il sogno di Tina

– Ti ricordi la Tina, la sorella di Aurelio? – mi disse mia madre a pranzo -Si sta per sposare. Viene domani giù a Bologna a trovare alcuni parenti del futuro marito. Sua madre mi ha chiesto di ospitarla per due giorni. Non ho potuto dire di no. Con tutti i piaceri che ci ha fatto… – Scusa mamma, ma dove la metti a dormire? – la interruppi sapendo già dove sarebbe andata a parare – Appunto, stavo per dirtelo. Sono solo due giorni. La metteremo nella tua cameretta e tu, dormirai sul divano di cucina…non posso mica mettere lei in cucina…se tuo padre ha bisogno di andare in bagno o ha sete, non sta bene… – Io dovetti abbozzare mio malgrado. Così andavano le cose in casa mia – Senti – continuò – ti dispiace andare a prenderla…lei è la prima volta che capita in città e non conosce le strade… – Mamma, ma io dovevo andare a giocare a pallone con i miei amici… – Insomma! – concluse mia madre – Fai sempre delle storie quando ti chiedo un piacere…Vedrai, che è una ragazza simpatica e anche carina…fai il bravo ragazzo e non il solito musone… Ah! Dimenticavo. Domani pomeriggio arriva in piazza dei martiri con la Sita. Valla a prendere per favore… arriva alle cinque – Va bene – sbuffai. Il giorno dopo alle cinque ero alla stazione delle corriere. La Tina non la ricordavo per niente e pensavo che tipo sarebbe stata. Veniva in città per la prima volta dal paese e mi aspettavo una pastora con le calze di lana grossa e le trecce. Quando arrivò la corriera guardai attentamente i passeggeri scendere ma una che rispondesse ai connotati che mi ero immaginato non la vidi. Un poco alla volta, le persone si dispersero nelle direzioni più disparate ed ormai temevo di non riuscire a trovarla. Per ultima, scese dalla corriera una bella ragazza bionda, con un vestitino leggero che le copriva a malapena le ginocchia con una grossa borsa , che si guardò attorno in cerca di qualcuno. Io ero rimasto colpito da quella visione e pensai che non era possibile si trattasse della persona che aspettavo. Rimasi così fermo aspettando che da un momento all\’altro comparisse qualcuno per riceverla ma dovetti ammettere che o era la Tina o che chi l\’aspettava non si era fatto vivo. Attesi ancora un poco e vidi la ragazza appoggiare la borsa a terra e guardarsi attorno preoccupata. Mi decisi e mi avvicinai – Scusi signorina, lei per caso viene da Fanano? – Appena mi vide, sorrise – Si vengo da Fanano, ma tu non sarai… – Sì sono proprio io. – Accidenti che bel ragazzo sei diventato ! – esclamò sorridendo – Se l\’avessi saputo prima … – Diventai rosso in viso e mi affrettai a raccogliere la borsa – Vieni – le dissi – questa la porto io… – Sei anche galante – continuò la ragazza – scommetto che hai la morosa…. – Non ci penso proprio! – sbottai poi, mi trattenni. Alcuni amici che si erano fidanzati erano spariti dalla circolazione ed erano diventati fedeli accompagnatori delle loro ragazze. Per il momento non avevo intenzione di fare la loro fine! – Giunti alla fermata dell\’autobus, il mezzo arrivò prima che potessimo parlare ed io la lasciai salire per prima. Notai subito che aveva delle belle gambe snelle e un corpo armonioso. Decisamente era interessante. Peccato che stesse per sposarsi e soprattutto fosse più vecchia di me di cinque anni. L\’autobus era strapieno ma riuscimmo a trovare un angolino. La ressa era notevole e la ragazza era costretta a starmi appiccicata adosso. Io sentivo il suo corpo aderire al mio e cominciavo ad eccitarmi mio malgrado. Dapprima avvertii il suo culetto sodo e tornito premere contro il mio bacino. Ogni volta che l\’autobus frenava e ripartiva il suo culetto comprimeva le mie parti basse e sentii che il pene cominciava ad ingrossarsi. Non avevo la possibilità di muovermi e l\’eccitazione era più grande della mia volontà. La Tina sembrava non fare caso allo sfregamento e questo mi dette una certa tranquillità. Poi, in seguito ad una brusca frenata, la Tina quasi inciampò e nel girarsi si trovò con il viso quasi a contatto fisico col mio. Era profumata e sentivo il suo petto premere contro il mio, le sue mammelle erano graziosissime ed eccitanti. Ci guardammo negli occhi sorridendo – Era meglio prima – mi sussurrò all\’orecchio. Io la guardai interdetto : cosa intendeva dire? – Mi spiace – dissi con rammarico – purtroppo è l\’ora di punta e bisogna adattarsi… – In quella un\’altra brusca frenata mi fece arrivare la Tina contro e questa volta, per evitare di picchiare contro il vetro, alzai le mani istintivamente e toccai le tettine della mia ospite per un attimo. Sentii che erano morbide ed elastiche e provai un brivido – Scusami – protestai diventando rosso – non volevo… – Non fa niente – mi rispose lei – sono cose che capitano… – Dovetti ammettere che era una ragazza molto simpatica e disponibile..altrochè che pastora montanara! – Eravano vicini al capolinea e l\’autobus si era quasi svuotato e fu allora che mi accorsi che la Tina, nonostante potesse muoversi a piacimento, continuava a starmi aderente. La cosa mi emozionò parecchio e cominciai a studiarla. Era veramente una bella ragazza: bionda, corpo morbido e tornito, viso grazioso e sorriso disarmante. Indubbiamente chi l\’la doveva sposare aveva scelto bene. Quando scendemmo mi prese a braccetto e salimmo in casa. I miei le fecero un sacco di complimenti. Durante la cena, Tina informò i miei genitori che i rapporti col futuro sposo erano piuttosto tesi, a causa della sua gelosia, e che aveva preso la scusa di andare a trovare i parenti per potersi allontanare qualche giorno da lui. Voleva però avvertirlo e ci chiese come fare per telefonare. Noi aspettavamo il telefono a giorni e quindi doveva andare in un posto pubblico. Era sera e mia madre mi chiese di accompagnarla al bar che distava alcune centinaia di metri. Accettai di buon grado perchè Tina cominciava a piacermi . Uscimmo nella strada deserta e ci avviammo verso il locale pubblico. Quando entrammo c\’erano diversi avventori seduti ai tavolini e notai con piacere che molti sguardi si erano posati sul corpo della mia compagna. Tina si recò nella cabina telefonica e chiamò Fanano. Io aspettavo lì vicino e mi arrivarono diversi commenti piuttosto salaci sulla ragazza. Uno in particolare – Che fortuna quel ragazzo ad avere a mano una così. Hai visto che gambe e che tette… – E che culo! – disse un altro – E\’ proprio fortunato lui lì! – Io cominciavo a diventare rosso e mi allontanai da loro appressandomi alla cabina. Da fuori i rumori erano attutiti, ma dalla mimica capii che stavano litigando. Ad un tratto Tina interruppe la conversazione ed uscì rossa in viso – Andiamo via ! – mi disse con le lacrime agli occhi . Io mi affrettai a pagare l\’importo e le corsi dietro. Tina era molto agitata ed io per cercare di calmarla le misi una mano sulla spalla. Lei, nonostante l\’età , era più piccola di me come altezza e quindi riuscii facilmente a stringerla – Vuoi fare quattro passi? – le chiesi dolcemente. Lei mi guardò con gli occhi pieni di lacrime – Come sei gentile…tu si che capisci le donne… – Guarda c\’è una panchina vuoi sederti un momento? – Ci sedemmo ed io la strinsi a me per consolarla. Lei si era rannicchiata contro di me e sentivo il suo tepore. Appoggiò la testa sulla mia spalla e sentii che singhiozzava. Allora presi fuori il fazzoletto e cercai di asciugarle il viso – Non piangere – le sussurrai – diventi brutta… – Lei alzò gli occhi per guardarmi: non era vero, era bellissima, così triste e bisognosa di affetto. Senza accorgermene le accarezzai il volto con la mano – Ecco su da brava… fai un sorriso… – Eravamo uno accanto all\’altra. I nostri visi si sfioravano quasi, i miei occhi si specchiavano nei suoi – Come sei bella… – mormorai con passione. Lei sorrise e mi baciò delicatamente sulla bocca – Che caro ragazzo sei… – Io non volevo staccarmi dalle sue labbra ma fu lei a farlo – Andiamo – disse quasi con tristezza – chissà cosa pensano i tuoi? – Salimmo le scale in silenzio mano nella mano. Quando arrivammo sul pianerottolo si spense la luce delle scale. Io la presi fra le braccia e cercai le sue labbra. Lei rispose al mio bacio con veemenza. Allora, pazzo di desiderio portai una mano sui suoi seni. Lei si divincolò dolcemente ed accese la luce – Fermiamoci qui – disse – è meglio per tutti e due… – Quando ci videro i miei genitori si rabbuiarono – Ti ha fatto arrabbiare? – chiese mia madre indicandomi – No, per l\’amor del cielo! E\’ così caro! E\’ Giorgio, con la sua maledetta gelosia… ma speriamo che passi… – Rimanemmo a chiaccherare un poco, poi andammo a letto: i miei genitori in camera, Tina nella cameretta ed io mi chiusi in cucina. Non riuscivo a prendere sonno. Pensavo a quei baci scambiati al buio, a quel suo abbandonarsi sulla mia spalla e sognavo di poterla avere tutta per me. Stavo per prendere sonno quando sentii aprire pian piano la porta. Feci per accendere la luce – Non accendere per favore…dove sei? – Qui – risposi con un filo di voce – Sentii una mano toccare il letto poi la mia gamba – Sono io – riconobbi Tina – per favore, posso venire qui vicino? Ho una malinconia terribile… – Io ero senza parole. Non credevo a quanto succedeva. Mi spostai un poco, poi sollevai la coperta in modo che Tina potesse coprirsi e rimanere divisa da me dal lenzuolo. – Mi tieni un poco qui? Il tempo di riprendermi? – Io la lasciai fare. Si accucciò contro di me e sospirò. Io le accarezzai i capelli lentamente. Lei ad un tratto mi prese una mano e la portò verso di sé. Rimasi senza fiato. Toccavo la pelle morbida di un suo seno nudo – Ma Tina… – cominciai – Zitto – mormorò lei – zitto. Fai finta che sia un sogno…. – Sentii la sua mano cercare il mio torace, insinuarsi sotto la canottiera e accarezzarmi. Io ero in preda alla felicità pura. Con le mani accarezzavo la coppa del seno e mi fermavo sul capezzolo turgido. Sentii che sospirava mentre la sua mano scendeva lentamente verso il mio ventre. Allora la seguii e mi inoltrai nella ricerca della sua femminilità. Scesi lungo il ventre, accarezzai la natica e mi portai verso l\’attaccatura delle gambe. Mi fermò con una mano – Aspetta – mi disse. Al buio la sentii muoversi sul letto, poi sussurrò – Togliti la canottiera e vieni sopra il lenzuolo. Mi tolsi la canottiera e uscii dal lenzuolo. Stesi la mano e sentii la peluria del suo sesso : era nuda! – Tina – implorai – lasciati vedere…- No – rispose – non sarebbe più un sogno. Vieni, prendimi…ti voglio…ma così al buio… – Cosa devo fare? – chiesi disperato – Lascia fare a me – mormorò lei – ma ricordati. È solo un sogno e solo per questa notte… – Sentii la sua mano abbassarmi le mutande e prendere il mio pene che era diventato duro – Vieni , prendimi…. – Ma Tina – protestai – potrei metterti incinta… – Si può rimanere in cinta sognando? – disse lei. – Vieni…fammi godere…ne ho bisogno…ti desidero da quando ti ho visto…- Io le feci posto, poi, salii sul suo ventre molle e vellutato. Con la mano lei mi guidò alla sua fessura. La fermai – Mi piacerebbe leccarti – Dopo – rispose – dopo, abbiamo tutta la notte, vieni adesso, ecco così, spingi, senti che è entrato…come è grosso caro, sarai un amante fantastico ecco continua, spingi…così bravo cerca di resistere ti prego… – io cominciai a penetrarla con cura, rallentando quando stavo per venire e accelerando quando lei me lo chiedeva. Poi lei cominciò a muoversi ansimando ed io avevo paura che i miei sentissero. Ero arrivato quasi al culmine e cercai di sottrarmi – Sto per venire…lasciami… – Lei strinse le gambe e si dimenò furiosamente. Non riuscii a controllarmi e la inondai del mio liquido. Ricademmo sfiniti uno sull\’altra. – Ti è piaciuto ? – mi chiese timidamente Tina – Da impazzire tesoro – risposi – ma adesso come farai? – Farò pace dopodomani con lui …ma vieni, abbiamo ancora del tempo… –

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