guai a sgarrare

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Cari amici lettori sono Dorina: rieccomi qui, dopo le vacanze e l’immediato dopo-vacanze, periodo in cui non tutto è filato via secondo gli auspici. Ma procediamo con ordine. A inizio agosto Marco mi chiede se mi è possibile andare in vacanza con lui. Finora ci sono sempre andata coi miei genitori e gli dico: “Provo a chiedere a casa”. La sera, a cena, espongo il mio desiderio e mio padre fa: “Non se ne parla. Sai bene che dobbiamo partire giovedì 5, che abbiamo prenotato anche per te. No guarda, non se ne parla proprio”. Mia madre mi viene in soccorso: “Suvvia, è stata tanto brava alla maturità da prendersi 93, è maggiorenne…” “Maggiorenne un corno! Fino a prova contraria andando bene a scuola altro non ha fatto che il suo dovere visto che fino ad ora non s’è ancora guadagnata l’acqua che beve. E poi, uscirsene con questa novità tre giorni prima della partenza…” “Dai, telefono all’hotel e disdico la sua camera. Vuoi vedere che in un amen la piazzano e mi dicono pure grazie perchè l’abbiamo lasciata libera?” “Ho detto di no. Finchè sarà qui deve fare quello che dico io. O che dici tu” “Appunto – rimbecca mia madre – io dico che avrebbe il diritto di passare qualche giorno col suo morosino visto quanto è stata brava. Dai, adesso telefono all’hotel e se riesco a disdire lei se ne andrà in vacanza con Marco. Diversamente verrà con noi” “Mannaggia quant’è dura, a volte, avere due donne in casa…” borbotta mio padre. Mentre mia madre va al telefono io incrocio le dita: ci terrei proprio tanto a fare una vacanza con Marco. Mia madre abbassa la cornetta, torna in sala da pranzo e fa: “Visto? Nessun problema. Ho disdetto e loro non dico mi abbiano ringraziato, ma mi hanno fatto sapere che hanno avuto richieste e una la soddisferanno. Quindi…buona vacanza bambina mia!” Dopo il caffè mio padre ha ancora un po’ il broncio. Allora mi avvicino a lui da gattona, faccio in modo che la mia gonnellina lasci scoperto il culetto (come sempre in casa, quando non sono mestruata, non porto nè mutandine nè reggiseno) e porto il mio viso tra le cosce di mio padre, gli abbasso la zip, scosto lo slip e glielo prendo in bocca. Lui mi accarezza il culetto e poi m’infila, dopo aver insalivato per bene la parte, un dito nel buchetto. Mia madre osserva per un attimo e poi mi viene sotto e comincia a leccarmi la fighetta e a sditalarmi il clitoride. Così non stiamo per molto, ma a me questi attimi sembrano infiniti perchè sto provando un forte piacere e lo sto dando a mio padre, che si sta intostando alla grande. Da lì succede che io mi metto nuda e altrettanto fa mia madre. Mio padre tocca un po’ me, un po’ mia madre, poi m’infila due dita nella passera e comincia a fare su e giù dopo che io mi sono sdraiata sul pavimento, mia madre si accovaccia mettendomi la figa all’altezza della bocca e io comincio a leccargliela con grande intensità. Mia madre mugola, io pure e poi emetto un gridolino quando mio padre sostituisce le dita con il cazzo. Inizia a scopare e dopo qualche colpo io, già caldissima per il lungo su e giù delle dita con qualche sollecitazione del pollice sul clitoride, comincio a venire. Per un po’ mio padre va avanti, poi quando il mio orgasmo diviene plurimo e raggiunge vette spaziali (ho addirittura il fiato corto) esce e si sdraia supino sul pavimento. Mia madre, che probabilmente non aspettava altro, si rimette in piedi e va a sedersi sopra il cazzo di mio padre, infilandoselo in figa a smorza-candela. Io prendo un attimo fiato, poi mi rialzo e mi pongo dinanzi a mia madre: prima la bacio ardentemente sulla bocca, poi comincio a succhiare le sue tettone mentre lei ci sta dando dentro alla grande. Mia madre viene ma non desiste, anche se le sue spinte si fanno ovviamente più lente, alla fine mio padre sborra e ferma i movimenti di mia madre. Per qualche istante stanno lì così, poi quando mia madre si stacca io mi metto sotto di lei e le lecco fuori dalla figa la sborra. Mia madre mugola di nuovo ma capisco che le piace e vado avanti, mio padre si eccita nel vedere la scena e viene a succhiarmi i seni. Alla fine andiamo in bagno a rinfrescarci (tra l’altro fa un caldo boia e l’aria condizionata ce l’abbiamo solo nelle camere da letto) e mia madre fa: “Quando la voglia è tanta non è necessario il letto. E il pavimento sembra molto meno duro di quanto non sia”. Mio padre mugugna qualcosa, poi la serata passa, si va a letto e ci si ritrova il mattino dopo in cucina a fare colazione. Mio padre, tra un biscotto e l’altro, prende la parola: “Quando partireste?” “Penso il 10” faccio io. “Beh, non è importante quando partite, sono fatti vostri. E’ importante che siate a casa il 20, quando torniamo noi” “D’accordo” “Capito bene?” “Si papà”. E la cosa finisce lì. La sera del 4 facciamo ancora un trio da urlo, stavolta in camera loro, poi al 5 mattina i miei partono. Inutile sottolineare che nei giorni successivi Marco mi viene sempre a trovare e sempre rafforziamo la nostra intesa…orizzontale. Lunedì mattina mi sveglio, come previsto, con le mie cose. E l’indomani si deve partire… Fortunatamente al giovedì pomeriggio sono asciutta: da quando prendo la pillola, infatti, con le mestruazioni mi sbrigo in tre giorni – tre giorni e mezzo. Il flusso è più intenso e mi libero prima. Quindi giovedì pomeriggio possiamo finalmente frequentare una spiaggia naturista che non mi andava di frequentare con le mutandine. Di essere mestruata, infatti, non mi va di farlo sapere. Poi ho scoperto che i naturisti tutti ‘sti problemi non se li fanno: ma, insomma, non è che io e Marco siamo veramente naturisti. Lì ci siamo andati perchè volevamo sentirci trasgressivi, prendere la tintarella integrale e poi, secondo me, perchè a Marco non dà fastidio che io sia nuda in mezzo a gente nuda, mentre gli dà fastidio che io sia con le tette al vento in una spiaggia comune. Sta di fatto che stando fra i naturisti abbiamo imparato tanto, innanzitutto ad essere più sobri. E ad accettarci così come siamo e ad accettare gli altri così come sono. Con la cellulite o col cazzo moscio, con le tette toniche o con le tette pendule, etc. Siamo diventati amici (e ci siamo già rivisti dopo la vacanza, sabato scorso) di una coppia che abita poco fuori città. Sono entrambi venticinquenni e si sposeranno il prossimo anno. Ebbene, una delle prime cose che mi ha chiesto Gloria è stato: “Perchè ti depili completamente? Qui mica devi metterti il costume…”. E io a dire: “E’ una mia civetteria, niente di più”. Capito? Loro a certe cose non badano più di tanto. Non è che si trascurino, tutt’altro, ma certe malizie non fanno parte del loro mondo. Basti pensare a come i bambini scorazzano serenamente fra cazzi, culi e fighe di adulti senza farci caso. Sono da ammirare, perchè non hanno quegli stupidi tabù che intossicano la nostra esistenza. Chiuso il discorso. Arriva il 19, ci salutiamo perchè noi dobbiamo tornare per il 20. In realtà il bungalow è pagato a tutto il 21: i nostri amici insistono e io cedo. Vabbè, restiamo un altro giorno. Chiamo mia madre e le comunico che, anzichè il 20 torneremo il 21. Mia madre mi risponde gelida: “Allora ho fatto male a sostenere la tua parte. Hai dato al papà la tua parola che saresti stata a casa per il 20. Invece torni al 21. Male, molto male” e riattacca. Faccio di tutto per non pensarci, e sotto sotto ci riesco. Ma arriva il 21: attorno a mezzogiorno sono a casa e i miei ci accolgono cordialmente. Invitano Marco a fermarsi a pranzo e le cose filano via in allegrìa. Attorno alle 15 Marco se ne va, vado sul balcone a salutarlo mentre lui è da basso, lo vedo andarsene e rientro in casa. Mio padre, adesso scuro in volto, mi fa: “Che giorno dovevi tornare?” “Il 20” “Che giorno è oggi?” “Il 21” “Ecco, vai a spogliarti e torna qui nuda”. Mia madre, ritta e silente, dà dimostrazione di approvare con un’espressione del volto che è tutta un programma. Torno e vengo invitata a sdraiarmi sul divano. Mio padre ha già in mano la cinta. Mia madre si mette accovacciata vicino a me, mi tiene per le spalle e dice a mio padre: “Dai!” Lui comincia, le sue cinghiate si abbattono sul mio culetto e sulla mia schiena. A un certo punto lui si ferma e mia madre: “Dagliene ancora”. Mio padre riprende. Quando termina ho il culo paonazzo e la schiena con doversi segni. Me lo fa notare mia madre, mettendomi di fronte a uno specchio e facendomi vedere attraverso un altro specchio. E aggiunge: “Questo è il trattamento che si merita chi non mantiene la parola, tradendo chi l’ha sostenuta”. Mi brucia tutto e poi arriva l’ordine di mio padre: “In camera tua ed esci solo per i pasti. Fino a nuovo ordine”. Da lì a mercoledì 25 è clausura totale, quando telefona Marco gli dico che m’è venuto improvvisamente un febbrone e devo stare a letto. Lunedì e martedì viene a trovarmi e io l’accolgo in pigiama. Si, in pigiama, per evitare che si vedano i segni. Giovedì esco, mi vedo con lui ma non faccio niente perchè qualche segno sul culo è ancora visibile. Poi sabato siamo usciti con Gloria e Ferdinando, gli amici conosciuti al mare, siamo andati a una sagra e abbiamo mangiato lì. Abbiamo anche ballato, ci siamo divertiti. Domenica mattina, a colazione, ambiente sereno, con mia madre e mio padre si è riso e scherzato. Come non fosse successo niente. I miei sono così: adorabili, ma guai a sgarrare. Con loro non si scherza. Poi, passata la buriana, nessuno strascico. Perchè sono così, adorabili. E io, purtroppo, non sempre lo tengo presente e a volte sgarro. E quando sgarro…

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