fin che la va la va

Riecco qua la vostra Schiavetta dopo le vacanze. La ripresa dell’attività lavorativa non è stata traumatica, ma la cosa migliore di questi ultimi giorni è una sorta di serenità ritrovata. Dobbiamo riprendere da dove ci eravamo lasciati: Rino in vacanza dai suoi in Puglia, io in città ormai in balìa delle voglie di Aurelio, a sua volta solo perchè la sua donna era al mare. Vistami impossibilitata a sostenere nei fatti i buoni propositi di non continuare la “tresca” con Aurelio per non compromettere il rapporto con Rino, rapporto a cui tengo molto, mi sono fatta una ragione della situazione e ho corso i miei rischi visto che ad Aurelio proprio non riuscivo a dire di no. Mi sono detta: con Rino è un “Va dove ti porta il cuore” mentre con Aurelio è un “Va dove ti porta il sesso”. E finchè la va, la va. Quelle di vacanza sono state giornate di completo relax: passeggiate, letture, qualche ora dedicata alla tintarella sul greto del fiume, il tutto condito dalle telefonate di Rino dalla Puglia e di Aurelio che mi diceva come avremmo passato la serata. Serate che, inevitabilmente, finivano a letto. Un giorno Aurelio mi chiama e mi fa: “Guarda che stasera non ci possiamo vedere. Sono invitato a cena a casa di un amico e non posso dire di no”. Convinta che fosse una palla e che invece ne avesse rimorchiata una, sono rimasta molto delusa e ho chiuso il discorso dicendo: “Va bene. Ci vediamo domani”, riattaccando subito. Quella sera mi sono messa sul letto, mi sono sollazzata con un vibratore ma l’idea che mi ero messa in mente era prevalente e l’amarezza si era impossessata di me. Senonchè attorno a mezzanotte mi squilla il telefonino. “Ciao, sono qui sotto casa tua, scendi un attimo”. Era Aurelio. Col cuore in gola mi sono vestita alla bell’e meglio e mi sono precipitata giù, facendo le scale per non attendere l’ascensore. Sono entrata nella sua macchina e, complice anche la strada deserta, senza dire nè due nè tre gli ho aperto la patta, gliel’ho preso in bocca e gli ho fatto un pompino come si deve, con tanto di ingoio. Dalla quantità di sborra schizzatami in bocca ho capito che aveva passato una serata casta. Mi aveva detto la verità? Oppure era uscito con una che non gliel’aveva data? Poco m’importava, in quel momento. Per sborrare era venuto da me, e questa era una gratificazione senza pari per me. E così, carica d’entusiasmo: “Domani sera vengo da te. Ceniamo in casa. La cena te la preparo io. Poi, se vuoi…” E lui: “Certo che voglio! Io sono a casa verso le otto” “Mi dai le chiavi così che io possa andare là verso le sette a preparare?” “Brava, e se do le chiavi a te io come ci entro adesso? Senti, passa in officina domani pomeriggio e ti do le chiavi” “Va bene”. Salutatici, sono salita in casa entusiasta. Sono andata a fare la pipì e mi sono messa a letto. Ma la passera, al pensiero, si stava lubrificando, quel po’ di sonno che avevo mi era passato: prima mi sono sditalata ma poi ho dovuto far di nuovo ricorso al vibratore. Sono venuta ancora ma non mi decidevo nè a toglierlo nè a spegnerlo. Ho avuto, così, un orgasmo plurimo che, una volta riposto il vibratore nel cassetto, mi ha condotto fra le braccia di Morfeo. Il giorno dopo, alle cinque e mezza ero già in officina a prendere le chiavi. Alle sei ero a casa sua. Ho fatto un po’ di spesa e optato per una cenetta fredda: insalata di pasta (farfalle) e vitello tonnato. C’è voluto del tempo e allora, come dessert, sono scesa di nuovo per acquistare un semifreddo. Alle otto meno un quarto, comunque, era tutto pronto. L’Arneis in frigo era sufficientemente freddo, così come l’acqua minerale, il semifreddo in freezer e la pasta e il vitello tonnato pronti per essere mangiati. Aurelio arriva alla otto e dieci e decide, giustamente, di farsi una doccia. Io mi metto nuda e mi faccio trovare da lui in bagno, non appena lui esce dal box. Lo asciugo mentre lui, dopo un primo moto di sorpresa, mi accarezza la passera e poi, cosa che mi manda in visibilio, mi palpa il culo. E’ veramente un maestro nel “lavorarmi” le natiche, io me lo farei all’istante, ma la cena… Allora gli ordino di restare nudo, ordine che lui accetta di buon grado (fa anche un caldo mica da ridere), e così come le nostre mamme ci hanno fatti ci mettiamo a tavola. Lui mangia con appetito e si complimenta con me, io non mangio granchè nonostante riconosca di essermela cavata bene. Forse sono troppo presa da quello che accadrà dopo… Il semifreddo, però, lo “sbrano” e più che altro ci do dentro con l’Arneis, cosa che mi rende allegra. Finita la cena rimetto le cose a posto, mentre lui ne approfitta per toccarmi, in poco tempo: è troppa la voglia di andare a letto! E come ci andiamo io mi scateno: gli salto addosso e, dopo averlo baciato intensamente, metto in azione le mie dita e la mia lingua in ogni parte del suo corpo col preciso intento di portarlo “a cottura”. Lui risponde bene e mi succhia i capezzoli con maestrìa, poi scende a leccarmi la figa e infine mi fa lingua in culo e mi dice: “Perchè non lo mettiamo qui?” “No, lì non mi piace”. Ed è una palla colossale, ma il buchetto è solo per Rino. Almeno al momento. Mi prende a cucchiaino e mentre va mi sollecita il clitoride con le dita. Io godo come non mai e quando raggiungo l’orgasmo lui è ancora in piena azione. Ci fermiamo perchè devo riprendere fiato e mentre siamo in attesa di riprendere ammiro il suo cazzo, che (fortunatamente) non ne vuole sapere di ammosciarsi: è il più grosso che abbia mai preso e svetta fiero verso l’alto. Che bello! Riprendiamo e lui mi viene sopra: lo faccio entrare e poi chiudo le gambe sotto di lui, a tenaglia. In questo modo ogni suo movimento, anche il più piccolo, mi sollecita il clitoride. La chiavata che ne segue è qualcosa di stupendo: la mia figa, già caldissima, è in fiamme, il clitoride ha tutto ciò che una donna sogna di avere, raggiungo l’orgasmo e lui va ancora come un treno. A un certo punto quasi lo spupplico: “Sborra, sborra che non ce la faccio più!”. Allora lui si ferma, esce e poi fa un dentro e fuori che mi manda in briscola: ogni volta che entra per me è un flash. Non ci capisco più niente, sono come una barchetta in mezzo al mare in balìa delle onde. A un certo punto lui mi fa: “Pompami!”. Allora mi sento sollevata, perchè proprio non ce la faccio più. Raccolgo le forze residue, mi metto in ginocchio sul letto mentre lui si sdraia e glielo prendo in bocca: mentre lo sto pompando lui continua a toccarmi con maestrìa, tanto che un paio di volte mi devo fermare, e poi, finalmente (è il caso di dirlo), viene: una sborrata prepotente che m’inonda il palato. Lui è così: fa di quelle sborrate… Poi, sfinita, crollo sul letto. Lui va in bagno a rinfrescarsi, io ci metto un quarto d’ora buono prima di riprendermi. Poi mi rimetto in piedi, madida di sudore, e mi devo abbandonare al getto della doccia. L’acqua che dall’alto mi picchietta sul corpo ha il potere di rinvigorirmi. Esco dal box e Aurelio mi ricambia la cortesìa: è lì fuori e mi asciuga, senza dimenticare, ogni tanto, di accarezzarmi la passera e l’interno coscia. Mmmmmmm! Poi, con molta calma, mi rivesto. Un caffè, un po’ di toccamenti, un altro bacio appassionato e torno a casa, non senza esserci accordati per rivederci la sera dopo. Mentre sono in macchina e guido nel “deserto” notturno, un sacco di pensieri mi assalgono: è giusto che io faccia tutto ciò quando tengo tanto a Rino? E’ giusto che mi metta fra le braccia di Aurelio, che sostanzialmente mi usa? E’ giusto che Aurelio, sostanzialmente uno stronzo, soddisfi i suoi capricci con me giusto perchè a letto sono più passionale della sua donna e, a differenza della sua donna, lo faccio scopare senza preservativo? Poi, dopo aver parcheggiato l’auto in garage, giunta davanti allo specchio dell’ascensore mi guardo e mi autoassolvo: non sarà giusto, ma uno che chiava così bene, che ci mette un secolo a venire e nel frattempo mi fa sbarellare, posso mai lasciarmelo scappare? No e poi no. E con Rino? Vedremo, forse gli parlerò, forse continuerò così… Intanto la cosa mi piace, tutto sommato mi sono rasserenata perchè sono consapevole di quello che sto facendo . Il futuro è ancora tutto da disegnare. E adesso…fin che la va, la va.

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