Cu figghiu meu sugnu stata scoperta

“Mamma le mie amiche vanno via, ti salutano…”, mia figlia si fermò attonita sull’uscio della cucina. Sollevai di poco il capo, colsi la meraviglia sul suo volto. Stupefatta mi guardava come tramortita. Io, incapace di qualsiasi reazione, riabbassai la testa. Solo allora percepii quanta saliva avevo lasciato colare sul divano. Ero lì con Calogero dietro che si dava da fare. Io sulle ginocchia, i gomiti poggiati sullo schienale, gli occhi straziati dal piacere, la mente in un lussurioso visibilio e mio figlio che mi pompava in figa come un forsennato.
“Mamma non è qui, sarà uscita!”, con una scusa Rosalia voltò subito le spalle ed accompagnò le sue amiche alla porta senza che mi scoprissero in quella situazione oscena. Il tempo di chiudere la porta di casa ed eccola ritornare in cucina: “Ma! Io te lo mando di qua che, tutto allupato, importuna le mie amiche e tu te lo scopi?!”. “Eh” le feci soggiogata dal piacere, senza manco guardarla in faccia. “Ma sei impazzita? Ti rendi conto che.. che state facendo… che state scopando!?”, continuava sconvolta. “Un po’… solo.. solo un po’.. poi ci fermiamo”, farfugliai eccitata ed intontita come una troia. “Ma è Calogero!”, riprese la sua ramanzina. “Oh Rosalia! E piantala! Se eri buona te lo scopavi tu! Gioventù bruciata!”, le dissi sforzandomi di guardarla con calma per darmi un tono di sobrietà certamente inopportuno. Mi sistemai i capelli dietro le orecchie ma fu praticamente inutile perché mio figlio mi sballottava senza soluzione di continuità. “Come sarebbe!”, fece lei. Io strinsi le mani sul divano e venni sussultando. “Torna in camera tuaa..”, le ordinai. “A jèttati all’aria! Ti faccio vedere io! Papà!!!”, sgranai di colpo gli occhi: “Ferma! Che fai! Sta zitta!”. “Ti faccio vedere io, non sono buona? Vuoi sfidarmi?”, mi ripeté e si sbottonò i jeans piazzandosi proprio davanti a me, sostenendosi sullo schienale del divano. “Zitta.. zitta!”, mi lagnavo ma lei era decisa: “Papà schiodati da quel computer!”. La mandai a quel paese: “Ma va scasaci a minchia!”. Sentimmo la porta dello studio di mio marito aprirsi e lui attraversare il corridoio. “Chi voi Rosalia? Che succede?”, irruppe in cucina. “Ehm ciao..”, gli feci, accaldata e sbalestrata da mio figlio, lì ferma come una stupida senza riuscire a far nulla, preda del piacere più depravato, con la figa che pulsava e stillava umori su umori. “Fottimi pà”, gli disse mia figlia mostrandogli il culo. Lui restò lì impalato, incredulo, decisamente sconcertato. Fissò pure Calogero che non si fermò un istante e sotto sforzo lo incitò: “Troppo beddu pà!”. Sul suo volto calò il disagio, guardò me poi Rosalia col culo fuori e ben pronunciato. Per un attimo diede l’impressione di essere completamente disorientato, poi esclamò: “Cosi i nesciri pacci!”. Non si sottrasse mica a quella bella scopata che gli veniva posta su un vassoio d’argento: “Rosalia ti fazzu assaggiare u cannolu ca rricotta!”. Che porco mio marito, le si avvicinò tirando fuori il suo cazzo e la prese da dietro. Io allibii e non so come, venni subito in un nuovo sfavillante orgasmo. “Oh pà che bedda minchia dura chi tieni”, Rosalia sospirò e mio marito prese a fotterla.
Appena mi ripresi gridai minacciosa all’indirizzo di mio marito: “Non venirle dentro!”. “Neppure tu devi venire dentro mamma”, fece in risposta Rosalia a Calogero. Sorrisi, la guardai, spinsi il collo verso di lei e la baciai. Ci stette, ricambiò il bacio ed iniziammo a limonare. Eravamo protagoniste di un godimento eclatante che, presto, si manifestò in suoni profondi e voluttuosi. Mio marito fotteva mia figlia come un forsennato, con lei mostrava una frenesia elettrica che con me raramente aveva avuto, e Rosalia, proprio in faccia a me, spasimava sognante con contorsioni e tremiti, mi baciava, sbavava, godeva travolta da quella gioia carnale. Calogero continuava imperterrito ed io mi ritrovavo più eccitata di prima. Non avrei mai pensato di vivere una cosa simile con la mia famiglia. E’ un fatto curioso, singolare, certamente inconsueto, eravamo tutti infoiati come bestie e godevamo all’impazzata. Rimbombava in tutta la stanza quel confuso moto di assordanti gemiti, sospiri, parole farfugliate e gridolini soffocati. I maschi ci davano dentro, stavamo scassando quel divano che ora resisteva scricchiolando alle nostre ripetute sollecitazioni, gli elastici rumoreggiavano, le giunzioni pure, i cuscini mi parevano deformati, più che soffici, erano gommosi.
Esplosi nell’ennesimo orgasmo colando comu na schiumarola e fu allora che percepii odore di bruciaticcio: “Uh i piparelli! Fermati Calogero!”. Ma ci volle un po’ perché mio figlio si fermasse! E intanto i biscotti erano andati bruciati! Calogero era davvero indiavolato, pensate che, il tempo di correre al forno e ritornare da lui, e già era coi piedi sul divano a ficcare il cazzo in bocca a Rosalia che succhiava comu na bedda scupina, pareva che tenia nu liccammommu! Lo rimproverai: “Scinni! Scinni!” e, tornando al mio posto, mi spalancai con le mani le chiappe. Guardai con occhi di sfida mia figlia poi dissi a Calogero: “Ora ficcalo qui!”. Lui fu entusiasta, proruppe in un meravigliato “ohhh” poi lo sentii precipitarsi alle mie spalle: “Sì mamma ti rumpo u culo”. Calogero fu tra le mie chiappe con la sua deliziosa, enorme meraviglia. Entrò secco, lo posizionò dentro, lo schiacciò, pigiò ancora poi spinse con due botte ruvide. Fantascio! Cominciò così a fottermi.
“Pà pure tu, nel culo mio, su!”, eccola lì mia figlia che accettava la mia sfida e, per competere con me, ora dava al padre pure il sedere. Mi fissò dritto negli occhi mentre mio marito si eclissò alle sue spalle. Lui dovette prepararla per bene tra leccate e lavoro con le dita oppure era già bella slacciata perché, quando riapparve alle sue spalle dopo qualche minuto, le si incuneò dietro senza troppe incertezze. Lei sospirò e fu penetrata. Io bofonchiavo, ero tenuta stretta ai fianchi da Calogero che mi martellava dentro con irruenza. Rosalia gemeva, stringeva i denti e guaiva impazzita mentre il papà la caricava per bene, la sfondava e continuava a scoparla senza placarsi. Lei vibrava in orgasmi assordanti, chissà quante volte era venuta fino ad ora!
“Mamma voglio venirti nel culo”, mi diceva mio figlio ma io mi gustavo solo i miei amplessi. “Vugghiu sburrarti ntu culu!”, chi facci i mpigna mio figlio, me lo ripeteva in continuazione. “Pà pure tu, vienimi nel culo!”, biascicò allora Rosalia. Pochi attimi ancora e sentimmo mio marito e mio figlio esplodere in degeneri orgasmi gridati. Calogero si accasciò su di me, mio marito su mia figlia. Le riempì il culo ed esclamò affannato: “Miiii Rosalia! T’haju nchiavatu comu ‘na bottana!”. “Oh come ti permetti Pà!”, rispose lei con un’aria fintamente incazzata. “Oh scusa, non volevo”, si affrettò lui a rabbonirla. “Scusa ‘n minchia – lo interruppe, poi, torcendo il collo verso di lui, gli fece – Ti perdono sulu si u rifacciamo”.
Io sorrisi, afferrai con entrambe le mani il viso di Rosalia, la baciai orgogliosa. Da quel giorno in casa prendemmo a fottere comu cunigghi.

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