il piede non ha sesso

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Alle elementari attiravano la mia attenzione, e mi accorgevo che stavo dei minuti a guardarli, i piedi delle mie amiche o compagne che assomigliavano ai miei.
Vedevo certe bambine che avevano dei brutti piedi, o almeno a me sembravano così, tozzi ed un po’ goffi, assolutamente immobili, incapaci di muoversi, di fare altro che camminare, di assumere delle espressioni. Invece i miei e quelli di tante mie compagne erano affusolati, si inarcavano, potevano separare o inclinare molto le dita. Quelli secondo me erano piedi veri, gli altri no.
Mi piacevano, i miei e quelli delle altre, quando calzavano scarpe che li mettevano in mostra. Sandaletti che lasciavano libere le dita, Infradito che li lasciavano spesso liberare la pianta. Ma anche le ballerine avevano il loro perché. quando erano sottili evidenziavano la linea gentile dei piedi e spesso lasciavano libero l’incavo interno.
Non mi rendevo conto che non era solo l’estetica ad attrarmi. Fu crescendo che, quando la loro vista mi iniziò a causare batticuore, i crampi nella pancia, solletico dalla schiena alla riga dei glutei fino alla mia allora piccola patatina, capii che era eccitazione.

Allora smisi di dirlo tranquillamente e lo dicevo solo alle ragazze che avevano i piedi come i miei, per fare gruppetto. Un piccolo clan di ragazze con i piedi sensuali.
Compresi molto di più quando, signorina, diventai rossa come una sculacciata, sudata come in compagnia sotto dieci coperte e fradicia in mezzo alle coscie mentre mettevo lo smalto ad un’amica.
Quella volta non feci niente ma mi ripromisi di porre attenzione se mai mi fosse ricapitato.
Una settimana dopo, nella stessa situazione, ero un po’ più preparata ma la reazione fu esattamente la stessa, solo meno sudata. Dissi a Raffaella che aveva dei piedi bellissimi, volevo averli più vicini possibile, così sfruttai la scusa di guardare controluce per vedere se aveva dei peletti sul dorso o sulle dita, profumavano di crema. Lei arrossii quanto me, per togliersi dall’imbarazzo disse che erano bellissimi anche i miei e me li accarezzò appena appena, con una mano. Io sentì un fremito che partito dalla sua carezza mi bucò il cervello per scoppiarmi sulla e nella vagina. Ero giovane ed a quell’età non ci si depila l’inguine, per niente, almeno per noi era così. Così subivo con vergognoso piacere il propagarsi dei miei umori nella giovane foresta bionda.
Anche io imbarazzata le dissi che però i suoi profumavano di buono. Del resto per terra lei aveva lasciato delle ballerine freschissime la cui vista mi stimolò maggiormente. Ma Raffaella volle specificare che profumavano anche i miei. Io Dubitai considerato che avevo lasciato per terra un paio di all star rosa. Fu così che mi prese entrambi i piedi tra le mani per portarseli al naso ed annusarli. Non ho detto che eravamo sedute sulla cassapanca di camera sua, una di fronte all’altra ma con i piedi tirati sul piano, quindi di fianco al sedere dell’altra. Fu per quello che sollevando i miei piedi mi fece ribaltare, lei rise ed io risi. Poi lei si appoggiò i piedi sul naso per annusarli, non li avvicinò e basta, si stampò le mie dita e le mie piante sul naso e di conseguenza la bocca. Io ancora inesperta sessualmente, così come lei, provai un grande piacere erotico.
Nel ribaltamento la gonna era volata in alto e le gambe allargate, scomposte, per mantenere una parvenza di equilibrio. Lei mi guardò in mezzo e scorse i miei slip macchiati e bagnati sul davanti ed i miei peli che uscivano di lato impasticciati. Mi chiese che mi succedeva. Diventai ancora più rossa, sussurrai balbettando un “Niente” poco convincente ma lei mi interruppe, per fortuna, confermando che i miei piedi profumavano. Di biancheria, diceva. Pensai che lo diceva per farmi piacere ma ne ero felice ed orgogliosa. Si accorse della mia titubanza e disse che se non fossero stati profumati non se li sarebbe sbattuti in faccia come aveva fatto e come stava facendo ancora di più ora, mettendoseli addirittura in bocca per mangiarmeli. Feci lo stesso con lei. La sua saliva che faceva scivolare la sua lingua tra le mie dita o la mia lingua che scivolava sulla mia saliva tra le sue dita mi fecero provare una sensazione forse mai provata. Gli addominali il collo ed i piedi stessi si irrigidirono tanto che lei mi chiese che succedeva, le risposi che succedeva lo stesso che stava succedendo a lei. Infatti anche lei si stava contraendo. Ridemmo come matte fingendo all’altra e a noi stesse che non eravamo pazzamente eccitate.
Prima di lasciare casa sua, in soggiorno facemmo vedere le nostre unghie che io avevo dipinte, per farlo allineammo i quattro piedi a contatto. Nel sentire i suoi contro i miei ebbi un ulteriore fremito e lo percepii anche da lei. Per fare quello schieramento ci tenevamo in un abbraccio che stringemmo in quel momento di consapevolezza.
Mi accompagnò giù dalle scale ed il solito bacio quella volta ebbe qualcosa di più piccante, di più elettrico, forse di più peccaminoso. Anche perché lei, non a caso secondo me, era scesa scalza. Era un po’ più bassa di me e per baciarmi si era sollevata sulle punte, guardavo le sue eleganti e sottili perle rosa e mi venne una voglia che ovviamente dovetti reprimere. Desiderai esageratamente buttarmi ai suoi piedi per baciarli con tutta la foga che quel momento mi sgorgava dal corpo e sarebbe stata liberatoria come fare la pipì.
Quella sera mi masturbai seduta nel box doccia solo con la mano destra, perché la sinistra era impegnata a tenere alternativamente piede destro e sinistro in modo che io potessi succhiare le dita, leccare i dorsi o le piante. Feci quasi tutto ad occhi chiusi, pensando ai piedi di Raffaella e quando li aprivo era per guardare le mie dita, le mie unghia rosa. Venni. Non leccai niente dei miei umori come ero solita fare. Restai concentrata sui miei piedi e quelli di Raffaella.
Pur passando il tempo, lei non legò mai con le mie altre amiche ma fu con lei che imparai cose che distribuii poco dopo alle altre. Per esempio il pomeriggio cinema con i pop finger fu una nostra invenzione ed usanza, come funzionava è facile capirlo. Sedute davanti ad un film nella camera di una o dell’altra al posto di mangiare schifezze, pop corn o patatine o caramelle ci succhiavamo reciprocamente le dita dei piedi. E’ vero che se non era molto bello il film poteva capitare che lo lasciassimo per concentrarci su di noi. Non solo sui piedi. Qualche volte lo facemmo anche al cinema, di pomeriggio, poco frequentato ed in posti strategici.
Sempre con lei e sempre partendo dal pomeriggio cinema scoprii, in un crescendo di esperienze e di osare, quello che ha un nome troppo volgare a mio avviso ma che consiste nel farsi penetrare da qualcosa di diverso da un pene o di più grande di dita o dildo. Il piede affusolato si insinua con abilità facendo crollare tutte le autodifese. Così ci trovammo in nemmeno molto tempo a penetrarci contemporaneamente con il piede dell’altra. Non tutto, il tallone restava fuori ma sedute una di fronte all’altra il piacere era infinito.
Devo ammettere che fu il suo piede tra le prime appendici umane ad entrare in me. Se solo ripenso a quando le sue dita puntavano, con l’alluce in testa e le altre che cercavano di non essere troppo invadenti ed invasive, la mia fessura accogliente ed umettata a dovere, per poi entrare ed uscire tutte lucenti, bagnate come un neonato senza sangue come le avessi partorite mi si chiudono gli occhi e vengo assalita da una vampa. Mi diventa ancora fradicia quando da lì il ricordo vola al momento in cui le sue dita dentro me prendevano confidenza e si muovevano stimolandomi le pareti.
Raffaella non entrò mai nel mio gruppo di amiche, quello con Giada, Sarah e Ileana. Mai facemmo qualcosa tutte insieme, o stavo con Raffella o con le altre ma mai smisi di adorare i suoi piedi ed… i piedi belli in generale. Infatti quelli di Sarah no ma Ileana e Giada avevano piedi come piacciono a me, come i miei, sottili, affusolati e sempre fingendo fosse solo un gioco non perdevo occasione per ammirarli ed apprezzarli.
In piscina al corso di nuoto, per esempio, mi mettevo sempre dietro loro per guardarli nel movimento a rana.
Durante una lezioni mi accorsi che anche un’allieva che non conoscevo aveva dei piedi bellissimi, nonostante fosse un po’ bassina e con i fianchi un po’ larghi, anche se tutta di una tonicità esemplare ed ammirabile. Sì chiamava Anna, era appena passata nella nostra corsia di livello avanzato. Iniziai a nuotare spesso dietro lei. Dopo qualche vasca mi trovai a volerla raggiungere per fare in modo che casualmente i suoi piedi mi toccassero. Mi bastava che fosse anche solo un braccio ma volevo essere toccata da un suo piede.
Davvero dopo poco tempo quel contatto era diventato regolare, lei lo sapeva e non si negava ma non diceva niente. Neppure io ne parlavo. Erano sorrisi e frequenti accidentali contatti. Quando finivamo il numero di vasche indicato dall’istruttore, aspettando nuove direttive, un po’ ammassate a bordo piscina il contatto era diventato volontario, mi faceva scorrere i piedi lungo le gambe ed arrivava ad appoggiarli ai miei. Io facevo lo stesso con lei. Ce li appoggiavamo anche spudoratamente sul sedere o sul basso ventre o sulla schiena. Tutto senza dirci nulla in merito.
Purtroppo Ileana e Giada, gelose, non ne erano molto contente ma io non potevo farci nulla, volevo quei piedini e volevo darle i miei. Cogliendo l’occasione del loro leggero disappunto, dopo due settimane e tre lezioni, rientrando negli spogliatoi dissi loro che per stare più comode, invece di cambiarci tutte e tre in una cabina io sarei potuta andare con Anna, se lei era d’accordo. Loro mi guardarono un po’ male, lei disse che non c’era problema ed entrò rapidamente per sottrarsi all’imbarazzo. La seguì. Chiudemmo la porta e facevamo di tutto per toccarci reciprocamente. Io volevo baciarla e giocare con i suoi piedi nei modi che sapevo. Ammetto che provai difficoltà a rompere un ghiaccio già crepato e squagliato. Ci pensò lei, quando avvolta come me nell’asciugamano mi disse senza fare riferimento a nulla, nemmeno con lo sguardo “Vuoi che te li asciughi?”. Mi tolsi la salvietta per darle di che asciugarli ma in realtà fu per restare nuda. Mi sedetti su quella alle mie spalle delle due panchette all’interno della cabina e sollevai i piedi uniti nel modo più elegante che potessi ottenere. Lei si sedette di fronte a me, reclamai di darmi la sua salvietta perché io potessi fare lo stesso ai suoi piedini succulenti. Me la passò e si risedette. L’asciugatura durò forse cinque secondi, poi ciascuna di noi stava leccando le piante dell’altra. Lo facevamo in modo diverso, io cercavo di essere fine lei che aveva una bocca molto bella mi dava leccate sensualissime a lingua distesa.
Dopo poco ma prima che Ileana e Giada mi chiesero di poter cominciare ad andare a casa io iniziai a far scendere i miei piedi su di lei, glieli misi in faccia, e lei chiudeva gli occhi compiaciuta, li feci correre sul seno e presi tra alluce destro e secondo dito il suo capezzolo sinistro. Anche lei in evidente eccitazione iniziò a far andare i suoi piedi su di me. Faceva più o meno lo stesso che facevo io, in più lei plasmava la mia pelle con le piante con dei movimenti rotatori pressando in modo da farmi bagnare sfacciatamente. Le avevo portato i piedi sulla vagina e lei si lasciò fare ma percependo la mia intenzione di entrare si irrigidì un po’. Le chiesi se non lo aveva mai fatto e mi disse di no. Riuscimmo. E dopo aver calmato le sue pressioni sulla mia faccia, sul seno, sul ventre, sulla vagina, che mi avevano devastata di micro orgasmi riuscì ad entrare in me. Le piacque, per trattenersi dall’urlare si cacciò il mio piede libero in bocca quasi facendosi venire il vomito. Spinse la punta del suo di piede libero anche verso la mia bocca, me la forzò, entrò a fondo, io pure rischiai di vomitare. Un’altra volta come con Raffaella mi trovai confusa nel riconoscere l’origine del mio orgasmo, fu la sua lingua che schiacciava la mia pianta dentro la sua bocca o la mia lingua che premeva sotto la sua pianta a farmi godere piangendo e contraendomi? Non lo seppi mai certo contribuirono le sue unghie bianche che mi accarezzavano le pareti o il corpo del suo piede che quelle pareti me le divaricò.
Restammo ferme per qualche istante poi rifacemmo la doccia, insieme. Finalmente ci baciammo. Lei piccolina si aggrappò al mio collo io la presi in vita ma quella combinazione non mi piacque in quella situazione. Non è una situazione paritaria. Allora infilai un braccio tra la sua spalla e la sua testa, così che ci trovammo in perfetta sintonia. Un braccio sul collo ed uno sulla vita dell’altra. Reciprocamente. Aveva due labbra bellissime e baciava in modo vorace. Non resistetti, accompagnai la sua testa sul mio seno, poi sull’ombelico, poi sul pube. Era inginocchiata con le mani sui miei piedi ed i suoi indietro. Dall’alto li vedevo e mi eccitavano. Dovetti decidere se spruzzarle in faccia o se porle il mio di dietro. Scelsi la seconda e non ne sembrò dispiaciuta, anzi, mi affondò la faccia tra i glutei e pensai che volesse mangiarmeli o succhiarmi via la vita dal buco del sedere. Spruzzai sulla parete della doccia.
Alla fine mi abbracciò dolcemente.
Ci salutammo scambiandoci i numeri di telefono. Ero a letto da circa mezz’ora a studiare e mi arrivò un suo messaggio con la foto dei suoi piedi, mi chiedeva se mi piacevano, se mi mancavano e se le avessi mandato una foto dei miei, che le mancavano. Feci la foto, da sopra, restando a letto. Poi allontanai il telefono con il braccio teso e mi fotografai mentre mi succhiavo un alluce. Inviai e guardai la sua foto, a lungo, senza studiare più.
Le due lezioni successive avevano le stesse aggiunte e gli stessi epiloghi.
Degli epiloghi potevano sospettare solo le donne ma di quello che succedeva in vasca sicuramente se ne era accorto Sebastiano. Un ragazzo moro, alto, magro, tonico, carino, molto carino, poco peloso e con piedi maschili ma affusolati, elegantissimi, da pubblicità.
Era un ragazzo intelligente perché avendo capito la mia tecnica l’applicò alla perfezione ed iniziò a cercare il contatto con i miei piedi e con quelli di Anna. Io che lo avevo già notato lo assecondai di più e presto mi trovai a fare gli stessi giochi in acqua che facevo con Anna. Lei si mostrò più restia. Negli spogliatoi si mostrò meravigliata del fatto che fossi attratta dai piedi di lui. Evidentemente si riferiva al fatto che fosse maschio, in effetti la maggior parte dei piedi maschili sono animaleschi e brutti ma i suoi no. i suoi erano bellissimi. Eleganti come principi. Le dissi in un’aurea di eccitazione “Anna, sono bellissimi, li voglio”. Non era gelosa, era proprio contraria ai piedi maschili. Non era omosessuale, infatti aveva un ragazzo ma i piedi maschili la schifavano. Le consigliai di guardarli, cosa che evidentemente non aveva fatto prima.
Alla lezione successiva arrivammo tutti e tre con leggero anticipo, lui aveva infradito di pelle e corda. Solo vederli mi eccitò. Senza parlare chiesi ad Anna che ne pensava cercando l’intesa nel suo sguardo. Era come tramortita. Mi guardò e sbarrò gli occhi. So che avrebbe voluto buttarsi insieme a me ai piedi di lui.
In acqua anche lei si mostrò disponibile verso di lui. Scherzammo anche parecchio durante la lezione. Alla fine io osai, mentre rientravamo negli spogliatoi gli chiesi “Ci intratteniamo da sole di là o ci prepariamo e tu hai un posto dove andare?”. “Un posto si trova, aspettiamoci fuori” rispose.
Anna mi chiese cosa c’eravamo detti, “Sbrigati” le dissi.
Un posto lo trovammo, la sua auto, da percussionista doveva avere un’auto in cui trasportare gli strumenti. Un monovolume è perfetto anche per trovare una terrazza al tramonto e fermarsi in tre a giocare reciprocamente con i piedi degli altri. Aveva i sedili centrali girevoli, così si mise di fronte a noi che ci eravamo sistemate su quelli posteriore. Fece subito per baciarci ma lo fermammo, io togliendomi una ballerina con l’altro piede e portandogli il mio destro sul petto, Anna buttandosi per terra ai suoi piedi. E’ vero, dovevo fare lo stesso, scivolai e lo feci. Leccammo i suoi piedi senza sfilargli le infradito, come due cagnoline di taglia e razza diversa ma ugualmente golose. Non aveva peli sui piedi. Con i denti cercai ogni anfratto delle sue pieghe, la pelle era liscia, il profumo virile ma fresco e buonissimo. Stando a quattro zampe con il sedere molto in alto, per restare in quello spazio non propriamente vasto, il vestito mi era scivolato sotto le ascelle, scoprendomi tutta. Me lo tolsi, slacciai il reggiseno e mi tolsi il tanga, messo per l’occasione ed aiutata da lui. Indossavo solo gli orecchini ed una ballerina verde.
Lui aveva allungato una mano tra le mie natiche, lo pregai di non farlo, non ancora. Ero già molto eccitata e volevo godermi quella eccitazione sensoriale. Mi voltai, era nuda anche lei ma con i sandali. Senza togliere le mie labbra dal piede di lui sfilai a lei i sandali e ne sollevai uno per farlo prendere a lui. Lo prese, lo annusò, lo leccò. Ebbi un brivido, volevo che lo facesse anche con le mie ballerine. Cercai la mia già tolta e gliela passai. Fece esattamente quello che aveva fatto con il sandalo di Anna. Infilò la lingua e percorse tutto l’interno. Non resistetti, stavo godendo.
Sebastiano si slacciò i pantaloni, era l’unico vestito. Io e Anna balzammo ad aiutarlo. Era fuori di ogni dubbio che ci piaceva da morire e che ci faceva eccitare come cagnoline in calore.
Estraemmo un erezione elegante come i piedi. Per un po’ io e Anna ci attaccammo le bocche. Ricordammo come illuminate che eravamo lì per altro. Da lì a pochi istanti saremmo stati tutti seduti, a gambe divaricate, sul pube un piede di uno ed in bocca l’altro dell’altra. La mia amica che era molto da orale aveva preso il sinistro di Sebastiano in bocca e se lo spingeva come dovesse ingoiarlo. Io le avevo sventagliato le dita sulle labbra segrete come dovessi suonare l’arpa con il piede e poi iniziai a penetrarla. Il mio sinistro era sulla bocca di lui che lo trattava con la sua innata e totale eleganza. Sul pene turgido aveva il destro di lei che lo afferrava un po’ tra alluce e secondo dito ed un po’ lo premeva roteando a suo modo. La invidiavo un po’. Quel coso lo volevo io. Avanzava un piede. Era il destro di lui. Con un po’ di timore lo facevo insinuare in me. Non lo avrei fatto se non fosse stato un piede sottile. Era un quarantuno e mezzo molto affusolato, sarebbe entrato. E così fu. poi mi feci stantuffare a tratti selvaggiamente ed a tratti lasciandolo esplorare di più.
Dopo un po’ volli cambiare, anche io volevo sentire quel membro splendido sotto il mio piede. Proposi lo scambio senza dirlo ma lei era restia, aveva paura del piede un po’ più grande di lui. Così iniziammo a parlare tutti e tre con la bocca piena. Per fortuna dopo aver goduto io sono subito pronta perché quella situazione mi fece proprio godere. Ottenni il cambio, assistendo alla titubanza di Anna. Aveva irrigidito le cosce e la vagina, non poteva entrare. Le dissi di rilassarsi mentre tenevo il mio piede nella sua bocca spingendo quasi in gola per distrarla dalle parti basse. Rischiò di vomitare, ma a lei piaceva. Finalmente Sebastiano entrò con il suo piede in Anna, ovviamente, come quando lo facciamo tra noi ragazze, il tallone resta fuori, lui non lo sapeva e premette, per fortuna capì subito. Passarono pochissime spinte che Anna ansimò “Che bello”. “Hai visto?” ribattei “Il piede non ha sesso”. Ci lasciammo andare. Anna ululava, io feci venire Sebastiano che sparò sul suo petto, ed io andai subito a impastarci il piede, Anna lasciò la bocca di lui per imitarmi, una volta intinti per bene io e Anna ci offrimmo il piede condito di bianco nettare. Appena sentii il sapore dello sperma presi con la mano l’altro piede di lei dentro me e mi stantuffai con violenza. Stavo per spruzzare, spruzzai. Lui ci mise entrambi i piedi e poi ce li offrì per berne.
Stremati e soddisfatti ci inginocchiammo in centro, ci abbracciammo e baciammo.
Quella notte mi arrivarono due sms uguali, uno di Anna ed uno di Sebastiano, dicevano “Il piede non ha sesso”. A lei risposi “è vero, ti adoro. a giovedì” ed allegai la foto con un particolare di me nuda seduta sui miei talloni, in modo da vedere inguine, labbra e piedi. A lui risposi invece che però io voglio anche quello, ed allegai la foto della mia topina. Mi inoltrò la foto della sua erezione, sullo scherzoso sfondo del quotidiano che mostrava la data di quel giorno e scrisse “Lo avrai”.
Presto la mia topina e la sua erezione si sarebbero incontrati, e piaciuti

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