il registratore e la cimice

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L’indomani mattina mi assentai una mezz’oretta dall’ufficio, mi recai in un negozio di elettronica ed acquistai una cimice con adeguato ricevitore-registratore, quando rientrai a casa alle 13,00 come al solito non c’era nessuno, nascosi la cimice in una intercapedine del tavolo, valutando bene la sua invisibilità, mi resi conto che il tutto funzionava a meraviglia, poi mi misi a preparare il pranzo, dopo un pò arrivò mia moglie apparecchiammo ed aspettando nostra figlia, parliamo del più e del meno, quando arrivò Lisa pranzammo mentre guardavamo la tv discuttendo qualcuna delle varie notizie, poi Lisa si dedicò a sparecchiare, a lavare i piatti ed a dare una pulitina, io andai nello studio a leggere qualcosa e Franca si buttò un attimo nel letto per riposare. Verso le 15,30 Franca doveva recarsi allo studio, io andai in camera da letto per rilassarmi un pochino a mia volta, quando mi resi conto che anche le amiche di Lisa erano arrivate misi in funzione ma allo stesso tempo indossai le cuffie del ricevitore, “allora Lisa racconta, hai iniziato?” sibilò Francesca, “si, si ero emozionatissima”, gli rispose Lisa, “dai non farci stare sulle spine racconta” la rintuzzò Francesca, “il babbo era seduto sul divano quando sono rientrata, mi sono subito seduta su quella poltrona davanti a lui facendo finta di leggere una rivista” continuò Lisa, “e poi” disse Francesca, “ho fatto subito in modo che la gona fosse a metà coscia, visto che lui non diceva nulla pian pianino ho fatto in modo che la gonna salisse del tutto, avevo le gambe larghee lui poteva vedere tutto, non solo non si è incazzato, ma ad un certo punto aveva lo sguardo fisso in mezzo alle mie cosce, come ipnotizzato, poi è rientrata la mamma ed io sono filata in camera prima che mi vedesse” raccontò Lisa. “Brava continua di questo passo e diventerai padrona del pisellone di tuo padre, poi dovremmo riuscire a farci trombare ben bene tutte” la incalzò Francesca. Guardai l’orologio erano le 16,00, ero pronto mi diedi una rinfrescata veloce ed uscii, “ciao ragazze, mi raccomando” dissi, “si, si babbo” assecondò Lisa. Meno male, arrivato in ufficio c’era abbastanza lavoro che non pensai ad altro, fino alle 18,30 nessun pensiero fù dedicato alle ragazze, poi lasciai l’ufficio e mi diressi verso casa, era vuota, mi fiondai al registratore, ma non ci fù nessuna novità, parlavano di me dicendo e tessendo lodi ed avanzando sogni ad occhi aperti, scesi nel salotto e mi impadronii del divano, verso le 19,00 sentii la serratura “ciao cara, anche oggi hai anticipato il rientro?”, “ciao babbo” disse scansando la domanda, lei prende una rivista si siede nella solita poltrona di fronte, questa volta con la gonna sollevata fino all’inguine, si rende conto che ormai non riesco a distogliere lo da quelle cosce e mi fà “ti do fastidio se vengo a sdraiarmi sul divano vicino a te babbo?”, come in trance risposi “no tesoro”, si sedette in un attimo alla mia destra, poi ruotando un pochino il corpo fini con la testa appoggiata su un cuscino in fondo al divano, e sollevando le gambe le mise praticamente ad incrocio sulle mie, nel sollevare le gambe la gonna scivolò lasciando completamente scoperte le cosce, ora avevo le sue mutande sotto gli occhi, ero combattuto, dovevo farla smettere o dovevo permetterle di continuare, coscente del fatto che stavamo superando un limite di non ritorno, vinsero i sensi sulla razionalità. Cercai in tutti i modi di guardare il quotidiano, ma il mio sguardo ormai finiva puntualmente su quelle splendide cosce, misi da parte il quotidiano guardai in direzione del suo viso, ma era coperto dalla rivista alla quale faceva finta di dedicare le sue attenzioni, la mia mano destra si poggiò timidamente sul suo ginocchio, sento che viene attraversata da un brivido, la mia mano oramai agisce disobbedendo al cervello, scivola fino a metà coscia poi scorre in avanti cercando la parte centrale della coscia là dove la pelle e più delicata, Lisa stringe per un attimo le cosce intrappolando la mia mano, poi piano comincia a divaricarle, la mia mano da metà coscia inizia lenta ma inesorabile a scivolare, finchè dopo attimi eterni raggiunse il culmine, avvertivo in Lisa un leggero tremolio, le sue braccia persero anche la forza di tenere il giornale che ora teneva appoggiato sul viso, la mia mano avvertiva la leggera peluria che incorniciava la sua fighetta, per un attimo le mie dita si soffermarono sullo spacco attraverso le mutande dando e ricevendo un calore immenso, la mano era adesso padrona di quel fiore che si intuiva sotto le mutandine, completamente esposte tra quelle cosce ormai completamente divaricate. Pian piano la mano comonciò la sua carezza che culminava col dito medio ad accarezzare dolcemente la fessura, il dito medio percepiva il pulsare delle grandi labbra mentre la carezza navigava con la punta del dito tra il sito clitorideo ed il perineo, la percezione era ormai che quella fighetta chiedesse a gran voce di essere penetrata al più presto, ancora un pochino quella mano sfregò dalle mutande, ma ormai voleva altro scivolò prima sul monte di Venere fino a raggiungere la pelle del pancino, poi le carezze ricominciarono la discesa, la mano si rimposessò delle mutandine assaporando ancore il pulsare del fiorellino. Ma la mano non era sazia cominciò ad intrufolarsi dal bordo delle mutande, cominciò a giocare con quella morbida peluria, avanzando lentamente fino alla meta,dei brividi scossero il corpo di Lisa quando le dita raggiunsero la parte esterna della fessura, poi le dita si appropriarono della parte interna della fighetta percorrendola lentamente dal clitoride all’ingresso della vagina, il corpo di Lisa cominciò a tremare e sussultare con tutto il corpo in un terremoto che si concluse con lo tsunami dell’orgasmo, per un attimo affondai le dita in quel miele, poi ritirai la mano da quel tesoro portando prima alle narici poi alla bocca quelle dita intrise dei suoi umori. Il mio sguardo era fisso su quelle cosce fra le quali ormai trabordava un lago di umori vaginali che inzuppavano complettamente le mutandine, una chiave si infilò nella serratura, Lisa scattò come una molla ed in un baleno sparì. Franca era rientrata “ciao ciao” reciproco, bacio poi il solito tran tran per al preparazione della cena. Driiin, suonarono al campanello ci guardammo come a dire, chi è? Non aspettavamo nessuno, Franca corre ad aprire, toh mio fratello Stefano con mia cognata Luciana e Giada “oh ciao accomodatevi, come mai questa sorpresa?” chiedo, “no non ci tratteniamo voglio solo chiederti una cortesia, se puoi” sbotta mio fratello, “dimmi, se posso volentieri” ribatto, “domani andiamo a dare una sistematina alla casa al mare, mi chiedevo se potessi venire, anche perchè ci sono dei lavoretti che io non riuscirei a portare a termine” mi informa, “va bene” gli dico “solo che io potrò raggiungervi al pomeriggio, domani mattina non posso assoluttamente assentarmi dall’ufficio, per il sabato e la domenica non dovrebbero essereci problemi”, “beh, se è così allora il favore potrebbe essere doppio, avevamo pensato di non mandare Giada a scuola per domani, ma se è così potrebbe andare a scuola poi raggiungerci al pomeriggio con tè” mi dice Stefano, “ok” dò il mio assenso, mentre noto lo sguardo di Giada brillare mentre sfiora lo sguardo complice di Lisa. Continua.

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