il mio ex marito

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E’ da circa un anno che mi diletto a leggere i racconti erotici. Da quando, cioè, sono diventata una porca. Perché? Perché quando li leggo mi eccito come una cagna e mi masturbo pensando di essere a letto col mio ex marito e di fare la troia con lui. Questo da quando, per un evento occasionale, che dirò in seguito, pernottammo nella stessa casa e fummo presi da nuova passione. Mi chiamo Monica e sono una bella 51 enne. Scusate l’immodestia, ma sono proprio una donna piacente e sensuale: mora e con le curve, ben pronunciate, al posto giusto. Sono stata sposata con Carmelo 6 anni. Un bell’uomo, oggi 54 enne, sotto tutti i punti di vista, ma anche un puttaniere. Proprio per questo motivo, scoprendo che si scopava una mia amica, lo lasciai e poi divorziammo. Quando ci sposammo io avevo 25 anni e lui 28; quando ci separammo io 31 e lui 34. In comune abbiamo solo un figlio che oggi ha 25 anni ed è solo per lui che abbiamo mantenuto buoni rapporti continuando a sentirci spesso. Dopo il divorzio lui si è trasferito a La Spezia, dove aveva fatto il militare, dove vantava amicizie ed era rimasto affezionato alla città, restando single. Io rimasi nella nostra città in Calabria. Quando conobbi Bruno, il mio secondo marito, avevo 36 anni, lui 47, trovai l’uomo che mi poteva dare la serenità e farmi vivere tranquilla. Così è stato: bravo uomo, mi ha sempre rispettata, vuole bene a luca, mio figlio ed è benestante. Con lui non ho avuto figli. Tutto bene fino al giorno della laurea di Luca. Premetto che mio figlio ha frequentato l’università di torino e spesso, solitamente un fine settimana al mese, prendevo l’aereo per andarlo a trovare; Carmelo più spesso in quanto in macchina impiegava poche ore. Tuttavia, per ovvi motivi. evitavamo di ritrovarci lì insieme. Dunque il giorno della laurea. Che emozione e che orgoglio vedere Luca discutere la tesi e poi tutto il resto della cerimonia! Poi a pranzo, io Bruno, Luca e Carmelo. La sera poi Luca avrebbe festeggiato con gli amici di corso. Dopo pranzo Bruno prese il taxi e si fece accompagnare all’aeroporto in quanto, per urgenti motivi di lavoro, l’indomani mattina doveva trovarsi in Calabria. Io sarei rimasta a Torino ancora una settimana per un po di pulizie in casa in quanto Luca avrebbe partecipato ad un master e di già aveva contatti con aziende del posto. Insomma, difficilmente sarebbe ritornato in Calabria e mi ero già rassegnata. Carmelo sarebbe ripartito in serata. Prima di ripartire passò da casa per sistemare qualcosa insieme a Luca; la sera precedente aveva dormito in hotel. Improvvisamente si scatenò un temporale: grandine e nebbia. Luca insistette perché rimanesse: “Papà, dove vuoi andare con questo tempo? Rimani qua e parti domani mattina, al limite dormi nella mia stanza e poi casomai io mi arrangio sul divano. Tanto rientrerò molto tardi”- Era contrario, ma poi insistetti pure io perché il tempo peggiorava e farlo partire in macchina francamente mi faceva pena. Alla fine, comunque, optò per il divano, dove per due sere aveva dormito Bruno, dicendo che altrimenti l’indomani mattina avrebbe disturbato Luca. Infatti l’appartamentino era così composto: la stanza di Luca, un’altra stanzetta con un lettino, il bagno e il soggiorno col cucinino. Mentre Luca si preparava per uscire io rassettavo qualcosa e Carmelo guardava la televisione. Quando Luca uscì e restai da sola con Carmelo chiaramente non mi sentivo a mio agio: non ci vedevamo da più 2 anni e dall’ultima volta che siamo stati da soli in casa erano passati 19 anni. Non cenammo nemmeno essendo ancora sazi del gran pranzo. Quindi dissi che facevo la doccia e lui rispose che dopo l’avrebbe fatta lui. Indossai direttamente il pigiama e poi, mentre lui era in bagno, gli preparai il divano per dormire. Parlammo della bella giornata che era stata per Luca e per noi, del suo futuro e del fatto che sicuramente sarebbe rimasto per sempre a Torino. Lui era contento perché poteva andarlo a trovare spesso e gli dissi che era fortunato. Ridemmo un po. Carmelo a 53 anni è ancora un uomo molto attraente. Un certo effetto me lo faceva stare lì da soli a discutere. Poi, mentre lui continuava a guardare la televisione, io sistemavo qualcosa nel cucinino. Sentivo i suoi occhi addosso e mi sentivo impacciata. Dopo gli augurai la buona notte e mi ritirai nella mia stanza. Mi ero appena distesa; mi sentivo agitata senza alcun motivo e dopo 5 minuti mi rialzai e accesi la luce. Non mi rendevo conto del mio comportamento. Si stupì quando mi avvicinai al divano e gli chiesi se avesse bisogno di qualcosa. Era disteso. Non so come interpretò questo mio comportamento, il fatto sta che mi disse: “Mahaa. Forse. Siediti” Si spostò verso l’interno del divano e mi sedetti all’altezza delle sue gambe, sulla chiappa destra, rivolta a lui e con i gomiti appoggiati sulle cosce. Era disteso ma non era coperto per cui il mio sguardo, senza volerlo, andò sul suo pacco rigonfio. Notò il mio impaccio. Io impacciata lo ero veramente. Impacciata e stranamente curiosa di quella situazione. “Che c’è?” gli chiesi. “Niente! Te ne vai a letto a quest’ora? Sono appena le nove. Sembri litigata, parliamo” “Di che? Che argomenti abbiamo in comune? Solo quelli che riguardano Luca” “Ma tu perché sei tornata a chiedermi di che ho bisogno?”- Fu come se mi avesse colpito con uno schiaffone. Già! Perché? Non lo sapevo neanche io. O lo sapevo! Ci fissammo per un attimo e poi abbassandolo sguardo i miei occhi ritornarono sul suo pacco. Per lui fu un segno? Ricordavo molto bene il suo cazzo: bello grosso e sempre duro. Un cazzo che mi aveva dato tante soddisfazioni fin da fidanzati, essendo stati i nostri rapporti del tutto disinibiti fin da allora. Al contrario di Bruno per il quale il sesso non è mai stato prioritario: massimo 3 volte alla settimana all’inizio del nostro rapporto; via via sempre meno, fino ad oggi, lui 61 enne, 2-3 volte al mese. Non solo, ma il sesso per lui è sempre stato la semplice scopatina alla missionaria. Mi sono adattata: mi è sempre bastata la serenità e la tranquillità che mi ha sempre trasmesse. Altro che segno! Fu un via libera. Da parte mia non vedevo l’ora di prendere quel cazzo fra le mani. Stavo provando delle emozioni che non provavo che non provavo più da una vita. Sentivo la contrazione dei muscoli vaginali, la secrezione abbondante di umori e i capezzoli irrigidirsi. Così quando prese la mia mano destra e la portò sul suo pacco, tenendola lì ferma con la sua, presi a tastarlo. Che sensazione! Che bello! Lasciò la mia mano lì e la sua fu fra le mie cosce e subito raggiunse la fica. Anche da sopra il pigiama e le mutandine, sentii del brividi di piacere. Ma ebbi pure un attimo di orgoglio e di lucidità. “Che sei pazzo? dissi alzandomi e ritornando nella mia stanza. Non disse niente, non fece una piega. Speravo che mi raggiungesse. Furbacchione! Voleva che fossi io a compromettermi, magari per dire poi che tutto era successo per colpa mia. Che stupida! Ritornai da lui. “Ti sembra giusto? Che siamo ragazzini?”- Per tutta risposta mi afferrò per il braccio e mi trascinò sopra di lui. “Ahi! Piano. Che fai?” mi lamentai. Mi attanagliò con le braccia e sentii il cazzo duro che cercava di bucarmi il basso ventre. Viso contro viso e i miei lunghi capelli ai lati come per indicare un percorso obbligato. Cercò la mia bocca. Anch’io, avidamente. Con bruno ormai non ci baciavamo più. Le nostre bocche si unirono e le nostre lingue saettarono ognuna nella bocca dell’altra e poi presero ad intrecciarsi velocemente e lussuriosamente. Si risvegliarono in me passioni, voglie, desideri e libidine da tanto tempo ormai repressi. Sentii le sue mani sulle natiche a palparmi e farmi sentire la prepotenza del suo cazzo. Che bello! Che voglia! Dimenticai la sciocchezza che stavo facendo e mormorai: “Si. Siiii”- Ormai certo che non mi sarei tirata indietro, andò con le mani, prima dentro il pigiama e poi dentro le mutandine. Mi allargò le chiappe e le sue dita mi stuzzicarono ano e fica. Che sensazioni! Che voglia! Che voglia di fare la troia come ai bei tempi! Facemmo tutto in quella posizione: quando lui prese a tirarmi giù il sotto del pigiama, lo interruppi, continuai io stessa e lui fece la stessa cosa col suo. Il suo cazzone, bollente e duro come un bastone, sul ventre e poi fra le cosce mi fece letteralmente impazzire. Prese a sfilarmi il sopra del pigiama, tirò su il suo e i miei capezzoli, già duri, a contatto col suo petto me li sentii come se volessero staccarsi dalle tette. Che bramosia! Che voglia di ficcarmi un bel cazzo in bocca! Mi vergogno pure dirlo: erano quasi 20 anni che non mi ficcavo un cazzo in bocca e succhiarlo a mio piacimento. Mi ricordai che lui mi diceva che ero una gran pompinara. Ma che ho fatto in tutti questi anni la monaca di clausura? Meno male che il divano era comodo, uno di quelli con la seduta ampia. potei muovermi agevolmente, mi liberai completamente del sotto pigiama e delle mutandine e salii su nella posizione del 69- Si, volevo il cazzo in bocca e volevo che lui me la leccasse come una volta, ficcandomi pure la lingua dentro, mordicchiandomi il clitoride e leccarmi pure il culo. Ebbene si. Fu proprio così. Non so cosa si risvegliò in me: la sua lingua mi faceva impazzire e presi a dimenarmi sulla sua bocca; glielo succhiavo con gusto come una volta; me lo sbattevo in faccia e mi ficcavo in bocca pure le palle. Riprovando le sensazioni di una volta, mi chiedevo come avevo potuto farne a meno per tutti questi anni ma, nello stesso tempo, mi sembrava pure di essere tornata indietro nel tempo quando queste sensazioni le provavo quasi giornalmente. Il problema era che lo stronzo non le faceva provare solo a me. Riebbi i miei vecchi orgasmi: intensi, tumultuosi e interminabili. Poi me lo volevo sentire tutto dentro, volevo essere spaccata in due, quindi andai su e, dandogli le spalle, me lo ficcai dentro gridando di piacere. Anche lui era sbalordito; mi disse di stare calma e mi chiese da quanto tempo era che non scopavo. Ero fuori di me e persi ogni ritegno. “Che te ne fregaaaa? Scopami! Rompimi tuttaaaaa” gridai facendo su e giù sul suo cazzo. La mia fica non era più abituata ad un cazzo così grosso e mi sentivo lacerare tutta la vagina in un turbine di passioni, libidine e lussuria. Era come se mi stesse sverginando per la seconda volta. Ebbi un orgasmo che mi fece perdere la ragione; lui mi spinse in avanti, mi chinai e mi ficcò un dito nel culo. Godevo ancora più intensamente e ricordo che gridai: “Siiiii, siiii. Ancoraaa. Mi piaceeee”- Mi sollevai, melo sfilai dalla fica, mi girai e lui, mettendosi in ginocchio, mi venne su fra le cosce. Non eravamo nemmeno distesi: io avevo la schiena appoggiata sul bracciolo. Meno male che era voluminoso e bello imbottito. Glielo presi in mano menandoglielo mentre ci baciavamo, ci leccavamo e ci succhiavamo reciprocamente le lingue. Ci scambiavamo qualche sensazione: “Hai una voglia! Pure io. Sei sempre la stessa troia” disse sorridendo ironicamente. “Lo stronzo e donnaiolo che sei”- Quasi quasi l’avrei lasciato così, in tredici. “Dai ficcatelo ancora dentro, sentilo tutto come ti piaceva quando eravamo giovani” “Sii, una volta che siamo fammelo sentire ancora tutto dentro la fica”- Non dovevo. “Ahaaaaaaiii. Siii” gridai quando me lo ficcò tutto dentro. Prese a pomparmi violentemente e sospiravo forte pronunciando monosillabi privi di significato. Ci alternavamo a succhiarci le lingue. Godetti mentre la succhiava. Più velocemente mi sfondava più mi dimenavo con un lungo: “Mmmmmmmmmmmmmmmmmmm”- Mi lasciò la lingua, alzò la testa su e capii, come una volta, che stava per venire. Volevo rivedere il suo cazzo eruttare sborra e gli feci segno di sborrarmi sulle tette. Lo tirò fuori dalla fica, lo impugnai segandolo velocemente e, mentre ansimava, la sua sborra schizzò sulle tette e sul collo. Lo sistemò fra lette e glielo strinsi forte mentre godeva dei suoi ultimi piaceri. “Lasciami alzare” dissi, “No” “Come no! Mi devo andare a pulire, guarda cosa hai combinato!” “Prima pulisci me. Non ricordi?” “Sei sempre il solito. Che stronzo!”- Però non me lo feci ripetere un’altra volta. Mettendolo fra lette il cazzo e le palle erano tutte impasticciate di sborra. Leccai le palle, leccai tutto il cazzo, poi lo misi in bocca e ripulii la cappella gustandomi le sue ultime gocce. Che goduria! Era da 20 anni che non gustavo una sborra. “Non ti muovere altrimenti ti cola e sporchi tutto” disse alzandosi. Andò nel cucinino, prese il rotolo di skottex e ritornò mentre ammiravo il suo cazzo moscio che gli penzolava fra le cosce. Mi asciugò. “Cosa mi tocca fare pure” disse sorridendo. “E’ il minimo che puoi fare dopo avermi sborrato addosso” gli risposi. Poi mi alzai e andai in bagno lasciando la porta aperta. Mi lavai le tette e il collo con la spugna e poi mi accovacciai sul bidè facendo scorrere l’acqua. Avevo la fica in fiamme. Mi raggiunse. “Te lo faccio io” disse stando leggermente dietro alla mia destra. “Si, tu. Stronzo! Siii” sussurrai quando prese a toccarmi con l’acqua calda. “Ti piace ancora?” “Siiii. Smettilaaaaa. Smettila altrimenti vengo di nuovoooo”– Un altro orgasmo mentre mi ficcava la lingua in bocca. Poi mi ficcò il cazzo mezzo moscio in bocca e prese ascoparmi mentre io continuavo a torturarmi la fica. Era un piacere continuo. Quando il suo cazzo ritornò duro, si chinò nuovamente, prese il sapone e me lo passò più volte fra le chiappe. Gli dissi di no ma subito mi ficcò un dito dentro facendomi sobbalzare di fastidio e di piacere nello stesso tempo. “Nooooo” gli dissi. “Ti piaceva” “Non lo faccio più”- Intanto ci prendevo gusto e più mi piaceva più mi tortura voil clitoride. “Alzati, mettiti col mani al muro” Non lo voglio fare. Capisci che non l’ho fatto più e non ci sono più abituata?” Non mi credeva. Glielo dissi chiaramente che l’ultimo cazzo che avevo preso nel culo era stato il suo 20 anni fa. Mi aiutò ad alzarmi gocciolando tutta dentro il bidè avendo le gambe aperte ai lati dello stesso. Me lo sentii fra le chiappe, caldo, turgido e voglioso di spaccarmi il culo come una volta. Grazie al sapone mi penetrò subito senza problemi. “Ahiiiii” gridai, “Non fare la smorfiosa. Ti ricordi che imploravi di dartelo tutto dentro?” “Sii. Siiiiiii” “Ti piace di nuovo? Lo riconosci il mio cazzo nel culo?” “Sii. Ohoo! Che meravigliaaa! Mi piaceee”-Prese a stantuffarmi e mi sentivo spaccata in due. Mi arrivava fino in fondo. Entrava tutto e sentivo le palle sbattermi nella fica. “Ti ricordi che ti piaceva quando ti venivo nel culo perché la sborra bollente ti faceva godere?” “Siiiiii” “Te la faccio provare di nuovo?” “Sii, sborrami dentro, dai che vengo ancoraaa”- Aumentò il ritmo e sentii i suoi mugugni di piacere. Mi sentii allagare tutto l’intestino ed ebbi un orgasmo divino. Quando andai a letto ero spossata ma felice. Mi risvegliai sentendo dei movimenti. Accesi la luce del comodino e guardai la sveglia: erano quasi le due. Era rientrato Luca e li sentivo barbottare sommessamente, forse per non disturbare me. Capii solo che si salutarono in quanto Carmelo sarebbe ripartito presto e non era il caso che Luca, dopo una nottata del genere, si risvegliasse. Mi risvegliai ancora sentendo dei rumori. Riaccesi la luce e riguardai la sveglia: erano le 5,45- Mi alzai e, facendo meno rumore possibile, andai in soggiorno. Era accesa la lucina della cappa e l’aroma del caffè mi fece venire voglia di non so che. Fui ardita considerando che nostro figlio stesse dormendo nella sua stanza ma che poteva anche svegliarsi sentendo rumori. La porta del bagno era chiusa. Diedi un toc leggerissimo. Aprì e rimase sorpreso. Gli feci cenno di fare silenzio e, sedendomi sul vaso glielo presi in bocca, lo spompinai e dopo qualche minuto mi venne in bocca. E’ stato, da parte mia, come a volerlo ringraziare per le sensazioni che mi aveva fatto riprovare. Il problema fu quando ritornai a casa mia e ripresi la vita normale. Mi mancava qualcosa: avevo sempre la testa al cazzo del mio ex marito. Mi masturbavo a più non posso; poi, per eccitarmi ancora di più, presi a frequentare questi siti. La situazione peggiorò: Bruno non mi ha mai soddisfatto prima figuratevi dopo che con Carmelo si sono risvegliate in me certe voglie. Mica potevo andare a fare la troia fuori? Con Carmelo, con la scusa di parlare di nostro figlio, ci sentivamo e ci sentiamo spesso. Naturalmente, quando io potevo, qualche volta, si parlava pure di quella sera. Naturalmente ci alternavamo ad andare a trovare Luca, finché un fine settimana non mi fece una sorpresa. Mi chiamò. “So che stai andando a Torino” “Si. Luca mi ha detto che tu ci sei stato la settimana scorsa” “Infatti. Comunque ci sto andando nuovamente questa settimana” “Sei pazzo? Cosa deve pensare Luca? E bruno? Se lo sa Bruno….” “Non preoccuparti, stai tranquilla! Da Luca non mi farò vedere nemmeno. Ho prenotato in hotel, se sabato mattina ti è possibile e mi vuoi venire a trovare ti aspetto”- Restai sbalordita ma, nello stesso tempo, la fica prese a palpitarmi. Non mi fu difficile quel sabato e nemmeno qualche altro sabato successivo avere un paio di ore disponili e di andarlo a trovare in hotel. Ogni volta è uno spasso e una goduria continua. Che strana a volte la vita!

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