il bastone dello zio

Zio Ettore ci veniva a trovare regolarmente ma non posso giurare che fosse amante di mia madre o meno per il semplice fatto che dopo quella sera contro il baule non li ho visti piu’ in intimita’. Forse si vedevano quando ero a scuola, non lo so e non mi sono nemmeno mai posto il problema. Sta di fatto che quasi ogni sera veniva a farci compagnia e durante le vacanze estive mi portava sul suo calesse in campagna. Era un vecchio calesse mezzo sgangherato trainato da un asino ancora piu’ sgangherato. Alcune volte mi faceva sedere sulle ginocchia e dandomi le redini mi faceva guidare l’asino che peraltro conosceva gia’ il cammino . Ero felice, mi sembrava di essere il padrone del mondo. Guidare un asino che andava dove voleva lui mentre a me sembrava di essere io a decidere. Indossavo i calzoncini corti ed una maglietta senza maniche, lo zio mi stringeva in mezzo alle cosce per non farmi cadere e mi soffiava sul collo e ansimava. A volte mi sembrava di sentire un suo muscolo irrigidirsi ma ero troppo preso dal governare l’animale per capire cosa fosse quel coso duro che spingeva contro il culetto. Un giorno pioveva una pioggerellina leggera e minuta ma fastidiosa quando mi cedette le redini e mi chiese di reggere anche l’ombrello. Con una mano tenni le redini e con l’altra facevo ondeggiare l’ombrello mentre lui mi soffio’ sul collo e mi disse che avevo la pelle delle cosce delicata come quella di una donna . Non capivo cosa intendesse dire e mi preoccupai di non accecarlo coi ferri dell’ombrello. Ad un certo punto mi afferro’ per i fianchi e mi sollevo’ di peso , lo sentii armeggiare colla patta dei suoi pantaloni quindi mi fece sedere come prima e sentii tra le cosce il calore del cazzo nudo. – Ah, finalmente, era troppo stretto e mi faceva male, adesso sto meglio. Ti dispiace? Siamo tra uomini o no? Abbassai lo sguardo rischiando di perdere l’ombrello e vidi una capocchia viola e gonfia ergersi tra le mie cosce come se fosse la mia. – Toccalo se vuoi, senti quanto e’ duro. Stavo giusto pensando a tua madre…. Io avevo il viso in fiamme per la vergogna non sapendo cosa fare ne’ cosa rispondere. Fissai lo sguardo avanti e mi dedicai alla guida senza perdere il controllo dell’ombrello. Ogni tanto lanciavo uno sguardo furtivo al cazzo che saliva e scendeva tra le cosce sfruttando le scosse causate dalla strada sterrata. – Chiudi le cosce, stringile piu’ che puoi, non temere….Io le avevo allargate al massimo per evitare il contatto ma lui le carezzava tutte e due e me le chiudeva attorno al cazzo. Avevo voglia di piangere tanto ero in difficolta’. Ma non potevo fare molto colle mani impedite e collo zio che mi attirava a se e praticamente mi chiavava in mezzo alle cosce. All’epoca non sapevo che si potesse fare sesso anche cosi’, anzi, non sapevo nemmeno che si potesse fare sesso. Il tragitto durava circa mezz’ora e fu mezz’ora di disagio e di sofferenza. Finalmente arrivammo a destinazione, lo zio col cazzo che pendeva molle fuori dai pantaloni attacco’ l’asino al riparo dalla pioggia sotto una vecchia quercia e ando’ in cascina a cercare una balla di fieno da sistemare davanti l’animale. Io ero incantato, coll’ombrello in mano, a guardare in aria per non far vedere che di tanto in tanto sbirciavo il cazzo che penzoloni sobbalzava quando lo zio si muoveva. – Aspetta che faccio una pisciata ed entriamo al riparo. Tu non vuoi pisciare? No, non volevo pisciare ed anche se lo avessi voluto mai glielo avrei detto ne’ lo avrei fatto li’ fuori come stava facendo lui girato verso di me tanto che alcuni schizzi caddero vicino ai miei piedi. – Non ti vergognare, dai, siamo tra uomini, no? Anche tu hai un bastoncino tra le cosce. Certo, ma il mio era una lumaca mentre il suo ero grosso nodoso e mi pareva un bastone da passeggio. – Dai, vieni dentro….e mi fece strada nella cascina sempre massaggiando il cazzo che dopo aver svuotato la vescica aveva cominciato a gonfiarsi come durante il tragitto e lo zio strizzava la capocchia nella mia direzione. Io lo seguii piu’ per forza che per amore, e mi chiedevo cosa sarebbe potuto succedere li’ dentro. Niente, non successe niente oltre al fatto che lo zio fece volare i pantaloni e seduto su una balla di paglia smanetto’ il cazzo sempre piu’ duro e mi offri’ di constatare la durezza. – Sentilo che duro, toccalo , non aver timore. Tua madre diventa matta e la pelle delle tue cosce mi ricorda la sua. Non hai mai toccato un cazzo eretto? E’ la natura, figlio mio , e’ la natura che lo fa indurire per la gioia delle donne e….dei maschietti delicati dalla pelle vellutata come te. Possibile che non hai mai toccato un cazzo? Toccalo, si bravo, cosi’, anche le palle, si bravo vedi che sei capace . Puoi anche baciarlo se vuoi. La punta, bacialo sulla punta, bravo, cosi’, mi ricordi tanto tua madre, hai le sue labbra la sua bocca la sua pelle, dio che bello che sei, peccato che hai il pistolino….saresti una femminuccia bellissima….bacialo ancora, ti piace? Come no? Ti piace e non lo sai. E’ naturale che ti piaccia, ti deve piacere, a tutti i ragazzi piace. Prendilo in bocca. Ahi, attento ai denti, apri di piu’ la bocca, ancora di piu’ un po’ ancora, cosi’, bravo, vedo che sei bravo, vedo che sei predisposto a fare pompini. Succhia adesso, trattieni la capocchia in bocca e succhia mentre le giri intorno colla lingua, bravoooo bravooo davvero bravo piu’ bravo di tua madre siiiii bravo tutto in bocca adesso, fino ai coglioni ancora ti prego ancora un po’. All’inizio avevo obbedito per una sorta di rispetto verso l’uomo che aveva promesso di occuparsi della mia educazione sebbene una forma di ripulsa mi aveva fatto tenere la bocca chiusa ma poi un po’ la curiosita’ un po’ il piacere di soddisfare la sua voglia avevo socchiuso le labbra ed avevo accolto la grossa cappella turgida. Un gusto salato di piscio per alcune gocce apparse sull’orlo dell’uretra che avevo inghiottito ed un forte odore di maschio mi faceva girare la testa. Non riuscivo a capire quale piacere provasse lo zio per quanto mi riguardava non provavo nulla se non fastidio e mi dicevo che son ben strani gli uomini colle loro voglie . Lo zio intanto stralunava straparlava sbuffava e mi chiamava la sua troietta la sua pompinara di famiglia e cose cosi’. Quando d’un tratto uno schizzo di sperma dolce e caldo mi allaga la bocca e mi fa tossire per la mancanza di fiato . Sputo fuori il cazzo ma lui mi obbliga e riprenderlo ed ingoiare fino all’ultima goccia di sborra. – Bevi, bevi che fa bene alla pelle, bevi tutto…..All’improvviso un dubbio : e se resto incinta? Io sapevo che quel liquido serviva per ingravidare le donne. Mi veniva da piangere mentre succhiavo e leccavo l’asta per ripulirla come lui mi ordinava di fare. – Sei stato davvero bravo, sei una brava femminuccia. Mi hai fatto godere, non lo dimentichero’ mai. Non dirlo alla mamma altrimenti si ingelosisce e non ti fa venire piu’ con me sul calesse. Ma il mio timore era la gravidanza indesiderata non mia madre. Lo zio volle che mi togliessi i vestiti e gli mostrassi come ero fatto. Forse intui’ la mia vergogna perche’ chiuse l’unica finestrella piena di polvere e restammo al buio. Mi cavo’ pantaloni e mutandine e volle succhiarmi il pistolino che manco a dirlo se prima era una lumaca quando lo prese in bocca spari’ completamente. Mi succhio’ le palline ed il buco del culo facendomi il solletico mentre sbuffava come un treno in salita e quando gli torno’ un cazzo duro piu’ di prima mi fece mettere a pancia sotto e mi chiavo’ in mezzo alle cosce come una volta avevo visto mio padre fare con mia madre. Mi davano fastidio le sue spinte contro la schiena ed il cazzo che fregava tra le cosce fino a che un getto di liquido cremoso e scivoloso non attuti’ il bruciore. Ando’ a cercare qualcosa per pulirmi e quando torno’ mi mise ancora in bocca il cazzo ormai molle perche’ glielo pulissi. Durante il tragitto di ritorno non fece altro che raccomandarmi di non dire nulla a nessuno pena di non rifare piu’ lo stesso gioco . Il gioco che continuo’ per qualche anno fino a che non cominciai a sentire gli stimoli della carne e provvidi da solo a cercarmi i partner per giocare.

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