bello di zia

– Ti piacciono i piedi della zia?
– Come, zia?
– Ogni volta giochi sempre con i miei piedi, cos’hanno che ti piacciono tanto?
– Sono belli.
– Ti piace tenerli in mano?
– S…si.
– Ma puzzano!
– Si, ma…mi piace
– Allora ti piace la puzza dei piedi
– Dei tuoi sì
– La puzza dei piedi della zia?
– Si, è buona.
– Allora odorali.
– C…come?
– Odora, odora i piedi di zia, dai…
La cena prosegue in tutta tranquillità. Zio Quintano serve le portate che ha precedentemente cucinato, si toglie e mette il grembiule come una brava donnina di servizio, mentre zia Rita, con disinvoltura, impartisce gli ordini e lo mortifica di continuo. Niente di nuovo.
Lei ha sempre un occhio di riguardo speciale per me. Ha messo al chiodo mio zio da giorni per questa cena. L’ha costretto a prendersi le ferie dal lavoro.
– Il dolce che mangerai stasera, bello di zia, è qualcosa di ricercatissimo. Spero per lo zio Quintano che l’abbia preparato per bene.
– Ehm…sì, certo, Rita. Vedrai, ti piacerà – s’affretta a rispondere lui.
– Lo spero bene, vongola.
Ridiamo entrambi, mentre lo zio Quintano si fa in quattro in cucina, e la zia Rita continua a farmi piedino sotto al tavolo. Mi versa un bicchiere di vino mentre mi brucia con i suoi occhi di ghiaccio e mi gratta la punta del cazzo con l’unghia dell’alluce.
– Te gusta, nipotino, ah?
– Mucho, zietta! – rispondo, mentre porto il bicchiere alla bocca.
– Rita, ti prego…- implora lo zio Quintano nel suo grembiule rosa.
– E tu che vuoi? – esclama lei contrariata.
– Togli quel piede da lì, è tutta la sera…
La zia Rita guarda fisso lo zio Quintano, mentre spinge il tallone fra le mie palle e continua a solleticare la mia cappella con l’unghia. Il cazzo è diventato enorme.
– Al mio nipotino preferito piace, caro vongolone. Servi a tavola, forza.
– E va bene…
Lo zio Quintano torna a tavola con le portate, e si mette al suo posto. La zia Rita mi fa l’occhiolino, poi mi molla una bottarella sulle palle, giusto per far notare allo zio che il suo piede è ancora lì in mezzo. Zio Quintano non dice niente, guarda il piatto ed inizia a mangiare.
– Quintano, che ne pensi di Pisellino, il mio allievo?
– Che cosa dovrei pensare? È uno schifoso! Lui ed i suoi parenti.
– Io non direi proprio. Al cinema ci siamo davvero divertiti.
– Ah si? Cos’è successo?
– Mi hanno fatto mangiare i popcorn.
– I popcorn? – chiede stupito zio Quintano.
So cosa vuol dire “mangiare i popcorn”. Un mio amico una volta l’ha fatto con mia cugina. Ha preso un gran secchio di cartone pieno di popcorn, l’ha bucato sul fondo e ci ha infilato dentro il cazzo bello tosto. Durante il film, man mano che mia cugina mangiava sorridente i popcorn che il mio amico le offriva, il livello si abbassava, fino a che al posto del popcorn lei ha agguantato la cappella del cazzo del mio amico.
– Oh sì – dice zia Rita, guardandomi ammiccante e sorridente.
– Beh, buoni i popcorn. Ti piacciono.
– MMmmm…sì, che mi piacciono! – esclama zia Rita.
Lo zio Quintano continua a mangiare sospettoso.
– Basta, non mi va più di mangiare, andiamo sul divano, nipotino! – dice zia Rita.
– Ma…la mia cucina, Rita…- obietta lo zio.
– Se avanza, domani è più buona. Sennò dalla al gatto!
Si alza e mi prende per mano portandomi di là. Ci sediamo sul divano, lei scalcia via le ciabatte e con un piede mi strofina il naso, poi mi mette entrambi i piedi in grembo.
– Cucciolo! – mi dice, mentre con il tallone mi struscia la cappella già dura.
– Si, zia.
– Allora, che combini, bellezza?
– Niente di che, zia.
– Hai sempre il palo più bello di tutti, lo sai?
– Grazie, zia
– Dopo te lo ciuccio forte forte.
– Eh eh. Va bene zia.
– Sei sempre il preferito di zia, lo sai, si?
– Si, zia, grazie.
– Grazie a te, nipotino. Con quel cazzo che ti ritrovi ti sposerei, se non fossi il figlio di mia sorella.
– Dici che non possiamo sposarci per questo motivo?
– Eh, magari fosse l’unico, tesoruccio. Sai che la tua mammina smetterebbe di darmi la paghetta mensile. Come farei solamente con i soldi del vongolone?
Ridiamo insieme agli insulti ed alla sfacciataggine tipica di zia Rita. Dalla cucina arrivano rumori di stoviglie. Mio zio Quintano sta lavando i piatti.
– Amoruccio, hai visto che bello smaltino che ho messo sulle unghie?
Zia Rita mette in mostra il suo piede ad un centimetro dai miei occhi, agitando abilmente le dita. Ha uno smalto bianco con perline lucenti.
– Molto bello, zia. Davvero.
– Mmm…vedo che ti piace, briccone!
Dice questo accorgendosi che il mio pisello è di dimensioni enormi, teso al massimo e con la punta fradicia, ma con la zia va sempre a finire così…
– Che combinate di là? – si sente la voce di zio Quintano dalla cucina.
– Oh, tutto bene, vongoletta, continua pure a lavare i piatti.
– Davvero ti hanno fatto mangiare i popcorn? – le chiedo.
– Oh sì. Non sapevo che conoscessero certe usanze.
– Li hai serviti?
– Tutti e tre. Padre, figlio e zio.
– Che Zoccola che sei, zia.
– Oh sì, nipotino. Vieni su con la zietta, che ti da una lezioncina.
Lesta, toglie le gambe dal mio grembo, mi afferra saldamente la cappella tra indice e medio fissandomi negli occhi.
– E adesso che fai? – mi minaccia.
– Z…zia…
– Che fai, eh? Ti sego piano piano la cappella con un taglierino!
– T…ti prego…No…
Zia Rita si alza in piedi e mi trascina per la cappella su per le scale fino al cesso.
– Vongola!- urla.
– Si amore! – risponde zio Quintano.
– Non disturbarci!
Chiude la porta del cesso a chiave a doppia mandata.
– Allora, cappellone, che ci facciamo con questo bastone?! Inginocchiati! – mi ordina.
Mi inginocchio immediatamente. La zia mi libera la cappella e si volta. Si alza la gonna e abbassa mutande e calze.
– Nasino nel buchino – mi dice.
Infilo diligentemente il naso nel buco del culo di zia Rita, che lo fa penetrare ancora più in fondo spingendomi dalla nuca.
– Arriva! – mi avverte, e fa partire una scorreggia silenziosa che io respiro totalmente.
– Che acida!
– Non sprecare nemmeno una particella di gas.
– No, zia, No.
– Eccone un’altra.
La seconda è peggiore. Lunga, lenta e caldissima. Faccio fatica a respirarla tutta, ma per lei lo faccio volentieri.
– Bravo, nipotino, bravo – dice zia Rita, mentre con la pianta del piede mi molla due belle botte sulle palle.
– Ahi, ahi! – rispondo.
La zietta mi tira fuori dal suo culo e mi fa alzare prendendomi per il naso.
– Se lo sapessero le tue spasimanti che respiri le scorregge della zia…! Nasone!
Mi prende il naso con due dita e mi scuote la testa.
– Adesso però fai il bravo e spaccami il culo, su.
– Con piacere, zia.
La volto, la piego e le infilo nel corpo il mio palo enorme. Ogni volta le fa male da quanto è tosto. La pompo per bene, mentre mio zio, accortosi del rumore, è dietro la porta a bussare.
– Ehi! Tutto bene lì dentro, sì?
– SSSsssiiii!! – geme zia Rita, – tutto bene amore, sì!!
– Che state facendo? – insiste lo zio.
– Niente, niente – dico io, – va pure dove devi andare, stai tranquillo.
– Sicuri?
– Vai, vongoletta, vai!!
Nel frattempo scarico nel culo di zia un litro di sborra, mentre lei gode parlando con suo marito dall’altra parte della porta. Mi tolgo da dietro e vado a sciacquarmi il cazzo lavandino, lasciando mia zia zuppa di sborra.
– Sembra che ogni volta ti sia cresciuto un po’ di più.
– Può darsi, zia.
– Ti ho visto in forma ottimale, nipotino. Ora sono più tranquilla, grazie.
– Grazie a te! Vuoi che ti pulisca?
– No, tesoro, scherzi? Ci pensa tuo zio a pulire, non preoccuparti.
Ci salutiamo baciandoci sulle labbra. Esco dal cesso e vedo zio Quintano a braccia conserte appoggiato al muro.
– Ciao zio, vado via. Ah, ha detto la zia che devi pulire qualcosa lì dentro.
– Vongoloooooneee!! – chiama la zia dal cesso.
Zio Quintano nemmeno mi saluta, scatta nel cesso e si richiude la porta alle spalle.

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