il circolo dei bastardi capitolo 2

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La signora Piera, si, è di nuovo la “signora” Piera, la Padrona di casa; ne è enormemente soddisfatta, felice anzi. Lui, l’Avvocato, l’avvocato Giulio, il suo uomo, il suo amore , dorme appallottolato sotto le lenzuola. Lei, la sua amante invece non sente il freddo, ha frequentato la dura scuola del Circolo, ed anzi ora brucia; lo ha fatto godere due volte accogliendolo nel ventre, fiera di accoglierlo, e mai ne ha provato tanto piacere, con la testa soltanto però, come solo sa fare. Di quel piacere di cui le sue compagne al Circolo tanto disquisivano, mai aveva avuto più che un vago sentore, neppure adesso; forse quella mattina, ancora al Circolo… ma non voleva pensarci, neppure solo pensarci. Nonostante fosse stata una giornata faticosissima per entrambi, sopratutto per lei, la signora Piera che non era più abituata all’aria aperta, a girare per negozi, a salire e scendere dai taxi ed a fare tante cose insieme, come quel giorno, concludendolo poi con la cena in un elegante ristorante, Lui, a casa, si era dimostrato più che mai focoso. Non le ha strappati di dosso gli abiti eleganti acquistati qualche ora prima ma quasi. I preliminari che aveva poco tempo prima solo sopportati e che ora tanto desiderava da Lui, erano consistiti in qualche bacio e poche carezze frettolose. Dio se la voleva! Ne era chiaramente affamato e Lei, capendolo, aveva subito e di buon grado divaricate le ginocchia offrendosi. Il glande si era fatto strada nel suo ventre, prepotente, da padrone quale è, mentre lei, Piera, si inarca per meglio riceverlo, da donna innamorata, da amante sottomessa, felice di amarlo, di essere posseduta, di essere sua. Più tardi, dopo una sigaretta ed i consueti “ti amo, e tu mi ami, io ti amo di più, non è vero, sono io che amo te di più…”altre carezze, altri baci ed ancora carezze e di nuovo fu sua. Con più dolcezza, lentamente, beandosene entrambe. La dura scuola testé conclusa a qualcosa certo era servita, lui stesso l’aveva detto, “ho fatto bene a mandarti al Circolo, sei diventata molto più brava, dolce, flessuosa, mi sento libero di fare l’amore senza problemi…” Si erano sorriso e baciati teneramente. Ancora più tardi, ma non ancora a mezzanotte, le aveva chiesto di provare a “far rinsavire questo qua, sembra decisamente fuori servizio” e Piera, dentro di se ridendo felice, dopo aver provato con le mani era ricorsa ai grandi mezzi. Aveva scoperto il glande, ne aveva sfiorato con la lingua, mollemente, il delicato piccolo taglietto, e ripetuto, forse in meglio, il “bocchino” magistrale della sera precedente. Linguaggio da bordello e da Circolo, che ora con Lui avrebbe voluto, ma non osava, manifestare ad alta voce. Si un lungo, estenuante per entrambi, “lavoro di bocca” che le diede in premio solo qualche goccia, sempre linguaggio vietato, da Circolo, “della superba sborra” di Lui. Le sarebbe proprio piaciuto parlare in quel modo al suo Uomo; ma non lo avrebbe mai osato. Andò controvoglia in bagno per poi restarvi a lungo in una orgia di acqua calda e sapone. Nulla di questo era lesinato al Circolo, mancava solo il tempo e sopratutto la tranquillità. Nessuno adesso l’avrebbe interrotta per una “lezione” o per qualche altra incombenza. Se il suo amante, svegliandosi l’avesse chiamata per fare l’amore, non se ne sarebbe certo dispiaciuta, anzi, ma aveva imparato a riconoscere i segnali del “fine corsa maschile.” Si pettinò con cura meticolosa prima di tornare in camera da Lui. Dorme come un bambino pensa, un poco delusa. Nella fioca luce del lumino da notte ne vede i lineamenti fini, delicati e sente il cuore pulsarle in gola, un empito d’ amore mai provato prima, immenso, infinito,da morire, pensa. Chissà quando vorrà anche il mio sedere. Alla maggior parte dei Soci quella parte del corpo femminile piaceva, sopratutto il suo, forse perchè vietato. In corpo, non inculare e neppure sodomizzare dicevano le donne che stranamente, pur usando quando erano sicure di non correre rischi, tra loro, un linguaggio da caserma, in quel caso sembravano più pudiche, in corpo te lo mettono una su quattro o cinque volte. I più inoltre se lo fanno succhiare quando non ce la fanno più, per farselo tornare arzillo soltanto. Altri però arrivano fino in fondo, pensa Piera. Alla Bianca che le era succeduta, avevano frustato a sangue le cosce, i seni e le natiche delicate per poi romperle letteralmente il sedere, sfondandoglielo con ferocia. Era successo la prima sera di quella, alla Presentazione, infoiati ed eccitati dalla sua paura, dalle sue suppliche, i Soci avevano infierito oltre ogni misura sulla poveretta. Aveva aiutata la disgraziata a tornare in camera ed a medicarla. Ma tant’è, anzi, acqua passata, il Circolo non esisteva più. Lui, la sera prima, l’aveva presa tra le braccia, portandola al secondo piano, l’aveva fatta sua, ma ricordava poco, frastornata dalle frustate ma sopratutto dalla notizia che l’indomani la riportava a casa. Dopo aveva dormito a lungo, da sola, svegliandosi quando una Bianca, un’altra Bianca, le aveva portata la colazione. Nel bagno aveva cercato di controllare i segni della sferza. Si, quel figlio di cane era bravo. Più sei bravo meno segni lasci, ma procuri anche molto più dolore. Ne aveva ben pochi di segni per quello che riusciva a vedere allo specchio sopra il lavabo. Non aveva fame e lasciò sul vassoio parte dell’unica brioche che aveva sbocconcellata. Oggi torno a casa con Lui, oggi torno a casa, con Lui…La porta fu aperta, era il suo amante con un Socio ed una compagna, la Rossa, sua vecchia conoscenza, subito dopo la altrettanto vecchia amica, Gialla. I Soci raramente salivano al secondo piano ed ancora più raramente, forse mai da quando era tra quelle mura e fino alla sera prima, i mariti od amanti delle donne. Non sapeva neppure se esistessero regole al riguardo e, temendo un cambio di programma stette immobile, tesa, non osando chiedere al suo amante cosa significasse la loro presenza a quell’ora del mattino. Dopo la colazione si era stesa sul letto coprendosi col lenzuolo. Segui le regole, sempre, prenderai meno botte le aveva detto Gialla al suo arrivo, mesi prima. Aveva pensato di botto di comportarsi come fossero nel salone od in una delle camerette dove i Soci impartivano quelle che “spiritosamente” chiamavano lezioni private. Si scoprì per poi alzarsi, lentamente e quasi fiera della sua nudità. Un leggerissimo, impercettibile segno di assenso venne da Gialla e le fece capire di aver fatto la mossa giusta. Allora, incoraggiata, si inginocchiò chinando il capo. Il consueto atto di sottomissione adatto ad ogni evenienza. Riconobbe dalla voce Il Socio, quello che l’aveva accolta e le aveva fatto firmare la carta; cosa esattamente avesse firmato non lo sapeva. Senza una parola Rossa le sfila la fede che Il Socio sostituì con un anello bizzarro, fili d’oro e di un un metallo nero forse smaltato, intrecciati a maglia. Non aveva mai visto nulla del genere. All’anulare destro invece infilò un anello vistoso, una pietra nera quadrata ed un poco troppo grande. Nel centro dell’alta montatura a graffette, verso la nocca, era appesa una goccia d’oro che rendeva l’anello ancora più discutibile ed appariscente, non certo un oggetto che lei avrebbe scelto. Ovviamente Piera non poteva scegliere od opporsi. Non le era dato neppure di commentare. Le strinsero al collo uno strangolino di velluto dal quale pendeva un’altra pietra nera con relativa goccia d’oro e cinque pietre con le relative gocce d’oro erano incastonate equidistanti, in un bracciale che le cinse il polso. Dopo aver guardato l’insieme certamente discutibile, il Socio le dice che qualsiasi abito lei indossi o nuda a letto e sola, in bagno od in mezzo alla gente, a casa od in capo al mondo, sempre, dico sempre, uno almeno di questi gioielli deve essere ben visibile, in qualsiasi stagione. I collari sono di materiali e colori diversi, adatti a qualsiasi abito od occasione. Le gocce sono le lacrime che verserà per il suo Padrone, perché il suo amante è il suo Padrone, ormai lo deve di certo aver capito, Padrone della sua mente, del suo cuore, ripete, il suo Padrone cui per amore deve cieca ubbidienza. Solo i Soci Anziani sanno riconoscere questi monili ed i doveri che comportano, i diritti che danno loro col consenso anticipato del suo Amante e Padrone. Già si dice Piera, il mio di consenso cosa è mai? E se lo dice senza sarcasmo o pena, solo una constatazione. Ascolta comunque attenta come sempre quando un Socio parla. Non sono poi pochi ma sparpagliati per il mondo. Io sono uno di loro. Avranno, avremo il diritto di chiederle qualsiasi cosa come se si trovassi ancora qui. Sono stato chiaro? Piera s’accorse che il suo uomo sorrideva scuotendo un poco il capo e ne fu sollevata. Le solite cose sulla obbedienza, cosa varranno quando poi saranno soli lei e Lui? E’ stato chiaro Padrone, risponde a testa bassa, con la giusta umiltà. Non voleva meritarsi a quel punto, poco prima di andarsene, un’altra punizione o mettere Lui in imbarazzo. Sia pur con disgusto che faticava a mascherare lasciò che Rossa, su ordine del Socio la baciasse in bocca, con la lingua, il suo primo bacio con un’altra donna. Lasciò che percorresse con le mani il suo corpo e che portasse di nuovo la bocca su di lei ma… non sulla bocca. Si era meravigliata della levità delle carezze, carezze che solo una donna sapeva impartire ad una donna, poi sussultò. Un brivido, il calore che le sale dal ventre su, sempre più su, sempre più intenso… Era inorridita giudicando mostruoso raggiungere il famoso orgasmo, famoso li al Club, per mezzo della bocca di una donna, così, davanti a tutti, davanti al suo uomo e cercò, riuscendovi, a far si che non succedesse. Non merito soltanto suo ma dell’ordine che immobilizzò l’altra. Ci era andata comunque vicina ed era incerta tra la contentezza di esservi quasi riuscita, non era anormale, ed il timore di essere una lesbica, di saper godere solo con le donne. Vedendo il Maestro avvicinarsi aveva pensato che l’avrebbe goduta. No! A goderla, davanti a tutti fu Lui e Piera ne gioì. Era la sua donna e Lui il suo uomo il suo Padrone ed ora lo attestavano pubblicamente, Lui possedendola e lei dandosi. Il momento magico era però alle sue spalle, Lui aveva goduto nel sesso di Piera e poi nella bocca di Gialla. Più tardi ancora si era affannato sul ventre di Rossa. Non le importava, non le importava nulla, era una specie di rito, niente altro che un rito.
Il sonno la colse mentre, mentendo a se stessa, diceva che non le importava nulla che il suo amante avesse goduto, avesse dispensato i suoi favori a Gialla e Rossa, una colossale bugia. Una bugia che lentamente, giorno dopo giorno sarebbe divenuta sempre più vera nel suo cervello. Non la batteva, basta frustate e timori. Senza commenti Piera indossa tutti i giorni i monili. Che importa? Lui la ama e lei adora Lui, sempre di più, anche se un leggero nervosismo una insofferenza crescente la pervade. Perché? Tuo marito emerge dalle viscere della terra con un mese di anticipo le dice un sera. E’ tutto pronto, Qualche giorno dopo viene a sapere che il marito era subito partito dall’Europa senza passare neppure dall’Italia e non ci sarebbe più tornato. Certo la rinuncia alla casa in cui era nata era stata dolorosa, in cambio possedeva ed abitava un piccolo delizioso appartamento altrettanto centrale ma di dimensioni umane, non i primi due piani di un palazzo. Sentiva spesso al telefono la sorella e seguiva gli alti e bassi della salute della madre che la figlia minore, sua sorella Lucetta, seguiva amorevolmente nei limiti degli impegni scolastici, lontana, in America, sulla costa del Pacifico. Persino un appuntamento telefonico era difficoltoso. Non era questo a turbarla. Amava inoltre le quiete serate a casa dell’amante, leggendo, ascoltando alla radio una commedia o della buona musica, vicini e consci della presenza l’uno dell’altra, qualche parola poi l’amore ed i lunghi ozi tra le coltri prima del sonno ristoratore. Amava dargli piacere e nel dargli piacere trovava il proprio piacere, sempre e solo a livello cerebrale e forse per questo più grande ed intenso. Era una felicità totalizzante. Amava tenergli ordinatissima la casa o riceverlo nella sua di casa quando decideva di passarvi la notte con lei. Amava cuocergli manicaretti, dedicando giorni alla ricerche di ricette esotiche o nostrane che rientrassero nei suoi gusti che ormai conosceva a menadito. Amava prepararsi meticolosamente per un incontro in programma o solo nella speranza di una poco probabile sua improvvisata. La madre tra la vita e la morte così lontana e Lucetta ed il suo futuro la preoccupavano è vero, ma sempre tornava con la mente al suo uomo, il centro dei suoi pensieri e della sua vita. Gelosa? Si chiese una volta e ne sorrise, non avrebbe mai potuto permettersi di…Lui lo era moltissimo e non mancava di evidenziarlo; non tollerava uscisse di casa senza metterlo prima a conoscenza del dove, del come e del perchè. Quando ancora abitava da lui, temette volesse batterla per questo. Non la schiaffeggiò, di fruste non ne aveva, ma la lunga occhiata di un gelo assoluto bastò a terrorizzarla. Mai più sarebbe stata disattenta alle sue parole, mai più avrebbe fatto qualcosa che potesse spiacergli, avrebbe sempre ubbidito. Lo disse singhiozzando disperata, in ginocchio ai suoi piedi. Che si procurasse una frusta non la spaventava affatto, quel che temeva terrorizzandola appunto era la possibilità che la potesse scacciare. Non l’aveva scacciata ed anzi si era mostrato nelle seguenti settimane, sempre più affettuoso e presente nell’unico modo che conoscesse, circondandola di amore. Arrivò a chiamarla a notte fonda. Bastava un “vieni” e lei si preparava precipitosamente e lo raggiungeva in taxi. Talvolta, più spesso, era Lui ad entrare nella casa di Piera, aveva le chiavi e vi teneva di che cambiarsi ed il necessario per la toletta. Era diventato un poco più esigente e pignolo, questo si, ma non le importava ed anzi la faceva sentire quasi più amata. La pazienza e la ubbidienza erano state instillate in lei prima in famiglia, dalla madre con ferma ed affettuosa pazienza, poi e ben più rudemente e a fondo al Circolo; facevano parte ormai del suo essere.

Preparati, questa sera ti voglio presentare mio cugino, quello di cui ti ho parlato. Le disse inoltre, cosa abituale quando uscivano, cosa indossare. Fatti trovare pronta alle sette.
Preparandosi con attenzione particolare, fu sfiorata da un pensiero. Perché mai, abbracciandola prima di uscire e diretto al lavoro, le aveva chiesto se gli avrebbe ubbidito sempre ed in qualsiasi cosa? Scosse le spalle, non importava, e non era neppure la prima volta che le rivolgeva domande del genere. La signora Piera certo lo amava troppo per pensare di dispiacergli in qualche modo, mai e poi mai, neanche pensarci. Aveva chiesto uno specchio come quello della sartoria al Circolo e l’aveva avuto. Dopo il bagno vi si guarda e ciò che vede le piace. Si chiede se le mammelle si siano un poco gonfiate, ingrandite. Lui le aveva fatto gettare tutto quello che aveva, tutto quello che le era stato comprato od avesse comprato col denaro del marito. Gelosia anche questa. Indossava quindi biancheria nuova, di una marca diversa dalla consueta. Forse i reggiseno che indossava ora erano un poco più stretti? Ma lei era persino un poco dimagrita! Poco male. Le carezze avevano reso i suoi capezzoli più sensibili? Certo che ora non le spiacevano più, al massimo certe carezze, le più intime ancora la imbarazzavano. Indossa il reggiseno, poi il bustino reggicalze, le mutandine di seta e le calze. Sarebbe stata pronta molto prima delle sette, si prendeva sempre una decina di minuti almeno di sicurezza e quella sera questa abitudine si mostra saggia perchè il suo uomo giunge con quasi mezz’ora di anticipo. Le basta affrettarsi e ben prima delle sette sono nella vettura di Lui. Le piace andare in macchina con Lui, le era anzi sempre piaciuto fin da bambina. Anche allora socchiudeva gli occhi, si abbandonava ai giochi della fantasia: stavano viaggiando su un veicolo magico, volando silenziosi. Un clacson, una frenata un poco brusca la riporta al presente ed alla realtà. Non conosce affatto le periferie di Milano ma quella parte si, c’era già passata. Un cartello stradale le conferma che stanno dirigendosi verso il sud. Il cugino stava da quelle parti? Era cresciuta nella convinzione che la gente per bene abitasse, dovesse abitare, all’interno della cerchia dei Navigli. In certi casi, ma solo in certi casi, in alcune vie anche un poco oltre, ma proprio in periferia…e stanno raggiungendo il punto in cui non capisci se sei a Milano od in uno di quegli squallidi paesi che la circondano e cre scono come fungaie. Non vi arrivano. Escono dallo stradone e superano alcune “piupere”. Siamo arrivati, pensa. Percorrono una strada stretta che conserva appena le tracce di una copertura di asfalto. Avevano costeggiato per un breve tratto un muro di mattoni anch’esso in cattivo stato, mattoni sbrecciati e coperti di rampicanti fino ad un ingresso per carrozze, di quelli rientranti come due braccia a semicerchio, roba vecchia. Erano poi entrati, dopo aver suonato ad un campanello, ma aprendo il cancello con la chiave che l’amante aveva tratto di tasca. Un tempo forse la palazzina era…ma non aveva avuto il tempo di proseguire nelle sue elucubrazioni che una cameriera aveva aperto la porta della palazzina. Cinquanta anni, forse meno il viso ed il corpo pienotti, sorridente. Ben arrivato, avvocato, signora, accomodatevi. Prende le loro cose e li prece per uno scalone certo degno di un palazzo signorile e non di quella costruzione all’esterno almeno modesta, La prima cosa che colpì la signora Piera fu la assoluta mancanza di rassomiglianza tra i due. Il Dottore poi era di pochi anni soltanto più vecchio del suo amore, dottore ma non medico, aveva immediatamente sottolineato lui. Ho studiato chimica… Non un mostro ma neppure lontanamente bello quanto il suo amante. Le era consueto fare questi paragoni dai quali, sempre, in un modo o nell’altro Lui usciva vincitore in tutto. E’ bello, si giustificava lei e forse lo vedo così, con gli occhi del mio cuore. La cena, ben allestita e ben servita, niente da eccepire, neppure per la allieva di sua madre e di uno dei migliori maggiordomi d’Italia finito chissà come al Circolo. Aveva cercato di seguirne gli insegnamenti, cercando di interloquire con verve, quasi di brillare senza apparire un cane sapiente o mettere in ombra, mai, il loro ospite e dio non volesse, Lui. Dopo una crostata di frutta ancora tiepida, dolce al punto giusto e deliziosamente friabile, passano in salotto per il caffè. Come la sala da pranzo, il salotto è arredato con gusto., Sorseggiando il caffè, Piera, pur badando a non distrarsi e seguendo la conversazione dei due si guarda intorno. Nulla da ridire, una mano esperta, un arredatore forse. No Iolanda, non serve, tu vai a dormire, ci penserà la signorina ai liquori. Piera accende la lampada ad alcool, scalda i due bicchieri e vi versa la giusta quantità del bas Armagnac hors d’age che le è stato indicato. Non è astemia e non è una bevitrice ma sa trattarsi di uno dei liquori più apprezzati, ricercati e costosi al mondo. Lo vendono in pochi. E’ veramente versatile signorina. Piera, per nulla imbarazzata gli sorrise di rimando. E così questa è la tua amante, prosegue il loro ospite. Poi rivolgendosi a lei e sempre sorridendo : non se ne meravigli signorina, come età non c’è la differenza necessaria perchè gli possa essere padre, ma dai suoi dieci anni in su, se non da padre gli ho fatto da fratello maggiore. Ti devo tutto Angelo, lo so e te ne sono grato, Poi si rivolse alla amante spiegandole che senza il cugino che aveva preso in mano le redini, alla morte del padre si sarebbe perso. Si era già perso anzi ed era solo all’inizio delle medie. Avevo ripetuto la quinta elementare e poi la prima media. Mi ha convinto con le buone e con le cattive. Più con le cattive, signorina, più con le cattive, ma Giulio era un bambino e poi un giovanotto intelligente e capace. Lo ha dimostrato recuperando quasi immediatamente i due anni persi. Ha studiato giurisprudenza, si è laureato con ottimi voti… E tu mi hai fatto entrare a fare pratica in uno dei migliori Studi di Milano… Si, ma tu mi hai fatto fare una gran bella figura ed adesso hai aperto uno studio tuo che si sta avviando ottimamente. Quando ho fatto in un anno la prima e la seconda liceo insieme, rimettendomi definitivamente in pari con lo studio, è cambiato tutto. Sai cara eravamo più che fratelli, dividevamo tutto, abbiamo cominciato a dividere veramente tutto, anche le donne. Piera sussulta, poi si dice che è impossibile parlare di certe cose davanti ad una donna. Ascolta comunque più curiosa che perplessa, per nulla intimorita, ma certo non sono discorsi da fare davanti ad una giovane ospite, si ripete. Per questo la hai portata al Circolo. Ora Piera ascolta incredula, attonita. Sei pazzo, tu la ami. Certo che la amo! E vuoi darla a me? Sei pazzo! No, mai stato così sano di mente. Avevi detto allora, la prima volta, dopo gli sculaccioni, che ti avrei ringraziato ed anzi che avrei dovuto farti un dono, il più grande possibile, quando fossi diventato con successo adulto ed uomo. Ora sono uomo, sono adulto e sto avendo successo. Hai diviso con me tutto il possibile, mi hai dato tutto quello che potevi darmi, se sono ormai ben avviato e con un futuro, lo devo a te. Se non sono uno sbandato ignorante che ha già sperperato l’eredità dei mie e vive di espedienti lo devo a te, alla tua pazienza. Se tu amassi i maschi sarei io il tuo amante ma ami le donne e solo le donne. Ma è pazzia Giulio, hai detto e ripetuto che ne sei innamorato. Va bene ma che razza di regalo sarebbe pagarti con una puttana raccattata agli Anelloni del Parco? Amo Piera e voglio fartene dono. Mi ubbidisce e lo accetterà, diventerà tua e solo tua. La discussione in certi momenti è persino accesa e lei ne è l’oggetto. Il suo uomo, il suo amore, il suo tutto la ha desiderata ed avuta. Se prima, di lei era invaghito soltanto, rapidamente se ne è innamorato. La ha condotta al Circolo pensando di lasciarla due o tre settimane. Cara, ci sei rimasta tanto a lungo perchè nel frattempo ho confermata la decisione già maturata, la decisione che dovevo darti a lui. Avrei ottemperato all’impegno preso tanti anni fa. Tu sei il dono più grande e costoso che possa fargli. Costoso perchè ti amo e dio solo sa quanto mi costi privarmi di te. Parla lentamente, staccando le parole e le sillabe, senza distogliere da lei gli occhi stranamente ed innaturalmente fissi. Glie lo devo e se mi ami accetterai. Sprofondata nella grande poltrona Piera ascolta ma non sente, ben poco almeno. Nota che il pizzo che copre il bracciolo cela una bruciatura di sigaretta. Il piede del tavolino deve essere stato restaurato da poco ma non bene. Le voci si fanno lontane, sempre più lontane, una fitta al ventre, un calore liquido le scende tra le gambe, se la sta facendo addosso, ma non può farci nulla. Smettila, non vedi pazzo, chiamo Iolanda, aiutami… il buio…
La cameriera la sta lavando, e Piera lentamente riprende i sensi. Di nuovo l’odore pungente, poi del liquore che la fa tossire. Su, su, signorina. Il cambio di stagione, son cose che capitano. Respira un poco a fatica mentre l’altra la fa stendere su un lettino. Si riposi un poco, la copro e vado ad avvertirli che sta bene, sono molto preoccupati. Domani porto in tintoria la gonna, è meglio, non vorrei rovinarla. Sarebbe meglio dormisse qui. No, un no secco, una voce che quasi rifiuta di riconoscere come sua. Si riposa almeno un poco, poi… Assolutamente no, sto meglio, vorrei salire da loro se mi dà qualcosa per coprirmi. Le ho messo a bagno le mutandine con del marsiglia, poi le lavo e le asciugo col ferro. Per la gonna è meglio la tintoria. La signora Piera sa come trattare la servitù, un cenno di ringraziamento e senza aspettare si avvia nella vestaglia che ora indossa. E’ un bene che la serva sia presente, inciampa e quasi cade ma la mano robusta dell’altra le stringe la spalla sostenendola. E’ certa di non voler riposare un poco? No , andiamo. La vestaglia deve essere del Dottore, troppo elegante, per appartenere a Iolanda; decisamente maschile anche se corta per lui. Non deve salire lo scalone, è già al primo piano, pochi passi, ecco il salotto, ora pieno di fumo. Mentre ascolta le frasi di circostanza nota che hanno finita la bottiglia. Non era però molto il liquore… Davanti a lei due volti pallidi ed i capelli del suo uomo sono madidi di sudore. Intuisce che una qualche decisione è stata presa. Anche Piera ha deciso. Rifiuta un bicchierino di liquore, acquavite di rosa colore dell’ Alchermes che le viene offerto e li guarda. Pure lei, od almeno lei una decisione la ha presa. Ti amo dice rivolta al suo Uomo. Non serve altro secondo Piera per dichiarare che farà quanto Lui desidera. Per amore e solo per amore. Invece la fissano perplessi. Accetti? Ho detto che ti amo, pensa, cos’altro serve dire? Più tardi, ma non sono neppure le undici, aspetta in piedi l’uomo che sarà almeno un poco, solo un poco, il suo amante e padrone. Così alla fine si sono accordati. Sta bene, si è del tutto ripresa. Poco prima ha baciato con foga disperata ed è stata baciata con altrettanta disperazione da…dal suo amante, unico e solo padrone, girando poi il capo nel timore le sfugga una lacrima che lui non deve vedere. Amore, vorrebbe dirgli ma il respiro è mozzo, non vuole tradire la sua disperazione. Lo dice lui, e dice che non può fare diversamente. No, non posso fare diversamente, ma ti amo. Lo ripete con crescente disperazione più volte. Lo guarda scomparire e sale sempre in compagnia della cameriera che la porta all’incubo, il buco nero che la attende al piano di sopra. Il dottore non c’è e lo attende a lungo, in piedi. Deve spogliarsi o aspettare che… Eccolo, un brivido, un poca di paura? No solo freddo, di certo nient’altro che freddo e forse stanchezza, nervoso.. E’ stata di tanti uomini, si dice, uno in più non farà differenza. Di nuovo prova a mentire a se stessa, non è la prima volta. Anche lui ora indossa una vestaglia, e dal lieve rossore delle gotesia immagina che si sia rasato. Un bagno completo anzi. La sta stringendo tra le braccia ed il profumo dell’Acqua di Colonia non nasconde del tutto quello del borotalco. La lascia, le dice di denudarsi e siede sul divano tra le due finestre per godersi lo spettacolo. Non ha molto da togliere per lo spettacolo completo ed è abituata a sentirsi guardata, osservata, spiata da occhi maschili. Mai però così freddi. La osserva in silenzio mentre fuma la sua sigaretta, Mi deve la stessa ubbidienza che deve a mio cugino. Lo so. Mi deve chiamare signore o dottore. Si signore. Giulio, prosegue il dottore, vuole essere amato, a me non interessa che lei signorina mi ami, voglio solo essere ubbidito. Lui, lo ha sentito, ha nei miei confronti un attaccamento che molti giudicherebbero morboso. Non è così. Io ho nei suoi confronti lo stesso attaccamento. Gli faccia del male e sarà a me che ne risponderà. Ho rifiutato fino alla nausea la sua offerta. Voleva che lei fossi mia e soltanto mia, cosa impossibile, la ama al punto che se ne pentirebbe ben presto pentito, forse arriverebbe a detestarmi, ad odiarmi. Questo accomodamento è il migliore possibile, e poi mi piace l’idea, sarà di entrambi. Le fa segno di accostarsi e le dice di schiudere le gambe. Quante volte lo ha fatto nei mesi passati! Troppe volte, ha un attimo di esitazione, solo un attimo, “un attimo di troppo” dice il Dottore. Seguendo le sue istruzioni Piera apre l’anta di un mobile libreria e ne riporta un corto frustino. Ora ha paura, molta paura. Per la prima volta ha trovato un uomo che teme. Le parla, a lungo. Di tanto in tanto la fa spostare,venga qui, oppure, si sdrai, sieda. Accompagna quelli che Piera riconosce ed accetta come ordini, con brevi cenni, a volte solo delle dita. Piera si chiede se sia istintivo in certi maschi quel modo di fare, quella capacità di imporsi senza grida o minacce; lo ha visto anche al Circolo, erano i Soci più temibili, sempre inesorabili. Ha paura. E’ una scoperta improvvisa. E’ una scoperta sconvolgente perchè aveva spesso provata paura mai però come ora. Scopre che la vera paura è totalizzante, annichilisce la volontà e rende vili. Non riesce a trattenere il tremore e teme di manifestare questa sua debolezza. Non vuole, non deve. Le donne deboli sono schiacciate. Le donne deboli e vili vengono battute fino a ridurle a niente. Lei non vuole diventare un niente, perdere la stima del suo uomo, del suo amore. Si inginocchi. Adesso arretri, ancora un poco, basta così. Allarghi le braccia e poggi la testa e le braccia. Ha i piedi e le gambe in parte sotto l’altro divano, a tre sedute. La testa e parzialmente le spalle poggiano sul divano stesso sul quale lui siede. Schiuda le cosce. E’ l’ultimo ordine che le impartisce. La palpeggia a lungo, ne esplora il corpo centimetro per centimetro, ancorché senza inutili durezze. Esplora la piega del sesso schiudendo le labbra esterne, cerca ed ovviamente trova l’orifizio che penetra con un dito. Ma ne esce quasi immediatamente, prosegue fino al puntino che talvolta le si gonfia un poco, non ora però. Prova la consistenza delle mammelle e le fa aprire la bocca. Di nuovo la mano percorre il suo corpo, una bestia al mercato non viene esaminata più a fondo pensa. Resta immobile senza minimamente reagire, senza mostrare il fastidio che prova. Non può, non deve. Reagisce invece e d’istinto, non può controllarsi quando un dito preme sullo sfintere. Si scosta, un poco, un poco solo, immediatamente immobilizzata da lui. Uno sguardo corrucciato. E Piera parla in maniera concitata, mangiandosi quasi le parole che le escono di bocca inarrestabili. Li no, quello no, non si può. Lui sorride appena, si solleva lasciandola libera e va sedere all’altro divano. Abbandonata sul divano a fronte, lei lo osserva tra le ciglia socchiuse. La risparmia. O signore, grazie. Lo vede accendere una sigaretta, l’ennesima, poi la chiama con un cenno cui ubbidisce, inutile fingere di non vederlo, certi trucchetti non funzionano mai con uomini così. Sieda. La fa sedere ai suoi piedi. Parla alla donna pacatamente, con gentilezza quasi. E’ ubbidiente e sottomessa ma non abbastanza. Dovrà imparare ad essere del tutto sottomessa e del tutto ubbidiente. Non può dire no. Non esiste il no nel suo vocabolario, solo il si dottore. Di nuovo la donna freme di paura. Vorrebbe chiudere gli occhi ma lui le ha detto di non farlo. Lei mi appartiene, il suo corpo mi appartiene! Piera scuote il capo, vorrebbe piangere ma dimostrarsi una femminuccia sarebbe il disastro finale. Lei però è una femminuccia. Esita, apre la bocca per iniziare a parlare ma di nuovo si zittisce: Quello è per Lui, solo per Lui, almeno la prima volta, lo pensa ma non riesce a proferire una parola. Un osservatore vedrebbe un salotto, un uomo dignitosamente coperto dalla vestaglia ed una donna giovane e bella completamente nuda tipo “colazione sull’erba”. Capisco,Giulio ovviamente non le ha detto nulla, non ne ha avuto il tempo. Bene, cominciamo dall’inizio. Il fratello della signora Erminia che ben conosce lo ha portato per la prima volta in un casino il giorno del suo diciottesimo compleanno. Al mio ritorno a Milano, qualche giorno dopo, Piero ovviamente me lo ha raccontato ed io mi sono molto arrabbiato, perchè era un postaccio laido, da quattro soldi e si diceva che fosse anche poco controllato. Gente di malaffare, di vita. Una coltellata ogni tanto ci scappava e pure le donne erano pericolose. Quando c’era lavoro chiamavano donne di strada, potevi prenderti una malattia. L’ho portato prima da uno specialista e poi in uno dei casini migliori. Gira ancora una poesia su quel posto: Vec San Pedrun, fusina de l’amur, porta coi ciod… eccetera eccetera. Non sono mai riuscito a perdonarlo per il pericolo che gli ha fatto correre. Lei è stata con molti uomini, sa che Giulio non è dotatissimo, ma che compensa le dimensioni sotto la media con…prestazioni…ad alto livello. Scopa come una faina. Mentre a lui piace essenzialmente chiavare se pure senza disdegnare una boccuccia di fata od un bel culetto, io non ho le sue preferenze, ed anzi mi piace, mi eccita, un sederino come il suo; mi piace aprirlo, farlo diventare agevole per le mie misure un poco sopra la media. Piera sgrana gli occhi meravigliata della sfrontatezza dell’uomo. Comunque, scopare come faine è un vizio di famiglia per intenderci, ma lasciamo perdere. Giulio si è privato del suo delizioso sederino conoscendo le mie preferenze ed ha ha vietato che al Circolo il suo culetto fosse messo a disposizione di tutti perchè me lo voleva riservare. Ho fatto notare che facilmente la avrei lacerata ma secondo lui non importava, sarebbe stata lieta di sopportarlo. So come fare e farò di lei l’amante perfetta, una perla rara, rarissima. E già pregusto il piacere che ricaverò nel farlo. La perfezione assoluta sarebbe stata averla vergine, plasmarla dall’inizio. Non ho avuto mai una possibilità del genere, non con una bella ragazza di buona famiglia almeno. Parla ancora un poco poi la prende per mano e la conduce nuda e scalza per il corridoio fino ad una stanza. Il letto a baldacchino è l’unica cosa che Piera vede. Troneggia al centro della camera, un letto monumentale, il suo simbolo. Le dice di prepararsi e Piera ubbidisce e si avvia verso la porta del bagno che lui le indica.. Vorrebbe a questo punto fuggire? Come? Dove? Per un attimo ha veramente odiato il suo uomo e capito i delitti passionali. Ha talvolta letto sui quotidiani titoli del genere senza capirli appieno. Lei, poco prima, ascoltando le rivelazioni del Dottore, avrebbe ucciso l’amante senza esitare. Un coltello a portata di mano sarebbe bastato. Poi avrebbe pianto disperata, forse uccidendosi a sua volta, perchè lo ama nonostante tutto e sopra di tutto, tanto da riconoscergli ogni diritto. Si, persino il diritto di darla al Dottore. Combatte dentro di sé contro questa idea sconvolgente ma lentamente vi si arrende. Non per il denaro per curare la madre e far crescere nel modo giusto Lucetta, sua sorella. Non per quella vita agiata in cui è cresciuta ed in cui ormai non spera più. Ama Giulio. Lo ama senza speranza di potersene esimere, disperatamente, conscia che da questo amore non potrà avere che umiliazioni e dolore, come ora. Si, ha accettato il Circolo e quanto ha comportato per dimostrargli di quanto amore fosse capace. Sperava di averne in cambio altrettanto…Ma sul serio lo sperava? Si lo aveva sul serio sperato. Oppure no e sapeva sin dall’inizio di cullare al massimo una speranza futile, una illusione? Non lo sa. Per certo sente di non potersene liberare, lei no, non ne ha la forza. Quel sentimento che chiama amore l’aveva legata tanto strettamente e la trattiene con forza più invincibile delle catene del Club quando veniva incatenata appunto, per batterla. Se questo è amore allora lo maledice. Eppure cosa può essere d’altro. Sapeva già di amarlo, sapeva già di appartenergli ma non aveva compreso fino a quel momento che l’estensione di quel suo folle sentimento era l’infinito nello spazio, l’eterno nel tempo. Solo una pazza può…ma io sono pazza…Lo accetta e questo le fornisce la forza per affrontare, disperatamente, ma a testa alta il Dottore, uno dei suoi due amanti. No, il dottore non la ama e non cerca il suo amore, ma neppure gli basta il suo corpo…questo lo sa, cosa cerca, cosa vuole allora? Mille e mille pensieri roteano a sprazzi nella sua mente, un gorgo che ruota follemente quasi ottenebrandola. Basta. Se ne strappa a gran fatica. Deve tornare e quella porta socchiusa diventa per un attimo un fossato, una muraglia invalicabili. Eppure deve andare e va. Lei è fatta così. La camera ora è buia se non per una pozza di luce al centro, ed una volta tanto l’uomo non fuma. E’ steso sul fianco, la osserva avanzare, indossa ancora la veste da camera. Un silenzio irreale la circonda, il mondo non esiste più, non c’è nulla se non il letto e quell’uomo che ha su di lei ogni potere. Doveva essere un tempo, quando una giovane e nobile vergine, catturata, schiava, si avviava al letto del padrone. Certo vergine lei non lo era e la esperienza del Circolo…si, fingersi umile e sottomessa. Nondimeno alza il capo e si accosta al letto. Un normalissimo letto con un uomo altrettanto normale che la guarda attento. Cosa devo fare SIR? Non dottore, è chissà perchè passata al “signore” in lingua inglese e lo fissa negli occhi. Si rende conto che lo sta sfidando e che non è bene per lei, una sciocchezza, una pazzia anzi. Il viso di lui mostra prima un lieve sorriso, un accenno appena che immediatamente si spegne e le labbra tumide divengono una sottile linea rossa, minacciosa. Poi l’uomo ride. Stenditi qui. La fa distendere supina nel centro del letto ed i piedi quasi ne toccano il limite opposto alla testata. Di nuovo ne esplora il corpo, minuziosamente. Si attarda sui seni ma a lungo esplora la fessura del sesso. Un dito la penetra, piano, tutto sommato delicatamente, attardandosi anche qui a lungo, ruotandolo, muovendosi un poco e poi su e giù, quasi un coito col dito. Sente la vagina contrarsi un poco, vorrebbe almeno chiudere gli occhi, non osa, ha consumato poco prima tutto il suo coraggio. Può chiudere gli occhi signorina. Piera quasi grata lo fa per poi spalancarli di nuovo. Un ultimo sprazzo di coraggio, velleità di una futile rivolta? Che importa. Il dito viene estratto senza difficoltà, un poco umido degli umori di lei scorre all’interno delle grandi labbra fino al “puntino” come chiama lei il clitoride; è bagnato e non le crea fastidio. Senza fermarsi nella sua odiosa carezza accosta la bocca ai seni, ne morde delicatamente i capezzoli, li morde entrambi. Questa volta la penetra con due dita. Sussulta più per il timore di sentir male che altro ma non prova dolore, il suo corpo ha cominciato a fare il suo dovere e sta emettendo i giusti liquidi vaginali lubrificanti. E’ lenta a bagnarsi ma quando comincia va avanti bene, lo sapevo già, signorina. L’uomo sembra quasi sovra pensiero nel dirlo. Ma perchè mi da del lei, mi chiama signorina mentre mi tratta…Non amo, prosegue, le creme lubrificanti, mai. Mi piace penetrare una donna “nature”. Metta le braccia dritte sopra la testa per piacere. Ne corregge la posizione e si pone con le ginocchia in modo che il pene sia nella posizione migliore per entrarle in bocca. Giulia ne riceve il glande tra le labbra socchiuse. Il menbro scorre sulla lingua vellutata, cerca la gola. Quasi tossisce ma si trattiene. Le farà male ma sempre meno che…Adesso lo bagni di saliva. Non facile, ha la bocca asciutta, comunque fa del suo meglio, a lungo. Nonostante la posizione, quasi sempre una mano o l’altra le carezza la fica. Si metta in ginocchio, le ginocchia un poco schiuse. Ha paura, ce lo ha grosso. Ne ha presi tra le gambe di più grossi ma solo pochi ed ora non sarà nella fica… ha detto che, si che probabilmente la avrebbe lacerata. In ginocchio la testa posata sugli avambracci, il sedere ben in mostra, Piera aspetta.

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