come una puttana

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“Siamo rovinati, Angela. Non ho neanche i soldi per pagare gli stipendi di questo mese e dei sei precedenti”.
La voce roca, sottile, lieve proveniva da un punto indefinito all’altezza del cuscino, nel buio assoluto della stanza da letto. Angela smise di succhiare inutilmente quel cazzo che sarebbe rimasto piccolo e inerte e sollevò il capo in silenzio. Gianni riprese con voce ancora più roca e fievole. “Non sapevo come dirtelo, mi rendo conto che forse non era il momento più adatto. Sono alla frutta ormai. Il commercialista mi ha consigliato l’immediata chiusura dell’attività e l’avvio delle procedure fallimentari.”
Angela risalì a cercare il volto del marito. Muta gli si strinse, mentre già due grosse lacrime le rigavano il viso.
Passarono la notte abbracciati, lui a parlare, lei ad ascoltare.
Quel mattino lo passarono in casa, esausti. Angela cercava le parole giuste per donare energia a quell’uomo quasi annientato, ma si rendeva conto dell’inutilità d’ogni sforzo. Che la situazione fosse grave lo aveva già capito da un pezzo. Alla fine Gianni uscì per affrontare i suoi impegni e Angela rimase inerte, seduta in cucina a pensare. A un tratto, come un lampo, tornò vivida in lei l’immagine di un caldo pomeriggio d’estate in Tunisia.
L’immagine era quella del Dott. Prof. Ing. Alberto Torti Bellaria ridicolamente inginocchiato davanti a lei con un fascio di rose rosse in una mano. Era l’estate passata. L’Ing. aveva preso una bella cotta per lei, mentre era da sola in vacanza. Ne aveva riso a lungo ma non ne aveva mai fatto parola con Gianni, perchè l’esimio ingegnere era un vecchio amico di infanzia nonchè concorrente in affari del marito. Era però ricchissimo. A lui gli affari andavano benone. La volta delle rose lui le aveva confessato il suo ardente desiderio e di fronte al suo rifiuto le aveva fatto una proposta davvero volgare, che lei aveva respinto con sdegno. Aveva detto di essere disposto a qualunque sacrificio, si era espresso proprio così, pur di poterla avere anche solo per poche ore. L’aveva pregata di accettare le sue rose, e lei s’era accorta che erano cinte da un favoloso collier di diamanti. S’era alzata di scatto e gli aveva mollato un ceffone, lasciandolo imbarazzato sul bordo della piscina. Aveva poi saputo da amiche che l’ingegnere era un raffinato amante ma alquanto perverso, sempre molto generoso con le prescelte.
Angela restò assorta per ore, tormentandosi le mani. Poi, meccanicamente, si recò nella stanza da letto. Sopra il guardaroba c’era la valigia, la tirò giù. In una tasca doveva esserci quel biglietto che aveva conservato per riderci su con le amiche. Lo cercò a lungo prima di trovarlo, ben nascosto nella tasca più interna. Era un biglietto da visita elegante, giallo paglia; sul retro portava poche righe scritte frettolosamente: sarò sempre a tua disposizionone, in qualunque momento. Chiamami. Sul davanti indirizzo e numero di cellulare.
In qualunque momento… si ripetè Angela mentre macchinalmente ripeteva quel numero sulla tastiera del telefonino. Due squilli, Angela stava già per riattaccare, quando udì la voce dell’uomo. Macchinalmente gli rispose e con poche parole aveva già fissato con lui un appuntamento, senza far caso ai suoi convenevoli.
La notte successiva dormirono. Angela aveva preso dei tranquillanti perchè per tutto il giorno era stata assillata dallo stesso pensiero. Ma la mattina si svegliò determinata. Appena uscito Gianni si mise sotto la doccia. Scelse con cura la biancheria intima perchè era inutile nascondersi lo scopo di quell’appuntamento. Indossò un completino nero minuscolo e molto provocante, calze e reggicalze. Scelse un vestito non molto corte tacchi alti. Si erano dati appuntamento alla villa dell’ingegnere, sul lago, a circa un’ora dalla città.
L’ingegnere era già dentro, la Porsche era parcheggiata nel grande viale alberato. Angela non dovette neanche scendere dalla macchina, il cancello automatico le fu aperto dall’interno.
Pochi minuti dopo era seduta sul divano accanto a lui. Con una grande confusione nella testa e il cuore in gola, cercando di dominarsi ed apparire sicura di se, gli parlò a lungo, girando un pò attorno al vero motivo della sua visita. Poi tacque. Lui la fissò negli occhi, freddo e determinato, poi parlò. “So perchè sei qui e in qualche maniera confesso che me lo aspettavo. So dei problemi di tuo marito e sono disposto ad aiutarlo. So anche che sei venuta preparata a ricambiarmi il favore, o almeno mi piace immaginarlo.” Si fermò un attimo, abbassò lo sguardo sulle gambe di lei, poi di nuovo fissandola in viso riprese. “Non basterà una comune scopata ora, come sarebbe stato li in Tunisia. Ora devo rifarmi anche di quello smacco. Adesso dovrai darmi qualcosa in più”
Angela, visibilmente arrossita, sgranò gli occhi e istimntivamente fece per alzarsi. Ma lui la bloccò. “aspetta almeno di sapere cosa voglio da te. Se sei venuta qui sai che ci sei venuta a fare la puttana. Ecco, io ti voglio non più come amante questa volta, ma come puttana. Dovrebbe essere meglio, per te, se ci rifletti.”
La donna restò seduta in silenzio. Lui le poggiò una mano sul ginocchio e lentamente la fece risalire a scoprirle le gambe. “Lo vedi? ti sei vestita pure, da puttana. Hai messo apposta il reggicalze, l’ho notato subito”. Angela era come immbilizzata mentre l’uomo le alzava la gonna e commentava tra il sarcastico e l’ammirato: “guarda che splendore! sei arrapante al massimo”
L’ingegnere si alzò deciso e prese il telefono. Sotto lo sguardo incredulo della donna chiamò Gianni. “Pronto, sono Alberto. So che hai dei problemi in azienda e ti volevo incontrare per proporti un affare vantaggioso per entrambi. Va bene domattina? o.k.alle nove da me in ufficio. Ciao caro”. Mentre parlava compilava un assegno. Lo consegnò ad Angela. “Trecentomila euro. E’ più o meno la cifra che occorrerà per l’affare. Ti do l’assegno a garanzia, me lo restituirai a cose fatte. E ora seguimi” Le prese una mano e la condusse verso la camera da letto. Lei lo seguì in silenzio, sempre più rossa in viso ma incapace di reagire.
“Inginocchiati e apri la bocca. Per prima cosa mi farai un pompino.” La donna ubbidì. L’ingegnere tirò giù la lampo ed estrasse un pene molto grande che la donna fece fatica ad accogliere in bocca. Lui le afferrò i capelli e ne guidò i movimenti fino quasi a farla soffocare. Poi la spinse via. Angela rimase a singhiozzare nascondendosi il viso con le mani. L’uomo la accarezzò dolcemente. Le sussurrò: “dai, volevo vendicarmi pere quella volta a Tunisi, ma non sono così cattivo” Passarono dei minuti prima che Angela cominciasse a riprendersi e le tornasse un pò di lucidità. Poi, senza una parola cominciò a spogliarsi. “che fai?” disse l’uomo. “Mi spoglio. Devi avere ciò che hai comprato. E siccome l’hai pagato caro, devi avere tutto. Tutto quello che vuoi.”
La donna si sfilò il vestito senza togliere le scarpe, si inginocchiò sul letto e gli si offrì porgendo il culo. L’uomo senza dire una parola, eccitato al massimo, le fu subito dietro. Spostò appena le mutandine e si accorse che era bagnata e pronta. La prese lentamente facendola gemere quasi in silenzio. Poi estrasse il membro e prese del gel sul comodino. Col dito le lubrificò a fondo l’ano. Angela sussurrò: “fai piano, lì sono ancora vergine”. Il pene affondò nella carne tenera e lentamente la penetrò, mentre la donna mordeva il lenzuolo. La scopò a lungo. Al termine fu lei ad inginocchiarsi di fronte a lui per riceverlo di nuovo in bocca. Leccando e succhiando lo fece tornare duro. (continua…).

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