il circolo dei bastardi capitolo 3

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Piera aspetta in ginocchio, la fronte appoggia sugli avambracci. Tiene gli occhi chiusi come bastasse a cancellare tutto. Stanno, quello sta per sodomizzarla, romperle il sedere. Ne ha presi di altrettanto grossi, qualcuno di più grosso anzi, al Circolo, mai però nel sedere. Istintivamente contrae i muscoli. Sa che è inutile ma lo fa, un riflesso istintivo ed inutile. Le mani fredde le schiudono le meline, meline? Le chiappe! Mettono allo scoperto il buchetto del culo vergine, l’unica parte vergine di Piera e non per molto. Una mano, le dita di una mano tengono le chiappe schiuse quel tanto che basta, l’altra si stacca, per guidare al punto giusto il cazzo. E’ tornata al linguaggio da bordello o da Circolo: bocchino, testa del cazzo, figa, culo. Li enumera nella sua mente con ferma determinazione, uno sfogo isterico, lo ha sempre evitato, sentiva di sminuirsi. Ora vi si immerge. Mi sfonda il culo, mi incula e me lo rompe. Il glande percorre lentamente la fessura, si attarda sul buchetto che la donna cerca di rilassare e ci riesce pure, un poco almeno. Via il Socio, a far pipì il suo amante, la Rossa ha ripreso per l’ennesima volta l’argomento. Sintetica perchè non c’era tempo, le ha raccomandato di cercare di mettersi della vasellina le prime volte, ben dentro, mi raccomando, altrimenti se ne può accorgere e rilassati, spingi come per andare di corpo. Ti farà meno male ed al tuo amante piacerai di più. Tutto vero, ma difficile da mettere in atto. Sopratutto il cazzo che stava per aprirla, per inaugurarle il buco del culo, non era quello giusto. Le è quasi impossibile rilassare la “parte”, altro che spingere. Non mi incula, cosa…cerca la figa, ce lo strofina e lo spinge, la dilata e la apre senza difficoltà, anzi la apre ed entra facilmente anche se è bello grosso. Ormai ufficialmete la sta chiavando. Respira a fondo ed espira rumorosamente. Ce la ha ben bagnata dai toccamenti, è grosso, ma senza esagerare, tra le gambe ne ha presi di peggio, ed è tanta la soddisfazione per essere scampata alla sodomia che senza volerlo inarca la schiena, scodinzola, dio mio, pensa, se continua così godo. Solo una chiavata, solo una chiavata! E’ abituata a celare soddisfazione e rabbia ma ora non ci riesce, grazie dottore, grazie…
La posizione però non è la più comoda e non vuole far brutta figura, non vuole farlo irritare; cerca una postura più agevole da mantenere ed allarga un poco le ginocchia portando gli avambracci più vicini. Va meglio, corre meno il rischio di scivolare di fianco sotto i colpi rudi che riceve. Lo sente uscire di lei, senza scostarsi però più di tanto, la monta di nuovo, con calma ora. La signora Piera sta chiavando con l’ennesimo Socio, uno dei tanti…Pensa ad altro, le sue mutandine di seta, spera che la serva non le rovini…può prendere un tassì per tornare a casa, no, e la sottana? Senza non può certo uscire…sotto il soprabito però…Il cazzo del dottore la sta eccitando un poco, sente qualcosa? Non le frega un cazzo, si sbrighi, è il primo oltre il suo amante a durare così tanto. Vuol fare bella figura lo stronzo, ma, anche lui alla fine dovrà smetterla, finirla. Ogni tanto, per tirarla in lungo lo tira fuori e lo strofina lungo la riga del sedere, niente pacche sulle natiche come ha visto dare alle compagne molto spesso, meglio, chissà che gusto ci provano gli uomini. Lo strofina lentamente, fermandosi a premere un poco li, e lei le prime volte si tende ha paura. Ma se pur preme sul buchetto non lo fa mai con forza, non le ha mai fatto male, non troppo almeno. Adesso te lo rompo! Cosa? Era sovra pensiero, pensava ancora come fare senza la gonna. Un grido appena trattenuto alza la testa per ripetersi ma riesce ancora a trattenersi, a chiudere la bocca serrando le labbra ed i denti fino a farsi male. Per un attimo cerca di protendere in avanti il corpo per sottrarsi ma…sta entrando, A fatica, scivolando un poco per volta ma…spinge per rilassare il muscolo e spinge all’indietro il corpo per riceverlo più in fretta, per rendere più breve il dolore. Mugola un poco, fa male, si sente tirare, strappare teme la rompa, la laceri. Adesso brucia anche, ma entra. E’ la testa del cazzo il problema, entrato lui il peggio è fatto, sempre che a farti il culo non sia un principiane, le dicevano. Non è un principiante. La tiene saldamente per i fianchi, il glande è ormai tutto dentro e senza giochini “dentro e fuori”. Quando sente lo scroto di lui vellicare l’attaccatura delle cosce capisce di averlo tutto dentro o quasi. Ora le grava sopra, le stringe le tette ed anzi, dopo un poco con un dito cerca il clitoride. Lo ha sempre detestato, questa volta però non le spiace, anzi, forse…

Non tornerà a casa quella sera e neppure quella seguente. Il tuo Avvocato non ci sarà per qualche giorno e ti lascia a me. In quei momenti le è indifferente, il dolore è stata l’unica presenza, a lungo, per un’ eternità . Ogni singolo colpo di staffile la morte. I polsi legati ed uniti al muro le permettevano di muoversi, di ruotare, di piegarsi quasi in ginocchio per cercare di sottrarsi. Cercare solo perchè finiva per offrire nuove parti di sé ai colpi feroci. Poteva urlare ma con scarso effetto e minor soddisfazione. Il bavaglio… Ringraziò il cielo pensando di essere sul punto di svenire. I colpi si interruppero. Aceto, spezie e che altro, poi altri colpi. Lo odiò, lo maledì ma non perse i sensi e senza liberarla le forzò ancora più dolorosamente per la seconda volta le reni. Un asciugamano umido passato sul corpo ed un sorso di liquore la fecero riprendere. L’aveva stesa sul letto ancora legata. Non confondo, le dice, l’amore con il piacere ed averti è puro piacere. Puoi amare Giulio, gli piace essere amato, a me no. Per me l’amore è una parola vuota, non ha nessun significato. L’amore di una donna intendo o per una donna. Imparerai a temermi se già non mi temi. Già mi ubbidisci parecchio, di riflesso, perchè ami Giulio. Non confondere le due cose. Ti insegnerò ad ubbidirmi sempre, immediatamente e…minuziosamente. Giulio, Giulio ne conviene e sarai una amante completa, migliore anche per lui. Non bacerò più la tua bocca, la userò però e spesso, come userò spesso il tuo orifizio per ora così stretto, fino a rendermelo agevole. Contribuirò anche alle spese per le cure di tua madre e per gli studi di tua sorella.
Più tardi usò a lungo il sesso di lei ed ancora più tardi, quando ormai Piera, esausta, quasi esanime, pensava la cosa impossibile, la costrinse a cercare di accoglierlo in gola e si riversò nella bocca di lei senza riuscirvi.
La cameretta in cui avrebbe dormito comunicava, attraverso il bagno con la stanza da letto. La finestra era a bocca di lupo, il letto in ferro bianco sembrava un letto da ospedale. Un tavolinetto sgangherato con un catino e la relativa brocca completavano l’arredamento. Lasciata sola guardò sotto il letto dove le aveva detto esserci il pitale anche se chinarsi fu una sofferenza. Vi orinò per poi coricarsi senza altri preparativi per la notte. Era certa di non poter dormire, qualsiasi posizione le era intollerabile ed una ridda di pensieri si accalcavano nella sua mente. Lo odia quanto e più abbia odiato il peggiore dei Soci che poi detestava ma non odiava. LO odia più di quanto odi… chi? Non ha mai odiato nessuno. Ha odiato per un attimo il suo amante, ma non può odiarlo, neppure ora. Ne vede anche ora il volto pallido, livido anzi, mentre le dice che la ama, che non può fare diversamente. Odia il dottore e solo lui. Mi ha trattata come una bestia. Muovendosi con prudenza cerca il buchetto martoriato, in rilevo, tumefatto. E’ una bestia e lo odio, lo farò innamorare di me ed allora… rotolandosi ed avvolgendosi in questo odio, beandosi nelle immaginarie vendette scivola nel sonno.

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