io, mia moglie e gli altri 2

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Luglio 2016; la stagione estiva è ormai giunta al suo apice e come ogni anno, io e mia moglie, trascorriamo il fine settimana in montagna, con la prole, ospitati dai miei suoceri.
La casa si trova in un paesino tranquillo, ubicato ad un’altitudine non molto elevata.
L’Abitazione è la tipica vecchia casa di montagna, adattata ad accogliere le famiglie dei vacanzieri; ambienti disposti in maniera confusa ed irrazionale; strutture antiquate anche se piuttosto gradevoli allo sguardo; in tutto due appartamenti, uno sopra l’altro.
E’ sabato sera (probabilmente le undici circa) e la prole si è appena addormentata nella stanza adiacente alla nostra camera da letto.
Io e mia moglie, prima di addormentarci, stanchi per la giornata faticosa, ci concediamo un po’ di relax sul nostro giaciglio: lei, cellulare alla mano, scorre i post di facebook, mentre io, svogliatamente, leggo le pagine di una rivista acquistata nel pomeriggio.
In questa serata non sembra esserci spazio per la lussuria di coppia.
Mi decido quindi ad andare in bagno per prepararmi al sonno ristoratore; raggiungere la toilette significa entrare in un corridoio comune all’appartamento situato al piano superiore, scendere pochi gradini e passare nei pressi della porta d’entrata dello stabile.
Non appena mi decido a scendere dal letto, avverto il brusio di persone che entrano nell’edificio.
A giudicare dalle voci, si tratta degli inquilini dell’altro appartamento: Martina, Mattia, sposati da poco, ed un loro amico di lunga data che hanno invitato in montagna a trascorrere il fine settimana con loro.
Li abbiamo incrociati e salutati poche ore prima, subito dopo la cena; uscivano per una serata in compagnia.
Sono ragazzi sulla trentina.
Martina, cresciuta con mia moglie, seppur ancora giovane, si mostra estremamente mutata nel fisico e nell’aspetto rispetto a qualche anno prima, quando sfoggiava uno stato di forma non particolarmente accattivante ma decisamente “presentabile”, direi “gradevole”; era uscita vestita con una gonna non corta e non attillata, palesemente “comoda”, sormontata da una maglietta un poco scollata che lasciava intravvedere la traccia di un seno cospicuo ma bisognoso di un sostegno “importante” per rendersi “evidente”.
Mattia, semplicemente in jeans e maglietta, così come il loro amico, ci cui non ricordo il nome ma che veniva da loro costantemente chiamato con soprannomi retaggio dell’adolescenza…forse “Tato”.
Sentendoli rientrare, mi avvicino alla soglia della nostra stanza, intenzionato a non incrociarli, per mera pigrizia; così, con le orecchie tese, spengo le luci della camera da letto ed attendo che se ne vadano.
Il loro vociare stentatamente trattenuto nei toni, lascia presumere che abbiano bevuto parecchio.
Sento Mattia avviarsi per le scale che conducono al loro appartamento, mentre, invece, Martina e “Tato”, si fermano ed esortando Mattia a salire, lo avvertono che sarebbero tornati alla macchina per recuperare un cellulare dimenticato sull’autovettura.
Percepisco quindi la porta dell’appartamento al piano di sopra che si apre e richiude subito dopo, così come, la porta d’ingresso dello stabile si apre e chiude con immediatezza.
A questo punto mi decido ad uscire dalla stanza per recarmi in bagno ma, imboccando il corridoio comune, sento rumori dapprima incomprensibili.
Con sospetto, nel buio minimamente attenuato dalla fioca luce lunare che accedeva dalla finestra del locale, scorgo, al termine delle scale che conducono alla porta d’ingresso, le sagome di due persone.
Non comprendo cosa stiano facendo, poi, il tipico “schioccare” delle labbra, mi fa intuire che si baciano; stanno amoreggiando.
Pare che la passione li coinvolga particolarmente; i loro movimenti divengono quasi subito convulsi, agitati.
Trascorrono pochi secondi e spostati dal loro coinvolgimento amoroso, vengono accarezzati dalla luce che trapela dalla finestra.
Ciò che vedo mi stupisce e mi irrigidisco, incapace di decidere cosa fare.
Sono Martina e “Tato” che, incuranti del povero Mattia, inviato al piano superiore a smaltire la sbornia, hanno approfittato del momento per concedersi un piacere adulterino.
Trascorrono pochi minuti e mia moglie, non vedendomi tornare, esce con circospezione dalla stanza da letto.
Nel buio mi accorgo del suo arrivo ed immediatamente la fermo, invitandola al silenzio più assoluto, con cura di non essere sentito dai due amanti.
Lei per fortuna segue le mie indicazioni.
Ancora in preda allo stupore, le faccio intendere di volgere lo sguardo verso ciò che sta accadendo.
Lei, avvinghiata a me, forse intimorita, viene pervasa da una tensione insolita; anche per lei lo stupore è stato enorme!
Ci mettiamo in una posizione che consenta di vedere le azioni di Martina e del “Tato”, confidando che non ci possano scorgere.
All’improvviso, un bagliore di luce.
Il cellulare che Martina teneva nella mano sinistra riceve probabilmente un messaggio.
La scena, per parecchi secondi, appare molto nitidamente.
I due si baciano con passione; gli abiti ormai scomposti; la maglietta di lei, grossolanamente “sforzata”, permette ai suoi seni di uscire, seppur costretti nella morsa del reggiseno mai slacciato; seni che appaiono di dimensioni ragguardevoli ma anche già segnati da un principio di decadimento che ne mina la consistenza; seni biancastri, per quanto si vede, e pervasi dalle venature; capezzoli turgidi per il freddo serale, tanto da restringere notevolmente le areole.
La mano destra di lei, invece, afferra con forza il sesso di “Tato”, già estratto dai suoi pantaloni.
La mano di Martina tenta di dar corso ad un movimento fluido lungo l’asta, ma la foga del momento rende tutto più difficoltoso.
Il pene di lui non è particolarmente dotato; pare avere il glande gonfio per l’eccitazione; non è depilato; è dritto, in erezione poderosa.
Scompare il bagliore e tutto torna nella penombra.
Mi accorgo che a quella vista, il mio sesso si è impetuosamente “svegliato” e spinge i pantaloni del mio pigiama.
Quasi confuso per quel che sto vivendo, per un attimo riacquisto lucidità e sento il respiro di mia moglie farsi più affannoso, forse spaventata, esterrefatta.
Provo ad abbracciarla in modo rassicurante ma senza nemmeno accorgermene, colto dall’eccitazione, anziché concedere un gesto gentile e sessualmente innocuo, mi ritrovo a toccarla con malizia: le circostanze mi hanno trascinato e pressoché in uno stato simile all’ipnosi, cerco il suo sesso ed il suo pube.
Un altro bagliore; un altro messaggio.
La scena si rischiara ancora.
I movimenti di Martina e del “Tato” sono ora più “tranquilli”, “fluidi”.
Lei riesce a massaggiare accuratamente il suo pene, facendo scorrere con maestria ed esperienza la mano dallo scroto al glande.
Lui stuzzica i suoi capezzoli mentre la bacia sul collo.
Avvolto dal clima erotico, proseguo nell’esplorazione confusa del corpo di mia moglie e raggiungo finalmente il suo sesso; lo scopro incredibilmente lubrificato, persino grondante: non è spaventata! Mi sbaglio! È eccitata! Gode dello spettacolo offerto!
D’un tratto afferra il mio pene, estraendolo velocemente dai pantaloni del pigiama.
Inizia a compiere gli stessi movimenti di Martina.
Sembrano quasi sincronizzate.
Noto che mia moglie, mentre mi tocca sensualmente, non distoglie mai lo sguardo dal membro del “Tato”; sembra voler fare a lui ciò che sperimenta su di me.
Probabilmente lo vorrebbe tra le sue mani, per sentirne la consistenza; per assaporare ogni pulsazione che lo scuote nei fremiti di piacere.
Sembra che si sia raggiunto una sorta di equilibrio, quando Martina inaspettatamente si abbassa per accogliere nella sua bocca il sesso di “Tato”, che lancia uno sguardo verso l’alto…liberatorio…
Scompare il bagliore del cellulare.
Comprendo che ora mia moglie volge lo sguardo a me, pur nel buio.
Il fatto che lei abbia desiderato il pene di lui, ha provocato in me una sensazione di dolore subito sopraffatta da un piacere ed un’eccitazione mai provata.
Un nuovo bagliore.
Un bagliore più duraturo. Una chiamata ricevuta da cellulare di Martina. Forse Mattia che si chiede dove siano finiti.
I due comprendono che devono affrettarsi.
Il “Tato” si scosta, afferra Martina, la gira in modo da posizionarsi alle sue spalle, solleva la sua gonna ed abbassa le sue mutandine; biancheria piuttosto semplice, senza pizzi o fronzoli di sorta.
A noi appare così il “calice” di Martina; le sue grandi labbra sono ben fatte; “composte”; il pube è completamente depilato; tutto è perimetrato da due cosce morbide, un po’ segnate dalla cellulite, biancastre come i seni, comunque sode.
Lei si china in avanti ed inarca la schiena.
La posizione è ottimale per ricevere il pene di lui.
Il “Tato” ammira per un attimo le natiche di Martina, che in parte risultano visibili anche a me.
Il sedere è sodo sebbene abbastanza voluminoso; anch’esso intaccato dalla cellulite.
La vista di quelle intimità così esposte e mai scorte sotto i vestiti di una persona che si incontra quotidianamente, per poco non provoca il mio orgasmo.
Mia moglie coglie il mio desiderio voluttuoso per un corpo che non è il suo; eppure giurerei che il fatto non la sconvolga, anzi…
Pochi secondi e il “Tato” affonda a “colpo sicuro”, per tre o quattro volte, il suo membro nel sesso di Martina.
Evidentemente il suo pene è facilmente entrato nella vagina di Martina, lubrificata dall’eccitazione.
Si sente lo scroto sbattere contro le natiche.
Pochi affondi che portano immediatamente entrambi al godimento.
Lui si irrigidisce e ansima tentando di trattenersi.
Lei ha un palese fremito e si appoggia con la mano al muro.
Io e mia moglie, eccitatissimi, capiamo che tutto sta per finire e, mentre scompare il bagliore del cellulare, ci dileguiamo in stanza anche noi, ricomponendoci sommariamente.
Percepiamo ancora un Brusio; è Martina che si rivolge al “Tato”: “Scemo!…mi sei venuto dentro senza profilattico!…E adesso?!?”.
Io e mia moglie siamo ormai barricati dietro la porta. Sicuramente nessuno ci potrà vedere.
Ci perdiamo in uno sguardo complice.
In parte è come se ci fossimo concessi ad altri; per altro verso abbiamo rafforzato ancor più la nostra intimità.
Siamo pronti a sfogare definitivamente i nostri istinti, ripercorrendo tutte le immagini dello spettacolo appena gustato.
Ma un nuovo vociare irrompe.
La prole.
Si è inopinatamente svegliata nel cuore della notte e pretende attenzioni.
Ci saranno certamente altre occasioni…

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