come ho scoperto di essere troia

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Sono Gabriella, una donna di 38 anni, sposata da 12 e con un figlio di 10- A detta di tutti una bella donna. Anche mio marito mi dice che sono una gran bella fica. Me ne accorgo da me quando mi guardo allo specchio, di come mi guardano gli uomini per strada e delle avance che mi fanno colleghi, amici e conoscenti. Li ho sempre mandati a quel paese e non ho mai tradito mio marito. Ho avuto sempre le idee chiare sul matrimonio e la famiglia. Fatta eccezione per un ragazzo che ho avuto prima, con il quale il rapporto si limitava alla masturbazione reciproca, mio marito è stato il primo e l’ultimo fino a quando non è accaduto l’avvenimento che sarà oggetto del racconto. E’ stato mio marito a sverginarmi un mese prima del matrimonio. Abitiamo a Palermo e siamo entrambi dipendenti pubblici; mio marito è un uomo attraente di 41 anni.– L’avvenimento che mi stravolto e che ha fatto venire fuori quella parte della mia sessualità, celata non so dove, è accaduto qualche mese fa, nel mese di maggio, quando sono andata a trovare mio cugino Nuccio vittima di un incidente. Niente di grave: la frattura di una gamba. Ero andata già a trovarlo in ospedale e due volte a casa con mio marito, ma quel giorno, trovandomi nei paraggi di casa sua, ho pensato di fare una capatina. Con Nuccio siamo figli di fratelli, ha 35 anni, siamo cresciuti insieme perché abitavamo; ci sentiamo spesso a prescindere dall’incidente e ci vediamo spesso nelle riunioni di famiglia,– Lo trovai seduto in poltrona con la gamba fratturata appoggiata sopra uno sgabello. Mi chinai per baciarlo sulla guancia. I soliti convenevoli e, insieme alla moglie, presi posto sul divano proprio di fronte a lui. Lei stava preparando la cena e andava e ritornava dalla cucina. Mentre parlavamo del più e del meno notai che gli occhi di Nuccio andavano spesso sulle mie cosce. Lo faceva sempre più spesso e, ad un certo punto, mi sentii pure a disagio. Cercai di capire. Effettivamente, sprofondata sul divano, la mia gonna attillata era andata un po su lasciando scoperte circa 15 cm di cosce sopra il ginocchio. Niente di eccezionale, ma lui che stava di fronte aveva sicuramente un’altra visuale rispetto alla mia. Fra l’altro, possibilmente, sedendomi lo spacchetto posteriore si era aperto. Proprio qualche giorno prima, con l’arrivo dei primi caldi, come faccio sempre, invece dei collant uso le calze autoreggenti. Indossavo una gonna di colore grigio, un pullover con collo a V bianco e gli autoreggenti neri. Involontariamente gli occhi mi andarono sul suo pacco. Indossava un sotto tuta in leggero cotone. Era in evidente stato di eccitazione e la stoffa leggera si muoveva su e giù come se il suo cazzo palpitasse. Nonostante tutto parlavamo tranquillamente, solo che all’improvviso mi sentii presa da una vampata di calore. Non capivo cosa mi stesse accadendo: invece di cercare di ricompormi ci presi gusto a farmi guardare le cosce da mio cugino. Fui presa anche dalla sua eccitazione e a solo pensare che la causa erano le mie cosce, mi fece sentire porca. Istintivamente feci in modo di esibirmi di più per cui, facendo in modo che tutto accadesse per caso, muovendomi leggermente, accavallando e scavallando le gambe, feci salire ancora di più la mia gonna. Il suo cazzo si muoveva e dalla mia fica sentii colare i primi umori. Pensai all’effetto delle mie belle cosce su di lui abituato ad accontentarsi delle cosce grosse e senza forma della moglie che, al contrario di lui, longilineo, è abbastanza piena. Sentivo gli umori fra le mie cosce nude; ad un certo punto decisi di andare via perché mi vergognavo di me stessa per la mia temporanea troiaggine. Mi sentivo strana e l’eccitazione mi accompagnò fino a casa. Mio marito non era ancora rientrato, mio figlio era dai miei suoceri, ero sola e non vedevo l’ora di godere. Mi masturbai immaginando il cazzo di mio cugino che palpitava per me. Ho avuto un orgasmo che non avevo più nemmeno quando scopavo con mio marito.—Il mio diventò un vizio; non ne potevo più fare a meno; quando mi era possibile non perdevo l’occasione di farmi guardare e di stuzzicare. I miei atteggiamenti erano diversi; anche il mio abbigliamento, cercando di essere provocante. Quando facevo rifornimento gli addetti facevano a gara per pulirmi il parabrezza; quando ero per strada mi sentivo mi sentivo già tutta bagnata sentendo qualche apprezzamento: che fica! Che puttana! Chissà quanti cazzi ha preso in culo! (nemmeno uno) Chissà che cazzo ha bisogno sta troia!– Un giorno, in ufficio, un collega che ci aveva sempre provato inutilmente e con il quale stavamo trattando una pratica insieme, mi dice: “Gabrié, se mi fai vedere le cosce io non mi posso concentrare” “Quale cosce? Non me ne sono accorta. Caspita però come sei sensibile!” “Che ci posso fare, guarda che effetto che mi fai”- Mi mostrò il pacco, prese la mia mano e la portò sulla sua patta. Che sensazione! Lo tastai per un attimo e ritirai la mano urtata. Per quasi un mese feci finta di essere incavolata con lui. Che orgasmo però, quando rientrata a casa, mi masturbai pensando al suo cazzo.– Nel frattempo, chattando, feci delle amicizie. Alcune le interruppi subito perché invadenti e volgari. Con due, Totò e Roberto, invece ci sentiamo spesso. Quando allo scopo ci si arriva per gradi e senza arroganza, poi a parlare di sesso e di cose intime è più facile. Comunque non mi sono mai incontrata con loro nonostante insistessero. Un’amicizia vera la trovai in Giorgia. Fu lei che cercò il contatto e la prima cosa che mi chiese fu l’età. Siamo coetanee, ha 37 anni. Cercava qualcuna con cui poter parlare, sfogarsi e chiedere consigli. Con le amiche non le andava. Il suo problema era il marito che la tradiva con una collega. Ci siamo incontrate. E’ una bella donna: bionda-castana chiara, capelli lunghi; occhi azzurri; bellina e fisico ben formato. “O lo lasci o sopporti in silenzio o lo ripaghi con la stessa moneta” “Io nonostante tutto lo amo. E poi abbiamo due figli” disse. Parlammo anche di rapporti intimi e di sesso dicendole che nemmeno tra me e mio marito era come prima. Cercavo di consolarla dicendole pure che questi mariti una bella lezione la meriterebbero.– Poi è accaduto quello che temevo ma che non volevo che accadesse: che qualcuno mi prendesse e mi scopasse anche contro la mia volontà. Devo dire che con mio cugino il gioco di farmi guardare lo feci ancora per due volte. Tuttavia all’infuori di quei momenti non accadde mai niente. Premetto che lui lavora in una azienda che si occupa di elettricità, impianti televisivi e computer. Poi tutto successe poco più di due settimane fa. Una sera venne a casa insieme a mio marito il quale doveva fargli vedere se fosse stato possibile fare un certo lavoro. Non ne capisco niente e non so nemmeno di cosa si trattava. In ogni modo lui disse che si poteva fare. “Quando vieni?” chiese mio marito. “Vediamo, qualche sera dopo il lavoro, tanto ci vuole una mezz’ora”– Quella sera, non aspettando nessuno, tenendo conto del caldo, ero vestita comodamente con una maglietta bianca, senza reggiseno sotto e una gonna mini di jeans per cui, anche se non ero seduta, le mie cosce erano in bella mostra.– Si rese disponibile per domenica 23 agosto nel tardo pomeriggio. “Nel tardo pomeriggio quando?” chiese mio marito. Disse che non aveva orario. La mattina avrebbe dovuto portare i figlioletti al mare, poi era a pranzo dai suoceri e poi, dopo che avrebbe accompagnato la famiglia a casa, sarebbe venuto. Il problema di mio marito era che proprio quella domenica iniziava il campionato di calcio e lui, tifosissimo, non voleva mancare alla prima partita del Palermo. Né lui né mio figlio. “Va bene, se io non ci sono che fa? Tanto tu sai cosa devi fare. Gabriella è a casa. Comunque prima di andare via prova tutto, lascia tutto funzionante”– Alle 19,00 mio marito e mio figlio andarono via; alle 19,15 arrivò lui. Cercando di non mostrare niente e di non essere provocante, indossai un vestitino casalingo ampio, lungo fino alle ginocchia e su con le bratelline con spalle e petto scoperti. Naturalmente reggiseno e mutandine. Lui in bermuda e maglietta. Tutto normale. Non volle nemmeno il caffé, solo un bicchiere di acqua fresca. Poi, alla fine, mentre era chinato e stava chiudendo una presa elettrica, disse: “Come mai stasera non ti fai vedere le cosce?” Francamente restai sorpresa e mi trovai in imbarazzo. Cercai di essere il più possibile naturale. “Ma che dici? Che cosce? A tua cugina dici queste cose?”- Alzandosi con il braccio destro mi tirò su il vestito e sentii la sua mano fra le cosce. “Queste cosce qua. Che ti sembra che sono scemo?” Cercai di scostarmi ma lui mi attanagliò prendendomi tra la fica e il culo. “Ma dai Nuccio che fai? Vuoi scherzare?” Intanto con il btaccio sinistro mi afferrò per le spalle tenendomi immobile. Ero stretta a lui col fianco destro e sentii il suo cazzo sulla natica. Nel frattempo sentii il suo pollice che mi penetrava con tutte le mutandine. “Non scherzare con le cose serie” dissi. Se ne fregò, mi prese i capelli tirandomi la testa all’indietro. Stavo per dire che mi faceva male ma sentii la sua lingua in bocca. “Mmmm” mormorai cercando di dire qualcosa, ma scostando le mutandine mi prese il clitoride e sospirai dentro la sua bocca. Istintivamente la succhiai e poi intrecciai la mia alla sua. “Troia sei tutta bagnata. Hai voglia di cazzo”- In tutta risposta gemetti muovendo il bacino. Mi tirò giù le bratelline e il vestito se ne scese trattenuto solo dal suo braccio. Ci guardammo e gli dissi di smettere. “Scordatelo troia”. Al che mi rificcò la lingua in bocca e poi mi spinse sul divanetto. In questo frangente il vestito scivolò a terra. Mi sfilò le mutandine, si tuffò fra le mie cosce e sentii la sua lingua frugare fra le mie parti più intime. Anche se avessi voluto non avrei avuto la forza di sottrarmi alle sue voglie perché erano pure le mie. Quanti pensieri! Non ricordavo più nemmeno da quanto tempo mio marito non mi leccasse. Che bello! Prese a mordermi il clitoride con le labbra, me lo succhiò e, istintivamente scivolai leggermente per offrirgli ancora di più. Incominciai a gemere forte per il grande piacere. Mi penetrò con la lingua e gridai. Alzò gli occhi e mi guardò con soddisfazione. Portò le mani su, spostò il reggiseno e prese a giocare con i miei capezzoli strizzandoli. Che goduria! Non ce la facevo più. Riprese a torturarmi il clitoride e gridando più volte godetti maestosamente dimenandomi freneticamente. Dopo si alzò e mentre si liberava dei bermuda ci fissammo; lui sorridendo come per dire finalmente, io titubante come per dire che grande cazzata che stavamo facendo. Tuttavia, in un completo mutismo, lui mi presentò il pacco ed io. ormai convinta di dovermi esibire per soddisfarlo, risalendo su col bacino, mi sistemai seduta. Stette li immobile aspettando la mia iniziativa. Il gonfiore degli slip era notevole. Portai le mani sul pacco e lo tastai per bene. Non nascondo che provavo vergogna, ma la voglia era tanta. In un attimo ricordai l’ultima volta che avevo visto il pisello di Nuccio: al mare quando mia zia, sua mamma, le sfilò il costumino bagnato per rivestirlo. Tanto tempo fa: allora aveva 8 o 9 anni. Io 12 o 13- Adesso me lo trovavo davanti in una occasione del tutta diversa. Non era più quel piccolo pisellino del ricordo ma un cazzo che, tenuto stretto dagli slip, grosso e palpitante, non vedeva l’ora di essere liberato. Che Bramosia! Tirai giù gli slip e balzò fuori come una molla. Cazzo! Impressionante! Grosso come mai avrei potuto immaginare. Era tutto scappellato e la cappella era violacea e grossa che non so nemmeno a cosa paragonarla. 3 – 4 cm più lungo di quello di mio marito e tutto nodoso, con le vene che uscivano tutte di fuori. Notò la mia meraviglia e sorrise. Lo segai con la destra e le sue grosse palle presero a dondolare. Le presi con la mano sinistra accarezzandogliele. Fui invidiosa di quella grassona di sua moglie che si godeva questo bel cazzone mentre una bella donna come me, che non sapeva nemmeno che esistessero cazzi così, doveva accontentarsi di quello normalissimo del marito.- Portò la mano dietro la mia nuca spingendomi in avanti. Lo so cosa voleva. Presi a leccarli la cappella e gemette. Mi venne il dubbio che potessi metterla in bocca. “Che lingua di troia che hai! Non sapevo di avere una cugina così” disse. Invece di offendermi o di essere contrariata, per me fu uno stimolo a far bene e far vedere quello che sapevo fare, anche se non ero molto allenata. Era tutto così eccitante e sensuale che il mio sangue era in continua ebollizione. Lo leccai tutto e lui stesso mio spinse in giù fino alla palle. Glieli presi in bocca. Con mio marito non lo facevo. Ma a quanto pare con mio marito non facevo tante cose. Infatti, presa da non so che: dall’eccitazione, dalla voglia di sesso, dal fatto che non volevo che pensasse di avere a che fare con un verginella o dal fatto che si trattasse di mio cugino, quella sera ci furono tante mie prime volte. Riuscii ad imboccarlo e devo dire, sentiti i suoi gemiti, presi a spompinarlo con maestria, tanto che, dopo un minuto, mi interruppe lui stesso dicendomi di avere tante cose in serbo per me. Infatti mi fece mettere in ginocchio sul divano e mi penetrò facendomi pure male; la mia fica non era abituata ad un cazzone del genere. Che sensazione! Mi sentivo tutta piena. Prese a scoparmi, prima piano e poi con colpi quasi violenti; più gemevo e gridavo di piacere e più violenti erano i suoi affondi. Per 5 minuti così. Un godimento e un orgasmo continuo. Nel frattempo raccoglieva i miei umori e mi inumidiva l’ano finché non mi ficcò il pollice dentro. Dissi di no, ma godevo dannatamente. Mi sfilò il cazzo dalla fica, mi chinò e mi insalivò l’ano. Dissi di no cercando di liberarmi, ma lui, allungando il braccio sinistro, mi prese per i capelli tenendomi ferma. Quando sentii il cazzo fra le chiappe mi vennero i brividi. Dissi che non l’avevo fatto nemmeno con mio marito e in tutta franchezza mi rispose che l’aveva capito che mio marito era un incompetente. Sentivo la cappella che si faceva strada e gli chiesi come potesse entrare quel coso così grosso nel culo. “Non ti preoccupare, ci penso io. Ora ti faccio godere come devono godere le porche come te”– Un dolore da fare pure piangere. Gli dissi di uscire. In tutta risposta passò il braccio destro sotto la mia pancia e raggiunse la mia fica. Non appena prese a giocare col mio clitoride tutto diventò più sopportabile, finché non mi resi conto, io stessa, che spingevo il bacino per farmi penetrare ancora. Incominciò a piacermi e se ne rese conto, infatti tolse la mano dai miei capelli e mi sganciò il reggiseno. Le mie tette penzolavano e portò la mano a palparmi quella sinistra. Era tutto piegato sopra di me: La mano sinistra a strizzarmi il capezzolo, la destra che mi torturava il clitoride e il cazzo tutto nel culo, tanto è vero che sentivo le palle che sbattevano sulla fica. Me lo stavo gustando e ansimavo forte di piacere. “Ci voleva il tuo cuginetto per romperti il culo, vero?” “Siiii. Ahaaaaaaa. Continua ancora. Mi piaceeee” gridai pronta ad esplodere ancora. Ricordo che gli dissi di rompermelo più forte perché mi piaceva e gli dissi pure che era un porco. “Si cugina vacca, sollazzati col cazzo di tuo cugino. Ti piace il cazzo di tuo cugino?” “Si, siiiii” – Abbandonò la tetta e la fica, si mise ritto e mi sfondò completamente il culo. Poco dopo me lo sfilò e mi fece girare seduta. Salì con le ginocchia sul divano, si accovacciò sulle mie cosce, se lo sistemò fra le tette palpandomele e stringendole forte attorno al cazzone che mi arrivava fino al mento e prese a muoversi su e giù. Disse che stava venendo. Gemendo e sospirando venne copiosamente. La sborra raggiunse pure il mio viso e i miei capelli. Poi prese la mia testa fra le mani e la spinse giù a prendere il cazzo in bocca. A nulla valse la mia protesta. Me lo fece arrivare fino in gola e poi me lo fece leccare. Insomma, non era poi così disgustosa e ad un maschio piaceva perché non accontentarlo.—Mentre si rivestiva ed io mi pulivo con le mutandine disse: “Così adesso sei soddisfatta” “Per favore va. Vai a fare in culo” “Veramente ci sei andata tu. Mi è piaciuto che sono stato io il primo a rompertelo” “Come sei spiritoso! Mi fa un male terribile” –Quando restai sola, controllai che non vi fosse sborra né sul divano né sul pavimento. Feci la doccia e rimisi lo stesso vestito.——“Ha fatto un bel lavoro Nuccio” disse mio marito. “Si, si, altroché. Non ha fatto disordine e ha lasciato tutto pulito. Sono soddisfatta”– Ma il culo mi faceva male….-Per trovare il tempo di raccontarvi la mia storia, ho preso un giorno di congedo. Proprio mentre racconto Nuccio mi chiama al cellulare e mi dice che ha voglia del mio culo. Gli dico che se lo può dimenticare e lo mando a quel paese. Mi dice di andarlo a trovare in una vecchia casa di sua mamma domani pomeriggio quando esco dall’ufficio. Lo mando ancora a quel paese. Ci penso e non sono tanta convinta di non andarci. Casomai volete che ve lo racconti?

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