la fantasia

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Quella fantasia era nata a letto, allorché scopando ho iniziato a descrivere la situazione in cui lei lavava i piatti indossando solo il catsuit, dopo la cena, insieme con Carlo, quel mio collega trentacinquenne, moro e fascinoso, con il baffetto che ricorda don Diego de la Vega, alias Zorro, in questo periodo decisamente in crisi d’astinenza per la figa. Ho proseguito immaginandomi mentre me lo tiravo fuori e cominciavo a segarmi, invitavo Carlo a toccare con mano cotanta gnocca e lei che si lasciava tastare dappertutto da un Carlo visibilmente eccitato.
A questo punto è stata mia moglie a continuare la fantasia, descrivendosi mentre si sfila i guanti per i piatti, si volta e mette una mano sul pacco gonfio di Carlo, gli slaccia i pantaloni e tira fuori il bel cazzo decisamente in tiro, per poi inginocchiarsi e succhiarlo con gusto. Ed io che continuavo a menarmelo e poi mi avvicinavo e presentavo anche il mio uccello alla sua bocca, che si alternava tra i nostri due membri duri.
La fantasia ci stava scatenando, scopavamo come ricci. Sollecitata da me, Laura ha proseguito il racconto: si alzava in piedi e si chinava sul lavandino, mentre Carlo le si piazzava dietro, strusciandole il cazzo tra le chiappe, fino a trovare l’imbocco della fica umida per entrare in un sol colpo, strappandole un mugolio di piacere. Ora Carlo la scopava alla pecorina, lei, voltata dalla mia parte, riprendeva a succhiarmelo. Continuiamo così per un po’, poi ci trasferiamo sul lettone e Laura va subito ad impalarsi sulla mazza dritta di Carlo, per cavalcarlo di lena; io mi metto in piedi davanti a lei e continuo a farmelo ciucciare. Alla fine Carlo viene copiosamente nella sua figa, procurandole l’ennesimo orgasmo, quindi ci scambiamo di posto ed io me la scopo alla missionaria, sguazzando in quella sorca larga e piena della sborra di Carlo. Non resisto molto, mi basta vedere la sua mano che si protende verso il pisello ancora barzotto di Carlo per accarezzarlo dolcemente, facendogli subito riprendere tono, ed eiaculo anch’io nella sua figa. Con questo finale della fantasia arriva anche il nostro orgasmo reale.
E’ passato più di un mese da allora, oggi mi son fatto coraggio e le ho proposto di realizzare quella fantasia, che pudicamente ha fatto finta di non ricordare. Le ho fatto notare la situazione ideale: tra pochi giorni terminerò la trasferta di lavoro, lascerò l’appartamento dove ho alloggiato durante questi mesi e tornerò a casa, a centinaia di chilometri di distanza. Difficilmente rincontreremo Carlo, a meno di non volerlo. Difficilmente a lei capiterà ancora l’occasione di giocare con un bel ragazzo trentacinquenne, laureato e pure allupato. Laura ride, ma non sembra convinta, non lo conosce neppure. Le dico che può sempre decidere al momento, noi lo invitiamo a cena, se poi vorrà togliersi il capriccio, andrà in bagno e si apparecchierà per fare i piatti, come nella nostra fantasia, oppure non accadrà niente, sarà stata una cena piacevole e basta. In questi termini si dichiara disponibile ed io procedo ad invitare Carlo per cena, oltre a comperare una scatola di profilattici. Con tono scherzoso dico a Carlo di farsi carino e corteggiare mia moglie perché lei gradisce i complimenti da parte di un bel giovane.
Carlo è alquanto timido, ma questo si rivela un fattore positivo per mia moglie, che non si sente messa in mezzo e può controllare la situazione, tuttavia non mi ero sbagliato: il tipo le piace, eccome. In un momento che restiamo soli perché Carlo era andato in bagno, le infilo una mano sotto la gonna e trovo la sua figa decisamente bagnata: la situazione la eccita. La bacio e le chiedo cosa ha deciso, lei risponde: “Tu sei proprio un matto!”. Io di rimando: “Sono arrapatissimo, fammi sognare”. “Vedremo”, dice lei.
La cena è stata piacevole, il vino che ha accompagnato il pasto ci ha messo addosso la giusta allegria, soprattutto a Carlo che continua a raccontare storie spassose con quella sua erre moscia. Finalmente Laura si alza e si avvia in bagno, dicendo: “Va bene. Adesso farò i piatti, se me li lascerete fare.”
Dopo un bel po’ riappare truccata e apparecchiata con una chemise in tulle e pizzo, i collant a rete a giarrettiera, il tanga in tulle e le scarpe con tacco alto, il tutto di colore nero: una superfiga da paura. A Carlo escono fuori gli occhi dalle orbite mentre interrompe a metà la frase che stava proferendo, restando a bocca aperta.
Io rompo il silenzio e dico: “Ecco cosa intendevi con: se me li lascerete fare! Che ne pensi, Carlo, non è una gran gnocca?”
“Altroché”, fa lui, divorandosela con gli occhi, mentre mia moglie, indossati con nonchalance i guanti, comincia a sparecchiare la tavola, chinandosi proprio con le tette in faccia a Carlo, che non resiste e le mette una mano sul culo. Laura ride, fa finta di nulla e continua a sparecchiare. Ad un certo punto le cade un tovagliolo in terra, lei si china lentamente a raccoglierlo, mettendo in mostra il suo bel culo invitante. Io chiedo a Carlo: “Ti stai arrapando?”. “Altroché”, risponde ancora lui. “Fai un po’ vedere”, ribatte scherzosamente Laura. Lui non se lo fa ripetere e sfodera la sua mazza in tiro, mettendosi in piedi. Laura afferra con una mano quel cazzo bello grosso e lo masturba lentamente. Lui le mette le mani dappertutto, poi le afferra la testa dolcemente e la bacia in bocca, quindi scende con le mani sulle chiappe e gliele stringe, spingendosela contro mentre continua a slinguazzarla. Laura si stacca da lui, gli si inginocchia davanti e inizia a spompinarlo: Carlo ha un’espressione beata di goduria. Io ho il cazzo duro che mi tira nei pantaloni, mi sbottono e lo lascio svettare fuori. E’ proprio come me l’ero immaginata: una scena arrapantissima che mi sta eccitando all’inverosimile, fremo al pensiero che tra poco Carlo avrebbe infilato il suo cazzo turgido nella figa fradicia di mia moglie e se la sarebbe scopata di gusto. Non vedevo l’ora, così prendo un profilattico dalla scatola che avevo previdentemente acquistato e lo passo a Carlo, mentre Laura continuava a succhiarglielo. Poi, rivolto a lui, dico: “Non hai voglia di sentire il suo sapore?”. Carlo si scuote, la fa alzare in piedi e dolcemente la stende sul letto a gambe larghe, quindi si sistema tra le sue cosce e comincia a leccarle la figa. Laura mugola mentre tiene le sue mani sulla testa di lui, io sono tentato di metterle il cazzo in bocca, ma la scena è ipnoticamente eccitante, così continuo a gustarmela seduto con l’uccello duro in mano.
Carlo la lecca per bene e a lungo facendola godere, poi, indossato il condom, le si stende sopra e la penetra alla missionaria, provocandole un forte gemito. Il suo cazzo è più o meno lungo come il mio, ma in compenso è più largo in circonferenza ed è bello tosto. Entra ed esce dalla fica bagnata con foga crescente, Laura asseconda i suoi colpi e gode gemendo sempre più intensamente. Dura tanto Carlo, in più di un’ora le fa cambiare diverse posizioni, chiavandosela con evidente piacere in tutti i modi possibili. Non si sfila mai il condom, ma non rimane più di qualche secondo fuori dalla sua fessa. Lei gode a ripetizione ed io perdo il conto dei suoi orgasmi.
Alla fine però Carlo non riesce proprio a venire, ci confessa che ultimamente gli capita spesso: è un problema suo che non dipende dalla partner. Laura ci resta un po’ male, ma poi gli intima: “Senti, non vale, siamo cinque a zero, rilassati un po’ e fammi provare a segnare almeno il gol della bandiera”. Così Carlo si stende di nuovo sul letto e lei inizia a fargli un pompino davvero appassionato, con tanto di massaggio testicolare. Sfoderando tutta la sua abilità mia moglie riesce, dopo un bel po’, a farlo venire tra le sue labbra, continuando a spompinare anche quando fiotti bianchi di sperma le colano dai lati della bocca, mentre Carlo strilla: “Vengooo!!!”
Salutato Carlo con un tenero bacio, Laura ed io, rimasti soli, torniamo sul lettone e scopiamo per un’altra mezz’ora abbondante, godendo come maiali. La sua bocca sapeva della sborra di Carlo ed il suo corpo odorava ancora di lui. Esausti, sprofondiamo entrambi in un sonno liberatorio.

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