noto che la sua non è stata una gran sborrata, segno che probabilmente ha chiavato anche il giorno prima: però, che fisico! A 44 anni…! E che scopata! Ci rivestiamo e, al momento di salutarci, lui mi fa: “Quando ci rivediamo?” E io: “Non so, vediamo. Tu chiamami e se son rose, fioriranno”. Scendo, raggiungo la mia auto e nel tragitto che mi porta a casa mi sento in difetto. La splendida chiavata appena conclusa non mi fa sentire bene, anzi mi amareggia. Penso a Rino e mi dico che questa è stata una cazzata che non si ripeterà. Il giorno dopo faccio l’amore con Rino, godo immensamente quanto (e forse più, visto il trasporto) del giorno prima e penso: “Perchè mai sono stata con Aurelio?”. Succede, però, che la sera di venerdì Aurelio mi chiama e io, dopo qualche (minima) titubanza mi accordo per rivederci al mercoledì successivo. Che stupida! E al mercoledì va in onda il replay di sette giorni prima. Unica differenza il ristorante, ma anche in quest’altro abbiamo mangiato benissimo. Qualche cosa di diverso anche a letto, ma le sensazioni pelviche sono state le stesse. E identiche le sensazioni interiori e i propositi durante il mio ritorno a casa. Nonchè le sensazioni quando ha fatto l’amore con Rino. Ma poi mi ha chiamato Aurelio e… questa settimana me la sono cavata perchè avevo le mie cose. Ma la prossima? Certo mi sono cacciata in un bel casino. Anche perchè il rapporto con Rino mi piace e mi appaga. Aurelio, mannaggia!, non potevi andare a ritirare l’auto al parcheggio un po’ prima o un po’ dopo che ci andassi io? Aurelio, sempre tu nel mio destino! E meno male che, come uomo, non mi fai impazzire… Però, insomma, son qui a imprecare contro il destino cinico e baro. Mentre, in realtà, è tutta colpa mia. E quindi, senza invocare l’aiuto del destino, devo venirne fuori da sola. Basta avere la forza di dire di no. Ci riuscirò? Beh, ci devo riuscire! Buttare a mare un rapporto come quello con Rino, a questa età, sarebbe imperdonabile. Ma i conti con la mia stupidità temo siano ancora tutti da fare…

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