Ciro mani d’oro

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Una domenica mattina mia sorella decise di presentare a tutta la famiglia l’uomo con la quale conviveva da quasi un anno e mezzo, in realtà l’occasione era valida per non girare tutto il paese in cerca di nonne, bisnonne, zie e prozie. Infatti, come tutte le buone famiglie del sud Italia che si rispettino, anche la nostra aveva come tradizione trascorrere la domenica tutti insieme appassionatamente, di sovente da nonna Lucia e nonno Alfonso. Quel dì si era venuto a creare un gran baccano attorno alle lasagne fumanti di nonna, più delle altre volte: gente che s’alzava, gente che si commoveva, gente che cantava la marcia di nozze. Lucrezia aveva annunciato ufficialmente di aver trovato il principe azzurro. Ciro. Un tipo normale, tranquillo. Statura nella media, capello castano, barba appena accennata, un po’ di pancetta tipica di chi studia e basta e, sguardo vagamente enigmatico e fin troppo magnetico. Fu un dettaglio che destai subito dopo averlo visto entrare. Nonostante gli stessi seduta abbastanza lontana ero incapace di non incrociare il suo sguardo a tavola e, quando era lui a darmi attenzioni, i miei occhi fuggivano altrove. -Studio psicologia, signora- tuonò la sua voce melliflua nel tentativo di rispondere alla domanda di mia nonna che, al seguito non perse tempo per elevare sul piedistallo una delle sue nipoti più talentuose -Eh! Io lo sapevo che Lucrezia De Meo doveva trovarsi un uomo con le scuole pesanti! Che quella doveva andare pure lei all’università ma, però, poi ha scelto di fare il teatro perché è una sua passione da quando era una scugnizza…- -Nonna, io frequento l’accademia di belle arti, che è un’università. Quante volte te lo devo ripetere?!?- interruppe Lucrezia divertita, -E vabbè, Lulù, io non capisco tanto di ste cose- rispose mia nonna in tono un po’ alterato. D’improvviso lui scostò una ciocca di spaghetti informi dall’orecchio della Lulù per sussurrarvici qualcosa, al che schioccò un bacio. Era incredibile da ammettere ma stavo provando invidia nei confronti di mia sorella. Anche a me sarebbe piaciuto che qualcuno affondasse la testa fra i soffici boccoli biondi e mi sussurrasse magari quanto io sia importante per lui e, poi cascate di baci al mattino, passeggiate in riva al mare al tramonto e… Mi stava guardando sghignazzando silenziosamente, in effetti dovevo avere un’espressione da idiota!
Il pranzo durò quasi come il cenone di Natale e alla fine solamente i bambini ebbero la forza di alzarsi dal tavolo e, Lucrezia che si offrì volontaria per accompagnare zia Maria Pia a fare la sua consueta camminata dimagrante. La mia dolce mammina aveva rivelato al nuovo membro della famiglia che sua cognata aveva un canale su Youtube e, lui ne fu incuriosito tant’è che si venne a sedere accanto a me. All’inizio arrossii un pochetto, poi realizzai che era un tipetto alla mano, ci si poteva parlare di qualsiasi cosa. Andammo in camera da letto dove c’era il pc dal quale giravo i miei video, morivo dalla voglia di fargliene vedere qualcuno, magari mi avrebbe apportato più iscritti! -Ah, però, avete una bella casa!- esclamò adagiandosi a piè del lettone -In realtà, è dei miei nonni. Noi abitiamo in una casa molto più piccola di questa- dissi prendendo il portatile fra le braccia -Ma a breve vedrai anche quella!-. Presi posto al suo fianco. -Ma ripetimi che tipologia di video fai?-, era piuttosto esitante su ciò che gli stavo raccontando, ma in molti lo erano. -Generalmente comici, gioco molto con gli stereotipi. Non mancano i vlog o reportage, se preferisci, dove filmo tutto ciò che faccio durante la mia giornata. Alle volte esprimo pensieri, opinioni, do consigli, un po’ di tutto- speravo di avergli chiarito un po’ le idee -Se vuoi puoi iscriverti. Puoi dire anche ai tuoi amici di farlo, così cresce il canale- -E quanti iscritti avresti ora?- -Quasi 200 mila- rimase sbalordito -Cazzo!- riprendendosi un secondo dopo -Scusami, tesoro, è che sono davvero tanti- -Tranquillo. Fosse la prima volta che sento una parolaccia…-, mi sorrise poi continuò -Beh, d’altra parte un bel visino aiuta sempre a far carriera! -Grazie, che gentile…- ne fui lusingata. Arrossii ma abbassai la testa sperando che non se ne accorgesse. Feci scegliere a lui il video e guarda caso, premette sull’unico che parlava di sesso, specificatamente delle più disparate caratteristiche delle donne a letto. Profondo imbarazzo. Il video partì. Non ricordavo precisamente quante scene ci fossero nelle quali emettevo gridolini fingendo di star avendo un rapporto sessuale, ma mi parevano un tantino troppe. Il famoso senno di poi! Con la coda dell’occhio notai che le sue labbra morbide erano scolpite in una curvatura all’insù, ogni tanto si mordeva il labbro inferiore, strozzava una risatina, annuiva come se mi stesse dando ragione. Inconsciamente il mio sguardo scese, scrutando la camicetta tartar aperta fino al quarto bottone e posandosi su un’evidente protuberanza dei blue jeans. La sua voce mi riportò con i piedi per terra -Sai, anche a tua sorella piace ammirarlo- in quel momento, l’unica cosa che mi venne spontanea da fare è stato scusarmi. Non credo di esser mai stata così imbarazzata in vita mia: il rossore della mia pelle faceva a cazzotti con il biondo cenere dei capelli. Rimanemmo in silenzio per alcuni minuti. Ad un certo punto, Ciro afferrò la mia mano e senza un’apparente motivo le diede un bacio. Mi venne da pensare che fu un gesto di gran classe, dopo quello che era accaduto. Poi la appoggiò al cavallo dei suoi pantaloni -Ti va?- mi chiese. Non avevo la minima idea di cosa dire, e cosa si dice in questi casi?!? Ritirai la mano e rimasi muta. Iniziò con l’indice a giocherellare con una ciocca dei miei capelli. Affondò il viso nella chioma ed inspirò. -Posso?- sussurrò dolcemente. Non sapevo rispondere neanche a questa domanda. Ma che cazzo di domande. Inspirai profondamente e lentamente espirai. Mi diede un pizzicotto al fianco e mi indusse ad alzarmi. Mi posizionò davanti a lui, in mezzo alle gambe divaricate. Alzò il capo. Mi guardò diritto negli occhi, quegli occhi ardevano. Le mani, che sembravano eseguire comandi automatici, accarezzavano le mie natiche. Gli occhi rimasero fissi nei miei, mandandomi probabilmente messaggi subliminali di qualche tipo perché quel che feci dopo fu totalmente inaspettato. Lo baciai. Sulle labbra. Le mani procedevano senza timore per le inesplorate vie del mio intimo. Slacciò il reggiseno e volle togliermi la candida t-shirt. Assaporò i miei seni acerbi da 15enne. Aveva entrambe le mani sui rispettivi fianchi, come per tenermi ben ferma, e con la lingua circumnavigava il mio ventricino. E poi si fermò di getto, mi sbottonò con foga la mini e la lasciò cadere in terra. Rise quando vide le mie mutandine di My Little Pony – Sono un regalo di mia nonna- tentai di giustificarmi a voce sommessa, -Tanto queste vanno via!- asserii lui tirandone giù l’orlo. Interpose la mano fra le cosce, proprio là, sull’orchidea, come la chiama mia nonna. Fece pressione con due dita, provocandomi piacere. Fece oscillare le dita da destra verso sinistra e le introdusse dentro, provocandomi molto piacere. Le tirò fuori per un secondo e poi di nuovo dentro e, il ritmo diventava via via più sostenuto. Mi uscì un gemito improvviso. Appoggiai le braccia sulle sue spalle: mi tremavano le gambe e mi sembrava di star per svenire. Le due dita furono raggiunte da altre due. Metteva sempre più forza, a tratti avvertivo dolore. Sembrava volesse rompermela. Il lato positivo è che con il pollice massaggiava in una zona che mi produceva ancora piacere. -Ciro!- singhiozzai tentando di fermarlo. Lui proseguiva imperterrito, spingendo sempre più su. E non sentivo neanche più il pollice sul davanti. Sentivo la mano che si dimenava dentro la mia orchidea, che sensazione strana! Cominciava finalmente ad affievolirsi il dolore, all’inizio era atroce. Appoggiai allora la fronte alla sua e tirai un sospiro di sollievo. Iniziai a baciarlo in viso, volevo che godesse insieme a me, anche se non sapevo benissimo come fare. Lo baciai ripetute volte sulle labbra. Gli morsi persino il labbro inferiore. Lui con la lingua inumidì le mie, io cercai di fare lo stesso ma, quando tirai fuori la lingua lui la chiuse nelle sue labbra. Non avevo mai dato un bacio con la lingua. Ero in balia di così tante sensazioni nuove e forti e capaci di regalarmi un piacere così immenso. Ciro me lo stava regalando quel piacere. Non riuscivo a far altro che emettere mugolii. Avevo appoggiato la testa sopra la sua spalla destra. La mia bocca confinava con il suo orecchio, un orecchio così carino che mi veniva voglia di mordicchiarlo. A lui sembrava piacesse: ogni qualvolta mordicchiavo il lobo, ad esempio, accelerava i tempi della penetrazione. Ormai doveva aver introdotto tutta la mano e parte del polso. Mi sentivo dilatata in una maniera assurda. E’ difficile da descrivere a parole la sensazione che provai! Improvvisamente sentii una cosa dentro, somigliava tanto allo stimolo della pipì ma era almeno tre volte più intenso e incredibilmente piacevole, seguito da una sostanza acquosa e caldina che mi scivolava giù per le cosce. Chiusi gli occhi. Ciro sfilò la mano -Ti ho fatto la bua?-, stavo per rispondergli di no quando vidi la mano insanguinata e lì per lì mi impressionò. Quel sangue voleva dire che non ero più vergine. Ciro riprese a parlare con un sorriso che mi rassicurava -Ti ho fatto così tanta bua?- -No.- scossi la testa. Esitai un po’ a chiedergli timidamente -Ma è finita qui?- -Che vuoi dire?- mi domandò perplesso, -Cioè, non mi toccherai più??- sibilai, -Hai capito la principessa…- -Certo. Se tu lo vorrai-, -Lo voglio- aggiunsi spedita -Allora la prossima volta ti faccio un cunnilingus!- annunciò lui -Ciro, mi faresti la cortesia di spiegare?- -Una cosa molto bella, ma vedrai… Ora rivestiti-.

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