come ho continuato a fare la troia

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Invogliata dai commenti più che lusinghieri su di me, sull’avvenimento e sulla mia troiaggine da parte dei lettori sulla mia prima storia raccontata il giorno 8 settembre (Come ho scoperto di essere troia), per me stessa, perché mi eccito tanto e per la gioia dei lettori, perché spero che si eccitano tanto pure loro, ecco tutto quello che avvenne dopo quella sera quando mi sollazzai col cazzone di mio cugino Nuccio prendendolo, per la prima volta in vita mia, nel culo e facendomi sborrare, per la prima volta in vita mia, in bocca. Se ricordate bene mentre scrivevo il mio primo racconto ricevetti una telefonata da parte di mio cugino il quale mi diede un appuntamento per quel pomeriggio. Lo mandai a quel paese ma, nel mio io, ero decisa ad andarlo a trovare. Non mi fu possibile e l’avvisai perché sarei dovuta uscire con mio marito e mio figlio. Ci incontrammo dopo due giorni facendogli credere che non mi sarebbe stato possibile trattenermi molto e che ero andata a trovarlo solo per dirgli che quello che era successo ormai era successo, che era stato uno sbaglio e che non si doveva ripetere più. Ma non appena mi baciò e tirò fuori il cazzo incominciai a fare la troia. Mi feci scopare come una puttana, questa volta sul letto; più volte nella fica, nel culo, fra le tette e poi in fine in bocca. Mentre ci rivestivamo gli dissi chiaramente che non potevamo continuare, che dovevamo finirla perché era una pazzia e che, comunque non avevo la possibilità di essere libera per questi incontri. Mi resi conto, già il giorno dopo, di non poter fare a meno del cazzone di mio cugino. La mia testa era sempre la e avevo sempre una gran voglia di sentirmi il suo cazzo dentro ogni mio buco. A volte ero pure gelosa di quella grassona di sua moglie perché l’aveva sempre a disposizione. Né mio marito mi veniva incontro in un certo qual modo: a volte stavamo anche 10 giorni senza scopare. Così. per avere una certa tranquillità, escogitai di incontrarci, come la prima volta, quando mio marito e mio figlio andavano allo stadio. “Ma come, ogni 15 giorni?” esclamò “O così o niente. Il cazzo e la fica sono belli ma la serenità in famiglia è più importante”- Così ci siamo incontrati, mi pare, se non ricordo male, altre 7 volte. A casa mia, sul mio letto; facendo la troia con mio cugino Nuccio sullo stesso letto dove dormo con mio marito. Era ancora tutto molto più trasgressivo ed eccitante. L’ultima volta è stato in occasione della partita Palermo-Juventus. Quando sono rientrati, mio marito e mio figlio, erano quasi le 23,00; erano delusi per aver preso 3 gol. Ebbi un sussulto quando mio marito, amareggiato, disse che non sarebbe andato più allo stadio. fortunatamente non fu così. Durante tutto questo tempo, dalla prima partita di campionato ad oggi, sono accadute tante cose e ho trasgredito pure con altri. Non so cosa mi prendeva a volte: mi piaceva apparire desiderabile e porca e che gli altri potessero godere della mia troiaggine. Se prima mandavo tutti a quel paese quando mi facevano delle proposte, ora sorridevo e ribattevo facendo capire che ci potevo anche stare. Ricordate quel mio collega che mi aveva fatto tastare il cazzo portando la mia mano sulla sua patta? Ebbene la storia si ripeté ancora una volta e questa volta insistetti di più sul suo arnese facendogli capire che mi piaceva tastarglielo. Un giorno Salvatore, così si chiama il mio collega, certo della mia disponibilità ma deluso perché non mi concedevo, fu più intraprendente. Quel giorno, eravamo ancora a fine settembre e quindi in abiti estivi, indossavo una gonna bianca che in controluce era trasparente per cui, trovandomi in piedi davanti al balcone, si notavano le forme delle mie cosce. Quando ritornai seduta dietro la scrivania lo vidi correre verso la porta, aprirla, guardare chi c’era nel corridoio, richiuderla a chiave e correre nella mia direzione. “Che hai? Sei impazzito?” “Si, tu mi stai facendo impazzire”. Lo tirò fuori. “Ma che fai? Sei davvero impazzito? Può venire qualcuno” “Non ti preoccupare, fammi un pompino” “Io? Perché non te lo fai fare da tua moglie!”- Intanto quel cazzo dritto e duro davanti ai miei occhi mi faceva uno strano effetto. “Te lo sego un poco e basta. Ci possono vedere” dissi impugnandolo. Lo segai con l’acquolina in bocca mentre lui mi palpava i seni. Poi mi spinse verso il cazzo e lo imboccai; ansimò e, in poco più di un minuto mi venne in bocca; dovetti ingoiarla tutta per evitare che, sia io che lui, ci sporcassimo. Io ero eccitata e rimasi eccitata. Mi propose di stare insieme durante la pausa pranzo, in macchina, in un posto sicuro che conosceva lui. Gli dissi di no in quanto sarebbe stato molto rischioso e poi, ormai da anni, uscivo insieme ad altre due mie colleghe. Il furbacchione escogitò un altro piano per l’indomani. Sorrisi e gli dissi:” quante ne studi!”- L’indomani mattina, già appena arrivata in ufficio, mi lamentai dicendo che avevo passata una brutta nottata a causa di una indigestione; che mi sarei rimasta in ufficio e che avrei mangiato solo un po di frutta che avevo portato da casa. All’ora di pausa in ufficio non vi era quasi nessuno; Salvatore entrò, chiuse la porta a chiave, mi raggiunse, si chinò e cercò la mia bocca. Accolsi la sua lingua, poi lui la mia e poi le intrecciammo. Nel frattempo mi palpava i seni ed io il suo pacco. La voglia era tanta. Mi fece alzare, mi strinse forte facendo aderire il mio corpo al suo; sentivo il suo cazzo sul ventre e le sue mani, dopo avermi sollevato la gonna, palparmi il culo dentro le mutandine. Gli sussurrai di non fare rumore e di sbrigarci. Mi prese dai fianchi, mi sollevò facendomi sedere sulla scrivania, tirò su la gonna, mi sfilò le mutandine e subito la sua lingua fu fra le mie cosce e poi sulla fica. Presto iniziai ad ansimare cercando di trattenermi dal gemere. Avrei voluto gridare e guardare la sua lingua che mi torturava il clitoride e mi stava facendo impazzire. Ebbi subito un orgasmo, non resistevo più e cercavo con la mano di allontanare la sua testa. “Non ti piace?” “Si, siiii. E’ proprio per questo. Smettila altrimenti mi viene di gridare”. Quando si staccò mi ficcò la lingua in bocca e continuò a torturarmi la fica con la mano. Continuai a godere sfogandomi dentro la sua bocca. Mi riprese dai fianchi, mi fece scendere dalla scrivania e mi fece sedere sulla sedia. “Pensaci tu” disse ritto davanti a me. Gli slacciai la cintura, abbassai la zip e tirai giù pantaloni e slip. Glielo presi fra le mani e, mentre con la destra lo menavo, con la sinistra gli palpavo le palle. lo leccai, comprese le palle, e quindi lo spompinai. Poi me lo sfilò, mi fece alzare e si sedette lui. “Dai, vieni su; scopiamo.Finalmente”. Lo cavalcai sulle cosce, lo presi, lo indirizzai nel punto giusto e mi abbassai. Lo sentii tutto dentro e, gemendo piano, presi a fare su e giù. Nel frattempo le nostre lingue si intrecciavano dentro e fuori la bocca. Andavo sempre più velocemente e sentii arrivare il mio secondo orgasmo. Lui mi incitava a godere e ad un tratto mi chiese se poteva sborrarmi dentro. Gli dissi di si e godemmo maestosamente insieme. In poco più di mezz’ora ci levammo questo sfizio. Ci pulimmo andai in bagno e quando rientrarono i colleghi eravamo al nostro posto. Insisteva perché lo facessimo con calma, serenamente e a letto. Gli dicevo che non avevo la possibilità. Un giorno poi si presentò l’occasione giusta: era lunedì, mio marito era fuori sede per due giorni, mio figlio l’avrei dovuto andare a prendere la sera dai miei genitori e sua moglie era dalla mamma perché stava poco bene. Il giorno prima, domenica, mi ero fatta trombare per bene da mio cugino Nuccio, ma la prospettiva di andare a casa sua e farmi sbattere sul suo letto dove scopava con la moglie, era molto intrigante. Prendemmo tutte le precauzioni del caso e finalmente potemmo scopare, come voleva lui e in fondo pure io, serenamente e sul letto. Una grande scopata e tantissimi orgasmi. Lo feci sborrare tre volte: La prima volta nella fica, la seconda volta fra le tette e in bocca e la terza volta, dopo essersi stupito di come, cavalcandolo, me lo ficcai senza alcuna resistenza, nel culo. Mica gli potevo dire che il giorno prima avevo preso il cazzone di mio cugino Nuccio! Con Giorgia, se ricordate l’avevo conosciuta chattando, siamo diventate amiche. Ci sentivamo spesso al telefono e qualche volta ci incontravamo. Il suo problema era, se ricordate, che il marito la tradiva con una collega. “Perché non ti fai un amante?” le dissi. “Scherzi?” “No. Se lui scopa con un altro…….anche a te un bel cazzo non farebbe male” “Non ci penso nemmeno. Perché tu a tuo marito l’hai tradito qualche volta?” “Si. Più di qualche volta” “Davvero? E come ti sei sentita dopo?” “Benissimo. Sono sicura che anche tu se avessi un bel cazzo a disposizione te ne fregheresti di tuo marito che si scopa la collega”- Ridemmo insieme e poi continuai dicendole che purtroppo negli ambienti di lavoro queste cose succedono; qualcuna o qualcuno che ti fa simpatia e poi una parolina oggi, una carezza domani, una proposta il giorno dopo e poi si finisce a letto. Le chiesi se anche lei non avesse ricevuto proposte del genere bella e provocante com’era. “Certo, anche amici nostri, ma io, da questo punto di vista, ho avuto sempre le idee chiare”- Parlammo molto e le dissi di scoparsi uno di loro. “No. Figurati. Non potrei. Che faccio? Faccio fare la figura del cornuto a mio marito, ed io della troia? Mai, nonostante tutto” “Meglio con un estraneo” dissi sorridendo. Le parlai delle conoscenze che avevo fatto chattando e più precisamente di Roberto, quello che ritenevo più serio e che tante volte ho avuto la tentazione di incontrare. Così qualche giorno dopo la convinsi e lo contrattai con lei presente. Rimase sorpresa dei discorsi espliciti che facevamo sul sesso e quando lui mi ripropose un appuntamento dissi che non ero mai da sola in quando uscivo o con mio marito o con una carissima amica. Mi chiese dell’amica e gli risposi che era una gran bella fica. “Ma che gli dici?” esclamo lei dandomi una botta leggera sulle spalle. “Non ci sono problemi, anch’io ho un amico fidato, se lei ci sta potremo incontrarci tutti”- Restammo d’accordo che nel caso mi sarei fatta risentire. Che opera di persuasione! Era riluttante:il suo era un no assoluto. Le strappai la promessa che se si fosse presentata l’occasione li avremmo incontrati. L’occasione si presentò sabato 12 dicembre in occasione della partita del Palermo col Frosinone alle ore 18,00- Meglio di cosi? Convinsi definitivamente Giorgia, contrattai Roberto e chiamai mio cugino Nuccio dicendogli che avevo un impegno improrogabile con una amica. Si urtò dicendomi che erano due settimane che non scopavamo e chissà quando sarebbe stata la prossima. Allora mi disse che ci saremmo incontrati lunedì, come quella volta, nella vecchia casa di sua mamma. Gli promisi di si anche se non ero certa. Essendo la partita alle 18,00 pensavo che mio marito e mio figlio sarebbero andati via all’incirca alle 16,30- Anticiparono una decina di minuti. Avevo avvisato Giorgia e Roberto. Io ero mezza pronta, mi sistemai e alle 17,00 ero sotto casa di Giorgia. Dopo un po, tranquillizzando lei che in continuazione ripeteva: “Cosa mi stai facendo combinare”, arrivammo al parcheggio che mi aveva indicato Roberto. Come segno di riconoscimento avevamo la sua, la mia macchina e il colore dei nostri giacconi. Anche se già era buio notai una macchina fuori posto; mi sembrò la macchina descritta; due uomini fuori; il colore di uno dei giacconi era quello. Anche lui riconobbe la mia macchina; scendemmo e riconobbe pure il mio giaccone; fece qualche passo nella nostra direzione. “Gabriella?” “Si. Roberto?” “Si, ciao” “Ciao”- ci stringemmo la mano e gli presentai Giorgia; si avvicinò pure l’amico e si presentò: “Aldo”- Entrambi interessanti come uomini, ma loro rimasero incantati. Evitammo qualsiasi discussione e Roberto ci invitò ad entrare nella sua macchina per evitare che ci potessero notare. Ero emozionata e a disagio io figuratevi Giorgia la quale, non appena entrati in macchina, mi diede un pizzicotto come per dirmi che eravamo pazze. Qualche parolina di apprezzamento e poi, non appena fuori città, imboccammo una strada sterrata e dopo un paio di centinaia di metri ci fermammo davanti ad un cancello. Roberto scese, lo spalancò, entrammo e lo richiuse. Ancora una cinquantina di metri e ci fermammo davanti ad un piccolo vecchio casolare ristrutturato. (Il luogo dove Roberto consumava le sue avventure). Ingresso-soggiorno con cucinino: frigo con bibite, liquori e la macchinetta del caffè; una porta con un piccolo corridoio di disimpegno e tre porte: di fronte il bagno, a destra la camera da letto e a sinistra un’altra cameretta con un lettino. Mrntre si liberava del giaccone Roberto chiese se gradivamo il caffè o qualche bibita, ma l’atmosfera, nonostante l’emozione e l’imbarazzo, era così intrigante, almeno per me, che risposi di no ringraziano. La stessa cosa disse Giorgia, tutta rossa e mortificata. Al che ci aiutarono a sfilarci i giacconi, Roberto a me e Aldo a Giorgia, incominciando a palparci. Addirittura roberto cercò subito la mia bocca e la sua lingua, considerata la particolarità della situazione, mi fece perdere la bussola. Mi sussurrò di andare di la e da quel momento non ebbi più notizie di Giorgia fino a quando, dopo una ventina di minuti, non la sentii gemere di piacere nell’altra stanza mentre io impazzivo sotto i colpi di lingua di Roberto, impegnati in un frenetico 69 con me sotto e lui sopra. Infatti dopo i primi preliminari con lui seduto che mi palpava e mi spogliava, ci scambiammo i posti e quando, dopo averlo tastato per bene da sopra gli slip, me lo presentò davanti al viso, non potei non costatare che il cazzo più piccolo con cui avevo avuto a che fare era quello di mio marito. Certo non era il cazzone di mio cugino Nuccio, ma lo paragonai a quello di Salvatore, il mio collega. Glielo leccai, presi a morsi le sue palle e mi disse più volte pompinara. Mi sistemò supina e mi penetrò quasi con violenza facendomi gridare di piacere. Mi pompò velocemente ed ebbi un orgasmo libidinoso e lussurioso. Pensavo a quei due nell’altra stanza che sentivano le mie grida. Evidentemente non scherzavano nemmeno loro in quanto sentii Giorgia gridare che ne voleva ancora. Lo cavalcai e mi chinai intrecciando le nostre lingue; ci rotolammo più volte ritrovandomi più volte sopra e più volte sotto godendo ancora. Non mi vergognavo di essere troia e, come accadde con Salvatore, stupii pure lui quando lo cavalcai e me lo ficcai nel culo. “Troia, pompinara e culo rotto” mi disse. Gli sorrisi in modo provocante, me lo sfilai dal culo, mi sistemai per un 69, gli presi a morsi cazzo e palle mentre lui mi leccava fica e culo; mi risistemai come prima e me lo rificcai nel culo; mi agitai come impazzita e lui non ebbe più la forza di resistere; mi venne nell’intestino e la sua sborra bollente mi provocò l’ennesimo orgasmo. Dopo che ci placammo sentimmo la voce di Aldo che ci chiamava di la a prendere qualcosa di fresco. Andammo nudi; lo erano anche loro. Sembrava come se non fosse la prima volta, tutto naturale: né io, né Giorgia avemmo problemi a mostrarci, come mamma natura ci aveva fatte, a quei due estranei. Lei mi sembrava più serena e soddisfatta. Mentre sorseggiavo un bicchiere di coca guardavo il cazzo moscio di Aldo; porca miseria, ero propria sfortunata: anche il suo era più grosso di quello di mio marito. Guardai l’orologio: erano le 19,10 sicché quando Roberto mi invitò a rientrare in camera gli sorrisi dicendogli che ci dovevamo sbrigare. Fummo sorprese quando, rivolgendosi all’amico, disse: “Venite pure voi di la tanto il letto è grande”. Giorgia prima disse di no ma quando mi vide prendere il cazzo di Roberto in bocca anche lei fece lo stesso con quello di Aldo. Rumori di succhi e di slinguate. Guardai Giorgia e mi resi conto che ci sapeva fare e lo faceva con gusto. Mi venne in mente e lo dissi: “Ce lo scambiamo? Ti va di assaggiare questo?”. Mi guardò stupita. Loro due, benedicendo mentalmente lamia troiaggine, si guardarono compiaciuti. Possibilmente, li tutti insieme, sarebbe successo ugualmente, ma non poterono fare a meno di prendere con entusiasmo la mia proposta. Così io presi a spompinare Aldo e Giorgia a Roberto. Scopammo più volte scambiandoci spesso e fu un’esperienza molto eccitante sia per me che per Giorgia. Specialmente quando ci presero entrambe ad una ad una, prima a lei a dopo a me sborrandoci pure in bocca. Giorgia aveva il culo già rotto pur non avendo mai avuto un amante; evidentemente suo marito; insomma, nonostante tutto era più fortunata di me. Ci chiesero di rivederci ancora. Rispondemmo che non era facile. Alla fine dissi che ci saremmo risentiti. Devo dire che per Giorgia sarebbe stato più facile in quando era più libera di me. Mentre la riaccompagnavo a casa parlammo un bel po. Disse che era stato bello ma che si sentiva tutta rotta e soprattutto puttana. A casa eravamo tutti felici e contenti: mio marito e mio figlio perché il Palermo aveva vinto 4 a 1 ed io perché ero completamente soddisfatta. L’indomani feci di tutto per mantenere la promessa che avevo fatto a mio cugino Nuccio. Insomma feci un miracolo e lo raggiunsi quando uscii dall’ufficio. Era proprio incazzato e mi disse che quando c’erano le partite non dovevo prendere impegni. Appena glielo presi in bocca si calmò.

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