ho fatto la guerra

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Mio nonno è un mito ancora fortunatamente vivente,tuttora arzillo non conosce tregua e conserva la vivacità che lo ha sempre contraddistinto. Puntualmente di domenica succede di riunirci durante il pranzo, io, mia madre, mio padre, mio fratello, mia sorella ed appunto mio nonno Luigi, l’unico nonno che mi è rimasto,il padre di mia madre.Il pranzo si svolge in maniera più o meno classica ed usuale a tutte le famiglie italiane,tra lasagne,sfottò,barzellette,confessioni, e storielle.Storielle tipiche di mio nonno,che racconta con orgoglio a noi nipoti,che stiamo lì a seguirlo come incantati,ma una domenica volle raccontarne una privatamente solo a me,forse perchè sono il più grande dei suoi nipoti ed avrei potuto capirla,quindi mi chiamò fuori per fumarci una sigaretta,ed esordì così:
“eh nipote mio tu vivi nel culo della vacca!,io ho fatto la guerra…ho fatto,prima non era come adesso dove si ha tutto e non si apprezza niente”,”hai ragione nonno,ma come hai affrontato quei giorni di guerra,hai avuta molta paura?”,”alla fine caro Giuseppe ci si abitua anche a quella.Comunque ricordo come se fosse ieri,marciavamo per le strade di Roma,e quella che doveva essere una normale esercitazione,si trasformò in incubo”,”davvero? perchè?”,dissi io incuriosito;”noi fino a pochi minuti prima che uscissimo dalla caserma,eravamo ancora alleati con i tedeschi,che seppur con qualche screzio,operavano militarmente con noi”,”che storie!come mai allora questo repentino contrordine?”,”Badoglio aveva firmato l’accordo con gli inglesi,il regime fascista era quasi decaduto,ma i tedeschi avevano ancora un grande controllo su Roma.Sentimmo un tedesco gridare:Italiani traditori!,con una ferocia ed una rabbia mai sentita prima,ci rincorsero inferociti,imbracciarono le armi e cominciarono a sparare follemente sul gruppo.Cercammo di dividerci per non dare punti di riferimento.Dopo aver corso con il cuore in gola,e col sudore freddo,cercai di imboscarmi per le campagne insieme ad altri due compagni che seguirono la mia stessa idea,silenziosamente,e senza fiatare ci accovacciammo a terra cercando di non fare rumore,la vegetazione era alta,ma i tedeschi non erano molto lontani,tanto che li sentimmo sbraitare nella loro lingua,e di sicuro non dicevano:che bel sole che c’è oggi,o quant’è bella l’Italia,anche se di tedesco io non capivo una mazza.Aspettammo che si allontanassero,aspettammo un bel po prima di trovare il coraggio di uscire allo scoperto.”Se ne sò ghiuti” disse Enzo in perfetto napoletano,”comunque con queste mimetiche addosso non possiamo fare molta strada”,dissi io con preoccupazione,ma buttai lo sguardo in una cascina a qualche centinaio di metri,proposi agli altri di andarci e loro mi seguirono.Avvicinandoci vedemmo che non era una casa abbandonata,ci abitava una signora.Spiegammo a lei tutta la situazione,e che avevamo bisogno di un cambio di abiti,la donna rispose che doveva avere qualcosa di suo marito.Detto fatto,si presentò con il cambio per tutti e tre noi.”Signora,suo marito dov’è?” dissi io incuriosito,”anche lui è un soldato come voi,ma non è qui a Roma,e da tre mesi che non ricevo più lettere dal fronte e Dio solo sa dove sta ora” spiegò così,e sbottò in un pianto incontrollato.Ci liberammo delle mimetiche e le bruciammo per non lasciare tracce,una misura presa per evitare di lasciare nei guai la povera donna.Ormai eravamo dei civili,puliti e cambiati.Era calato ormai il sole ed era giunto il momento di levare le tende,e ringraziare la donna per l’aiuto.”Non vorrete mica andarvene senza aver mangiato niente?”,”abbiamo usufruito già troppo della sua ospitalità”,le dissi io,”ma per me non è un disturbo,sono sempre sola e scambiare qualche parola con qualcuno non mi fa impazzire all’idea di questa orribile situazione”,queste parole ci intenerirono,e decidemmo che si poteva stare almeno per la cena.Una minestrina calda,ed una patata bollita a testa fu quanto quella sera toccò a testa ad ognuno di noi,e fu tantissimo,santissima donna.”E’freddo stanotte non vi conviene uscire,poi qui siete riparati,domani mattina presto potrete ripartire più tranquilli”,ci guardammo tra commilitoni,e lo sguardo d’intesa ci fece capire che tutto sommato uscire la sera al freddo non sarebbe convenuto,per andare poi dove? la caserma sicuramente sarà stata attaccata o probabilmente occupata,ad ogni modo non ci sarebbe nessun volto amico ad attenderci,al mattino avremmo avuto campo libero e tentare da civili di raggiungere la stazione.Decidemmo così di restare per la notte,tre coperte per ognuno stese in terra,ed altre tre sopra a riscaldarci,fu il nostro letto quella sera.Tra il russare dei miei amici udii dalla stanza accanto un suono soffocato,che capii presto si trattasse di pianto,tanto che non riuscii più a dormire,mi faceva male sentire quella donna piangere,sentivo il dovere di rincuorarla,era il minimo che potevo fare per lei.”Signora” le dissi dolcemente,”mi dispiace sentirla piangere”-“così sono le mie giornate da quando mio marito è partito”-“tornerà presto vedrà,ormai la fine della guerra è agli sgoccioli,i fascisti si sono ritirati”-“speriamo,prego Dio ogni giorno per questo”,mi disse, guardandomi con gli occhi lucidi di lacrime,e stringendomi forte la mano.Io seduto al lato del suo letto non tratteni la tristezza che mi provocò la signora,la sua situazione la comprendevo benissimo,era uguale alla mia,anche io desideravo fortemente tornare dalla mia amata.La baciai sulla fronte per dimostrarle vicinanza,lei mi guardò intensamente negli occhi afferrò la mia mano e la baciò.Un’impulso represso da entrambi da un po di tempo prese il sopravvento,ci stringemmo forte,mi protesi ancora verso di lei e la baciai,le lingue si cercarono e si trovarono.Mi spogliai rinvigorito dall’istinto passionale,lei scoperchiò le sue coperte,sbottonò la sua camicia da notte,le slacciai il reggiseno,e mi appoggiai alle sue morbidi tette,che baciai ripetutamente.Leccai i suoi capezzoli,scorsi e scrutai con la mia lingua la profondità della sua fica non so per quanto tempo,credo abbastanza d’avergli procurato un umido piacere,mi sembrò un tempo meravigliosamente infinito.Le carezzai le gambe e le annusai,era da tanto che non sentivo quell’odore,mi ricordava Maria,tua nonna buonanima.Il mio pene era tornato a vivere,lei me lo accarezzò dolcemente,me lo baciò,se lo infilò in bocca e mi procuro con quel dolce su e giù il primo orgasmo.La mente mi portò subito a tua nonna, e a quando lo facemmo,il giorno prima di partire alla chiamata,adesso sentivo le sue mani che mi accarezzavano i fianchi e la spalla,e il suo fiato caldo su di me.L’eccitazione ritornò,e più forte di prima,lei allargò le gambe io l’avvolsi abbracciandole vigorosamente le spalle,e penetrandola tra quella mora ed invitante peluria,oh com’era calda!.Sfogai tutta la mia passione repressa in quelle pompate,lei invece sognò per quella notte che suo marito fosse tornato.Il mio sperma finì tra le sue tette,non avrei mai voluto lasciargli un ricordo scomodo,sarebbe stato troppo per colei che ci offrì aiuto con il cuore in mano.Nonostante la dolce notte,mi alzai alle cinque del mattino dando la sveglia anche ai miei commilitoni,feci cenno che era ora di andarsene,chiusi per ultimo la porta e salutai quella buona donna:”grazie di cuore Cesarea,tuo marito tornerà presto non dubitare”,lei mi rispose con uno sguardo speranzoso e mi salutò,io calai il capo in segno di riconoscenza e me ne andai.Io la guerra l’ho fatta pensando all’amore”.
“La nonna ha mai saputo questa storia?”,dissi io incuriosito”,”la nonna è stata sempre nei miei pensieri,anche quella notte”,fu la sua unica e sola risposta.

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