Con lo zio

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Quell’estate mi diplomai e per festeggiare facemmo baldoria tutta la notte. Luca mi portò in un ostello, scelse una camera con 6 letti, invitò un paio di amici fidati, per affittare tutta la stanza ed ovviamente lo zio. Fece preparare una bella torta di auguri, che io non vidi e dopo avermi bendata mi fece sedere al centro del piccolo locale. Il tipico odore di parquet consumato e calzini sporchi riempiva l’aria. Sentii passi di piedi scalzi e poi ebbi il sapore della panna della torta in bocca accompagnata da cucchiai di carne ancora mosci. Li gustai con piacere tutti e tre, rendendoli turgidi, compreso quello di Luca. Poi eccone un quarto, più grosso e nodoso, dalla venosità molto familiare. Non ero sicura fosse chi mi sembrava, ma la cosa mi eccitò parecchio e mi spinsi a pomparlo sempre più forte, con più voga, finchè non mugulò: era zio Armando. Per la mia maturità ricevetti un trattamento di tutto rispetto, con tanto di doppia penetrazione e litri di sperma in ogni orefizio. Il problema fù proprio quello, sia lo zio che Luca, completamente ubriachi mi scaricarono beati, il loro seme tutto in fica, senza alcuna preoccupazione. Anche io ero completamente fatta e non opposi alcuna resistenza, anzi, da gran troia inarcai il bacino ed urlai di piacere, godendo degli schizzi che ritmicamente mi donavano scariche elettriche di puro godimento. 
Rimasi tutta la notte bendata. 

 

L’indomani mi svegliai, sentendo gli uomini discutere col proprietario della struttura che si lamentava dei rumori molesti della sera prima. Un acre odore di sudore misto a seme rendeva ancora più inequivocabile la natura del pernottamento spiegando la presenza di quattro uomini ed una sola donna. Io ero di spalle ancora mezza addormentata, col culo di fuori e l’uomo, sulla quarantina, chiese, prendendo coraggio dopo un pò di ciance, se la troietta era disponibile a concedersi un pò anche a lui…
io continuai a far finta di dormire, nel frattempo, dopo avermi fatto girare me lo piazzò in bocca, mi palpò un pò ovunque e dopo avermi riempito la faccia di sperma se ne andò contento, dicendo che potevamo restare quanto volevamo.

Una settimana dopo, cominciai a stare molto male, di una nausea fastidiosa ed inusuale. Diventai depressa ma senza voglia di dormire, pensai così, per caso a quella notte allo ostello. Trasalii. Telefonai di corsa a Luca per chiedergli di portarmi un test di gravidanza. Lasciai scivolare l’urina sul bastoncino col cuore in gola. Positivo. 
Ero incinta e dovevo parlarne coi miei. Così fù, presi coraggio e glielo dissi. Non pensavo di essere pronta a diventare madre, ma non mi permisero di abortire. Il mio pensiero più grande adesso era scoprire a chi apparteneva. E se fosse il frutto del seme dello zio? Chi lo avrebbe spiegato ai miei? 
Quando Luca si rese conto del rischio che avremmo corso se non fosse stato suo e se peggio ancora fosse assomigliato troppo al vero padre, si eccitò. Telefonò a zio Armando e gli chiese di vederci in privato per parlarne. Gli spiegammo ogni cosa. Luca però aveva un’altro desiderio da esaudire. Mi chiese di mettermi a gambe divaricate sui sedili posteriori dell’auto ed invitò lo zio a scaricarmi una bella fiumana di sborra direttamente dentro, mentre lui si godeva lo spettacolo dai sedili davanti, tanto pensava, non potevo più rimanere incinta. Decidemmo che se fosse stato maschio doveva chiamarsi Armando, indifferentemente dalla paternità. 

Passai i nove mesi migliori della mia vita, coccolata ed amata come mai, da tutti. Fortunatamente Luca aveva già un impiego abbastanza sicuro da darci serenità anche per gli anni a venire. 
Durante il settimo mese di gravidanza facemmo una bella vacanza alla vecchia maniera. Villetta in affito sul mare.Avevo un bel pancione rotondo, che mi rendeva ancora più pigra di quanto già non ero. Sole mare e le solite abbuffate. Al contrario di come viene presa una gravidanza da molte donne, il mio corpo mi piaceva, mi sentivo incredibilmente sexy. Impudicamente naturale ne approfittavo per stare spesso in topless, specialmente davanti allo zio e a mio padre. Le zie, non ci badavano e considerando la mia giovane età, mi dichiaravano fortunata. 

Uno di quei caldi pomeriggi dopo che le donne decisero di fare una delle loro lunghe passeggiate, Luca e lo zio decisero di inscenare qulche lavoretto nel capanno degli attrezzi. Li raggiunsi. Lo zio mi fece ancora una volta da educatore, davanti agli occhi estasiati di Luca. Mi spiegò come doveva uscire il bambino. Aprì le mie gambe come un ginecologo, cominciando viscidamente a leccarmi la fica, mandandomi in fibbrillazione ancor prima di cominciare a scoparmi. Il mio fidanzato se lo menava beatamente, invogliandolo, proferendo parole volgari ed insulti peccaminosi. Zio Armando cominciò ad infilare due dita. Tre dita. Quattro. Nel frattempo mi ciucciava avidamente le tette rimproverandomi che ero davvero una gran bella troietta a sventolargliele contro, davanti a tutti, in spiaggia, poi, sbavandomi addosso e sputandomi, mi disse: -Quattro dita non bastano se devi far uscire la testa di un bambino-. Un’ora dopo avevo la sua mano tutta dentro la fica. Mi faceva un pò male, ma si sà, le donne in gravidanza hanno la percezione del piacere molto più amplificata. Ebbi 3 orgasmi interminabili. Il sedere non lo toccarono, avevo le emorroidi, ma si divertirono per una bella ora a riempirmi la voragine di sperma caldo e filante.

Si divertirono molte e molte altre volte a fare a gara a cosa di più grande potevano riuscire a farmi scivolare dentro. Io ovviamente godevo da svenire. Andavo in giro, il pomeriggio, con la scusa di incontrarci con lo zio, sceglievamo il cantiere, nell’orario post chiusura, così poteva giustificarsi con la zia di qualche lavoretto extraorario. In realtà stavamo lì, nella casupola della “mensa” a scopare come i porci e a divertirci della mia incredibile elasticità.

Quando arrivò il momento raccolsi i frutti di nove mesi di eccessi sessuali. Bastavano tre dita per aprire e scorgere la visione della cervice. Molto perplesso il dottore ostetrico, che stava preparandomi al parto, ad alta voce mi disse: “Signorina, ma che gran bella porta aperta per la sua età!” 
Mia madre, dopo aver guardato, incuriosita e colpita dalle parole, vedendo sua figlia con la fica larga più di quella di una mignotta, si vergognò tanto da uscire sconcertata dalla sala. Festeggiammo fieri e commossi il nascituro ma non osò parlare mai di quella figuraccia

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