Gertrude

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Alla filiale italiana di una grande multinazionale americana, il direttore generale, l’ingegner Luigi Corso, aveva annunciato il suo desiderio di ritirarsi in pensione nel giro di un paio di mesi.
L’azienda aveva organizzato un ricevimento a casa sua, l’enorme villa sul lago di Como, in cui aveva invitato tutte le prime linee con i rispettivi consorti. Anche il capo area dell’Europa del Sud sarebbe intervenuto e in quell’occasione avrebbe avuto modo di dare un’ultima occhiata ai possibili candidati alla successione di Corso, per poi annunciare il nuovo direttore generale la settimana successiva. Due mesi infatti erano il minimo necessario per il complicatissimo passaggio di consegne.
La festa era cominciata da poco e i primi dei circa cinquanta invitati cominciavano ad arrivare. Corso aveva ingaggiato una band che suonava ogni tipo di musica. Nel salone si poteva anche ballare.
Aiutai Gertrude a togliersi la pelliccia.
– Ci penso io alla tua pelliccia, Gertrude.
– Grazie Mauro.
Gertrude si allontanò e Pitterà, il direttore commerciale, si avvicinò con un sorriso incredulo sulle labbra, accompagnato come sempre da quel leccaculo di Donati.
– Gertrude? Tua moglie si chiama Gertrude?
– Lascia perdere Giovanni, non sono in vena. Sì, mia moglie si chiama proprio Gertrude.
Giovanni Pitterà era il più sfacciato, volgare, prepotente, abusivo figlio di puttana di tutta l’azienda. Era con noi da poco e si era fatto notare per i suoi eccellenti risultati commerciali. Grazie tante, il suo predecessore era un idiota completo e non ci voleva molto a far meglio di lui.
Giovanni era anche il mio concorrente più pericoloso al posto di direttore generale Italia. Io ero il direttore amministrativo e finanziario e prima che arrivasse lui tutti davano per scontato che io avrei preso il posto di Corso.
Ma Pitterà era un osso durissimo e aveva cominciato a lavorarsi il management con grande sapienza.
– Cavolo, Mauro, tua moglie è uno schianto! Una vera meraviglia!
– Giovanni, non essere sconveniente…
– No, senti, davvero. Non ho potuto fare a meno di notare che ha un importante décolleté. Sei sicuro di essere alla sua altezza? La sera a letto mi sa che ti prende, ti mastica e ti sputa in cinque minuti.
– Giovanni, se credi che voglia discutere i dettagli della mia vita sessuale con te, ho paura che tu faccia un errore.
– Mauro, scusa, non te la prendere, ma è ovvio che tua moglie non possa accontentarsi di uno come te.
– Senti, mi stai seccando. Vai a perseguitare qualche segretaria, di quelle che ti scopi in ufficio, và.
– Non ho mai conosciuto una Gertrude. Che razza di nome è?
– Lascia perdere. Se credi che mia moglie anche solo guardi un pagliaccio ridicolo come te ti sbagli di grosso.
– Ah, è così, eh? Allora guarda: se sei così convinto che Gertrude sia una moglie modello ti propongo una sfida. Scommetto che prima di mezzanotte le avrò toccato le tette.
– Ma tu sei matto. Io non scommetto mai. Su queste cose, poi… E adesso, se vuoi scusarmi…
– È un po’ presto per cercare culi da leccare, Mauro! Ho sentito che Ian Mortenson ha avuto un problema e che arriverà con due ore di ritardo.
Ian Mortenson era il capo area.
Cavolo! Questo cambiava tutto.
– Dai, forza, fighetta. Cinquanta euro. Non ho mai toccato le tette a una Gertrude! Non sarai geloso, per caso?
– Ma allora, se credi davvero di farcela alziamo la posta! Perché non cinquecento?
– Ah, ti sei deciso. I cinquecento euro più facili della mia vita. Diamoli a Donati, che sarà testimone della scommessa.
– Guarda, sono così sicuro che non batterai un chiodo che se riesci a toccare le tette a mia moglie te la potrai anche trombare!
– Me la metti su un piatto d’argento! Però non devi giocare sporco: devi starle lontano tutta la sera e lasciarmi fare e non devi assolutamente informarla della scommessa. Ok? Almeno fino a mezzanotte.
– D’accordo.
Pitterà si scatenò.
Era abbastanza un bell’uomo, con i capelli ricci e gli occhi penetranti. Alto, atletico, elegantissimo, trasudava sicurezza di sé e fascino.
Quello che fece con Gertrude fu una vera lezione di seduzione.
La avvicinò, cominciò a scherzare con lei che rideva rovesciando la testa all’indietro. Poi la invitò a ballare.
Era un ballerino formidabile: la prendeva per i fianchi, la faceva roteare, la stringeva a sé per poi lasciarla andare di nuovo.
Gertrude si divertiva un mondo e rideva con le gote arrossate.
Giovanni non la lasciava un attimo. Usò con lei la tattica dei leoni con gli gnu: si frapponeva tra lei e le altre signore che volevano parlarle e in pratica la isolò dal “branco”.
Cominciò a parlarle fitto fitto, sussurrandole qualcosa all’orecchio, controllando che il bicchiere di Gertrude fosse sempre pieno del miglior champagne. Le infilava le mani sottobraccio, le carezzava la schiena, la toccava in modo sfacciato anche se si teneva lontano dalle aree critiche. Cominciò a ballare con lei solo i lenti e faceva in modo di stringerla facendole percepire la sua erezione.
Li persi di vista mentre occhieggiavo i risultati delle partite (e in particolare del Milan) sul mio smartphone e davo retta a qualche altro dirigente che mi chiedeva di Ian Mortenson.
Con Ian ci conoscevamo da molti anni perché aveva lavorato lungamente in Italia e anche le nostre mogli avevano fatto amicizia. Un tempo eravamo stati colleghi, poi lui aveva preso il volo e io mi ero fermato.
Era un omone di due metri, con una risata contagiosa, buono come il pane, ma capace di furie improvvise e implacabili.
Quando riuscii a liberarmi dei seccatori chiesi in giro di Gertrude e di Pitterà, che non si vedevano più.
Alla fine la moglie di Pieri mi lanciò un’occhiata piena di significato e mi rivelò che li aveva visti appartarsi in una stanza, che mi indicò, vicino al bagno.
In quel momento nel salone si sentì un brusio e Ian Mortenson fece il suo ingresso.
Gli andai incontro per salutarlo. Mi strinse la mano con calore, poi strinse altre mani e alla fine si rivolse a me e disse:
– Dov’è Gertrude?
– Ho sentito che è in quella stanza vicino al bagno.
Ian si diresse senza indugio in quella direzione.
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Cinque minuti dopo mezzanotte chiamai mia moglie al telefono.
– Gertrude, scusa se ti chiamo a quest’ora, ma veramente ti devo informare della scommessa. E della promozione.
– Dovevi chiamarmi alle dieci, e mi sono così preoccupata… E adesso perché mi svegli?
– Per via della scommessa. Ti racconterò domani. Ma adesso devi parlare con Donati, confermargli che sei mia moglie e che sei a casa a letto con l’influenza.
– Quale promozione? Non doveva toccare a quel certo Pitterà di cui mi parlavi sempre?
– Pitterà è all’ospedale con diverse fratture. Ed è stato licenziato. Tocca a me, stavolta.
Gertrude è un nome raro. Ce ne sono pochissime in giro. Io ne conosco solo due. Una è mia moglie e l’altra è Gertrude Cassinis, la moglie italiana di Ian Mortenson.

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