contatto

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La vidi in stazione. In una città sconosciuta. La prima volta dal vivo. E già mentre si avvicinava sorridendo, sentivo il formicolio all’inguine che preannunciava l’esplosione della mia voglia di prenderla. Quei capelli rossi, il sorriso, e quell’accento esotico mi mandavano già in tilt da tempo. Ora, durante l’abbraccio e il timido bacio, odori e sapori completavano il quadro.
Il tragitto verso la camera d’albergo fu veloce, e frettoloso. Senza nemmeno rendermene conto, già chiudevo la porta della camera. Mi girai verso di lei, che già si avvicinava. Lo sguardo più languido, nell’intimità della matrimoniale. Fu allora che ci demmo il primo vero bacio. Le lingue fuse, prima timide, poi sempre più affamate, sempre più esploratrici.
Le mie mani erano sui suoi fianchi. Ne saggiavo la forma, ed esploravano anche loro. Si spostarono sulla schiena. La camicetta leggera faceva sentire il gancio del reggiseno. Con una mano, sganciai i ferretti e con calma passai sul davanti.
Sentii la pienezza del suo seno, i capezzoli già turgidi al centro del palmo della mia mano. Il mio sesso era già rigido. Tanto da poter controllare l’erezione a mio piacimento. Con le mani sui seni, lei smise di baciarmi per sospirare liberamente. Ne approfittai per baciarla sul collo, dietro l’orecchio. Ad ogni contatto delle mie labbra con la sua pelle, i suoi lievi sussulti di piacere. Il suo punto debole. Il collo. Indugiai con le labbra lì, mentre con le dita titillavo i capezzoli, adesso direttamente, avendole nel frattempo sbottonato e tolto la camicia.
La sentivo spingere il suo pube verso il mio. E io assecondavo e spingevo allo stesso modo. Slacciai la lampo dietro la gonna. Nel frattempo lei mi spogliava. Ero già senza camicia. E il mio pantalone cadde all’unisono con la sua gonna.
Sotto le mani sentivo pizzo. Era la sua culotte, che fasciava il suo corpo perfettamente. Non resistevo più. Dovevo toccarla lì. Infilai le dita sotto il bordo della culotte, poco sotto l’ombelico, e seguii il contorno fin tra le cosce. Lei spingeva in avanti. A cercare il contatto. Sentivo La sua pelle liscia e morbida, verso i luoghi più teneri del suo corpo, il suo calore umido, tra le sue labbra carnose. Mi feci strada tra le sue meravigliose pieghe, e all’improvviso avevo le dita nel suo miele. Copioso. Caldo. Potevo già percepirne l’odore inconfondibile.
La guidai vero il letto. “Sei bellissima, amore mio”, le dissi. Lei sorrise. Si stese e le fui sopra. La guardavo tutta. Mi riempivo gli occhi del suo corpo. Aveva un bellissimo gruppo di nei sullo sterno, tra i seni. La volevo. Presi a baciare proprio lì. Sullo sterno. Mentre sentivo il profumo della sua pelle. Scendevo lentamente e spostandomi di lato. Baciando la curva del suo seno arrivai al capezzolo. Lo sfiorai con le labbra e sentivo il suo respiro. Passavo le labbra sul capezzolo. Poi aprii la bocca, e raccolsi quella meraviglia in bocca, titillando veloce con la lingua. Lei aprì istintivamente le gambe. Era eccitata. Ma non toccavo il suo sesso. Doveva riempirsi di rugiada. Come piaceva a me.
Presi a scendere con la bocca. Mi ritrovai all’ombelico. Lo baciai. Lei ondeggiava con le anche. Cercava un modo per dare sfogo alla voglia. Aveva bisogno di contatto tra le cosce. Sentiva il suo sesso pulsare di voglia.
Continuai a scendere con i baci. Sentivo il suo odore, mentre i baci erano arrivati sul suo curato ciuffetto di peli. L’odore di femmina mi eccitò ancora di più. La lingua venne fuori da sola. Senza che nemmeno me ne rendessi conto. Mi spostai per essere tra le sue gambe. Guardai il suo sesso aperto. Carnoso, luccicante. Il suo latte era denso e profumato. “Che meraviglia!” esclamai. Tirai fuori la lingua e, partendo dal perineo, salii lungo tutta la fessura. Raccogliendo tutto il suo nettare, infilando veloce la lingua quanto più a fondo potevo. Ma solo una volta. Il suo sapore mi invase il cervello. Ingoiai un intero sorso della sua voglia, cosa che mi sconvolse i sensi.
Presi a leccare tra le pieghe. Dolcemente, gustando ogni centimetro di carne. Ogni goccia di umore, mentre con le mani mi aiutavo a divaricare le sue labbra. Massaggiando. Sentivo la sua orchidea chiudersi e aprirsi ripetutamente sulla mia lingua. Il suo bacino si sollevava ritmicamente. Assecondavo il movimento con la lingua, mentre mi avvicinavo al clitoride. Le dita si infilavano tra le grandi e le piccole labbra. Gemevo di piacere e lei con me. Il naso sfiorò il clitoride. Un lieve sussulto. Ne voleva. Allora scivolai più su con la lingua. E presi a leccare dolcemente tutto attorno al suo turgore. Prima piano e con la lingua rilassata. Poi, mentre le dita si insinuavano di più dentro di lei, irrigidii la lingua e presi a titillare con decisione. Con movimenti rotatori. Avevo metà viso bagnato di lei. Il sesso durissimo. Lei gemeva rumorosamente, e mise le mani sulla mia nuca, spingendomi verso il suo sesso. Le mie dita alternavano penetrazioni a carezze leggere tra le labbra. E la lingua massaggiava il clitoride. Il suo movimento diventò più veloce. “Si amore, sì”, sussurrava mentre io gemevo.
Poi all’improvviso “Infilamelo, amore, ti prego”, sussurrò. Stava arrivando, e voleva godere con me dentro. Mi arrampicai veloce su di lei, che non smetteva di far ondeggiare il bacino. Ero così durò che non ci fu nemmeno bisogno di guidare il mio sesso dentro di lei. Posai la punta, percependo il suo calore sul glande. Un brivido mi percorse la schiena, mentre guardandola negli occhi, sorrisi e scivolai dentro di lei, tutto, fino alla base del sesso. Lei chiuse gli occhi, gustando quel momento, che feci durare qualche istante, prima di sfilarlo quasi tutto fino alla punta. Per poi infilarlo di nuovo. Diventai subito più veloce, mi stesi su di lei e presi a massaggiarle il sesso da dentro, fino in fondo, mentre sfregavo col pube sul suo clitoride. Lei incrociò le gambe sulla mia schiena, e mentre penetravo ancora, esplose il suo orgasmo. Tra i suoi gemiti incontrollati, Il suo sesso divenne più caldo e lubrificato. La sentivo tantissimo sulla mia punta. Mentre lei veniva, portai la mano dietro di lei e le toccai l’ano, per sentire le contrazioni del suo orgasmo, e questo mi eccitava. Regolai i miei movimenti per armonizzarli con le sue pulsazioni. Stavo arrivando anch’io, Resistevo solo perché il suo orgasmo si esaurisse completamente. Con mia sopresa, anziché rilassarsi, dopo l’orgasmo lei mi sussurrò “scopami a fondo”. Allora presi a penetrarla con vigore e delicatezza. Il rumore del mio pube che sbatteva sul suo mi eccitava, così come il rumore umido del mio sesso dentro il suo. Ormai avevo oltrepassato la linea del non ritorno. Mi sollevai tirando fuori il mio sesso proprio nel momento in cui arrivava fragoroso il mio orgasmo. Ero in ginocchio davanti a lei stesa. Lei capì, si mise seduta davanti a me, e tenendomi il sesso alla base, fece in tempo a posare la sua bocca sulla mia punta per raccogliere tutto il mio seme, che in quel momento prese a sgorgare. E con sapienza, lei accentuò il piacere con lingua e mani, fino a che anche il mio piacere si placò.
Si dissetò col mio piacere, guardandomi negli occhi. Sorrise. Mi accasciai su di lei, continuando a guardare i suoi occhi. Avevamo già voglia di ricominciare.

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