il fotografo

Hits: 4

Serata noiosa, nulla da fare e nulla di interessante in TV, mi trascino tra scrivania e divano, tra un download e una trasmissione televisiva.
Ad un certo punto squilla il telefono, è Stefania, un’amica che ogni tanto mi chiama per farsi fotografare in alcune pose un po’ particolari. Si,ho la passione della fotografia, oltre ad altre, ma lei conosce solamente quella, per questo motivo mi contatta e anche perchè i miei scatti non sono proprio da buttare.
Bene, preparo fotocamera, cavalletti, obiettivi e tutto il necessario per allestire un set fotografico che si rispetti, poi esco in fretta e furia, per fortuna a quest’ora Milano è deserta. Dopo circa 15 minuti le citofono, dalla sua voce colgo un pizzico di impazienza, quindi salgo rapidamente le due rampe di scale per non farla aspettare troppo.
Stefania è una bella ragazza, alta poco meno di 1 e 75, fisico atletico e magro, capelli lunghi, ricci e neri, occhi verdi, carnagione chiara e una quarta di seno, in poche parole una gran figa. Mi apre la porta vestita con dei leggings neri lucidi così aderenti che sembrano disegnati addosso e reggiseno di pelle nero, poi scorgo sulle unghie delle mani e dei piedi smalto anch’esso nero lucido.
“Ci hai messo tanto” dice lei.
“Scusa” rispondo io “Non trovavo una SD vuota”
“Va bene, ora che ci sei posso chiederti un aiuto, ma prima sistema tutto l’armamentario in salotto” dice lei
Ecco qui, è la prima volta che mi chiede aiuto per realizzare le sue pose, di solito non si fa mai nemmeno sfiorare, nonostante le piaccia farsi ritrarre inerme e legata.
Esatto, le piace legarsi da sola, ma poi ha bisogno qualcuno che la ritragga per il suo sito, che in realtà non ho mai visto perchè solo ad inviti.
Come dicevo prima però lei non sa che una delle mie passioni è legare le ragazze, ci siamo visti solo un paio di volte in queste circostanze, sono sempre riuscito a resistere limitandomi a fotografare.
Questa volta però sarà diverso, potrò legarla, non so ancora in che modo, ma è un bel passo in avanti.
A differenza delle altre volte si siede sul divano, una superficie diversa rispetto al solito letto, rovista in una sacca e comincia a tirar fuori alcune corde bianche.
Inizia a legarsi le caviglie, mentre io cerco di fingermi indaffarato nell’allestire il set fotografico, per fortuna lei è intenta nel suo operato e non si accorge che in realtà non faccio altro che fissarla.
Una volta assicurate le caviglie tra di loro comincia a legarsi le gambe assieme poco sotto le ginocchia e finito fa la stessa cosa poco sopra di esse.
Ora prende una cordicella più fine e lega gli alluci tra di loro, un paio di giri di corda e uno nel mezzo, tagliando poi gli spezzoni avanzati dal nodo con una forbice pescata sempre nella sacca.
Alla fine di quest’opera per saggiare la tenuta dei nodi comincia a distendere e ritrarre le gambe in aria, poi arcua i piedi puntando le dita a terra, infine guarda soddisfatta il suo lavoro. Il nero dei leggings e dello smalto fa un bel contrasto sia con la corda bianca che con la sua carnagione poco abbronzata.
Con una nuova corda in mano si ferma a guardarmi, “Adesso ho bisogno del tuo aiuto” esclama, “Devi legarmi i gomiti dietro la schiena, da sola non ce la faccio”.
“Ok, come faccio?” le chiedo fingendomi ignorante in materia.
“Avvicinati e prendi questa corda, ti spiego tutto io” mi dice con aria da saputella, “E’ semplicissimo, fai tre giri poco sopra ai miei gomiti e incroci le corde in mezzo ad essi”.
Si volta dandomi le spalle sempre seduta sul bordo del divano, cercando di avvicinare i gomiti tra di loro, io saggio le sue doti da contorsionista riuscendo quasi ad unirli l’uno all’altro prima di iniziare.
Effettivamente pur non avendolo mai fatto ed accusando un po’ di emozione riesco nell’intento.
“Visto che non era difficile?” esordisce, “Ora dovresti legarmi i polsi allo stesso modo, lo farei io, ma con i gomiti legati così stretti non ci riesco, hai fatto proprio un bel lavoro, mi muovo a fatica”.
Non me lo faccio ripetere e ancora più rapidamente si trova con i polsi legati assieme dietro la schiena.
“Hai bisogno ancora di me?” le chiedo.
“In realtà si” risponde, “Dovresti bendarmi, trovi un foulard nella sacca qui accanto a me”
Rovisto nella magica borsa di Mary Poppins e tastando tra corde varie, manette, nastro americano, ballgag di diverse dimensioni trovo il foulard e dunque la bendo.
“Quante dita sono queste?” le chiedo scherzosamente.
“Dai non vedo nulla, non perdere tempo e comincia a scattare le foto” risponde lei, “Non ho molto tempo la mia coinquilina è al cinema, il film finisce alle 22,00, sono già le 21,30 e poi questa posizione non è particolarmente comoda”.
Comincio quindi a scattare a ripetizione mentre lei sdraiandosi sul divano si contorce cercando di liberarsi dai nodi, devo ammettere che è un bello spettacolo.
Dopo pochi minuti e una cinquantina di scatti un brivido mi passa sulla schiena, sento una chiave girare nella toppa, chi potrà mai essere così presto?
Si spalanca la porta e compare Chiara, la coinquilina di Stefania.
Chiara è una ragazza alta quasi 1 e 70, fisico minuto e snello, capelli mossi, castani, lunghi fino alle spalle e occhi marroni. Ha un viso particolare, è una ragazza molto carina, ma ha un naso abbastanza grande, si nota subito, perchè l’occhio non cade sul seno in quanto scarso, io trovo però che le dia personalità.
Varca l’uscio vestita con un top bianco con una sola spallina, in trasparenza si intravedere il reggiseno senza spalline, anch’esso bianco, e minigonna nera, tra i lacci dei suoi sandali con tacco vertiginoso si scorge lo smalto rosa confetto sulle unghie dei piedi, lo stesso che porta su quelle delle mani, un bel contrasto con il colore scuro della pelle abbronzata.
Entra in casa visibilmente brilla e barcollante, ma sgrana gli occhi davanti allo spettacolo che si trova davanti.
“Chi è? Cosa succede?” esclama Stefania rimettendosi rapidamente seduta, è visibilmente preoccupata, essendo bendata non vede chi è entrato in casa
“Sono io, Chiara” risponde la sua coinquilina, “Cosa sta succedendo qui?” Domanda a sua volta rivolgendo il suo sguardo attonito verso di me.
Io cerco di rendermi invisibile, ma nonostante i miei sforzi non riesco nell’intento, per fortuna Stefania comincia a spiegare la situazione, essendo Chiara allo scuro di tutto.
Stefania racconta del sito per il quale posa, il cui proprietario di volta in volta fa avere le richieste degli utenti e lei sceglie quali esaudire, anche in base alla tariffa proposta. Spiega infatti che c’è una sorta di tariffario riguardante gli abiti da indossare, i tipi di legatura e soprattutto la messa in mostra delle parti intime.
Chiara appena sente parlare di soldi si dimostra molto interessata alla cosa, si sa che non è una santarella e che è sempre alla ricerca di soldi per togliersi tutti i suoi costosi sfizi, come borse, scarpe, ecc…
Si dirige dunque alla scrivania, apre il pc portatile, che fortunatamente mostra già la pagina con richieste degli utenti e le relative tariffe tariffe, e comincia a leggere incuriosita.
“Cosa sarebbero ballgag e hogtie?” domanda attonita Chiara.
Stefania le spiega esaurientemente in che cosa consistono, provocando un sorriso malizioso sul viso della coinquilina.
Chiara si prende ancora un po’ di tempo per leggere le richieste e il tariffario, poi esclama:”Bene, adesso ti faccio fare un po’ di soldi, così mi ripaghi il latte e gli yogurt che mi finisci sempre senza nemmeno avvisarmi!”
Questa affermazione lascia di stucco Stefania, ma soprattutto me, nessuno dei due ha in mente cosa stia passando nella testa di Chiara.
La ragazza prende la sacca delle meraviglie e la rovescia a terra, “Vediamo cos’abbiamo qui, bene, qualcosa può tornarmi sicuramente utile”
“Cosa pensi di fare?” le domanda Stefania mentre si dimena cercando di liberarsi dalle corde, “Non sai quello che fai, lascia stare e slegami subito”
Ma Chiara non è dello stesso avviso, io sinceramente non voglio immischiarmi, anche perchè mi gusto il momento fiducioso in un’evoluzione a me gradita.
Incredibilmente si sfila le mutandine da sotto il vestito, le appallottola e dopo aver preso Stefania per i capelli gliele infila in bocca energicamente.
Stefania non gradisce e lo da a vedere, tenta di sputarle via, anche se non capisce cos’abbia esattamente in bocca, ma Chiara è lesta nel serrarle le labbra con una mano, poi raccoglie un bel ballgag bianco, che aveva precedentemente appoggiato sul divano, e velocemente glielo posiziona in bocca allacciandolo dietro.
Ora la povera Stefania mugugna e si contorce scuotendo la testa in tutte le direzioni, non sembra essere contenta, ma non credo che Chiara abbia finito con lei.
“Non sei contenta? Mutande di un’altra ragazza in bocca e ballgag, ora stai guadagnando 50 euro in più” le dice con tono sarcastico.
Poi si rivolge a me:”Tu non sei mica il fotografo?” riesco solo ad annuire timidamente, “Allora comincia a fotografare, dai!” mi esorta, ovviamente obbedisco e comincio con gli scatti.
Chiara intanto prende le forbici che erano dentro la sacca e ora si trovavano a terra e taglia le spalline del reggiseno di Stefania, provocando la reazione della ragazza, che può solamente intensificare i mugugni e cercare di divincolarsi. Questo ovviamente non ferma Chiara, che effettua anche il terzo taglio, proprio tra le 2 coppe del reggiseno, facendolo esplodere e mettendo a nudo le tette di Stefania, che con i gomiti legati dietro la schiena così ravvicinati sembrano ancora più grosse e sode.
“Altri 50 euro!” esclama soddisfatta guardando la poveretta legata come un salame che intanto aveva cambiato posizione contorcendosi ginocchia a terra e pancia sul divano, tentando di nascondere il seno contro di esso.
Ma Chiara non ha ancora finito, infatti con un rapido movimento le abbassa i leggings di circa una spanna e mezza lasciando scoperto il bel sedere di Stefania, che non sa più in che posizione mettersi per non mostrare le sue grazie. Poi con le solite forbici le taglia i due fianchi delle mutandine, l’amica si agita per cercare di non farsi togliere pure quelle, ma è tutto vano, Chiara riesce a sfilargliele da in mezzo alle gambe e sferra pure un paio di sculacciate sulle chiappe nude di Stefania, che emette gridolini strozzati dal ballgag e comincia a perdere saliva copiosamente.
Ora infierisce ancora sulla poveretta, buttandola a terra, così posso scorgere la depilazione alla brasiliana, veramente di ottimo gusto, e dare una bella occhiata al prorompente seno nudo.
Chiara dunque prende un piccolo pezzo di corda da terra e rigira Stefania pancia a terra, fa quindi passare la corda prima tra i polsi legati e poi, dopo averle piegato le gambe, la lega con un bel nodo alle caviglie.
Stefania deve diminuire i suoi movimenti, per ora si limita a muovere su e giù le punte dei piedi, ma avendo gli alluci legati non riesce a ruotare le caviglie pur provandoci. I suoi mugugni diventano meno frequenti, sembra essersi un po’ rassegnata alla situazione. Cerca anche di tirare dritte le gambe, ma la corda che completa l’hogtie le fa inarcare il busto sollevando momentaneamente il seno dal pavimento.
“Bene bene Stefy, a questo punto siamo a 200 euro in totale, sai quanti yogurt puoi comprarmi ora?” esclama Chiara ridacchiando.
“Adesso che ho finito puoi fotografare meglio” dice Chiara rivolgendosi dopo parecchio tempo a me.
Finalmente riesco a spiccicare qualche parola cercando con fatica di tenere un profilo professionale, le chiedo di girare Stefania di lato per fotografarla meglio. Chiara ubbidisce e nel farlo pizzica e solletica Stefania che sussulta ogni volta che le dita di Chiara la toccano, veramente uno spettacolo!
Ora prendendo un po’ di coraggio suggerisco a Chiara di togliersi i sandali e di avvicinare i suoi bei piedi al viso di Stefania. Chiara divertita dalla cosa esegue ogni mio suggerimento, quindi io prendo sempre più coraggio. Le chiedo infatti di palpeggiarle il seno con un piede e di cercare di insinuarsi con l’altro in mezzo alle gambe di Stefania. Entrambe le ragazze ora sembrano gradire la situazione, Stefania si contorce sul pavimento in un mix di eccitazione e disagio, mentre Chiara ride divertita.
Allora continuo nei miei suggerimenti e chiedo a Chiara di togliersi il reggiseno, facendole notare che tanto aveva la maglietta, lei ci pensa un attimo, poi con movimenti da contorsionista riesce a slacciarlo e farlo cadere a terra da sotto la maglietta. Adesso posso scorgere la sagoma dei capezzoli, per fortuna la maglietta è abbastanza aderente e non molto coprente, veramente un’ottima scelta.
Comincio a consigliarle alcune pose sexy, sfruttando ancora la presenza della sua amica legata, per delle foto artistiche. Vedendo che Chiara stava al gioco mi decido a calare il carico da 90, le chiedo se le sarebbe piaciuto essere legata come la sua amica e per convincerla la invitai a consultare il prezzario sul pc e scegliere quanto avrebbe voluto guadagnare, spacciandomi per il fotografo del sito.
Lei ascoltando il mio consiglio si dirige di nuovo verso il computer e consulta il prezzario, sembra dubbiosa, pensa e ripensa, poi mi chiama e mi mostra quello che avrebbe voluto fare, ovviamente quello che pagava di più, la posizione più scomoda e con più parti legate, ma questo lei lo ignorava, come ignorava il significato di molti termini riguardanti la pratica del bondage.
Eccitato come mai prima la faccio sedere sul divano, mentre la sua amica a terra cercava di liberarsi e un po’ ridacchiava avendo sentito tutta la conversazione.
Comincio a legarle i polsi affiancati dietro la schiena, tre giri di corda e un passaggio tra di essi per stringere con un bel nodo, poi passo ai gomiti, un giro di corda che fa quasi unire gli avambracci tra di loro, faccio poi passare la corda anche sopra e sotto al seno, provocando in lei solamente una piccola smorfia una volta serrata la corda che le univa i gomiti.
Le chiedo se vada tutto bene e lei risponde annuendo, anche se rossa in volto per la vergogna, forse gli effetti dell’alcol stavano svanendo. Allora continuo nella mia opera prima che torni troppo sobria e magari cambi idea, le lego le fini caviglie tra di loro, poi faccio lo stesso con le ginocchia, appena sopra e appena sotto di esse, e infine gli alluci sempre allo stesso modo.
A questo punto la faccio alzare in piedi tirandola per la corda che le passava sotto al seno e ammiro orgoglioso la mia opera. Lei cerca di rimanere in equilibrio spostando il busto e il sedere nelle varie direzioni, essendo un po’ brilla le riesce con difficoltà.
Ora che non può opporre resistenza posso bendarla per non farle capire cosa sarebbe successo attorno a lei, quindi sbendo Stefania e uso lo stesso foulard per bendare Chiara.
“Non è giusto che io sia bendata e lei no!” esclama Chiara ancora abbastanza divertita rimanendo in un equilibrio più precario per la privazione momentanea della vista.
Io le rispondo che non c’erano altri foulard in giro e che se voleva guadagnare quei soldi doveva anche essere bendata per le foto.
Intanto Stefania ora poteva vedere il mio operato, immagino che si sarebbe congratulata per il buon lavoro se non fosse stata imbavagliata, per lo meno così interpretavo i suoi mugugni.
Siccome Chiara ora non poteva più accorgersi dei miei movimenti prendo un ballgag rosa, molto simile al colore del suo smalto, con la pallina più grossa di quella che aveva in bocca Stefania, la quale ridacchiava da terra. Anche se non era richiesto raccolgo da terra quello che restava delle mutandine di Stefania, facendo aprire la bocca a Chiara le gliele infilo subito prima di imbavagliarla con il ballgag.
La poveretta non si accorge subito di cos’abbia in bocca, ma quando tenta di fare le sue rimostranze dal bavaglio non escono altro che mugugni senza senso.
“Sai cos’è un crotch-rope?” le chiedo, lei scuote la testa “Adesso lo scoprirai” replico, “Ma perchè venga bene c’è da fare un aggiustamento al tuo abbigliamento”
Chiara rimane un attimo immobile e pensierosa, essendo sempre in piedi è per me abbastanza facile afferrare due lembi inferiori della minigonna e tirare improvvisamente verso il basso fino a terra, lasciando così la poveretta con la sua figa depilata in bella vista.
Ovviamente Chiara cerca di urlare, ma il suono che esce dalla sua bocca mi eccita ancora di più. Quindi prendo un’altra corda, le cingo la vita e poi, prendendo le misure, faccio tre nodi sul pezzo di corda all’altezza del clitoride, della figa e dell’ano. Quindi da poco sotto l’ombelico la passo in mezzo alle gambe, poi su fino di nuovo alla corda che le passa in vita dietro la schiena e la fisso con un nodo, non prima però di aver tirato per bene fino ad averla sentita gemere.
A questo punto posso dedicarmi alla ricerca di qualcosa di adatto da attaccare ai capezzoli di Chiara, mi viene subito un’idea, quindi la lascio in piedi inerme ad agitarsi e mi dirigo verso la camera da letto, apro l’armadio, prendo una gruccia per le gonne, quella di plastica con 2 pinze alle estremità, andrà benissimo, ha anche un comodo gancio per attaccarci qualcosa.
Torno in salotto e ritrovo sempre le due ragazze legate, nessuna era riuscita a liberarsi, i nodi stavano resistendo bene. Sgombero il bellissimo tavolo da pranzo in cristallo, che resta poco distante dal divano, quindi mi dedico di nuovo a Chiara, con la forbice le taglio la spallina della maglietta, scatenando le sue ire, poi con cura riesco a sfilargliela da sotto le corde, lasciandola cadere anch’essa a terra proprio sopra alla gonna caduta in precedenza, il tutto mentre la poveretta si dimena come un’anguilla.
Attendo qualche secondo che la ragazza si calmi, intanto testo le pinze della gruccia sulle mie dita, voglio essere sicuro che non stringano troppo, ma anche che non si stacchino facilmente, e prendo le misure da capezzolo a capezzolo. Una volta pronto con una mossa fulminea riesco ad attaccare entrambe le pinze ai capezzoli di Chiara, che reagisce cercando di urlare, ma il risultato è solamente una copiosa quantità di saliva che le cade sul corpo.
A questo punto è giunta l’ora di adagiarla sul tavolo, quindi prendo la gruccia dall’uncino e la tiro verso di me, suggerendo alla ragazza di saltellare per seguirmi. Chiara inizialmente oppone resistenza, ma dopo un paio di strattonate alla gruccia è costretta ad assecondarmi.
Dopo qualche saltello arriviamo nei pressi del tavolo, quindi la prendo in braccio e la sbatto sopra a pancia in su, poi prendo a tirare la gruccia verso il bordo del tavolo costringendo la ragazza a spingersi coni le piante dei piedi per scorrere finchè la parte superiore del busto sporgesse fuori.
Una volta in posizione la giro pancia in sotto, in modo che il seno fosse a penzoloni appena oltre il bordo del tavolo, e la centro su di esso. Quest’ultima operazione è resa più facile dalla saliva che nel tempo era caduta dalla bocca di Chiara e che le ricopriva gran parte del corpo lubrificandolo. Poi prendo una cordicella e la lego ai suoi alluci, quindi la tiro fino a costringerla a piegare le gambe ed inarcare i piedi, infine lego l’altra estremità ai gomiti, costringendo Chiara ad una posizione molto scomoda.
La ragazza si lamenta e agita la testa, allora prendo un’ultima corda, faccio un bel nodo cingendo i suoi capelli, in modo da farle una coda di cavallo, e fisso l’altro capo sempre ai gomiti, limitandole ancora di più i movimenti.
Ora che la mia opera è completata imbraccio la mia fidata fotocamera e comincio gli scatti. Chiara cerca di liberarsi, ma non riesce quasi a muovere un muscolo, ho fatto proprio un buon lavoro. Intanto Stefania a terra sembra essere riuscita ad allentare una corda e a liberarsi almeno dall’hogtie.
Vedendo la mia amica alquanto eccitata dalla situazione decido di far interagire le due ragazze, quindi trascino Stefania dalle caviglie fino sotto il tavolo, poi vado a prendere un’altra gruccia dall’armadio, uguale a quella che serrava i capezzoli a Chiara. Una volta tornato in salotto sul viso e sul seno di Stefania era già caduta un po’ di saliva dell’amica sopra il tavolo.
A questo punto lego una corda alla vita di Stefania, poi da dietro la schiena tiro la corda in avanti e la faccio passare in mezzo alle sue gambe, sempre dopo aver fatto i tre nodi in corrispondenza di ano, figa e clitoride, e sotto la corda sul ventre, infine fisso la corda ai tiranti sotto il tavolo, in modo da costringere la poveretta a piegare le gambe e stare sulle punte dei piedi.
E adesso il tocco finale, prendo la gruccia e attacco le pinze con cura ai capezzoli di Stefania, che intanto era sempre più ricoperta dalla saliva dell’amica e sempre più eccitata. Quindi con un altro pezzo di cordicella lego i due uncini delle grucce tra di loro, così che i capezzoli di Chiara venissero tirati da quelli di Stefania verso il basso e vice versa.
Compiaciuto del mio lavoro scatto altre foto, mentre la ragazza di sotto gode vistosamente e quella di sopra decisamente meno.
Dopo non molto tempo vedo Stefania che mugugna rumorosamente e poi si ammutolisce, mentre la corda che le passa tra le gambe si inumidisce e si forma una piccola pozzanghera sotto di lei. Penso che è giunta l’ora di slegarla. Comincio col toglierle una pinza da un capezzolo, ormai i suoi seni sono ricoperti dalla saliva di Chiara, poi le slaccio i gomiti e i polsi, vista la posizione in cui è ha praticamente tutta la schiena sollevata e mi viene facile, poi le dico:”Ora puoi continuare da sola mentre scatto le foto”
Dopo essersi velocemente sgranchita le braccia comincia togliendosi anche l’altra pinza dall’altro capezzolo, lasciando attaccata la gruccia penzolante a quella di Chiara, poi passa al ballgag, una volta slacciato e tolto sputa di fianco le mutandine dell’amica zuppe di saliva e si sgranchisce la mascella.
A questo punto essendo libera di parlare mi aspetto che dica qualcosa, ma per ora non spiccica parola e continua e liberarsi, non prima però di aver appeso il ballgag che indossava all’uncino della gruccia di Chiara. Passa a slegare la corda legata al tavolo, che la costringe a stare in punta di piedi, aggrappandosi con una mano ai tiranti del tavolo. Una volta riuscita nell’intento distende le gambe esausta e pian piano si libera anche dal pezzo che le passa tra le gambe e le cinge la vita. Ora le manca solo di liberarsi le gambe, ma prima si tira su i leggings, coprendo le parti intime. Poi si slega nell’ordine: ginocchia, prima le corde sopra e dopo quelle appena sotto di esse, caviglie e infine gli alluci, massaggiandosi di volta in volta le parti strette dai legacci, probabilmente indolenzite.
Ora è finalmente libera, si alza e va in camera, torna subito dopo indossando una maglietta bianca, io intanto le chiedo se si fosse divertita. Lei risponde annuendo freddamente e si dirige verso la coinquilina.
“Come ti senti? Era come immaginavi?”, le dice sarcastica ricevendo solo mugugni in cambio.
Quindi raccoglie le mutande zuppe di saliva che aveva sputato in precedenza e le infila in testa a Chiara, poi sparisce di nuovo in camera, la sento rovistare e la vedo tornare con in mano un frustino, due vibratori e due pinze per capezzoli collegate l’una all’altra da una catenella. Posa tutto sul tavolo di fianco a Chiara, infine apre un cassetto della cucina e prende alcune candele di varie dimensioni e un accendino.
Si avvicina alla coinquilina e le dice vicino all’orecchio:”Ora divertiamoci davvero”, posando anche il resto sul tavolo.
Chiara si agita e urla, ma i movimenti sono limitatissimi, come i suoni che escono dalla sua bocca, merito dei miei nodi. Stefania infatti mi fa i complimenti per il mio operato e mi invita ad assistere e fotografare quello che sarebbe successo da li a poco, ovviamente non me lo faccio dire due volte.
Prende quindi le pinze per capezzoli e le sostituisce alla gruccia. “Buona idea usare la gruccia per le gonne, ma queste sono più adatte” dice Stefania rivolgendosi a me, il tutto mentre Chiara continua a dimenarsi come un’ossessa. Poi slega la corda che collega gli alluci ai gomiti e fa distendere le gambe alla poveretta, che tira un sospiro di sollievo, tirando la cordicella verso il basso, facendola passare sotto il tavolo e assicurandola con un nodo alla catenella delle pinze per capezzoli, tirando anche un pochino.
Chiara adesso era distesa a pancia in giù, con il seno appena fuori dal tavolo, i capelli tirati e legati ai gomiti, le gambe distese e le punte dei piedi tirate verso il bordo del tavolo, se avesse provato a ritrarle o alzare le gambe avrebbe tirato la catenella attaccata alle pinze e di conseguenza i capezzoli.
Stefania continua nella sua perversa opera e slega sia la corda che collega i gomiti con i capelli che il nodo dietro la schiena che fissa quella che passa tra le gambe. Poi prende un vibratore, dopo averlo acceso alla velocità minima lo infila nella figa di Chiara, che si contorce stringendo le chiappe. Una volta inserito a fondo prende anche l’altro, lo accende sempre alla velocità minima e lo infila nell’ano dell’amica, che reagisce anche peggio che in precedenza. Infine tira la corda di nuovo in mezzo alle gambe di Chiara, per spingere e fissare i vibratori, e la collega con un bel nodo a quella che le lega i capelli, costringendo la poveretta a tener alzata la testa per non premere i vibratori ancora più in profondità.
Ora Chiara è completamente immobilizzata in completa impotenza davanti all’amica. Stefania allora decide di infierire sulla poveretta, comincia sculacciandola sonoramente sul sedere con il frustino, poi passa alle cosce e ai polpacci, per finire con le piante dei piedi. Poi accende due candele di quelle basse, saranno state circa 2 dita d’altezza e 3 di larghezza, e le posiziona una per chiappa, in modo che rimangano dritte il più possibile. Aspetta che la cera si cominci a sciogliere e una volta pronta comincia a solleticare Chiara prima sotto i piedi e poi sui fianchi. La ragazza cerca di stare il più ferma possibile, capisco che sta ridendo a crepapelle dai suoi mugugni attraverso il ballgag, ma qualche goccia di cera cade sul suo sedere, facendola gemere ancora di più.
A questo punto Stefania si gira verso di me, mi dice che si è fatto tardi e che sarei dovuto andare, mi chiede anche la sd della fotocamera con cui ho scattato le foto e sono costretto a dargliela. Faccio armi e bagagli mentre Chiara viene costantemente solleticata e frustata senza poter reagire.
Prima di congedarmi Stefania mi fa di nuovo i complimenti per l’abilità e la fantasia che ho dimostrato nella serata e aggiunge che mi avrebbe chiamato molto presto.
Una volta fuori dalla porta appoggiando l’orecchio su di essa riesco a sentire ancora il frustino che schiocca, ma a me preme controllare se l’hard disk remoto che ho nella borsa degli obiettivi ha registrato le foto della serata. Una volta a casa attacco l’hard disk al pc e scarico le foto, penso 99 € veramente ben spesi.

Commenti [11]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *