hard dreams

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uando arrivò era metà pomeriggio di una giornata piovosa, quella giusta per stare in casa, non fuori. Lo accolse la Signora, con la solita sollecita cortesia: nessuna affettazione, la maniera di fare sbrigativa, essenziale, nessun sorriso, neanche nello sguardo un solo accenno di complicità per quello che era lì per fare.
Lo fece andare nel solito stanzino, una specie di ripostiglio, dicendogli di prepararsi.
Si spogliò completamente, si tolse tutto, orologio, braccialetto, catenina. Quando si tolse le calze sentì sulle piante dei piedi il freddo del pavimento, una sensazione che accentuò la sua nudità, la sua disposizione mentale alla situazione. Trovò appeso un cordone, la cintura di un vecchio accappatoio e se lo legò in vita. Prese lo straccio, anch’esso appeso per la sua vestizione, e lo sistemò sui suoi fianchi, in modo che coprisse il pube ma lasciasse scoperto il resto. Stava avendo un accenno di erezione, cominciava a sentirsi eccitato. Ultimo dettaglio: una cintura di cuoio, abbastanza grossa, da jeans, che si appese al collo. Sapeva a cosa sarebbe servita e sentì la sua eccitazione crescere.
Era nudo, con addosso solamente una specie di perizoma, che gli copriva il pube ma lasciava in vista e disponibile il culo. Bastava poco a far cadere anche l’ultimo velo..lo sapeva e anche questo lo eccitava.
Ora era uno schiavo, il corpo a disposizione dei suoi padroni e dei loro ospiti, qualora ci fossero stati..non sapeva cosa c’era in programma, ma non gli importava. Era uno schiavo pronto e disposto a subire qualsiasi trattamento, ad obbedire a qualsiasi ordine..e ad essere punito per qualsiasi mancanza, vera o presunta.
Si concedeva ogni tanto queste fughe, queste trasgressioni. Pubblicava un annuncio su un sito dedicato agli incontri particolari, “Schiavo disponibile per incontri particolari”e riceveva decine di richieste. Il problema era filtrarle, scremare i curiosi e i velleitari, i violenti, i sadici, gli esagerati. Alcune volte se l’era anche vista brutta, con il giochino di offrirsi come schiavo, ma poi aveva imparato a distinguere, a capire dal tipo di approccio con chi aveva a che fare. Poi, poco alla volta, aveva selezionato dei “partners”, gente con cui si trovava bene e si incontrava saltuariamente, sempre su loro iniziativa..mai sua, era uno schiavo e come tale doveva solo subire, essere disponibile a richiesta, a comando, nulla di più. Di norma non si faceva pagare, anche se qualche volta aveva accettato di prendere dei soldi, non per lucro ma solo come conseguenza di un abito mentale, quello per cui l’essere trattato come una puttana era solo un’umiliazione in più, che lo faceva sentire ancora più “oggetto” e non persona, proprio come doveva essere uno schiavo.
Questi padroni già li conosceva ed era stato al loro servizio altre volte. Erano esigenti, duri, ma corretti. Non eccedevano in giochi pericolosi, rispettavano la sua incolumità fisica. Sapevano porsi un limite e lo rispettavano. Certe volte lo avevano frustato duramente, quasi a sangue, ma avevano saputo fermarsi..e poi era piaciuto anche a lui.
Sapeva in generale a cosa andava incontro questa sera, ma non in particolare. Sapeva che l’avrebbero usato per il loro piacere e forse per quello dei loro ospiti..e lui si sarebbe reso disponibile, anche con un po’ di malizia, come per incoraggiare una situazione o una punizione.
L’essere “schiavo” lo eccitava, lo liberava da ogni inibizione. Come schiavo non aveva più il controllo di quello che faceva, comandavano gli altri e lui si abbandonava ai loro capricci, alle loro pulsioni. Non aveva la possibilità di reagire, di pensare cosa si poteva o non si poteva fare..trasgrediva ogni limite e lasciava parlare il corpo. Se il suo corpo era guardato e usato, penetrato, martoriato, sporcato, umiliato per il piacere di qualcun altro, a lui andava bene, ne godeva, mentalmente e fisicamente.
Aveva impiegato del tempo per arrivare a questo stato mentale, per “accettarsi” così, con questa disposizione. Ogni tanto ricordava episodi in cui aveva posto un limite mentale alla sua condizione di schiavo, in cui non se l’era sentita di eseguire un ordine, che trovava eccessivo, che lo esponeva ad un’umiliazione o a una punizione che in quel momento riteneva esagerata, a cui non era pronto..proprio con questi padroni, ricordava, una volta era stato richiesto di uscire sul balcone e pulirlo. Aveva addosso il solo straccio sui fianchi e sul balcone sarebbe stato visto da altre persone, i
Hard Dreams 1
domenica 15 aprile 2012
13:52
Hard dreams Pagina 1
pulirlo. Aveva addosso il solo straccio sui fianchi e sul balcone sarebbe stato visto da altre persone, i vicini di fronte..aveva avuto un attimo di incertezza nell’eseguire quell’ordine e la padrona se ne accorse immediatamente. Senza dire nulla lo portò nella stanza da bagno, gli legò i polsi agli appendini contro il muro, viso contro il muro e lo frustò duramente, lasciandogli segni evidenti sulla schiena e sulle natiche. Poi lo fece girare e, con la sua nudità esposta ed eretta -era molto eccitato -lo frustò anche sul petto e le cosce. Ricordava ancora il rumore della cinghia di cuoio, prima sibilante nell’aria e poi che si abbatteva sul suo corpo con un rumore sordo, pieno..e subito dopo il lampo di dolore. Il suo corpo era martoriato, i segni della frusta si vedevano chiaramente, profondi. In certi punti, dove la frustata era stata particolarmente forte, si erano formati come dei bonfi, delle striature.
Poi lo sleghò, gli ridiede il suo straccio e gli disse “ora esci sul balcone”. Obbedì, senza esitazione. Per tutto il tempo che stette fuori sentiva addosso gli occhi dei vicini, che lo guardavano pulire il balcone, quasi nudo. Prima in piedi a scoparlo, poi in ginocchio con un secchio a lavarlo. Si muoveva e sapeva di esporre il proprio corpo allo sguardo e alle voglie dei vicini..quando era inginocchiato a pulire il pavimento esponeva il culo completamente nudo e aperto, tutti potevano guardarlo e lui non poteva far nulla per impedirlo. Inoltre esibiva i segni della punizione, delle frustate che striavano il suo corpo. Anche questo pensiero contribuiva ad accrescere la sua eccitazione.
Ci prese gusto anche lui, a questa umiliazione estrema e ogni tanto, come senza accorgersene, lasciava cadere lo straccio che gli copriva il pube, lasciando intravedere la sua erezione. Ormai aveva abbandonato ogni remora, esibiva il suo corpo segnato, lo esibiva da schiavo. Anche i vicini, se avessero voluto potevano usarlo a loro piacimento, lui non si sarebbe opposto. Aveva raggiunto uno stato mentale in cui comandava solo il piacere del suo corpo, che egli stesso vedeva ed immaginava esibito ed umiliato..la padrona si accorse della sua eccitazione, comprese che in quel momento poteva infliggerli qualsiasi altra umiliazione e lo richiamò in casa. Gli ordinò di masturbarsi davanti a lei, perché questo gesto significava mettere da parte ogni pudore, ogni intimità sua personale che forse ancora poteva avere..”sei solo un corpo a mia disposizione, non hai diritto ad alcun pudore ed intimità, neanche per soddisfare il piacere più intimo e personale”. Si masturbò davanti a lei, arrivò subito, il suo seme schizzò sulla parete, per terra..e la padrona gli ordinò di pulire tutto, con la lingua.
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