il regalo di nozze

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Come tutti i giorni Emanuela controllò nella bacheca degli annunci dell’università’ per vedere se trovava qualcosa di interessante, era alla ricerca di un alloggio da condividere con altre studentesse.
Tra i molti annunci ne trovò due che potevano interessarle, nel primo una ragazza proponeva di condividere un piccolo appartamento con due camere, bagno, salottino e angolo cottura, l’appartamento si trovava in periferia ma era ben collegato con i mezzi pubblici, il prezzo richiesto rientrava nel suo budget, prese nota del numero di cellulare.
Il secondo proponeva sempre un appartamento da dividere in tre, composto di tre camere, due bagni, salotto e cucinino, il prezzo era abbordabile e si trovava nelle vicinanze della stazione cosa che le avrebbe fatto comodo per quando tornava a casa, anche in questo caso prese nota del numero di telefono e andò in mensa per pranzare.
Ventiquattrenne, di origine abruzzese, Emanuela da circa un anno si era trasferita a Bologna per studiare all’università’ nella facoltà di farmacia, il suo sogno fin da bambina era di aprirne una tutta sua.
Per lei era la prima esperienza lontana da casa, a volte sentiva la nostalgia dei genitori e del ragazzo che non aveva potuto seguirla poiché lavorava nella ditta dei genitori e non poteva assolutamente lasciarla.
Al momento alloggiava in casa di amici di famiglia che le avevano lasciato una stanza ma lei voleva essere indipendente e per questo era alla ricerca di un’altra sistemazione.
Dopo aver pranzato e preso un caffè approfittò della bella giornata di sole per scaldarsi e telefonò al primo numero di cellulare che aveva trascritto.
Le rispose una ragazza che disse di chiamarsi Veronica, le confermò che l’annuncio era ancora valido e le diede appuntamento per l’indomani mattina per visitare l’appartamento.
Quando ebbe finito la prima telefonata chiamò il secondo numero, questa volta rispose Gaia, anche in questo caso l’annuncio era valido fissò l’appuntamento per la sera verso le 19:00.
Alle 19:00 in punto Emanuela citofonava al nominativo che le aveva detto Gaia, le fu aperto, prese l’ascensore fino al terzo piano, sul pianerottolo trovò una ragazza bionda ad attenderla.
“Ciao Gaia” le disse la ragazza porgendogli la mano.
“Piacere Emanuela” stringendole la mano.
“Prego entra.”
“Grazie.”
“Posso offrirti qualcosa?” chiese Gaia.
“No grazie.” fu la risposta.
“Ok vieni che ti mostro la casa.”
La visita durò all’incirca mezz’ora, alla fine Emanuela le disse che domani avrebbe visto un’altra casa e le avrebbe fatto sapere al più tardi domani pomeriggio.
La mattina successiva alle 10:00 veniva ricevuta da Veronica, che le offrì un caffè e le fece vedere casa, chiacchierarono per oltre un’ora ed alla fine Emanuela scelse per questa casa, le piaceva di più anche se era un po’ più piccola dell’altra ma molto più accogliente e poi con Veronica aveva subito trovato un feeling particolare.
Per correttezza telefonò a Gaia portandola a conoscenza della sua decisione ringraziandola.
Con Veronica si accordò per iniziare a trasferire la sua roba già dal giorno dopo e dopo quattro giorni prese possesso della sua stanza.
Anche Veronica studiava all’università’ facoltà agraria era di origine veneta ed era a Bologna da tre anni, era da due anni in quell’appartamento, prima lo aveva condiviso con una ragazza campana.
Le due ragazze si accordarono per lo svolgimento de i lavori domestici, per le pulizie, per la cura delle piante e altri particolari.
Veronica era una ragazza esile, altezza 165 cm, capelli neri lunghi lisci, aveva occhi azzurri molto chiari, un viso molto delicato, di contro Emanuela era bionda capelli mossi, di corporatura normale, alta circa 170 cm, con uno – due chili in più rispetto al suo peso forma, occhi marroni, un viso ovale quasi perfetto.
Per alcuni giorni le due ragazze non si incontrarono quasi per niente visto che le lezioni le costringevano a rimanere all’università’ per quasi tutto il giorno.
Una sera finalmente cenarono insieme ed iniziarono a conoscersi meglio:
“Dimmi qualcosa di te” le chiese Veronica.
“Beh allora sono nata in provincia di Teramo ventiquattro anni fa’ ho sempre vissuto lì, questa è la mia prima esperienza lontana da casa. Come ti ho detto faccio farmacia il mio sogno è quello di aprirne una nel mio paese. Mi piace molto ascoltare musica, leggere e guardare film soprattutto romantici.”
“Io ho ventisei anni, sono nata a Vicenza da una famiglia benestante, avrebbero voluto che diventassi avvocato o ingegnere, io invece ho sempre avuto la passione per le piante e quindi ho scelto agraria. Sono qui a Bologna da tre anni mi trovo molto bene mi piace la città ci sono tanti posti dove puoi divertirti e soprattutto tanti bei ragazzi” lo disse strizzando l’occhio ad Emanuela.
Lei fece un sorriso e rispose: “Non m’interessano i ragazzi, io tra un anno mi sposo con il mio ragazzo.”
“Spero che questo non ti impedisca di partecipare a feste ed uscite tra amici”
“Certo che no” rispose Emanuela.
“Io attualmente sono single, ho avuto una storia per cinque anni con un ragazzo di Verona, poi mi ha lasciata per un’altra.”
“Mi spiace. Io sto insieme al mio ragazzo da quattro anni abbiamo già comprato casa, la stiamo arredando e il prossimo settembre ci sposeremo.”
“Sono felice che tu abbia trovato la persona giusta. Cmq ogni volta che vorrai potrai portarlo qui tranquillamente mi farebbe piacere conoscerlo, se poi dovete fare le vostre cose non ti devi assolutamente preoccupare per me andrò a fare una passeggiata.” le disse Veronica sorridendo.
“Non ho intenzione di fare niente qui non sono il tipo, le faremo a casa nostra.” Fu la risposta di Emanuela.
Capitolo secondo
Durante i mesi successivi la convivenza continuò in maniera soddisfacente per entrambe, piano piano le due ragazze stavano diventando buone amiche tra le due si stava instaurando un ottimo feeling.
Non appena poteva Emanuela tornava a casa mentre Veronica preferiva rimanere a Bologna, le piaceva uscire con i suoi amici, passare le serate in discoteche o pub.
Un mercoledì sera Emanuela rientrò a casa verso le 19:00 si tolse il giacchetto che appese sull’appendiabiti poi si diresse verso la propria, passando davanti la camera di Veronica senti dei rumori provenire da dentro, rallentò il passo stava per bussare quando si fermò di colpo, non erano rumori ma gemiti ..di piacere.
Pensò: “Per fortuna mi sono fermata in tempo prima di bussare!”, piano piano si diresse verso la propria camera. Probabilmente aveva conosciuto qualche ragazzo all’università’ ed ora stavano scopando. Svuotò lo zaino dei libri, si stese sul letto ed accese la tv tenendola bassa per non far troppo rumore e non disturbare la sua amica.
Dopo circa dieci minuti bussarono alla porta della sua camera: “Posso?” chiese Veronica.
“Certo entra pure.”
“Ciao Manu, da quanto sei rientrata? Non ti ho sentita per niente.”
“Saranno circa 10 – 15 minuti.”
“Hai fatto pianissimo non ho sentito neanche chiudere la porta!”
Emanuela un po’ si vergognava ma alla fine gli disse: “Quando sono entrata ho sentito dei rumori provenire dalla tua camera volevo bussare ma poi ho capito che non erano rumori ma” diventando sempre più impacciata e timida: “tuoi gemiti di piacere, quindi ho fatto piano piano per non disturbarti.”
Veronica scoppiò in una risata, “Che fai ti vergogni di dirmi queste cose? Sei diventata tutta rossa, non essere così timida con me!”
“Sono di carattere così, quando parlo di certe cose non riesco ad essere così spigliata.”
“Non ti devi preoccupare di parlare di queste cose a me piace sia farle che parlarne, quindi no problem ok?”
“Ok, ci proverò” disse Emanuela con un sorriso timido.
“Comunque tornando a prima non c’era nessuno in camera mi stavo masturbando da sola, con un bel vibratore che ho acquistato stamattina, vuoi vederlo?”
Emanuela non sapeva cosa rispondere, era stata spiazzata dalla risposta di Veronica.
“Allora lo vuoi vedere si o no?”
“Si” rispose lei.
Veronica uscì dalla stanza dirigendosi verso la sua, tornando subito dopo con un grosso vibratore color carne, fatto molto bene, molto venoso, con una bella cappella. “Allora che te ne pare, non sembra vero?” le chiese porgendoglielo.
Emanuela era in fortissimo imbarazzo, non aveva mai usato un vibratore in vita sua, le volte che si era masturbata lo aveva fatto con le mani, i vibratori li aveva visti solo su internet non aveva mai avuto il coraggio di entrare in un sexy-shop e comprarne uno.
“Guarda che dopo averlo l’ho lavato, lo puoi prendere tranquillamente in mano non morde!”
Emanuela allungo la mano e lo prese. Lo guardava, lo girava tra le mani, osservandolo con molta attenzione.
“Ha un motorino che si aziona da qui o dal telecomando che ho in camera, regoli tu la velocità e l’intensità. Ovviamente è sempre meglio l’originale ma può essere un buon mezzo sostitutivo in casi d’emergenza o di astinenza” disse Veronica sorridendo.
“Già infatti” rispose Manu, restituendoglielo.
“Se ti piace e lo vuoi acquistare dimmelo che ti accompagno io al negozio, ok?”
“Grazie per il pensiero ma non credo che per il momento lo acquisterò.”
“Se ci ripensi dimmelo.”
“Grazie.”
La sera mentre era nel letto e dopo aver parlato con il ragazzo per telefono Emanuela ripensava al grosso vibratore e non poté trattenersi dal toccarsi, prima quasi inconsciamente poi sempre più in maniera forte e decisa fino a quando non venne trattenendo al massimo le grida di piacere.
Capitolo terzo
I giorni seguenti seguirono nella routine dello studio fin quando un pomeriggio Veronica chiamò Emanuela sul cellulare per proporgli di accompagnarla ad una festa che si sarebbe tenuta in serata organizzata da un suo compagno di corso, Emanuela visto che erano giorni che non usciva per studiare accettò l’invito.
Si trovarono a casa per le 19:00 ed iniziarono a prepararsi per la festa.
Veronica le spiegò che questo suo compagno amava molto organizzare feste ogni tanto e stasera il tema era: indossa il tuo colore preferito.
Emanuela che amava molto i colori chiari scelse un vestito molto semplice color verde acquamarina ed un paio di scarpe nere con tacco, Veronica invece che amava colori più accesi scelse un vestito rosso mettendo scarpe in tinta.
Arrivarono alla festa intorno alle 21:00, il luogo era un casale, Veronica già vi era stata, era un luogo perfetto per organizzare feste, lontano dalla città si poteva fare casino senza che nessuno venisse a reclamare.
C’erano circa una quarantina di ragazzi, Veronica fece le presentazioni di quelli che conosceva.
La serata trascorse tranquillamente tra musica, chiacchiere, scherzi, Emanuela si trovò a suo agio con un gruppetto di amici di Veronica nel quale c’erano tre ragazze e tre ragazzi tutti molto simpatici, socievoli e di compagnia.
Intorno alle due si rimisero in auto per tornare verso casa.
“Com’è andata ti sei divertita?” chiese Veronica.
“Si sono stata molto bene, il tempo è volato e mi sono divertita.”
“Bene sono contenta, come ti sembrano i miei amici?”
“Sono tutti simpatici e.. matti” disse Manuela sorridendo.
“Lo so lo so” confermò.
“Ma tu che fine hai fatto? Ad un certo punto sei sparita non ti ho più vista.” Chiese Manu a Veronica.
“Ho avuto da fare” rispose lei con un sorrisetto malizioso.
“Ah si? E cosa?”
“Sono andata a fare un bocchino, anzi due per la precisione.”
“Cosa?” chiese molto sorpresa Emanuela.
“Si hai capito bene, ho fatto due bei bocchini, te l’avevo detto che preferisco il cazzo vero al vibratore quando possibile.”
“A chi li hai fatti?” chiese sempre più allibita.
“Ad un mio amico ed un suo amico che non avevo mai visto se non questa sera per la prima volta.”
“Ah, ok” disse Emanuela per niente convinta.
“Ti vedo scandalizzata, come mai? Non ti è mai capitato in una festa di lasciarti andare e fare queste cose?”
“Veramente no, mai.”
“Beh io lo trovo molto eccitante invece. Il fatto di appartarsi con tanta gente intorno che potrebbe anche vederti ti da una scarica di adrenalina pazzesca.”
“Io non ci riuscirei mai, mi bloccherei sicuramente.”
“Se non lo provi non puoi saperlo.”
“Poi il fatto di andare con uno sconosciuto.”
“Andare con uno sconosciuto, in fondo gli ho fatto solo un pompino, poi anche questo è il bello della cosa, uno sconosciuto, lo vedi la prima volta, gli prendi il cazzo in bocca lo fai venire e poi non lo rincontri più.”
“Sarà bello ma a me non piace molto.”
“Non deve per forza piacere, però prima di dire si o no provalo, almeno una volta.”
“Guarda non credo che lo farò mai. Comunque la vita è talmente strana che potrebbe succedere di tutto.”
“Giusto.”
“Solo per curiosità ma chi era il tuo amico e l’amico del tuo amico?”
“Ma allora sei curiosa di sapere è?” disse Veronica sorridendo: “Allora il mio amico è quello alto riccio che indossava un maglioncino azzurro, hai capito chi?”
“Quello che mi hai presentato quasi subito?”
“Si esatto, si chiama Luca.”
“Si ho capito.”
“L’altro invece che si chiama Valerio era quello un po’ scuro di carnagione, alto più o meno come Luca, capelli mossi, vestito con una camicia a righe.”
“Si si penso di aver capito chi era. Molto bello quel ragazzo! L’avevo notato anch’io!” disse Emanuela sorridendo.
“Ah ma allora li guardi gli uomini!!”
“Certo che li guardo mica sono cieca!” disse lei sorridendo.
“Allora dimmi quanti te ne saresti voluta fare tra quelli che erano alla festa?”
“Beh allora l’amico del tuo amico sicuro, poi c’era anche un ragazzo che si chiama Francesco capelli ricci biondi, occhi chiari, aveva una giacca verde chiara, poi un altro di cui non so il nome non tanto alto ma aveva un bel fisico capelli corti occhi scuri ed infine l’ultimo Giorgio quello della tua comitiva.”
“Su Giorgio mettici una pietra sopra è peggio di te superfidanzato e superfedele!”
“Mica ho detto che voglio farmelo ho solo detto che è un bel ragazzo tutto qui.”
“Si si ok.”
“E dimmi Veronica, dove siete andati per…..”
“Per cosa scusa non capisco.”
“Dai come non capisci? Per fare quella cosa.”
“Ma quale cosa, spiegati meglio Manu.”
“Perché fai finta di non capire?”
“Perché non ti spieghi bene, dove siamo andati per fare cosa.”
Dopo qualche secondo d’esitazione Emanuela disse: “Dove vi siete appartati per fargli i bocchini?”
“Ecco ora si che sei chiara!”
“Ci siamo un po’ allontanati, eravamo sotto un albero a circa 100 metri dal casale.”
“Ma questo tuo amico che amico è? Scusami ma non trovo le parole, voglio dire è un amico, è il tuo ragazzo.”
“E’ un mio amico, lo conosco da circa 5 anni, stiamo bene insieme, ci divertiamo, scopiamo ed ognuno fa la sua vita, per il momento nessuno dei due vuole legami, quindi quando capita facciamo sesso, tutto qui.”
“Capisco.”
“Lo so che per te possa sembrare strano.”
“Per carità ognuno è libero di fare quel che vuole della propria vita.”
“Infatti.”
“E stasera com’è andata?”
“Intendi con lui?”
“Si.”
“Stavamo parlando quando mi ha detto che aveva una gran voglia di venirmi in bocca, io ho detto che la sua era la mia voglia. Mentre stavamo uscendo per andare ad appartarci mi chiese se avevo voglia di farlo anche al suo amico che mi aveva fatto conoscere prima, diceva di avermi vista come lo guardavo e che era palese che mi piaceva. Io in un primo momento gli dissi di no, ma poi ho accettato, mi stavo bagnando al solo pensiero di farlo. Cosi ha cercato il suo amico, gli ha parlato all’orecchio e siamo usciti insieme.”
“E poi?”
“Ma vuoi tutti i dettagli?” disse sorridendo Veronica.
“No dai basta.”
“Io non ho problemi, una volta arrivati nel posto che ci soddisfaceva, ho abbassato i pantaloni ad entrambi e ho preso in bocca prima il cazzo di Valerio è diventato duro in un attimo poi sono passata a quello del mio amico che già era abbastanza duro. Poi mi sono dedicata con entrambi le mani a massaggiarli entrambi contemporaneamente mentre loro mi toccavano. Infine ho iniziato a succhiarli e leccarli fin quando non mi sono venuti entrambi in bocca, una marea di sperma ti posso assicurare ho fatto fatica a mandarlo giù tutto.”
“Io ho ingoiato poche volte, al mio ragazzo piace ma a me non tanto, a volte lo faccio per accontentarlo.”
“Io invece adoro farlo, mi piace sentire il caldo dentro la bocca, in gola.”
Tornate a casa si misero a letto ed Emanuela ripensava a tutta la conversazione in macchina, poi si girò di lato e si addormentò.
Quel fine settimana se ne tornò a casa per risalire il lunedì mattina come tutte le volte ma si ammalò così avverti Veronica che non sapeva quando sarebbe tornata.
Ritornò il giovedì pomeriggio, entrò in casa, chiuse la porta e vide le chiavi di casa di Veronica quindi era in casa, la chiamò ma nessuna risposta, ebbe un presentimento.
Infatti sentì dei rumori provenire dalla sua stanza, cercando di fare meno rumore possibile si avviò verso la sua camera ma nel transitare davanti la stanza di Veronica si accorse che la porta non era chiusa ma leggermente socchiusa.
Fece per andare avanti ma la curiosità la spinse a sbirciare, si mise di lato e guardò, di riflesso sullo specchio dell’armadio vide Veronica sul letto messa alla pecorina e l’amico dell’amico di quella sera che la stava scopando con forza.
Vide il suo volto che si deformava dal piacere, lui che le teneva una mano sulla bocca per non farla urlare, forse, pensava, mi hanno sentita entrare e per questo non vuole che urli, improvvisamente si accorse che Veronica l’aveva vista!
Rimase pietrificata! Era diventata completamente rossa, imbarazzata, cosa fare? Andare via? Quello era stato il primo istinto ma non l’aveva fatto, le piaceva guardare e poi era sicura che a Veronica questa cosa piaceva, infatti ora aveva distolto lo sguardo da lei e sembrava ancora più eccitata, cercava di farsi scopare con ancora più foga e lui l’assecondava.
Alla fine venne con un grido che fece trasalire ed eccitare Emanuela. Andò in camera ed iniziò a masturbarsi fino a quando non venne in maniera copiosa.
Rimase in camera fin quando lui non se ne andò, allora uscì andando in cucina dove venne raggiunta da Veronica: “Allora ti è piaciuto guardarmi?” le chiese lei a bruciapelo.
Imbarazzatissima Manu le rispose: “Io non volevo farlo mi spiace scusami. Non volevo te lo giuro! Stavo andando in camera ho visto la porta aperta lo sguardo è finito sugli specchi ti ho vista in quel modo, scusa scusa.”
“Guarda che non devi scusarti, anzi ti ringrazio perché questa cosa mi ha eccitata ancora di più ed ho goduto molto di più, quindi grazie” le disse Veronica sorridendo.
“Non mi era mai capitata una cosa simile, non sapevo cosa fare, avrei voluto andare via ma era troppo bello guardarvi e sono rimasta.”
“Hai fatto bene, mi piace essere guardata mentre vengo scopata, mi fa eccitare da pazzi, a te non è mai capitato?”
“No mai”
“Dimmi la verità che hai fatto quando sei andata in camera?”
“Niente che dovevo fare?” rispose lei visibilmente imbarazzata.
“Mica ti sarai masturbata per caso?”
Manu rimase in silenzio per qualche secondo, poi guardandola le rispose: “Si l’ho fatto.”
“Brava” le disse Veronica sorridendo: “Devi fare quello che ti senti di fare, non farti condizionare dagli schemi, in fondo mica fai del male a nessuno e poi ti da piacere quindi non devi assolutamente vergognarti o provare imbarazzo.”
“Si hai ragione.”
Cosi dicendo Veronica si avvicinò a Emanuela ed iniziò a sfiorarla con le mani, prima sulle spalle, poi sulle braccia, sui fianchi.
“Ma che fai?”
“Lasciati andare, non pensare a niente.”
“Ma con una donna?”
“Se non lo vuoi dimmelo.”
Non ottenendo risposta Veronica continuò l’esplorazione del corpo di Manu, la accarezzava in maniera delicata, fino a quando infilò una mano sotto la maglietta toccando la pelle e sentendo da parte sua dei brividi.
Alla fine si ritrovarono sul letto di Veronica a fare sesso sfrenato fino a notte inoltrata.
Capitolo quarto
Dopo quel giorno continuarono ogni tanto a scopare tra di loro, Veronica frequentava sempre più assiduamente Valerio, diceva che aveva un fascino particolare e poi la scopava in modo stupendo come nessun’altro aveva fatto prima d’ora. Emanuela invece era divisa tra lo studio e i preparativi per il matrimonio che si avvicinava sempre di più.
Una sera mentre erano a cena in casa Veronica disse ad Emanuela: “La prossima settimana vado prima a casa dai miei poi parto per una vacanza di due settimane a Londra, quindi, calcolando il tuo matrimonio con relativo viaggio di nozze noi ci rivedremo tra circa un mesetto e mezzo.”
“Beh direi proprio di si.”
“Per questo motivo se vuoi domani, o quando è meglio per te, vorrei che venissi con me perché scegliessi il regalo di nozze.”
“Ma dai! Non ti devi assolutamente preoccupare, abbiamo già fatto la lista di nozze e non ci serve niente, poi non devi assolutamente sentire in obbligo di farmi il regalo.”
“Non è un obbligo per me, è un piacere.”
“Ma dove mi vorresti portare?”
“In un negozio dove tu potrai scegliere quello che vorrai.”
“Come vuoi, ma ti ripeto non devi sentirti in obbligo di farlo, ok?”
“Ti ho già risposto, è un piacere per me.”
“Ok, allora per me va bene dopodomani, domani non posso.”
Il giorno stabilito Veronica passò a prendere Emanuela ed insieme andarono in un negozio che si trovava poco fuori il centro di Bologna, era un negozio di articoli per la casa, sia classici che particolari e sfiziosi.
Fecero un giro poi Veronica condusse Manu in un’altra ala del negozio che era interdetta al pubblico, una volta qui si trovarono di fronte ad una porta chiusa: “Ora cara Emanuela ti devi fidare completamente di me.”
“Che vuoi dire?”
“Voglio dire che il tuo regalo è dietro quella porta che vedi davanti a te.”
“Cosa?”
“Si esatto, hai capito bene. Il tuo regalo è li dietro, ora se lo vuoi avere ti devi fidare di me e lasciarmi fare, altrimenti libera di andare via.”
“Ma stai scherzando?”
“Assolutamente no, se accetti ti benderò, se non accetti torniamo a casa.”
Seguirono alcuni lunghi secondi di silenzio, alla fine: “Ok accetto.”
Senza dire una parola Veronica prese una benda dalla sua borsa e la mise sugli occhi di Emanuela.
Sentì aprirsi la porta ed accompagnata dalla sua amica iniziò a camminare, la porta si richiuse alle sue spalle, non sentiva alcun tipo di rumore se non i tacchi delle sue scarpe risuonare.
“Brava stai tranquilla tra poco ti tolgo la benda.”
Emanuela non riusciva proprio ad immaginarsi cosa ci fosse all’interno di quella stanza, non sentiva alcun tipo di rumore, non sentiva alcun odore particolare, poi improvvisamente qualcosa si mosse.
Veronica le appoggiò una mano sulla spalla spingendola in avanti per poi fermarla, le prese le mani gliele allungò in avanti fino a farle prendere qualcosa di morbido che subito inizio ad ingrossarsi ed indurirsi.
“Cos’è?” esclamò Emanuela ritraendo le mani.
“Non l’hai capito?” le disse Veronica riprendendole le mani e riportandole in avanti.
“Ma è un cazzo!” esclamò Manu.
“Esattamente, questo è uno, questo è il secondo” dicendo cosi le mise in mano un altro cazzo, questa volta già abbastanza duro.
“Che significa tutto questo?” chiese Emanuela.
“Significa questo” rispose Veronica togliendole la benda.
Il tempo di abituarsi alla luce ed Emanuela si trovò davanti: Valerio e Giorgio.
“Allora che ne dici, ti piace come regalo di nozze?”
Emanuela non sapeva cosa dire, cosa fare, era immobile e guardava alternativamente prima uno poi l’altro, tutti e due avevano il cazzo di fuori e la guardavano.
“Allora cara puoi scegliere, se farti scopare da uno solo di loro, da tutte e due separatamente o insieme, sei tu la padrona di casa, puoi fare quello che vuoi.”
Iniziò a guardarsi intorno, la stanza non era molto grande, vi era un letto alle spalle degli uomini con sopra uno specchio, lei dava le spalle alla porta dalla quale erano entrate, sulla destra vi era un’altra porta , mentre sulla sinistra c’era un altro specchio che prendeva tutta la parete.
“Cos’hai deciso?” chiese Veronica vedendo che Manu non si decideva.
Ancora qualche secondo di esitazione poi si inginocchiò e prese in bocca il cazzo che aveva davanti a lei, quello di Valerio ed iniziò a succhiarlo avidamente.
Poi passò alla sua sinistra prendendo in bocca quello di Giorgio che era molto grande e faceva fatica a tenerlo dentro. Lo succhiò in maniera più avida e con maggior piacere, era la persona che più la intrigava tra i due e poi sapendo che era fidanzato…………
Finito di succhiarli si rivolse a Veronica che era in disparte a guardare: “Voglio che partecipi anche tu.”
“E’ il tuo regalo sono tutti per te io non c’entro nulla.”
“Invece vorrei che partecipassi anche tu, mi farebbe piacere.”
“Se lo desideri accetto con piacere. Allora spogliami.”
Le due ragazze si spogliarono a vicenda per poi spogliare totalmente i ragazzi.
Veronica prese in bocca il cazzo di Giorgio mentre Emanuela masturbava con le mani sia Valerio mentre i due la toccavano ovunque.
Era un crescendo di eccitazione, le due ragazze iniziarono a baciarsi lingua a lingua mentre i ragazzi le accarezzavano ovunque, erano bagnatissime.
Finito di baciarsi, Veronica si allontanò lasciando entrambi i ragazzi ad Emanuela, si sistemarono uno dietro ed uno davanti, mentre lei lo prendeva in bocca da Valerio, Giorgio giocava con il suo culetto per poi piano piano iniziare a penetrarla.
Sentiva il suo cazzo che si infilava nel suo ano ed anche il cazzo di Valerio nella sua bocca, lo sentiva fino in gola, enorme, gonfio.
Quando Giorgio iniziò a sbatterla il cazzo di bocca sembrava arrivarle sempre più giù aveva l’impressione di soffocare; improvvisamente una gran quantità si sperma le si riversò nella bocca scendendo giù nella gola facendola quasi strozzare.
Era da tanto tempo che non sentiva il sapore dello sperma, le colava dalla bocca per quanto era, intanto Giorgio continuava a scoparla sempre con maggiore forza, ora che aveva la bocca libera poteva urlare di piacere ma lo sperma le faceva un po’ da colla impedendola di gemere come voleva.
Intanto che veniva inculata davanti a lei Veronica era appoggiata al muro e si stava masturbando con foga.
Dopo qualche minuto Giorgio le venne nel culo con suo sommo piacere, mai due uomini le erano venuti dentro.
Intanto Veronica era venuta già due volte.
Fecero una pausa nella quale chiacchierano del più e del meno fino a quando Emanuela non iniziò a masturbare di nuovo Valerio.
In pochissimo tempo il suo cazzo divenne duro ed Emanuela salì sopra di lui iniziando a fare su e giù guardandosi allo specchio.
Intanto Veronica era stata messa alla pecorina da Giorgio che la stava penetrando da dietro.
Poco prima di venire, i due ragazzi fecero sdraiare Emanuela sul letto e si masturbarono quel poco che servì loro per venire sul corpo di lei.
Terminato tutto mentre le due ragazze tornavano a casa Emanuela disse alla sua amica: “E’ stato il più bel regalo di nozze che avessi mai potuto immaginare di ricevere, grazie.”
“Non mi devi ringraziare, sono felice che tu sia felice. Tanti auguri.”

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