fratellino.. assaggiami..

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Un saluto caloroso a tutti quelli che avevano già letto il racconto in precedenza, purtroppo mi han fatto notare che così com’era non poteva essere pubblicato così l’ho corretto e reso ‘legale’. Scusate se ho offeso la sensibilità di qualcuno non era mia intenzione visto che ho vissuto la cosa in modo molto naturale al tempo dei fatti. Un ringraziamento a tutti i commenti positivi che ho ricevuto e spero di riuscire a replicare le letture che già avevo visto che ho allungato il racconto con i fatti del giorno dopo oltre che averlo corretto. Infine un ringraziamento speciale a quel mio ‘fan’ che ha segnalato il mio errore ai gestori del sito, sono errori che potrebbero costare caro, grazie non mancherò di farti sapere cosa penso. Buona lettura.
Mi chiamo Sabrina ed oggi ho 25 anni, ma vorrei parlarvi di quando ne avevo appena fatti 18.
Al tempo frequentavo il mio primo vero ragazzo, uscivamo assieme da un paio d’anni e mi aveva tolto la verginità già da più di un anno, quando cioè ne avevo 16. Era davvero carino, il classico bravo ragazzo, molto impegnato nello studio, nello sport e non disdegnava l’attività parrocchiale, luogo dove ci eravamo conosciuti e piaciuti fin da subito. Ha un anno più di me e quindi all’epoca dei fatti ne doveva fare 19. Mi piaceva davvero stare assieme a lui, oggi lo ricordo come un pò troppo serio e serioso per il mio carattere, ma è sempre stato dolce e gentile nei miei confronti e quando ancora oggi ci incontriamo per caso per le vie del paese, ci salutiamo cordialmente come due amici di vecchia data perché è così che siamo rimasti. Con lui ho avuto le mie prime esperienze sessuali e ne sono tutt’ora soddisfatta, non avrei potuto desiderare di perdere la mia verginità con una persona migliore, fosse stato per lui, a quest’ora saremmo sposati con un paio di figli al seguito credo, ma ahimè penso anche che il nostro rapporto si sarebbe trasformato comunque in amicizia o poco di più anche col ‘sacro’ vincolo del matrimonio.
Nel periodo di tempo che va dalla mia prima scopata con lui a quando capii che il sesso io lo avrei vissuto in modo molto diversa da lui passarono all’incirca una decina di mesi, durante i quali i nostri incontri d’amore divennero via via sempre più meccanici e dettati dalla routine dei rispettivi impegni scolastici piuttosto che dallo spazio che ci lasciavano i nostri genitori per restare da soli; naturalmente a quell’età i genitori tendono ad essere ancora piuttosto protettivi nei confronti di noi figli che invece essendo diventati maggiorenni da poco vogliamo scappare via e crescere velocemente, ma mentre il brivido del proibito esaltava il mio appetito sessuale, sembra invece ammosciare quello del mio fidanzato. In più di un’occasione mi sarebbe piaciuto saltargli addosso e cavalcarlo velocemente nella sua camera, dove avremmo dovuto studiare, ma il pericolo che sua madre aprisse la porta all’improvviso e ci cogliesse sul fatto creava una specie di blocco idraulico all’arnese di Fabio, questo era il suo nome. Di contro, tutti i sabati pomeriggio i suoi andavano al supermercato, lasciandoci la casa completamente libera per un paio d’ore. Durante quel lasso di tempo le cose si svolgevano più o meno sempre allo stesso modo. Cominciavamo a baciarci sul divano, lui si intrufolava con le mani sotto alla mia maglietta, mi palpava i seni, sempre delicatamente, mai in modo rude, era una delle cose che apprezzavo maggiormente di lui, aveva un tocco magico. Io mi infiammava subito, gli avrei strappato tutti i vestiti di dosso, gli sarei montata sopra all’uccello duro e dopo averlo pompato in modo furioso fino a farlo svuotare completamente nella mi fica bollente, non contenta mi sarei seduta sulla sua faccia e non me ne sarei andata fino a quando il suo uccello non fosse tornato in tiro a furia di bere i miei succhi direttamente dalla fonte. Invece lui mi trattava con la massima gentilezza, mi accarezzava per bene e poi quando sapeva che era pronta mi penetrava, il suo uccello quasi non lo vedevo nemmeno ed invece avrei voluto stringerlo tra le mani o baciarlo, mangiarlo ed ingoiare tutto quello che riusciva a sputare.
Nelle due ore che restavamo da soli si riusciva a fare una bella doppietta, appagante, godevo davvero ma dopo qualche tempo appunto la cosa cominciava a venirmi a noia, o meglio avrei voluto provare anche delle cose diverse. Sapevo per certo che il sesso orale mi sarebbe piaciuto, o meglio avevo voglia di farmi leccare la passera e glielo avevo pure chiesto in modo velato una volta, quando lui scese a baciarmi l’ombelico avevo divaricato le gambe e con le mani gli avevo spinto la testa verso il basso, ma lui volle far finta di non capire e ritornò invece in su a mordicchiarmi i capezzoli e poi a baciarmi in bocca. Così a 17 anni cominciavo già ad essere frustrata sessualmente, imprigionata in un rapporto che mi dava tanto dal punto di vista personale ma che in realtà mi obbligava a vivere la nostra vita sessuale come chiusa in una gabbia dorata. Fu in quel periodo che presi a conoscere i piaceri della masturbazione, volavo con la mia fantasia in mezzo a volti di uomini con la bocca spalancata e dalle lunghe lingue vibranti che entravano in ogni mio orifizio e nel frattempo le mie dita roteavano veloci sopra al grilletto, mentre con l’altra mano ne infilavo due nella vagina a simulare la penetrazione. Sulle prime il piacere che ne ricevevo era quasi più intenso delle prevedibili scopate con Fabio, in fin dei conti nelle mie fantasie vivevo ogni volta un’esperienza nuova, mentre con lui si trattava sempre della solita minestra. Poi anche l’autoerotismo prese stancarmi dandomi un senso di sconforto che non pensavo si potesse raggiungere alla mia età. In fin dei conti ero amata in famiglia, il mio ragazzo stravedeva per me, la scuola mi dava i normali grattacapi che avevano quasi tutte le mie amiche….mi vien da sorridere, oggi, al pensiero di quanti piccoli drammi facevo allora per delle sciocchezze. Ma ritorniamo al racconto.
Un pomeriggio mi ritrovai a passare casualmente davanti alla camera di mio fratello gemello, lui si chiama Giacomo ed è sempre stato piuttosto gracile, col suo fisico filiforme e la scarsa coordinazione motoria si è sempre trovato bene più con lo studio (oggi è ingegnere elettrico) che con lo sport; siccome è sempre stato un paio di centimetri più basso di me fin da piccoli l’ho chiamato con l’appellativo di fratellino. Anziché avere la porta completamente chiusa, come aveva preso d’abitudine da quando gli avevano messo internet sul computer, l’aveva lasciata solamente appoggiata ed uno spiffero d’aria aveva fatto in modo che una sottile apertura lasciasse intravedere quel che stava succedendo dentro la sua stanza. Io ero nel corridoio buio e lui se ne stava davanti al pc nella stanza illuminata. Non potevo vedere il monitor del computer ma potevo spiare lui di profilo; subito non lo feci volontariamente ma una volta buttato lo sguardo non riuscii a staccare gli occhi dalla scena. Fissava il pc come ipnotizzato e guardando più in basso vidi immediatamente che aveva il cazzo di fuori e se lo stava menando furiosamente. Quindi il mio fratellino diciottenne persisteva nell’ammazzarsi di seghe anziché uscire e cercarsi una donna vera. Aveva un uccello più piccolo di quello di Fabio, quello era evidente, ma allo stesso tempo mi sembrava avesse più vigore, da distante avrei giurato che ce l’avesse molto più duro di quanto il mio ragazzo non mi avesse mai fatto sentire. Stetti lì ad osservarlo per un paio di minuti finché non schizzò! Il porcellino si era lasciato andare a ruota libera, sporcando la scrivania, la sedia ed una goccia era finita pure per terra. Come se fosse stata la cosa più normale del mondo, prese una fazzoletto di carta, ripulì le chiazze di sperma e gettò il fazzoletto nel cestino, a quel punto mi fu chiaro il motivo del suo costante consumo di kleenex nonostante non avesse il raffreddore, chissà se nostra mamma aveva immaginato sta cosa ma faceva finta di nulla. Siccome aveva lasciato l’uccello pendere fuori dai pantaloni, invece di rimetterlo nelle mutande, continuai a spiarlo. Smanettò col mause alla ricerca di qualche altro sito immaginai, poi, dopo pochi click, smise. Prese a fissare intensamente lo schermo e nel giro di un minuto o due il cazzo da molle e girato verso il basso, riprese vigore e volume e tornò a puntare verso l’alto. Ancor prima che fosse ritto del tutto Giacomo lo aveva afferrato nuovamente e se lo strizzava in su ed in giù in modo vigoroso e ritmato, esattamente come poco prima. Sto giro impiegò molto di più a venire e lì rammentai che anche Fabio, quando mi scopava, il primo colpo veniva molto prima di me, ma poi, quando si faceva tornare duro l’uccello, facevo in tempo a spassarmela un bel pò con quel pistone a pomparmi. A quel pensiero non riuscii a trattenermi dal portare una mano dentro ai miei pantaloni, a cercare il grilletto e l’altra a pizzicarmi un capezzolo da sopra il tessuto del reggiseno. Vedere Giacomo che si segava e accelerava sempre più il suo movimento mi spingeva ad affrettare pure i miei di gesti, sempre di più, di più eeee ancora di piùù. Anche adesso, mentre ci ripenso, mi sono bagnata e sto scrivendo con una mano sola perché l’altra è impegnata a darmi piaceeeereeee.
Ad un certo punto scattò su dalla sedia e sempre con la mano che smanettava sul pene protendersi in avanti verso il video e schizzarlo di quelle poche gocce che le sue giovani palline avevano prodotto in pochi minuti di pausa. Quella vista mi mandò in orbita, mi appoggiai al muro del corridoio e mi masturbai il più velocemente possibile, non per la paura di essere scoperta ma per la voglia di arrivare al piacere, che di fatti non tardò ad arrivare, sublime e turbinoso come piaceva a me, un orgasmo da restare senza fiato e con le gambe molli che non mi reggevano. Tornai in camera mia a stendermi sul letto ed a ripensare alla scena che avevo vista.
La serata trascorse tranquilla, cena a tavola tutti assieme, niente di strano, lasciai che tutto si svolgesse in modo normale. Il giorno seguente mi ero quasi scordata dell’accaduto se non che mio fratello era agli allenamenti di calcio ed aveva lasciato la sua camera e quindi il suo pc al libero accesso di chiunque.
Al solo sedermi alla sua scrivania mi veniva in mente che la sera prima ci aveva schizzato in più punti ma invece di farmi schifo provai uno strano brivido al basso ventre, mentre il computer faceva la procedura di accensione uno strano formicolio mi pervase tutta quanta ed in breve sentii i capezzoli stretti nel tessuto del reggiseno ed un caldo umidore dall’aroma inconfondibile provenire dalla parte più interna della mia femminilità.
Mi collegai ad internet ed andai subito a spulciare la cronologia sperando che Giacomo non avesse cancellato le pagine visitate la sera precedente, mio fratello è sempre stato piuttosto ingenuo da questo punto di vista. Avevo ragione, la cronologia era ancora tutta là, potevo andare a curiosare per capire quali fossero i video o le immagini che stuzzicavano il mio fratellino ed il suo pisello.
Nel primo video si vedevano due ragazze, vestite da ragazza pon-pon che sotto la corta gonnellina non portavano nulla e con le fiche completamente depilate si accarezzavano a vicenda in quel che sembrava lo spogliatoio di una palestra. Poco dopo le due si coricavano sopra una panca e cominciavano un lungo 69 fatto dei soliti gemiti finti, veramente al tempo non capivo come gli uomini potessero eccitarsi davanti ad uno spettacolo così palesemente finto. Ad un certo punto una delle ragazze fingeva un orgasmo e quindi smetteva di lavorare sulla fica delle compagna, mentre l’altra smanettava con entrambe le mani nel culo e nella patata dell’amica: bhé in pratica la ragazza che stava lavorando sbraitava di piacere assai di più dell’amica che subiva. In fin dei conti a diciotto anni avrebbe anche potuto cercare di perdere la verginità, come fa il resto della popolazione maschile del mondo da quando l’uccello sputa per la prima volta, invece si accontentava di guardare filmati. Eppure il ragazzo non è affatto male, certo è un pò magro ma è il mio gemello e più di una mia amica mi ha chiesto di lui ma la sua timidezza lo ha sempre bloccato. Alla fine se una mostra un minimo di interesse per lui ma poi il ragazzo non fa il primo passo difficilmente si combina qualche cosa. Sapevo che eravamo molto simili per molti aspetti del nostro carattere e siccome sapevo quanto potesse volare lontano la mia fantasia, in quel frangente mi chiesi se il mio fratellino lavorava più mente o più di mano.
Passai in rassegna le altre righe della cronologia fino a trovare un sito sotto al quale apparivano numerose pagine web. Cominciai ad aprirle una per una. La maggior parte erano delle foto di ragazze molto attraenti in pose studiate per mettere in mostra le mutandine sotto a minigonne cortissime e gambe e piedi inguainate in collant semitrasparenti, ebbene il mio fratellino mostrava un lato fetish.
I video successivi confermarono questa mia teoria: nel primo c’era un ragazzo steso a terra e sopra la sua faccia si sedevano via via tutte ragazze di origini orientale, forse giapponesi oppure thailandesi, non avevo un’idea precisa. Queste prima si alzavano la minigonna, mostravano la mutandine di cotone bianco, nessun perizoma, solamente classici slip molto coprenti per essere un filmato porno; facevano una bella piroetta su se stesse, per farsi ammirare sia davanti che dietro, nel frattempo il cameraman allungava una mano e si palpava le chiappette fasciate dal cotone o piuttosto sfregava un dito nel solco delle labbra ma sempre al di sopra delle mutandine. Poi queste andavano a sedersi a turno sulla faccia del ragazzo steso a terra in silente attesa, mentre una si strusciava contro la sua faccia un’altra si faceva ammirare dalla telecamera e palpeggiare come la ragazza precedente, il tutto in un balletto di una decina di ragazze probabilmente della mia età, appena maggiorenni. Sinceramente trovavo lo spettacolo noioso ma mi stuzzicava l’idea che probabilmente mio fratello si segava davanti al teatrino anche se molto ripetitivo. Nella serie successiva i video avevano tutti uno stesso nome e venivano contraddistinti dal solo numero finale ce n’erano almeno una cinquantina e lasciavano molto poco spazio all’immaginazione, si intitolavano ‘pussy licking’. Con sincero piacere scoprivo che gli piaceva vedere le ragazze alle quali veniva leccata la patata. Erano i video più disparati, di caucasiche, nere o asiatiche, magre e grasse, rasate o pelose, giovani o non più tanto giovani e perfino il video di una nonnetta che a guardarla avrà avuto almeno 65 anni e se la faceva mangiare da un aitante giovanotto tutto muscoli. C’erano coppie etero oppure lesbiche e qualche trans che non disdegnava il rapporto con le donne. Ma tutti avevo come tema centrale la leccata di fica.
Nel vedere con quanto impegno si prodigavano con la lingua sulla clitoride oppure ad infilarla tutta fino in fondo alla vulva e vedere poi le ragazze che subivano quel trattamento contorcersi dal piacere mi eccitai fuori misura, non riuscii a trattenermi; appoggiai un piede sulla scrivania, alzai la gonna, scostai gli slip già fradici e cominciai a sfregarmela furiosamente; in quella posa oscena con le gambe completamente divaricate e la testa buttata all’indietro con gli occhi chiusi facevo andare su e giù le dita lunghe della mano destra seguendo il taglio della mia fica, poi risalivo fino al grilletto facevo tre o quattro rapidi cerchi con i polpastrelli e riscendevo di nuovo, se avessi insistito di più sul mio bottoncino del piacere sarei venuta subito ma non volevo, mi piaceva avvicinarmi gradualmente al piacere e sapevo benissimo come fare, oramai mi procurava più gusto la mia mano che il cazzo di Fabio. Non mi interessava se poteva entrare qualcuno, magari proprio mio fratello, l’unica cosa era godere!! Nella mia testa si affollavano i filmati visti, la scena del cazzo vergine di Giacomo che schizzava in giro per la scrivania e mille altre fantasie di lingue che esploravano ogni mio orifizio, avevo proprio voglia di provare quelle sensazione di una lingua ed una bocca che assaggiavamo le mie intimità. Se Fabio non voleva concedermi questo piccolo peccato di lussuria, me lo sarei preso da sola da qualche altra parte, magari proprio mio fratello avrebbe potuto togliermi quella voglia. La mia mente galleggiava in questi pensieri fino a realizzare che era quello che desideravo davvero: il mio fratellino, così timido ma voglioso di fiche leccate, sarebbe stato la persona giusta per esaudire il mio desiderio. Il pensiero peccaminoso di fare sesso orale con lui, violare il corso naturale del rapporto tra sorella e fratello, mi spinse in uno stato di eccitazione ancora più grande: con una mano mi titillavo il grilletto e con l’altra mi penetravo da sola cercando di darmi il massimo piacere nel minor tempo possibile….accelerai il ritmo dei miei movimenti e mi morsicavo le labbra per non urlare di piacere, sentivo gli umori vaginali inondarmi la mano ed il polso siccome entravo ed uscivo con le dita….aumentaaaai, ancoraaaa, ancoooora, ahhaaaaa! Mi travolse l’orgasmo come un fiume in piena, persi il controllo dei movimenti e squassata dal piacere quasi mi cappottai perché avendo irrigidito i muscoli della gamba appoggiata alla scrivania la sedia si era quasi del tutto sbilanciata all’indietro. Ritrovato il controllo di me stessa spensi il computer, riordinai la scrivania per come l’avevo trovata ed uscii dalla stanza di mio fratello; avevo goduto molto ma non era stato soddisfacente al punto da placare le mie voglie, avevo bisogno di mettere in pratica il mio piano per farmi mangiare la fica.
Agii tre giorni più tardi, una domenica mattina.
Difficilmente la domenica mi sveglio prima delle nove del mattino, ma quella volta avevo avuto un pessimo sabato sera, anzi era andato male fin dal pomeriggio. Fabio non avevo avuto la casa libera per fare la solita scopata ed in serata avevamo incontrato un gruppo di suoi amici che non vedeva da tempo e questi ci invitarono ad una loro festa dove il mio ragazzo bevve qualche birra di troppo e quindi per tornarmene a casa dovetti chiamare mio padre che ci fece da tassista, morale della favola non scopai né il pomeriggio e né la sera e le mie voglie aumentavano; ero giovane e a detta di molti piuttosto carina ma non riuscivo ad esprimere la mia sessualità come volevo, la cosa cominciava ad essere frustrante. Quella notte dormii malissimo. Il mattino seguente, la domenica per l’appunto, alle 7 e 30 avevo già gli occhi aperti, qualche cosa mi aveva svegliata, un rumore sordo di grida, ma non erano di dolore, era inconfondibile piacere sessuale. Restai a letto stupita, strano che i miei facessero tanto casino, era la prima volta che li sentivo mentre amoreggiavano, ma a ben pensarci non era né la voce del babbo né della mamma; il rumore proveniva dalla camera di mio fratello. Poi capii!! che sciocca, sicuramente doveva essere lui che approfittava del mio sonno pesante e dell’assenza dei nostri genitori (la domenica mattina si alzano presto per andare al mercato) per gustarsi i suoi filmacci con un discreto sonoro anziché col volume a zero come faceva di solito. Hai capito il segaiolo!
Uscii dalla mia camera con passo felino, avrei colto il piccolo mandrillo sul fatto e l’avrei costretto a piegarsi a tutte le mie voglie. In dosso avevo una corta vestaglietta da notte, mi copriva a malapena le mutande da quanto era corta e non portavo nemmeno il reggiseno, mi sarebbe bastato slacciare il piccolo legaccio di raso che chiudeva la parte alta della camiciola per mettere a nudo tutte le mie grazie. Sarebbe stato uno spettacolo che il ‘manovale’ avrebbe pagato a caro prezzo. Mentre pensavo a cosa gli avrei detto mi avvicinavo alla sua camera silenziosamente, ma sentivo i capezzoli farsi duri e la fica rovente all’idea di quel che sarebbe successo da lì a poco.
Percepivo le grida sommesse di almeno un paio di ragazze prese dal piacere di chissà quale pratica e l’inconfondibile cik e ciak del prepuzio che copriva e scopriva il glande umido di mio fratello, ci stava dando dentro di brutto, fu in quel momento che gli sbucai davanti spalancando di colpo la porta:
“Buongiorno Giacomino! Che guardi di bello?” Per poco non prese un colpo dallo spavento.
“E che cazzo!!! Brutta, ma come ti permetti…..” Le parole gli morirono sulle labbra quando l’imbarazzo divenne insostenibile. Restò come gelato, con entrambe le mani a tentare di coprirsi l’uccello ed il video delle due che si leccavano la patata a tutto spiano che godevano come pazze. Aveva le mutande calate fino alle caviglie e non poteva nascondere nulla ma ci provò lo stesso a non dar peso alla cosa, fece come se fosse tutto normale:
“Sono occupato. Prima di entrare in una camera privata si bussa, che faresti te se entrassi in bagno mentre….” lo interruppi
“Mentre cosa? mentre mi masturbo? eh piccolo maiale?!? Sai che a toccarselo troppo va a finire che diventate ciechi?”
“Vattene subito oppure…oppure….”
“Cosa? lo dici alla mamma? Voglio proprio sentirla questa: mamma! Sabrina entra in camera mia mentre mi faccio le seghe e guardo i porno. Ma se non riesci nemmeno a parlare con le mie amiche se vengono a trovarmi da quanto diventi rosso. Meglio se glielo dico io sta cosa vah. Che la mamma sappia che anche il suo caro angioletto c’ha il pisello che gli viene duro.”
“No….dai….brutta stronza….non puoi farlo….ad un certo punto diventa quasi necessario se non riesci a scaricare in modo diverso. Fatti gli affari tuoi. Io non vengo mica a spiarti se ti tocchi la fica.”
“Sì, sì, ti piacerebbe guardare vero? Dai alza quelle mani e fammi vedere il tuo cazzo!”
“NO! vai fuori da qui!”
“Fallo oppure di sta cose ne parliamo dopo a pranzo con mamma e papà!”
“Sei una merda. Ecco vuoi vedere il mio uccello… tieni! contenta?” Alzò le mani e se le mise dietro le schienale della seggiola restando con il cazzo al vento, la cappella rosso brunita e dritto in su a puntare il soffitto. Il suo viso avvampò di imbarazzo mentre gli fissavo il membro. Era sottile, molto più sottile di quello di Fabio, in perfetta armonia con la magrezza del suo proprietario, ma come avevo già notato pareva dotato di una forza ed una durezza completamente in antitesi con l’apparente fragilità di Giacomo. Ad ogni modo fu quello il momento di agire, di lì in poi non sarei più potuta tornare indietro.
“Soddisfatta? che hai da fissare?”
Alzai un piede ed appoggiai il calcagno proprio in mezzo alle sue gambe, poco sotto allo scroto, lo allungai e presi e tra alluce e secondo dito la cappella di mio fratello. Avevo i piedi un poco infreddoliti e quel cazzo magro e duro era rovente per l’erezione e la masturbazione; il contatto fece sussultare entrambi:
“Stai buono! ti piacerà vedrai!” il suo stupore si trasformò subito in piacere.
“Che fai…occhio con quel piede…fa piano…piaaaanooohooohooho. Mamma che beeeello continua coooosìììì.”
Vederlo godere in quel modo mi sciolse letteralmente il basso ventre, non mi ero mai bagnata così tanto ne ero strasicura. Si contorceva e si irrigidiva ad ogni mio movimento e ripeteva: “Grazie Sabri, così Sabriii, che bello sabri. Ti voglio sabri.”
In realtà ero in equilibrio precario su una gamba sola e l’altra allungata verso la sua seggiola, le mie dita toccavano il cazzo di mio fratello e cercavo di muoverle ma alla fine facevano pochissimi millimetri in su ed in giù ed ad un ritmo assai lento. Dopo il primo stupore apparve chiaro che quelle carezze erano insufficienti a far godere il suo uccello abituato ai ‘maltrattamenti’ pesanti delle sue mani, occorreva ben altro ritmo. Al che, ritrovata un poca di lucidità, prese a fissarmi prima negli occhi, ma poi la sua attenzione venne catturata dalla trappola che gli avevo teso. In quella posizione avevo divaricato per bene le gambe e la corta vestaglietta lasciava scoperte le mie mutandine bianche in fase di rapido inzuppo a causa della micia bollente che ci stava sotto. La macchia umida doveva essere più che evidente:
“Che guardi piccolo maiale?”
“Scusa…. non volevo…. è che sono tanto eccitato.” la sua timidezza traspariva anche in quelle reazioni.
“Lo vedo! ma parla, che stai fissando? ti piacciono le mie mutandine?” Sapevo che aveva la fissa delle mutande femminili.
“Sì, sono bianche…ma hanno una macchia bagnata….non è piscio vero?”
“No! A noi ragazze non si gonfia un coso come a voi, noi ci bagniamo quando abbiamo voglia di godere.”
“Lo so, sarò anche vergine ma non sono ignorante!”
“Piccolo maiale, ma dimmi, ti piacciono solo le mie mutandine oppure ti piacerebbe di più vedere cosa c’è dentro? Sai com’è fatta una fichetta?”
“La fichetta!” Aveva un sorriso sghembo, con la lingua mezza fuori e l’acquolina come di fronte ad un piatto appetitoso.
“E’ calda e umida….e profumata sai?!”
“Ah sì? e che profumo ha?” Non sapevo se faceva apposta oppure se l’eccitazione del momento lo portava a fare l’ingenuo fino a quel punto.
“Avvicinati e senti da te.” Smisi di massaggiargli la cappella e rimesso il piede a terra divaricai le cosce, alzai la vestaglietta e mi avvicinai con il pube alla sua faccia. Lui si avvicinò lentamente e si arrestò a pochi centimetri dal toccare con il naso le mie mutandine umide, potevo sentire il suo fiato che riscaldava il tessuto umido, non sono riuscita a resistere, gli ho infilato una mano tra i capelli ed ho premuto il suo viso sulla mia femminilità ormai fradicia; mi strusciai per bene, sperando che non stesse soffocando, lo guidavo in su e in giù, mi stavo masturbando con la sua faccia e lui si lasciava fare come avevo sperato fin dall’inizio.
Stavo quasi per godere ma lui si oppose:
“Mi fai male così!” mi rimproverò.
“Scusa, è che ho una voglia matta di…..” Non volevo essere io a proporlo, sarei passata in svantaggio, doveva essere lui a chiedermelo.
“Se ti va te la posso leccare, come ho visto fare nei filmati su internet…..però….”
“Dimmi c’è un però?”
“Sì, anche tu poi me lo devi ciucciare, anche io ho le mie voglie che credi!”
“Ciucciarti il pistolino? Non se ne parla. Ti ho già concesso di toccartelo col piede, brutto porco! Poi ti ho permesso di annusarmi la fica, dovresti essere soddisfatto visto che alla tua età non hai ancora combinato nulla con le ragazze.” Volevo metterlo in condizione di inferiorità come era giusto che fosse.
“Per questa ultima parte hai ragione, ma vedi come ce l’ho duro? Mi faccio due o tre seghe al giorno ma non mi bastano più, ho bisogno di qualche cosa di diverso, se non vuoi prenderlo in bocca potresti prendermelo in mano almeno, tanto ci impiegherò poco a venire se lo farai tu, ne sono convinto.”
“Sei proprio un piccolo maiale. Facciamo così -mi sedetti sul suo letto- adesso tu ti abbassi e cominci a leccarmela per bene, quando e se mi farai godere a sufficienza, allora ti farò una sega che te la ricorderai per tutta la vita.” Finse palesemente di fare la cosa controvoglia, era chiaro che non vedeva l’ora di affondare la sua faccia tra le mie cosce, ma il gioco che si era instaurato tra noi era molto eccitante recitato a quel modo.
“Ti confesso che non sono capace di leccare la passera, non l’ho mai fatto, l’ho solo visto sul video.”
“Ehhh! Son qui apposta no?! non preoccuparti ti guiderò io. Ora chinati e toglimi le mutande dai. Svelto che se tornano mamma e papà non possiamo chiudere l’accordo.”
Non perse tempo, in tre secondi aveva già lanciato i miei slip dall’altra parte della stanza, non senza averci dato una bella annusata prima; poi però si piantò con la faccia ad una spanna dalla mia micetta colante di voglia, senza far nulla, aspettai un momento distesa sul letto con le gambe divaricate speranzosa di sentire presto le sue labbra su quelle della mia amica più intima, ma la cosa non stava avvenendo. Mi alzai appena con il viso, in modo da osservare quel che stava facendo: era lì piantato a fissarmela e con la mano destra si menava l’uccello vigorosamente:
“Che fai! Smetti immediatamente e rispetta il patto oppure me ne vado e domani tutta la tua scuola saprà che razza di segaiolo sei.”
“Oh no scusa, scusa, non ho saputo resistere, dopo tante immagini e filmati, averne una dal vivo così vicino non ci volevo credere….ma scusa, da dove comincio?” Il ragazzo andava guidato, probabilmente non aveva ancora dato il primo vero bacio ed io volevo che lo desse a me e non sulla bocca, ma tra le cosce, lo incitai:
“Prima avvicinati piano arrivando dall’interno della coscia, un bacetto alla volta, ecco così bravo, leggero leggero; alterna una bacio con una leccatina sempre risalendo fino all’inguine, hmmmm stai prendendo confidenza…cooontinua.” Gli stavo dicendo di fare esattamente tutto quello che desideravo da tempo mi facesse Fabio e la cosa mi eccitava da morire.
“Bene ora che sei arrivato alla fine della coscia accarezza un poco con la lingua lì attorno, senza però arrivare subito alle labbra, gioca e disegna con la punta, in basso ed in altooo, moooolto beneeee.” Vi confesso che rimettere nero su bianco quei ricordi mi sta facendo venire una voglia pazza di farmela leccare pure questa sera, più tardi chiamerò un amico mio molto bravo in questo, ma torniamo alla storia.
“Ok ora per prima cosa, dammi dei bacetti leggeri proprio nel mezzo, aaahaaa, sìììì. Un poco più in alto c’è il grilletto, anche lì su baciami tutta, più veloce daiiii.” Non resistevo più avevo bisogno di godere subito ero troppo eccitata. “Premi di più con le labbra, eccoooooo, eccooolooo, più veloce, più veloce.” Mi stava stampando una serie di baci piccoli e leggeri molto ravvicinati su tutte le parti più intime delle mia femminilità e la cosa stava avendo un effetto devastante su ogni fibra del mio essere. Non riuscivo a non strizzarmi i capezzoli sopra il maglione, sentivo il piacere crescere rapido, prendermi dalle reni, irradiarsi nel mio ventre e scattare poi verso fuori come un fiume in piena. Infine infilai le mani nei suoi capelli e premetti la sua faccia contro la mia fica bollente ed agitai il bacino per sfregare clitoride e vulva sulla sua bocca e sul suo naso finché gli spasmi dell’orgasmo non mi presero come onde altissime di marea, ed io, presa dalle convulsioni, urlavo di piacere parole senza senso mentre irrigidivo le gambe verso l’alto in un fremito incontrollato di lussuria. Ripreso fiato, fissai il mio fratellino Giacomo che mi sorrideva con la faccia tutta impiastricciata dei miei umori:
“Allora come sono andato? ti è piaciuto? E’ sufficiente o devo ricominciare?!” Il piccolo maiale doveva aver capito il mio gioco e a quanto pareva gli andava bene per il momento, teneva le braccia abbassate, le sue mani erano coperte dal mio corpo e dal bordo del letto, sistemato come stava seduto a terra con la faccia tra le mie cosce non potevo certo vedere che cosa stava facendo con il suo cazzo, ma me ne resi conto quando subito dopo avermi fatto quella domanda buttò dietro di sé un fazzolettino di carta tutto appallottolato. Si leccava le labbra e aspettava una mia risposta:
“Per essere la tua prima volta non sei andato male; ma adesso dovrai impegnarti di più, dovrai baciarmi alla francese, ma sulla passera.”
“Alla francese vuol dire con la lingua vero?”
“Esatto, devi appoggiare le tue labbra sulle mie, infilarci la lingua ed agitarla, è facile ed una volta che ci hai preso la mano il risultato è assicurato.”
“Va bene, comincio.”
Mi distesi nuovamente, completamente rilassata sul letto di Giacomo ancora con le gambe completamente divaricate e la sua faccia al centro di esse.
“Ora delicatamente, con due dita allargami un poco le labbra. Tocca pure, non mi fa male, anzi, mi piace essere massaggiata con un poca di decisione. Ecco cooosììì, con pollice e indice, aprile e chiudile, giocaci e prendi confidenza……com’è ti piace la fica?”
“E’ meravigliosa, lucida di succo e profumata, credo che sia proprio l’odore del sesso la cosa più eccitante di sta situazione. L’aroma del piacere femminile mi fa impazzire, esattamente quello che dal video non potevo mai ottenere. Ce l’ho di nuovo in tiro…”
“Ecco se fai come ti dico e porti un pò di pazienza poi ci penso io al giacomino ribelle dalla testolina lucida, lo massaggio per bene fino a farlo sputare una volta per tutte.”
“Se mi dici così impazzisco. Devo metterci mano subito!”
“No! te lo proibisco, baciami, scopami con la tua lingua e poi ci penso io al cazzo, dai!”
Non se lo fece ripetere, appoggiò la sua bocca alla mia fessura aperta e prese ad infilarci la lingua:
“Eeeeecco, cooosì, muovila bene, avanti e indietro, entra più che puoi e agitala all’interno, cerca di leccare le pareti interne, oooohoooo mioooo dioooo che beeellooooo.” Avevo appena goduto come una vacca, ma la situazione era troppo eccitante anche per me e sentire quella lingua calda e vorace esplorare le mie cavità era un’esperienza nuova, il fatto che fosse mio fratello a farlo rendeva il tutto surreale, quasi onirico.
Ma avevo bisogno di più, i pochi centimetri della sua lingua e l’inesperienza dei suoi movimenti scoordinati non sarebbero bastati a farmi godere appieno quel secondo cunnilingus.
“Bene, ora cambia, togli la bocca da lì. Con due dita allargami per bene le labbra, ora con l’altra mano infilaci l’indice ed il medio, piaaaano…tieni il palmo rivolto verso l’alto entra un poco di più…ùùùùù! Eccolo, senti quella zona ruvidaaahhaaa?!”
“Sì sorellona, la sento molto bene sui polpastrelli! Che faccio? Preferisci che agito le dita così o è meglio se li tiro dentro e fuori? Cazzo che bello, quante ne ho lette su internet sul punto G e adesso me lo stai facendo sentire proprio tu!”
” Ohhhohhooooo, che meravigliaaaaahaaa, quello è il punto magico, fai come ti pare basta che me lo sfreghi per beeeeene all’interno, ma intanto con la bocca non star lì a parlare…con la punta della lingua comincia a titillarmi la clitoride, daaaaai fammi godeeeereee con le maaaaniiii e con la boccaaaahaaaa!”
Era fantastico, lui era totalmente imbranato e non sapeva far nulla da solo, ma una volta spiegato quel che volevo eseguiva senza indugi, con impegno e con ottimi risultati, ricordo chiaramente l’orgasmo che seguì quella doppia stimolazione, venni squassata dalla testa ai piedi dal piacere, un piacere profondo e prolungato che nulla aveva a che vedere con quello rapido e meccanico che avevo provato con Fabio.
Alla fine del climax ero esausta, completamente stravolta, ma anche soddisfatta e felice di aver provato quello che avevo sempre pensato dovesse essere il vero piacere sessuale, intanto Giacomo mi fissava ritto in piedi con l’uccello che gli spuntava più dritto e rigido di prima nonostante avesse già eiaculato almeno una volta mentre mi mangiava la fica. Con aria trionfante mi disse:
“Allora me lo sono meritato il premio?” In tutta sincerità all’inizio ero quasi convinta di lasciarlo lì con il suo cazzetto ritto a menarselo per l’ennesima volta, in fondo doveva già ritenersi soddisfatto dell’esperienza che gli avevo fatto fare, quando un giorno molto lontano avesse trovato una ragazza mi sarebbe stata molto grata degli insegnamenti che gli avevo dato, ma dopo quella seconda goduta ammisi che un premio se lo era proprio meritato così gli sorrisi, mi alzai a sedere sul letto e con lui di fronte a me glielo presi in mano. Fabio aveva sempre considerato il petting manuale e sopratutto quello orale come una cosa sporca e così avevo avuto pochissime occasioni di ammirare il suo cazzo in piena erezione e mai così da vicino, a pochi centimetri dal mio viso. In quel momento potevo accarezzarlo, cingerlo con le mani, far salire e scendere la pelle attorno alla cappella con lentezza esasperante. Era rovente ed odorava di sperma, probabilmente in un altro contesto avrei detto che puzzava di sperma, ma in quel frangente mi parve una fragranza muschiata ed esotica, sapeva di sesso, sesso maschile. Mio fratello era in piedi con gli occhi chiusi e si godeva le mie carezze sussurrandomi dolci parole di ringraziamento e sottomissione, avrebbe fatto tutto quello che volevo. Era una sensazione speciale sentire sulle punte delle dita il piacere dell’altro ed essere cosciente che dipendeva tutto da me, poi successe quello che non mi aspettavo, mi venne istintivo…lo fissavo farmi l’occhiolino ad ogni su e giù della mia mano, ad un certo punto trovai naturale spalancare la bocca e circondare il glande rubizzo con le mie labbra; Giacomino rimase come paralizzato, incapace di credere al mio gesto, mentre io mi ero tutta concentrata a fargli sentire anche la mia lingua sulla punta dell’uccello. Bastarono tre avanti e indietro, pure per me era una cosa nuova, era il mio primo pompino. Mi mise una mano sulla testa, sapevo che cosa voleva dire, l’istinto di donna me lo diceva, ma ero pronta, la scelta era stata mia e la desideravo davvero:
“Grazie Sabri, eccola vengooooo, ahhhhaaaa, che belloooo, cazzoooo come vengooooo!”
Tre o quattro schizzi bollenti di sborra mi riempirono la bocca, ma non la ingoiai subito, ne saggiai per bene il sapore salato, decisi che non mi faceva proprio schifo (col tempo è pure diventato piacevole) e poi ingoiai tutto il suo succo lasciando scivolare fuori dalla mia bocca il suo uccello già diventato moscio. Poi si sedette al mio fianco sul letto, restammo un poco in silenzio, un silenzio imbarazzante fui io a parlare per prima:
“Spero ti sia piaciuto come è piaciuto a me!” gli strizzai l’occhiolino, lui aveva ancora gli occhi spalancati dall’incredulità.
“Scherzi! D’ora in poi potrai chiedermi qualsiasi cosa, bacerò dove camminerai per ringraziarti di quello che mi hai fatto provare oggi.” Che bello avevo guadagnato uno schiavetto ed ero sicura che sarebbe stato ben contento di esserlo. Così gli proposi un patto, di cui avrei approfittato in larga misura.
“Ottimo, son contenta che mi dici così. Mi piacerebbe tu mi dicessi sempre quando hai il cazzo duro, in questo modo, se pure io ne ho voglia possiamo fare qualche altro giochetto, che ne pensi della mia proposta?”
Scattò giù dal letto e si accovacciò ai miei piedi, ne afferrò uno e lo baciò con delicatezza:
“Farò tutto quello che desideri mia padrona, il mio cazzo è sempre duro al solo pensare a te, devi solo ordinare ed io eseguirò. Così diventa molto più semplice non ti pare?”
Il sesso con Fabio, tutto d’un tratto mi parve una cosa stantia e noiosa, la situazione venuta a formarsi con mio fratello invece faceva vibrare ogni fibra della mia femminilità, decisi di mettere subito al lavoro il mio schiavo:
“Allora la tua padrona ti ordina di riprendere a leccare! Questa volta voglio lappate lente e regolari, fammi sentire per bene tutta la parte più larga della lingua segui per bene il percorso dall’ano al grilletto!”
Allargai al massimo le gambe e gli offrii per l’ennesima volta le mie intimità, mi distesi nuovamente sul letto e mi beai delle sue attenzioni; senza alcun commento eseguì alla perfezione il compito assegnato. Godetti un’altra volta prima che i nostri genitori rincasassero dal mercato.
Durante il solito pranzo domenicale tutti assieme mia mamma notò l’appetito con il quale Giacomo divorò due piatti di lasagne, solitamente era piuttosto parco nel mangiare, difficilmente prendeva doppia dose di qualsiasi cosa e questo particolare veniva confermato dalla sua magrezza, anzi dal sua quasi gracilità, evidentemente era merito del ‘lavoro’ extra che gli avevo fatto fare a lui ed al suo giacomino, certamente nostra madre non poteva saperlo e siccome è una donna piuttosto apprensiva non poté non notare la stranezza:
“Giacomo ti piacciono davvero le mie lasagne oggi!” Era sicuramente il preambolo a qualche domanda indagatoria, l’attesa di quel dialogo mi diede un brivido lungo la schiena. Non avevo idea di quel che sarebbe accaduto se i nostri genitori avessero appreso del rapporto incestuoso avvenuto quella stessa mattina, sperai che Giacomo non si tradisse a causa della sua timidezza.
“Sì mamma sono davvero buone!” La mamma si avvicinò a lui, gli alzò la frangetta a gli stampò un bacio al centro della fronte, poi lo fissò in volto, effettivamente il suo solito pallore, quel giorno era più marcato del solito.
“Ti senti bene tesoro? racconta pure alla tua mamma! -ecco la domanda che mi avrebbe messo in guai seri- Sei così pallido ed hai due occhiaie fissi troppo il computer e quei stupidi video giochi.” Sì sì mammina, pensai, fissa proprio i videogiochi il tuo bambino, e vedessi come smanetta col joystick!
“Ma nooo mamma, sto benissimo, è che con lo studio, la scuola, poi quest’anno è ci saranno gli esami di maturità…..”
“No, no, te non me la racconti giusta. Lo studio non ti ha mai dato problemi….” lasciò cadere la frase.
“Eh ma quest’anno è diverso dipende tutto dagli esami.” Divenne rosso come aveva fatto con me in mattinata, ecco tra poco mia mamma avrebbe capito che non gliela stava raccontando giusta.
“Sei sicuro che siano gli esami? o non sarà mica una ragazza….” Per fortuna arrivò il mio babbo a salvare la situazione.
“Dai su Marta, lascia stare il ragazzo, ho avuto pure io la sua età e so cosa si prova quando un ragazzo comincia la strada per diventare uomo.” Mio papà è sempre stato molto poetico in certi frangenti specie quelli imbarazzanti, pure in quell’occasione salvò Giacomo dal dover affrontare discorsi che non voleva affrontare, sono ancora oggi convinta che lui aveva capito chiaramente che mio fratello si ammazzava di pippe. Io invece mi ritrovai a fantasticare su mio padre che dell’età di mio fratello si menava furiosamente l’uccello guardando qualche rivista pornografica rubacchiata chissà dove, lo immaginavo con ancora tutti i capelli, senza la barba e con la corporatura esile come quella di Giacomo e magari la faccia piena di brufoli. Me lo vedevo seduto sulla tazza del cesso con una mano sull’arnese e l’altra a reggere la rivista stropicciata e consumata, la scena mi si presentò davanti come in un film e proprio quando stava per venire sentii il mio cellulare vibrare e riportarmi alla realtà. Mi alzai per andare a leggere il messaggio:
“Sabrina, quante volte ti ho detto che non sta bene alzarsi dalla tavola e cominciare col cellulare durante il pranzo.”
“Uffa mamma, che palle!” era un sms di Fabio.
“Non rispondermi così. Sono sempre tua madre.”
“Sì mamma, scusa. Non volevo dire a te, è che ste regole le rispetto sempre quando siamo a cena con gente che non conosco, ma anche tra di noi, dai non siamo più dei bambini di 5 anni che ci devi inseguire per il ristorante.”
“Non volevi dire a me, ma lo hai detto però!!” Stava alzando la voce ed io cominciavo a sentirmi irritata dal suo modo arrogante di trattarmi come quando andavo all’asilo. Potevo rispondere altrettanto male e beccarmi una punizione oppure cercare di calmare gli animi per continuare a godermi la mia libertà. Visto che il messaggio di Fabio mi invitava a casa sua per fare quello che non avevamo fatto il giorno prima, sesso quindi, cercai di rabbonirla:
“Hai ragione mamma, e ti chiedo scusa una seconda volta, però cerca di essere un poco più elastica su queste piccolezza. Io cercherò di non risponderti più in quel modo.”
“Va bene. Ma chi è che ti manda tutti quei messaggi?” Eccola di nuovo, la scenata era tutta una scusa per impicciarsi degli affari miei, che stupida ci ero cascata in pieno.
“E’ Fabio, mi invita a vedere un film a casa sua questo pomeriggio.”
“Ah oramai state assieme da un bel pò! Mi piace quel ragazzo, sempre gentile ed impegnato. Sai che una domenica al mese aiuta il parroco all’oratorio con i bambini del catechismo?”
“Sì mamma, l’ho conosciuto lì, ricordi?!”
“Oh è vero. Si è diplomato l’anno scorso, in che ramo?”
“Liceo scientifico e quest’anno ha cominciato medicina all’uni.”
“Beh se è così cerca di tenertelo stretto, è un gran bravo ragazzo!”
“Sì mamma cercherò di tenermelo stretto!” Le sorrisi ma lei non poteva sapere quel che avevo intenzione di fare per tenermelo stretto.
Arrivai a casa sua verso le tre del pomeriggio, suonai il campanello e venne ad aprirmi sua madre tutta agghindata:
“Ciao Sabri, Fabio è in soggiorno, sta armeggiando col nuovo lettore dvd, io scappo. Ci vediamo questa sera se rimarrai per cena, a dopo.”
“Arrivederci signora Luisa.” E la fissai salire in auto e partire senza voltarsi. Ero già fradicia, volevo provare con Fabio le sensazioni che mi aveva dato Giacomo, volevo il suo di sperma in bocca e poi volevo che si inginocchiasse ai miei piedi per scoparmi con la lingua prima che con il cazzo. Avevo almeno tre ore per mettere in pratica i miei piani. Se ci fossi riuscita avrei dato una svolta alla nostra relazione. Come previsto era in soggiorno ad installare il lettore dvd:
“Ciao Fabio, che fai di bello?”
“Metto a posto sto coso, i miei sono affascinati dalla tecnologia moderna ma poi tocca sempre a me il lavoro di installazione e spiegazione delle funzioni. Vabbeh, faccio partire sto coso e sono tutto tuo!” Oh non immagini davvero quanto lo sarai! pensai.
Quando riuscire a fare partire il lettore sul video apparve la scena di un grande camino acceso e dalle casse dell’impianto stereo si sprigionò una musica dolce di sottofondo, un pianoforte ed un violino che suonavano note allegre ma rilassanti, si creò subito un’atmosfera molto intima. Mi fissò come se fosse la prima volta che mi vedeva, in quel preciso istante avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa ed io l’avrei fatta, mi sciolsi letteralmente:
“Sei bellissima oggi! Forse lo sei più di ieri ma dubito che sta cosa sia possibile, perché sei la più bella creatura di questo mondo per me!” Non lo diceva con banalità, sono convinta lo pensasse sul serio, oggi so che quella era una mia illusione era ciò che volevo credere. Ma torniamo a noi; arrossii:
“Dai Fabio, non dire così! Mi metti in imbarazzo.” Si avvicinò a me, mi abbracciò e mi baciò con trasporto, le nostre lingue che danzavano intrecciate al ritmo di quella musica magica e le sue mani che correvano lungo il mio corpo, dalla schiena ai glutei, me li palpeggiò delicatamente sopra i jeans. Poi riprendemmo fiato un attimo, si allontanò appena da me, giusto quei pochi centimetri per infilare la sua mano sotto al mio maglione, ovviamente non portavo il reggiseno, la mia seconda coppa B non ne aveva certo bisogno. Andò subito a cercare i capezzoli già duri da un pezzo, ahimè stava seguendo il solito copione e la cosa ruppe in un attimo tutta la magia che era riuscito a creare nei minuti precedenti. Gli fermai la mano:
“Che c’è , non hai voglia? non c’è nessun problema possiamo passare il pomeriggio a vederci un film.” E che faceva si arrendeva così facilmente, ogni tanto sti particolari mi facevano dubitare della sua eterosessualità. Lo rassicurai subito:
“No, ho una voglia pazza di te! E’ che voglio fare una cosa diversa oggi, lascia l’iniziativa un pò a me, siamo nel terzo millennio sai, noi donne sappiamo cosa vogliamo ed alle volte ce lo prendiamo pure.”
“Ooooook! però…..” Gli misi un dito sulle labbra per farlo stare zitto.
“Sht! nessun però oggi va così!” Mentre con un dito premuto sulle labbra gli ricordavo di non parlare con l’altra mano gli sbottonavo la camicia mettendo a nudo il suo petto ben formato da sportivo e completamente glabro. Mi impadronii di un suo capezzolo e gli riservai tutte le cure e le attenzioni che solitamente lui riservava ai miei. Si appoggiò al muro per non perdere l’equilibrio:
“Comincia a piacermi sta cosa della parità dei sessi!” Ritornai a baciarlo sulla bocca per quel che aveva detto, ero convinta che sarei riuscita a fargli apprezzare tutti gli aspetti del sesso e non solo la solita posizione del missionario. Mentre lo stuzzicavo in vari modi: gli infilavo la lingua in un orecchio, gli mordicchiavo il lodo, oppure più semplicemente lo baciavo con tutta la passione della quale ero capace, con le mani armeggiavo con i bottoni dei suoi jeans, li slacciai uno ad uno e lasciai scivolare verso il basso l’indumento. Poi posai una mano sui boxer a sentire il suo uccello bello duro, lo afferrai sopra la stoffa:
“Saaaabri, atteeenta, non muoverlo troppo sennò vengo subito.”
“Allora ti piace come ti sto trattando.” Gli sussurrai all’orecchio con una vocina di finta innocenza.
“Mi faaaahaaaai impazziiiireee.” D’istinto mi sarei piantata ai suoi piedi e gli avrei succhiato fuori tutto il succo in un battibaleno ma conoscevo il mio uomo e sapevo che sta cosa non gli andava poi molto, dovevo giocarmela al meglio. Cercai di non mettermi mai a fissare il suo cazzo, anche quando dopo poco gli abbassai i boxer per lasciarli cadere attorno alle sue caviglie come i pantaloni continuai a baciarlo sulla bocca ed a restare con lo sguardo perso nel suo. Gli afferrai il membro duro come il marmo, era più grosso di quello di Giacomo e forse un poco più lungo (sinceramente i loro due cazzi non li ho mai misurati), presi a menarglielo lentamente e lo facevo mentre lo fissavo dritto negli occhi. Le sue espressioni di piacere mi mandavano in orbita, forse godevo più io di lui di quelle carezze. Aveva una pelle liscia e morbida ma sotto era duro e nodoso e poi era bollente, mi sembrava caldo come un tizzone ardente, ma era un calore dolce, che si irradiava alla mia mano, poi su fino al braccio e poi al cuore che batteva a mille all’ora lasciandomi con un nodo di eccitazione alla gola. Avevo le mutande fradice, se spostavo un poco le cosce sentivo la pelle appiccicosa e bagnata. Certo Fabio non se ne stava con le mani in mano, mentre io armeggiavo con i suoi pantaloni lui aveva fatto lo stesso con i miei così mi ritrovai con una sua mano nelle mie mutandine ed io con il suo cazzo in mano, ci stavamo masturbando a vicenda e tutto aveva un aroma di sesso sprigionato dai rispettivi corpi eccitati. L’odore di maschio e di femmina mescolati assieme che arrivavano alle mie narici contribuivano non poco all’eccitazione generale. Con mio grande piacere stava accettando e contraccambiando a quelle carezze che fino a quel momento non mi era mai passato per la testa di fargli.
Passai alla seconda parte del piano: mi avvinai e lo baciai in modo leggero sulla bocca, poi scesi sul collo con una serie di bacetti leggeri cercando di fargli sentire il mio alito caldo in modo da dargli la pelle d’oca. Poi scesi con la lingua più in basso, gli mordicchiai i capezzoli e li succhiai finché non divennero belli ritti, certo non era una ragazza e quindi la sua sensibilità in quei punti non era come la nostra (vero ragazze?) ma sembrava apprezzare. Poi mi abbassai ancora, mi inginocchiai, con la lingua giocai un poco con l’ombelico e nel frattempo afferrai il suo uccello con tutte e due le mani, non poteva più scapparmi! Alzai un momento il viso per vedere il suo. Ero lì, con la bocca a pochi centimetri dalla sua cappella bordeaux e con le mani continuavo il mio lento su e giù:
“Saaaabri, speeee…..nooohooohoooon” Non badai a quello che diceva, presa completamente dalla voglia di farlo godere abbracciai il glande con le labbra e piano piano scesi verso la redice di quel cazzo, stringendo quanto più potevo le labbra stesse mentre scivolavano sull’asta di carne, doveva sentire chi o che cosa gli dava piacere. Ne ingoiai quanto più potei ma la differenza di misure rispetto a quello di Giacomo mi costrinsero a spalancare completamente la bocca. Mi fermai poco prima di rischiare che toccando l’ugola mi venisse un conato di vomito. Mi parve fossero due metri, in realtà erano pochi centimetri. Risalii con la stessa lentezza, accarezzandolo anche con la lingua, lui borbottava ma io non ascoltavo:
“Ohhooooh Sabri, perchè?!! Aaaahaaaa” Dopo un altro giro lento lento, accelerai improvvisamente e cercai di imprimere nel movimenti un bel effetto risucchio. Mi infilò le mani nei capelli e mi parve che mi accompagnasse nei movimenti ripetuti, chiaro segno di piacere:
“Eccomi Sabri, atteeeenttaaaaaa, veeeeeengooooooohoooooo!” Percepii un cambiamento nei muscoli delle sue gambe subito dopo, si alzò perfino sulla punta dei piedi scosso dagli spasmi dell’eiaculazione. Mi riempì letteralmente la bocca. Non era come quello liquido di mio fratello, quasi inconsistente, il suo era denso e copioso, almeno una decina di spruzzi di varia entità. Il suo sapore era più salato e più muschiato di quello di Giacomo, ingoiai la mia seconda sborrata del giorno con grande gusto. Avevo la fica in un lago rovente e già pregustavo la faccia di Fabio tra le mie cosce e la sua lingua a titillarmi la clitoride. Gliela avrei fatta leccare finché non gli fosse tornato duro il cazzo e se proprio non ci riusciva allora, mi sarei chinata nuovamente e glielo avrei fatto tornare duro a forza di succhiarlo. Pompinare mio fratello era stato bello, terribilmente eccitante, con quel gusto del proibito a dare una nota in più alla situazione, ma far godere nella mia bocca Fabio era stato qualche cosa di grandioso. Sapere che il suo piacere pendeva letteralmente dalle mie labbra aveva moltiplicato la mia eccitazione per dieci, poi quanto meno non mi aspettavo una reazione di totale servilismo come aveva fatto Giacomo ma quanto meno un bel ringraziamento e la voglia di provare a contraccambiare le trovavo cose scontate. Mi staccai dal suo cazzo ormai molle, mi alzai e facendo due passi indietro scalciai via i pantaloni che avevo ancora attorno alle caviglie. Mentre lo fissavo vogliosa, mi calai le mutandine e gliele tirai addosso, feci un rapido passaggio con le dita sul monte di venere fradicio e sul grilletto eretto fino a scoppiare, poi mi misi i polpastrelli lucidi di umori in bocca, gustando il mio stesso sapore giusto per far intendere appieno a Fabio quali fossero le mie voglie. Mi sedetti sul bracciolo del divano che stava proprio lì vicino e divaricai le gambe nella posa più oscena che avessi mai concesso al mio ragazzo. Lui fissò tutta la scena senza scomporsi, nessuna smorfia e nessun segno di ripresa dal suo cazzo, si limitò a dire:
“Sabri è meglio se ti rivesti, perdonami ma sto gioco non mi piace.” Sulle prime mi misi a ridere, non poteva essere, poi vidi che lui non scherzava, si abbassava a raccogliere i suoi ed i miei indumenti, me li porse:
“Ti chiedo ancora scusa, non dovevo permetterti di finire quel…p….quel lavoro.”
“Si chiama pompino, e l’ho fatto con molto gusto ed a te è piaciuto un sacco! Che ti è preso?!?” Era impossibile non volevo crederci.
“Dai rivestiti per favore, forse è meglio che ci vediamo un’altra volta, quando sarai più tranquilla.”
“Tranquilla?!? -mi stavo incazzando come non mai ed avevo preso a sbraitare in modo acuto come solitamente faceva mia mamma con me- Come faccio ad essere tranquilla? Mi bevo la più grossa sborrata della tua vita e poi mi butti fuori casa come una sconosciuta, come pensi mi possa sentire?”
“Sai bene che non mi piace quando usi quel linguaggio così scurrile, non ne hai bisogno per esprimere il tuo risentimento. Ti chiedo ancora scusa è colpa mia.”
“Sono incazzata nera e dico tutte le parolacce che voglio, ma se ti vuoi scusare almeno mi devi spiegare che cosa c’è che non va.”
“E’ complicato e personale.”
“Beh penso che più personale di venirmi in bocca ci sia ben poco, per cui ti conviene dirmi la verità!”
…. ….. ….. ….. …. …. …. …..
Scusate ancora oggi a distanza di anni ricordare quel pomeriggio mi fa perdere le staffe, riprendiamo.
Un pò affranto accettò di spiegarmi: in pratica al suo uccello il massaggio fatto con la bocca era piaciuto ed aveva reagito di conseguenza riempendo di succo la mia gola, ma quando aveva visto con quanto gusto avevo bevuto la sua sborra mi confessò che non sarebbe più riuscito a baciarmi perché anche solo l’idea gli faceva venire il voltastomaco. Fu così che dopo quel pomeriggio ci lasciammo come coppia ed alla fine restammo anche buoni amici, ci rendemmo semplicemente conto che le nostre vite sessuali avrebbero preso strade diverse. Poco male in fin dei conti a casa avevo uno schiavetto pronto a fare tutto quello che desideravo. Lo misi alla prova subito il pomeriggio seguente.
Devo dirvi che i nostri genitori lavorano entrambi mio papà in banca e mia mamma per una impresa di pulizie; entrambi rientrano la sera verso le 18 quindi io e Giacomo siamo a casa da soli tutti i pomeriggi sabati e domeniche esclusi.
Subito il primo pomeriggio che ci ritrovammo da soli cominciai a far pesare la mia posizione di forza sul piccolo maiale di mio fratello. Stavamo facendo entrambi i compiti nelle rispettive stanze quando decisi di prendere una pausa per schiarirmi la mente, in fondo la fine della storia con Fabio era stato causato dal suo ‘rifiuto’ per me, mi sentivo amareggiata anche se non volevo ammetterlo con me stessa, così la reazione più naturale fu cominciare a maltrattare il maschio più debole e disponibile che avevo vicino, proprio il povero Giacomino che con molta buona volontà ci teneva a rispettare l’impegno preso. Andai nella sua camera:
“Ciao Giacomo! che leggi di divertente?” Aveva un’espressione divertita sul viso.
“Sai ho scoperto da poco sto sito di racconti erotici, alcuni sono davvero belli altri fan letteralmente cagare. Poi mi sono imbattuto in sto tizio: littlehorny. Mi fa scompisciare dalle risate. Pensa scrive come una capra e poi quanto qualcuno non apprezza i suoi racconti e glielo fa notare sui commenti si incazza e li insulta pubblicamente. Sarà sicuramente un tredicenne pippaiolo del piffero!”
“Guarda che se parliamo di pippaioli te se il re mi sa eh!”
” ‘Fanculo Sabri! dimmi che volevi?” Se io conoscevo lui dovevo ammettere che pure lui conosceva me, sapeva benissimo che non mi interessavo alle sue cose senza un secondo fine.
“La tua padrona ha voglia di un bel servizietto alla passera.” Mi tolsi pantaloni e mutandine, gettai distrattamente in un angolo a caso e mi adagiai sul letto di mio fratello esattamente come il giorno prima.
“Bhè posso anche finire i compiti più tardi.” Fu il suo commento, si girò verso di me e si accucciò con il viso quasi a contatto con il monte di venere. Iniziò timidamente con la sola punta della lingua e con qualche interruzione di troppo, quasi non fosse più a suo agio, richiamai subito all’ordine il mio servetto, ero ancora in credito coi maschi dal pomeriggio prima e volevo riscuotere:
“Che stai facendo? un pò di impegno o me ne vado!”
“No, no spe.., mi metto comodo è che ho bisogno di tirarmelo fuori sennò non riesco a menarmelo finché te la mangio. Mi fai impazzire, i tuoi versi, il tuo profumo, il tuo sapore….mi fan schizzare l’uccello dritto come un bastone, se non gli tiro subito il collo scoppia!” Le sue parole mi fecero pensare al suo liquido quasi inconsistente rispetto a quello di Fabio…collegai le due sborrate alle lezioni di biologia, l’apparato riproduttivo. Gli uomini producono spermatozoi in continuazione….hmm capii che le frequenti venute di mio fratello (più volte al giorno) rendevano la sua sborrata più scarsa mentre il succo di Fabio era assai più consistente per via del suo disinteresse al sesso tra una nostra scopata e l’altra. Decisi che se avessi fatto un’altra pompa a Giacomo volevo una sborrata copiosa e poi volevo vedere un maschio soffrire per il desiderio nei miei confronti, così ordinai:
“Allora piccolo maiale! La tua padrona ti permette di lasciare uscire quell’uccelletto che ti ritrovi così da poter ammirare il tuo desiderio per me. Ma ti vieto assolutamente di masturbarti, potrai venire solo quando te lo dirò io! Da oggi in avanti dovrai chiedermi il permesso.”
“Ma che cazzo stai dicendo? Come faccio a starmene con l’uccello dritto in sto modo? Se non posso segarmi quale piacere ricavo dal leccarti la figa?”
“Se protesti ancora me ne vado e te le mia figa non la vedi più!”
“Sai che perdita a ste condizioni. Meglio internet. Però, se te ne vai, anche tu non potrai più apprezzare i miei servizietti.” Effettivamente avevo tirato un pò troppo la corda, cercai di ricattarlo in altro modo.
“Se non esegui subito i miei ordini dico a tutti che ti fai le seghe guardando il porno su internet. Già immagino la tua scuola, sai i commenti.”
“E secondo te, coi miei compagni di cosa parliamo? ci passiamo i link dei migliori siti. Guarda a sto punto puoi pure raccontarlo alla mamma ed al papà, dopo però dovrai spiegargli anche che ci facevi mezza nuda nel mio letto.” Cazzo! Avevo fatto un bel passo falso, mi maledii e maledii la mia fica per le voglie che mi faceva venire. Se ne stava lì a pochi centimetri dalle labbra divaricate ed umide, quando parlava sentivo il suo fiato caldo sul mio sesso e la mia eccitazione aumentava, così non riuscii più a trattenermi e gli raccontai il vero motivo perché volevo che si limitasse:
“No senti dai, non fare così. Ci possiamo divertire ancora. Ammetto che voglio che smetti di farti le pippe a tutte le ore perché mi piacerebbe bere un succo un pò più consistente, ecco tutto, te l’ho detto.”
Oggi non confesserei mai una voglia del genere, se invece del diciottenne imbranato avessi avuto di fronte un uomo appena più maturo, questa rivelazione mi avrebbe fatto diventare il suo giocattolo, di cui disporre come preferisce, per mia fortuna Giacomo era ancora molto ingenuo da quel punto di vista si limitò a dire:
“Eh ho capito io, mi piacerebbe da matti se me lo ciucciassi di nuovo come ieri, ma proprio non sono capace di star senza smanettarlo almeno una volta al giorno.” Mi affrettai a cercare una scappatoia, non tanto per convincerlo ma perché ero arrivata al limite della sopportazione, il grilletto mi stava scoppiando, la vulva era una colata di lava bollente dall’eccitazione, dovevo farmela mangiare o lasciare la stanza per andare a farmi il ditalino più colossale della mia vita:
“Dai allora facciamo così, tu vai avanti a pippe quanto vuoi, se un colpo riesci a trattenerti per un paio di giorni almeno, in premio otterrai un bel pompino, a te la scelta! Ma ora baciami la passera come hai fatto ieri, dai su!” Mi sorrise compiaciuto della proposta ma io non gli diedi peso, dovevo godere al più presto.
“Sei un mito Sabri, trovi sempre la soluzione giusta, io da domani proverò a resistere, da domani però, oggi ce l’ho troppo dure e te sei troppo buona, senti che sapore hmmmm…come stai colando…”
Prese subito a passarmi la lingua in tutte le mia parti intime più fradice, con la lingua si intrufolava a stimolarmi un poco la rosellina dall’ano, poi risaliva il percorso che i miei umori avevano tracciato fino ad infilarsi tra le piccole labbra e poi su alla clitoride, ci restava un poco e poi riprendeva daccapo.
“Braaaavoooohoooo, cooosììì, sì sì sì sììììììì! Dai mangiamela tuuuttaaaaahaaa, tuttaaaa per teeeeheeee. Ora più veloce, insisti sul bottone, con la punta della lingua lììììì eeeccooooohoooo, veeeengooooohhhhoooo.”
Quella volta non sono proprio riuscita a trattenermi, ho goduto a squarciagola come una vera porcella, senza alcun ritegno mi feci prendere dall’orgasmo agitando il bacino ed inarcando la schiena con tutta la muscolatura rigida, mentre le forti contrazioni del piacere squassavano il mio corpo e mandavano in tilt il mio cervello.
Quando tutto finì mio fratello trionfante con la faccia tutta impiastricciata della mia broda mi disse:
“Cazzo chi è la più maiala adesso? mi sa che non sono io il pervertito.” Volevo ribattere e rimettere il piccolo al suo posto ma un rumore familiare alla porta mi face sussultare, qualcuno la stava aprendo con la chiave da fuori:
“E chi cazzo a quest’ora?” sussurai.
La porta si aprì e una voce maschile risuonò dabbasso (le camere da letto le avevamo al primo piano) e per tutta la casa:
“Ragazziiiii, sono lo zio Marco. Vostra madre mi ha mandato a prendervi.”
Eravamo nella merda, messi come stavamo non doveva trovarci, mi alzai di scatto, afferrai le mie cose e corsi nella mia stanza cercando di non fare alcun rumore, intanto lo zio stava già facendo le scale:
“Ehi ci siete?” Sperai che Giacomo avesse la prontezza di spirito di rinfoderare l’arnese al più presto.
“Siamo qui su zio. Stiamo facendo i compiti” -gridai da dietro la porta chiusa della mia camera, stavo cercando di rivestirmi ma non trovavo le mutandine, mi resi conto che nella fretta dovevo averle lasciate sul pavimento in camera di mio fratello. Ascoltai in silenzio quel che succedeva fuori. Lo zio Marco stava parlando con Giacomo.
“Dai avete finito di studiare? Mi hanno mandato a prendervi per portarvi dalla nonna, stasera cena di famiglia là! Ci saremo tutti.”
“Va bene zio, io ho quasi finito, Sabri non ho idea.”
“Certo Giacomo che potresti tenerla un pò più in ordine sta camera. Ma che dico, io alla tua età ero peggio! ahahahaha!” Merda aveva sicuramente guardato in giro, sperai non avesse trovato le mie mutandine. Stavo rimuginando sul da farsi quando sentii bussare alla mia porta:
“E tu signorina? Hai finito? posso entrare?” Risposi istintivamente per lo spavento, ero ancora con la patata al vento certo non poteva vedermi in quello stato.
“Nooo! Non puoi! non appena sono pronta scendo, mi ci vogliono 5 minuti cmq.”
“Si vede che stai proprio diventando una vera donna, ti fai aspettare….sì sì una vera donna! Io vi aspetto di sotto.”
Aspettai di sentire i suoi passi lungo gli scalini, nel frattempo presi degli slip puliti dal cassetto, mi rivestii completamente e cercando di non far alcun rumore andai da Giacomo, cazzo quello stupido si era rimesso a smanettare sul pc come se non fosse accaduto nulla, manco lui si era accorto della mia dimenticanza. Parlai a bassa voce per non farmi sentire dallo zio:
“Ehi hai visto le mie mutandine?”
“Nu!” Porca puttana aveva ancora tutta la faccia lucida dei miei umori attorno alla bocca.
“E vai a lavarti la faccia prima di scendere, e i denti pure non vorrai che la nonna senta odore di fregna quando ti abbraccerà.” Si mise a ridere, ma io ero seria e la cosa non mi divertiva.
“Mi piace tenere il tuo sapore sulle labbra.”
“Sei proprio un maiale pippaiolo senza speranza.” Trovai le mutandine nel caos della camera di mio fratello e ne me andai nella mia camera cercando di non far percepire i miei movimenti allo zio. Dopo altri minuti abbondanti uscii facendo anche un pò più rumore del solito giusto per annunciare il mio arrivo.
“Ohhh madmoiselle! Aspettare il suo arrivo ne è davvero valso la pena. Non capita tutti i giorni di avere una compagnia così gradevole al mio fianco.” Il tono era scherzoso ma il complimento era reale, lo sapevo, lo zio Marco mi ha riempita di complimenti da quando avevo ricordi. Ma ormai ero cresciuta e gli ricordai che era meglio se stava al suo posto:
“Beh non lo ripeterei in presenza della zia. Potrebbe offendersi! Sai quanto ci tiene al suo aspetto.” Mia zia Luisa era sua maglie, era la sorella di mia mamma ed era la 40enne più bella e più in forma che io conoscessi. Certo anche lo zio Marco non scherzava ma mentre il passare del tempo gli aveva fatto metter su un pò di pancetta ed i capelli si stavano ingrigendo e diradando velocemente negli ultimi anni, sua moglie pareva immune al passare del tempo. Ogni tanto la zia mi raccontava che quando aveva 18-20 anni ed aveva appena preso la patente, i vigili o i carabinieri la fermavano sempre convinti che avesse appena 14 anni e non potesse guidare. Al tempo era un pò una sfortuna, ma poi quel particolare è diventato il suo punto di forza. Ricordo che la prima volta che Fabio l’ha conosciuta mi ha chiesto se fosse la mia sorella maggiore eppure mia madre ha appena due anni più di lei.
Entrammo tutti e due nell’auto di nostro zio e ci avviammo verso la cena di famiglia.
Se riuscirò vi racconterò quel che è successo poi. un bacio a tutti.

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