Flavia la studentessa

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Pronto?
Si, pronto, ciao, sono io.
Ciao, come stai?
Bene. Allora? Vieni stasera all’incontro?
Si vengo, però, Flavia, lo sai, non conosco nessuno, preferirei che andassimo assieme.
Va bene. Io devo andare prima per preparare, poco prima di iniziare mi avvicino a casa tua e vieni con me, così ti presento.
Ok, ciao Flavia, a stasera.
Era iniziata così la giornata. Erano mesi che lei mi chiedeva di partecipare agli incontri della comunità di preghiera che frequentava. Io avevo sempre risposto che prima o poi sarebbe riuscita a portarmi lì dentro. Tra il serio e lo scherzo aggiungevo che in cambio le avrei chiesto qualcosa, lei a quel punto o faceva finta di non cogliere o mi guardava come a impormi di smetterla ma con un mezzo sorrisino che io interpretavo in maniera positiva, pieno di speranze che prima o poi quel corpo me lo sarei goduto. La sua figura slanciata, la carnagione bianco latte, le gambe lunghe con le cosce che solo a guardargliele facevano venir voglia di saltarle addosso, anche se mai le avevo viste nude o con calze sotto la gonna, perché il suo indumento costante erano i jeans o al massimo, in estate, dei pantaloni di stoffa leggeri: ma quelle cosce… mi mandavano fuori di testa.
Volevo assolutamente metterci le mani e non solo le mani. Il seno non era certo abbondante, anzi Quelle tette piccole, almeno a giudicare dagli abiti, con i quali lei usava vestirsi, a volte camicia il più delle volte con un maglioncino sopra o polo in estate, assieme al viso acqua e sapone, contribuivano a renderla una “preda” che gli uomini, per esempio in una situazione di affollamento che costringeva a stare gli uni molto ma molto vicini agli altri, non si lasciavano certo sfuggire. Alcune volte mi era capitato di osservare i movimenti di qualche porco dietro di lei, sull’autobus affollatissimo, come era di solito quando lo prendevamo noi, che all’inizio approfittando degli scossoni del mezzo e degli spostamenti della gente, le palpava cosce e natiche, poi, vedendo che lei non aveva il benché minimo coraggio di reagire e, se non poteva spostarsi da quella posizione, non si azzardava ne a protestare, ne a fare nient’altro, se non subire a piacimento del suo aggressore, lui, afferrandola per il fianco, faceva aderire il suo “coso” alle natiche di lei, ma ero anche sicuro che dopo alcune carezze alle labbra della figa, la cappella del porco di turno andasse a puntare proprio lì, soprattutto d’estate con lei che indossava pantaloni di stoffa leggerissima, come detto prima. Chiaro che il mio primo istinto era andare a difenderla da quegli assalti. Era mia amica ma ne ero estremamente geloso, la volevo mia e basta però la cosa non sempre mi riusciva. A volte perché non potevo proprio raggiungerla vista la quantità di gente sul mezzo, altre volte perché lo sguardo di chi in quel momento le stava addosso, bastava perché io, mingherlino, non andassi oltre l’intenzione di volermi mettere tra lui e quel corpo di femmina che gli stava dando piena soddisfazione. Conoscevo lo sguardo di Flavia e se all’inizio di quelle situazioni traspariva la voglia di far cessare quelle pressioni, quegli assalti, quelle mani dappertutto sul suo corpo, man mano che l’occasionale maschio proseguiva a insistere nel toccarla e strusciarsi conto il suo corpo, l’ espressione del suo viso cambiava, mi guardava ma era come se non mi vedesse, chissà dov’èra il suo pensiero. Anzi, sapevo bene dove la sua attenzione fosse concentrata. Una volta erano in due, uno avanti a lei e uno dietro. Insomma, tanto hanno fatto che quello davanti, nonostante lei cercasse di bloccargli il braccio, le ha ben poggiato la mano sulla figa costringendola a indietreggiare con il culo che così offriva pienamente a quello dietro di lei che senza fatica ci poggiava il cazzo e piegando leggermente le ginocchia costringeva lei a sedersi sopra, magari proprio sulla punta. Mia invenzione? Supposizione? No certezza! Vedere il suo viso che da un’espressione di pieno imbarazzo e paura, si trasformava in chiara maschera di soddisfazione e piacere, mi raccontava questo, Le ginocchia le hanno ceduto di scatto, ha stretto le cosce. Non poteva cadere in ginocchio pressata com’era dai due e dal resto della gente, ma le sue mani si aggrappavano alle spalle di colui che aveva davanti e che le stava martoriando la figa.
Rossissima sulle guance, i capelli arruffati, – Basta, non ce la faccio più. E’ stato un sussurro che è uscito dalla bocca di lei e che ha provocato un enorme sorriso dei suoi due occasionali partners.
Un giorno, appena scesi dal mezzo ho provato a chiederle se il tizio che aveva vicino la stava infastidendo, lei ancora con le guance rosse che quasi le scoppiavano, l’aria sconvolta, il pensiero chissà dove ( magari ancora al duro che aveva appena sentito in mezzo alle cosce), lo sguardo che mi evitava, mi ha risposto: – tutto a posto, non preoccuparti.
Io. – Mi sembri strana.
Lei: – ho caldo, poi… su quell’autobus. Mamma mia!
Appunto, su quell’autobus! Tutto finiva con queste parole.
Un’altra volta sola avevo avuto modo di vederla nettamente in difficoltà e quella volta è stata una vera e propria aggressione con tentativo (in parte riuscito) di stupro.
E’ capitato a un pranzo organizzato dalla comunità a cui lei apparteneva. In una zona della città fatta di seconde case vicine al mare o abitazioni singole attorniate da giardino o comunque non palazzine soffocanti e oppressive vicinanze che non lasciavano la libertà di stare nei propri comodi spazi in qualsiasi modo si volesse.
Il periodo di fine aprile vedeva quella zona della città ancora scarsamente popolata, al contrario, invece, della piena estate.
Tante persone. Tavolate molto lunghe imbandite, con altre tavole da muratore rivestite da carta regalo, sorrette da mattoni o blocchetti in cemento come sedili. La confusione ha fatto in modo che con Flavia ci sedessimo non affiancati, ma uno di fronte all’altro. A fianco a me una signora sulla sessantina o anche forse settantina ma decisamente ancora molto, molto interessante che comunque era intenta a parlare con l’amica che aveva vicino. Dall’altra parte un signore molto tranquillo che se ne stava sulle sue. Entrambi li avevo visti andando con la “mia”Flavia in comunità.
Lei aveva alla sua destra una di quelle “matrone” che la facevano da padrona in tutte le circostanze, convinte che per ogni evenienza avrebbero avuto la soluzione e, in quanto tali, pretendevano di entrare nei fatti altrui senza riguardo. Alla sua sinistra un uomo che a quanto ci ha detto era a sua volta stato invitato da una famiglia il cui marito/padre era impegnato in cucina con altri della comunità a cucinare e la moglie/madre stava in un altro tavolo a controllare alcuni bambini compresi i loro. Proprio la signora aveva chiesto a Flavia se il loro amico potesse stare con noi.
Le presentazioni di rito, le chiacchiere del più e del meno, tutto accompagnato da bicchieri che lui, il nostro nuovo conoscente, si preoccupava di non lasciare vuoti versandovi del vino, non curandosi del mio avvertimento che ne Flavia ne io eravamo abituati a bere e che a me non tanto, ma a Flavia già il secondo bicchiere la metteva quasi fuori gioco. La verità era che anch’io non ero tanto abituato a quella bevanda . mi andava di più la birra.
Quando a casa mia a cena insistevo per convincere Flavia a bersi un bicchiere di birra in più, lei seppur con il sorriso mi accusava di volerla ubriacare per poi approfittare di lei. Io rispondevo che per fare certe cose la volevo ben sveglia per farle sentire tutto il piacere e a quel punto lei si faceva seria: – finiscila!-
Il nostro commensale si preoccupava che i nostro bicchieri, compreso ovviamente il suo, non fossero mai vuoti, il chiacchiericcio, la ricerca di situazioni intriganti e di donne particolarmente degne, anche se l’unica degna l’avevo di fronte, ma metti che con lei non ci fosse stato verso neanche quella sera, perché non prepararsi altre vie? Insomma, questi elementi mi hanno distratto dall’osservare il braccio sinistro dell’uomo che spariva sotto il tavolo e a cui ho pensato solo quando ho notato la mia amica che non smetteva di sistemarsi sul posto in cui era seduta con piccoli movimenti del corpo del busto e del bacino. Lo sguardo di lei era sfuggente nei confronti del mio. Anche un braccio di Flavia scompariva sotto il tavolo. Seguendone la linea era immaginabile avesse la mano poggiata sulle gambe, forse a fermare quella dell’uomo.
Un gioco di sguardi. Il mio che voleva tenere d’occhio entrambi, non perdendosi neanche un istante lo sviluppo della vicenda, quello di Flavia rivolto verso l’uomo come a implorarlo di smettere e di desistere dalle intenzioni, quello dell’estraneo rivolto da tutt’altra parte per non incrociare il nostro.
Ho deciso, intervengo: – Flavia vuoi sederti qui al mio posto? Io vengo li? Forse c’è troppa corrente.
La mano dell’uomo è immediatamente ricomparsa sul tavolo.
Lei: – No, tranquillo. Ora va bene. Poi, rivolta a lui: – Sa, tra noi della comunità ci conosciamo e abbiamo grande rispetto gli uni degli altri.
Lui ha ribadito: – Ma siamo sicuri che per esempio la signora lì, si lei, quella che mi ha invitato e che mi ha presentato a voi, vedete? Sta tenendo d’occhio i bambini ma al suo fianco c’è quell’uomo, mentre il marito è indaffarato (diciamo così) in cucina, siete sicuri che la mano dell’uomo coperta dalla tovaglia non sia immersa alla scoperta dei segreti di quella bella mammina?
Io e Flavia ci siamo guardati, senza avere minimamente il coraggio di proseguire il discorso.
Lui ha subito ripreso a parlare afferrando ancora una volta la bottiglia del vino e versandocene dell’altro nei bicchieri; : Dai ragazzi, beviamoci su e scusate ma ho detto ciò che pensavo. Conosco queste situazioni. Ma beviamoci sopra altrimenti mi sento uno schifo d’uomo.
Noi, senza minimamente accennare alcun tipo di risposta e, almeno io ma sono certo anche Flavia, con la mente rivolta all’immagine della donna, alta, snella con gambe lunghe un po’ avanti con l’età ma che assolutamente non aveva perso la capacità di attrarre sguardi maschili e pensieri su di lei, abbiamo ubbidito senza neanche pensare a quello che stavamo facendo.
Quell’ennesimo bicchiere ha fatto da goccia che fa traboccate il vaso. Flavia dava segni di non reggere più
-Mamma mia, non sto affatto bene. Vado in bagno- Come ha sollevato la gamba per scavalcare la panca in cui era seduta ha perso l’equilibrio e si è letteralmente buttata sulle spalle dell’uomo, non certo perché lo volesse. Lui subito l’ha afferrata dicendo: – forse è meglio che qualcuno ti accompagni. Io non volevo certo che ad accompagnarla fosse lui, mi sono subito alzato ringraziandolo dicendo che me ne sarei occupato io, ma lui aveva già messo un braccio attorno alla vita di Flavia e un braccio di lei se lo era portato sulle spalle. Le afferrava il polso affinché non gli scivolasse giù, se lo teneva attorno al collo, per poterla sostenere. Io cercavo di inserirmi tra i due, ma sia il vino che si era portato via molta della mia lucidità, sia il fatto che non volevo certo attrarre l’attenzione facendo lì una scenata in piena sala da pranzo alla presenza di tutti, mi impedivano di mettere maggior energia e decisione nei miei tentativi. Li seguivo stando loro appena dietro.
Il braccio con cui l’uomo cingeva la vita di lei, si spostava facendo finire la mano in piena natica della donna che afferrandogli il polso voleva spostare quella mano ma senza nessun risultato, anzi, vedevo bene i tentativi dell’uomo di afferrarle la chiappa là, proprio dove fa la piega sulla coscia. Il risultato pieno non era agevolato dai jeans di lei, ma la mano afferrava quella carne e lei non poteva non sentirlo.
Passando tra le tavolate per raggiungere il bagno io cercavo di stare più vicino possibile alla coppia anche per evitare che quei palpeggiamenti venissero notati. In comunità conoscevano Flavia come la classica brava ragazza, tutta dedita a casa, studio e chiesa. Piaceva. Eccome se piaceva. Ma assolutamente era irraggiungibile per uomini che volevano una distrazione occasionale o che non le interessassero per un rapporto stabile, serio e ufficiale. Insomma: non la dava. Le volte che i discorsi cadevano su certe tematiche, con maschietti anche della stessa comunità che anche se seri e innamoratissimi delle rispettive mogli, a volte solo per divertirsi indirizzavano il discorso sul sesso, lei con le guance rossissime andava via con una scusa o si estraniava. C’erano uomini a cui piaceva davvero tanto e credo che non ostante i solidi principi, all’occasione ci avrebbero provato eccome. Forse anche lì, proprio nella sala riunioni della comunità, quando lei andava a pulire ed era sola e magari qualcuno aveva provato anche a prenderla, piegata a 90 o stesa sul tavolo. Ma no! Mie fantasie!
Arrivati alla porta del bagno si sono fermati lui ha detto: – dai entra,ti aspetto qui. Ti aspetto. Non ti aspettiamo, ti aspetto. Era sua o almeno tale la considerava in quell’occasione. Non mi guardava. Io ho chiesto che intenzioni avesse.
Lui: – Bella donna, gran femmina, ha bisogno di un uomo. Di un maschio, e tu te la scordi. Magari se guardi impari come si fa a soddisfare una venere come lei, una gran figona che ti risucchia tutto.
Io: – senti brutto porco figlio di puttana, tu non la tocchi. CHIARO?
– Chi me lo impedisce tu?
Lei è uscita e io le ho chiesto come si sentiva, anticipando lui andando ad abbracciarla e sostenerla e ricevendo da lei un bacio inaspettato che mi ha fatto diventare in quel momento l’uomo più felice dell’universo, tanto che rivolto all’altro lo invitavo a andare al tavolo. Lui invece ci ha seguiti fuori, Flavia sembrava riprendersi e facendo due passi in giardino siamo arrivati in un punto coperto da una pianta a fianco alla parete del garage, box costruito a fianco alla struttura principale. Tra il muro della casa e quello del garage si creava un lungo corridoio largo non più di due metri, non so perché, ma ci siamo infilati lì.
Ad un certo punto Flavia mi ha lasciato e con una mano alla parete si è piegata in avanti per improvvisi conati di vomito. Così piegata in avanti dava all’uomo la visuale del suo sedere. Lui con la scusa di accertarsi su ciò che succedeva ci si è appoggiato portando le sue mani a afferrare i fianchi di lei: – che c’è? Si brava se riesci rimetti, si così brava. Io spingendolo, cercavo di toglierglielo di dosso. Lui mi ha spinto. Ho sbattuto la schiena sul muro e sono caduto a terra, complice anche un calcio assestatomi proprio sui testicoli. Colpo che mi impediva di rialzarmi per il dolore.
Quando ho ripreso a capire e inquadrare dove eravamo e cosa stava succedendo, la scena era totalmente cambiata: Flavia in piedi, un braccio dell’uomo che le pressava sul petto non le permetteva di staccare le spalle dalla parete. La mano di lui che agevolmente poteva massaggiarle e stringere a piacimento un seno, seppur da sopra i vestiti, i jeans di lei abbassati fin poco sopra le ginocchia e l’altra mano di lui scompariva tra le gambe tenute strette dalla mia ragazza che, onde evitare che l’umiliazione arrivasse oltre, girava la testa da una parte all’altra per non permettere all’uomo di baciarla sulle labbra come aveva intenzione di fare, per infilarle magari anche la lingua in bocca. Certo che comunque la saliva di lui non mancava di bagnarle il viso, il collo o dove lui le poggiava le labbra lappandola a colpi di lingua.
Le mani di Flavia cercavano di fermare il braccio la cui mano e il polso si stavano godendo il calore che lei sprigionava in mezzo alle cosce. Quello che mi sconcertava era notare come lei da una parte cercasse di fermare quell’invasione da parte del porco, ma con il bacino ben staccato dal muro, andasse decisamente incontro a quella mano che la stava possedendo.
Io, seduto per terra con le spalle poggiate proprio in quella parete, alzando lo sguardo vedevo. Vedevo tutto, ogni particolare. La figa non era invasa dalle dita dell’uomo, ma le labbra carnose e gonfie si strusciavano sul polso. La mano era libera di muoversi sulle natiche di Flavia, infatti un dito cercava l’ingresso tra quelle chiappe piene morbide e sode. La testa di Flavia non si agitava più. Un’espressione di terrore sul suo viso: – No, ti prego no: quello no. Li no per favore NNNOOOOOOO AHIAAAAAAA NOOOOOO.
Il dito era dentro di pochissimi centimetri eppure lei sentiva dolore.
Lui: – mamma mia sei proprio chiusa. AHAHAH! (Risata) Metterci il cazzo dev’essere difficilissimo ma poi, porti l’uomo in paradisi sconosciuti bellezza e il tuo culetto, elastico com’è si abituerà a tutto e a tutti. Altro che troia da strada……!
NOOOOO ti prego toglilo fa male, troppo, mi brucia toglilo, non ce la faccio.
Lui apri un po’ le cosce che lo sfilo, ma lei non si muoveva. Allora lui: – apri queste cosce altrimenti affondo di più e poi ti giro e ti inculo, vedrai come entra dopo che ti avrò masturbata, inzuppato dai i liquidi della tua figa e dalla saliva. Tanto anche se urli, con il casino che c’è dentro non ti sente nessuno e anche se dovessero sentirti, prima che arrivino, stretta come sei mi avrai prosciugato i coglioni e sarò bell’e che andato via.
A quelle parole, impaurita, se non terrorizzata, ha ubbidito immediatamente. Lui, senza perdere tempo, facendo aderire il palmo della mano alle labbra carnose e gonfie per l’eccitazione che nonostante i rifiuti le invadeva ormai tutto il corpo, le ha infilato due dita in vagina, lei d’istinto ha subito stretto nuovamente le cosce e portato indietro il bacino, ma la parete le impediva di indietreggiare ancora e lui con un altro affondo è entrato ancora meglio con indice e medio mentre con il pollice le stuzzicava il clitoride. Cosi, a cosce strette non poteva non sentire ancora meglio quella mano che la stava fottendo. D’stinto e senza rendersene nemmeno conto, stava nuovamente spostando il bacino in avanti, stava favorendo l’uomo nel masturbarla, Gli stava dando la figa.
– Ohh sssiiiiii! Anche qui sei bella stretta, e sei bollente. Hai un forno tra le cosce e non dirmi che non sei eccitata e non ti sta piacendo; vedi? Avevo ragione o no? Sei fatta per il sesso! Si così, brava! Dammela, Dammela tutta, non risparmiarti. Vedi che ti diverti? Dai godi che sei anche tu fatta di carne. E che carne! Lei muoveva sempre di più il culo, i fianchi, tutto il bacino. Lui le si è messo a un fianco per potersela lavorare meglio. Al fianco opposto rispetto a quello dove io ancora seduto a terra dolorante con le spalle appoggiate al muro assistevo in diretta a tutto questo. Il dolore dei colpi non era nulla in confronto a quello per l’eccitazione, ma non riuscivo ancora a muovermi ( o non volevo?)
Lei si è bloccata. Un potente schizzo dalla vagina. Il liquido che ha spruzzato fino a una distanza notevolissima inondando la mano del porco e arrivando a tutto ciò che c’era intorno. Anche a me.
Lui l’ha mollata e lei piegando le ginocchia spalle al muro, si è rannicchiata a terra: La sua faccia all’altezza della mia, ma il viso nascosto tra le ginocchia, averi voluto incontrare il suo sguardo ma non è andata così.
Le si è piazzato davanti. Il pene dell’uomo poggiava sulla testa di Flavia. Lei ha alzato lo sguardo trovandoselo in faccia, sulle guance, sulle labbra che teneva serrate non ostante lui le tirasse forte i capelli per poggiarle il glande proprio su quelle labbra approfittando del momento in cui lei le avrebbe aperte.
– dai, apri la bocca. Fai sfogare me adesso. Poi, come a prenderla in giro: – dai, tu la tua parte di piacere te la sei presa e mi hai fatto sudare parecchio. Guarda cos’hai combinato: ce l’ho talmente duro che mi fa male. Succhiamelo. Ammorbidiscimelo. Fammi sborrare e decidi tu come; con la bocca, con la figa o con il culo.
A quelle parole, lei, ricordandosi anche cosa in precedenza le aveva detto minacciandola di sodomizzazione violenta, ha timidamente rilassato i muscoli delle labbra. Non le ha aperte, ma a lui è bastato: la cappella era tra quelle labbra. Ha spinto, è entrato. Lei aveva in bocca il cazzo di uno sconosciuto. Lui: -non mordere.
La cappella raschiava sul palato. Le arrivava in fondo. In gola. Non entrava tutto. Lo ha tolto fuori. Le ha detto di leccarlo dai coglioni alla punta. Lei schifata non voleva ma alla fine lo ha fatto per un paio di passaggi. Lo ha rimesso nella bocca di Flavia. Le mani di lei sulle cosce di lui a volerlo respingere ovviamente senza esito. Lui la teneva per la testa e le imponeva il ritmo della succhiata. Pochi vai e vieni e tenendole schiacciata la testa su di lui le è esploso in gola. Solo un rivolo è uscito al lato della bocca di Flavia, il resto lei lo aveva già nello stomaco. Una volta libera, colpi di tosse e conati di vomito non sono serviti a farle uscire quel liquido estraneo dal suo apparato digerente.
Aveva per sempre la sborra di uno sconosciuto in sé. Non dalla figa, ma dalla bocca. In un certo senso non conosceva l’uomo ma erano profondamente intimi. Più che con me e questo mi faceva impazzire.
Nel mentre lui si ricomponeva, – per ora mi accontento. Sicuramente puoi migliorare nel pompino ma ti farò fare esperienza …… e non solo io credo. Anzi, per come attrai con quel corpo, ne sono sicuro. La prossima volta ci conosceremo meglio, non sarà solo un pompino . E’ sparito.
Non voleva che la toccassi. Si è sistemata dopo che per buoni dieci minuti siamo stati li. Come siamo tornati in sala un signore ci è venuto incontro. – siete sconvolti, cosa vi è successo? Io. – si sente male.
Lui.- la riaccompagno a casa? E’ intervenuta lei. – si, vado via. E io ho aggiunto. – riaccompagni anche me?
– va bene. Andiamo
Arrivati a casa mia ho chiesto a Flavia se volesse scendere anche lei:- stai da me. Ti metti a letto e ti preparo io qualcosa.
Lei: – no vado a casa. Li ho visti partire.
Solo dopo un bel po’ di mesi ho saputo. Gianni, l’autista, ci aveva provato pesantemente durante quel viaggio. Aveva cominciato con il chiederle: – dai, dimmi la verità, cosa ti è successo? A un certo punto ho visto che Marco (il porco) ti ha accompagnato in bagno e il tuo amico, come si chiama? Ah si Francesco, vi seguiva poi siete usciti. Poi, Senza preamboli, ha proseguito con le domande indagatrici: – ti ha scopata? o cosa ti ha fatto? Tanto lo fa con tutte. La maggior parte se l’è fatte e alcune me le ha proprio diciamo procurate lui. Anche Federica, hai presente? Si l’amica di Amelia la moglie del responsabile del gruppo, (colei che ci aveva presentato Marco). Ma anche Amelia quando si lascia andare è assatanata!
Poi, proseguendo in quel discorso: – sia l’una che l’altra sono avanti con l’età, ma scopatrici di prima categoria. Federica è stata più dura da convincere ma poi … che scopate ragazzi! Ma tu … con te sono sicuro che è ancora molto ma molto meglio e dicendolo, la mano di lui le saliva per la coscia. Lei gliel’ha allontanata. Non aveva voglia ne di ascoltarlo ne di parlare, ne di intavolare quel discorso. Voleva essere presto a casa e basta, ma lui che conosceva la zona dove Flavia abitava, ha improvvisamente svoltato in uno spiazzo sterrato nel quale si accedeva proprio dalla strada e che agli altri tre lati era circondato da palazzine come quella in cui abitava Flavia, di quelle cioè che sotto il primo piano hanno gli spazi per le auto dei condomini. Quello spiazzo non era illuminato da lampioni, vi si riflettevano le luci dei primi piani degli appartamenti che però non puntavano certo il fascio di luce all’interno delle auto parcheggiate in genere con il muso verso il muretto a secco e la rete metallica delimitanti lo spazio appartenente alle palazzine, quindi, poteva essere un posto non certo ideale ma almeno funzionale a fare una cosa svelta e in quel momento in cui la luce del giorno era ormai andata via, poteva essere il luogo dove lui si sarebbe scopato una delle ragazze che nella sua vita mai avrebbe nemmeno sognato di avvicinare.
Lo stesso spazio però, era stato, a volte, anche teatro di ricatto per donne finite poi nei letti degli appartamenti soprastanti.
La macchina con Lui e Flavia a bordo si è parcheggiata li
-Senti portami subito a casa, sono stanca. Sto male. Per favore!
– daiii aspetta un attimo. Dimmi solo cosa ti ha fatto e poi ti porto a casa.
Lei: – PORTAMI A CASA!
Lui, prendendole la mano approfittando della poca forza di Flavia, le ha fatto toccare il pene attraverso i pantaloni.
-Senti come me lo fai venire duro? E’ cosi duro solo quando sono vicino a te. Ti sente e gli piaci un casino.
Lei cercava, con le poche forze rimaste, di ritrarre il braccio ma lui con la mano le afferrava forte il polso facendole anche male: con l’altra mano se lo è tirato fuori costringendo Flavia a stringere il pugno attorno a quel cazzo duro, meno lungo e duro di quello di Marco, che lei poco prima aveva conosciuto nella sua bocca, ma molto grosso.
-Si daiiiii muovi la mano cosìììì siiiiiiii. In realtà era lui che gliela muoveva usando la mano di Flavia per masturbarsi.
Sei brava! Si menamelo sei bona! Sei uno schianto. Se non mi ti faccio impazzisco.
Intanto la mano di Flavia continuava a massaggiare, menare, masturbare quel cazzo anche se lui aveva ormai allentato la presa sul polso.
A quel punto lui, eccitato da morire non ci ha messo molto a venire. La sborra sulla mano di Flavia, sui suoi pantaloni, sul sedile. Lui ha maledetto il fatto di essere venuto così in fretta
– Immaginavo fossi brava ma … mamma mia, se con la mano lavori così, figuriamoci cosa sei capace di fare con il resto del corpo. Comunque visto che mi hai fatto sborrare vorrà dire che la scopata sarà più lunga, calma e vedrai che ti piacerà moltissimo, avrai modo di sentirlo bene dentro, sentirai come scorre e ti riempie.-
Nel momento in cui lui le ha lasciato il braccio per sistemarsi meglio sul sedile e togliersi i pantaloni, lei in un attimo di lucidità, ha ripreso le forze che le hanno consentito di aprire lo sportello, schizzare fuori dall’auto e correre verso casa a meno di cinquanta metri. Lui ha immediatamente messo in moto ma non appena sulla strada ha dovuto dare precedenza a un’auto che arrivava e essendo strada stretta a senso unico, l’attesa gli ha fatto perdere la possibilità di raggiungere la ragazza che si è infilata dentro il cancelletto del cortile condominiale.
Capitolo 2
Erano quasi le 18,00 ora d’inizio dell’incontro. Lei non arrivava eppure la sede della comunità stava a non più di 5 minuti a piedi da casa mia. Il quartiere della città non era certo dei più aristocratici. Diciamo che se negli altri quartieri la delinquenza andava a compiere i suoi atti, in quello dove la comunità e casa mia erano situate, gli stessi delinquenti ci risiedevano.
Era anche un quartiere vicino alle Facoltà universitarie e come tale, popolato di studenti e studentesse fuori sede. La mia casa. Un piano terra, aveva l’ingresso su un vicolo cieco e il retro su una via, in cui si passava per raggiungere il luogo dell’incontro. In quella stessa via c’erano due tuguri che definire bar, era elevarli di molto dalle condizioni in cui effettivamente erano. Uno dei bar era sul marciapiede opposto, praticamente di fronte al retro di casa mia, l’altro nello stesso marciapiede che costeggiava il muretto in pietre e la rete metallica della mia abitazione a piano terra.
Uscendo sul cortiletto di casa, potevo vedere appunto la strada dei due bar, quella dove sarebbe passata lei per arrivare da me.
Sinceramente, a volte mi trattenevo nel giardinetto per sentire i commenti degli avventori al passaggio delle studentesse che andavano o tornavano dall’Università, oppure quando qualcuna di esse o qualche moglie e mamma di famiglia si metteva a pulire il balcone senza rendersi conto che il proprio appartamento al primo, secondo o terzo piano, permetteva a chi stava sul marciapiede e alzava lo sguardo, di potersi godere uno spettacolo interessante di donne viste da sotto, mentre intente a pulire il terrazzino non si preoccupano di cosa si potesse vedere sotto i loro vestiti. Ovviamente quando queste non si organizzano con pantaloni; e comunque, capitava! Si, capitava più di quanto si possa credere che qualcuna uscisse in terrazzino in gonna. Capitava eccome!
E’ tardi, Ho deciso di uscire di casa per andare incontro a Flavia che sicuramente sta venendo a prendermi; non voglio che per colpa mia anche lei arrivi a riunione iniziata.
Percorro il breve vicolo, giro a sinistra fiancheggiando l’isolato che comprende casa mia e mi immetto sulla via retrostante. Fuori dai bar i soliti capannelli di gente. Le solite facce da galera, anche se mi sembra che in quello che sta sul marciapiede in cui sono e devo passare, vi sia un movimento maggiore, una concitazione insolita. Avanzo di pochi metri e vedo chiaramente: Flavia in mezzo a degli uomini che le bloccano il passaggio, non sento cosa dicono ma i toni sono alti. Mi precipito, cerco di farmi largo per raggiungerla ma mi viene impedito, vedo solo che viene presa sotto braccio da un uomo a fianco a lei e un altro al fianco opposto. Vogliono portarla dentro; lei non vuole urla, cerca ovviamente di liberarsi, ormai è un animale impazzito che sente cosa sta per capitarle, ma uno dietro di lei le da uno sculaccione non staccando più la mano dal suo sedere, anzi, essendo ormai lì con loro, vedo bene le dita dell’uomo piazzate sul solco e scendere infilandosi tra le cosce fasciate dai soliti jeans. Flavia porta avanti il bacino per sottrarsi almeno a quella mano, ovviamente senza riuscirci, tanto che qualcuno esclama: – Vedi come muove in fretta i piedi? Questa non vede l’ora di essere dentro. Eh si, tutte santerelline, ma appena possono avere l’occasione esce fuori quanto puttane sono -. Risata generale degli altri e ulteriore umiliazione per Flavia.
Una volta dentro il locale, in cui dietro il bancone era rimasto quello che doveva essere il proprietario, alcune notti l’avevo visto chiudere.
Visto che il gruppo stava trascinando Flavia verso il tavolo del biliardo, ha esclamato: – Nooo, ma dai, portatela dietro, aspetta tieni e, aprendo un cassetto, ha allungato la mano per dare una chiave a uno dei clienti che ha chiesto: – Ma dove? In bagno? Ma se non ci sta nemmeno uno in piedi! L’uomo dietro il banco ha risposto: – no, l’altra porta c’è una stanza non lo sai? C’è anche un lettino. Te l’ho detto che a volte ci dormo? Ah si. E’ vero. Ha aggiunto l’altro.
Io mi ero già precipitato dentro e vedevo lei tenuta dai due che oltre a tenerla se la cominciavano a palpare su tette cosce e su tutto il corpo, come d’altronde anche molti altri, approfittando della situazione non si lasciavano sfuggire l’occasione, anzi, addirittura qualcuno aveva sbottonato i jeans di lei per provare a infilarle la mano tra le cosce nude e dentro le mutandine, ho urlato: – NOOOOOOOOOOOOOOO! Lasciatela stareeeeeee che cazzo fate, vi denuncio tuttiiiiiiii porci bastardi pezzi da galera!
Uno dei clienti si è girato verso di me e ha detto:- e tu, chi sei, il ragazzo? Ahahah vedrai come la tua bella, dopo che avrà preso cazzo, ci ringrazierà e magari poi quando te la scopi tu, ti farà divertire di più pensando ai cazzi che si sarà presa oggi, a meno che non te la allarghiamo talmente che quando lo infili tu, lei non sentirà più nulla e così finisce che tu la ecciti e poi verrà qui a farsi soddisfare, sempre che non ti mandi affanculo dopo quello che le faremo tra poco. AHAHAHAHAHAH!
Un altro ha aggiunto, si li vedo spesso assieme. Abita qui in queste case, poi rivolto a me: – Viene spesso lei a casa tua vero? Cosa fate? Scopate? La soddisfi? Sai che quando la vedo passare qui davanti al bar e credo che venga da te, penso che te la stai scopando, entro qui in bagno e mi faccio una sega? E credi che oggi non me la faccio? Non me la scopo? Finché non mi infilo tra quelle cosce e le pianto il cazzo bene dentro la figa e non una volta sola, io da qui non me ne vado, magari te la ingravido pure! Ahahahah…
Io ho risposto: – Non sono il ragazzo. E’ una mia carissima amica e dovete lasciarla stare
Lui: – Ah, sei pure coglione, non te la scopi nemmeno. Un pezzo di figa così entra in casa tua e tu non la sbatti sul letto? Ahiahi…. Meno male ci siamo noi! Tranquillo! Te la facciamo diventare donna. E che donna!
Non sono il ragazzo. E’ una carissima amica, frequenta la comunità di preghiera, qui vicino, a volte mi invita, oppure passiamo del tempo assieme.
Ah si? Quindi delle foto, tu non ne sai nulla?
Quali foto? Di cosa parlate?
Di queste. Testa di cazzo. Di queste che ha trovato Carlo, davanti alla serranda stamattina quando ha aperto il bar. Erano sul marciapiede. Perché le avete lasciate qui? Volevi vedere che effetto faceva a degli sconosciuti, vedere le cosce nude della tua bella? Oppure ti sono cadute? O le aveva lei e le ha lasciate lei? Beh, se è così chiediti cosa vuole. Forse quello che le stiamo per dare, lo stava cercando da chissà quanto tempo e tu, cretino, non sei stato in grado di darglielo, quello che voleva. Tranquillo, ci pensiamo noi Ahahahahah………….. Gli altri non lo so, ma io quella figa che si ritrova tra quelle cosce meravigliose, gliela voglio aprire, spaccare, la voglio tutta attorno al cazzo e sono sicuro che me lo stringe a meraviglia. Non vedo l’ora di sentirmelo massaggiato dalla figa di questa troietta.
Le foto in questione ritraevano Flavia, in situazioni che non lasciavano nulla all’immaginazione.
La più casta era lei seduta del divano in chissà quale casa, con un vestitino leggero che non copriva nulla delle sue belle cosce accavallate. In quella posizione, ma con i jeans, a casa mia sul divano seduti uno a fianco all’altra, anch’io ci avevo infilato le mani da sotto, senza che lei protestasse o reagisse. Un fremito glielo avevo colto solo quando il mio polpastrello le avevo accarezzato leggermente la fica.
Un’altra delle foto, invece inquadrava in primo piano le natiche nude,l come le cosce strette attorno alle labbra carnose della figa che sporgeva essendo lei piegata in avanti, classica posizione a 90° una gamba dritta poggiava il piede a terra, l’altra piegata al ginocchio che poggiava su una panchetta in legno, cosi come un braccio teso la cui mano poggiata anch’essa sulla panca, l’altra a sollevare il lembo della giacca che indossava e che, lasciato libero, avrebbe coperto parte delle natiche. . Delle autoreggenti coprivano le gambe, fino a metà coscia, lasciando come detto, nuda la parte superiore più alta e carnosa. Di mutandine, neanche l’ombra. Il viso, rivolto indietro verso l’obiettivo era parzialmente coperto dalla spalla. La bocca non si vedeva, ma era il viso di Flavia, eccome se era il suo! Altre foto la vedevano in posizione da cavallerizza stare sopra uomini più o meno giovani e anche se in alcune prese di lato con in primo piano la sua coscia che copriva il fianco dell’uomo, pochi dubbi vi erano sul fatto che il membro maschile era contenuto, avvolto, fasciato dal canale vaginale della mia amica, futura fidanzata.
Un’altra foto ancora inquadrava una scalinata interna in una casa. Scalinata tappezzata con moquette, in cui lei, Flavia, seduta su uno dei gradini, con la parte del corpo dalla vita in su coperta da maglia e cardigan abbottonato fin sotto il seno, Mostrava le cosce completamente spalancate, leggermente sollevate perché nel gradino inferiore poggiava solo la punta dei piedi non nascondendo nulla anzi, mettendo in primo piano la figona depilata e il buchetto in mezzo alle natiche che, assieme a quelle cosce, non potevano non attrarre qualsiasi maschio. Infatti da lì a poco, qualsiasi maschio presente nel locale che avesse voluto svuotarsi i coglioni, quei due buchi sicuramente caldi e ancora ben stretti, glieli avrebbe riempiti. Sicuramente dopo essere passato per le mani e la bocca di Flavia.
Altre foto ancore giravano tra le mani di quegli uomini. L’unico dubbio che potessero essere dei fotomontaggi era il viso: Sempre con la medesima espressione. Labbra accostate leggermente sorridenti, testa leggermente inclinata verso il basso e un po’ di lato. Un’espressione da ragazzina timidina che sa che sta combinando una cosa che non dovrebbe fare, ma che in fondo anche lei vuole. Questo contrastava completamente con il fatto che presa a forza, scalciasse, tentasse di urlare ma la bocca era giù tappata da un pezzo di stoffa con un nodo dietro la nuca, e si dimenasse per liberarsi. Poi c’era il suo corpo, una volta spogliata, sempre contro la sua volontà, pochi dubbi vi erano che il corpo delle foto combaciasse esattamente con quello della ragazza lì presente in carne e ossa. Presente con le sue curve di donna, flessuoso, liscio ed eccitante come pochi, con le sue carni tutte da accarezzare, palpare, di cui sentirne la morbidezza, il profumo, di cui godere fino a sfinirsi e sfinire lei.
Sollevata per i fianchi e letteralmente lanciata su quello che chiamavano letto composto di una rete, un materasso lercio e un lenzuolo che non veniva cambiato da chissà quando, ci è caduta sopra di schiena quando era già praticamente nuda con solo le mutandine addosso. Il primo che le si è avventato sopra ha subito cercato di toglierle il bavaglio con la chiara intenzione di infilare il cazzo nella bocca di lei, ma le urla di Flavia lo hanno costretto a tapparle nuovamente la bocca. Allora l’ha fatta alzare in piedi e l’ha voltata verso il letto, lui le stava dietro, le ha fatto piegare il busto, lei per non cadere ha appoggiato le mani al letto con le braccia tese, era messa perfettamente a 90° Lui spostando l’elastico delle mutandine ha cominciato a strusciarle la cappella sulle labbra della figa. Ho visto Flavia irrigidirsi, con lo sguardo letteralmente terrorizzato. Il braccio dell’uomo le cingeva la vita, con l’altra mano le puntava il membro in mezzo alle natiche. Voleva incularsele senza perdere tempo. Era eccitatissimo e lei lo sentiva.
Vari tentativi non hanno consentito di inserire il cazzo tra le natiche morbide, bianchissime di Flavia, tanto che lui, desistendo per il momento, si è messo in ginocchio per avere il culo di Flavia davanti alla faccia e affondarvi iniziando un lavoro di lingua. Lei, nel sentire quel contatto, ha lasciato che dalla sua bocca uscisse un: – NOOOOO NON VOGLIOOOOOOO. NOOOOOOOOOOOOOO, accompagnato da un dimenare i fianchi per liberarsi della presa delle mani dell’uomo sulle cosce, ottenendo però, solo l’effetto contrario di sentire meglio quella faccia che affondava tra le sue chiappe morbide e la lingua stuzzicarle il buchino e leccarle bene le labbra della figa, entrando anche tra esse, tanto da costringerla, quando le forze cominciavano a mancarle, a non potersi sostenere più con le mani poggiate sul letto e i piedi a terra lasciandosi andare cadendo letteralmente sul materasso, sempre con la faccia dell’uomo incollata alle sue chiappe e sentendo quella lingua impossessarsi sempre di più della sua intimità. L’uomo stava cominciando a vincere la volontà di Flavia di resistergli. Per continuare questo lavoro di demolizione delle resistenze della ragazza, l’ha fatta girare a pancia in su, afferrandole le ginocchia le ha spalancato le cosce per continuate a baciarle sempre più a fondo, quella figa e il buco tra le natiche che assolutamente voleva godersi senza fretta e pienamente, a costo di essere tirato via da qualcuno più impaziente. Se fosse successo avrebbe aspettato il suo turno. Ma non è successo perché anche gli altri si accorgevano che Flavia dava segni di resa. Le mani che volevano respingere il contatto della bocca dell’uomo con la sua figa, si poggiavano delicatamente sulla testa di lui e nei momenti sempre più rari di lucidità di lei si staccavano dalla testa dell’uomo come se lei dicesse a se stessa che non poteva cedere, ma le stava cominciando a piacere molto. In quegli attimi lei si copriva il viso, però l’attimo successivo si stava mordendo le dita forse per non dare la soddisfazione a quei porci di sentirla gemere, ma poi le mani di lei tornavano sulla testa dell’uomo, stavolta per spingersela più a contatto con quella parte del corpo che le stava generando un piacere sconvolgente, mai provato prima, che le invadeva il corpo dalla testa ai piedi: la figa! La sua figa la stava tradendo, si stava dando completamente a quella lingua, a quell’uomo, a quel porco viscido e sconosciuto che però la stava facendo godere come nessun altro. Lei non poteva fare altro; stringeva la testa dell’uomo tra le sue cosce morbide, lisce, meravigliose, andava con il bacino e con tutta se stessa incontro a quella lingua, a quella testa, a quello che era il suo torturatore, che usava una tortura a cui lei non poteva ne voleva più sottrarsi.
Per un attimo lui, staccandosi dalla figa di Flavia, da quel vulcano che stava per esplodere, rivolto agli altri tra cui io, ha detto: – Questa tra un po’ mi inonda, altro che no non voglio! Questa ci fa godere tutti quanti.
No ha finito di dirlo che dalla figa di Flavia sono partiti due schizzi di liquido vaginale che hanno colpito l’uomo in pieno volto, mente lei stringeva con i pugni il lenzuolo e urlava tutto il piacere che stava provando. Urlo smorzato dal bavaglio.
L’uomo si è allontanato e lei si è rannicchiata in posizione fetale su quel materasso, su quel lenzuolo. E’ venuta! Ha goduto! Ha avuto un orgasmo e a quanto tutti hanno visto, potente, l’ha veramente spossata. Tante volte avevo avuto pensieri su di lei, su come fosse stato vederla nuda, su quanto piacere potesse dare il suo corpo di ragazza alta circa 1,70 con capelli lunghissimi, occhi scuri, seno assolutamente piccolo ma che calamitava mani e altro. I suoi capezzoli me li immaginavo proprio così, come li vedevo in quel momento, Sapeva che mi piaceva, ci giocava, non mi rispondeva, non affrontava la questione. Quando ero solo la pensavo, la mano partiva. A volte con altre immaginavo di avere lei sopra o sotto, anche quando mi capitava l’avventura con qualche battona, pensavo a cosa stesse facendo lei in quel momento, a come stava godendo.
Troppe volte l’avevo immaginata presa da qualcuno con la forza e adesso stava capitando che io assistessi allo spettacolo e da li a poco anche altri l’avrebbero presa.
Ero eccitato all’inverosimile, mi faceva male il cazzo da quanto duro. L’avrei violentata anch’io, ma una cosa era sicura: non ero il solo ad averlo duro, solo che gli altri da lì a poco si sarebbero soddisfatti con quel gran pezzo di figa, se la stavano per fare, io ……… BOHH!!
Un altro le si è avvicinato, ha cominciato a toccarla, lei con le poche forze rimaste cercava di allontanarlo. Lui le ha preso i capelli, l’ha fatta sedere sul letto, ha cominciato a palparle le tette, le ha infilato la mano tra le cosce intimandole di aprirle minacciandola di botte, le ha infilato due dita in vagina, lei ha urlato e stretto l cosce. Lui si è messo a ridere. Le ha intimato di sbottonarle i calzoni, lei non voleva ma ha ceduto, lo ha preso in mano ma non la muoveva, lui le ha stretto il polso e l’ha costretta a masturbarlo. In pochi istanti gli è diventato durissimo. Ha subito provato a farsi fare un pompino. Lei non voleva, serrava strette le labbra. Schiaffi, tentativi di aprirle a forza la bocca, niente. Insomma, ci è voluto un sonoro ceffone a farla desistere e nonostante i rifiuti di Flavia ha cominciato a scoparle la bocca. La teneva sulle guance e le faceva muovere la testa, poi la mano di lui sulla nuca di lei. DAIIII. Sentilo in golaaaaa così ancoraaaaaaaaaa. Hai visto che impari subito? Ci sei portata, ohhhh sssssiiiiiiiiiiiii cosìììììì bravaaaaaaaaaaa.
Dopo circa 5 minuti di quel trattamento, lui non ce l’ha fatta più, sempre con la mano sulla nuca di lei. Con il viso della mia amica schiacciato sui suoi peli pubici ha cominciato a scaricarsi dentro quella bocca, costringendo la ragazza a bere, a ingoiare per non soffocare, a bere tutto il seme di quello schifoso.
Quando l’ha mollata, lei non riusciva a smettere tra tosse e conati di vomito, ma non è riuscita neanche a rimettere. Si portava nello stomaco la sborra dell’uomo.
Lo stesso ha fatto un altro ma steso sul letto supino e lei in ginocchio sul materasso con quel culo da favola per aria, attrazione che invitava gli altri a avvicinarsi al letto e mentre lei pompava il tizio un paio si godevano a piene mani le sue forme. Dita in figa. Si muovevano bene dentro, in fondo e poi fuori, poi in fondo lentamente. Poi fuori e in fondo di brutto. Lei cominciava a dimenare i fianchi, il primo orgasmo l’aveva “accesa” e ora non ci metteva molto a far vedere che il piacere la invadeva.
Quando il tizio ha scaricato la sborra nella bocca di lei, Flavia stava stringendo quelle dita con i muscoli della vagina che si contraeva tutta attorno a indice e medio infilati bene nella figa tanto che il tizio che la masturbava ha detto: – Cazzo come mi stringe le dita questa! E’ assatanata. Chissà come ci consuma il cazzo. Un altro: – in quella cazzo di sede che hanno chissà quante ce ne sono che non hanno fatto sesso quanto dovrebbero, certo che poi alla prima occasione che hanno, liberano tutta la voglia repressa. Questa magari, è anche un gran pezzo di gnocca, ma anche altre che ne vedo passare, anche se non così bone ………. Meritano …. e sono sicuro che non lo mollano finché non lo riducono uno straccetto. Un altro ancora: – secondo me anche certe signore, li dentro, certe mogliettine che hanno avuto solo il cazzo del marito. Chissà quando ne provano uno più grosso e duro, che magari entra con forza fino in fondo. Mmmmmssssiiiiiiiiii ce n’è una, che mi farei anche davanti a tutti; li, in piedi, attaccata al muro. Oltre questa ovvio Ahahahah……!
Intanto Flavia stava venendo ancora con le dita del tizio sempre dentro la figa, dimenando il culo come indemoniata contorcendosi tutta, dopo aver fatto sborrare quello che steso ancora sul letto, aveva usato la bocca di lei per il pompino e che appariva beatamente soddisfatto.
Quello che aveva provato a incularsela per primo ha sbottato: – Basta! Non ce la faccio più. Tenetela ferma a pancia sotto.
Quattro si sono avvicinati al letto, hanno afferrato Flavia per braccia e gambe, l’anno voltata come aveva chiesto l’amico e tenuta ferma. Lui si è spogliato, stava ai piedi del letto, ci è salito sopra in ginocchio sistemandosi fra le gambe della ragazza: mentre Mano sinistra e braccio teso gli servivano per reggersi e non cadere sul corpo di lei, con la destra muoveva il cazzo strusciandolo sulle chiappe di Flavia, separandole con il glande e puntandolo sul buchino. Non ci è voluto niente perché quel membro somigliasse a un tronchetto. Lei era inerme, non reagiva. Solo quando ha sentito la punta spingere, nonostante il bavaglio ha fatto sentire un urlo, in un NOOOOOOOOOOOOOO, scuotendo la testa a confermare che mai di sua volontà avrebbe acconsentito a quello che il tizio le stava per fare. Lui, fermandosi un attimo: -Cosa c’è? Non vuoi? Lei, sempre imbavagliata: -NOOOO scuotendo ancora di più la testa. Lui: – perché? Lei non rispondeva. Allora lui: E’ il Primo? Lei muta. Lui: rispondi altrimenti spingo. Lei ha fatto cenno con un no quasi impercettibile. Lui allora: vuoi rispondere? A quel punto il NO di Flavia si è sentito.
Il tizio ha continuato: – Altro che verginella! Questa mi sa che lo conosce bene il cazzo –
Lei non voleva iniziare il dialogo basato su quell’argomento, troppo timida, troppo pudica. L’argomento non era quello che lei avrebbe messo in giro neanche con amici intimi se non con la persona che sognava un giorno diventare il suo uomo, suo marito, ma al momento una simile ipotesi non era all’orizzonte. C’ero io, ma chissà!
Lo ha interrotto: – NO Lui: – No cosa? Non lo vuoi? Ma io te lo infilo lo stesso
Lei: – mi ha costretta, mi ha violentata.
– Chi? Il tizio che ti ha inculata?
Lei: – Si
Lui: – Quando? Da molto?
Lei: – tre anni fa, l’anno che sono arrivata in città
Lui: – poi? Non ne hai più preso?
Lei, sempre più rossa in viso per la vergogna: – No
Lui le ha afferrato i fianchi e tenendola ferma senza preavviso le ha infilato di colpo il medio tra le natiche provocando l’urlo da parte di Flavia. Un urlo che ha fatto fiondare un altro a tapparle la bocca per smorzarlo.
MMMMSSSIIIIIII sei stretta comunque. Forse il fatto che non ne hai più preso te lo ha ristretto, prendendola in giro, chiamandola amore. Ha proseguito: – e tu pensi che io rinunci a un sedere così? Al tuo culo? Soprattutto adesso che so che è bello stretto? E lui? Rivolto a me? Non te lo ha mai fatto? ora gli faccio vedere come si fa AHAHAHAH, poi, guardandomi – guarda e impara!
Una spinta, un urlo di lei, la sua rassegnazione.
Un SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII COSIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIi, vedrai che tra un po’ il dolore passa e ti ricorderà la prima volta che è entrato in questo culo fantastico che ti ritrovi.
Lui che ricade con il busto sulle spalle della ragazza.
La bocca di lui le morde la spalla le lecca collo e orecchia. Lei sente i grugniti e i versi di quel porco che ha addosso, li sente, le rimbombano nel cervello. La mano di lui che si infila tra materasso e corpo di Flavia. A cercare tra le cosce. Le dita le si infilano in figa. La incula e la masturba.
Per farlo meglio si mettono su un fianco. Lo spettacolo per gli altri è fantastico e devo dirlo, anche per me. Ho anch’io per un attimo il pensiero di chiedere di poterne approfittare, ma non voglio. Cosa mi passa per la testa? Ma in quei momenti gli uomini ragionano con il cazzo e le femmine con la figa. Si, anche Flavia, nonostante tutto, stava ragionando con l’utero, non reagiva, cominciava a assecondare i colpi dell’uomo. Gemiti impercettibili, si mordeva le labbra, stringeva il lenzuolo coi pugni. Alcuni uomini lo hanno visto e hanno detto. – LE PIACEEEEEEEEE. PIACE ANCHE A LEIIIIIIII. Altri:- questa aveva tanto di quel sesso represso che non poteva non sentire l’odore di maschio arrapato e chissà quante volte per strada avrà letto in faccia a uomini che incontrava, quanto avrebbero voluto farsela
Le natiche di Flavia strette attorno al cazzo, lo masturbavano, lo mungevano. Lei cominciava a reagire a quel trattamento, si stava lasciando andare, il suo corpo, anche se la mente rifiutava voleva tutto il piacere. Voleva godere. Prima che l’orgasmo arrivasse, pero, l’uomo con un grugnito più potente, affondando di più il cazzo nel culo e le dita nella figa, si è lasciato andare liberando tutto il suo sperma dentro il culo della donna.
Mamma mia, oltre al fatto che lei, in quel momento si stava decidendo a sfogare anni di sesso mancato o comunque se c’era stato, molto casto, (ma in tal caso l’avrei saputo perché non mi avrebbe consentito neanche un accenno a certi argomenti) e dopo che il suo corpo aveva accumulato una carica erotica peggio di una bomba nucleare, devastante e questo si intuiva guardando quel corpo e si intravvedeva o si poteva immaginare anche vedendola normalmente vestita, certo, lei non faceva niente per mostrarlo, ma si vedeva, ora, in aggiunta, ci voleva un orgasmo mancato? Anche se due precedentemente erano arrivati, era comunque un qualcosa che lei non poteva tenere molto sotto controllo. Tanto che, subito dopo, quando un altro l’ha voluta mettendosela sopra steso sul letto e imponendole di infilarselo nella figa, di muoversi, di cavalcarlo e farlo godere,lei non se l’è fatto ripetere. Si muoveva sopra quell’uomo come se avesse il diavolo dentro quel corpo, in fondo a quella figa. Quando poi, lei è finita sotto e l’uomo se la stava chiavando standole tra le cosce e affondando quasi volesse inchiodarla al materasso, lei gli stritolava i fianchi stringendolo tra le cosce, gli puntava le unghie sulle spalle, sulla schiena e sulle natiche, continuava a sgusciare, muoversi tutta. Fremere,tremare con tutto il corpo, complice la bocca dell’uomo sui capezzoli e le mani a stringerle le tette.
L’orgasmo è arrivato. Per lui ma anche per lei. Potente, devastante. Uno di loro, dopo che anche altri avevano abusato di lei, ha chiesto di potersela portare a casa Quella notte, per lei, non era certo dedicata al sonno, ma neanche per me. L’ho vista caricata in una macchina a fianco all’autista, sparire!
Capitolo 3
Tornare a casa? Proprio no, non ci riuscivo. Rimanere in giro per strada cercando di vedere qualche auto passare con lei e chissà chi altro a bordo? Che assurdità! Ma ci speravo.
Inutile. Tutto inutile. Chissà dov’era, con chi e con quanti era. Cosa faceva e come lo o li stava rendendo felici.
Senza neanche rendermene conto stavo prendendo la via di casa.
Non ho fatto in tempo a infilare la chiave nella toppa del cancello che un colpo di clacson e una voce hanno attirato la mia attenzione. Guardando meglio, era uno di quei porci presenti in quello schifoso stanzino del bar. Mi sono avvicinato e anche quello al volante era dei loro.
-Se vuoi rivedere la tua troia Sali in macchina-
La mia troia! Ero infastidito da quelle parole, ma mi piaceva che considerassero Flavia mia. La mia donna. Ovviamente il pene mi scoppiava e infatti se fossi entrato in casa mi sarei immediatamente masturbato.
In meno di mezzo secondo ero in macchina. Il viaggio si è svolto per strade che conoscevo bene. Stavamo andando verso casa sua. Possibile l’avessero portata lì? Non abitava sola. C’erano tre coinquiline. Possibile fossero coinvolte anche loro in questa vicenda? Prese anche loro da quei maiali? Non che non fossero degne di attenzione, anzi tutt’altro: c’era Claudia, moretta alta e snella, carnagione scura, al contrario di Flavia che aveva la pelle bianco latte, i suoi occhi scuri come i capelli attraevano ma il seno era qualcosa di fantastico, non era male nemmeno a culetto. Poi, la bassottina, Silvia, con un caschetto nero di capelli, bella formosetta, piena nei punti giusti, quella che lavorava come cameriera in ristorante per mantenersi agli studi e che una volta aveva chiesto a Flavia se per due sere poteva sostituirla perché stava male. Sapendo che Flavia era quasi sempre in bolletta e che odiava non onorare i debiti come per esempio l’affitto. Soprattutto da quando la padrona di casa mandava il nipote a riscuotere, un uomo sulla quarantina che quando entrava in casa loro non voleva più andare via rifacendosi gli occhi su quei corpi di ragazze.
Più di una volta le coinquiline avevano scherzato a pensare a chi, l’uomo pensasse di più tra loro quando si masturbava, a questi discorsi Flavia si alzava andandosene in camera al che una della altre, Claudia la moretta aveva detto – magari pensa a te Flavia. La prossima volta te lo facciamo accomodare in camera. Gli diciamo che gli vuoi parlare da sola (risata delle altre). Flavia non aveva risposto ma un brivido sulla schiena le era arrivato.
Comunque Flavia aveva accettato l’offerta dell’amica ringraziandola, anche se ben presto, una volta iniziata la serata al lavoro, si era pentita di aver accettato. L’amica l’aveva avvertita che il capo cameriere, un signore sulla sessantina panciuto e pelato, con un naso che faceva paura a vederlo, era un tipo dalle mani lunghe, ma non era da lui che Flavia si doveva guardare ma da un altro, Kamal, il marocchino. Più giovane con i capelli lunghi quasi alle spalle. Riccioli che di naturale non avevano nulla, pelle chiara. Era anche leggermente carino in viso ma i modi lo rendevano disgustoso. No c’era stata una volta che con Flavia vicina non avesse allungato le mani su seno, culo o cosce e non perdeva occasione per farle sentire il suo essere maschio. Quando poi, intenta a lavare piatti, le si avvicinava da dietro erano strusciamenti e, se soli il quel momento, baci sul collo; le aveva anche detto che avrebbe fatto di tutto perché il padrone del locale gli chiedesse se poteva essere lui a riaccompagnarla a casa.
C’era poi la quarta ragazza, Alessandra. Terza di seno, cosce piene, affusolate come tutta la gamba, culo ben tornito occhi chiari verdi e capelli biondi lunghi alle spalle, a volte più corti. Era lei che una volta rientrando a casa aveva detto di aver assistito a un borseggio di una donna anziana per strada e che essendosi trattenuta a soccorrere la vittima, quando i carabinieri di li a poco avevano acciuffato gli scippatori e la signora e lei erano state accompagnate in caserma, si era sentita dire all’orecchio da uno degli arrestati che con uno stratagemma le si era avvicinato: – Quando esco vengo a cercarti, sarai la prima che mi aiuterà a ricordare come è bello infilare il cazzo in una figa e lo avrò molto duro. A vederti, con il corpo che hai, di soddisfazioni ne dovresti dare parecchie. Ti penserò molto in carcere. Vieni a trovarmi. Vedrai che non te ne penti.
Questo aveva turbato un po’ tutte e in particolar modo la mia Flavia. Me lo aveva raccontato. Le era rimasto impresso in mente e ogni tanto ne riparlavamo.
Insomma, non era possibile che tutte e quattro loro fossero vittime di quel gruppo di maniaci e poi, immaginarsi gli altri condomini. Un palazzo in un quartiere “bene” della città, anche se ormai abbastanza decaduto, che scandalo! La stampa, tutti a cercare di individuare le ragazze e magari volerle avvicinare non certo per consolarle e, perché no, qualche condomino, magari annoiato dalla moglie o qualche adolescente che avendo il bordello nel palazzo, non avrebbe certo lasciato passare molto tempo prima di suonare al campanello delle studentesse del primo piano.
Ad un certo momento, però, l’auto ha preso un’altra strada. Eravamo sulla via che dava proprio dietro casa delle ragazze e l’auto è entrata nel cancello per parcheggiarsi nello spazio a Pilotis che faceva da posto auto per i condomini.
Nella parete di fianco l’appartamento dell’uomo, al primo piano, proprio di fronte al balconcino di casa di Flavia, quello a cui si accedeva dalla cucina e dal bagno, mentre le stanze da letto davano sul fronte del palazzo, terrazzino dove le ragazze stendevano la biancheria e riponevano gli arnesi per il riassetto della casa, non vi erano finestre, ma la chiusura con vetrate scorrevoli opache e struttura un PVC, della sua terrazza permettevano, al padrone di casa di poter guardare verso l’appartamento delle ragazze senza essere notato, complice un albero a fronde con fitto fogliame che nascondevano bene. Una stanza della casa era piena di foto. Erano riconoscibili le ragazze che stendevano i panni dopo la doccia coperte da un asciugamani legato sul seno e che le copriva giusto fino a appena sotto il sedere, un binocolo elettronico permetteva di scattare delle foto con cosce ben ravvicinate dalle lenti del binocolo o addirittura sederi che quando le malcapitate si piegavano per raccogliere l’indumento da stendere dalla bacinella, non erano certo nascosti a quel marchingegno che aveva anche l’opzione per scattare delle foto che poi collegato al PC venivano stampate. Le ragazze non si preoccupavano più di tanto nell’uscire così scoperte sul terrazzino perché sotto c’era uno sterrato confinante con il muretto in cemento e l’inferriata soprastante che delimitavano il confine del cortile anch’esso in cemento, della palazzina. Spazio sterrato dove sempre alcune auto erano parcheggiate e di fronte, il muro del palazzo, tra l’altro distante una ventina di metri che, come detto non aveva finestre, Ma non avevano fatto i conti con lo stratagemma di quel vecchio.
Flavia non era mai stata colta dal binocolo in abbigliamento sconveniente e quando stendeva i suoi capi d’abbigliamento lo faceva con indosso un accappatoio lungo fino ai piedi dando le spalle verso l’esterno, quindi copertissima, questo infastidiva parecchio il tizio. Solo una volta per causa dell’accappatoio ormai vecchissimo e ridotto a stracci si era avvolta anche lei l’asciugamano al corpo. E distrattamente piegandosi in avanti ha mostrato all’uomo che fortunatamente per lui proprio in quel momento stava osservando al binocolo, ovviamente senza che da parte di Flavia vi fosse la più pallida idea che uno sconosciuto si stava rifacendo gli occhi e non solo quelli, grazie alle sue intimità, non solo cosce splendide, ma anche le labbra della figa e il culo meraviglioso. In un attimo, rendendosi conto che da sotto poteva essere vista, si è immediatamente raddrizzata, ma ormai, seppur solo una foto, era stata scattata ed era lì su quel tavolino di quella stanza. L’uomo gliel’aveva mostrata: – Questa è preziosa. Di te ho solo questa, però non mi nascondi nulla. Proprio nulla.
Arrivati dentro l’appartamento ho subito percepito quale fosse la stanza in cui l’averi rivista. Era a cavalcioni su un uomo, il proprietario dell’appartamento, Non era possibile che nelle tre ore passate da quando l’avevo vista caricata in macchina, stessero scopando, ma non volevo chiedere. Avevo paura della risposta.
Sentivo i suoi gemiti. Si muoveva a scatti e poi lentamente sul maschio, poi ancora scatti. L’uomo ha esclamato: – ora vengo! Siii dai che vengo,
Dalla bocca di Flavia sono uscite parole che mi hanno sconcertato: – No aspettami, non venire ancora voglio un altro orgasmo. L’uomo dava colpi di bacino verso l’alto che la facevano sobbalzare, Le tette le ballavano, seppur piccole. Le mani di lei sul petto dell’uomo, quelle di lui a godersi tette, cosce e fianchi. Con un rantolo potente le è esploso dentro.
Lei: – NOOOOOOOO!! Daiiiiiii ancoraaaaaaaa. Ma lui stava fermo, immobile, svuotato. Gli aveva aspirato tutto
Lei: – Noooooo porcoooooo volevo venire ancora! Possibile che la scopata, o meglio le scopate, l’aver avuto dentro di sé cazzo, l’avesse cambiata a quel punto? O era già così e quegli eventi hanno solo tolto un tappo?
Lui se l’è tolta di dosso facendola ricadere sul letto. Alzandosi ha detto: – Tranquilla. Riposati ancora un po’, che con te non abbiamo finito, e voi, rivolto ai suoi amici,datele un po’ di tempo poi fatele fare un bagno che la portiamo da Marco. Gli devo soldi e questa qui, gli piacerà anche più delle altre due della settimana scorsa.
Marco????? Quel Marco?????? Il ricordo del pranzo della comunità.
Appena l’uomo era fuori dalla stanza, in due si sono stesi sul letto con Flavia in mezzo. Hanno cominciato a succhiarle le tette e uno le ha infilato le dita nella figa. Lei ormai non reagiva. L’uomo è tornato sui suoi passi e ha urlato: – Ho detto di farla riposare. Era il capo.
I due non hanno desistito, però dal passare almeno le mani su quel corpo liscio, caldo, pieno, ma lo facevano con molta più cautela. Le hanno chiesto se prima di quel bar fosse stata vergine, lei non rispondeva, loro insistevano con le domande e con le carezze. Alla fine lei ha risposto. -no, in paese alle superiori avevo un ragazzo della mia età.
Uno dei due: -ti ha sverginata lui? Dai continua, racconta, lei non voleva parlare ma alla fine ha detto:- si è stato il primo.
L’altro: – ti è piaciuto? Magari ti ha fatto male ma sicuramente calda come sei avrai goduto da pazza.
Lei. – no. Mi ha fatto solo male.
Loro – come no? Non è riuscito a farti godere? Dai dicci com’è andata.
Lei, sotto l’insistenza dei due e dopo moltissima titubanza, ha cominciato a raccontare: -Era da un anno che mi stava dietro. Io non ne volevo sapere di legarmi a lui ne a nessun altro ma la cosa è nata quasi per gioco.
Ha continuando dicendo che la prof di italiano aveva fatto formare dei gruppi di studio e lei era insieme a due compagne che avevano voluto che anche i loro fidanzati, che erano con loro in classe, partecipassero al gruppo. In più si era aggregato a noi, il ragazzo che la corteggiava. Un giorno, mentre a casa di Flavia tutti e sei stavano cercando di studiare, le chiacchiere si sono concentrate sulle misure degli arnesi dei ragazzi presenti e ad un certo punto, Paolo il fidanzatino di Luisa, ha tirato fuori la storia che la sua ragazza sapeva usare bene i muscoli interni che le donne hanno in vagina, sia quelli in fondo, sia gli altri vicino alle labbra e che quando facevano l’amore, entrambi riuscivano a godere da pazzi, concludendo che lui, anche se fosse capitato che ci fossero stati episodi di tradimento e chi tradiva doveva sudare parecchio per riconquistare la fiducia dell’altro, non l’avrebbe mai lasciata. Anche Cenzo, il ragazzo di Mary, ha decantato le performance della sua donna a livello di “strettoia” del canale vaginale e di piacere procurato dal pene che vi era avvolto e che indurendosi sempre di più sfregava la carne femminile.
– E tu? Giampiero? Hai già provato a Far stringere i muscoli della figa di Flavia? – a quelle parole io sono diventata rossa come non so cosa. Volevo nascondermi. Lui, Giampiero, non sapeva dove guardare e gli altri due ragazzi hanno continuato: – Non dirmi che non te la sei ancora fatta? Ahahahahaah
Ma daiiiiiii quindi è vergine? Beh se vuoi ci penso io a iniziartela, così i muscoletti glieli alleno io e te la do già pronta. L’altro, Paolo, ha aggiunto: – …. E siccome, lo sappiamo, io ce l’ho più grosso del tuo, dopo di te me la ripasso io e così a lui gliela diamo già bella pronta. Le due ragazze sono intervenute: – Ma la volete piantare? Ma volete farvela?
Uno dei due: – ma dai, amore. Lo sai che preferisco te, mi piaci per come sei esperta e l’altro ha aggiunto: – si dai anch’io dicevo per dire. Mary, amore dai ma davvero credi che lei mi piaccia più di te?
Luisa ha detto: dai dite la verità che una passata tutti e due gliela dareste, o no?
– beh vabbé si è vero io me la farei.
Se Giampiero non fosse intervenuto riportando l’attenzione sullo studio, Flavia sarebbe scappata via dopo altri cinque secondi di quei discorsi.
Ma non riusciva a smettere di pensare ai due ragazzi e a come, potendo, l’avrebbero presa. Pensare che i genitori non c’erano e la sua stanza era lì, a una rampa di scala di distanza. Anche la notte il pensiero di Flavia era verso i due. Si è toccata. Il dito si è infilato dentro e stavolta i muscoli della vagina li ha sentiti stringere eccome. Glielo imprigionavano. Si è spaventata e ha subito rinunciato – E se mi sanguina, Poi cosa dico con il sangue nel lenzuolo?- Ha lasciato perdere ma non era certo serena e tranquilla.
Quella discussione ha fatto in modo che le cose prendessero una piega inaspettata per Giampiero che dopo una settimana si è sentito chiedere da Flavia: – Lo facciamo?- Lui non credeva a quelle parole. Ha organizzato le cose per l’indomani pomeriggio portando la ragazza in motorino in un punto delle campagne del paese che non era conosciuto neanche a molti compaesani e dove per caso un giorno aveva visto una macchina ferma in cui avvicinatosi senza farsi vedere aveva riconosciuto una professoressa della sua scuola e uno sconosciuto. Ha assistiti dall’inizio alla fine, vedendo poi un altro uomo uscire da un cespuglio che evidentemente con la complicità dell’autista ha abusato della prof.
Arrivati sul posto e trovato un punto che effettivamente era abbastanza ben nascosto, ha cominciato a palpare, baciare e mettere le mani ovunque su quel corpo sognato da troppo tempo. Lei lo ha bloccato. Lui: – Che c’è? Ma lo vuoi fare o no? Vuoi che andiamo via?
Lei: – no no dai, ma se ci vedono? Lui: – Flavia non ci vede nessuno daiii vedi come siamo nascosti?
Si ma da questo cespuglio……………….
Ma dai Flavia, è talmente vicino, ci siamo sopra, vedi? Spostando i rami e il fogliame fitto, non c’è nessuno
Insomma pantaloni di lei via e a quelle cosce lui non ha resistito. Si è spogliato in un baleno e ci si è fiondato in mezzo.
Mani, lingua tutto per assaggiare quella figa. Lei: – piano fai piano dai ahiaaa!
Dai flavia sei uno schianto ti voglio. Me lo prendi in bocca?
Lei: – non no daiiiii lui come no eddaiiiiiii! Lei. No per favore in bocca no
Lui: – Cazzo Flà, cosa vuoi si può sapere? Almeno in mano…!
Insomma, mentre lei lo segava, lui le baciava il corpo e le infilava le dita in figa.
Lei: – Ahiii piano mi fa malese no daiiii fa maleeeeeeee
Ad un certo punto lui l’ha sbattuta spalle a terra e allargandole le cosce ci si è messo in mezzo, Non ce la faceva più. La voleva, Voleva quel corpo morbido, caldo, quelle cosce lunghe e piene in contrasto con le tettine piccole
Nooooo porco lasciamii non voglio piùùùùù!
– e no cazzo! Ora ci stai, ora ti fotto dai che te lo metto dentro. Forse ti farà male all’inizio ma vedrai dopo che bello. Ha puntato il glande tra le labbra OOOOHHHHHSSSSSIIIIIIIIII COSììììììììììììììììì DENTROOOOOO Minchia stretttttaaaaaaa bollenteeeeeeee
Lei ha urlato con quanto fiato in gola: – AAAAAAHHHHHHIIIIIIIIIIIIAAAAAA TOGLILOOOOOOOO FA MALEEEEEEEE NOOOOOOO PORCOOOOOOOOO!
Lui. – dai rilassatiiii fammi entrare beneeeeee ho solo la punta e un pochettino dentro
Lei nooooooooooo toglilooooooooo ahiaaaaaaaaaa
Lui: – cazzo non stringere cosìììììììììì rilassatiiiii guarda che se la tieni così non riesco a entrare e ti fa maleee e poi, cosi sborro ma prima voglio scopartriiiiii
No rilassati no dai guarda che vengooo dai noooooooooo rilass aaahhhhhhhhhh mmmSSSSSSIIIIIIIiii sborrooooooooooo
Insomma un disastro
Sei un porco . mi hai fatto solo male e tu ti sei soddisfatto, se questo è scopare …. Mai più!
Mentre lui si giustificava con il fatto che lei rigida com’era non gli aveva permesso di infilarlo bene, hanno sentito le foglie proprio di quel cespuglio a meno di un metro da loro muoversi e un suono: – mmmmmmhhhhssssiiiiiiiiiiii ahhhhhhhh vengoooooooooooooo!
Spaventatissimi si sono abbracciati e una voce: – grazie ragazzi! Mi avete regalato un momento fantastico! Non vedevano chi fosse, coperto dal fogliame com’era l’uomo a cui quella voce apparteneva. Voce a loro non conosciuta o almeno in quella situazione così sembrava.
La voce ha proseguito; – non preoccuparti bella, non è questo scopare, lui è un imbranato e quella fighetta è giusta giusta per il mio cazzo. Vedrai come ti faccio cambiare opinione su cosa sia una vera scopata! Non ti staccherai più dal cazzo. I numeri per soddisfare gli uomini li hai tutti e abbondanti bellezza. Lasciami solo capire chi sei poi vedrai cosa ti farò fare. Un nuovo muovere di foglie e il silenzio.
I ragazzi rivestitisi in un lampo sono scappati. Lei, arrivati in paese è letteralmente schizzata giù dal motorino correndo verso casa sua e lui non ha neanche provato a inseguirla. Da dopo quell’anno non lo ha più visto anche perché da settembre aveva già preso possesso della sua stanza a Cagliari. Comunque nei giorni a venire era terrorizzata pensando a chi fosse quell’uomo e al fatto che chissà quando e come se lo sarebbe ritrovata davanti. Non avendolo però, visto in faccia avrebbe potuto capire che era lui solo dopo che sarebbe stata presa senza magari potersi ribellare. Questo le metteva paura, ma la paura le dava una sensazione forte che provocava in lei calore tra le cosce e brividi sulla schiena.
Mentre raccontava questo, senza rendersene conto si stava toccando e la figa cominciava a emettere umori. I due ascoltatori, eccitati più che mai a loro volta si massaggiavano il cazzo, ma il capo non voleva che la si toccasse. Una volta pronto il bagno l’hanno accompagnata. Come si è chinata per toccare l’acqua e capirne la temperatura, uno dei due non ce l’ha fatta più, la teneva per un fianco con una mano e con l’altra indirizzava la cappella sulle labbra della figa di Flavia, un colpo di reni -Ahhhhhh siiiiiiiiiiiiii daiiiiiiiiiii che non ce la facevo più dai muovi il culo e fammi venireee.-
Sono bastati pochi colpi perché le si scaricasse sulla coscia. Poi è toccato all’altro; l’ha voltata facendole poggiare un piede sul bordo vasca. L’ha presa così. In piedi. Con una mano che le pressava sulle natiche per tenersela ben aderente al bacino e l’altra ad accarezzarle quella coscia piena e morbida che a causa del piede sul bordo vasca, gli si poggiava sul fianco. Lui, con potenti stoccate dopo aver poggiato la cappella tra quelle labbra gonfie di voglia oltre che carnose già di loro e dopo che con un colpo secco e durissimo che quasi la faceva cadere a terra l’ha penetrata, è venuto dentro quella figa bollente con tre schizzi potenti di sperma che hanno colpito l’utero di Flavia. Subito l’anno messa in acqua e si sono ricomposti per evitare la furia del capo se si fosse presentato in quell’istante.
Mentre lei si lavava e loro stavano li non staccando gli occhi da dosso a quel corpo, l’hanno incalzata: – ma allora al bar eri vergine?
Lei non voleva rispondere ma ormai il gioco era iniziato e ha sussurrato un “ NO”
Loro: – ce lo devi raccontare.
Lei ha cominciato a parlare:
– La mia coinquilina, quella che la sera lavora in ristorante, mi ha chiesto se potevo sostituirla perché non stava bene. Io ho accettato e lei ha immediatamente chiamato il proprietario per dirgli che aveva trovato la sostituta. Alle sei di sera mi sono presentata dicendo chi ero.
Mi è stato subito chiarito dal proprietario, che oltre a servire in sala, noi camerieri se liberi dovevamo dare una mano in cucina sia in preparazione dei piatti, ma anche prima di andar via per ripulire.
Lui, il proprietario, si mostrava uomo molto in disparte ma controllava tutto e a cui tutto, ogni minimo cambiamento giustamente doveva essere riportato per approvazione, comunque si dimostrava molto tranquillo e rispettoso del lavoro altrui.
Il cameriere anziano, quello descritto a Flavia dalla coinquilina “il gran maiale” era entrato in azione quando io, ero concentrata a porgere gli ingredienti al cuoco per cominciare a preparare il piatto del giorno.
Avvicinandosi mi ha detto a voce bassa ma che comunque il cuoco, vicino a noi aveva sentito: – Ti ho notata appena hai varcato la soglia del locale. Alta, capelli scuri lunghi quasi fino alle natiche. Sode, piene, poi toccandogliele; – MMmmmssiiii anche soffici: mi sono ghiacciata, subito uno scatto in avanti volevo togliermi quella mano dal sedere ma prima che mi spostassi ha fatto comunque in tempo a infilarsi anche tra le mie cosce, Ho sentito il dito strusciarsi contro le labbra del sesso.
– La smetta!
– Sei tutta da gustare.
Poi, rivolto al cuoco: – questa me la faccio di brutto. La porto a casa e la faccio innamorare del mio uccello.
Il cuoco ha risposto con una risata dicendo: – Se prima non te la fotte Kamal, come spesso è successo. Lui si che non se ne perde una.
Cameriere: – che stronzo! Lui se le corica qui sul tavolo quando il padrone gli da le chiavi, se ne va e gli chiede di stare lui a chiudere. Con la scusa di riaccompagnarle rimangono soli, io preferisco la comodità di un letto. Lui una botta e via. Io l’ultima me la sono fatta per tre mesi e c’è passata anche l’amichetta di questa qui, come ti chiami? Flavia? Ecco! Chiedi alla tua amica quante volte ha schizzato col mio cazzo in figa! Flavia rossa in viso da scoppiare non sapeva dove girare la faccia. Lui ha proseguito: – tranquilla farò schizzare anche te. Ti riempio tutta.
Con una pacca sul sedere di Flavia è andato a servire in sala.
Il cuoco non diceva nulla. Dopo cinque minuti ha liberato Flavia dalla preparazione del piatto chiedendole di sciacquare alcune pentole e mestoli. Non ci è voluto molto perché Kamal si avvicinasse e con la scusa di prendere qualcosa dall’armadietto sopra il lavandino dove Flavia lavava le stoviglie, le ha fatto sentire la durezza del membro sulle natiche.
Non li vedeva nessuno perché il lavandino era sistemato in un punto della cucina ricavato da una rientranza della parete. Sopra il lavandino e a fianco alcuni armadietti dove vi erano grembiuli, strofinacci e altra biancheria da cucina e l’altra parete occupata da un frigo di riserva rendeva il passaggio tra frigo e lavandino non molto agevole. Soprattutto quando più di una persona utilizzava quello spazio come in quel caso, e Kamal lo sapeva bene.
Strusciamenti, palpate durate non più di pochi secondi o giusto due minuti nel quali però Flavia ha sentito la durezza di Kamal e se n’è spaventata. Lui l’ha anche abbracciata alla vita portandole poi fugacemente le mani sulle tette e poi una tra le cosce. Davanti.
Lei: – Daiii lasciami che fai porcooooo!
Lui. -Tanto lo so che non urli, dimmi dove lo senti
Lei: – lasciamiiiiiii
Lui: – dai. Dimmi dove lo senti e poi ti lascio. Ho i boxer larghi e anche i pantaloni non sono molto stretti quindi lo posso muovere. Dove lo santi? Dimmelo!
Lei, stretta da quell’abbraccio non poteva liberarsi se non attirando le attenzioni degli altri e non voleva questo. Ha risposto: – sulle natiche.
Lui: – E’ duro?
Lei: – si
Lui. –Adesso piego un po’ le ginocchia. E ora? Dove?
Lei: – Dai basta
Lui: – Rispondi
Lei: Da sotto, in mezzo alle natiche
-Pensa che se eri nuda-, ha continuato lui dando un potente colpo di reni che l’ha sollevata da terra, -così; un colpo e ti inculo. Ora lo sposto solo un po’. Dimmi dove senti la punta.
Lei :- Dai ti prego bastaaaa
Lui : -Dai che mi chiamano. Dimmelo se no non me ne vado e succede un casino
Lei: – all’ingresso
Lui:- all’ingresso di cosa?
Lei: – Sulle labbra della vagina
Lui: – MMMM ssiiiiiiiiiiii basta una spinta e sono dentro. Ti scopo. Ti chiavo. Ti fotto. Ti faccio tremare tutta
Poi con un bacio sul collo si è staccato da lei e se n’è andato, ma tornato un attimo sui suoi passi le ha detto: – Ah! Ho parlato con il padrone: ti accompagno io a casa.
A quelle parole lei, stava per cadere a terra; non voleva. Per tutto il tempo pensava a possibili alternative.
Il proprietario? Non lo conosceva e poi abitava sopra il locale. Il cuoco? Abitava in una traversa a venti metri dal locale .
Efisia la barista o Tonia, la cameriera di colore? Andavano via prima, con il marito di Tonia e non passavano neanche vicine per la strada di casa sua.
Ma poi: di chi fidarsi?
Rassegnazione, sconforto, paura, rabbia per non essere stata capace di opporsi all’abbraccio e alla volontà di Kamal, ma quell’arnese tra le sue gambe aveva cominciato a lasciare il segno.
Finito il lavaggio stoviglie e il riassetto del locale, tutti riuniti in sala e pronti alla “grande fuga” il proprietario ha confermato: – Allora Kamal, Flavia va con te e gli altri…. come al solito…. Buonanotte. Risata da parte di un po’ tutti e via, verso le proprie destinazioni.
Mentre andavamo verso la macchina del porco che da li a poco avrebbe fatto chissà cosa, Flavia stava indietro rispetto alla camminata dell’uomo, nettamente più veloce, non vedeva l’ora di averla in macchina con lui, soli.
Si è girato: – dai muoviti andiamo. Visto che non si muoveva è tornato sui suoi passi, l’ha presa per un braccio cingendola per la vita e la sua mano è finita sulla natica afferrandogliela. Lei cercava quantomeno di portarsela un po’ più in alto; sul fianco o sulla vita, giusto per fargli capire il rifiuto, il no. Tutto inutile, palpava, stringeva, possedeva, le faceva anche male, ma di un dolore che precede il vero piacere e presto, in situazioni che poi si sono rivelate fatali e decisive, e lei questo l’aveva già sperimentato. Come era successo al pranzo della comunità
Chiaramente in macchina è cominciato il festival dei palpeggiamenti, delle toccate, delle mani dappertutto. Si stava dirigendo verso una zona che non era quella dove Flavia abitava e lei allarmata gli ha subito chiesto spiegazioni.
Lui: – Conosci il Faro? Sopra Cala Mosca? Ci sei mai stata di notte? Vedrai che spettacolo. Non saremo soli. Quando acchiappo una bella figa e decido di farmela, se ne abbiamo voglia, con degli amici ci contattiamo e ci diamo appuntamento li. Flavia terrorizzata stava addirittura per aprire lo sportello con auto in corsa, approfittando di un rallentamento allo stop.
Lui l’ha bloccata afferrandole un braccio: – Che faiiiiii? Sta buonaaa? Non ho detto che farai divertire anche loro, è che a tutti e tre noi piace anche guardare, ma chi procura la ragazza ha il diritto di scopata, gli altri guardano e vanno di mano. Forse ti sentirai un po’ toccare nelle parti in cui potranno arrivare, ma noi staremo in macchina, corico il sedile e tu spalanchi le cosce. Loro staranno fuori. Mentre ti sto scopando sentirai uno o tutti e due i loro cazzi nelle mani. Ma figurati, sarai talmente concentrata a godere che ti piacerà anche di più. Oppure ti schizzeranno su queste cosce pazzesche, ma non ti scoperanno. Te lo prometto. Almeno per oggi!
– Però, aspetta! E se poi magari arrivano a offrire una cifra, per fotterti? Boh! Dai vedremo.
A quelle parole, Flavia ha cominciato a urlare, scalciare e pestare i piedi sul tappetino della macchina, a graffiare il braccio dell’autista la cui mano era infilata tra le sue cosce che anche se lei le teneva strette., aveva raggiunto la figa tastandola attraverso i pantaloni; lui è stato costretto a fermarsi, accostare e abbracciarla per contenere quella reazione. Per contenere la furia con cui lei si dimenava.
Abbracciandola ne ha sentito ancora una volta il corpo soffice, caldo, eccitante in modo pazzesco. Aveva voglia di quel corpo, voleva possederlo, penetrarlo, violentarla, farla sua, Ma la reazione di lei lo stava spaventando non perché non riuscisse a domarla, Figuriamoci, se avesse voluto se la sarebbe fatta lì, all’istante. Lo spaventava perché sembrava che da un momento all’altro quella crisi isterica che l’aveva assalita, potesse creare danni, farla sentire male costringendoli a una corsa verso il Pronto Soccorso e non era proprio il caso.
-Va bene, ti riaccompagno a casa. Pazienza per gli amici, anzi ora li chiamo e prima di ripartire ha provveduto a informarli dell’accaduto. Ovviamente insulti, sgomento e rabbia.
Nell’andare verso casa, la mano di lui aveva riconquistato il posto tra le cosce di Flavia a stuzzicarle le labbra della figa ma ora lei sembrava non rifiutare più quel contatto, anzi, sistemandosi meglio sul sedile portava involontariamente in avanti il bacino favorendo il contatto. Le gambe leggermente aperte lo aiutavano. Lei di tanto in tanto le chiudeva dandogli modo di apprezzarne la pienezza la morbidezza e il calore, ma non era certo quella l’intenzione di Flavia. Quella mano, quelle dita che le accarezzavano il sesso, sembravano calmarla.
Arrivati presso casa, lei ha fatto per sganciarsi la cintura e poter scendere prima possibile da quell’auto ma lui l’ha decisamente bloccata: – aspetta, fammi parcheggiare che ti accompagno al cancello, sai, sei sotto la mia responsabilità e non vorrei ti succedesse qualcosa di brutto, ahahahah……, poi il padrone chi lo sente?- Lei come un automa senza possibilità di pensiero gli ha dato retta. Anche nei pochissimi metri tra macchina e cancello la mano sul culo non è mancata. Aperto il cancelletto, l’ha voluta accompagnare fino al portoncino, ma li, mentre Flavia stava per infilare la chiave nella toppa, lui l’ha spinta verso il muro alla loro sinistra al quale muro lei si è ritrovata con le spalle appoggiate e lui che le stava addosso tappandole la bocca con una mano mentre l’altra scorreva sul fianco di lei, dal seno alla gamba e come si distaccava leggermente dal corpo di Flavia, le infilava la mano tra le cosce. Oppure tra muro e culo costringendola a portare meglio il bacino in avanti incollando il monte di venere al cazzo già durissimo per poi riprendere a esplorarle il fianco. Lei si è ritrovata, seppur con i pantaloni, a cosce aperte ad accogliervi l’uomo in mezzo che, avendo capito che non era più necessario tapparle la bocca perché non avrebbe urlato, con le due mani le sosteneva le chiappe e con la bocca, piegandosi leggermente, sentiva quelle due tettine sempre però attraverso camicetta e reggiseno.
La parete su cui i due erano appoggiati, formava una elle con il portoncino dalla cui vetrata non trasparente usciva la luce che illuminava le scale, una luce debole che comunque anche se non li colpiva direttamente, avrebbe permesso a eventuali altri che fossero passati li, di vedere. Flavia anche per questo non voleva che il tutto succedesse lì, praticamente per strada o quasi davanti a chiunque, ma lui non sentiva, non voleva mollare quel culo, quelle tette, quella figa speciale sopra le loro teste un’ampia soffitta corrispondente a una buona fetta di pavimento di uno degli appartamenti del primo piano, questo li metteva al riparo da eventuali sguardi di inquilini che si fossero affacciati a finestre o balconi in quel lato della palazzina, la luce sopra il portoncino non aiutava certo l’intimità pur essendo molto flebile. Se qualcuno avesse utilizzato il telecomando per entrare con la macchina al posto auto, avrebbero sentito il rumore del cancello e a quell’ora in strada non c’era nessuno o chi passava buttando l’occhio oltre la recinzione in ferro sopra un muretto in mattoni alto poco più di un metro, avrebbe pensato a dolci effusioni di una coppietta. Ma a Flavia era parso di sentire rumore, come la presenza di un terzo, tanto che è riuscita a dire: – c’è gente, non voglio. Qui mi conoscono. Lui, replicando: – Ma smettila! Non c’è nessuno e il cazzo ora te lo becchi eccome, non andiamo via se non mi fai sborrare. Quelle parole hanno contribuito a togliere a lei i residui di forza che stava utilizzando per difendersi dal maniaco, dal porco.
Insomma, per lui si stava mettendo bene, C’erano tutti i presupposti per godersi quello schianto di ragazza, quel bocconcino succulento e prelibato, per farsela almeno con una sveltina per quella notte, tanto per darsi una calmata; magari voltandola e prendendola da dietro, lì, in piedi, con lei che teneva le mani o la faccia appoggiata a quella parete. Certo, avrebbe potuto violentarla in macchina portandola dai suoi amici, ma così la situazione si stava facendo molto più eccitante e avrebbe goduto molto di più, convinto che anche lei ne sarebbe stata parecchio soddisfatta e poi lo avrebbe cercato ancora.
Con un ginocchio lui le teneva separate le cosce e con una mano poteva palparle la figona. Il dito che scorreva per tutta la lunghezza delle grandi labbra.
Lei sentiva sulla coscia la durezza e la consistenza di quel cazzo che pensava che da lì a poco l’avrebbe lacerata, aperta; sul quale si sarebbe accomodata permettendogli di possederla, concedendogli tutto e di questo ne era terrorizzata. Come era spaventatissima che in quella situazione, appena lui le avesse chiesto di lasciarsi andare, di partecipare, lei avrebbe ubbidito, anche se al momento, pochi istanti prima della penetrazione che lei era convita ormai inevitabile, lottava strenuamente con le poche forze che le erano rimaste, per evitare che lui potesse averla, scoparsela, fottersela. Conoscendo se stessa era sicura che ad un certo punto, se ben stimolata, il suo corpo l’avrebbe tradita.
Le mani di lui a cercate il bottone dei pantaloni di lei, la lampo giù. I pantaloni aperti gli permettevano di toccare la stoffa delle mutandine di cotone bianco, molto caste, niente di speciale, ma proprio la castità di quella bomba di sesso lo eccitava come un toro che vede rosso: Era sicuro che sarebbe stato il primo. Con l’altra mano le tappava ancora la bocca per evitare improvvisi urli da parte di Flavia. Il dito di lui ha agganciato l’elastico delle mutandine, da un lato, sulla coscia. Quello stesso dito, prima che lei riuscisse a chiudere le gambe, era dentro, nella sua vagina e stringendo istintivamente le cosce, lei lo sentiva ancora meglio, permettendo a lui di gustarsi ancora di più la morbidezza di quella parte del corpo della femmina, il calore che lei sprigionava tra le cosce, indiscutibilmente calore di femmina eccitata e il lago di umori mielosi che dentro la vagina lei aveva, Le ginocchia di Flavia hanno ceduto facendole sentire il dito ancora più in fondo e hanno permesso a lui di sentire quanto fosse stretto quel canale che gli stava avvolgendo completamente il dito. Questo gli faceva immaginare cosa avrebbe sentito e provato con quella stretta attorno al suo cazzo. Era eccitato all’inverosimile, non gli importava se avesse urlato o chiesto aiuto, voleva farsela.
Pantaloni della ragazza giù, alle ginocchia. Mani di lui a palparle le chiappe facendo aderire il monte di venere al pene che si era già affacciato fuori dalla lampo. Quel massaggio alle natiche aveva fatto in modo che le mutandine le si arrotolassero nel solco che le divideva e di lì a poco l’indumento le si sarebbe infilato anche tra le labbra della figa, già carnose di loro natura ma ancora più gonfie per l’eccitazione e questo lei non poteva nasconderlo. Insomma, quelle mutande di cotone che fino a poco prima coprivano ampiamente le sue intimità anteriori e posteriori, erano diventate un mini perizoma inzuppato del liquido mieloso della figa in cui la striscia di stoffa si era infilata.
Lui le ha afferrate da dietro e tirandole verso l’alto faceva in modo che ancora di più si infilassero tra le labbra della fica e tra le natiche della ragazza andando a stuzzicarle anche il clitoride già ben in vista Il glande pressava in mezzo alle cosce che lei teneva ben serrate l’una all’altra per evitare di ospitare tra esse quel cilindro di carne ormai duro come il ferro; il viso di lei voltato verso un lato offriva il collo alla lingua e alle labbra dell’uomo; con le mani, lei si reggeva alle spalle di lui per non cadere e per cercare di staccarsi da dosso quel corpo, ma ovviamente ogni sforzo in tal senso era vano. Lui che con un braccio le cingeva la vita e con l’altra cercava di guidare meglio il membro a infilarsi almeno tra quelle cosce lisce, calde, sode e polpose per poi, una volta separate, provare a penetrarla. Un pizzicotto sulle natiche con la mano che cingeva la vita della ragazza e un tentativo di infilarle il medio nel culo, hanno fatto sobbalzare lei e in quel momento approfittando di un aggiustamento della donna che per reazione ha leggermente rilassato i muscoli delle gambe, lui è riuscito a infilarci in mezzo il cazzo. Lei in un improvviso istinto le ha immediatamente richiuse catturandoglielo in mezzo per non permettergli di raggiungere l’obiettivo della penetrazione effettiva
Lui come avanzava e indietreggiava le stava praticamente scopando le cosce che a loro volta lo stavano masturbando, con le labbra gonfie della figa che strusciavano sulla parte superiore del membro durissimo e la cappella che ad ogni spinta sentiva sempre di più il contatto con le natiche della ragazza
La durezza del membro, i colpi potenti con i quali lui lo infilava, il calore tra le cosce di lei, la morbidezza, la stretta e il massaggio di quelle gambe meravigliose sul pene, hanno fatto in modo che la cosa non durasse più di cinque minuti.
Eccitatissimo lui, con tre affondi che sembravano voler inchiodare Flavia al muro, è venuto schizzando sulle natiche e tra le cosce di lei e parte della sborra è finita anche sul muro a cui lei era appoggiata. Non appena lui si è spostato uscendo da quel posto bollente in cui il suo uccello era stato rinchiuso facendolo comunque godere, lei ha schizzato dalla figa il miele che solo per poco non ha inondato i pantaloni della divisa dell’uomo e che si è depositato fino a cinquanta centimetri per terra davanti a lei.
Lui, ancora con il fiatone e appoggiato al muro: -Cazzo! Volevo scoparti, ma queste cosce mi hanno giocato uno scherzo niente male: altro che inesperta, o sei una gran puttana oppure, se non l’hai fatto intenzionalmente, infilandotelo in figa c’è da aspettarsi una scopata da infarto-.
Flavia non ha risposto. Ha trovato la forza di sollevarsi i pantaloni e, tremante, confusa, tra senso di rabbia, vergogna, ma anche una inaspettata sensazione di scarico misto a soddisfazione e un pizzico di ebbrezza, tutto dovuto al potente orgasmo, si è messa a cercare la chiave del portoncino nel mazzo che aveva tra le mani. Non la trovava perché la mente era occupata da tutto quello che era appena successo. Tremava ancora. Lui, avvicinandosi da dietro l’ha abbracciata, lei voleva liberarsi e agitandosi gli si è messa di fronte, proprio come lui voleva per prenderle la testa fra le mani e tenergliela ferma a baciarla sulle labbra provando anche a infilarle la lingua in bocca, tentativo solo parzialmente riuscito.
-Sono sicuro che ci rivedremo. Ciao gran fica; vedrai che non finisce qui, oggi ci siamo conosciuti un po’ meglio. Ci siamo presi un antipasto, ma il bello è ancora tutto da vivere. Vedrai che anche tu sentirai voglia di cazzo e non ti metterai problemi a venire a cercarmi.-
Capitolo 4
Una mattina, dopo quasi una settimana dall’episodio avvenuto quella notte, si è svegliata verso le 7,30 senza però cha avesse nessun impegno imminente; tanto da permettersi di stare a letto per una buona mezz’ora non certo con le mani ferme, visto il ricordo vivissimo di quello che solo pochi giorni prima le era capitato, si è resa conto solo dopo un po’ di minuti che le sue mani si intrattenevano su tutto il suo corpo, soprattutto su tette, cosce e fica. Parti del corpo che il maiale che anche senza penetrazione l’aveva praticamente stuprata, si era preso la libertà di esplorare minuziosamente godendone quanto e come gli era piaciuto, ma anche fonte per lei di sensazioni forti mai vissute prima, sperimentando come il suo corpo ventenne potesse essere attrattiva così potente per gli uomini, lei se le sentiva, si toccava, si accarezzava, ripensando alle mani forti dell’uomo se le sentiva ancora addosso. Le mani del porco che anche senza penetrazione l’aveva praticamente stuprata per poi prometterle ulteriori contatti. Sapeva bene cosa lui intendesse per “contatti”, tanto che la sua mente in automatico ci aggiungeva due parole: “molto approfonditi”. Inutile negare a se stessa che non fosse cambiato niente. Toccandosi, accarezzandosi fino a giungere alla masturbazione lo dimostrava a se stessa senza ulteriori dubbi.
Solo dopo si è resa conto che almeno due delle coinquiline erano uscite di casa. Per capire se era rimasta sola in casa, ha indossato nuovamente il pigiama, senza intimo ed è uscita dalla stanza chiedendo a voce alta se ci fosse qualcuna in casa. La voce di Alessandra dalla cucina : – Ci sono io, ma faccio colazione ed esco. Flavia le ha chiesto se dovesse utilizzare il bagno, altrimenti sarebbe entrata lei per farsi la doccia. Ricevendo il consenso da parte dell’amica è entrata a occupare il bagno chiudendosi dentro.
Lo scroscio dell’acqua, i pensieri, lo shampoo, il sapone, non le hanno permesso di sentire l’amica che bussava per avvertirla che una persona era arrivata in casa cercandola, dicendole che l’aveva fatta accomodare in cucina in attesa che lei uscisse dal bagno; aveva anche aggiunto: – Ciao, io sto andando in Facoltà.
Finita la doccia. Prima di indossare l’accappatoio, si è permessa un piccolo sguardo sul suo corpo nudo. Le tette un po’ piccole, anche se i capezzoli si facevano notare. Abbassando la testa, si è osservata il pelo nero e folto che formava il triangolo fra le cosce lunghe, snelle ma allo stesso tempo piene, carnose da non lasciar filtrare luce tra esse. Cosce con le quali aveva dato piacere a Kamal stringendo il cazzo tra esse e facendo scorrere seppur senza intenzione di farlo godere, le labbra carnose della figa sulla parte superiore di quel membro. Labbra che aprendo le gambe ha notato forse un po’ più gonfie del solito ma già abbastanza carnose anche in situazione tranquilla. Si era appena masturbata, ma neanche la doccia aveva del tutto smorzato il residuo di desiderio che la masturbazione non era riuscita a soddisfare completamente. Per un attimo ha pensato di masturbarsi ancora, visto che era sola in casa, ma non voleva farlo lì in bagno, magari sarebbe tornata in camera.
Indossato l’accappatoio e avvolti i capelli, in un asciugamano, uscita dal bagno invece di dirigersi verso la sua camera è andata in cucina, aveva fame, voleva far colazione. Mentre avanzava si è portata in avanti i capelli chinando la testa per sfregarseli e asciugarli prima, non voleva utilizzare il phon, visto che aveva del tempo. Quella posizione non le consentiva di poter vedere avanti a sé, ma certamente non avrebbe avuto problemi ad arrivare al tavolo di cucina, al frigo o alla credenza per prendere zucchero e scodella. Solo quando davanti al lavabo ha alzato la testa si è resa conto della presenza della persona che in cucina l’aspettava. E’ sbiancata. Dalla sorpresa, se non si fosse aggrappata al mobile, sarebbe caduta per terra.
La persona seduta in cucina con i gomiti sul tavolo che fumava una sigaretta usando la tazzina ormai vuota come posacenere dopo bevuto il caffè offertogli dalla coinquilina, era Kamal.
C… cc……. Cche cosa ci fai ccccc……. Osa vuoi? Come…… come………. Come, chi ti ha fatto entrare?
Lui con un sorriso da orecchio ad orecchio: – Bel modo di salutare. Se proprio non con un bacio dopo quello che tra noi è successo l’altra sera, almeno per il fatto che vengo a portarti il resto dei soldi che ti spettano per la serata di lavoro, potresti accogliermi meglio. Non ti pare? Il padrone mi ha detto di farti firmare anche questi documenti. Servono per questioni amministrative o così mi ha detto. Io so solo che lui, in questo, non vuole rogne. E’ molto preciso ed esigente.
Lei: – Non poteva chiedermi di venire al locale? Doveva proprio mandare te?
Lui, Kamal: – Gli ho detto io che noi due ci saremo visti e allora ha chiesto a me il favore. Come fa spesso.
Altro colpo per Flavia. Non solo avrebbe dovuto continuare a essere la soddisfazione sessuale per il porco che le stava davanti e che da lì a momenti si sarebbe ritrovata appiccicata addosso, ma addirittura anche altri sapevano. La cosa andava ufficializzandosi.

Ancora Kamal: – La tua coinquilina è stata gentile, mentre tu eri in bagno mi ha offerto anche il caffè. Le ho detto che dovevo farti firmare questi fogli e che non sarei potuto tornare, quindi mi ha fatto accomodare per aspettarti, poi si è scusata dicendo che doveva correre in Facoltà. Ti assicuro, però, che se si fosse trattenuta un altro po’, con quella gonnellina e quel culetto sarei saltato addosso a lei da come ce l’ho duro.
A proposito, ha detto Kamal alzandosi in piedi e cominciando a muoversi a passi lenti verso Flavia, l’altra sera abbiamo cominciato una cosa vero? L’ha raggiunta. Prendendola per un braccio, in piedi uno di fronte all’altra l’ha attirata a sé. Ovviamente Flavia ha subito opposto resistenza anche se già sapeva che era inutile: lui sarebbe riuscito nell’intento che si era prefissato.
-No dai, non voglio. Mi sono appena fatta la doccia
Lui: – Si lo so e mi piace il tuo profumo. Sei tutta pulita pronta per me, ma mi piace il tuo odore anche quando sei sudata e eccitata, un animale da sesso. Lo diceva mentre le infilava la mano nella scollatura dell’accappatoio per strizzarle prima una tetta poi l’altra. Tette che aprendo l’accappatoio erano ormai in bella vista agli occhi di Kamal che subito si è fiondato sui capezzoli, prima massaggiandoglieli con indici e pollici, facendola sussultare e gemere con lei che poggiava le mani sulle spalle di Kamal, ma senza più fare forza per respingerlo, poi prendendoli tra le labbra, prima uno poi l’altro, addentandoli leggermente, con la reazione di Flavia che abbandonava la testa all’indietro lasciando liberi i suoi lunghissimo capelli. Una mano dell’uomo intanto si era già fatta strada poggiandosi poco sopra le ginocchia di Flavia e cominciava la risalita Lei stringeva leggermente quelle cosce soffici, piene e lisce, facendogli ricordare quanto fossero eccitanti, cominciando a sprigionare il calore che le assaliva anche la figa quando cominciava a eccitarsi seriamente calore che aveva sperimentato sia nel toccarsi da sola, ma che con rarissima potenza aveva sentito nelle occasioni in cui la mano dell’uomo a quella cena, l’aveva masturbata e dopo, in macchina, quando il suo accompagnatore la toccava nel tragitto verso casa sua e in ultimo quando tra le cosce aveva stretto il membro di colui che la stava prendendo come voleva. Il cazzo di Kamal. In tutte quelle occasioni, aveva schizzato liquido vaginale anche senza subire penetrazione.
La stretta delle gambe non impediva alla mano di risalire verso l’obiettivo e raggiunto, anziché fermarsi, districandosi un po’ le ha piazzato il polpastrello dell’indice tra le labbra. Un “no” di Flavia ha accompagnato l’affondo del dito dentro la figa. Lei d’istinto ha tirato indietro il bacino per quanto ha potuto con l’intento di far uscire quel dito intruso, ma rimaneva aggrappata con le braccia attorno alle spalle di Kamal per reggersi. Ha stretto d’istinto di più le cosce così da accorgersi che anziché sfilarsi il dito dalla vagina, lo sentiva dentro ancora di più e meglio. Il dito piantato dentro fino alla nocca non si muoveva, stava fermo, provocando la reazione dei muscoli interni che sollecitati hanno cominciato a muoversi sempre più ritmicamente, all’inizio con leggere contrazioni ma via via sempre più forti e veloci. Quando poi l’indice ha cominciato a esplorare quella grotta stretta, calda e fradicia di liquido, lei automaticamente ha cominciato a far dondolare il bacino per andargli incontro ogni volta che affondava dopo essere uscito a volte per metà, altre volte quasi tutto. Apriva e stringeva le cosce, anche questo movimento prima lento poi sempre più intenso e forte. Si stava facendo masturbare. Lei che fino a pochi giorni prima aveva un principio al quale non sarebbe mai venuta meno: fare l’amore con colui che sarebbe stato l’uomo della sua vita. Di cui si sarebbe innamorata. Adesso era lì, con il dito di uno qualunque dentro la figa. Rabbia, dolcezza, eccitazione, rassegnazione, gioia, voglia di continuare quel gioco, sensazioni e sentimenti che si sovrapponevano l’uno all’altro.
Si stava lasciando andare, complice il fatto che quando a letto si era toccata raggiungendo l’orgasmo non aveva calmato tutta la sua voglia e in bagno dopo la doccia aveva rinunciato a farlo di nuovo.
Il polpastrello del pollice dell’uomo a cercarle il clitoride, Stava per farla esplodere, ma d’improvviso lui con un gesto secco ha sfilato completamente il dito dalla vagina e la mano da mezzo a quelle cosce che racchiudevano il paradiso. Lei si è sentita persa. In un attimo non capiva più cosa fosse accaduto, guardava a destra e sinistra smarrita, confusa, delusa, anche arrabbiata, non capiva. Si è rannicchiata in ginocchio Lui subito le ha preso la mano e l’ha guidata sul suo cazzo, si faceva masturbare, poi lo ha decisamente puntato sulle labbra della donna, ma lei non ne ha voluto sapere nonostante vari tentativi anche sotto forzatura.
Lui: – va bene, tanto poi in bocca lo prendi eccome.
L’ha presa di peso e adagiata con la schiena sul tavolo, le si è piazzato tra le cosce, la gamba sinistra di lei poggiata sul petto dell’uomo faceva puntare il piede verso il soffitto, l’altra gamba tenuta aperta con la parte esterna della coscia che poggiava sul piano del tavolo mentre il calcagno era a contatto con la natica di Kamal,. Lei con le mani afferrava i bordi del tavolo mentre lui guidava il suo cazzo sulla fica, la cappella tra le grandi labbra faceva su e giù dal clitoride al culo per poi fermarsi all’imbocco della vagina, Lui l’a attirata ancora verso il suo pube per far sporgere un po’ il sedere dal bordo del tavolo. Una stoccata improvvisa, brutale, era dentro per un bel po’.
Lei ha urlato, ha sentito dolore, l’ha spaccata, lui non se n’è preoccupato e con un altro affondo è entrato tutto. Lei stringeva i bordi del tavolo, ha urlato ancora. I coglioni a contatto con le natiche di Flavia, lui stava fermo, lei lo pregava di uscire: – fa malee non ci riesco, basta togliloooooooooooo noooooooooooooooooo nooooooooooooooooooooo
Lui non fiatava, con il respiro corto cominciava a godersi quel popò di vagina. Era in paradiso. Ogni tanto un affondo ancora maggiore e lei eccitata com’era dal precedente trattamento, quasi subito dopo gli attimi di puro dolore, ha cominciato ad assaporare il piacere. Pochi istanti dopo, l’orgasmo, un orgasmo che l’ha sconvolta, non capiva più chi era, dov’era, cosa stesse succedendo, per pochi istanti ha perso i sensi per poi cominciare a sussultare, tremare, sgusciare contorcersi tutta. Stava venendo col cazzo di Kamal piantato tutto dentro la figa. Per circa tre minuti non è riuscita a controllare i suoi movimenti scomposti, le sue contrazioni, la sua vagina pulsava impazzita strizzando quel cazzo. Lui immobile, piantato dentro fino in fondo. Voleva farla godere, farla impazzire, fino a renderla schiava del cazzo, e ci stava riuscendo alla grande.
Quando si è calmata, lui ha sfilato il cazzo dalla vagina quasi del tutto, ricoperto di sangue, qualche goccia è finita anche sul pavimento. L’ha sverginata, l’ha fatta diventare donna.
Altri due affondi di Kamal l’hanno riportata al piacere senza ritegno, sentiva scorrere quel cazzo lungo tutto il canale della vagina, non lasciava un millimetro senza il contatto con quel membro, Si sentiva spaccata, aperta, spalancata, invasa e riempita fino all’orlo e da allora per lei è stato un susseguirsi di orgasmi, finché Kamal dopo dieci minuti nonostante il suo ottimo autocontrollo, ma con quella gran fica fradicia e bollente che stingeva e strizzava, non gli è stato possibile far durare di più quel coito come avrebbe voluto, le è venuto dentro con quattro schizzi potenti.
Per alcuni momenti le si è accasciato addosso, Il suo petto a contatto con la pancia e le tette di lei, Il fiatone di Kamal sul collo di Flavia.
Ripresosi, si è sfilato da mezzo a quelle cosce ed è andato al bordo lungo del tavolo prendendo la testa di Flavia e portandosi le labbra all’altezza del pene, lei stremata non ha opposto la minima resistenza se non un “ non voglio” che l’uomo non ha neanche sentito
– Succhialo! Mi deve tornare duro. Una sola volta non ha senso.
Lei se lo è ritrovato in bocca e Kamal tenendole la testa un po’ sollevata dal tavolo, le imponeva il ritmo di succhiata
Non ci è voluto molto, una volta duro, lui è tornato tra le cosce di lei e stavolta le teneva le due gambe unite verso l’alto. Prima di proseguire però, si e chinato e ha cominciato a leccarla. Lei ha cominciato a fremere, tremare, aver paura perché non era la fica a ospitare la lingua ma il buchetto del culo
– No, ti prego no, Cosa vuoi fare ancora? No basta. Li no dai per favore
– Zitta, non volevi neanche in figa poi hai goduto da troia?
Sempre lei supina stesa sul tavolo, stavolta a cosce ben spalancate in modo da offrire a Kamal bene le natiche. Ha sentito nettamente la cappella puntare a separargliele.
Lui le aveva ben bagnate di saliva, ma la difficoltà per la totale chiusura di quel buco più il fatto che Flavia non riusciva proprio a rilassarsi, hanno fatto studiare all’uomo un’alternativa: frugando gli stipetti della cucina ha trovato la bottiglia dell’olio. Alcune gocce sulla mano che si accarezzava il pene. Altre gocce sui polpastrelli di indice e medio passati sull’ano di Flavia.
Glande puntato sull’ano, durezza del cazzo, scivolosità dell’olio.
MMmmmmssiiiiiiiiiiiiiii la punta è dentro
Urlo di lei ancora più forte. Lui che le infila in bocca uno strofinaccio e riprende posizione,
La prima spinta. L’ano si allarga. Accoglie alcuni centimetri oltre la cappella. Urla di lei smorzate di molto. Altra spinta, altri centimetri dentro. Altre urla, lei è rigida , le fa male
Lui non ce la fa più, una spinta potentissima e lo pianta tutto dentro quel culo vergine. Lei, come prima, perde un attimo i sensi. Rinviene. Non urla più. È una bambola di gomma nelle mani di lui che pompa, spinge. Entra e affonda. Comunque si sta godendo quel culo.
Esce, la fa alzare in piedi e deve sorreggerla, lei non si regge, Lui afferra una sedia e ci si siede, le fa aprire le cosce e se la siede in grembo di schiena, Prima di sedersi però, le punta il cazzo ancora nell’ano e come lei si lascia cadere, ci si impala avvolgendoglielo con le natiche burrose, bianche, sode morbide ed elastiche .Lo strizzano, lo avvolgono. con reazioni istintive gli mungono il cazzo.
La schiena di lei sul petto di lui. Le mani di lui le afferrano i seni, glieli massaggiano. Giocano con i capezzoli. Ulna mano dell’uomo scende tra le cosce spalancate della donna e la masturba mentre la incula. Lei comincia a reagire e quando due dita entrano in figa con il pollice sul clitoride lei reagisce . Stringe ancora più forte le natiche attorno al cazzo che si indurisce ancora di più. Lei dimena i fianchi e con un grugnito l’uomo le viene dentro scaricandosi completamente.
Stanno seduti l’una sull’altro per diversi minuti poi lui la solleva e si alza facendo sedere lei e avvicinando la sedia al tavolo perché si poggi. Mentre si riveste dice: – sei uno schianto. Con quella figa, quel culo e un paio di cosce così ne farai impazzire tanti. Io ora scappo, ma tanto qualche altra sgroppata me la farai fare e se ne hai voglia sai dove sono-. Con un bacio sul collo, una strizzata alle tettine e ancora due dita a infilarsi per un attimo nella figa. esce dalla cucina. Allo sbattere del portoncino d’ingresso che uscendo da quell’appartamento lui si tira dietro, Flavia ha un sussulto.
Raccolte le forze rimaste, sistemato in cucina, pulito dal sangue che testimoniava che per la prima volta aveva avuto un uomo tra le cosce accogliendo nella sua vagina un pene grosso, nodoso, durissimo, che l’aveva spaccata, raccolto l’accappatoio che Kamal le aveva tolto prima di stenderla sul tavolo e meno male così non si era sporcato di sangue, dopo essere passata in bagno per pulirsi alla meglio, ha raggiunto camera sua aiutandosi con le mani poggiate alle pareti del corridoio per sostenersi e si è lasciata cadere sul letto, rimanendo lì per l’intera mattinata.
I due che l’ascoltavano, non si sono potuti trattenere. Il racconto delle esperienze vissute da Flavia e di come aveva perso la verginità, li ha sconvolti, soprattutto per la crudezza con cui lo narrava. Il loro pene era duro all’inverosimile e ovviamente se la sarebbero scopata ancora. Stavano anzi, pensando al modo di poterla prendere insieme, in quel bagno che non offriva spazi molto comodi per muoversi in tre, ma era loro ferma intenzione infilare i cazzi ancora dentro quel corpo, magari a sandwich, in piedi; mentre già stavano posizionandosi, nonostante Flavia cercasse di dissuaderli perché per lei sarebbe stata un’esperienza ulteriormente degradante della quale aveva paura ovviamente per il dolore, Sentirsi spaccata contemporaneamente in culo e in figa, la immaginava una cosa di un dolore pazzesco, ma la cosa che la spaventava di più era che dopo i momenti di dolore le sarebbe piaciuto come alla fine le erano piaciute tutte le esperienze che all’inizio aveva subito, ma alle quali poi si era lasciata andare non solo partecipandovi con tutta se stessa, ma in certi momenti, prendendo l’iniziativa nel muoversi per avere più piacere e nel contempo dandone anche al maschio che in quel momento se la godeva e sperando addirittura che i momenti di maggior intensità potessero durare molto a lungo
Avere dentro di se due uomini contemporaneamente la terrorizzava, ma in fondo voleva che la costringessero a subire anche quello.
Non è andata così. Il capo è tornato e ha ordinato ai due che facessero vestire la donna e tra dieci minuti tutti in macchina.
Durante il viaggio a bordo di un pulmino a nove posti in cui io ero seduto dietro mentre Flavia con i due che l’avevano scopata in bagno poco prima erano nella fila centrale e davanti l’autista e il capo della compagnia.
I due a fianco a Flavia hanno detto che lei aveva raccontato loro di come era stata sverginata dicendo che quando l’hanno fatta preparare, lei stava continuando il racconto. Al che, tutti quanti hanno preteso da lei che riprendesse la narrazione e in un secondo momento poi, avrebbe aggiunto, per coloro che non erano stati presenti, la parte iniziale.
Flavia ha ripreso a narrare dicendo che dopo quell’avventura, la vita tornava alla sua routine quotidiana, poi, proseguendo a raccontare ciò che le era successo ha ricordato altri episodi come quando una sera mentre rincasava ha incontrato, come succedeva normalmente, il ragazzino quindicenne figlio della coppia che abitava l’appartamento proprio sopra il loro, ragazzino al quale ogni tanto faceva ripetizione dopo che la madre, conoscendola le aveva chiesto se poteva aiutare con i compiti il figlio perché a scuola zoppicava in materie come matematica e diritto, materie che Flavia, iscritta in economia e Commercio, conosceva bene, avendo frequentato la ragioneria nel suo paesello d’origine.
-Ciao Flavia, senti, sabato sei libera di pomeriggio?
Lei: -si perché?
-volevo chiederti se mi aiuti a fare un po’ di compiti. Come al solito matematica e diritto.
Lei con una risata: – ahahah. Sei un danno! Va bene, salgo verso le 15.30.
Senza pensarci ha subito pensato al fatto che sarebbero entrati un po’ di soldi e per una studentessa squattrinata era respiro.
Lui era un ragazzino che i 15 anni forse non li viveva proprio alla grande. Bruttino, un po’ di brufoli lo rendevano non certo attraente, abbastanza sotto misura in altezza, non nano ma decisamente basso. Una testa di capelli che sembravano fil di ferro. Flavia se lo immaginava in classe preso in giro dai compagni e dalle compagne. Il viso era di sicuro quello del padre, sulla cinquantina, grassoccio e cominciava la stempiatura mentre la madre, tutto l’opposto: snella, non magra ma con i chili distribuiti veramente bene considerata l’altezza, la stessa di Flavia, carnagione chiara, capelli castano chiari che scendevano un po’ più giù delle spalle, viso da classica furbetta che induceva a indurre una vita vissuta, compreso l’aspetto sessuale, il che non autorizzava a pensarla donna facile, ma nemmeno suora di clausura. Il seno decisamente più grosso del suo, almeno una terza abbondante. Gambe lunghe con cosce piene, almeno a vederle con i pantaloni, polpacci ben torniti, visibili quando la donna usava gonne o abiti appena sopra il ginocchio, caviglie un po’ grosse. Attraeva la sua bocca dalle labbra carnose e si vedeva che assolutamente naturali e non rifatte. Labbra che per non pochi maschietti erano immaginario di fellatio allucinanti. Un commento che le era capitato di cogliere da parte di due uomini che con lei, soli loro tre, aspettavano il verde per attraversare, le aveva provocato brividi alla schiena, e non solo lì.
Il primo: – e questa, Te la faresti? L’altro: Certo, me la farei si, cazzo! Alta e ben messa a polpe come piace a me, la prenderei anche in un angolo riparato per strada, in piedi. L’amico: – ma tu sei fuori di testa! E ancora l’altro: – ah perché non dirmi che invece tu, trovandotela davanti, per esempio, dunque vediamo: ah si, ecco. Quella palazzina, quella che sembra disabitata è malmessa forte ma non cade. Ecco, lì per esempio, c’è il portone sempre aperto. Non mi dire che se riuscissi a spingerla li dentro non proveresti a scopartela?
-Ma tu sei pazzo. Da quant’è che non scopi?
-Da ieri, perché? Ed era proprio una come questa. Ma quando vedo una così………… mmmm mamma mia mi diventa subito di ferro anche se ho appena finito.
– Ma… e se urla? Se reagisce?
– La molli! Te ne vai. Ma ci sono anche quelle che ci stanno o quelle che non sanno reagire e alle quali la reazione non riesce seppur vorrebbero opporsi. Quindi…………….. due su tre possibilità. Una scopata e via!
Ma è rischioso.
Lo so, ma nessuno ti impone di rischiare. Che cazzo vuoi?
Ovviamente i due, sostenevano tutto questo discorso con un tono di voce opportuno affinché lei sentisse e lei aveva sentito ogni parola, ogni dettaglio e non era stata indifferente a tutto questo. Evitava di rivolgere lo sguardo verso di loro per evitare qualsiasi coinvolgimento, ma era già coinvolta. Lo testimoniava il calore e l’umido tra la cosce fortunatamente non visibile. Erano tre settimane che per un litigio non scopava con il marito e questo peggiorava la situazione. La notte ha proposto al marito una tregua e gli si è arresa incondizionatamente, ma durante il coito non era certo a lui che pensava.
Il commento del marito alla fine era stato: – Cazzo! La pausa di tre settimane ti ha fatto bene! Che scopata! Poi, con un bacio sulle labbra si è girato su un fianco a dormire. Lei, invece, lo avrebbe fatto ancora.
Sul viso sgraziato del ragazzino contrastava la forte espressività degli occhi verdi, sicuramente ereditati dalla madre.
Le 15.30 del sabato sono arrivate e Flavia sta suonando il campanello dell’appartamento sopra il suo.
Le apre Andrea, il ragazzino al quale lei avrebbe dedicato due ore di tempo per aiutarlo a ragionare e capire le problematiche legate alle materie che dovevano affrontare. Entrati in cucina, un altro ragazzino li attendeva seduto, con i gomiti sul tavolo e i libri e quaderni di fronte.
Flavia ha guardato Andrea come a chiedere e lui ha subito provveduto a spiegare: – Lui è Manuel un mio compagno di classe mi ha chiesto se può stare per fare i compiti con noi, anche lui qualcosa non l’ha capita. Flavia ha acconsentito anche pensando alla possibilità che poteva essere l’occasione per avere un altro a cui fare ripetizione all’occorrenza, perciò ha accettato senza grossi problemi.
-Poi, ha proseguito Andrea, i miei sono partiti in giro con il camper per il week end e lui ha pranzato con me. Forse sta qui anche a dormire-.
Flavia ha subito chiarito: – si, va bene ragazzi, ma non è che stiamo qui tutta la sera! Vediamo i compiti, risolviamo questa faccenda, studiamo qualcosa, poi basta.
Manuel ha preso la parola: – certo! Anche noi dopo vogliamo fare altro.
Il tavolo lungo rettangolare permetteva ai tre di stare seduti uno a fianco all’altro con Flavia tra i due quindicenni. Aperti i libri alle pagine interessate, Andrea a cominciato a leggere ciò che il manuale riportava, ma durante la lettura che poi sarebbe servita a Flavia per impostare una spiegazione che non si discostasse di molto da quello che la professoressa a scuola aveva detto loro in merito, questo per non confondere i ragazzi e far capire loro i concetti base da cui poi avrebbero il procedimento, una frase del libro diceva. “fotografia della situazione”.
Manuel è intervenuto dicendo: – fotografie come quelle che stavamo guardando prima? Dai, falle vedere anche a lei.
Ragazzi, per favore dai non distraetevi, rimanete concentrati sul libro. Ha detto Flavia. Manuel ha subito ribattuto: – dai solo un attimo, volevo capire se anche a te piacciono le foto come sono piaciute a noi. Lei allora: – dai forza, vediamo queste foto.
-Aspetta, prima dicci se hai il ragazzo-. Lei non capiva, tanto che ha chiesto cosa c’entrasse questo. Il ragazzino la incalzava: – tu rispondi, poi capirai-. Lei allora ha dichiarato di non avere nessun ragazzo o amico in tal senso.
Quando Andrea ha messo sul tavolo le tre foto, Flavia è quasi svenuta. Il suo viso applicato a ragazze intente a farsi scopare da maschi parecchio ben forniti. Ovvio che erano dei fotomontaggi, ma essendo molto ben congegnati da sembrare assolutamente reali, potevano metterla in seria difficoltà se fossero state messe in giro. Non che avesse niente da giustificare a nessuno, ma ragazza pudica com’era, arrivata in città da poco tempo non voleva certo passare per puttana, come invece quelle foto facevano vedere chiaramente. Insomma, erano fotomontaggi ma lo sapeva solo lei, i ragazzi, e potevano considerarli tali le persone che bene la conoscevano: in città nessuno.
Ok, io ora me ne vado e vi denuncio, ha detto Flavia, ma prima che potesse spostare la sedia all’indietro per alzarsi, Andrea prendendola per un braccio l’ha trattenuta dicendo: – E’ vero, questi sono fotomontaggi, ma queste altre sicuramente no. Mettendo sul tavolo altre fotografie stavolta molto scure perché scattate al buio, ma la luce del flash mettevano ben in mostra il viso, stavolta vero di Flavia con il mento poggiato sulla spalla di un uomo inquadrato di spalle. Un’espressione a occhi semi chiusi che lasciavano pochi dubbi sul fatto che quello che stavano facendo i due le stava dando piacere, quindi difficile pensare al fatto che lui la stesse in qualche modo costringendo a subire ciò che lei non voleva. Le foto erano state scattate indubbiamente la notte dell’avventura con Kamal. Lei, ricordando, gli aveva detto che le era parso di sentire la presenza di qualcuno oltre loro due e ricordava anche un certo imprecisato numero di bagliori improvvisi, seppur non certo accecanti che potevano essere comunque confusi con i fari delle auto che svoltando nella via illuminando quel punto per frazioni di secondo. Kamal non le aveva dato retta, continuando a godersi quel corpo a piene mani con il cazzo ben affondato tra le cosce di lei, Flavia se lo ricordava bene e questo ricordo non la lasciava certo indifferente. A questo ricordo le reazioni che partivano dalle sue parti intime: dalla figa, poi coinvolgevano, in maniera repentina, tutto il suo corpo.
I ragazzini, cominciavano con una mano ciascuno ad accarezzarle le cosce sopra i jeans e mentre lei tentava di bloccare quei massaggi, i due si pregustavano gli eventi.
– Se non hai il ragazzo, chi era l’uomo con cui stavi scopando qui giù all’ingresso l’altra notte? In piedi vicino al portone d’ingresso? Ti fai fottere da tutti? Sei una troia? Quanto vuoi per darci la figa-? Guarda le foto, il viso. Sei tu o no? Guarda quest’altra? I pantaloni te li sei calata tu o te li ha tirati lui giù fino alle ginocchia? Cosce nude. Le sue mani sul tuo culo. Ti stava scopando bene? Godevi? Il cazzo duro e grosso?
Lei non sapeva più dove guardare. Era costretta a vedersi mentre dava soddisfazione a un maschio di cui quattro o cinque ore prima che quelle immagini la immortalassero non conosceva proprio neanche l’esistenza, mentre due ragazzini quindicenni stavano già avanzando pretese sul suo corpo.
Un suono del citofono li ha interrotti.
-La salvezza- ha pensato Flavia, ma era solo Diego, un amico dei due. Abitava in zona, Flavia lo incontrava spesso. Doveva avere meno di vent’anni anche se sicuramente più grande dei due ragazzini quindicenni che le avevano escogitato quella trappola
Capelli folti, arruffati ma lisci gli cadevano sulla nuca, l’assenza di una frangetta dava spazio a una fronte enorme con sopracciglia sottili. Il naso un po’ aquilino in mezzo a due occhi celesti che non aggraziavano il viso; anzi, ne erano un contrasto che lo rendeva ancora più particolare non certo in dolcezza. Le labbra sottili e la mascella ben prominente sopra un collo abbastanza taurino.
Non si poteva definire brutto, ma neanche così decisamente bello.
A Flavia aveva da subito messo soggezione, quasi paura. Evitava di indirizzare lo sguardo su quel viso. Lui comunque ha apprezzato molto vedendo la donna e non ha risparmiato commenti anche decisamente pesanti.
– ciao, perché quando passi e mi vedi in strada non mi saluti mai?
Lei: – non ti conosco.
Lui: – v a bene, a questo c’è rimedio. Oggi mi conoscerai a fondo, ma proprio a fondo. Ahahah risata dei tre.
Poi lui ha proseguito: ci conosceremo bene. Sono sicuro che anche se non ti presenterai con il classico “piacere, Flavia”, a un certo punto dirai: – Diego: “MI PIACE”. Non smettere adesso. Ancora ti prego- e continueremo a conoscerci sempre più a fondo.
Di nuovo risata dei ragazzi.
Andrea, questa qui, è in lizza per il primo posto con tua mamma nella mia classifica personale. Ha detto ancora Diego. Andrea ha risposto: -Piantala di dire cazzate e non mettere in mezzo chi non c’entra niente.
Diego: – Come non c’èntra? Quante volte te l’ho ho detto che sto studiando un modo per trovarmi da solo in camera da letto con signora Marilisa? Poi vedi se c’entra o no, lo metto dentro tutto. Vedrai come non lo farà più uscire! Altro che se ci entra ………… e anche molto bene.
Mi sta venendo un’idea, ha continuato Diego: – fai mettere a lei, Flavia, i vestiti di tua mamma, a parte le tette e il colore dei capelli le assomiglia.
A questa idea Andrea si opponeva con energia, ma visto che anche Manuel insisteva per mettere in pratica l’idea di Diego e per il fatto che in verità anche a lui la cosa provocava oltre che un po’ di fastidio, anche una certa eccitazione di cui lui stesso si stupiva, ha permesso agli altri tre di seguirlo nella camera da letto dei genitori e aperta l’anta dell’armadio dove erano i vestiti di signora Marilisa, Manuel e lui stavano già scegliendo gli indumenti da far indossare a Flavia che intanto, costretta dai ragazzi a seguirli, stava seduta sul lato ai piedi del letto, di fronte all’armadio in cui i ragazzini rovistavano. Diego, individuato il posto che la madre di Andrea occupava in quel materasso che l’aveva vista nuda chissà quante volte e che sorreggeva i corpo della donna e del marito durante le scopate, ci si è buttato a pancia sotto chiamando Andrea dicendo; – guarda cosa le faccio a quella gran figa di tua madre-; diceva questo mentre dava forti colpi con il bacino sul copriletto, simulando il gesto della penetrazione violenta, aggiungendo: – la voglio sentire gemere, me la immagino che si agita tutta sotto i colpi di cazzo che le do e gode da troia qual è.
I due ragazzi intenti a scegliere, frugare, toccare gli abiti femminili sentivano il loro amico senza però prestargli molta attenzione ma sicuramente quelle parole colpivano le loro orecchie, sia quelle del figlio di Marilisa che sentendo parlare della propria madre in quel modo, non poteva dentro di sé rimanere indifferente immaginandosi l’amico che se la scopava, l’altro, Manuel, che conoscendo la signora, aveva già il cazzo durissimo pensando alla stretta della figa o delle natiche della donna.
L’unica che aveva lo sguardo rivolto verso le gesta di Diego era Flavia, non lo voleva ma non riusciva a distogliere l’attenzione da quell’esibizione, avrebbe voluto guardare altrove, essere da qualsiasi altra parte, ma non lì. Invece, incrociando lo sguardo dell’attore improvvisato, si è sentita rivolgere una domanda: – Stai guardando? Ti piace vero? Scommetto che hai la figona bagnata. Tu le assomigli molto alla madre, comunque tutto questo lo faccio prima con te, così mi alleno molto piacevolmente.
Afferrandola per un braccio con un potente strattone improvviso, prendendola completamente alla sprovvista, l’ha coricata su quel letto e le si è buttato sopra mettendole subito un ginocchio tra le cosce in modo che non le potesse stringere l’una sull’altra. Nel contempo lei sentiva la durezza del cazzo sulla coscia. Attraverso i jeans la mano di Diego sulla figa di Flavia a sentirne la morbidezza, la carnosità, il calore. Senza toglierle la maglietta, le baciava le tette, poi la sua bocca sul collo di Flavia e Diego che si sposta per sistemarsi in mezzo alle cosce della ragazza costretta a tenerle spalancate per ospitarlo e simulare una scopata con lui che con colpi di bacino le sbatteva il cazzo sulla figa.
La bocca di lui, all’altezza dell’orecchia di lei; – lo senti? Immaginatelo dentro. Questo lo farò anche con la mamma di Andrea e magari tu guardi così ti ecciti ancora. Faremo sesso in gruppo. Voi due gran fighe troie a nostra disposizione; poi, se Andrea non partecipa perché si vergogna essendoci la madre chi se ne frega, chiamiamo anche qualche altro e so io chi, ma sono sicuro che a te vuole fotterti anche Andrea. Flavia cercava di togliersi da dosso quel maiale, ma la sua agitazione non faceva altro che permettere a Diego di sentire meglio come lei fosse morbida, calda, flessuosa. La sua respirazione affannosa si trasformava in gemiti per lo sforzo ma anche perché quel corpo comunque forte che si sentiva addosso, la stava dominando facendosi sentire sempre di più, seppure con i vestiti la stava già violentando, in attesa della vera penetrazione che il ragazzo le aveva già più volte promesso. Gli altri due, interrompendo le ricerche di vestiario, si sono avvicinati attorno al letto.
Manuel: -. Ma… te la vuoi fare adesso? Diego ha risposto: – me la sto preparando. E’ veramente bona! Sono sicuro gran belle scopate ragazzi!
Andrea, ad un certo punto ha lanciato l’idea di far vestire Flavia con un abitino che la mamma utilizzava in casa e che si trovava in bagno appeso a una gruccia in attesa si essere rinfrescato in un passaggio in lavatrice. Così, ha proseguito Andrea, non rischiamo che mamma si accorga che abbiamo frugato in camera sua. Se usiamo abiti puliti dell’armadio lei se ne accorge. Diego, Siiiii, è vero! Quello senza maniche che si abbottona sul davanti. Quando vengo a trovarti e la vedo con quel vestitino me ne devo andare subito perché altrimenti diventa pericoloso, per me ma soprattutto per lei, come si muove, se si dimentica di abbottonarlo anche sulle gambe, mi sbatte in faccia quelle cosce meravigliose. Una volta si è chinata a vedere una macchia sul tappeto in salotto, io ero seduto sul divano e lei così chinata con un piede e il ginocchio dell’altra gamba poggiati a terra mi ha messo davanti l’interno coscia fino alle mutandine nere. Quando si è accorta che la stavo fissando tra le gambe, facendo finta di nulla si è alzata immediatamente e ha cambiato discorso, chiedendomi dove saremmo andati con te, rivolto ad Andrea, raccomandandomi di riportarti presto a casa. Non mi ha ne sgridato ne altro: ha fatto finta di nulla. Chissà se la notte scopando con tuo padre, mi ha pensato. Quella notte, con l’immagine fissa nella mente di quelle gambe e delle mutandine nere, non la finivo più di masturbarmi.
Un’altra volta però non in piena estate, aveva un pantacollant aderentissimo, sicuramente sotto non aveva neanche le mutandine; il monte di venere pieno, carnoso, quei pantacollant che le si infilavano tra le labbra della figona, mmmmmmmmmmm mamma miaaa! Anche li lei si è accorta che la guardavo, infatti si è infilata in camera da letto e ne è riuscita con una gonna lunga fino ai piedi, assolutamente anonima. Certo, se fossimo stati soli, non era quella gonna che mi avrebbe impedito di prenderla, anzi, sollevandogliela, stesa sul tavolo o coricata per terra o sul letto, con la gonna sollevata fino ai fianchi con cosce figa e culo a mia disposizione, sarebbe stato ancora più eccitante, le avrei scaricato una quantità assurda di sborra dentro la figa, ma c’eri tu in camera che ti stavi preparando perché dovevamo andate al compleanno di Jessica e tuo padre era in soggiorno a leggere, se si fosse ribellata sarebbe stato un casino, essendo soli, se si ribella la domino, ma con altri presenti che potrebbero sentire è un casino. Ovvio che se gli spettatori sono persone che sanno e che partecipano è diverso; è ancora più eccitante.-
Dopo questo lungo monologo che gli altri due ragazzini ascoltavano con interesse e evidente stato di eccitazione e che comunque anche Flavia essendo presente sentiva e che nella sua mente cominciava a immaginare, lasciandosi anche lei andare a fantasie che mai, prima di quel periodo e degli avvenimenti che le stavano capitando, avrebbe pensato, i tre sono arrivato al dunque facendo vestire Flavia con l’abitino estivo della madre di Andrea. Non hanno voluto assistere al cambio d’abito lasciandola sola in camera, volevano scoprire quel corpo pian piano, un po’ per volta, con carezze, palpeggi, vista, profumi, arrivando all’apoteosi finale della scopata. Flavia, sotto i jeans e la maglietta, aveva solo mutandine e reggiseno, con dei sandali ai piedi. Perfetto!
Intanto i ragazzi in soggiorno si pregustavano quello che da lì a poco sarebbe accaduto.
Quando è comparsa i ragazzi hanno quasi smesso di respirare, con quell’abitino senza maniche, con la scollatura che arrivava fino all’incavo tra le tette, che non essendo molto grosse più che un incavo o un canion formavano una vallata tra seno destro e seno sinistro di Flavia. Insomma per farci strusciare il cazzo in mezzo bisognava pressarle lateralmente in modo importante verso il centro. Il vestito si abbottonava sul davanti con il primo bottone appunto a chiudere la scollatura formandone la “U” e l’ultimo quasi alle ginocchia. A tal proposito Diego ha subito precisato:- allora, va tutto bene, ma quel primo bottone in alto, non va. Sbottonalo. Anche i bottoni sulle cosce. Quando cammini devono vedersi tutte le gambe e quando ti siedi ti deve scivolare scoprendole. Se non vuoi che ti scivoli giù ne devi trattenere i lembi tra le ginocchia. Naturalmente noi te lo impediremo-. Flavia a malavoglia ha ubbidito e infatti da lì alla sedia, ogni passo era occasione per mettere in mostra le gambe slanciate, snelle, ma comunque ben tornite e polpose soprattutto dal ginocchio in su, che comunque proprio Diego aveva già studiato palpandole anche se attraverso i jeans, quando erano sul letto e potendone sperimentare la presa quando, sempre lì sul letto e sempre con i vestiti addosso, gliele aveva fatte aprire forzandola un po’ per sistemarvisi in mezzo, sperimentando quanto la morbidezza e il calore di quelle cosce gli avvolgessero i fianchi anteprima del fuoco vivo che la ragazza aveva sicuramente nella figa.
Accomodati intorno al tavolo, Flavia con i due quindicenni ai suoi fianchi e Diego al lato opposto del tavolo, proprio di fronte a lei, si è subito sentita le mani dei due che l’affiancavano sulle cosce. Manuel l’ha subito infilata in mezzo cercando le mutandine di cotone bianco che Flavia indossava. L’elastico dell’indumento intimo stringeva giusto il tanto per tenerlo su sia all’apertura sulle gambe, sia in vita e per Manuel non è stato così difficile arrivare al pelo, ma visto che Flavia teneva le gambe ben strette, l’intento di infilarle un dito non gli è riuscito o almeno non in quel momento. Andrea sentiva le polpe delle cosce di Flavia avvolgergli la mano e non aveva nessuna intenzione di rinunciare a quella sensazione che dalla mano andava direttamente sul cazzo indurendoglielo.
Diego, che intanto liberatosi di una delle ciabatte infradito che calzava, con il collo del piede le stava accarezzando il polpaccio e che con le dita dello stesso piede riusciva solo a sentire le cosce della donna nella parte dietro il ginocchio, quella parte che non poggiava sul fondo della sedia, ha protestato: – oh insomma voi ve la state godendo a piene mani, e io? Fatele aprire le cosce daiiiiiiiiiiiii!
I due, afferrate le ginocchia di Flavia le hanno portate ognuna verso se, costringendola a spalancare le gambe e avanzare un po’ con il bacino verso il bordo della sedia per trovare un equilibrio seduta. Questo ha consentito a Diego di incollare la pianta del piede alle mutandine che coprivano monte di venere e figa. Non solo, vista la poca resistenza degli elastici , con l’alluce spostando l’indumento intimo dalla parte di una gamba, giocava con il pelo e con la vulva, stuzzicandole le labbra e infilandolo dentro seppur di poco. Ovviamente Flavia si scaldava, non lo voleva, ma erano in tre e mentre Andrea continuava a accarezzarle la parte interna della cosciona, le ha afferrato il polso costringendola a impugnare il cazzo che si era denudato e a cominciare a fargli una sega, intanto Manuel alzandosi e mettendosi in piedi alle spalle di Flavia le infilava le mani nella scollatura afferrandole le tette, massaggiandogliele, strizzandogliele e, prendendole i capezzoli tra indice e pollice ognuno per ciascuna mano, glieli faceva indurire. A tutta quella stimolazione Flavia non ha resistito. Con spasimi, tremori e scossoni di tutto il corpo si è liberata in un orgasmo non esplosivo ma prolungato, con contrazioni che hanno abbondantemente superato il minuto e mezzo.
La mano che scappellava il cazzo di Andrea si muoveva decisa, non perché Flavia ne avesse l’intenzione ma era così, scappellava quel cazzo con potenza, con energia, con colpi secchi mentre lo impugnava ben stretto facendo godere il ragazzino, portandolo a sborrare nello stesso istante in cui lei ha cominciato a venire. Sono venuti insieme. Come due ragazzini innamorati che si masturbano vicendevolmente.
Intanto però, l’alluce di Diego stuzzicava ancora la figa e le mani di Manuel le massaggiavano le tette e le facevano ancora indurire i capezzoli. Non c’è voluto molto perché lei trovasse di nuovo la piena eccitazione. A un certo punto Manuel le si è portato di fianco e facendole chinare un po’ la testa le ha puntato il glande sulle labbra. La testa di Flavia tra le mani di Manuel aveva poca o nulla libertà di movimento. Lei non voleva quell’arnese in bocca ma la pressione di quelle mani su guance, orecchie e tempie l’anno fatta desistere dalla resistenza che opponeva.
Lo aveva tutto in bocca, la cappella le raschiava il palato, affondava fino in gola, usciva quasi tutta e poi di nuovo dentro, in fondo. Quel cazzo le occupava tutta la bocca. Era di ferro. A quello spettacolo anche Diego ha fermato le sue performances, ha tolto il piede dalla figa di Flavia per godersi lo spettacolo. Manuel tenendole la testa le imponeva il ritmo, forte, potente, non troppo veloce ma continuo.
Dopo parecchi vai e vieni Manuel le ha tenuto pressata la testa al suo pube. Il naso e la faccia di Flavia affondate tra i peli pubici del ragazzino che le si è scaricato in fondo alla gola con tre o quattro spasmi potenti e con un’esclamazione a voce tremolante: – Ahhhhhh, sssiiiiiiiiiiiii piegando il busto in avanti soverchiandola.
Diego ha praticamente ordinato: – portiamola in camera da letto, me la voglio fare sul letto dove scopa tua madre. Ovviamente rivolto più a Andrea che all’altro.
Dal canto suo Andrea già abbastanza contrariato perché era venuto con una semplice sega, anche se la mano di Flavia gli era sembrata fatata, all’inizio sembrava protestare, ma poi hanno concretizzato l’idea.
Flavia, spinta sul letto ci è caduta di pancia ma subito si è girata mettendosi supina. Era praticamente nuda con il vestito completamente aperto, mutandine spostate da un lato che non coprivano la figa e tette fuori dal reggiseno
Diego le si è fiondato con la testa tra le cosce e ha subito cominciato a leccarle la figa mordicchiandole il clitoride. Lei gli teneva la testa premuta al suo ventre stringendo e aprendo leggermente le cosce in modo ritmico. Stava riprendendo l’eccitazione, ma prima che lei potesse sentirsi pronta, il ragazzo le si è piazzato tra le cosce e con il cazzo tenuto col una mano le ha puntato il glande sulle labbra gonfie separandogliele.
Un affondo, improvviso, potente, duro, l’a fatta urlare: – ahiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Pianoooooooooooo. Fa male cosìììììììììììì , nooooooooooooo pianoooooooooooooo.
Ma il ragazzo non sentiva. Ci dava dentro, la sventrava. Il viso di lui affondato sul collo di Flavia, il fiato corto del ragazzo quasi da subito, non appena penetrata. La mano destra a sollevarle la coscia sinistra per possederla più a fondo, per far entrare il cazzo ancora più in fondo e stringendo le carni morbide di quella coscia le hanno lasciato anche un bel livido a testimoniare l’accaduto, i testicoli sbattevano e si schiacciavano sulle natiche di Flavia. Quando si è calmato un attimo e il ritmo del vai e vieni è stato più lento anche se sempre con colpi estremamente decisi che a Flavia davano comunque un po’ di dolore ma che comunque la eccitavano sempre di più, lei ha cominciato a sentire distintamente i muscoli interni della vagina che afferravano il cazzo, volevano stringerlo, si contraevano. Con Kamal non aveva sentito questo perché l’uomo aveva il cazzo troppo grosso, troppo duro e poi l’aveva sverginata. Le era piaciuto eccome, anche se all’inizio rifiutava l’idea di concedersi a quel maniaco, ma poi, una volta dentro e dopo passato il dolore, le aveva dato sensazioni fortissime. Dall’inferno iniziale di dolore e rifiuto, le aveva fatto vivere il paradiso. Lei non avrebbe voluto ma le cose erano andate così e adesso il cazzo che aveva dentro certo non poteva paragonarsi a quello di Kamal in quanto a dimensioni, non d’acciaio come aveva sentito quello del cameriere, anche questo, però, duro e resistente quanto necessario a stimolarla veramente bene. Le stava dando piacere, e anche in questo caso dopo il dolore iniziale, meno fitto e intenso rispetto alla precedente esperienza ma comunque c’era stato e stava preparandola a un altro orgasmo, anche contro sua la volontà se il ragazzo, una volta che l’aveva portata all’apice dell’eccitazione e prima che lei potesse arrivare a eruttare la lava incandescente che aveva in figa, non le avesse scaricato con due o tre rantoli il suo sperma dentro, in fondo alla vagina, schizzandole sull’utero, lasciandola così completamente in mezzo al guado, con un orgasmo iniziato ma praticamente interrotto, insoddisfatto.
Quando lui le si è tolto di dosso stendendosi al suo fianco, ha detto ansimante: – Mamma mia! Stringi la fica in maniera allucinante. Quelli che ti hanno scopato prima lo avevano piccolo allora!
Lei non poteva e non voleva rispondergli che non l’aveva fatta venire completamente e che ne aveva ancora voglia. Era già abbastanza imbarazzante e umiliante ammettere che non avrebbe opposto la benché minima resistenza a chi di loro o a chiunque l’avesse voluta ancora a patto che la soddisfacessero togliendola da quello stato di voglia ancora piena, viva.
No! Mai e poi mai! Ma l’eccitazione c’era ancora tutta. Eccome se c’era! Uno stato d’animo mai vissuto prima che ovviamente la rendeva nervosa. Non certo isterica ma decisamente nervosa e chissà, se perdurava nel tempo poteva anche sfociare nella fase isterica, chissà in quel caso come lei si sarebbe comportata.
Lei: – siete dei maiali! Rivolta ai ragazzi
Andrea: – sei nostra! Abbiamo le foto e ogni volta che ne abbiamo voglia verrai a soddisfarci o verremo noi da te e magari convincerai anche qualche tua amica tra quelle con cui condividi casa a farsi sbattere da noi.
Diego ha aggiunto: – ah guarda che quando mi faccio la mamma di Andrea tu ci devi essere eh!?! Anche solo per distrarre il padre se ce ne fosse bisogno, poi, su come distrarlo vedrai tu, se chiacchierando o facendo altro Ahahahah……..|!
Lei: – Comunque siete dei porci! Schifosi,
Diego: – Ti è piaciuto.
A quel punto lei stava per sbottare: – deficiente, ne ho ancora voglia non mi hai fatto venire completamente. Almeno finite l’opera. Scopatemi ancora e fatemi godere come si deve. Ma no, queste parole no, non dovevano uscire dalla sua bocca. Ci mancava solo che ammettesse di avere ancora voglia di fare sesso con tre ragazzini che già la consideravano di loro proprietà?
MAI!!!
Però avevano ragione.
Mentre i tre andavano in cucina, lei trovando le forze si è rivestita ed è andata via. I ragazzi hanno solo sentito la porta di casa chiudersi.
Manuel: – tanto.. è nostra!-
A Flavia comunque, quella sensazione di insoddisfazione, quell’eccitazione, quella voglia era rimasta; se la sentiva addosso, le rimaneva dentro, la confondeva e non la lasciava serena.
Un pensiero: cercare Kamal
Capitolo 5
Quattro giorni per decidere, tra spinte a recarsi al ristorante, spinte dettate dall voglia di sentirsi presa come quella volta a casa sul tavolo di cucina, ma poi ripensamenti e resistenze dettate dal senso morale, dalla paura, dai condizionamenti educativi che le impedivano di dare libero sfogo a quello che il suo corpo le chiedeva con sempre maggior forza.
– E se poi gli altri si accorgono? Se immaginano, se qualcuno che mi conosce viene a sapere di tutta questa storia e il tutto va a finire in paese dove la mia famiglia è conosciuta? No, i miei non se lo meritano. Non sono sola. Devo pensare anche a loro. A eventuali ripercussioni e poi ….. che vergogna!-
Ma la voglia cresceva, in certi momenti era talmente esplosiva da farle immaginare ogni uomo che durante il giorno la avvicinava anche casualmente, d’improvviso potesse rivelarsi il suo aggressore, dal quale lei non avrebbe avuto la possibilità di difendersi. Caricata in auto o portata in angoli appartati della strada. Li immaginava forti, con le loro facce, belle, brutte o indifferenti che fossero, ma con una forza che avrebbe consentito loro di possederla contro la sua iniziale volontà, ma che poi, una volta iniziato l’approccio, immediatamente le faceva venir meno la forza per difendersi, permettendo a quei maschi di farle quello che volevano. Anzi, proprio perché non si difendeva più, far pensare e capire a chi la stava in quel momento bloccando, palpando e poi abusando, che era consenziente. Che lo voleva.
Il viaggio da casa al locale è stato abbastanza tormentato, seppur relativamente breve; una ventina di minuti da quando saliva sul mezzo a quando scendeva, più altri dieci minuti buoni a piedi da casa alla fermata durante i quali una macchina con quattro ragazzi le si avvicinava chiedendole se volesse un passaggio promettendole divertimento e piaceri indescrivibili. Sul bus sembrava addirittura che fosse Flavia a cercare le mani di occasionali uomini che le strusciassero cosce, natiche, seno o tutto il corpo o almeno lei pensava che gli altri immaginassero, ma era più che probabile che la gente non fosse minimamente interessata a lei tranne due uomini che la fissavano intensamente. Come al solito, il pullman conteneva un numero di persone che anche non pressate all’inverosimile come spesso accadeva, erano tante; così da non potersi permettere certo le distanze di sicurezza gli uni dagli altri, distanze che Flavia in quel momento non voleva proprio che ci fossero e anche questo le stava rivelando come il corpo e le voglie imposte dalla biologia, gli istinti sessuali, stessero in quei momenti prendendo il sopravvento sulla ragione.
Palpate, strette alle natiche, carezze sulle cosce, strusciamenti al seno, mani insistenti su culo, monte di Venere e figa, le davano i brividi, più intensi e vigorosi di quando, altre precedenti volte, subiva dopo aver tentato sempre con massima discrezione di allontanarsi da quelle situazioni per lei mortalmente imbarazzanti. Non però in quel momento, non durante quel viaggio verso il luogo dove avrebbe incontrato colui che avrebbe messo fine alle sue pene.
In altre precedenti occasioni, a strusciamenti, toccate, appoggi, reagiva con vampate di rossore alle guance, calore improvviso, ricerca della fuga da quell’imbarazzo, paura di essere vista da altri, ma poi rassegnazione e se non vera e propria partecipazione, almeno abbandono agli eventi: abbandono che spesso l’aveva condotta al momento del piacere scaturito dalle carezze, dai tocchi, dagli appoggi del duro sulle sue parti morbide ma sode. Dalle mani insistenti su zone del suo corpo particolarmente delicate e sensibili.
In quel viaggio, invece, non ha neanche provato a sottrarsi a tutto questo già da appena salita sul mezzo; anzi, la macchina che l’ha scortata da casa alla fermata con i tre giovani che la invitavano a salire descrivendole minuziosamente cosa le avrebbero fatto, l’ha ulteriormente caricata di eccitazione, da indumento intimo fradicio e ormai ridotto a perizoma tra le natiche e tra le labbra carnose della figa, sotto i pantaloni anch’essi zuppi, meno male che la quantità di persone non permetteva certo di puntare gli occhi in basso, ma chi guardava attentamente lo vedeva eccome, potendo anche immaginare che Flavia si fosse fatta la pipì addosso.
Arrivata alla fermata vicino al locale in cui tutto era iniziato, si è resa conto che alla luce il bagnato del pantaloni non si poteva nascondere. Allora prima di entrare è rimasta a fare due passi fuori e approfittando del golf che si era portata dietro se lo è avvolto in vita affinché almeno in parte coprisse. Quando la cosa non era più così evidente e entrata.
C’erano già dei clienti quindi l’attenzione non poteva essere tutta per lei, Meglio così!
Tutti la salutavano e lei ricambiava dicendo che era venuta a salutarli e ricordare al proprietario che se avesse avuto ancora bisogno lei si rendeva disponibile a lavorare ancora: – sa com’è? Noi studenti abbiamo sempre bisogno di soldi. Il proprietario con una risata ha risposto: – Solo voi studenti?
Il cameriere anziano, l’ha avvicinata e senza che gli altri sentissero ha detto: – il motivo per cui sei qui oggi non c’è. Tu vuoi Kamal. Mi ha detto tutto. Quindi eri verginella? Mmmmmmsssiiiiiiiiiiiiiiiiiii Dopo che mi ha descritto come ti ha scopata e come gli sei piaciuta e come è piaciuto anche a te, non ce l’ho fatta, sono andato a donne e mentre scopavo ti pensavo e ti nominavo.
Flavia ha avuto un mancamento e si è appoggiata al muro.
Lui ha continuato: – Kamal ha chiesto dei giorni di permesso per andare a casa sua, il padre sta male, ha anche lasciato la stanza dove abitava con quegli studenti e in attesa della partenza dorme da me. Io abito da solo. Se ti va, ceni qui, vai in cucina e alle 23.30 ti porto da lui. Oggi vado via prima.
Lei ha immediatamente accettato, anche se subito qualcosa l’ha fatta pentire; solo una sensazione a cui lei non ha dato peso. Voleva incontrare ancora colui che l’aveva riempita di cazzo e di piacere.
Aperta la porta, Gino, ha chiamato Kamal a voce alta, nessuna risposta. Neanche quando avviandosi verso la stanza ha ripetuto il richiamo. Aprendo la porta, la stanza era vuota. Allora, rivolto a Flavia: – non è ancora tornato. Chissà dov’è e se torna, sai com’è lui no? Magari se ne sta fottendo un’altra proprio adesso ahahah……
Flavia a queste parole si è scoperta abbastanza infastidita e di questo si è piuttosto sorpresa. Ha detto al cameriere: dai per favore accompagnami a casa.
Lui sorpreso: – ma come? Non lo aspetti? Tutta questa smania di vederlo e ora te ne vai? Magari torna adesso o tra un’ora. Aspettalo no? Dai, andiamo in cucina che ti offro da bere.
Lei: – non bevo niente!
Lui:- tranquilla! Non voglio ubriacarti, se voglio scoparmi una donna la voglio ben sveglia. Che senta. E’ molto meglio! Ti offro un succo di frutta.
Flavia era combattuta; aspettare Kamal o desistere? Ha deciso di fermarsi.
Strano ma vero; nell’attesa Gino non ha importunato Flavia, non ha affrontato discorsi sul sesso, hanno parlato del ristorante e della possibilità di lavoro Facendo molti accenni alla coinquilina di Flavia, quella che le aveva procurato il lavoro proponendole di sostituirla; Gino diceva a Flavia che anche Silvia sperava di essere assunta regolarmente dal proprietario del locale che per ora la pagava a giornata. Questo Flavia non lo sapeva.
Comunque, dopo circa due ore, visto che Kamal non sembrava intenzionato a rincasare, lei ha ripetuto a Gino la richiesta di essere riaccompagnata, lui ha acconsentito ed è entrato in camera a prendere le chiavi di casa e della macchina.
Ad un certo punto Flavia si è sentita chiamare e ha risposto:- Che c’è?-
Lui:- prima di andare voglio che veda una cosa. Vieni avvicinati un attimo.
Lei, visto che fino ad allora non era successo nulla, si è fidata ad entrare in camera da letto dell’uomo. Come era dentro, una spinta alle spalle l’ha scaraventata sul letto e in un attimo lui le era sopra bloccandola sul materasso. Cadendo sul letto lei ha fatto in tempo a mettersi a pancia in su, l’uomo le si è immediatamente buttato sopra bloccandole i polsi sopra la testa con una mano, mentre con l’altra poteva cominciare a rendersi conto di quanto il corpo di Flavia fosse morbido, sodo, liscio; non deludeva certo le aspettative che la sola vista di quel corpo faceva nascere e ancora era con camicetta e jeans in dosso. La mano si tratteneva sulle tette, scendeva sulla coscia e si infilava in mezzo a esse sfiorando la figa per poi risalire. Il viso dell’uomo a pochi centimetri da quello della ragazza, ogni tanto provava a baciarla, lei si ritraeva e le labbra dell’uomo finivano sulla guancia, sul collo di lei che comunque provava a liberarsi, ma il suo agitarsi, spesso agevolava l’uomo nel permettergli di accarezzarla il zone del corpo che se lei non si fosse mossa, lui con la mano non avrebbe potuto raggiungere come schiena e culo, quest’ultimo lo toccava anche quando con la mano tra le cosce, lei sollevava il bacino per provare a evitare, del tutto inutilmente, quelle intrusioni.
Lei accennava a urlare, ma lui subito: – siamo in un condominio, se urli ti becchi due schiaffi e ti lego. Anzi; sporgendosi dal letto, ha afferrato un pezzo di corsa e sempre standole disteso addosso è riuscito a arrotolarglielo nei polsi e mettendosi in ginocchio a legare le estremità alla spalliera, così come non è stato poi così difficile tapparle la bocca con due stracci annodati che poi finivano legati dietro la nuca di lei. Ora il gioco era più facile.
Via le scarpe. Via i jeans. Le cosce di Flavia: spettacolo meraviglioso. Lunghe, piene carnose e allo stesso tempo affusolate. In piedi lui le arrivava al collo, distesi a letto poteva arrivare dovunque voleva. In qualsiasi punto di quel corpo fantastico. Una fotocamera, alcuni click lei legata al letto mezza nuda. – Queste, se Kamal non fa in tempo a tornare, gliele invio. Ahahahah …………………!
La camicetta che si sbottona, le tettine fuori dal reggiseno, i capezzoli comunque grossi e già duri, insomma uno schianto di ragazza, una bomba di sesso. Altre foto, lei sempre più nuda.
La fotocamera poggiata sul mobile in modalità video a inquadrare tutto il letto, lui che si fionda sul corpo di Flavia cominciando a baciarla dappertutto le prende i capezzoli in bocca, le infila il dito nella figa, lei che si agita, si dimena vorrebbe urlare ma il bavaglio smorza e poi lei stessa non ne ha più la forza quando le dita in figa sono due e vanno in fondo, lei con il bacino senza rendersi conto va incontro a quelle dita. Le sente, le stringe. Alle dita lui sostituisca la lingua infilando la testa tra le cosce morbide di Flavia, lei impazzisce. E’ eccitatissima, anche se non fosse legata si lascerebbe fare, anzi gli premerebbe la testa sul suo pube. Ma viene, poche leccate, pochi affondi di quella lingua tra le labbra vaginali e lei schizza fuori il miele caldo della figa. Inonda la faccia dell’uomo. Non ha più la forza di opporsi quando lui la slega e sempre stesi sul letto uno di fronte all’altra, le mette la faccia di fronte al cazzo per infilarglielo in bocca. Lei succhia, lui imprime il ritmo muovendole la testa. Non ci vuole molto perché gli si indurisca fino a fargli male. La mette a pancia sotto, un cuscino sotto la pancia cos’ì le natiche sporgono. Lei dice solo NO! Ma non reagisce. Lui le separa le natiche col glande. Lo appoggia sul buchino, nonostante Kamal glielo abbia aperto non è facile spingerlo dentro ma il suo cazzo è veramente duro e il glande comincia a vincere la resistenza dell’ano molto elastico, tanto che appena la punta è dentro, lui si sente stretto come mai prima. Un urlo di lei smorzato dalla faccia immersa nel cuscino. Lui affonda senza nessuna pietà. Con un solo colpo riesce a entrare tutto. Un altro urlo di lei stavolta più potente. Lui:- ssstttttttttt zittaaaaaaaaaaaaaa ahhhh siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii questa si che si chiama inculata siiiiiiiii sei fantastica. Siiiiiii stringiiii cosìììì muovi il culoo fammi godereeeeee anche se mi fai venire subito non me ne frega niente, tanto poi ti scopo ancora. In effetti quella stretta, quelle natiche piene, bianche morbide che sbattono con un “plop plop” sulla pancia di lui, lo scorrere del cazzo in quel canale strettissimo hanno portato lui a sborrarle dentro dopo soli pochi minuti con quattro schizzi potenti. Anche lei però, sente quel cazzo durissimo scorrerle dentro, si sente svuotata come esce e riempita all’inverosimile quando affonda in modo duro e prepotente e anche lei, mentre lui le scarica dentro una quantità di sperma che le sembrano litri, viene inondando del suo miele lenzuolo e materasso.
Lui va in bagno, lei rimane stesa a letto su un fianco, in posizione rannicchiata, questo permette a lui quando torna in camera e la vede da dietro, di notare le labbra carnose della figa tra le cosce, imperlate ancora di liquido vaginale. Il cazzo gli torna duro immediatamente, la fa stendere supina, le spalanca le cosce e in un attimo le è dentro. Lei all’inizio non reagisce ma poi lo abbraccia, gli graffia le spalle, la schiena e le natiche, gli cinge i fianchi con le gambe, i talloni poggiati poco sotto le natiche di lui lo aiutano a spingere, lui sente sui fianchi il calore pazzesco che Flavia sprigiona in mezzo alle cosce, calore di femmina eccitatissima. La bocca di lui sul collo di Flavia, i rantoli, i gemiti di lei. Lui con la mano le afferra la carne della coscia, le fa male ma lei si stringe ancora di più a lui. sono entrambi animali impazziti, fuori dal mondo. Lui le scarica la sborra nell’utero e lei gli regala miele di figa. Intanto la fotocamera riavviata da lui prima di tornare a letto, ha ripreso tutto.
L’indomani mattina lei si ritrova a letto con colui che l’aveva praticamente ancora violentata, che la notte prima aveva fatto con lei, i suoi porci comodi, che l’aveva usata per sfogarsi sessualmente. Che con la forza se l’era inculata e poi scopata.
Poi, uno di quei gesti fatti senza ragionarci su, dettati da puro istinto. Lei che scopre l’uomo, gli afferra il cazzo e inizia a masturbarlo, quando si indurisce un po’, inizia a fargli un pompino con l’uomo che semi addormentato non reagisce minimamente. Quando il pene raggiunge una certa consistenza, con l’uomo posto a pancia in su, lei gli si mette sopra, le cosce a cingergli i fianchi e il cazzo che tenuto dalla mano di lei, le punta il glande tra le labbra della figa e quando lei si lascia cadere le si infila tutto dentro, in un solo colpo. Lei si muove, agita e dimena i fianchi, le mani dell’uomo istintivamente sulle cosce di Flavia lei le afferra e se le porta sulle tette per poi farle ricadere sulle cosce, I suoi fianchi roteano, si muove sempre più svelta, avanti e indietro, avanti e indietro, il cazzo che le sfrega le pareti della vagina, il glande le sbatte l’utero. Sempre di più sempre più duro e sempre più grosso con la vagina che gli si stringe sempre più attorno, pulsa, lo munge fino a tirargli fuori lo sperma che però essendosi lei tirata fuori prima che lui venisse, ma comunque ancora imprigionato tra la pancia dell’uomo e le labbra vaginali di Flavia che gli si sfregano sopra, si scarica con getti che si infrangono sulla pancia di lui, mentre lei ancora una volta, inonda i fianchi, il pube e le cosce dell’uomo con il suo liquido caldo. Dopo tutto questo, l’uomo riprendendo posizione su un fianco torna nel suo beato mondo dei sogni ronfando.
Pochi secondi le sono bastati per farsi una domanda:- ma cosa cavolo sto combinando? Cosa mi è preso? Chi sto diventando?
Scossa, spaventata da tutto questo, soprattutto dal fatto che pochi attimi prima era stata lei a prendere l’iniziativa con l’uomo, anch’esso praticamente uno sconosciuto e per giunta inerme, raccogliendo i suoi vestiti ha lasciato la stanza, nuda. Entrata in bagno si è vestita, giusto una rinfrescata con un po’ d’acqua sul viso e si è fiondata fuori da quell’appartamento. Solo dopo che la porta le si è chiusa alle spalle si è ricordata della fotocamera pensando che avrebbe potuto prenderla, ma ormai non c’era più modo, non poteva certo suonare il campanello! Comunque seppur molto preoccupata, da quel posto voleva allontanarsi il prima possibile e così ha fatto.
Gli occupanti dell’auto al racconto degli avvenimenti che erano capitati a Flavia e che lei stessa aveva appena raccontato, non potevano certo rimanere indifferenti. L’eccitazione nell’aria si tagliava fette. Fortunati i due che nei sedili centrali le stavano ai fianchi, potevano almeno palpare, toccare e farsi toccare. L’autista doveva stare attento alla guida, il capo al suo fianco, con il busto girato verso dietro allungava anche lui le mani su quel corpo che comunque qualche ora prima si era goduto pienamente, io, dietro, tentavo di allungare la mano e da sopra la spalliera e le spalle di lei, arrivarle al seno, ma i due che con le braccia le cingevano le spalle me lo impedivano e non capivo il perché.
Il capo, quello seduto a fianco all’autista ha detto: – ringrazia che ho promesso a Marco di portarti da lui e di lasciarti li una notte, altrimenti ora per come ce lo hai fatto indurire a tutti, saresti già nuovamente nuda, distesa, a cosce spalancate-.
Arrivati a destinazione è sceso lui per suonare il citofono del Marco in questione, mentre l’auto cercava parcheggio. Sistematasi, lui è arrivato e risalendo a bordo ha detto: – non mi apre nessuno. Ho anche provato a chiamare Marco al cellulare ma non risponde-.
Uno dei due a fianco a Flavia ha preso parola:- la riportiamo a casa? Io ne ho una voglia matta!
Il capo: no. Ho detto a Marco che gliel’avremo portata. Continuando ha aggiunto, rivolto a me e a Flavia: -sentite, scendete qui, andate dove volete, tra un paio d’ore vi chiamo e torniamo a prenderla. Scendete in fretta altrimenti a questa la roviniamo noi visto come siamo messi a durezza e voglia. Ovviamente tu, rivolto a Flavia, ci devi finire di raccontare com’è andata con i ragazzini tuoi vicini. Se la troia della mamma, che tra l’altro conosco perché abitando dietro di voi non mi sono certo perso, se si è fatta scopare dal ragazzino, se ha aperto le cosce e com’è andata. O non ti hanno ancora richiamata? Lei non rispondeva. Lui la sollecitava.
Lei allora: -si sono tornata da loro e ho assistito mentre la signora e Diego erano a letto. Prima in salotto ho trattenuto il padre. Poi quando il figlio mi ha chiamata per andare in camera sua a farlo studiare e il padre è uscito per andare non so dove, mi hanno portato davanti alla porta socchiusa della camera da letto dove i due stavano facendo l’amore.
Come lo intrattenevi il paparino?
Lei, mi hanno detto di mettermi una gonna, non appariscente ma decisamente sopra il ginocchio, così che sedendomi in poltrona o sul divano, accavallando le gambe come ho l’abitudine di fare, la gonna salisse scoprendo buona parte delle cosce., Ero imbarazzatissima perché non porto mai gonne. Mi sentivo nuda e non sapevo dove guardare. Lo sguardo dell’uomo fisso sulle mie gambe mi metteva i brividi, mi imbarazzava in modo assurdo, un paio di volte, forse senza neanche rendersene conto o forse si, si è toccato il sesso. Quando poi il figlio mi ha chiamata per raggiungerlo e spiare, insieme al suo amico/compagno di classe, l’altro loro amico che stava facendo l’amore con la madre, essendo in piedi a guardare da dietro la porta semichiusa, io in gonna, loro mi toccavano dove e come volevano, finché non siamo andati in camera del figlio e lì……………………….
Il capo è intervenuto: -basta, andate, scendete, altrimenti………………….
Ci siamo fiondati giù dall’auto che è ripartita.
Prima che io potessi fiatare Flavia a me: -Portami a casa tua, andiamo da te.
Io: – Fla, sei sicura? Guarda che……….
Lei: – non ho voglia di andare a casa mia, sto da te.
L’ho praticamente trascinata. Eravamo non lontani da casa mia e in pochi minuti siamo arrivati. Mentre aprivo la stavo già palpando dappertutto. Come siamo arrivati in camera, la lampo e il bottone dei suoi jeans erano già aperti, la mia maglietta per terra e la mia mano dentro le sue mutandine.
Il paradiso.
L’ho sbattuta sul letto. Maglietta sua e reggiseno via. Io ho finito di spogliarmi. Mentre la masturbavo le succhiavo i capezzoli, lei mi ha afferrato il cazzo e ha iniziato a menarmelo. L’ho fermata, eccitato com’ero sarei venuto. Mi sono piazzato tra le sue cosce è l’ho leccata. Lingua dentro, a fondo poi sul clitoride che le prendevo tra le labbra e leggermente tra i denti. Le stringeva le cosce, era bollente, sgusciava veniva. Veniva e veniva era assatanata.
Mi sono disteso supino, lei tra le mie cosce a pancia in giù me lo succhiava, l’ho rivoltata e l’ho penetrata di brutto. Lei: -Ahiiiiiii pianooooooooo non cosììììììììì ci sono anch’io voglio godere
Io: -siiiiiiiii dai goditi il cazzo fai la troia come seiiii fai la puttana con me adessoooooo
Spingevo dentro. I coglioni sulle sue chiappe, la punta le sbatteva l’utero, me lo avvolgeva e me lo strizzava con quella vagina calda, elastica
Lei: – ahia mi fai male ce l’hai grosso non mi aspettavo lo avessi così grande
Io: – eppure ne hai già preso di cazzo, dovresti essere abituata ormai
Lei: – porco! Sei un porco., maiale di la verità che ti è piaciuto vedermi sbattere da altri, vedere che mi fottevano e mi violentavano.
Io: – si troia mi facevi impazzire come all’inizio ti rifiutavi ma poi li accoglievi tutti, bene in fondo, come li stringevi e li abbracciavi e vederti godere mi ha fatto impazzire
Lei: – certo all’inizio non volevo sarei scappata ma una volta dentro, non capivo più nulla, mi sono lasciata andare e mi sono lasciata fare quello che volevano. Li sentivo tutti, grossi, durissimi, avevo la figa riempita fino all’orlo e con alcuni non riuscivo a smettere di venire. Fottimi tutta, fottimi bene si daiiiiiiiiii sbattimi, riempimela, spaccamela ancoraaa vengoooooooooooooo godoooooooooo vengo si porco maiale schifoso fammi venireeeeee
Io la sbattevo come mai prima, volevo sfondarla spaccarla aprirla in due e grugnivo come un porco. Quella figa mi induriva e ingrossava il cazzo in modo smisurato finché non ho scaricato tutto dentro la vagina che non finiva di contrarsi tutta attorno al mio cazzo mungendo e strizzando come a non voler perdere neanche una goccia di sborra, con i fianchi avvolti da quelle sue cosce lunghe piene lisce tra le quali si spandeva il calore della figa che sentivo sul cazzo, sui fianchi e persino sulle natiche dove i suoi polpacci premevano mentre incrociava i piedi come a non volermi far uscire più. Ho pensato a come anche gli altri maschi che se l’erano fatta, avessero provato lo stesso piacere intenso da far uscire fuori di testa, mentre se la sbattevano con violenza e un ovvio motto di rabbia mi ha fatto dare gli ultimi affondi potenti decisi, durissimi da farle dire: – ahia porco fa male! Ma scopami, affonda tutto, aprimela bene, SPACCAMELA più di quanto non me la abbiano rotta SIIIIIIIIIIIIIIIIIIII Lasciandosi andare all’ennesimo orgasmo, mentre sgusciava tremava e mi affondava le unghie nella schiena.
Mi ha detto: – se avrò un figlio voglio che sia tuo. Ci siamo lasciati andare abbracciati accarezzandoci per eccitarci ancora e scopare di nuovo in attesa che ci chiamassero, che la chiamassero ancora. In attesa degli eventi.
Decidendo se tornare a casa o dove andare e se prendere il mezzo pubblico o farsi una camminata. Mi ha chiesto di accompagnarla e siamo usciti incamminandoci per casa sua. Mentre procedevamo a piedi ci siamo sentiti affiancare da un’auto che rallentando ha potuto affiancarci nel tratto di strada libero da parcheggi e così ho, abbiamo potuto notare che era guidata da un ragazzo di cui l’età apparente era sui trenta anni ma sicuramente ne avrà avuti di meno, un ragazzino molto più piccolo nel posto del passeggero e un uomo sulla cinquantina seduto dietro. Era evidente l’etnia ROM.
Lo stupore ci ha colti quando il ragazzino ha chiamato per nome Flavia. Come pietrificati e senza che nessuno dei due, ne io, tantomeno Flavia dicesse mezza parola abbiamo permesso ai componenti l’equipaggio dell’auto di scendere e accerchiarci. Lei si è stretta a me, io mi sono messo davanti tra lei appoggiata al muro e gli altri, non volevo che la toccassero. L’uomo ha detto in un italiano non perfetto ma assolutamente comprensibile che non avevano la minima intenzione di farci e di fare del male a Flavia, ma non potevo certo fidarmi delle parole, se avessero voluto, loro in tre mi avrebbero semplicemente spinto a terra e avrebbero senza problemi caricato Flavia in quella macchina, invece ci hanno invitato a salire e dopo non poca insistenza ci siamo ritrovati sul sedile di dietro con Flavia tra me e il cinquantenne.
Indicando il ragazzino seduto davanti, ci ha detto: – lui mio nipote, va scuola con ragazzino che abita in tuo palazzo. Invece, guida altro mio nipote più grande. Loro due cugini, come dice voi italiani.
Noi viste te e tue amiche altre volte lì. Noi sai che voi abita sotto di Mirko, ora noi andiamo per chiedi cosa fatto scuola perché mio nipote malato una settimana, non va scuola. Ragazza che viene a fa compito mio nipote, detto di fa così, chiedere cosa fatto scuola per studiare-. Voi va a casa tua? Noi da passaggio. Io chiesto di fa salire voi in macchina perché vuoi conosci te di vicino, sempre visto lontano. Tu molto bela davvero. Più bela di ragazza che fa compiti con mio nipote, lei bela ma tu più bela. Perché non vieni tu per fa i compiti?
Mentre diceva questo, la mano di lui si poggiava sul ginocchio di lei che subito ha messo una sua mano sopra quella del vecchio per cercare di togliersela di dosso o almeno per cercare di bloccarne l’eventuale risalita sulla coscia.
Io ho immediatamente afferrato Flavia e abbracciandola per proteggerla ho tolto la mano del rom dalla gamba della mia ragazza, ma lui con uno scatto mi ha letteralmente strappato dalle braccia Flavia e con un braccio attorno alle sue spalle e l’altra mano a tenerle fermo il mento, l’ha baciata in bocca leccandole le labbra, poi con pollice e indice facendo pressione sulla mascella, l’ha costretta ad aprire la bocca infilandole dentro la lingua.
Lasciando il mento, le ha infilato la mano in mezzo alle cosce, mentre baciandola ancora, Flavia girava la faccia almeno per evitare quella lingua in bocca e il contatto labbra con labbra.
Subito lei ha afferrato il polso del braccio la cui mano le invadeva l’intimità.
Lei a cosce strette, la mano infilata in mezzo di taglio, era evidente che il dito era a contatto con le labbra della figa, mentre il polpastrello del pollice premeva sul monte di venere.
Intanto il ragazzino si era messo in ginocchio sul sedile davanti per cominciare a toccare Flavia almeno fin dove poteva, Cosce sicuramente. L’autista visibilmente eccitato continuava però a guidare, con urletti e risate di approvazione
Io cercavo do bloccare sia il ragazzino che l’uomo, ma cominciavo a sentire il cazzo duro che a vedere la mia ragazza trattata così.
Solo quando il vecchio ha mollato la presa su Flavia e ha decisamente urlato a tutti di calmarsi, la situazione è tornata tranquilla con Flavia che si è letteralmente buttata addosso a me che la stringevo tra le braccia.
-Visto? Ha detto il vecchio. Se io vuoi, io prendi subito tua ragazza e scopo qui in macchina mentre andiamo. Io tiro giù suoi pantaloni, tiro fuori mio cazzo, metto lei su mie gambe e scopo e tu non può fa niente perché io sicuro che a lei piace. Dopo io dà tua fidanzata anche a loro ragazzi e io sa che mio nipote che guida prende culo di lei. Lui piace culo di donne, ma adesso io non vuoi scopare. Prima andiamo casa di Mirko perché io voi vedere altra cosa e se voi dopo ancora a casa io fa chiamare voi per salire su-.
Mentre eravamo a casa di Flavia, nessuno dei due parlava, tanto che quando Alessandra una delle coinquiline (quella dello scippo e a cui il delinqunetello aveva promesso avventure) è entrata in cucina, guardandoci e inquadrando la scena ha esclamato: – Che allegria! Vabbé, io torno in camera a studiare,-
Dopo circa una ventina di minuti il campanello ha suonato. Era Mirko che diceva a Flavia di salire aggiungendo che se c’erano altre sue amiche dovevano salire anche loro perché sia il padre di Mirko che l’amministratore di condominio volevano parlare con loro. Flavia ha subito chiesto al ragazzino se i suoi amici fossero ancora lì ricevendo risposta che se n’erano andati pochi minuti prima.
Entrata in camera di Alessandra, le due ragazze sono uscite per salire al piano superiore per quella riunione tanto straordinaria quanto improvvisa con non poca preoccupazione, soprattutto Flavia visti gli eventi di cui senza volerlo era stata protagonista. Ha anche detto rivolta a me, senza che altri sentissero: -almeno con la presenza degli zingari io non c’entro niente. Quando le ho chiesto cosa voleva che io facessi, se aspettarla a casa o andar via, lei mi ha risposto: – no, per favore, sali con me. Con noi e siamo saliti.
Sulle rampe della scala, le ragazze precedevano me e il ragazzino di pochi gradini. Avevamo davanti agli occhi, a pochi centimetri due culi portentosi, di quelli che a costo del rischio di denuncia non potevano essere lasciati perdere. Per giunta Alessandra aveva un vestitino che le arrivava giusto sopra il ginocchio e che permetteva, essendo loro due gradini avanti a noi, di poter ammirare una parte della cosce piene e ben polpose, abbastanza lunghe anche se un po’ meno di quelle di Flavia che, quando eravamo in casa ad attendere, si è cambiata i jeans indossando una tuta da ginnastica i cui pantaloni erano abbastanza aderenti a natiche e cosce.
Il ragazzino, toccandomi un braccio, mi ha fatto capire che quella visione lo stava rendendo molto ma molto irrequieto e ha anche fatto il gesto di allungare la mano per palpare sia Flavia che Alessandra. Gli ho subito fatto abbassare quel braccio con un colpo, mostrandomi infastidito dal suo comportamento e facendogli cenno come a dire: – ma sei scemo?- pur rendendomi conto che scemo non lo era affatto, anzi……… quella visione sicuramente stava facendo effetto anche su di me, eccome! Lo sapeva bene il mio uccello.
Arrivati in salotto di casa di Mirko, sia io che Flavia siamo letteralmente sbiancati come se avessimo visto i fantasmi, Alessandra non capiva, Non poteva capire.
Del padre di Mirko e dell’amministratore non vi era traccia, in compenso, erano seduti sul divano uno dei due ragazzi ROM con cui eravamo io e Flavia in auto poco prima, in più erano presenti Manuel, il compagno di classe di Mirko che mentre studiavano si era servito della bocca di Flavia e anche Diego che se l’era scopata godendole dentro senza però riuscire a farla venire e per il quale Flavia, si è visto subito, provava particolare rabbia tanto da apostrofarlo subito avvicinandosi a lui: – e tu? Porco schifoso, cosa ci fai qui? Gli altri non hanno sentito, io si; e forse anche Alessandra visto che il suo sguardo cominciava a farsi preoccupato.
Mancavano all’appello il vecchio rom e la mamma di Mirko.
L’altro ragazzo Rom, l’autista dell’auto, quello dall’apparente età di circa una trentina d’anni è comparso in salotto all’improvviso invitando tutti a seguirlo e facendoci capire che dovevamo farlo nel massimi silenzio possibile.
La destinazione era la porta socchiusa della camera da letto da dove si vedevano la mamma di Mirko che stesa sul letto ospitava tra le sue cosce aperte il vecchio ROM al quale si avvinghiava con gambe e braccia, avvolgendogli i fianchi con un paio di cosce che al solo vederle autorizzavano lo stupro. Lui ogni tanto spostava la bocca dal collo della mamma di mirko e dall’orecchio che le mordicchiava, alle tette belle abbastanza ben grandi senza esagerazioni, succghiandole i capezzoli e facendola fremere ancora di più
La situazione è apparsa chiara dopo pochi istanti: lui, il vecchio, era riuscito a domare la donna che nei sempre minori momenti di lucidità lo insultava dandogli del porco figlio di puttana, accusandolo di violenza e aggiungendo:- Cosa mi stai facendo fare, bastardo schifoso? Io sono moglie e madre e non vado con tutti, soprattutto con gli sporchi schifosi come te. Mentre diceva questo, i gemiti, gli urletti, le unghie sulle spalle, sulla schiena e sulle natiche di colui che lei chiamava porco, insieme ai movimenti del bacino della donna che andava a scatti sempre più verso il cazzo mentre muoveva il culo, dicevano l’esatto opposto delle parole.
Il vecchio, ovviamente sentiva le reazioni del corpo della femmina che aveva sotto e affondando in lei con colpi sempre più ritmati e potenti, con le sue natiche che si infossavano a ogni colpo di cazzo dentro quella vagina, tra i rantoli di piacere le rispondeva: – tu grande bella figa, tu ancora figa stretta tu no preso bene vero cazzo io apre tutta tua figona. Dopo tu avuto filio, tua figa tornata stretta tuo marito non scopa te molto. Io sento che tu dice no ma te piace. Io so, io sento che tu volia cazzo di vero uomo . Lui ogni tanto spostava la bocca dal collo della mamma di Mirko e dall’orecchio che le mordicchiava, alle tette belle abbastanza ben grandi senza esagerazioni, succhiandole i capezzoli e facendola fremere ancora di più.
Lei: Porco, porco, PORCOOOOOOOOOOOO vengooooooooo mi squassi la figa sto venendoooooooooooo Ti vengo sul cazzo maiale schifosooooo
Lui aumentando leggermente il ritmo ma soprattutto la potenza dei colpi, tra i grugniti di piacere da vero maiale che quel corpo soffice, sodo e liscio gli procurava, diceva: Io ora sbora in tua figa bolente io mette mio sbora dentro tua figa aahhh si si si ammmhhhhhhhhhhhh! Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh siiiiiiiiiiiii prendiiii mio sbora troiaaaaaaaaaaa cosiiiiiiiiiiiiii Beloooooooooooooooo tua figa bolente siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii e i rantoli di piacere del porco insieme ai gemiti della femmina si sono sparsi in tutta la stanza.
Tre o quattro schizzi che la donna ha sentito come frustate e che hanno allungato il tempo del suo piacere tanto che quando il vecchio si è staccato da lei distendendosi sul letto a fianco alla donna, continuando a palparla e accarezzarla, lei, con piccoli scatti del corpo, non avrebbe mai potuto negare l’orgasmo ancora in atto.
Rapito da quella scena non mi ero neanche accorto che Flavia, la mia “ragazza” Mirko, il figlio della donna appena scopata, Alessandra, gli amici di Mirko e il ragazzino rom erano spariti. A spiare dalla porta socchiusa eravamo rimasti io e lo zingaro trentenne, il quale visto il corpo della donna libero, ha spalancato la porta saltandole praticamente addosso. Lei ha reagito, nonostante le poche forze. Non lo voleva. Cercava di respingerlo, lo graffiava e picchiava ma lui era un toro infoiato, ha messo le mani attorno al collo della donna e stava stringendo. La donna immobile cercava di staccarsi da quella presa, lui l’ha mollata e mentre la donna tossiva le ha mollato due sberle che l’hanno rintontita. L’ha girata e messa a pancia in giù chiedendo al vecchio di bloccarle le braccia, le ha tirato su i fianchi mettendola a pecora, le ha cinto la vita con un braccio, l’altra mano a indirizzare il cazzo in mezzo alle natiche mentre lei sentendosi bloccata non aveva il benché minimo spazio per potersi ribellare anche a causa del vecchio che le spingeva la faccia sul cuscino per attutire le urla. La punta sull’ano dopo aver spennellato le natiche sode e polpose che ora l’avvolgevano completamente. Un colpo secco, l’urlo della donna che non riesce a venir fuori dalla gola, lei che si blocca e i primi colpi di cazzo in culo che la risvegliano.
Lui, in un italiano praticamente perfetto: -mmm ssiiiiiiii sei chiusa in culoooooooooo tuo marito non te lo fa? Che coglione, si perde il meglio di te, Ma ci penso io. Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii strettaaaaaaaaaaaaaa come piace a meeeeeeeeeeeeee muovilo bene fammi godereee cosìììì bravaaaaaaaaaa ti piace ehhh? Troionaaaaaaaaa lo sapevo che sei fatta per il cazzo.
Mmmssiiiii me lo fai indurire come nessun’altra muoviti fammi godere bella troiona di una mammina sei fantastica come lo prendi in culo-. Scommetto che mentre te lo piazzo tra le natiche se ti sditalino vieni subito.
Appena la donna si è sentita esplorare la vagina da medio e anulare del giovane zingaro, ha cominciato a non capire più nulla in preda agli spasmi del piacere.
Cazzo mi fai già venire siii siiiiiii godooooo ti inondo il culooooo
E con gli schizzi di sborra le ha invaso l’intestino. Lei, mentre i due si rivestivano, stava rannicchiata sul letto
A quel punto m’interessava capire dove Flavia fosse finita e girando per casa, sentite voci provenire dal salotto, dove i tre ragazzi, gli amici di Mirko e il rom si stavano occupando di Alessandra. Lei stesa sul divano a cosce spalancate che tentavano di stringersi attorno ai fianchi del rom che se la stava scopando mentre la mano segava il cazzo di Manuel con Diego seduto in poltrona che diceva: – le ho sborrato in bocca. E’ una pompinara fantastica. Mi riprendo un attimo e poi me la faccio anch’io. Lei, I no sempre più deboli di Alessandra corrispondevano però ai momenti in cui lei apriva e sollevava di più le cosce come a invitare il suo stupratore a infierire ancora di più e il ragazzo non si faceva implorare per assetarle colpi sempre più duri e violenti. Lei lo voleva e lui la voleva.
La stanza di Mirko. Lui in piedi sul letto, Flavia in ginocchio che lo spampinava. Mirko diceva: – ti ha eccitato vedere lo zingaro che si fotteva mia madre vero troia? Ti stavo toccando e tra le cosce avevi un lago. Eri fradicia daiiiiiiiii succhia che mi diventa duro e te la sfondo io a te la figa.
Lei non poteva rispondere. Il ragazzino le dava il ritmo con le mani sulla sua testa lei gli abbracciava i fianchi. Le mani sulle natiche del ragazzo come a volerselo spingere ancora più dentro e in effetti quando Mirko ha mollato la testa di Flavia, era lei che con quelle mani spingeva il ragazzo verso la sua bocca. Lui l’ha letteralmente scaraventata sul letto e aprendole le cosce ci si è fiondato in mezzo con la faccia.
Lei: – Oddio così nooooo!
Lui: – Perché? Ti piace troppo? Rilassati e lasciati andare. Godi.
In effetti lei era in preda alla completa lussuria. Quella lingua non la faceva ragionare Era una bambola animata nelle mani di un quindicenne infoiato. E venuta e ha continuato a venire quando il ragazzino, tirandosi su, succhiandole un capezzolo, poi mordicchiandole il lobo dell’orecchia e facendole sentire il fiato caldo dei respiri affannosi sul collo, palpandole forte un coscia e sollevandogliela, l’ha penetrata. Un colpo secco, violento, tanto che il dolore per Flavia è stato forte. Le ha ricordato la prima volta con Kamal e il ricordo è proseguito perché anche ora come allora, il piacere stava già prendendo il sopravvento sulla sofferenza, sul dolore e lei stava già venendo, sotto i colpi violenti del ragazzino che se la scopava proseguendo l’orgasmo e gli orgasmi da quando la stava leccando.
Il diciottenne non l’aveva soddisfatta mentre il quindicenne bruttino, insignificante, forse preso anche in giro, ci stava riuscendo in pieno.
– me la apri tutta, mi stai scavando lo sento in fondo completamente dentro. Sei un diavolo
Lo senti? Ti piace? La prima volta mi hai svuotato con un pompino e mi sono incazzato molto perché volevo fotterti e finalmente ora paghi tutto.
Lei gli era sopra. Lo cavalcava, dimenava i fianchi. – lo senti come te lo stringo? Come te lo avvolgo tutto? Mi senti sul cazzo?. Ti piace come sono femmina? Eh porco? Mi senti?
– dai siiiiii troiana anche tu quando ce l’hai dentro non capisci più nulla. Un cazzo ti trasforma vero puttana? Ehhh?
All’ennesimo movimento brusco dei fianchi della ragazza, il cazzo di Mirko ha sparato gli schizzi di sborra in fondo alla vagina bollente di Flavia che ha urlato inondando i fianchi la pancia e le cosce del ragazzo con il liquido mieloso che le è uscito ancora dalla figa. Si è accasciata sul ragazzino ansimante. Inutile dire che gli incontri tra loro sono proseguiti. A volte soli, altre volte presente la mamma e gli altri. Il padre mai.
Dopo quella volta e dopo che addirittura per quasi un mese non ci siamo quasi più cercati, è capitato che dalla mensa universitaria uscissimo insieme. Direzione: casa mia. Ovviamente la passione non era diminuita di una virgola. Quei giorni erano dedicati a fare l’amore ma, a differenza delle altre volte, lei mi chiedeva di non venirle dentro. Perché? Se mi aveva detto chiaramente in precedenza che la persona a cui si sarebbe legata con una famiglia ero io?
Comunque sia, ha deciso che almeno per un periodo avremo convissuto e si era decisa a stare da me. Non avrebbe mollato casa sua ma avremmo passato un periodo assieme.
Accompagnandola a casa sua in bus, ci siamo imbattuti nel ragazzino rom. Noi cercavamo di ignorarlo ma lui si è avvicinato a salutarci. A dirla tutta si è avvicinato a Flavia e anche un po’ troppo con gli scossoni del pullman e gli spostamenti della gante che favorivano carezze allisciamenti e palpeggi che lei sembrava subire con rassegnazione tanto da farmi infuriare e provando a far cessare quella situazione mettendomi tra loro, cosa non facile o addirittura quasi impossibile vista la ressa, l’ho redarguita facendo l’incazzato sussurrandole a muso duro, non volevo che altri sentissero e si accorgessero, di spostarsi e farla finita. Lei con tutta la calma de mondo mi ha risposto: – amore e dove mi metto? Lo vedi come siamo? Mi smaterializzo? ( spiritosa) e intanto subiva carezze, palpate e altro dal ragazzino. Non che questo non mi eccitasse, anzi, quando ho capito l’inutilità delle mie rimostranze ho pensato a come l’avrei posseduta arrivando a casa sua e non mi sarebbe fregato nulla se le altre ci avessero sentito scopare. Era la volta che se volevano avrebbero partecipato. A una loro prima lamentela le avrei zittite come dicevo io.
Un altro tizio si è materializzato invece, da li a qualche secondo, era insieme al ragazzino, un tizio sulla quarantina con pochi capelli tra il biondiccio e il cenere, carnagione chiarissima, una faccia tonda e due guance rosse come quelle di un neonato che scoppia di salute, grassottello, non eccessivamente, più che un rom sembrava un nordico scandinavo, non era alto. Ha scambiato alcune parole nella loro lingua per noi incomprensibile con il ragazzo e senza mezzi termini si è rivolto a noi. Intanto Flavia ave va trovato posto in uno dei sedili lato corridoio posto su un piccolo rialzo, il ragazzino che le continuava a stare a fianco in piedi, si è ritrovato la parte esterna della coscia di Flavia all’altezza giusta per strusciarvi il pene senza destare sospetti, altri tre sedili, uno a fianco a quello occupato da lei e due di fronte erano occupati. Man mano che si liberavano cercavamo di sederci noi, infatti il ragazzo rom appena il posto a fianco di Flavia si è liberato ci si è fiondato, lasciando il posto in piedi al suo connazionale che oltre a non far mancare lo struscio su quella splendida coscia femminile, ha cominciato a corteggiarla pesantemente a dispetto della mia presenza. Anch’io in piedi lasciano un po’ di spazio alla signora che occupava il posto di fronte a Flavia e che a sentire quelle parole sembrava più schifata che altro
– tu molto bela, tu piaci me! Ah no, scusa. Come dice voi? Belllllla! Aggiungendo “l” per far capire che stava utilizzando la nostra lingua per farsi capire bene, anche se più che altro sembrava volersi prendere gioco di essa.
La signora estranea al nostro gruppetto continuava a osservare inorridita quella scena, lei sulla sessantina, forse 67/68 ma ancora una bella donna, un po’ robusta, vita non certo sottile ma un non so che faceva presupporre una vita passata a fare sesso con il marito o con chissà chi. Il tizio che parlava ha notato la faccia pienotta della signora, con un paio di occhiali a lenti quadrate e un cappellino che le copriva il cuoio capelluto all’apparenza rasato, un seno generoso una leggera pancetta che non stonava assolutamente e delle gambe ancora in bella forma.
Lui allora rivolgendole lo sguardo: – Signora cosa guarda? Guarda me? Io piaccio? Guarda ragazza bella vero? Io voi mette bambino in sua pancia.
A quel punto sono intervenuto: – Adesso basta! Stiamo esagerando, per favore finitela e andatevene. Lasciateci in pace.
Lui Tu silenzio, zitto. Tu vede come io scopa con tua ragazza. Come io faccio lei mamma. Porto in mio campo mia roulote e fa amore tutta notte. Sicuro a lei piace. E tu, signora? Rivolto all’anziana, vieni anche tu? Così in campo noi fa bella festa per voi. Tuo marito scopa te vecchia? Se vuoi scopo io e miei compagni così tu contenta. Secondo me tu ancora molto brava a fare amore, tu ancora molta volia.
A quel punto la signora ha lasciato il posto per sottrarsi a quella situazione o perché, come è successo era arrivata la sua fermata. Ho preso Flavia e siamo scesi al volo anche noi.
Dopo poco più di due settimane di vita tranquilla a casa mia con Flavia, una sera, tardo pomeriggio, nel rientrare, sento rumori in camera da letto, chiamando il mio amore non ricevevo risposta e i rumori continuavano. Avvicinandomi alla porta quei rumori si trasformavano sempre di più in voci umane, bisbiglii, sussurri, rantoli e gemiti. Ho aperto piano e Flavia sul letto a cosce spalancate ospitava tra esse un uomo che se la stava scopando a più non posso, lui steso sopra lei, le palpava e sollevava la coscia per affondare meglio. Mi sono paralizzato, pensavo che almeno da me saremmo stati tranquilli.
Sentivo bene lei insultarlo: – Porco! Sei un bastardo, Ahiaaaaa pianoooooooooooo mi fai male lì. Fai piano non cosììììììììì bruciaa.
Lui: – tuo culo fantastico piace molto tu stretta! bellaaaaaaaaaaaaa! MMmHHhHhhhh
Lei: – ti prego basta, mettimelo in figa. Spaccamela, allargamela, fottimi vienimi dentro ma toglilo da li ti prego.
Senza farmi sentire ho richiuso la porta e sono uscito da casa. Per sbollire. Per farmi un giro e sperare mi passasse l’incazzo. Macchè! Più passava il tempo e più montava la rabbia. Come sono rientrato, dopo circa due ore ho sbattuto il cancello talmente forte per richiuderlo alle mie spalle che ho visto il vicino affacciarsi alla finestra con volto meravigliato. Ho aperto la porta e la casa era vuota.

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