Curriculum vitae

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Il lunedì mattina segna l’inizio di una settimana lavorativa per Federica che alle 7:00 è già sotto la doccia e dopo aver indossato uno dei suoi tailleur, un po’ di trucco esce dirigendosi in auto verso l’ufficio.
38 anni, sposata con un noto avvocato, niente figli, Federica Rossi è la responsabile del personale dell’ATY S.p.A. una società multinazionale operante nel campo pubblicitario; alta 170 cm, occhi scuri, capelli neri lisci fino alle spalle, fisico snello.
E’ una donna dal carattere forte e deciso, con una passionalità nascosta da un comportamento freddo e distaccato che gli viene imposto dal ruolo che ricopre in ambito lavorativo.
Come al solito arriva in ufficio prima dell’orario di lavoro, sa già che sarà una giornata lunga e faticosa, infatti sono previsti colloqui con candidati ad entrare nell’organigramma societario.
Il posto più importante da coprire è quello di suo vice, che ormai da troppo tempo è scoperto. Tolto il cappotto, si siede dietro la sua scrivania, sempre ordinatissima, ed apre un fascicolo intitolato “CANDIDATI.”
Inizia a sfogliarlo, ci sono i nomi delle persone che dovrebbero presentarsi per i colloqui, la sua attenzione si ferma su un nome di un candidato per il ruolo di suo vice: Marco Bianchi.
Questo nome è evidenziato, capisce subito che non avrà molta libertà nella scelta del candidato da assumere, anche perché il cognome è lo stesso dell’Amministratore della società.
Alle 10:00 in punto la sua segretaria l’avverti’ che i candidati erano arrivati e Federica iniziò i colloqui.
Dopo 5 persone, cui fa le solite domande di rito e il colloquio termina con un “le faremo sapere”, arriva il momento di Marco Bianchi; 33enne, altezza circa 180 cm, occhi chiari, capelli corti castano chiari, fisico asciutto, si siede di fronte a Federica che dopo aver letto il suo curriculum alza lo sguardo verso di lui dicendogli che il suo c.v. non è affatto soddisfacente, non lo ritiene all’altezza dell’importante compito di suo vice ma che purtroppo è costretta ad assumerlo lui sa bene perché.
Conclude il colloquio dandogli appuntamento per l’indomani mattina alle 8:00 per iniziare questa esperienza lavorativa.
Per proforma Federica dovette terminare anche gli altri colloqui previsti.
Passò circa un mese, Marco, come aveva capito fin dal colloquio, trovava molte difficoltà e soprattutto l’ostilità di Federica, la quale cercava sempre di sminuirlo, di porlo in secondo piano, non ascoltava i suoi consigli e, nel limite del possibile, cercava di non delegare nulla a lui.
Una sera Marco chiese un colloquio con lei, Federica lo fece accomodare nel proprio ufficio, lei seduta dietro la scrivania, impegnata a leggere carte su carte.
Quando si fu seduto davanti a lei, alzò gli occhi depose il foglio che stava leggendo e gli disse: “Prego sig. Bianchi mi dica.”
Marco iniziò dicendo: “Per prima cosa volevo ringraziare, lei e la ditta per avermi dato la possibilità di lavorare per voi, però mi sento poco motivato e poco considerato.”
Federica lo ascoltava con attenzione dopo un attimo di silenzio, con voce calma e tranquilla rispose: “Sig. Bianchi lei è stato assunto solo perché parente del nostro Amministratore, fosse stato per me, visto il suo c.v., non l’avrei mai assunta. Quindi per il momento si accontenti del ruolo che le ho assegnato, terrò a mente quanto mi ha detto oggi, e con il tempo se lo riterrò opportuno le affiderò altri incarichi. Se non ha altro da dirmi la saluto, visto che ho molto da fare.”
Marco la fissò, si alzò, salutò e usci dall’ufficio.
Capitolo 2
La settimana successiva, era un venerdì pomeriggio verso le 19:00, mentre Federica era impegnata in una riunione, dalla quale lo aveva escluso, Marco era stato costretto a rimanere fino a quando non fosse terminata.
Federica, terminata la riunione, stava tornando nel proprio ufficio.
Uscita dall’ascensore, svoltò a destra, percorse il corridoio, passò davanti l’ufficio di Marco, la porta era socchiusa sentì la sua voce e capì che era impegnato in una conversazione telefonica.
Stava proseguendo oltre quando si fermò all’improvviso:
“Non so quando questa troia finirà la sua riunione del cazzo. Sto qui ad aspettare che torni, poi gli dovrò fare le solite quattro fotocopie, visto che a lei pesa il culo andarsele a fare da sola, poi con quella sua aria di superiorità mi dirà può andare sig. Bianchi ci vediamo lunedì mattina. M’immagino il suo week end a casa con quello sciocco di marito che neanche la scoperà, sicuramente sarà impegnata a lavorare anche a casa invece di divertirsi. Poi anche se lo dovesse fare me la immagino fredda come un cubo di ghiaccio anche mentre lo prende in culo, se mai l’avrà preso in vita sua un bel cazzo nel culo.”
Marco tacque in quanto l’interlocutrice stava parlando, poi riprese: “Beh veste sempre molto classico, elegante, o tailleur o giacca e pantaloni, scarpe in tinta, mi piacerebbe proprio vederla vestita da zoccola, anche perché ha un bel fisico, un bel seno sodo, un culetto niente male e delle gambe ok.”
Marco tacque ancora poi disse: “Appena finisco ti faccio uno squillo, tu intanto preparati come ti ho detto, stasera ti voglio più troia che mai anche perché ho in serbo una bella sorpresa che sono sicuro ti piacerà molto. Si andremo a casa mia in campagna, stasera ho voglia di legarti in maniera diversa …… beh lo vedrai più tardi … Sempre che questa puttana si decida a tornare.”
Federica era rimasta immobile, come prima reazione aveva avuto quella di andare lì e prenderlo a schiaffi, di chiedergli come si permetteva di chiamarla puttana, ma qualcosa dentro di lei l’aveva fermata; aspettò che terminasse la telefonata.
Rimase qualche minuto ferma in silenzio, fece finta di essere appena arrivata bussò alla porta e lo convocò nel suo ufficio.
Come previsto gli diede da fare alcune fotocopie, si raccomandò di leggere con attenzione quanto vi era scritto e lo congedò con la solita frase: “Bene sig. Bianchi è tutto per oggi, ci vediamo lunedì mattina, trascorra un buon week end.”
Marco la guardò dritta negli occhi, poi con tono pacato rispose: “Buon week end anche a lei, si diverta, si rilassi e non pensi al lavoro. A lunedì.” Detto questo uscì dall’ufficio.
Verso le 20:30 Federica lasciò l’ufficio, era l’ultima ad andarsene, come spesso le accadeva, durante il tragitto in auto dal posto di lavoro a casa ripensò a quella telefonata.
Più ci pensava più era in confusione, si era sentita definire troia, puttana, zoccola e lei era rimasta ad ascoltare, ripensò alla sua prima reazione ed al fatto che alla fine fosse rimasta immobile ad ascoltare tutto.
Federica trascorse il week end senza pensare al lavoro, tra palestra, amiche e un po’ di shopping.
Scopò con Giulio, il marito, sia il sabato che la domenica, ma le tornavano in mente le parole di quella telefonata; il marito non riusciva a farla sentire una troia come invece Marco faceva sentire la donna della telefonata.
Giulio era sempre super impegnato, o dal lavoro, o dal circolo sportivo che frequentava, amava giocare a tennis, a calcetto, andare a pesca con i suoi amici e spesso trascurava la moglie, non dandole attenzioni e premure.
Soprattutto non soddisfacendola dal punto di vista sessuale, visto che per lui il sesso era solo una valvola di sfogo e non riusciva a creare situazioni intriganti tali da stimolarla, gli piaceva scopare in maniera monotona e soprattutto non si preoccupava che anche lei godesse, ormai era diventato un rapporto piatto.
La settimana successiva trascorse tranquillamente, una volta Marco rimase oltre il normale orario di lavoro, Federica aveva la segreta speranza di coglierlo ancora in telefonate come l’altra volta, ma inutilmente.
Quel lunedì 16 trascorse normalmente, Federica passò tutta la mattina in una riunione.
Intorno alle 15:00 ritornò nel suo ufficio ed alle 18:00 convocò la segretaria dandole le disposizioni per il giorno successivo e la mise in libertà; al tempo stesso chiese a Marco di rimanere in quanto era prevista un’altra riunione di li a poco.
Marco era seduto alla sua scrivania, quando fu chiamato da Federica nel suo ufficio.
Entrò e subito notò qualcosa di strano, Federica era sempre seduta dietro la scrivania ma era vestita in maniera diversa rispetto ad un’ora prima.
Marco la fissava, lei visibilmente imbarazzata con un filo di voce gli disse: “ Prego Sig. Bianchi si accomodi.”
Marco si sedette di fronte a lei che indossava un vestitino trasparente che lasciava intravedere il reggiseno, valutò che doveva essere una terza abbondante.
Per qualche secondo si guardarono negli occhi, poi Federica, distogliendo lo sguardo, disse: “ Vado bene cosi? Sono abbastanza puttana?”
Marco continuava a fissarla senza proferire parola per un tempo che a Federica sembrava infinito, improvvisamente con voce calma disse: “Devi dimostrare di esserlo, non mi interessa che ti ci vesti, voglio che tu lo sia nella testa, che lo senti dentro.”
Continuò: “Alzati e fatti vedere”; Federica, sempre imbarazzatissima, tirò indietro la sedia, si alzò in piedi fece il giro della scrivania andandosi a fermare di fronte a Marco, il quale la invitò a camminare.
Federica eseguì l’ordine, si avvicinò alla porta dello studio e quando stava per girare la chiave della serratura per chiudere la porta Marco la fermò: “ Non farlo!.”
Si bloccò e girandosi verso di lui disse: “Ma se arriva qualcuno?”
“Non arriverà nessuno, poi hai detto di volerti sentire puttana, quindi qual’e’ il problema?.”
In contrasto con quanto gli diceva la razionalità si allontanò dalla porta e tornò verso Marco che intanto la stava studiando.
Aveva una minigonna che le arrivava poco sopra il culo, ben proporzionato, calze a rete nere, scarpe con tacco.
“Fermati ora” le disse improvvisamente.
Federica si bloccò, sempre con voce calma, rimanendo seduto le disse: “Bene Federica, ora vorrei sapere da te cosa credi che succederà ora?”
Tenendo gli occhi a terra, con voce flebile rispose: “Penso che mi scoperai.”
“Non ho sentito, alza la voce stronza! Hai paura di farti sentire? Guardami in faccia quando ti parlo e quando mi rispondi!” le disse Marco.
Alzò lo sguardo e dopo un momento di esitazione disse a voce udibile: “Penso che mi scoperai.”
“E’ questo che vuoi?” le chiese.
“Si” rispose lei.
“Spogliati!” le intimò.
Federica si tolse tutto rimanendo completamente nuda, nuda davanti ad uno sconosciuto, da quando si era sposata, ormai 15 anni prima, non si era mai più spogliata per un altro uomo che non fosse il marito.
“Tuo marito ti scopa?” le chiese.
“Si” fu la risposta.
“E ti piace come ti scopa?”
“No”
“Perché?”
“Perché non mi fa sentire abbastanza troia.” Fu la risposta
“Girati!” le ordinò in maniera perentoria.
Senza dire una parola si girò, guardava la porta del suo ufficio mostrando a Marco il suo culo.
Senti che Marco, alle sue spalle, stava facendo qualcosa ma non riusciva a capire cosa; nella testa aveva mille pensieri, si accavallavano, e se qualcuno bussava alla porta cosa dovevo fare? Dove mi sarei nascosta? Cosa mi sarebbe successo ora? Si stava togliendo i pantaloni per scoparmi?
Improvvisamente trasalì, emise un urlo, qualcosa l’aveva colpita sul culo, ancora un altro colpo, ancora un altro urlo.
“Vuoi che qualcuno arrivi e ti veda cosi?” le disse Marco.
“Urla più forte se vuoi questo.”continuò.
Neanche il tempo di finire questa frase che colpì ancora Federica sul culo, solo che questa volta lei non urlò.
Continuò a colpirla, una, due, tre, quattro, cinque volte, tra culo, schiena e gambe, non urlava più ma ogni volta emetteva dei gemiti sommessi, dolore o piacere?
Dopo un lasso che Federica non riuscì a quantificare Marco smise di frustarla e le disse: “Ora rivestiti a vai a casa.”
Sorpresa da ciò si girò verso di lui, che nel frattempo si stava rimettendo la cintura, fece appena in tempo a pronunciare : “Ma io..” che Marco subito con un gesto della mano la zittì: “Tu fai quello che dico io senza discutere. Volevi essere scopata? Io ho deciso che oggi non ho voglia di farlo, ora te ne torni a casa e ti masturberai ripensando a quanto accaduto stasera.” Dopodiché se ne andò.
Federica rimasta sola e nuda nel suo studio, eccitata come non l’era mia capitato negli ultimi tempi, dopo un primo momento di sorpresa, chiuse a chiave la porta, si sedette sulla sua poltrona ed iniziò a masturbarsi nel giro di poco venne con un piacere che da tempo non provava.
Tornata a casa, a letto continuava a ripensare all’accaduto, non riusciva a prendere sonno era ancora troppo eccitata. Ogni tanto si toccava, fino a quando all’una di notte non ce la fece più, si alzò, andò in bagno e si masturbò di nuovo trattenendo le grida di piacere per non svegliare il marito.
Capitolo 3
Nei due giorni successivi Marco ignorò Federica, non le chiese neanche se avesse fatto ciò che le aveva ordinato e lei cominciava a pensare che la cosa sarebbe finita lì, non aveva il coraggio di chiedergli niente.
Il terzo giorno verso le 16:00, Federica, di ritorno da una riunione, diede a Marco dei fogli da fotocopiare. Quando glieli riportò nel sistemarli trovò un foglio con su scritto: STASERA SARAI NOSTRA GRADITA OSPITE. APPUNTAMENTO ORE 19:30 VIA XXX PRESSO IL DISTRIBUTORE DI BENZINA. RICHIESTO ABITO LUNGO. MARCO. P.S. OVVIAMENTE NON SI ACCETTA RIFIUTO.
Rilesse più volte il messaggio, era confusa, si alzò, andò fuori a cercare Marco, ma la segretaria gli disse che era andato via; rientrata in ufficio provò a contattarlo sul cellulare ma era spento.
Prese di nuovo il foglio in mano, cosa fare? Mi posso, devo fidare? Cosa dire a mio marito? Tante domande le passavano per la testa; guardò l’orologio erano le 16:30, aveva tre ore di tempo per decidere.
Ore 19:30, via XXX c/o distributore, arriva una BMW scura con due persone a bordo e si ferma dietro una FIAT, dall’auto scura scende Marco e si avvicina alla portiera lato guida dell’altra auto, Federica avendolo visto dallo specchietto apre la portiera e scende.
Marco le dice: “Parcheggia la macchina e vieni con noi.”
Federica con abito lungo da sera, provò a protestare dicendo: “Dove andiamo? Chi è la persona con te? Cosa volete fare?”
Guardandola negli occhi Marco le rispose: “Non fare domande, non ti obbligo, sei libera di salire sulla tua auto e di andartene, altrimenti farai quello che dico io.”
Federica si trovò spiazzata, aveva di fronte una persona che la faceva eccitare solo con le parole, con il tono di voce, si stava già bagnando, ma al tempo stesso aveva paura.
Alla fine salì in macchina, accese il motore e la parcheggiò più avanti, scese e si diresse verso la BMW.
Marco le aprì lo sportello posteriore destro facendola salire, alla sua sinistra c’era una ragazza di circa 25/30 anni, corporatura media, capelli neri ricci, occhi scuri che la guardò senza rivolgerli la parola.
Marco si sedette al posto di guida, si girò verso le due donne e guardando Federica le disse: “In questa macchina ci sono delle regole che devi rispettare, sei ancora in tempo per andartene.”
Dopo qualche secondo di silenzio Federica disse: “Voglio rimanere.”
Subito dopo questa risposta, la ragazza riccia si abbassò e da sotto il sedile del guidatore tirò fuori una borsa dalla quale prese un paio di manette che fece scattare ai polsi di Federica, prese una benda che mise sugli occhi, dopodiché senti la voce di Marco dirle: “Per questa volta niente bavaglio solo perché dovrai rispondere ad alcune semplici domande.”, detto questo mise in moto e partì.
Federica si sentiva osservata, era sicura che la ragazza vicino a lei la stesse guardando, studiando, avrebbe voluto fare tante domande ma non aveva il coraggio di parlare, intanto continuava il suo viaggio verso chissà dove.
Essere legata e bendata la eccitava molto, esserlo le aveva fatto fare un salto indietro di circa 20 anni quando fu legata la prima volta dal ragazzo dell’epoca.
Le ritornò in mente tutto, la situazione, le emozioni, le paure provate.
Paura è la prima cosa che gli viene in mente, quella corda che le stringeva i polsi alla spalliera del letto e lui che la guardava.
Avevano fatto l’amore e ora si trovava li, legata al letto e lui che la fotografava. “Non avere paura non le vedrà nessuno, le terrai tu queste foto per ricordarti di questo giorno, il giorno in cui proverai qualcosa che ti ricorderai per sempre.” Sentiva la voglia salire mentre una benda le copriva gli occhi, ci furono momenti di smarrimento, di paura non sentiva nessun rumore, lo chiamava, poi all’improvviso due mani le prendono la testa “Apri!” nessuna reazione “Apri questa bocca!” Non capiva cosa volesse, sentì due dita stringerle il suo naso e automaticamente la sua bocca si aprì per cercare aria e fu subito riempita dal suo cazzo. Le dita avevano lasciato le narici, la mano era tornata dietro la testa ed entrambe la tenevano ferma mentre il bacino di lui si muoveva. Lo senti gonfiarsi dentro la sua bocca, cercava di muoversi ma i polsi erano ben saldi, voleva urlare di smettere, di fermarsi, ma un attimo dopo sentì un liquido riempirle la bocca e i gemiti di piacere dell’uomo.”Bevi!” “Bevi ho detto troia”…. Non aveva scelta e ingoiò tutto.
Lui con due dita le apri la bocca e controllò che l’avesse fatto.
“Brava la mia puttanella.”
Sentì che tra le sue gambe era tutto bagnato, lui se ne accorse, le allargò le gambe …
I suoi ricordi furono interrotti dalla voce di Marco: “Mi pare giunto il momento di fare le presentazioni, la ragazza che ti sta vicino e che ti ha ammanetata e bendata si chiama Silvia.”
“Piacere.” disse Federica e per la prima volta senti la voce di Silvia che rispose: “Piacere mio, Federica.”
Marco riprese: “Hai il piacere di conoscere la donna che amo far sentire puttana, la donna della telefonata. Non è mia moglie, ne’ la mia fidanzata solo e soltanto la mia puttana.”
Con un flashback Federica ritornò a quella sera e si eccitò ancora di più; questo gioco la stava coinvolgendo sempre di più, era legata, bendata, in un’auto in balia di un uomo ed una donna che avrebbero potuto far di lei qualsiasi cosa, aveva paura, ma le piaceva, era eccitatissima!
“Che scusa hai inventato per tuo marito?” chiese Marco.
“Una cena di lavoro” rispose.
“Hai fatto come ti avevo ordinato tre giorni fa’?”
“Sì.” fu la risposta di Federica.
“Hai fatto il tuo dovere.” fu la risposta di Marco.
Dopo di che calò il silenzio che durò circa 10 minuti fin quando l’auto si fermò e Marco spense il motore, sentì che le portiere si aprirono, Marco e Silvia scesero mentre lei rimase in auto.
Qualche minuto dopo si aprì anche la sua portiera, fu aiutata a scendere e, guidata da Marco, venne portata all’interno di una casa.
Fu fatta sedere su una sedia, le tolse le manette e le ordinò di levarsi le scarpe rimanendo a piedi nudi.
Federica eseguì l’ordine si tolse le scarpe, subito dopo Marco le prese le braccia le portò dietro la schiena e le legò alla sedia con una corda, poi toccò alle caviglie legate assieme ed infine le tolse la benda, per poi allontanarsi uscendo dalla stanza.
Dopo un po’ Federica si riabituò alla luce ed iniziò a guardarsi intorno, si trovava dentro una stanza non molto grande, spartana, di fronte a lei c’era un letto, alla sua destra la porta dalla quale era uscito Marco, alla sua sinistra una finestra ed a fianco di essa vi era un armadio.
Sentiva dei rumori provenire dall’altra parte del muro ma non riusciva a decifrarli.
Entrò Marco, si sedette sul letto e guardandola negli occhi disse: “Bene Federica, stasera sei stata invitata alla visione di questo spettacolo, mi auguro sia di tuo gradimento, buon divertimento.”
Detto questo entrò Silvia, si mise davanti a Federica e Marco le ordinò di spogliarsi, Silvia eseguì, quando fu completamente nuda le ordinò di leccare i piedi di Federica.
Obbediente si inginocchiò ed inizio a leccarli, Federica colta di sorpresa non sapeva cosa fare, mai nessuno le aveva leccato i piedi, figurarsi una donna!
La sua eccitazione cresceva sempre di più, iniziò a muoversi mentre Silvia leccava con passione, la pianta, il tallone, ogni singolo dito.
“Ok, penso possa bastare, alzati e vieni qui’.” disse Marco, che intanto si era spogliato completamente.
Silvia andò verso Marco che le legò i polsi, la imbavagliò e poi l’appese ad un gancio che aveva attaccato al soffitto ad una altezza tale che poteva tranquillamente toccare con i piedi terra; si sistemò dietro di lei ed inizio a frustarla sia sulla schiena che sul culo e gambe.
Federica poteva vedere il viso di Silvia che a ogni colpo si contraeva dal dolore ma soprattutto dal piacere, sentiva i mugolii uscire dalla bocca imbavagliata e questa cosa la stava facendo eccitare tantissimo.
Dopo circa 10 minuti di frustate si fermò, la sganciò, le legò le mani dietro la schiena, le tolse il bavaglio la fece inginocchiare e le mise il suo cazzo in bocca.
Con le mani sulla testa la scopava in bocca, affondando il cazzo fin quasi a soffocarla, Silvia accoglieva il bastone con piacere.
Federica era in uno stato di eccitazione massimo, lei i bocchini li faceva non gli era mai capitato di vederli fare. Avrebbe voluto andare li mettersi in ginocchio e prendere la sua razione di cazzo in bocca, invece niente era costretta a soffrire, a guardare, sperare.
Marco tirò fuori il cazzo dalla bocca di Silvia la fece alzare in piedi e le infilò nella figa un vibratore di grandi dimensioni ordinandole di camminare su e giù per la stanza.
Silvia eseguì, ad ogni passo il viso veniva invaso da un’onda di piacere; nel frattempo Marco si era messo vicino Federica che, guardava sia Silvia andare su e giù per la stanza, sia il cazzo di Marco che era giusto all’altezza del suo viso.
“Ok penso che ora tu sei eccitata al punto giusto” disse Marco rivolto a Silvia, detto questo la prese, le tolse il vibratore, la mise sul letto pancia in su, le lego i polsi alla spalliera, le caviglie in fondo al letto lasciandola cosi completamente aperta, Federica dalla sua posizione vedeva la sua fighettina aperta, le piante dei piedi.
Marco salì sul letto e iniziò a scopare Silvia, sempre più forte.
Federica ormai non ce la faceva più avrebbe voluto toccarsi, massaggiare la sua patatina, usare il vibro ma non poteva; vedeva Marco spingere il suo cazzo dentro Silvia, voleva essere lei al suo posto, la sentiva gemere di piacere.
Improvvisamente Marco si fermò, sciolse le mani e i piedi di Silvia, la fece mettere a pecora ed iniziò a scoparla da dietro.
Federica vedeva la faccia di Silvia deformarsi per il piacere, tendeva ad abbassare la testa ma Marco tenendola per i capelli la costringeva a guardare la donna legata davanti a lei.
Federica sentiva i colpi di Marco, ogni volta vedeva Silvia venire avanti, le piaceva essere scopata da dietro, le piaceva essere trattata da troia.
Marco si fermò tolse il cazzo e venne in faccia a Silvia, tantissimo sperma le inondò il viso, Silvia avida iniziò a leccarlo a cercarlo di metterne in bocca il più possibile poi leccò il cazzo alla ricerca dell’ultima goccia.
Quando ebbe finito di leccare entrambi uscirono dalla stanza lasciando Federica da sola, passarono circa 5 minuti quando rientrarono entrambi, Marco si mise davanti a Federica e le chiese: “Allora che ne dici, ti è piaciuto lo spettacolo?”
“Si.” rispose Federica.
“Bene ne sono felice, ora è il momento di tornare a casa.”
“Come tornare a casa?” disse sorpresa Federica.
“Certo lo spettacolo è finito, non vuoi tornare da tuo marito?”
“Ma pensavo che ora toccasse a me.”
“Non ho mai detto questo, ti dissi sei invitata a goderti lo spettacolo non a partecipare.”
Detto questo le slegò le mani dalla sedia ammanettandole sul davanti, le slegò i piedi le rimise le scarpe, la bendò e questa volta anche imbavagliò dicendole: “In questa occasione non ho domande da farti, non devi dare risposte.”
La guidò di nuovo nell’auto e fecero il viaggio inverso, quando furono arrivati al distributore di partenza Silvia le tolse le manette, la benda e il bavaglio, Federica scese dall’auto di Marco e si diresse verso la propria.
Durante il tragitto verso casa si chiese più volte se quello che aveva visto, vissuto, era un sogno o realtà.
Capitolo 4
Fece ritorno a casa che ormai erano le 00:30, trovò il marito a letto che dormiva, era ancora eccitatissima, aveva una voglia enorme di cazzo, si spogliò entrò nel letto ed inizio a toccare il marito, voleva il suo cazzo, lo desiderava anche se in realtà era il cazzo di qualcun altro che voleva.
Il marito si svegliò, le domandò cosa stesse facendo, alla risposta di lei che aveva voglia essere scopata lui disse che era tardi, che si sarebbe dovuto alzare presto la mattina e si girò dall’altra parte.
Federica delusa ma sempre eccitata rimase per qualche secondo stupita, poi si alzò andò in bagno ed iniziò a masturbarsi con forza.
Non le bastavano le dita voleva altro, se avesse avuto un vibro!
Inizio a guardarsi intorno e la sua attenzione fu attirata dal deodorante, perché no pensò! Lo prese e piano piano se lo mise nella figa ed iniziò a masturbarsi.
Dovette attendere poco per venire, molto più difficile fu trattenere le grida di piacere.
Il giorno seguente incontrò Marco al bar, si scambiarono degli sguardi, si salutarono come al solito: “Buongiorno sig. Bianchi.”
“Buongiorno Sig.ra Rossi.”
Federica era intenta a parlare con alcune colleghe: “Ieri sera ho fatto tardi, siamo andati con mio marito ad una cena a casa di amici, siano rientrati che era l’una e stamattina ho molto sonno.” dicendo questo guardò Marco che, poco distante, aveva sentito tutto.
Nei giorni seguenti Marco non accennò nulla a Federica e lei fece lo stesso, quasi non fosse successo niente, quando un giovedì pomeriggio qualcuno bussò alla porta del suo ufficio.
“Avanti” disse Federica.
La porta si aprì ed entrò Marco, in mano aveva dei fascicoli su dei candidati che di li a poco sarebbero dovuti venire a colloquio con lei ma aveva anche una busta.
Si avvicinò alla scrivania vi posò i fascicoli e poi disse: “Questo è per te.”
Federica sorpresa prese la busta che Marco le porgeva, l’aprì, tirò fuori il contenuto, una scatola, sempre più incuriosita l’aprì e rimase a bocca aperta.
Tirò fuori l’oggetto era un piccolo vibratore, color carne.
“Ovviamente non te l’ho comprato perché sono in vena di fare regali” disse Marco, continuando: “Ma perché voglio che tu lo usi …. oggi!”
Federica lo guardava senza dire una parola.
“Non oggi in giornata, ma oggi tra un’ora quando verranno i due ragazzi per il colloquio. Voglio che tu faccia loro il colloquio con questo infilato dentro.”
Sgranò gli occhi, “Ma sei pazzo?” le disse Federica al culmine della sorpresa.
“Assolutamente no, rispose lui con calma. Inoltre assisterò anch’io al colloquio”, detto questo uscì dall’ufficio.
Federica non sapeva più cosa dire, cosa fare, era stata colta completamente di sorpresa.
Sapeva di dover studiare i fascicoli dei candidati ma non ne aveva la testa per farlo, pensava solo a una cosa, era eccitata solo all’idea di fare come le ordinava Marco; avrebbe corso il rischio di venire davanti ai due candidati e questo non era assolutamente ammissibile, ma d’altra parte era troppo eccitante l’idea di fare il colloquio con un vibro infilato dentro.
Alle 16:00 bussarono alla porta, alla sua risposta la porta si aprì ed entrò Marco seguito dai due ragazzi.
Federica si alzo dalla sua sedia si sporse oltre la scrivania e strinse loro la mano facendoli accomodare nelle sedie di fronte la scrivania, Marco si andò a sedere su una poltrona situata a destra della scrivania.
La scrutava con discrezione, Federica sapeva di essere osservata e questo le creava maggiore eccitazione e imbarazzo; doveva concentrarsi sulle cose da dire ai candidati, sulle domande da porre, sulle loro risposte, sul cercare di capire che persone erano, ma aveva il vibratore infilato nella figa che le provocava piacere non facendola concentrare a dovere.
Marco per assicurarsi che avesse eseguito l’ordine, attraverso il telecomando che era in dotazione insieme al vibro, lo azionò.
Federica trasalì per un momento sorpresa dal movimento improvviso del vibratore, non riuscì a parlare per qualche secondo, muoveva le gambe in continuazione, le accavallava e subito le riportava a terra, si muoveva sulla sedia e ogni tanto era come se avesse delle scosse improvvise.
La ragazza che stava facendo il colloquio, evidentemente esperta, capì cosa stava accadendo, guardava in modo distratto Marco e poi si concentrava su Federica, anche lei si stava eccitando.
Dopo 20 minuti il colloquio finì, Francesca con fatica si alzò per salutare i due ragazzi che vennero accompagnati fuori da Marco che subito rientrò e trovo’ Federica seduta sul divano a gambe aperte che stava godendo, Marco allora mise il vibratore al massimo cosa che fece la fece venire in pochissimo tempo.
Le si avvicinò la prese per i capelli trascinandola a terra in ginocchio davanti a lui, con una mano le teneva i capelli con l’altra si abbasso la cerniera dei pantaloni tirando fuori il suo cazzo che subito, avidamente, Federica prese in bocca iniziando a ciucciarlo e leccarlo.
Con la mano le muoveva la testa mandando il cazzo sempre più in fondo alla gola fin quasi a soffocarla, le piaceva sentirlo tutto dentro, arrivò ad averlo in bocca per tutta la lunghezza ma subito si ritrasse perché era troppo lungo.
Continuò a leccarlo, succhiarlo con avidità, Marco le alzò la testa tirandole i capelli voleva che lo guardasse negli occhi mentre aveva il suo cazzo in bocca.
Improvvisamente un’onda calda le invase la bocca, senti il suo sperma scenderle nella gola, Marco ritrasse il cazzo lasciandole la bocca ricolma di sborra.
Era talmente tanto che non riusciva a ingoiarlo tutto ed un po’ le cadde sul vestito sporcandolo.
Ancora intenta a ingoiare quando l’interfono’ suonò era la sua segretaria che la cercava, avendo ancora la bocca impastata di sperma guardò istintivamente Marco che in maniera calma e tranquilla le disse: “Beh che fai non rispondi?”
Cercando di ingoiare completamente lo sperma, Federica rispose alla segretaria ma lei stessa sentiva che la sua voce era impastata.
Capitolo 5
Le successive due settimane passarono senza che succedesse nulla, un mercoledì pomeriggio, terminato il lavoro, Federica si stava recando a prendere l’auto nel posto a lei riservato quando vide Marco che parlava con una donna alla guida di un veicolo, oltre a parlare ogni tanto le toccava le tette dopo un po’ salì sull’auto e si allontanarono.
Non era Silvia la ragazza al volante e Federica divenne invidiosa pensando che sicuramente stavano andando a scopare mentre lei doveva tornare a casa.
Durante tutto il tragitto dal lavoro a casa, Federica cercava di non pensare a quello che aveva visto senza riuscirci.
Una volta a casa prese il cellulare rimanendo per alcuni minuti con lo stesso in mano indecisa se farlo o meno; alla fine d’impeto scrisse un sms: “Ti ho visto salire nella macchina con una ragazza, cos’e’ non ti basto io come puttana?”
Rimase in attesa di una risposta per le successive tre ore ma non arrivò nulla.
Si preparò la cena e poi si mise sul divano a guardare la tv, come ogni mercoledì sera il marito era impegnato a giocare a calcetto quindi rimase sorpresa quando suonarono al campanello di casa.
Si alzò: “Chi e`?”
“Apri puttana” fu la risposta che ricevette.
Rimase di sasso per qualche secondo poi aprì la porta e si trovò di fronte Marco.
“Ma sei pazzo a venire qui?”
“Non mi fai entrare?” fu la risposta di Marco.
“C’e’ mio marito di là, vai via!”
“Non dire cazzate puttana, tuo marito si sta divertendo a tirare calci a un pallone.”
Dopo questa risposta Federica si spostò di lato facendo entrare Marco, gli fece strada fino in salotto dove lo fece accomodare sul divano.
“Cosa vuoi? Mio marito torna tra un po’ e non credo gli farebbe piacere trovarti qui” iniziò lei.
“Siamo o no colleghi di lavoro? Sono o no il tuo vice? Non ci vedo nulla di strano che io possa venirti a trovare per parlare di lavoro.”
“Bene parliamo di lavoro.” disse lei.
“Ok. Intanto inizia a spogliarti” fu la risposta di lui.
“Ma tu sei matto! Se rientra all’improvviso?”
“Beh ti troverà nuda davanti ad un altro uomo, come una puttana qualsiasi”
Federica non rispose ma piano piano si stava eccitando sempre di più immaginando la scena nella sua mente.
Poi senza dire una parola, con lo sguardo basso, si tolse gli indumenti rimanendo completamente nuda di fronte a lui.
Marco si alzò e da uno zainetto tirò fuori delle corde con le quali le legò le mani dietro la schiena e la fece sedere su una poltrona.
“Vuoi essere solo tu la mia puttana?” le chiese.
Federica non riusciva a guardarlo negli occhi e non rispose.
Marco con voce calma ripeté la domanda.
Lentamente lei alzò lo sguardo poi con un filo di voce rispose: “Si”
“Cosa avresti in più delle altre?”
“Perché mi sento intimamente puttana” fu la risposta.
“Bene allora non dovresti aver paura del ritorno di tuo marito, cosi anche lui scoprirà la tua vera indole e forse inizierà a trattarti come ti piace”
“Si hai ragione”
Marco si spostò alle sue spalle, la bendò, le mise un bavaglio in bocca e poi la fece alzare, la piego a 90 poggiandola sulla poltrona ed iniziò a sculacciarla a mani nude.
A ogni sculacciata lei si muoveva, la sentiva gemere attraverso il bavaglio, quando il culetto fu abbastanza rosso smise, constatò che era eccitata e bagnata ed infilò due dita nella figa iniziando a rovistare dentro.
Iniziò a giocare, ruotare, far entrare uscire le dita, poi introdusse anche il terzo facendole aumentare il godimento.
Federica avrebbe voluto urlare, gemere dal piacere ma quel bavaglio le impediva di farlo ed al tempo stesso il non poter urlare faceva aumentare il piacere, il godimento.
Continua! Non fermarti! Più forte! Erano i suoi pensieri, sperava che lui riuscisse a leggerli.
Quando si rese conto che era vicina al venire Marco si fermò.
La fece rialzare e sedere sul divano, le allargò le gambe e le mise dentro un vibratore molto grande.
“Hai mai preso un cazzo cosi grande?” le chiedeva mentre lo spingeva sempre più all’interno della figa.
Federica si stava contorcendo dal piacere e con fatica riuscì a fare segno di no con la testa.
Quando fu entrato tutto mise in azione il meccanismo che lo faceva vibrare, fu scossa da un’onda di piacere che la fece venire in pochissimo tempo.
Intanto Marco si stava dedicando alle sue tette, le accarezzava, le mordicchiava, le stringeva, i capezzoli erano duri come chiodi, stava godendo come una porca.
Le tolse il bavaglio la mise in ginocchio e le infilò il cazzo durissimo in bocca fino in fondo fin quasi a soffocarla e lei iniziò a fargli un bocchino con tutta la forza, la voglia che aveva.
Le piaceva succhiare il cazzo, le piaceva farlo ancora di più mentre era legata, mentre non poteva usare le mani, le piaceva sentirlo tutto in bocca, sentire la cappella sbattere contro la gola.
Si aspettava da un momento all’altro che Marco le venisse in bocca mentre con sua grande sorpresa tolse il cazzo prima di venire la sdraiò a terra, pancia sotto, e iniziò a scoparla nel culo.
Ogni colpo la faceva vibrare tutta, ora senza bavaglio poteva urlare tutto il suo piacere.
Sentiva il cazzo di Marco dentro di lei, entrare e uscire, era grande, come piaceva a lei, le piaceva farsi inculare le era sempre piaciuto, la faceva sentire veramente troia.
Marco continuava nel suo martellamento, si fece sempre più intenso, fin quando non tolse il cazzo, la girò sulla schiena e le venne sulle tette e sulla faccia.
Una gran quantità di sperma le si riversò sul viso e sul corpo, la benda si impregnò di sborra, lo sente anche sugli occhi, alcune gocce arrivano in bocca e lei, avidamente, con la lingua cerca di prenderne quanto più possibile.
La sua figa era un lago, non sapeva quante volte era venuta, sapeva solo che non aveva mai goduto come quella in quel momento.
Piano piano il piacere stava scemando, lei a terra, nuda, legata, con tanta sborra sul viso e sul corpo, era in attesa di essere liberata quando sentì aprire la porta di casa.
Fu presa dal panico, Marco se ne stava andando lasciandola cosi!
“Marco che fai? Dove vai? Mi lasci cosi? Liberami che torna mio marito!” disse lei con voce alta.
Non sentì risposta, improvvisamente udì un tonfo, riconobbe il rumore di un borsone gettato a terra come faceva sempre: era tornato il marito!

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