il week end di piacere

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Ero quasi arrivata alla mia fermata. Dopo 5 ore di viaggio e 3 coincidenze, ero ad un passo dalla destinazione.
Io e Lui avevamo tanto parlato di quel weekend che volevamo passare assieme, da soli, in una camera d’albergo, a fare ciò di cui avevamo più bisogno.
Non c’era nulla tra di noi, solo voglia di stare assieme, solo voglia di soddisfarci. Una notte. Forse due, ma niente sentimentalismi, niente coccole, niente bacini o altro. Solo sesso. Non era nemmeno il mio tipo di ragazzo ideale, troppo muscoloso per i miei gusti, troppo fissato con la palestra.. A me invece piacciono quelli reali, quelli non perfetti, con un po’ di pancia. Stare con un ragazzo “perfetto” mi imbarazza, non sono una ragazza magra, ho le mie curve e i miei fianchi larghi.
Però ero lì, mi prendeva da morire, quando parlavamo sembrava sapesse esattamente cosa volevo. E questo faceva crescere in me la voglia di lui…nonostante non fosse il mio tipo. Questo mi aveva spinta a partire. Ora ero lì.
Quasi alla fermata. Annunciano la stazione. Sono arrivata.
Ho solo zaino, niente di pesante, con un cambio, l’indispensabile insomma. Mi avvio verso la porta del treno, non sbircio fuori. Scendo, e con me pochi altri. Mi avvio verso l’uscita, vicino le scale c’è lui ad aspettare che si alza e mi viene in contro. Entrambi sappiamo cosa, da lì a poco, succederà. In entrambi si nota un po’ di ansia, non sapere come salutarci, solo voglia di saltarci addosso. Ci calmiamo, mi abbraccia. Gli chiedo se sta aspettando da molto, mi dice di no, che è arrivato da poco. Ottimo, penso, ora che gli dico? Mentre ci incamminiamo verso la macchina mi chiede del viaggio, com’è andato, se mi hanno molestata. Sorrido, gli dico di no. In macchina mi rilasso, ora sono più sciolta. Chiacchieriamo del più e del meno, in pochi minuti arriviamo in hotel.
Ci presentiamo, poi ci danno le chiavi della camera.
Terzo piano, stanza 72.
Chiamiamo l’ascensore, era al 6° piano.. Ci mette un po’ per arrivare, e lui non ne può più.
“Tranquillo, sono qua ormai. Non devi aspettare più.” gli dico sorridendo. Mi abbraccia, di nuovo. Tra me e me penso che ora iniziano ad essere troppi, questi abbracci. Rido di me, del fatto che devo rilassarmi.
Arriva l’ascensore, terzo piano, siamo soli. Sono poggiata alla parete con il suo sguardo addosso, non so cosa vuole fare.. O forse lo so, ma voglio istigarlo un po’, come ho fatto in questo ultimo mese di messaggi e chiamate.
“Cosa c’è? Perché mi guardi così?” gli chiedo.
“Come se non lo sapessi” mi risponde.
Ha ragione, lo so. Rido, ride anche lui. Poi torna serio e dice “non riderai più, quando avrò finito con te”, accolgo la sfida e gli rispondo “o forse non riderai tu.”
Arriviamo al terzo piano, troviamo la camera, entriamo. Gli chiedo di fare una doccia, quasi me lo vieta. Ha troppa voglia, ed anche io.
“Sono in viaggio da 5 ore, ne ho bisogno. Non so nemmeno che sapore ho.” gli do un bacio leggero sulle labbra.
Si convince, vado a fare una doccia veloce. Lui si mette comodo sul letto. Finisco in cinque minuti. Esco dal bagno e Lui è là ad aspettare.
Mi dirigo verso di lui, è immobile. Mi guarda soltanto, non capisco il suo sguardo. Per un attimo sono in imbarazzo, forse non gli piaccio, forse ha cambiato idea. Mi dice di avvicinarmi, lo faccio, mi tranquillizzo. Ora sorride.
Si alza sui gomiti, a pancia in su per gustarsi quel momenti in cui scoprirò il mio corpo coperto dall’asciugamano.
Sono decisa. Piano, a cavalcioni, arrivo fino alle sue labbra. Stavolta non lo bacio, aspetto. Mi alzo e ora sono su di lui, seduta sul suo bacino.
Mi chiede un bacio, gli dico di no, che se vuole lo fa lui.
“Che fai? La capricciosa?” mi chiede. “Sì, e allora?” rispondo.
Si alza, ha il suo petto contro il mio, mi mette una mano dietro la schiena, mi tira giù. Ribalta la situazione, ora è lui ad essere su di me.
“Niente baci” mi sfida.
Inizia a toccarmi i capelli, il collo, me lo bacia. Toglie l’asciugamano passa al seno. Si meraviglia, lo tocca, lo massaggia.. Come se non ne avesse mai visto uno così.
“È grande – dice – è perfetto.”
Passa alla pancia, mi bacia, si fa spazio tra le gambe. Me le alza, sorride mentre mi guarda.
“Lo vuoi?” chiede. Gli dico di sì, che lo voglio.
Con la lingua mi apre le labbra, poi ci soffia un attimo sopra e sento un brivido. Se ne accorge, mi dice di stare ferma. Aveva detto che lui era il capo, decideva lui a letto e io dovevo obbedire – secondo lui.
Fa di nuovo la stessa cosa, ma ora non mi guarda più, ne vuole di più anche lui e non si ferma. Vuole assaggiarmi. Continua a muovere la lingua, tra le grandi labbra, poi passa al clitoride e poi al buco. Di nuovo, in modo circolare, torna alle labbra, poi al clitoride. Sento il suo dito farsi spazio tra le labbra, mi massaggia e cerca di aprire piano il buco. Mi infila un dito dentro, ho un nuovo brivido. Gli piace, e anche a me. Si ferma sul clitoride, mentre il suo dito è sempre più dentro. Si ferma, ne infila un altro. Ho un sussulto, ma continua. Sto per venire, con la sua lingua sul clitoride, lo capisce e muove velocemente le sue dita. Vengo, gli inondo la faccia di me. Assapora tutto.
Ora vediamo cosa fa.
Sorride, si lecca le dita. Poi ritorna con la faccia tra le mie gambe e continua. Ora infila la lingua nel buco mentre con un dito fradicio si fa spazio nel culetto. Ci vuole un po’, poi entra piano, mi rilasso, godo. Vengo ancora una volta dentro la sua bocca.
“Sono le labbra che preferisco baciare.”
Ridiamo. Si stende, io mi alzo. Tocca a lui rilassarsi.
Mi inginocchio al letto, gli sbottono i pantaloni e glieli sfilo con le mutande. Il suo pene è già sull’attenti, fa un balzo contro gli addominali. Si siede per bene, vuole godersi lo spettacolo.
Non è lunghissimo o esageratamente grosso, non dovrei avere problemi a fargli un pompino coi fiocchi.
Ho il suo sguardo fisso addosso, ricambio lo sguardo, poi guardo il pene. È bello, penso. Lo massaggio, ma è secco. Lo lecco per tutta la sua lunghezza, per farlo scivolare bene. Con una mano gli massaggio il cazzo, mentre con la bocca passo piano a baciargli le palle. Le lecco, sono piene, le ho in bocca e lo guardo mentre mi tiene in capelli e guarda in alto.
Mi scollo dalle palle, è tempo dello show. Dalla base inizio a leccare e baciare quel pene, fino ad arrivare alla punta, mi fermo un po’ lì, lo guardo e poi affondo quel cazzo nella mia bocca. Lo sento in gola, ingoio tutto il pene e mi muovo al suo ritmo. Dopo poco più di dieci minuti sento che sta per venire, mi sposto di nuovo sulla cappella e quando sta per venire lo accolgo sulla mia bocca e sulla mia faccia. Lecco ciò che resta del suo sperma su di me.
Mi guarda. È estasiato. E io con lui.
Ci stendiamo a letto. Guardo il soffitto, soddisfatta di quel sesso orale. Lui si volta verso di me e mi dice soltanto che sono bella, rido di quel ragazzo che mi trova bella dopo un pompino. Classico.
Vado a lavarmi i denti, ho i capelli spettinati e il trucco ormai è tolto tra la doccia e lo sperma. Torno di là e ci stendiamo.
Si avvicina, mi sussurra “lo sei”, come ad essersi offeso della mia risata di prima. Mi giro verso di lui e gli dico “ok, capo”. Sorride, ora è lui quello che ride di me.
Mi prende la gamba e la poggia sul suo fianco, i nostri sessi sono a contatto. Lo sento crescere piano, mentre mi bacia il collo. Gli graffio la schiena, inarco la mia.
Si alza, mette un preservativo ed è pronto per me.
“Sei pronta?” chiede con aria di sfida, accolgo e rispondo “sono nata pronta, e tu?”. Ridiamo.
Mi tira a sé, al bordo del letto, riprende a baciarmi la figa mentre con una mano gli tengo la testa. Gliela blocco e mi muovo al mio ritmo, gli vengo in bocca e di scatto si alza e mi penetra.
Sento tutto quel cazzo dentro di me, sembra più grande di quando gli ho fatto il pompino. La penetrazione mi fa sussultare, un gridolino esce dalla mia bocca. Mi tappo la bocca, ma mi dice di togliere la mano: “voglio sentirti urlare.”
“Ma i vicini no”, ma tolgo la mano dalla bocca.
Ora mi penetra forte, sempre più veloce. Mi prende le gambe e se le tira sulle spalle, ora sento le sue palle sbattere contro il mio culo. Urlo, come piace a lui. Mi stringe le tette, sto per venire in quella posizione, cerco di trattenermi ma non riesco; vengo.
Si stacca, con un colpo mi gira a 90°. Si allontana e poi dice “avevo ragione, da questa prospettiva sei magnifica. Ho tutti i buchi per me”
Mi sculaccia, poi ricomincia a penetrarmi. Spinge sempre di più, dopo 30 minuti sto per cedere. Vengo ancora, lui se ne compiace.
“La mia troia magnifica.”
Sono bagnata, esce dalla mi figa e con un movimento ritmico mi inizia a stimolare il clitoride, da dietro. Sto per venire ancora, e mi penetra con un dito. Vengo ancora e con un colpo sento la sua cappella che chiede il mio ano. È stretto, ma i miei umori sono tanti e facilitano l’entrata. Inarco la schiena, è piacevole, mi sculaccia, mentre dice che del mio culo non farebbe mai a meno. Con una mano mi stimolo il clitoride, mentre mi tiene i capelli e mi tira indietro. Vengo ancora, e sento che sta per venire anche lui. Si toglie dal mio culo, si toglie il preservativo mentre mi giro, pronta a prenderlo di nuovo in bocca. Mi viene in bocca mentre guardo il piacere nei suoi occhi.
È sfinito, vado a lavarmi i denti. Si sente a letto, torno da lui.
“Mi hai dato della troia?” chiedo, mi risponde “lo sei. Ma sei magnifica.”
Va bene, lo sono, gli dico, ma allora devi leccarmela ancora.
Lo tengo giù con la testa, mi siedo sulla sua faccia, mi muovo prima piano poi più veloce.
Gli scopo la faccia, mentre con le mani mi tiene il culo e con un dito mi penetra.
Vengo ancora, beve tutti i miei umori ancora una volta.
Mi sposto verso il basso, è di nuovo pronto. Sono a cavalcioni su di lui, prima gli massaggio il cazzo tra le grandi labbra, poi gli metto un preservativo e lo accolgo dentro di me. Salto e godo, urlo di piacere. Mi tiene per i fianchi, mi bacia le tette. Vengo, mi muovo a quel suo ritmo, sento che sta per venire, glielo si legge in faccia. Viene anche lui.
Ci stendiamo di nuovo, stremati.
Lo ringrazio, mi chiede per cosa e gli rispondo “per avermi scopata!”
Ride, rido anch’io. Mi bacia, come se non stesse aspettando altro.
“Niente baci, eh?” gli dico. Ride, continua a baciarmi.

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