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Io e lei…. Coppia che ha vissuto insieme molti anni, una intensa relazione, anzi…direi molto forte, almeno i primi anni, ambedue curiosi di conoscere gli angoli del piacere, adoravano esplorare e negli anni c’erano riusciti.
Piano, piano, i rapporti si sono affievoliti, quasi assenti, non riconoscibili, sia nella quantità quanto nella qualità, situazione difficile per entrambi che provocava sofferenza, dolore e non sostenibilità.
I giorni passavano lenti, noiosi, ed il malessere aveva il suo culmine la notte a letto, una frettolosa buonanotte, ci voltavamo le spalle e con difficoltà si addormentavano.
Fino a quando una notte, lei decise, si lei decise di mettersi in gioco, decise con aria severa, con gli occhi lucidi, con un sorriso stupendo.
Aprì il suo ipad, si mise a cercare, per giorni e notti intere, una ricerca estenuante, nel mentre lui contava le crepe del soffitto, ormai conosceva ogni più piccolo difetto della pittura sulla sua testa, sguardo assente nel vuoto, lei impegnata, rideva, continuava a cercare.
Un giorno gli disse, ecco ciò che sogno, apri il suo tecnologico strumento, un ombelico sul mondo, gli mostrò una fotografia in bianco e nero dove era illustrata una donna legata, legata ad un letto con tre stupendi ragazzi.
Questo è il mio essere, questo è quello che sono, una puttana, si una puttana fino in fondo, con voce decisa gli disse, impose, se così si può dire, le sue necessità di vizio, senza le quali non ci sarebbe stato futuro, ma solo la fine, giorni di battaglie, di guerre, tra loro, di paure, di pensieri, di domande.
Questo poteva davvero servire?
Poteva davvero risolvere?
lui debole, fiaccato dal continuo tormento, quasi inerme, pensava chi era, la strada, si veniva da lì, vita dura la sua, vita al confine, forte come una roccia, quasi cattivo, un duro, si un tempo era un leone, oggi fiaccato dagli anni, plasmato da lei, uno sfibrato e gracile essere, lei sempre più forte, inarrestabile e decisa.
Convinse l’estenuato che quella era la via, i contatti si fecero più precisi, telefonate ardenti, messaggi scabrosi, così avvenne, naturalmente, come scritto sul libro della loro vita, un giorno, un giorno qualsiasi che non ricordo nemmeno.
In auto viaggiavano verso l’ignoto, l’appuntamento in una grande città, di sera arrivarono, l’auto si fermò al posto convenuto, un lampeggio, è il segnale, tre giovani uomini si avvicinarono, lei apri la portiera, mostrò le gambe, il corto vestito metteva a nudo il suo sesso, non portava mutandine, depilata, splendente, profumata, profumata di donna in calore, zuppa, eccitata come non mai.
Chiuse la porta dell’auto, si girò, alzò il corto vestito e mostrò la merce, un culo rotondo, il glabro sesso bagnato, le gambe tremanti, si appoggiò al finestrino aperto e lo guardò, sorridente, lui sentì ridere anche i ragazzi, il primo era li vicino, apri la zip, estrae un arnese magnifico, rimase vestito, si appoggiò e la penetrò, un solo colpo fino in fondo, lei sgranò gli occhi ed urlò, che grosso, fa male, le piaceva, continuò a guardarlo, gli occhi come fari lucenti, una sporca notte dai fari lucenti.
Passarono i minuti, i respiri si fecero pesanti, lei godeva, si contorceva, mai ha ricevuto un simile membro, le smorfie si alternano, dolore e piacere si fondono, lui gli aprì le natiche, con forza lo spinse, tutto dentro, lei guardava e gli diceva che stava venendo, la presa era forte, continuava a spingere, il cazzo si ingrossava, a dismisura, stava per venire, l’afferrò per i capelli, estrasse il cazzo e con mossa fulminea lo infilò nella sua bocca, la inondò, una cosa mai vista, era tanta, era troppa, lei ingoiò, si riuscì ad ingoiare tutto, neanche una goccia ne cadde, che brava.
Si girò verso di lui lo osservò era soddisfatta soddisfatta, l’approccio le era piaciuto, era stato forte, come voluto, due mani l’afferrano di nuovo, ora erano diventate quattro, lei sbandò, stava quasi cadendo, erano gli altri due, sostenevano il corpo, come una bambola, uno l’afferrò e si strusciò sulle sue natiche, il cazzo era duro, l’altro davanti si pose, la baciò in bocca, la morse, la insultò, la chiamò puttana, senza una sosta, viene piegata, il secondo maschio le toccò il culo, volle sentire, voleva entrare, si percepì che quello era il pensiero, sputò sull’ano, inserì un dito, dopo due, lei non capi più niente, voleva urlare, ma ha la bocca era impegnata dal terzo ragazzo, la testa bloccata sull’asta, ingoia le disse, ingoia puttana, fino alla radice.
Perse le scarpe, ma acquistò più equilibrio, il ragazzo tolse le dita dall’ano, le spinse contro il membro, con forza, le dimensioni erano minori del primo, quasi normali, entrò, il piccolo buco cedette di schianto, che strani versi si sentivano, il cazzo in bocca non le permetteva di dire quanto le piaceva, i due non le davano pace, erano infoiati, la frenesia era totale, quanta libidine sprigionavano i suoi occhi, passavano i minuti, il terzo uomo le riempì la bocca, era di nuovo piena di succo, si staccò, lei con due dita la colse, allungò la mano dal finestrino, volle che lui aprisse la bocca, è buona diceva, con gesto deciso le appoggiò il seme sulle sue labbra, era amaro dal forte odore, l’altro nel mentre continuava il servizio, ora lei gemeva liberamente, urlava frasi indecenti, fece una richiesta, ne voleva due, insieme, uno per buco, i ragazzi si guardarono, indugiarono un attimo, cercando una soluzione.
Decisero, uno si distese supino, sull’aiuola accanto, lei con un po’ d’imbarazzo, si calò sul membro, lo infilò di nuovo nell’ano, lui era sceso dall’auto, ammutolito li guardava, quello gigante si avvicinava, era duro, di nuovo in tiro, ma quant’è grosso, ora bene lo vedeva bene, come farà ora si chiese, lui con calma le si avvicinò, prima si strusciò con la cappella sulla vagina, lo tenne con una mano, lo serrò per bene, le mani erano forti, s’appoggiò ed iniziò la danza, pian piano la strada si allargò, la figa cedette, un primo pezzo la penetrò, lei urlò, il dolore era forte, lei non cedette, lo volle tutto, lui sembrava un dio, ora lo spingeva con più decisione, le carni cedevano, lui si faceva strada.
Aria trionfante, era tutto dentro, esterrefatto era lui, che immagini oscene gli toccava vedere, quella era sua moglie, così sfondata, così puttana, le guardava il viso, la vedeva stravolta, il piacere era immenso, si sente male, lei urla frasi ingiuriose, nel mentre i due sempre più forte la pompano, sempre più dilatata, ora ha solo piacere, il dolore è scomparso, lei gode in continuo, li vuole sempre più forte, sospira profonda, si sta facendo scopare ed inculare, la sua prima volta lei dice, il ritmo cambia, i maschi son pronti, son pronti a riempirla, son veri stantuffi, che suoni curiosi producono.
Non mollano la presa, un continuo su e giù, ora le vede cambiar espressione, sono più rigidi, lei dice riempitemi, vi voglio sentire, mi voglio sentire piena di seme, sono gli ultimi colpi, i più irruenti, ora son fermi, la stanno riempiendo, lei gode, gode di nuovo di quella meraviglia che si è costruita, da sempre sognata ed ora avverata, i denti son stretti, il sorriso ghermisce, gli occhi son fiamme, lo incenerisce, immobile guarda gli ultimi fuochi, come gli piace lei dice, ora gli dice adesso cornuto dove si va….
Ilcortese.

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