la confessione di un sacrilego

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Quel coglione di mio padre si era fatto infinocchiare proprio bene. Per le vacanze estive era tornato al suo borgo natio, e non si era sottratto al dovere di far visita al numeroso parentado. Fu proprio in occasione di una visita a un suo cugino che si lasciò strappare la promessa che è all’origine di questa storia. In breve la cosa andò così: Vincenza, la figlia del cugino di mio padre, non faceva altro che autocommiserarsi perché non aveva potuto fare il viaggio di nozze a causa della mancanza della vile pecunia, sicché mio padre per fare lo splendido la invitò insieme al marito da noi. Il poverino si credeva che lei non ne avrebbe approfittato e pensava perciò di essersi comportato generosamente senza alcuna spesa, ma poco prima delle vacanze di Pasqua Vincenza telefonò per informarci che sarebbe arrivata presto per passare due settimane da noi.Ovviamente né io e né mia madre eravamo contenti di ciò, ma ormai mio padre aveva promesso e per non far scoppiare un caso diplomatico in seno alla famiglia bisognava far buon viso a cattivo gioco.
Tuttavia io non volevo rassegnarmi, in qualche modo Vincenza mi doveva ripagare dell’incomodo che mi arrecava. Non nascondo che quando ero un
imberbe adolescente qualche volta mi sono masturbato pensando a lei, che all’epoca era una ragazza molto carina. Purtroppo con gli anni si è molto
ingrassata e ha quindi perso molta della sua avvenenza. Tuttavia ciò che me la rendeva ancora appetibile erano le chiacchiere che si facevano su di lei.
Infatti si diceva che la sua disponibilità sessuale con l’altro sesso era tale che non aveva più amiche in paese. Senza un lavoro, grassottella e con la fama di troia doveva considerarsi fortunata se era riuscita a farsi sposare da un povero fesso, che per molti anni si era fatto il culo lavorando in Germania.
Una come lei facile da ridurre a oggetto sessuale, che non può spaccare le palle data la sua ignoranza abissale e che non si fa fatica a disprezzare, mi sembrava l’ideale per sfogare le mie voglie. Adesso avevo due settimane di tempo per sbattermi bene bene questa vaccona.
Ovviamente mi offrii per l’ingrato compito di andare a prendere alla stazione la coppia di villici. Era passato molto tempo dall’ultima volta che avevo
visto Vincenza ed ero curioso di constatare quanto fosse ingrassata. Non ci misi molto a individuarla tra la folla di persone che i treni vomitavano.
Mi sembrò che si fosse dimagrita un po’, anche se tuttavia rimaneva sempre bella grassoccia.
Fin dall’inizio non potei fare a meno di notare come tiranneggiava il marito, che ubbidiente non faceva mai ripetere due volte un ordine alla sua dolce trequarti. Questo odioso comportamento, che teneva con quel povero diavolo del marito, me la rendeva ancora più disprezzabile e quindi ancora più adatta ai miei scopi. Volevo una persona nei confronti dei quali non provare nessun rispetto, così da poterne fare, senza alcun scrupolo, il mero oggetto delle mie perversioni.
Durante la cena fui deliziato dalle battute volgare e pesanti che si lasciava scappare, nonostante cercasse di tenere dei modi da perfetta signora. Da parte mia io non facevo che stuzzicarla, per cominciare subito a realizzare il mio piano.
Non mi perdevo un occasione per esprimerle esplicitamente o implicitamente il mio disprezzo. Ciò non solo per il puro piacere di ferirla, ma anche e
soprattutto per farle perdere un po’ di autostima in maniera tale da renderla più malleabile. Solo facendola prima sentire rifiutata, sarebbe
stata contenta delle attenzioni che le avrei prestato in seguito.
Insomma, il vecchio trucco di disprezzare la merce per poi comprarla alle migliori condizioni possibili.
Il mio metodo cominciò a dare i suoi frutti già il mattino dopo. Infatti, esasperata dalle mie battute sulla sua adiposità mi invitò a toccarle il seno e il culo per sentire quanto fossero sodi, nonostante il grasso. Al che per vedere sino a che punto sarebbe arrivata, le dissi che poter saggiare veramente la consistenza delle sue forme, avrebbe dovuto spogliarsi, non essendo sufficiente una fuggevole palpatina.
Fui molto soddisfatto, quando mi rispose che sarebbe stata disposta a spogliarsi, tuttavia non era ancora giunto il momento, e siccome doveva ancora essere umiliata, per essere poi pronta per i miei scopi, non approfittai della situazione e, ostentando indifferenza, troncai la discussione.
Le inflissi altri due giorni di sarcastiche battute e di sovrano disprezzo per cuocerla a puntino. Solo quando fui sicuro che ormai era pronta, mi decisi ad accompagnare lei e il marito a S. Pietro, come mi avevano chiesto più volte. Poiché l’autobus che porta alla Basilica è sempre affollato faceva perfettamente al caso mio. Mentre il marito era intento ad ammirare dai finestrini dell’autobus le bellezze della capitale della cristianità cattolica, nella calca cominciai a strofinare la mia erezione contro il grosso culo di Vincenza, la cui unica reazione fu solo un rapido sguardo di maliziosa intesa. Delle fantasie che grazie a Vincenza realizzai questa fu la prima e la più innocente. Era da molto che desideravo godermi una donna sotto il naso del suo ignaro marito. Come era eccitante stare lì a dispensare a quel poveretto qualche misera informazione storico-artistica e contemporaneamente smaneggiargli la moglie alla grande, arrivando persino a farmelo toccare da sopra i
pantaloni.
Siccome la ressa dei passeggeri era tale che nascondeva bene le mie “manovre erotiche” e quelle di lei, mi divertii anche a mimare una
specie di scopata premendo ritmicamente il mio bacino contro il suo bel culone.
Tuttavia il piacere più grande lo provai solo una volta giunti a S.Pietro. Eravamo lì ad ammirare la pietà del Michelangelo insieme ad una
ventina di giapponesi, ed intanto io ero intento a toccare il culo della mia gradita ospite. Fare sesso in una chiesa è una delle fantasie che mi
eccitano di più, forse perché fino all’età di quattordici anni sono stato molto religioso.
Per poter trarre piacere dalla trasgressione, bisogna credere o almeno aver creduto in ciò che si viola tramite la trasgressione, solo così infatti si può avere il senso del peccato che si commette e quindi goderne.
Appena potevo palpeggiavo, con gradissimo gusto, Vincenza e non contento di ciò le sussurravo quello che avrei avuto voglia di farle, e tutto questo nel tempio più grande della cristianità, il piacere fu tale che per tutto il resto della giornata continuai a essere eccitato.
Per trovare un po’ di sollievo dovevo scopare a tutti i costi. Aspettai che se ne fossero andati tutti a dormire e quindi, nel cuore della notte, silenziosamente entrai nella camera dove dormivano gli ospiti. Con il cuore in gola per l’eccitazione e per la paura cercai di svegliare Vincenza senza, ovviamente, svegliare anche il marito. Per fortuna lei, al contrario del suo consorte, non stava dormendo profondamente e riuscii nel mio intento abbastanza facilmente. Non ci fu bisogno di alcuna spiegazione, capì benissimo quello che volevo e mi seguì docilmente nella mia camera. Non resistevo più, percui tirai subito fuori il mio cazzo e la feci inginocchiare affinché mi potesse dare un po’ di sollievo con la sua bocca.
Ma non ci fu niente da fare, il sollievo che mi diede scopare la mia bella culona durò poco, perché le fantasie sacrileghe tornarono ben presto alla
carica e fui di nuovo preda di un incredibile eccitazione. Per fortuna il destino fu generoso con me, il giorno seguente il marito di Vincenza era
stanco e non si sentiva bene, era afflitto infatti da tremendi reumatismi al braccio sinistro, che tornavano di tanto in tanto a farlo soffrire molto,
sicché non aveva affatto voglia di andare su e giù a fare il turista e disse alla moglie di uscire pure senza di lui, se aveva tanta voglia di vedere la città.
A me non sembrò vero, decisi di cogliere la palla al balzo. Presi la mia bella vacca, la caricai in macchina e mi diressi a S.Giovanni in Laterano. A questo punto mi si potrà obiettare sarcasticamente:”E il tempio più grande della cristianità dov’è finito? Che delusione !”. Ok forse è vero, ma in primis la Basilica di S.Giovanni è meno affollata e…. poi è più a portata di mano? E poi che volete ? Non ho mai preteso di essere un peccatore in grande stile, e del resto ma che cappio! La Basilica di S.Giovanni è pur sempre la più antica di Roma, quindi potete anche accontentarvi.
Quando entrammo nella chiesa, io ero tutto fremente, perché ero a un passo dalla realizzazione del mio desiderio proibito. L’avevo portata lì, con la scusa
di farle ammirare una delle più belle chiese della città, ed ora non mi restava che convincerla a scopare proprio là dentro. Ovviamente quando gli
feci la sacrilega proposta, inizialmente lei rifiutò. Non aveva nulla in contrario a scopare con me, ma farlo in chiesa le sembrava per lo meno
molto scomodo, non capiva perché non potessi aspettare fin quando non fossimo tornati a casa. Fu allora che si rivelò utile il trattamento a cui l’avevo sottoposta nei giorni precedenti. Cominciai a dirle quanto lei mi eccitasse, e come la trovassi incredibilmente attraente, per cui era
naturale che non potessi assolutamente aspettare e che avessi perciò urgentemente bisogno della sua incredibile fica. Aggiunsi anche che se nei
giorni passati l’avevo trattata con sufficienza era solo perché cercavo di resistere all’enorme attrazione che provavo per lei. Speravo che queste
parole la potessero lusingare assai, visto come l’avevo trattata prima.
Come si sa, i complimenti che provengono da chi prima ci ha disprezzato sono forse i migliori.
Vincenza era terribilmente inorgoglita di essere la responsabile di un eccitazione così grande da costringermi a chiederle di farsi scopare in quel luogo. Decise così che non se la sentiva di farmi soffrire oltre e che quindi mi avrebbe soddisfatto. Bene! Ora dovevo trovare un confessionale dove poter scopare. Cercai nella navata sinistra, dove si trovano i confessionali. A S.Giovanni ci sono dei bei confessionali molto grandi, pensavo che non sarebbe stato impossibile introdursi di nascosto in uno di questi e una volta dentro farsi una bella chiavata. “Pro lingua Italica”, c’era scritto sul confessionale che adocchiai per primo, era quello più appartato e mi sembrava perciò l’ideale. Provai ad aprirlo. Cazzo!!! Era chiuso a chiave. Non c’avevo pensato che i confessionali potessero essere chiusi. Mi sembrava una vera beffa, ma non volevo arrendermi. Vagai lungo la navata alla ricerca di un confessionale disponibile. Finalmente ne trovai due che erano aperti. Purtroppo questi non erano grandi come gli altri ed erano scomodi. Ma pazienza, non potevo certo rinunciare. Appena mi sembrò il momento giusto entrammo in uno dei due confessionali aperti. Io mi sedetti al posto del confessore e lei si sistemò sopra di me. Giuro che non mi sembrava vero, avevo il cazzo duro dentro una bella fica bagnata ed ero in una chiesa. Lasciai fare tutto a lei, che lentamente mi cavalcava per la gioia del mio cazzo. Io mi gustavo il profumo della sua fica, che si mischiava all’odore dell’incenso. Chiusi gli occhi e per aumentare ancor di più il piacere immaginai che al posto di Vincenza ci fosse una graziosa suora e che fuori dal confessionale si stesse celebrando la santa messa. Quando poi immaginai di venire in bocca alla suora proprio nel momento in cui il prete porge l’ostia consacrata alle bocche aperte dei fedeli, sentii l’orgasmo vicino. Mi alzai, feci inginocchiare Vincenza davanti al mio cazzo e gli diedi la mia eucaristia. Ero contentissimo, finalmente avevo provato quel piacere proibito che tanto avevo sognato.
Tanta era la gioia, che quando di notte Vincenza venne a trovarmi per avere la sua parte di piacere, volli essere generoso. Mentre con la lingua cercavo di stimolare la clitoride, con le mani tormentavo i suoi capezzoli. Continuai così finché non godette un paio di volte e poi affinché non si viziasse la feci mettere a quattro zampe e la inculai vigorosamente, preoccupandomi solo del mio piacere.
E adesso mi perdoni padre, perchè ho molto peccato comtro Dio e gli uomini!

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