Giada da A

La vita in una piccola città di provincia scorre noiosa e spesso tutto passa senza che nessuno se ne accorga.
Quando questa avventura ebbe inizio io avevo poco più che 18 anni. Ho un corpo ben modellato, sono alta circa 170 cm occhi azzurro/verdi, capelli biondi portati fino alle spalle, con un taglio sbarazzino, un seno abbondante, ma sodo, la mia 4° è una meraviglia, lo spettacolo del mio corpo si conclude con un bel culetto e due gambe sode e snelle. Ero vergine, ma questo non vuol dire che io non conoscessi nulla del mondo del sesso, già da un anno facevo dei magnifici pompini ai miei compagni di classe, e mi sditalinavo chiusa nella mia cameretta. Mi chiamo Giada.
Mio padre era un avvocato, come diceva lui avvocato di campagna, papà cambiò radicalmente il suo stile di vita quando avevo circa 14 anni, prima vivevamo dignitosamente, ma poi improvvisamente cominciarono i soldi.
Papà pomiciò a difendere vari delinquenti, che gli portarono molti soldi, la sua giustificazione era che anche il peggiore dei delinquenti meritava una buona difesa. Dal nostra cittadina venne anche un grosso avvocato che ebbe una rapida ascesa. Papà diceva, all’inizio, che era un poco di buono, ma poi cominciò a girare per casa a fare bei regali alla mamma e anche a me. Papà sembrava sempre di più diventare un uomo senza troppi scrupoli. Fatta la maturità conseguita con uno splendido 60/60 prima andai a fare un viaggio negli Stati Uniti e poi andai all’Università a Roma, facoltà di giurisprudenza. Mentre studiavo cominciai a frequentare l’avvocato e lo chiamavo per nome dandogli del tu. Lorenzo era sempre gentile con me, ma il suo sguardo non ammetteva mai repliche, e non accettava mai un no. All’inizio e, in realtà per alcuni anni, con lui i rapporti rimasero assolutamente formali, ma ogni volta che mi guardava fisso negli occhi in me succedeva sempre qualcosa di strano, un giorno scappai in bagno per farmi un ditalino e per penetrarmi, prima di arrivare in bagno ero già tutta bagnata. Fu sconvolgente. Sempre all’università trovai un bravo ragazzo mi ci misi insieme e con lui persi la verginità. All’inizio era bello, ma più passava il tempo e più in me cresceva l’insoddisfazione, non mi bastava più fare del semplice sesso, devo dire che lui non aveva grande fantasia ero io che cercavo sempre nuove posizioni del kamasutra per cercare di godere più intensamente. Ero insoddisfatta e una sera a cena Lorenzo mi disse che non dovevo sprecare la mi vita con un ragazzo che non era in grado di soddisfarmi, e che ci sono delle persone che per essere soddisfatte in ambito sessuale devono provare delle cose particolari. Tutto finì li, dopo alcuni giorni lasciai il mio ragazzo.
Dopo la laurea, ottenuta con il 110 e lode, andai a lavorare con Lorenzo, notai che negli ultimi mesi l’unica presenza femminile era quella delle segretarie e non c’erano più praticanti donne. Papà veniva a studio molto spesso e veniva trattato da Lorenzo prima con cordialità e poi sempre con maggiore fastidio se non con disprezzo, devo dire che l’uomo che spesso avevo davanti non era l’uomo dolce e amorevole che tanto amavo da ragazza, era strano come se nella sua vita le cose non andassero come lui desiderava.
Lorenzo cominciò a farmi una corte esagerata, mi sommergeva di fiori di dolci, poi una sera mi fece una richiesta sorprendente, mi mandò una mail in cui mi disse come mi dovevo vestire, proprio tutto, anche la biancheria intima, io ero soggiogata da tanta rudezza e fierezza, mai e poi mai mi mancò di rispetto, quella sera dopo la cena, mi portò in un locale e li cominciò a palpeggiarmi e a farmi uscire di testa, io lo pregai di smettere, ma la sua risposta fu tutto un programma: “penso che ti piaccia quello che ti sto facendo, devi solo rilassarti e godere”. Non parlai più. Dopo circa 5 minuti di questo trattamento, lui improvvisamente si fermò, mi disse di tornarmene a casa e di non godere, che l’indomani mattina sarei dovuta arrivare in ufficio alle 7,30, vestita allo stesso modo della sera, gonna lunga e stretta a tubino, sandali alla schiava con tacco di 15 cm un corpetto attillato nero e una giacca di pelle, la biancheria era solo un perizoma di pizzo nero e un paio di calze autoreggenti nere fumè con la riga dietro, mi dovevo chiudere nella sua stanza e non preoccuparmi, che sarebbe entrato lui e poi mi avrebbe parlato. Alle 7,30 puntuale arrivai nel suo ufficio, squillò il telefono, era lui voleva vedere che io fossi in orario, poi non ebbi sue notizie fino alle 12,30 quando finalmente arrivò in ufficio, aprì la sua stanza e mi trovò semi sdraiata sul suo divano, lui mi si avvicinò mi accarezzò le gambe e poi mi disse che voleva introdurmi al mondo della dominazione, ma che doveva essere una mia scelta, lui sarebbe stato contento se io avessi accettato, ma dovevo essere io, sarebbe stato un percorso duro e difficile e che alla fine avrei ricevuto il premio finale, e che in qualunque momento avessi voluto avrei potuto andarmene senza alcun tipo di conseguenza. Per lui la dominazione non era solo una questione fisica, ma soprattutto mentale, che nel suo mondo i gradi della dominazione erano 4, lui era il Magister poi ci poteva essere o un Master o una Mistress (lui preferiva una donna), poi gli schiavi liberati detti liberti o amanti e poi infondo alla catena gli schiavi. Per scoprire la mia natura avrei dovuto percorrere tutto il percorso iniziatico. Ci tenne più volte a specificare che lui in questo momento non mi avrebbe costretto mai a fare nulla, e mai per tutto il cammino avrei dovuto fare qualcosa che nel mio più profondo non avessi voluto fare. Il gioco è bello se tutte le parti provano piacere, sia chi domina sia, soprattutto, chi è dominato, lo stupro è un atto immorale dare e ricevere piacere attraverso la dominazione può essere bello, ma ci deve essere amore. Mi diede una bacio sulla guancia e poi mi disse di aspettare 5 minuti, che sarebbero andati tutti a pranzo ed io sarei potuta uscire senza essere vista, che avevo 2 possibilità: la prima era quella di presentarmi nel locale di ieri sera con body nero attillato e senza reggiseno e una minigonna; la seconda è che io non mi faccia vedere all’appuntamento e che il giorno dopo io mi presenti regolarmente in ufficio, solo con cortesia di dirmi che non me la sento di andare avanti nel mio percorso e che tutto sarebbe finito li e che lui non avrebbe mai più ripreso il discorso.
La sera puntuale arrivai all’appuntamento, lui quando mi vide mi venne incontro e mi diede un bacio sulla guancia fu l’unico gesto di dolcezza per alcuni mesi, poi mi ordinò di alzarmi la gonna e di mettermi a pancia in giù appoggiata alle sue ginocchia, mi voleva impartire una prima punizione perché non gli piaceva come mi ero pettinata per la sera, scoprii nei mesi successivi che si trattava di una scusa per vedere le mie reazioni, rimasi glaciale, nessuna reazione, non mi eccitai e non piansi minimamente per la punizione subita, d’altronde quando da bambina facevo qualche marachella i miei genitori me le davano, ma io rimanevo impassibile, l’unico che mi faceva piangere era mio nonno.
La cosa più sconvolgente del mio primo periodo da schiava fu che io non ebbi un vero inizio, in realtà i mesi trascorrevano ed io iniziai la mia vita prima da schiava nell’attesa snervante che iniziasse qualcosa, ma mi lasciò solo attendere, poi una mattina in tribunale avvenne il passaggio da schiava ad amante, quando un neo assunto con l’aria timidina commise un grave errore nella compilazione di un atto ed io rischiai di fare una brutta figura davanti a tutti, ma grazie al sangue freddo riuscii a cavarmela brillantemente, Lorenzo era li e rimase impressionato dal mio sangue freddo e in macchina mi disse che potevo umiliare il giovane e trattarlo come slave, io ora non avrei mai più subito alcun tipo di punizione corporale o psicologica, a meno di comportamenti altamente sconvenienti.
Arrivati in ufficio andammo nella sua stanza, poi andai dalla sua assistente le chiesi di chiamarmi Sandro che dovevamo parlargli, quando entrò lo aggredii subito dicendogli che per colpa sua stavamo per perdere una causa importante, lui sotto i miei colpi quasi si mise a piangere dietro suggerimento di Lorenzo lo feci tornare nella stanza di Lorenzo alle ore 20,30 e gli intimai di essere puntuale.
Nel mio intimo speravo che Lorenzo stesse con me per aiutarmi, ma lui mi disse che me la dovevo cavare da sola e che lui sarebbe intervenuto solo se io non fossi stata in grado di portare a termine il mio compito. Sandro fu puntuale gli aprii e per prima cosa gli diedi dell’incompetente lo feci spogliare e poi inginocchiare gli diedi delle piccole frustate e notai che il suo cazzo si irrigidiva, lo stronzo stava godendo, allora lo incalzai facendolo sentire un verme poi mi feci leccare prima le scarpe poi mi sedetti sulla poltrona di Lorenzo e mi feci leccare tutta, fino alla fica, lui era al limite stava morendo allora, lo feci alzare e rivestire, poi gli dissi di tornare a casa e di non godere e che lo volevo rivedere l’indomani mattina in tribunale.
Dalla stanza affianco arrivò Lorenzo completamente nudo con il suo enorme cazzo tutto in tiro mi disse che ero stata brava, che ero stata la sua migliore discepola e che avevo l’onore di godere insieme a lui. Gli feci un magnifico pompino, quando stava per venire mi tolsi il suo cazzo dalla bocca e gli dissi di leccarmi la fica, lui si inginocchiò e cominciò a leccarmi, sembrava un cagnolino devoto alla sua padrona, quando mi sentì che ero carica terminò di leccarmi e mi impose di mettermi alla pecorina e mi penetrò in fica stavamo per godere gli dissi in malo modo di uscire da me lo feci sdraiare sul divano e lo montai facendolo sborrare e sborrando anche io. Mi disse che avevo concluso il mio percorso iniziatico avevo goduto. Sapevo dare piacere subendo e dominando, ma che non perdevo mai la mia dignità. Mi disse che aveva fatto fare so stesso percorso a mio padre, ma che lui aveva fallito, mi disse che non lo voleva più vedere, allora gli chiesi se potevo allontanare definitivamente mio padre, mi chiese se lo volessi umiliare gli dissi di si. Fu fantastico ero difronte a lui che non riusciva tenere i suoi occhi difronte ai miei era debole, succube, mi fece prima schifo, ma poi anche tenerezza, la mamma se ne era andata, mi disse che mi adorava non come figlia, ma come padrona, mi volev servire, mi feci leccare la fica fino a venire e poi non lo feci venire, mamma era da una amica, gli dissi di comportarsi da uomo e di andare a riprendersi la moglie e se del caso di violentarla, ma di riprendersela. Arrivati da mamma lui entrò come un vero UOMO, la mise a pcerorina e la violentò davanti ai miei occhi, io difronte a mamma le dicevo che doveva fare la brava troietta e che doveva fare godere il suo uomo e magari anche me. Papà le sborrò tutto il suo succo in fica e le disse ti aspetto a casa, ti rivoglio li tra 5 minuti e se ne andò, mamma era soggiogata dalla forza di papà e mi chiese cosa era successo, io le dissi che lo avevo luquidato dallo studio di Lorenzo e che poi gli avevo concesso l’onore di farmi godere, come sua padrona e che poi gli avevo detto di venirla a prendere.
Gli anni passarono e Lorenzo cadde in disgrazia venne arrestato e io chiusi la vendetta di mio padre. Mi presi lo studio e lo lasciai in galera violentato da tutti gli uomini che giravano da quelle parti.
Sono la Signora ho sotto di me alcuni master e mistress, un mio amante Sandro, e tanti schiavi.
MI SENTO COMPLETA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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