immacolata

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Gia’ il nome mi condanna alla castita’: Immacolata. Quale cazzo di uomo si avvicina ad una donna con questo nome? Ho provato con Immy con Tina con Tinetta macche’, appena mi presento chiunque ridacchia e si allontana. Perfino quello che dopo avermi ingravidata mi porto’ all’altare mi fece sua prima di conoscere il mio nome. Complice le violette del bosco complice la giornata afosa ed il fresco del fogliame complice un raggio che illuminava come un faro il cazzo venoso che appari’ all’improvviso tra le mani di un giovane sconosciuto complice le formiche che morsicandomi la coscia fui costretta a sollevare la gonna per grattarmi e complice la voglia di maschio che gia’ da qualche anno metteva in subbuglio il mio basso ventre. Fu lo sprazzo di un mattino, fu il baleno di un fulmine, quel cazzo mi fece sua per qualche mese e col bambino ancora in grembo si traferi’ in cerca di lavoro all’estero lasciandomi vedova bianca col marito lontano. Torna una volta all’anno per ricordarmi di esser donna e mai ho avuto il coraggio di farmi chiavare da qualche bel giovane aitante del paese. Stupida! Ce ne fosse mai uno che mi facesse la corte. Oh come cederei facilmente. Sara’ la eccessiva altezza sara’ la magrezza sara’ la diffusa peluria su tutto il corpo sara’ la gamba sifula per la poliomelite contratta da bambina sara’ per il carattere di merda che mi ritrovo sta di fatto che gli uomini mi rifuggono come la peste. Tutti no, pero’. C’e’ il figlio di quella puttana di mia cognata che mi desidera e la prova sono le seghe che spara immaginando me. Lo vedo, quando seduto sulla sedia mentre io accudisco alle cose di casa e lo provoco aprendo la vestaglia ed offrendo al suo sguardo allupato la coscia bianca fino alla giuntura del gluteo col bordo delle mutandine picchiettate dai peli che fuoriescono incolti dal pube o quando mi abbasso gli mostro i seni fino alla radice coi suoi bei capezzoli eretti al centro di due aureole marroni e pelose, lo vedo, ripeto, che massaggia l’inguine dove una meravigliosa erezione prova quanto mi desideri. A vent’anni mi sa che e’ ancora vergine o comunque di sicuro non conosce l’animo delle donne ne’ di come si muovono gli ormoni femminili. Non ho ancora compiuto i quaranta e la carne scotta il sangue bolle e non mi va piu’ di aspettare luglio per ricevere la mia annuale razione di cazzo. Io il cazzo lo voglio per tutto l’anno e non voglio piu’ passare lunghe ore a fottermi con una pannocchia o con un cetriolo o con quanto l’orto mi offre. Voglio un cazzo che palpiti un cazzo che m’impali un cazzo che mi ravani l’anima e mi faccia gridare. E lo stupido di mio nipote che continua a spiarmi senza prendere una qualsiasi iniziativa. E’ stato capace di dirmi di preferire le donne pelose come me, ho sciolto i lunghi capelli neri quando mi ha confessato che gli piace vedere le chiome coprire le spalle nude di una ragazza gli ho spesso ricordato di non esagerare colle manovelle e lui si limita a fissarmi collo sguardo acquoso la patta gonfia e quando non riesce a controllarsi corre a sparare una sega da qualche parte. Non so di che cazzo disponga, non chiedo certo che sia dotato come mio marito ma di una cosa son sicura: ce l’ha duro. E poi per il solo fatto di essere qui e’ sufficiente perche’ io ceda, sempre che faccia un piccolo passo in avanti. A furia di pensare ad un sotterfugio sono arrivata ad una conclusione: se non mi muovo io lui non si muove di certo. Ieri gli ho preparato pasta e fagioli colle cotiche perche’ mi aveva detto che da anni desiderava quella pietanza. Siamo all’inizio dell’estate e non e’ certo il cibo adatto alla stagione. Ieri mi sono messa d’impegno ed infatti sono riuscita a preparargli la pietanza abbastanza diluita perche’ non gli pesasse sullo stomaco. E’ stato un bel pranzetto annaffiato da un vinello leggero. Sara’ stato il vinello sara’ stato il cibo carico di calorie sara’ stato il cazzo ben visibile in tiro in mezzo alle cosce ho scagliato lontano il mio perbenismo il rispetto per mio marito e ho lasciato che l’utero gridasse la voglia di essere sbattuto e violato. Quando mi sono accorta che il ragazzo aveva bisogno di riposo gli ho suggerito di stendersi sul mio letto. Mentre saliva al piano superiore dove e’ la stanza da letto ho sentito una fievole voce che mi chiedeva se lo avrei raggiunto. L’ho guardato senza rispondere, mi e’ mancato il fiato e la parola si e’ inceppata. Vuoi che il ragazzo si sia svegliato? mi sono chiesto. Intanto l’umore ha tracimato e mi ha solleticato le cosce. Finito di rigovernare sono andata in bagno ho lavato la fica ed il buco del culo e mi sono accorta di quanto fossi eccitata. O adesso o mai piu’ mi son detta. La camera e’ in penombra, le persiane sono abbassate e mi ci vuole un po’ prima che gli occhi si abituino al buio. Infine distinguo il ragazzo nudo con indosso le sole mutandine che supino trattiene il respiro per far finta di dormire. Non m’inganna, ha il cazzo ritto che pulsa e lo slip mette in evidenza la forma ed il movimento. In piedi accanto al letto mi spoglio con calma, come se lui dormisse davvero o come se fossi sola. Lascio scivolare la vestaglia e gli offro la fica pelosa in primno piano visto che le mutande le avevo cavate in bagno, slaccio il reggiseno e le poppe flosce ricadono trascinate dal peso dei capezzoli che sono il mio vanto. Mi giro di spalle e mi chino per aprire il como’ e prendere l’intimo che indossero’ piu’ tardi. Il cazzo scoppia e punta verso il soffitto malgrado lo slip lo costringa ad una innaturale sofferenza. Ho il culo a punta causa una gamba piu’ corta dell’altra ma so bene che vista cosi la fica appare aperta come una prugna e col pelo simile alla barbetta di una capra. E’ la posizione preferita di mio marito e da come sospira pare che gradisca anche il ragazzo. Metto un ginocchio sul bordo del letto avvicino il viso al cazzo eretto abbasso l’elastico dello slip e prima che sorta una qualsiasi reazione prendo in bocca il bel cazzo duro come un pezzo di legno. Faccio appena in tempo a saggiarne la durezza a percepirne la forma a gustarne il calore che uno schizzo di crema violento mi riempie la gola. Ah, la sborra profumata! Grazie a chi ha inventato il miracolo del cazzo che sborra. Lo affondo in gola, mi manca il fiato lo succhio lo ciuccio lo slinguo lo palpo lo godo e prima che mio nipote si renda conto di cosa stia facendo mi ritrovo a cavalcare il cazzo infilato a schiacciare l’utero. Piscio godimento, l’orgasmo e’ continuo e non finisce mai. Mio marito e’ meglio dotato ma mio nipote mi prende per sei volte di seguito. Abbiamo trascorso la notte a fottere e stamattina sono stata a lungo colla fica a mollo nel bide’. Mi guardo allo specchio nuda e mi piaccio, sono fiera del lungo pelo crespo che ricopre la fica e reggendo il vassoio del caffe’ corro a farglielo succhiare. Al diavolo il grosso cazzo del mio congiunto, preferisco questo presente che quello lontano. Peccato non essermi svegliata prima, quanti cazzi mi sono persa. – Amore, preparati che arrivo. Oggi sara’ una lunga giornata.

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