confessioni scabrose

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La Serenissima solca sicura l’Adriatico, prua al nord.
Le vacanze estive di Giulia sono agli sgoccioli, e le nostre anche: tempo di tornare a Venezia.
Abbiamo passato l’ultima sera a Rimini a casa di Sergio: lui e la sua nuova donna ci hanno offerto una cenetta di saluto, facendoci promettere di rivederci tutti l’anno prossimo, e naturalmente c’erano anche Enrico e la Leti.
Giulia e Jasmine sono andate al cinema per conto loro, e immagino abbiano passato un po’ di tempo con i loro amichetti brufolosi della cinquecento, ma questi sono affari loro.
Serata simpatica, da Sergio: per una volta eravamo tre coppie fisse e consolidate, senza crisi esistenziali o problemi nascosti. Abbiamo chiacchierato tutti e sei sulla veranda per un po’, poi Nadia ci ha invitati a seguirla in sala dove abbiamo scoperto che da buona bolognese è una cuoca con i fiocchi.
Dopo cena siamo tornati in veranda dove abbiamo sorseggiato qualche drink e abbiamo fatto notte…
Sotto la luna (calante come l’estate), con l’alcol nel sangue e i freni inibitori allentati, ci siamo lasciati andare.
Dapprima per coppie, e poi scambiandoci un po’.
Nadia è una schiava perfetta e felice, governata da Sergio con redini strette e piglio deciso, proprio come piace a lei. Dopo essere stata scopata a turno da entrambi i maschi, Sergio me l’ha prestata perché io e la Leti ci divertissimo un po’ con lei mentre Eva si dava da fare a soddisfare i due uomini insieme…
Mentre la mia ragazza si godeva il suo sandwich, noi tre ragazze ci siamo sollazzate un po’ fra di noi, con Nadia occupata a lavorarci entrambe di lingua mentre noi ci sbaciucchiavamo di gusto.
Da brava padrona di casa e da perfetta schiava, Nadia ci ha leccate in tutti gli orifizi, senza trascurare di pulirci con cura anche i piedi. Letizia si è sorpresa nel vedere con quanta passione la nuova compagna di Sergio mi ha leccato gli stivali, e per dimostrarle quanto fosse addestrata bene la nostra nuova amica ho ordinato alla cagnetta di succhierle i piedi nudi dito per dito…
La Leti ha apprezzato moltissimo, e mi sono fatta promettere che manterrà con la tipa la stessa disciplina anche dopo che sarò andata via: Nadia è la schiava di Sergio, ma è importante che si ricordi di dovere obbedienza anche alle amiche del suo padrone oltre che a lui.
Quando alla fine ci siamo salutati, mentre Eva raggiungeva zoppicando la macchina di Leti appoggiata all’amica (Sergio e Enrico l’avevano scovolata in tutti i buchi per oltre quattro ore), Nadia mi ha abbracciata per darmi un bacio di lingua lungo e appassionato, quale non si sarebbe mai immaginata un mese prima.
– Non so come ringraziarti, Pat – mi ha sussurrato stringendosi a me con affetto – Mi hai salvato la vita, e non lo scorderò mai!
– Hmmm… – sorrido io ricambiando il bacio – E tuo marito?
– Chi, Carlo? Oh, lui è già tornato a casa… Fa parte del mio passato ormai. Roba vecchia. Troverà di meglio anche lui.
– Già. Mi chiedo solo se quel “meglio” sarà maschio o femmina…
Abbiamo ridacchiato tutte e due prima di lasciarci.
Ora Eva sembra stare meglio.
Storce un po’ il naso quando si siede ma bisogna capirla: Sergio l’ha inculata per oltre un’ora, e il suo affare è grosso quanto i nostri strapon.
Siamo lontani dalla costa, che ormai è sparita all’orizzonte a causa della curvatura della riviera romagnola: la vedremo ancora brevemente quando sfileremo lungo il delta del Po, e dopo quando avvisteremo il Lido di Venezia. Il tempo è bello anche se l’aria comincia a rinfrescare: il vento è debole e il mare piatto come una tavola.
Navighiamo con il pilota automatico e possiamo rilassarci.
Jasmine sta rigovernando come al solito in giro per la nave, e Giulia è in cabina a studiare per prepararsi al rientro in collegio.
Eva e io siamo sul ponte a goderci la brezza con addosso solo mutandine e canotte leggere.
Ci teniamo per mano mentre osserviamo pigramente l’orizzonte.
– Oggi te l’ho detto che ti amo?
– Almeno tre volte – replico con un sorriso – E io?
– Quattro. Cinque se contiamo quando siamo andate a dormire, visto che la mezzanotte era passata da un pezzo.
– Mai abbastanza, comunque.
Ci baciamo.
Da quanto tempo stiamo insieme?
Mi sembra ieri… ma in realtà ormai è già un po’. A parte il mio matrimonio di convenienza, nessuna mia relazione è durata così tanto. Certo è difficile fissare una data… La prima volta che abbiamo fatto sesso sulla vecchia barca del Fabio? La prima volta che ci siamo dichiarate il nostro amore? Quando è morto Fabio? Oppure quando ho piantato mio marito per andare a vivere con lei?
E’ difficile dirlo, e forse non è neanche così importante.
Però sarebbe bello avere un anniversario da festeggiare.
Siamo stese sullo stesso lettino sul ponte, nude.
Ormai fa abbastanza caldo, anche se la brezza ci fa indurire i capezzoli. Anche per questo siamo strette una contro l’altra… Certo, non solo per questo.
– Pat…
– Sì?
– Ti manca avere un uomo? Intendo, un compagno fisso… Maschio?
Cado dalle nuvole: – Sei impazzita? Io, sentire la mancanza di un portatore di cazzo?
Risatina: – Sì, so come la pensi… Però ho visto come guardavi Guido, ieri. Non era solo il suo cazzo che volevi.
Trattengo la mia tipica risposta brusca e rifletto. Eva è giovane, ma molto perspicace; legge benissimo nelle persone, e soprattutto dentro di me. Non è un caso se studia psicologia… Infatti ha ragione. Di solito trovo gli uomini poco interessanti come persone, e il cazzo è l’unica cosa utile che trovo nella maggior parte di loro.
A volte però qualche maschio si rivela più profondo degli altri, e oltre che per scoparlo mi attrae anche per qualcos’altro… Essendo una cacciatrice mi viene voglia di prendergli anche qualcos’altro oltre che l’erezione e un po’ di seme.
A volte voglio sentirlo mio.
Non è successo spesso, ma è successo. Per esempio con Guido, ed è proprio questo tipo di interesse che Eva ha osservato.
Pochi altri, in verità… A parte Fabio.
Già, Fabio…
– Avresti preferito che Fabio fosse ancora con noi?
La capacità di Eva di inchiodarmi ai miei stessi pensieri è inquietante.
E troppo spesso mi confonde ponendomi domande che non sapevo di avere in serbo per me stessa.
– Eh… Non ci avevo mai pensato.
– Vedi? Non hai detto di no.
– Eva, non farmi dire quello che non ho detto. Non sono una tua cavia da laboratorio.
– Scusa. Cambio la domanda: ti manca?
Rifletto.
Poi rispondo sinceramente: – No, non sento la sua mancanza… Nel senso che non provo il desiderio di averlo ancora qui con noi. Però avverto come un vuoto là dove c’era lui.
– Spiegati meglio.
– Insomma: non sono mai stata innamorata di lui, quindi il vuoto che sento non è nel cuore. Lì ci sei solo tu… E prima di te non c’è mai stato veramente nessun altro. Però mi piaceva: lo consideravo un amico, e aveva un suo posto in quanto tale dentro di me. Il suo posto era qui sulla Serenissima, e trovo che la sua assenza si senta.
– E pensi che la sua assenza sia colpa mia?
Mi tiro di scatto a sedere, come se mi avesse punta una vespa.
– Mi stai chiedendo se penso che tu lo abbia ammazzato?
– Sì.
Ecco dove voleva andare a parare la giovane strizzacervelli.
Non sta analizzando me: sta indagando su se stessa.
– Cazzo, Eva! Ma come ti viene in mente…
– Ce l’ho in mente da quando è successo. Ogni giorno; ogni ora…
La guardo. Ha gli occhi lucidi.
– Eva…
– Ho bisogno di una risposta Pat.
Inspiro a fondo. Il problema con Eva è che non si riesce ad ingannarla facilmente… Anzi, è praticamente impossibile.
– Non lo so neppure io – ammetto sinceramente – Ho smesso di chiedermelo, e credo di aver rimosso il problema.
– Non è mai una cosa buona rimuovere dubbi come questo, Pat.
– E va bene – esclamo, esasperata – Lo hai ammazzato?
Ora Eva sta davvero piangendo sommessamente.
– Non è questo il punto, Pat… Te lo dirò, ma prima ho bisogno di sapere se tu pensi che lo abbia ammazzato.
Cazzo.
Ricordo perfettamente l’espressione di Eva quando è successo. Era estatica.
Certo, aveva appena avuto un orgasmo: stavano scopando come animali, lì sulla prua della Serenissima… Fabio stava avendo un infarto mentre lei godeva, e Eva non si è fermata. Era accecata dalla furia dei sensi, o era consapevole di quello che stava succedendo? L’aveva fatto apposta? Sapeva che Fabio era malato…
Conosco Eva. So di cosa è capace.
Ricordo benissimo di come ha ucciso a sangue freddo i cetnici che ci avevano catturate al largo dell’Istria: era fredda, gelida come un’assassina professionista.
Eva è perfettamente capace di uccidere a sangue freddo.
Però ucciderebbe un amico? Un amante? Uno che le vuole bene?
Ucciderebbe me?
Probabilmente è per questo che ho rimosso la domanda.
– Pat! Pensi che io abbia ammazzato Fabio?
Il suo è quasi un grido d’angoscia.
Anche lei deve aver lottato a lungo con questo dubbio, solo che se lo è tenuto senza rimuoverlo. Dev’essere stato tremendo per lei.
Mi colpisce un pensiero: se si è tenuta dentro quel pensiero terribile, che io potrei crederla un’assassina, significa che per lei è doloroso pensare che io possa crederlo.
Ho la mia risposta.
– No Eva. Non credo che tu lo abbia assassinato. Credo sia stato un incidente.
Lei scoppia finalmente in lacrime.
Mi abbraccia e piange, di un pianto liberatorio, senza freni.
E’ un bene che Giulia e Jas non siano in vista…
La stringo finché i singhiozzi non si placano.
Si accuccia accanto a me, con il viso sulla mia spalla. La abbraccio stretta.
Restiamo in silenzio per un po’.
Poi lei riprende il discorso, con voce più rilassata.
– La verità è che non lo so bene neppure io. Vedi, bisogna pensare al contesto. L’incubo della St.Cyril era recentissimo. Tutti quei morti, quella violenza bestiale, il sangue, gli stupri, le torture…
Ho un brivido ripensandoci. Gli amici torturati a morte; Hamid che mi stupra sul tavolo; io che uccido Irina con una fiocina… La nostra vita è cambiata per sempre, sulla St.Cyril.
– La mia vita era un casino – riprende Eva – Essenzialmente ero una mantenuta. Una sgualdrina. Non ero molto fiera di me… Però era una vita facile. Non amavo Fabio, e lui non amava me, però ci piacevamo a vicenda. Il sesso con lui e intorno a lui era fantastico. I soldi, la barca, i viaggi… E il sesso libero, senza legami stretti. Perfetto.
Poi però sei arrivata tu…
Ho un fremito, ripensando al nostro primo incontro. Era così giovane…
– Ero così giovane – dice lei a voce alta – Giovane e depravata. Mi divertivo e mi facevo schifo al tempo stesso. Tu eri così… Così Pat! Eri bella ma non te ne curavi troppo… Eri libera, forte, decisa; soprattutto così sicura di te! Eri tutto quello che avrei voluto essere io.
– Non ero affatto libera. Ero intrappolata in un matrimonio di convenienza… In fondo ero una mantenuta anch’io, proprio come te. In più, con l’ipocrisia di un matrimonio in cui non avevo mai creduto.
– Forse. Però io ti vedevo come una che teneva in pugno la sua vita. Mi sei piaciuta subito per questo: ti ammiravo… Poi ho scoperto quanto eri brava a letto, e ho cominciato a desiderarti. Mi masturbavo pensando a te dopo essere stata con Fabio, o con altri… Sei stata la mia prima fantasia omosessuale. Ero già stata con altre donne, ma sempre di sfuggita, come parte di festicciole di cui il Fabio era sempre il vero motore.
E’ vero… Fare sesso con Eva è stato fantastico fin dalla prima volta. Prima di lei ero sempre stata attratta dalle donne, ma mai in modo così prepotente. Sapevo di essere bisessuale, ma non avrei mai pensato di innamorarmi di una donna… Certamente non più che di un uomo.
– Insomma… Mi piacevi, ti ammiravo, volevo fare sesso con te: ero innamorata di te. Volevo essere tua. Però ero di Fabio.
– Fabio piaceva anche a me.
– E tu piacevi a lui. Però nessuna di noi era innamorata di lui, né lui lo era di una di noi due. Era un bel triangolo, senza gelosie…
– E’ vero – ricordo io – Farlo in tre era perfetto…
– Però io ero innamorata di te! Volevo stare con te, e magari avere lui di contorno, insieme a te… Invece era il contrario. Era un tormento.
Non dico niente. Per molti versi per me era lo stesso.
– Ci è voluto tempo perché elaborassi i miei sentimenti per te… Io non sono omosessuale. Non sono neanche veramente bi, anche se mi piace giocare con le donne. Non avevo mai neppure immaginato di innamorarmi di una donna! Ero così giovane, non ero mai stata innamorata di nessuno…
La stringo a me, percependo nuove lacrime in arrivo.
Lei si placa e rimane in silenzio qualche minuto, riprendendo il controllo.
– Insomma: stavo con Fabio, ma amavo te. Poi è successo tutto quel casino sulla St.Cyril, e abbiamo visto tutti la morte in faccia. Sono diventata adulta e ho cominciato a pensare al domani… Ho capito che nel mio domani volevo ci fossi tu prima di chiunque altro, e non Fabio, per quanto gli potessi voler bene.
Già. Lo stesso pensavo io… E’ stato così che ho maturato la decisione di lasciare mio marito.
– Sapevo che Fabio stava male. Non era giovane, non sarebbe comunque durato per sempre. Lui sapeva di noi due: era dilaniato a sua volta… Ci voleva bene ed era contento per noi; però non voleva neanche essere escluso. Però se non era escluso, lui restava al centro del triangolo.
– Era difficile per tutti e tre – concordo io.
– Sì. Ero così confusa… Lui era malato di cuore. Mi avevano detto che sarebbe potuto succedere in qualsiasi momento, ma soprattutto in una circostanza di forte eccitazione. Una parte di me di cui non ero fiera sperava che succedesse presto, così sarei stata libera di rimanere con te… All’epoca non pensavo neanche al fatto che eri sposata. Oppure pensavo di essere semplicemente la tua amante, non so…
– Stavo per piantare mio marito in ogni caso.
– Certo, so che avresti saputo gestire la situazione: lo facevi sempre…
Per un istante i suoi splendidi occhi blu sorridono.
Bacio via le sue lacrime, e la sento stringersi a me.
– Mi vergognavo dei miei pensieri. Volevo bene a Fabio e sapevo che lui ne voleva a noi… Speravo che le cose si aggiustassero: tu avresti saputo cosa fare.
Sono un po’ imbarazzata dalla fiducia di Eva nei miei confronti… Magari fossi così capace come mi dipinge!
– Era tutto finito: l’incubo si era concluso ed eravamo salvi tutti e tre sulla Serenissima… Tu eri lì, al timone: il punto fisso della mia vita. Ma io ero lì a prua, a scopare con Fabio come una puttana qualsiasi… E stavo anche godendo! Mi disprezzavo. Pensavo al mio piacere per combattere il disgusto di me stessa… Non ho sentito subito i suoi sussulti irregolari. Poi quando li ho avvertiti ero sul punto di venire, e li ho ignorati. Nel pieno dell’orgasmo ho capito cosa stava succedendo, ma cazzo… Stavo godendo! Ti ho sentita gridare…
La sento rabbrividire.
– E’ stato un attimo. Ho esitato. Ho pensato che se avessi fatto finta di ingannare me stessa, di non capire cosa stesse succedendo, tutti i nostri problemi si sarebbero risolti. Ho anche pensato che conoscendo Fabio, quello era il modo migliore per andarsene: scopandomi sulla sua barca… Molto meglio che in un ospedale, di lì a pochi mesi o magari a pochi anni!
– Eva…
– No, lasciami finire! E’ da tanto che devo sfogarmi…
La stringo più forte e la lascio parlare.
– Ho provato orrore per me stessa. Non potevo fare una cosa del genere a una persona che mi voleva bene… Poi ho sentito il suo orgasmo. Potentissimo. Il suo seme che mi schizzava dentro, con una potenza mai avvertita prima.
Un altro brivido.
– Ero ancora in pieno orgasmo. Setirmelo godere dentro con tanta forza mi ha mandato letteralmente in orbita. Ricordo di aver gridato, irrigidendomi tutta. Tu stavi arrivando di corsa, ma la mia mente era svuotata: lavata dall’ondata del piacere… Ogni fibra del mio corpo, ogni cellula del mio cervello era in pieno blackout. Sapevo che dovevo fare qualcosa, alzarmi, soccorrere Fabio… Non ce l’ho fatta.
Questa volta sono io a fremere, ripensandoci… Uno dei più brutti momenti della mia vita. L’impotenza, la sensazione di inutilità…
– Tu sei arrivata prima che potessi riprendere il controllo di me stessa. Mi hai spinta via, hai soccorso tu Fabio… Mi sono sentita così inutile, così incapace… E così in colpa! Ho provato un disprezzo ancora più profondo di prima per me stessa…
– Eva ti prego… E’ stato come dicevo io: un incidente. Non c’è niente di così sbagliato in te o in quello che hai fatto. E’ perfettamente comprensibile. Fabio è stato sfortunato, e tu hai ragione: potendo scegliere come morire, lui avrebbe voluto che succedesse proprio così!
– Forse… Non lo sapremo mai. Però io sono diventata una donna in quel momento. Vedendo te che cercavi di soccorrerlo, ho deciso che volevo essere migliore di così. Volevo essere degna di te. Volevo meritare quel che la vita mi stava dando, e volevo riscattarmi per quello che avevo appena fatto… O non fatto, non lo so neppure io! Dovevo reagire, e non ne sono stata capace. Forse è comprensibile che non ci sia riuscita, come dici tu… o forse no. Non mi perdonerò mai. Però è stato allora che ho deciso che non sarei mai più stata una mantenuta: sarei andata all’università e sarei diventata una donna e una compagna degna di te.
Provo un fremito di orgoglio per la mia compagna. Adesso anch’io ho le lacrime agli occhi.
– Oh tesoro… Lo sei! Sei una donna, e sei la mia compagna.
– Pat… Io non volevo fare del male a Fabio. Però l’ho ammazzato io. E una parte di me ne era consapevole. E’ giusto che tu lo sappia…
– Sshhh… – la stringo e la bacio sulla guancia – E’ tutto passato, Eva. Fabio è andato, senza soffrire e nel migliore dei modi. Tu sei cresciuta e io sono fiera di te. Stiamo insieme e nessuno ci dividerà mai… E’ tutto a posto.
– Perdonami se non sono stata capace di perlartene prima, Pat… Deve essere stato terribile per te non sapere con certezza se stavi con un’assassina.
– Te l’ho detto: non lo penso ora, e non lo pensavo prima.
– Oh Pat… Ti prego, non mandarmi via! Perdonami per quello che ho fatto a Fabio… Io voglio essere tua!
La stringo fortissimo. Le bacio i capelli. La lascio sfogare.
– Tu sei mia; lo sei, e io sono tua. Non ho niente da perdonarti, ma sono sicura che Fabio lo farebbe anche lui, perché è stato un incidente. Non puoi essere colpevole solo per un pensiero fulmineo che ti è occorso nel momento sbagliato. Saresti colpevole se avessi scelto e progettato di ucciderlo, ma non è stato così. Sei solo un essere umano con i suoi problemi e le sue debolezze… E hai una coscienza.
I singhiozzi si placano poco a poco.
– Hai una coscienza bellissima – ripeto – Hai anche una testa sveglia, sei simpaticissima, hai corpo stupendo, e io ti amo da impazzire.
Eva rialza la testa: ha gli occhi gonfi, ma ora brillano.
– Ripetimelo – dice con un sorriso un po’ timido – Mi è piaciuto tantissimo, voglio sentirlo ancora.
Sorrido guardandola negli occhioni blu: – Mi piace tutto di te: la tua anima, il tuo cervello, la tua personalità… E il tuo splendido corpo!
***
Ci giriamo sulla schiena per arrostirci le chiappe, ma continuiamo a tenerci per mano.
Non credo che ci siamo mai sentite così vicine… Un grosso ostacolo fra noi è stato finalmente rimosso.
La Serenissima naviga sicura verso nord.
Controllo i comandi: lo schermo radar è pulito, le condimeteo sono perfette e il pilota automatico non ha bisogno di assistenza… Lontano, a ovest, si intavvede il delta del Po.
Giulia e Jasmine non si vedono; torno al lettino e mi stendo nuovamente accanto a Eva.
Lei mi riprende la mano, e io la stringo sentendomi battere forte il cuore.
La compagna della mia vita…
Un ostacolo è stato rimosso, ma ne resta un altro. Un macigno.
– Eva…
– Pat?
– Tu credi davvero nell’amore?
– Cosa vuoi dire?
– Sai, tutti quei luoghi comuni: insieme per sempre, finché morte non vi separi, e così via…
– Beh, prima non ci credevo affatto. Oggi che sto con te, mi sembra così normale… Pat, qual è il problema? Parla chiaramente ti prego!
Sospiro, girandomi sul fianco per guardarla.
Eva è bellissima. Vent’anni, bionda naturale tendente all’oro chiaro, oppure platino se preferite… Alta quanto me, snella, flessuosa; occhi blu intenso, nasino all’insù, guance appena scavate, collo da cigno. Una Claudia Schiffer dei tempi migliori, però più giovane e meno algida. Ventre piatto, seno pieno e sodo: una seconda abbondante, ma con le tette a punta da modella. E due gambe da infarto: lunghissime, chilometriche… Ha una pelle perfetta: chiara ma facile all’abbronzatura, che diventa subito color miele intenso. E’ una di quelle bionde nordiche che non hanno nessun bisogno di depilarsi, mai: la sua peluria è così chiara e sottile che fa sembrare la sua pelle quella di una pesca dorata, e rende le sue cosce ancora più attraenti ed eleganti. Insomma, è uno schianto.
– Smettila di guardarmi così… Mi imbarazzi.
– Eva, cosa farai quando avrai quarant’anni e sarai al culmine della tua bellezza? Io per allora sarò una vecchia…
– Hofferdommer!
Resto un attimo di sale.
La bestemmia olandese più frequente nel lessico comune dei Paesi Bassi era l’ultima cosa che mi aspettavo di sentire da lei in quel momento.
Si solleva sul gomito e mi guarda inviperita: – Lo sapevo che prima o poi te ne saresti uscita con una stronzata del genere! Queste cose non le devi nemmeno pensare!
– Eva, io ho vent’anni più di te…
– E allora? Ma tu credi che io mi sia innamorata di te per i tuoi muscoli da atleta o per il tuo culo da danzatrice di samba? Pensi che sia questo che mi fa sciogliere quando ti guardo? Certo, è la prima cosa di te che salta all’occhio, e contribuisce molto a farmi ingrifare quando ho voglia… Ma ho una notizia per te: quando mi masturbo pensandoti, non immagino il tuo fondoschiena. Penso ai tuoi occhi, grigi come le onde del mare del Nord. Penso al tocco delle tue mani, che conoscono ogni singolo nervo del mio corpo come nessun’altro al mondo… Penso al suono della tua voce quando mi fai le coccole. E sì, lo ammetto: penso anche al calore della tua lingua quando mi lecchi lì! E tutte queste cose saranno ancora al loro posto quando avrò quarant’anni. Quindi piantala con le tue banalità e leccami la fica, adesso!

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