Giselle

Ciao a tutti mi chiamo Stefano, sono un uomo di 39 anni e ho una relazione ormai da quasi tre anni con Giselle.
Per capire chi è Giselle dobbiamo fare un passo indietro di 21 anni quando ne avevo 18. I miei genitori mi mandarono in vacanza in Brasile, era il regalo per la maturità e per i bei voti che avevo avuto nei 5 anni del liceo, poi papà riteneva che fosse estremamente formativo per il sottoscritto viaggiare molto. arrivati a Rio andai subito nel mio albergo a Copa Cabana e dopo una bella doccia andai subito al mare, li ci restai poco il primo giorno, dopo circa un ora ero già in bagno a tirarmi una spettacolare sega.
Per tutta la vacanza non successe quasi nulla, tranne che negli ultimi 3 giorni quando conobbi una ragazza di nome Patricia, era una ragazza di colore con 2 tette che erano una meraviglia una fica rasata che era spettacolare ed un culetto dentro cui affondare il mio cazzo perennemente in tiro. Con lei passai 3 giorni di sesso autentico e spensierato le sborrai in bocca nel culo e in fica. Prima di partire le lasciai il mio indirizzo di casa e il mio numero di telefono.
Per 18 anni non ebbi notizie di lei, poi una mattina ricevetti una telefonata, una voce flebile mi disse di essere Patricia e se potevo raggiungerla a Rio e più specificamente in ospedale. Arrivato dopo alcuni giorni a Rio andai immediatamente in ospedale pensando che Patricia la dentro ci lavorasse, invece, era ricoverata presso il reparto di oncologia, era malata terminale e mi voleva presentre mia figlia Giselle, nata dopo 9 mesi dal mio ritorno a Roma. Le chiesi come mai non mi avesse messo a parte prima della nascita di mia figlia, la sua risposta fu dolcissima, mi disse che non volle dirmelo perché io avevo una vita davanti e che non voleva assolutamente legarmi, io avevo il diritto di vivere la mia vita. Ora le cose erano diverse, Giselle aveva bisogno di qualcuno che si occupassse di lei ed io essendo il padre ero la persona più indicata per occuparmi della ragazza, quindi entrò Giselle, aveva 18 anni era alta circa 175 cm, la pelle era mulatta, i tratti somatici erano i miei gli occhi erano verdi di un intensità tutta latina, il resto del corpo, e che corpo, era della madre, come ho detto 175 cm, un paio di tette della 3 piena, ma già qualche reggiseno le stava piccolo, una seconda di perzoma, insomma una grandissima gnocca. Patricia mi disse che nel laboratorio di analisi avevano prelevato il sangue di Giselle e che se volevo potevo fare il test di paternità e che nessuno si sarebbe offeso per questo, io andai, ma arrivato li tornai indietro non volli farlo, mi pareva brutto, volevo e dovevo dare fiducia a tutte e due, così tornai indietro e dissi a Patricia che visto che era lei a dirmi che la ragazza era mia figlis io le credevo, le dissi che io non potevo vivere in Brasile e che avrei voluto portare a Roma mia figlia, Giselle mi venne vicina mi diede un bacio e mi disse in un perfetto italiano che era felice di avermi conosciuto e che sperava che tra di noi le cose potessero funzonare.
Dopo il funerale l’aiutai a preparare le valigie e prendemmo l’aereo per tornare a Roma, Giselle mi disse il Brasile non le sarebbe mancato per nulla e che col fatto che la madre era stata cremata per lei il Brasile era tutto in quei pochi grammi di cenere che si era presa poco prima di spargere le ceneri della madre in mare. Da quel momento in poi le occasioni in cui parlammo della madre, fino ad oggi si contano sulle dita di una mano.
La convivenza con Giselle era apparentemente molto semplice, lei si era iscritta al primo anno di giurisprudenza e frequentava con regolarità, la sera era quasi sempre a casa, tranne quando andava al circolo a nuotare o a fare palestra. Non parlava mai di uomini. Una notte, saranno state le 2 di notte, passai davanti alla sua camera e la sentii gemere sembrava in preda ad un violento orgasmo, non feci caso a quello che diceva durante quei momenti di evidente delirio.
Orami erano passati circa sette mesi da quando Giselle era venuta a vivere a casa mia e devo dire che nonstante tutti i miei sforzi, e credo anche i suoi, non riuscivo a sentire il minimo affetto parentale per quella splendida ragazza che mi girava mezza nuda per casa. Una sera dei primi di dicembre la risentii gemere, ma questa volta quello che diceva era fin troppo chiaro: “ti amo Stefano, sono tua, aprimi la fichetta e vienimi dentro” (il tutto era detto in un misto tra brasiliano e italiano che era veramente arrapante) quella sera rimasi sveglio tutta la notte per capire cosa provavo e cosa dovessi fare. Avrei voluto, non so nemmeno io cosa avrei voluto o potuto fare, non ero preparato. Nei giorni successivi mi sentivo sempre più eccitato non riuscivo a starle vicino senza ripensare a quello che avevo sentito, e questo mi procurava una tremenda erezione. Cercai di trovare pace con me stesso, ma capii che non era possibile, allora tanto per avere la coscienza tranquilla decisi fare le analisi del sangue e verificare la compatibilità del DNA, ma non volli dirle nulla. Le analisi dissero che c’erano discrete possibilità che Giselle non fosse effettivamente mia figlia ormai ero entrato in una specia di tunnel di cui non riuscivo a vedere l’uscita, l’unica possibilità che vedevo era quella di fare l’amore con lei, ma cercavo di resistere, mi attizzava come la madre, solo che allora avevo 18 anni e nessun legame, all’epoca dei fatti 36 e desideravo ardentemente la mia presunta figlia. Ancora una volta avuti i risultati non ebbi il coraggio di leggerli, li misi in cassaforte a studio. Non riuscivo più a resistere, la tentazione era sempre più forte, allora nei gioni successivi mi feci trovare spesso in situazioni scabrose, uscivo nudo dalla doccia, mi feci vedere con una splendida erezione mentre mi segavo (inutile dire che pensavo a lei). NON FECI ALTRO. Il sabato, verso le 6 del pomeriggio, andai in camera sua e le dissi di interrompere di studiare di andare in centro e di comprarsi un vestito sexy e di preparsi che quella sera saremmo usciti insieme, le chiesi di farmi una sorpresa, la volevo vedere solo a cose fatte.
La sera quando andai a prenderla in camera sua, quasi ebbi un mancamento, indossava un vestitino rosso attillato con un corpetto rigido da cui si ergevano le sue magnifiche tette, il reggiseno era chiaramente un push up, la gonna era corta e attillata, indossava delle calze nere fumé con la riga dietro e aveva delle scarpe allacciate alla schiava con un tacco esagerato di 15 cm. i capelli erano pettinati all’indietro raccolti in un romantico chignon, la bellezza degli occhi era enfatizzata da un sapiente trucco e le labbra e le unghie erano di un rosso intenso e sensualissimo. Avevo già il cazzo in tiro. Per tutto il tragitto da casa al risporante con dicemmo nulla, l’atmmosfera era carica di erotismo, arrivati al ristorantino i camerieri mi portarono nella saletta che avevo riservato, tutto quello che c’era da mangiare era li pronto per noi. La cena iniziò con tutta una serie di ammicamenti da paarte nostra, le versai lo champagne e le porsi un’ostrica che lei mangiò con fare estremamente voluttuoso, avevo il cazzo in tiro, mi sentivo con il cuore a mille e mi sentivo in fiamme, fu il suo turno di prendere un’ostrica se la mise su un seno e mi disse di mangiarla direttamente dal suo corpo, ormai ero andato. In poco tempo i nostri vestiti erano andati lei mi si inginocchiò davanti e mi prese in bocca il mio uccello che ormai era completamente in tiro, lo succhiò avidamente regalandomi intensi momenti di piacere, ebbi solo un momento di esitazione, ma lei si tolse il mio pene dalla bocca e mi disse dai Stefano, mamma mi ha voluto assicurare il futuro, io non sono veramente figlia tua, mio padre era un porco che ci picchiava e mamma lo ha ucciso due anni fa. poi si rimise il mio cazzo in bocca e le venni dentro. Godetti come da anni non mi capitava. Lei mi disse che era troppo coinvolta per continuare a mentire, e che era pronta a rischiare di perdermi, ma che voleva che il nostro rapporto fosse basato sulla verità. Io rimasi li senza parole per alcuni secondi non sapevo a chi credere, non sapevo come comportarmi, ma subito dopo pensai che se lei non era veramente ma figlia potevo sfogare insieme a lei tutta la mia libidine e giocare con lei a chiamarci papà e figlia e godere l’uno dell’altra. La fermai le dissi che l’amavo e che, anche se mi avrebbe fatto piacere essere suo padre, preferivo di gra lunga essere il suo uomo. La rigraziai per avermi detto la verità e che nulla sarebbe cambiato, le dissi che se per lei andava bene io avrei continuato pe pratiche per il riconoscimento di paternità, ma che ormai ero troppo coinvolto per non continuare la nostra storia, sempre che lei fosse d’accordo. Giselle non mi disse nulla, fece un giro su se stessa mi chiese se era più bella lei o la mamma, la mia risposta fu lapidaria: “tua mamma è stata la donna che più mi ha coinvolto sessualmente in tutta la mia vita era splendida, ma tu… tu sei la mia bambina e per un papà la sua bambina è sempre la più bella del mondo” lei mi fece un sorriso e poi sculettando mi venne vicino, mi diede una caldo bacio in bocca e poi mi disse “allora papà credo che tu debba verificare una cosa ho una strana fessurina qui, non è che puoi cercare di vederci qualcosa, le proposi che avrei potuto usare il mio periscopio, lei si mise a ridere e si sdraiò sul divano dicendomi di amarla con tutto me steso. Godemmo per tutta la serata, poi tornammo a casa e li ricominciammo a fare sesso. fu magnifico.
Sono passati tre anni, le pratiche per l’addozione non sono terminate, Giselle non è mia figlia per lo stato italiano, per me è la mia compagna, ieri sera ho aperto la cassaforte e ho verificato, è vero lei non è mia figlia, io la amo e voglio costruire una famiglia insieme a lei. Rornato a casa le ho chiesto di sposarmi lei ha accettato. Ora dobbiamo iniziare le pratiche per il matrimonio.

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