la fata turchina – episodio 5

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Dopo un po’ mi trovai in bocca una notevole quantità dei suoi liquidi vaginali.  Degustai quel nettare, essenza erotica della sua fica, ma malgrado fossi assetato e bevessi con avidità, sempre nuovo liquido sgorgava dal buchino di Giulia.
Leccai ingordamente le piccole labbra e presi tra le labbra la consistente clitoride e cominciai a succhiarla e a darle colpetti con la lingua. Sembrava quasi di succhiare un piccolo pene.
Giulia cominciò a dimenarsi e ad inarcare il busto. Capii immediatamente che l’astinenza sessuale di oltre un anno stava già portando Giulia verso un’imminente orgasmo, dopo solo alcune leccate della clitoride.
Per cercare di aumentarle il piacere infilai il medio della mano destra nella sua vagina. Il dito scivolò immediatamente al suo interno senza nessun ostacolo o difficoltà di sorta. Per darle un maggiore piacere inserii anche l’anulare tenendo il palmo della mano verso l’alto.
Mentre continuavo a succhiarle la clitoride cominciai ad andare vigorosamente avanti ed indietro con le dita nel suo buchino magico, cercando di stimolarle la parte superiore del canale della vagina.
Bastarono due o tre movimenti della mia mano perché Giulia esplodesse in un orgasmo spettacolare. Non avevo idea che una donna potesse godere in quel modo!
Cominciò a scuotersi molto vistosamente, mugolava ed ansimava fortemente, non riusciva a tenere fermo il bacino rendendomi difficile tenere in bocca la clitoride e lavorarle la passera con le dita.
Dovetti tenerla ferma di forza spingendole il pube ed il bacino sul letto.
Le sue gambe cominciarono a muoversi in maniera incontrollata ed anche dopo l’orgasmo Giulia non riusciva a tenerle ferme. Sembravano vibrare come le corde di un violino.
Dopo poco però scostò la mia bocca dal suo sesso facendomi capire chiaramente che cominciava a provare fastidio da quel piacere così intenso.
Mi accorsi di avere la mano destra bagnata fino al polso.
Provò ad alzarsi in piedi, ma le gambe nel loro moto inconsulto non riuscirono a mantenerla in posizione eretta.
Dovetti mantenerla per un po’ ed aiutarla a rimettersi sul letto. Mentre si stendeva nuovamente notai una chiazza di umidità sul copriletto, là dove poco prima era appoggiata Giulia con il suo culetto.
Accarezzandole il seno ed i capezzoli, attesi che riprendesse piena padronanza del suo corpo.
Con il fiatone, dopo un po’ Giulia, quasi scusandosi, mi sussurrò: “Non sono riuscita a contenermi!
È stato troppo bello e coinvolgente.
Purtroppo io non riesco a controllare il mio orgasmo e poi sai, dopo tanto tempo, ho provato un piacere immenso e nuovo. E poi … mi hai fatto impazzire dal piacere!”
Mostrai palesemente meraviglia a quella affermazione, non avevo fatto quasi nulla, se non leccarla ed infilarle due dita dentro per qualche istante. Ero sicuramente capace di fere molto di più!
Ma Giulia continuò: ” Sono molto sensibile nelle parti intime e scusa se ti ho scacciato, ma ad un certo punto il piacere, mentre mi leccavi la clitoride, è diventato quasi insopportabile.
Spero di non averti scandalizzato o sconvolto!”.
La rassicurai facendole i complimenti per il suo corpo, ma soprattutto per i suoi organi sessuali così sviluppati e per il suo modo di essere femmina.
Le dissi che mi aveva colpito molto e che non mi aveva affatto scandalizzato, ma anzi mi aveva fatto provare sensazioni nuove e piacevolissime.
Giulia proseguì: “Sai quest’orgasmo mi ha sconvolta e non sono in grado di muovermi.
Ho bisogno di un attimo per riprendermi e poterti restituire il piacere che mi hai appena dato.”.
La rassicurai che non c’era bisogno e che poteva tranquillamente rimanere stesa per rilassarsi.
Mentre Giulia si calmava, pensai al mio tradimento nei confronti di Maria Elena. Ero stato proprio uno stronzo, pensai. La mia Fatina era stata sempre premurosa ed affettuosa con me ed io la stavo ripagando con quella azione così scorretta.
Mi sentii un verme e tentai di rinfilare il mio pene nella patta dei pantaloni, perché sentivo l’impulso di alzarmi ed andarmene, quando all’improvviso Giulia allungò la mano per impedirmi di rinfoderare il cazzo, che ormai era inesorabilmente flaccido. Prese a toccarmelo.
“Adesso tocca a me farti provare piacere!
Lasciati andare e lascia fare a me!”, e si alzò a sedere al bordo del suo letto.
Sarei scappato e feci anche l’atto di allontanarmi, ma Giulia mi trattenne non immaginando quali foschi pensieri corressero nel mio cervello.
Mi liberò dei pantaloni calandomeli fino alle caviglie insieme alle mutande.
Io cercai di fermarla, ma la mia resistenza durò solo qualche istante.
Si avvicinò al mio pene inerme e cominciò ad esaminarlo da vicino.
Cominciò a lodarlo dicendo che gli piaceva, ma più mi diceva così e più io avevo vergogna per quello che stavo facendo a Maria Elena.
Giulia cominciò a toccarmi il sesso, a sollevarlo e soppesarlo. Scostò la pelle del prepuzio per scoprire la mia cappella.
Il mio sesso però rimaneva insensibilmente flaccido e non reattivo.
La guardai imbarazzato, cercando di scusarmi: “Scusa se non riesco ad eccitarmi!
Sono un po’ stanco, ho avuto una giornata dura in ufficio.
Non capisco cosa mi succeda! Forse è meglio che vada via.”.
Ma Giulia mi guardò negli occhi quasi con paura e mi riprese: “Non è vero che sei stanco!
Prima avevi un’erezione notevole.
Sono stata io che ti ho sconvolto col mio comportamento.
Scusami, non volevo, ma mi è piaciuto così tanto e non sono riuscita a controllarmi.”.
Le risposi che non era così, che davvero ero stanco, ma lei insistette: ”Mi dispiace per come mi sono comportata, ma devo assolutamente ricambiarti il piacere che mi hai dato.
E poi perché sei preoccupato per la tua erezione, ho appena iniziato a toccarti.
Vedrai se sono capace di farti eccitare ancora!”.
E così dicendo mi prese il cazzo moscio tra le labbra, lo baciò con dolcezza e devozione, leccò leggermente la punta e cercò di penetrare il buchino dell’uretere.
Poi improvvisamente se lo infilò completamente in bocca cominciando a limonarmelo con la lingua.
Visto che non riusciva ad ottenere nessun effetto, Giulia si inginocchiò tra le mia gambe tenendo le sue gambe larghe e si accanì a succhiarmi il pisello.
In quella posizione che aveva assunto potevo osservarle la fica allargata e le sue piccole labbra e la clitoride che fuoriuscivano oscenamente verso l’esterno.
Malgrado l’orgasmo ed il successivo rilassamento di Giulia, quei due pezzi di carne avevano ancora una dimensione ragguardevole.
Quella vista e l’operosità di Giulia intorno al mio sesso cominciarono a sortire qualche effetto.
Giulia cominciò a gongolare: “Vedi che ti stai eccitando?
Lascia fare a me e vedrai!”.
In effetti stavo eccitandomi di nuovo, ma non ero più dell’umore giusto.
Cercai di distrarmi dal pensiero di Maria Elena e cominciai a concentrarmi sul corpo di Giulia.
Immaginai il suo culetto, anche se mi accorsi che quello che vedevo nella mia mente era il sederotto di Maria Elena. Provai la voglia di penetrare il culo di Giulia e questo mi riportò verso una erezione sufficiente anche se non piena.
Feci alzare Giulia, che cominciava ad essere fiera del fatto di essere riuscita a risvegliare nuovamente la mia eccitazione, e la feci voltare facendole appoggiare le mani sul letto.
Mi accucciai dietro di lei e cominciai a leccarle il buco del culo.
Giulia a quel punto rimase un attimo perplessa poi, senza muoversi dalla posizione in cui l’avevo posta, cercò di protestare: “Non ti far venire idee strane!
A me non piace essere penetrata da dietro. Non l’ho mai fatto e credo che non sia bello farlo e soprattutto faccia male …”.
Ma io la interruppi, ed un po’ imbarazzato mi giustificai: “Ma cosa vai a pensare! Volevo solo leccarti e poi fare questo …”.
E tenendola alla pecorina, le penetrai la fica.
Era di burro la sua fica. Il cazzo scivolò all’interno della sua passera per intero.
Con il mio pube toccavo le sue natiche e cominciai a stantuffare.
Giulia divaricò un po’ le gambe per consentirmi di stare all’altezza giusta scusandosi per quello che aveva detto e pensato.
Io riflettei che invece Giulia aveva perfettamente ragione. Era proprio il suo culo che volevo ed il fatto che si fosse rifiutata di essere inculata, mi creò nuovamente un po’ di disagio e distacco verso di lei.
Pensai che la mia Fata Turchina invece sarebbe stata contenta di assecondare un tale mio desiderio.
Allora il mio pensiero tornò ancora a Maria Elena ed il mio stantuffare nella fica di Giulia cominciò ad essere più un movimento automatico, che un piacere sessuale.
Andavo avanti e dietro senza convinzione, solo per non deluderla.
Non ero più concentrato e non riuscivo a diventare nuovamente padrone delle mie sensazioni.
Andai avanti e dietro nella fica di Giulia per un bel po’, senza trovare il giusto ritmo e la via dell’orgasmo che volevo regalare a Giulia per non deluderla e farla sentire in colpa.
Non è che non mi piacesse, ma il pensiero della Fata Turchina non mi abbandonava e mi condizionava.
Giulia, che era una ragazza molto intelligente, intuì che mi stava succedendo qualcosa, ma non avendo elementi per comprendere la mia situazione ed il mio stato psicologico, reagì staccandosi dal mio pisello e raddrizzandosi in piedi.
Era bello il suo corpo, con quelle tettone e quella fica dalla quale le piccole labbra facevano grande mostra di loro anche quando aveva le gambe serrate.
Mi disse che era colpa sua e che forse anche la sua uscita sulla questione del sesso anale non era stata felice e mi aveva deconcentrato.
Pensò un attimo, poi improvvisamente decise: “ Se proprio vuoi prova a penetrarmi nel sedere. …
Ho capito che è questo che vuoi e voglio provare ad accontentarti perché mi piaci da morire.”.
Non dissi nulla, ma quelle parole furono miracolose. Dimenticai Maria Elena ed il mio cazzo divenne duro istantaneamente.
Giulia capì immediatamente e si girò nuovamente ponendosi in posizione favorevole alla penetrazione anale.
Le fui subito sopra e le puntai il cazzo contro l’ano.
Giulia era molto tesa e capii che dovevo farla eccitare e lubrificare il suo buchino del culo.
Mi abbassai e cominciai a leccarle l’ano, mentre con la mano le accarezzavo la fica.
Lavorai un bel po’ alternando le leccate tra il suo culetto e la sua patatina.
Quando pensai che fosse pronta, infilai un dito nel culo di Giulia. Lo spinsi fino in fondo.
Andai un po’ avanti e dietro, ma sentivo lo sfintere di Giulia contratto.
Allora sfilai il dito e lo infilai nella fica per lubrificarlo. Come al solito la fica di Giulia era fradicia di umori.
Con il dito pieno di umori scivolosi le strofinai l’interstizio anale.
Ripetei più volte quell’operazione, fino a che non sentii bagnato sia l’ingresso, sia l’interno del suo
culetto.
Provai allora a reinserire il dito indice e l’operazione andò a buon fine.
Poi provai ad inserire anche il medio. Dovetti forzare la penetrazione perché Giulia si ostinava ad essere rigida e contratta.
La tranquillizzai dicendole: “Devi essere rilassata se non vuoi sentire dolore.
Stai tranquilla, se ti darà fastidio o sofferenza smetterò subito! Basta che tu me lo dica”.
Con le due dita cominciai a stantuffarle nel culo.
Quando mi sembrò essersi abituata a quella dimensione, ricominciai la manovra di lubrificazione dell’ano con i suoi umori vaginali che non finivano mai.
Poi mi decisi. Puntai il pene contro il suo culetto e cominciai a premere.
Il culo di Giulia era stretto e lei non faceva granché per consentire la dilatazione del suo ano e la penetrazione.
Cercai di forzare un po’, spinsi più forte e vidi il mio glande quasi sparire nel suo buco del culo.
Mi fermai perché Giulia si era tirata un po’ avanti per arginare il mio affondo.
Il mio cazzo mi stava già provando un grande piacere. Sentivo già la sborra prepararsi nei miei testicoli. Al colmo dell’eccitazione spinsi ancora più a fondo, ma Giulia cacciò un urlo di dolore e gridò: ”Credo che mi si sia lacerato l’ano!”.
Mi ritirai e Giulia si portò una mano al culo. Infilò il suo indice dentro e lo ricacciò un po’ sporco di sangue.
Effettivamente le avevo procurato un’abrasione dello sfintere.
Le chiesi scusa e mi proposi di guardare cosa fosse successo.
Si rimise carponi e mi lasciò allargarle le natiche ed il buco del culo. Osservai attentamente e vidi un taglietto che sanguinava leggermente sul suo ano.
Mi rattristai, non tanto per non essere riuscito ad incularla, ma per averle provocato quella ferita.
Le baciai ancora il buchino del culo e poi le riferii quanto avevo visto, chiedendole perdono e dicendole che a quel punto volevo concludere la serata, ma Giulia mi disse che assolutamente mi doveva fare raggiungere l’orgasmo.
Mi prese l’uccello in mano e cominciò a segarmelo.
Poi si chinò e riprese a leccarmelo.
Ero un po’ rammaricato per aver insistito nel penetrarle il culo e così non riuscii a concentrarmi.
Inoltre il pensiero di Maria Elena mi faceva sentire ancora a disagio. Non riuscivo a provare la giusta eccitazione per godere.
Giulia insisteva infaticabile sul mio sesso leccandolo e succhiandolo avidamente.
Con orgoglio virile decisi che non dovevo deluderla e mi concentrai al massimo su di lei e sulla disponibilità che mi aveva dimostrato di consentirmi di infrangere il suo tabù sulla penetrazione anale.
Il trattamento che stava riservando al mio cazzo sortì dopo un bel po’ gli effetti desiderati ed alla fine, con un grosso sforzo di concentrazione le venni in bocca e Giulia, senza nessuna esitazione, ingoiò il mio seme.
Fu bello e faticoso, ma anche quell’atto mi aiutò a capire che Giulia si era innamorata di me.
Le chiesi se voleva fare ancora all’amore per venire ancora, ma Giulia mi disse che era ancora appagata dall’orgasmo precedente e che anzi la sua fica era ancora contratta ed in subbuglio e non avrebbe sopportato un altro orgasmo.
Allora ci vestimmo e Giulia mi ricordò che eravamo saliti per bere qualcosa insieme, ma io insistetti per andare via.
Quando ci salutammo, ci baciammo avidamente e lei mi sussurrò in un orecchio: “Ti voglio bene.
Mi hai fatto morire di piacere stasera.”.
Io invece mi scusai ancora per non essere stato al massimo delle mie condizioni e la pregai ancora di perdonarmi per averle fatto del male.
Lei si schernì e disse invece che ero stato fantastico e che era contenta di ciò che era successo.
Poi mi chiese se l’indomani ci saremmo potuti ancora incontrare ed uscire insieme.
Io, ancora più confuso, lasciai cadere nel nulla la sua richiesta.
Scendendo le scale della casa di Giulia mi resi conto delle stupidaggini che avevo fatto in una sola serata: avevo tradito la mia amata Fatina, avevo fatto una figuraccia con Giulia con una prestazione sessuale scadente e le avevo procurato una lesione per la sola libidine di soddisfare i miei più bassi istinti virili.
Ero molto deluso di me stesso.
Le sere successive mi richiamò lei ogni volta ed uscimmo ancora insieme. Notai che Giulia mi considerava ormai il suo ragazzo.
Mi stringeva a se, mi sbaciucchiava e quando ci salutavamo all’inizio e alla fine della serata, mi baciava normalmente sulla bocca.
Giulia mi chiese altre volte di salire da lei, ma con una scusa o con un’altra riuscii sempre ad evitarlo.
Ero ancora scosso per ciò che avevo fatto sia a Maria Elena e sia a Giulia, la quale mi aveva confessato di avere qualche problema quando doveva andare in bagno e fare la cacca, a causa della ferita che le avevo procurato.
Nel fine settimana raggiunsi Maria Elena a casa sua. Ero un po’ impacciato e molto pentito di ciò che avevo fatto con Giulia.
Maria Elena mi accolse col solito entusiasmo, mi baciò teneramente e mi chiese di raccontarle ciò che avevo fatto nella settimana.
Non avevo il coraggio di guardarla negli occhi e le raccontai le solite cose, il lavoro, la casa, i colleghi e chiaramente trascurai di parlarle di Giulia. Fui molto vago e reticente.
Ero sottotono e non riuscivo a sorridere e ad essere loquace come al solito con Maria Elena.
La Fata Turchina mi osservava attentamente, con fare quasi inquisitorio. Continuava a pormi domande a chiedermi informazioni su ciò che avevo fatto negli ultimi giorni.
Era dolce e premurosa come al solito, ma nello stesso tempo era indagatrice e sospettosa.
All’improvviso Maria Elena, con mia somma meraviglia, mi chiese a bruciapelo: “Come si chiama? Ti piace? Stai bene con lei?”.
Io finsi di non capire e di cadere dalle nuvole, ma Maria Elena, sorridendomi ed accarezzandomi senza nessun accenno ad espressioni di rimprovero, continuò: “Ti conosco da quando sei nato Pinocchio!
A me non puoi nascondere nulla. Ti si legge in viso che hai conosciuto una ragazza e ti sei innamorato!”.
Io cercai, mentendo, di negare tutto, ma lei continuò: “Non preoccuparti, ne vergognarti per questo Andrea. Sai bene che ti amo da morire, ma che voglio per te un futuro diverso da quello che posso offrirti io.
Sono invece felice per quanto ti sta succedendo, Andrea! Era tempo che succedesse!
Non sono gelosa, anzi ti ho sempre chiesto io di trovarti una ragazza vera.
Voglio solo che tu sia realizzato nella vita e che la donna che sceglierai sia alla tua altezza e sappia renderti felice.”.
Queste parole le uscirono chiare e limpide dal profondo del cuore: Maria Elena era talmente innamorata di me, che per il mio bene era disposta anche a perdermi e gettarmi tra le braccia di un’altra donna.
Davvero per Maria Elena ero un libro aperto … aveva capito tutto il mio cruccio solo osservando il mio atteggiamento e vagliando le mie parole.
Mi resi conto solo allora di che grande donna avessi di fronte e che capacità di amare avesse la mia dolce Fata Turchina.
Non seppi più mentire e tergiversare. Le dissi che la ragazza in questione si chiamava Giulia e che ero uscito con lei qualche sera prima.
Mi chiese subito: “E’ bella? Ti piace? Avete già fatto l’amore?”.
Negai categoricamente, ma la Fata Turchina mi ammonì: “Pinocchio, Pinocchio, guarda come ti sta crescendo il naso!”.
Scoppiai in lacrime e l’abbracciai.
“Ti giuro che non la rivedrò mai più. Starò solo e sempre con te … Perdonami Fatina!”.
Ma Maria Elena non era adirata e riprese a parlare accarezzandomi i capelli in modo materno: “No Pinocchio, non devi essere rammaricato, devi continuare a frequentare questa Giulia.
Vedo nei tuoi occhi che sei turbato e questo vuol dire che qualcosa di nuovo è nato dentro di te.
Ti ho sempre detto che mi sarei fatta da parte quando tu avessi trovato la tua giusta dimensione e che il nostro amore non aveva futuro.
Credo che il momento della nostra separazione sia prossimo, anzi, abbiamo indugiato anche troppo.
Fammi conoscere questa ragazza ed io potrò consigliarti se è quella giusta per te!”.
Accettai con molta riluttanza e restammo d’accordo che gliel’avrei presentata il finesettimana successivo.
Allora Maria Elena mi abbracciò. Aveva gli occhi lucidi, che però sembravano comunque sorridermi.
Per sdrammatizzare l’atmosfera che si era creata e per farmi capire che non era adirata nei miei confronti, mi chiese di farle vedere come avevo fatto l’amore con Giulia e mi si lanciò addosso baciandomi, stringendomi forte e sussurrandomi in un orecchio: “Vedrai se non sono più brava io a darti piacere!”.
La strinsi fortemente e facemmo all’amore in una maniera fantastica. Maria Elena sapeva bene come darmi piacere.
Mentre mi spogliava Maria Elena pretese che le descrivessi come era fatta fisicamente Giulia. Voleva sapere se era bella, se era alta e come avesse i capelli. Poi mi chiese come baciava Giulia, ma invece di attendere una mia risposta, mi baciò immergendo la sua lingua nella mia bocca avida dei suoi baci.
“Bacia meglio o peggio di me?”, mi chiese alla fine.
Le risposi “La Fata Turchina è insuperabile in certe cose! Non esiste donna che possa fare certe cose meglio di lei.”.”
Cominciò ad accarezzarmi con dolcezza. Sembrava quasi trarre calore ed energia dal contatto dalle mie membra,
Era come se attraverso le sue mani ci fosse un travaso delle nostre anime e che man mano che si riforniva della mia essenza vitale, la sua carica erotica aumentasse a dismisura.
La sollevai di peso e la portai nella nostra alcova adagiandola sul letto.
Lei aveva già provveduto a spogliarmi completamente, ora toccava a me.
Mentre la spogliavo lei continuava ad accarezzare ogni parte del mio corpo.
Era sempre più eccitante il suo massaggio.
Cominciò a massaggiare le mie membra con tutto il suo corpo. Si strusciava contro di me e mi provocava un piacere immenso.
Mi strusciava la sua fica e le sue tette addosso e io sentivo una vibrazione, quasi una scossa elettrica, che pervadeva il mio corpo, partendo dal bassoventre, fino ad arrivarmi al cervello e trapanarlo per penetrare nei più reconditi meandri della mia coscienza di maschio.
Ero inerme a quel contatto. Mi piaceva da morire ed avrei voluto che durasse all’infinito.
Maria Elena si spalmò letteralmente sul mio corpo, sia davanti che di dietro.
Il mio sesso, contrariamente a quanto era successo con Giulia, era diventato granitico, tanto che ogni volta che qualche parte del corpo di Maria Elena lo toccava, mi costringevo ad arretrare il bacino, perché ogni sollecitazione meccanica, mi procurava quasi dolore.
Maria Elena capì questo mio stato di estrema eccitazione ed allora cominciò a massaggiarmi il pene con le mani.
Poi si unse le mani con l’unguento che usavamo di solito per profanare il suo culetto e cominciò a massaggiarmi il sesso e l’inguine.
Era molto delicato il suo tocco.
Mi tenne per un bel po’ col pisello in trazione, mentre con massima dedizione si dedicava a manipolarmelo.
Ad un certo momento cominciò a maneggiare il mio attrezzo con l’indice ed il medio della mano destra, tenendolo quasi come si tiene una sigaretta. Ma le sue sita non erano ferme, anzi andavano su e giù per l’asta, dandomi un piacere immenso.
Ogni tanto, con il pollice, l’indice ed il medio della mano sinistra, afferrava il mio glande dalla punta del pisello, quasi come se con quella presa volesse estrarmi il seme attraverso il pene, andandolo a prelevare direttamente dai testicoli.
Quella piacevole tortura durò fino a che Maria Elena cominciò ad accarezzarmi i testicoli con un movimento circolare dell’indice e del medio della mano destra.
Il mio sangue ribolliva e tumultuava nel mio basso ventre.
Un’ondata di godimento mi pervase, la mia mente sembrava guidare il mio sperma dai testicoli verso l’uretere e questa immagine che pervadeva la mia mente si tramutò in realtà in maniera quasi esplosiva.
Anche se Maria Elena mi stava semplicemente sfiorando il pene, forti contrazioni del ventre mi condussero ad eiaculare nell’aria tutto il seme contenuto in me.
Schizzi di sborra finirono intorno a noi, in tutte le direzioni, finendo sulla mia pancia e sulle mie gambe.
Maria Elena non mi aveva mai fatto venire in quel modo così coinvolgente ed eccitante che aveva sconvolto e stravolto tutto il mio cervello.
La Fata Turchina cominciò l’operazione di pulizia leccando ogni goccia di sperma che era sul mio corpo e bevendo con golosità il mio seme.
A quei tocchi della sua lingua mi sentii ancora invaso da un’ondata di piacere e quando Maria Elena prese il mio pisello in bocca, con mia somma meraviglia notai che era ancora perfettamente in tiro.
Vedendo che il mio pene non aveva ancora capitolato, Maria Elena si mise a cavalcioni su di me e si introdusse il sesso al suo interno, dopo averlo strofinato ben bene contro le sue mucose vaginali.
Cominciò a cavalcarmi con molta veemenza, senza dare tregua al mio sesso per rilassarsi dopo il precedente orgasmo.
Sentivo la sua fica stringermi il pene e quella sensazione mi dava un piacere notevole. Poi protrasse leggermente il busto in avanti ed ebbi la sensazione di toccare qualcosa di duro con la punta del mio pisello: era il suo collo dell’utero. Maria Elena assunse allora un movimento sinuoso che portava il mio glande a strofinare contro quella sua escrescenza carnosa. Debbo confessare che quel tocco mi trasferiva un piacere immenso irradiandolo in tutto il mio corpo.
All’improvviso Maria Elena sussultò più volte, sbrodolando umori copiosi dalla fica e contraendo le sue mucose intorno al mio pene. Godeva da matti buttando la testa all’indietro e scoprendo il suo neo posto sul collo. Mentre godeva io le torturavo le tette con le mani.
Quel suo orgasmo fu così intenso e coinvolgente, che anch’io non riuscii a trattenermi e le sborrai dentro, con mia somma meraviglia: nella mia vita non ero mai riuscito ad avere due orgasmi così ravvicinati ed intensi.
Maria Elena mi aveva praticamente distrutto, prosciugando tutte le mie forze, ma anche lei mi apparve esausta ed appagata e me lo disse chiaramente: “Oggi forse è stata la più bella scopata che abbiamo mai fatto. Cosa ne pensi?”.
Io non potei che confermare le sue affermazioni e concordare col suo giudizio.
Rimanemmo fianco a fianco in assoluto silenzio, con Maria Elena che continuava ad accarezzarmi il cazzo ormai esausto e flaccido.
Fui io a rompere il silenzio: “Come è possibile non amarti e non volerti sempre con me?”.
Ma Maria Elena posò la sua mano sulla mia bocca intimandomi:”Zitto, non rovinare questo momento meraviglioso! Per un momento lasciamo il mondo fuori dalla porta.”.
La discussione continuò il giorno dopo, domenica, quando Maria Elena cominciò a comportarsi davvero come una mamma che cerca di spingere il figlio ad abbandonare il tetto familiare per vivere finalmente la propria esistenza in maniera completa.
Continuava ad insistere sulla necessità da parte mia di crearmi una famiglia vera, con una moglie e con dei figli.
Alle mie proteste in merito alla sua posizione nei miei confronti, Maria Elena rispondeva che la mia vita non ammetteva deroghe alla possibilità di vivere una situazione familiare stabile e regolare con la giusta compagna e che la sua presenza affianco a me non era assolutamente possibile.
Alla fine Maria Elena concluse che nel momento in cui io avrei preso moglie, lei si sarebbe fatta da parte lasciandomi vivere la mia vita. Su questo punto fu inamovibile e non mi consentì di opporre la benché minima resistenza alle sue affermazioni ed alle sue decisioni.
La domenica sera, quando andai via, io e Maria Elena ci salutammo come sempre, col solito affetto e con i consueti baci, senza ulteriori commenti sulla situazione che si era venuta a creare.
Il lunedì sera incontrai Giulia, che mi saltò letteralmente al collo baciandomi con passione appena mi ebbe a tiro e subito le proposi di farle conoscere una vecchia amica di famiglia che mi aveva accudito e cresciuto da piccolo e che io consideravo alla stregua di una mamma, visto che dovevo farle visita il finesettimana successivo.
Lei accettò di buon grado, soprattutto incuriosita da quella situazione.
Dopo aver cenato insieme in una pizzeria Giulia, senza preamboli, ne pudore, mi confessò che aveva una gran voglia di fare l’amore con me e mi propose di rimanere a dormire a casa sua.
Io riflettei giusto un istante, dopo di che invece la invitai a casa mia, visto che avevo un comodo letto matrimoniale, che spesso condividevo con Maria Elena.
Passammo da casa sua a prendere “qualcosina” che serviva a Giulia per la notte ed arrivammo a casa mia con un’intera valigia stracolma di non so cosa ….
Non avevo però riflettuto che a casa erano evidenti le tracce della presenza di Maria Elena, per cui, quando Giulia cominciò a trovare trucchi ed indumenti femminili in giro per casa, si incuriosì ed insospettì non poco. Io mi giustificai dicendole che spesso ospitavo mia sorella e che anzi la sua presenza si era verificata, guarda caso, proprio fino a quella stessa mattina e che quindi non c’era stato modo e tempo di sistemare le sue cose lasciate, come al solito fuori posto, dalla mia sorellina.
La giustificazione risultò abbastanza plausibile e Giulia non puntualizzò più su quell’aspetto.
Giulia sparì in bagno portandosi dietro la sua valigia e per quasi un’ora l’attesi seduto in salotto.
Quando uscì dal bagno era un incanto: si era truccata e pettinata in una maniera fantastica ed indossava soltanto una mini camicia da notte nera setificata, che le lasciavano scoperta una gran parte delle cosce e del seno.
Si fermò sulla soglia del salotto ed ammiccando richiamò la mia attenzione: “Ti vado bene così?”, e così dicendo fece una giravolta su se stessa per mostrarmi il suo abbigliamento e consentendo allo stesso tempo alla camicia da notte di sollevarsi e mostrarmi le sue cosce sode e le mutandine di pizzo.
Effettivamente era molto eccitante, l’avvicinai e le baciai le labbra tumide. Mangiai praticamente il suo rossetto e rimasi attaccato a lei porgendole la mia lingua.
Giulia, maliziosamente si girò di schiena e mi puntò il suo polposo culo contro il pube e cominciò a strusciarsi contro il mio sesso che già cominciava ad ingrossarsi.
“Stasera riproviamo a farti entrare nel mio buco del sedere, se ti va ancora.
Ho portato un lubrificante adatto e vedrai stavolta andrà bene.
Ho riflettuto a lungo sulla questione e credo sia importante che io ti dimostri quanto ti amo!”.
Io la rigirai per guardarla in faccia e l’abbracciai rassicurandola: “Non sono un maniaco sessuale che ha bisogno di sfogare la propria libidine sul tuo culetto.
E poi non posso penetrarti così, senza un minimo di passione e di preliminari.”.
Quindi l’abbracciai e cominciai a baciarla sulle labbra, sulle gote, sul suo naso abbondante, sugli occhi e sul collo.
Lei mi lasciò fare e portò la sua mano destra sulla patta dei miei pantaloni e cominciò a tastare alla ricerca del mio sesso. Non tardò a trovare il mio pisello che anche a seguito di quella manovra era diventato duro. Slacciò i miei pantaloni ed estrasse il mio pene, cominciando una lenta e dolce sega.
Mentre le baciavo il collo mi sussurrò in un orecchio:”Ti voglio bene Andrea, anzi ti amo!
Mi stai regalando momenti di vero piacere. E’ bello per me stare con te e fare l’amore con te!”.
Quell’affermazione mi riempì di orgoglio maschile e mi eccitò notevolmente.
Non pensavo a Maria Elena, ma solo a quello che stavo facendo.
Le accarezzai le gambe, facendo scorrere le mie mani fino all’interno delle cose, le accarezzai il pube da sopra le mutandine e mi accorsi che in corrispondenza del suo buchino le mutandine erano bagnate fradice, sembrava si fosse fatta la pipì addosso.
Non resistetti e mentre lei continuava a toccarmi il cazzo, le infilai una mano nelle mutandine per toccarle la sorgente di tutti quegli umori.
Come al solito trovai la clitoride e le piccole labbra gonfie e turgide per l’eccitazione.
Sul suo volto e nei suoi occhi passò una scintilla di maliziosa libidine, pensai che fosse la sua eccitazione, invece improvvisamente Giulia interruppe i nostri palpeggiamenti ed esordì: ”Mi fai vedere come ti masturbi? Non ho mai visto come fate voi maschietti a soddisfarvi da soli.
Così potrei imparare qualcosa di utile per soddisfarti meglio!”.
Io accettai, ma a patto che anche lei mi facesse vedere come si toccava e mi indicasse i punti del suo corpo in cui provava maggior piacere.
Accettò subito e si sedette sul bracciolo del divano del salotto, dopo essersi sfilata le mutandine ed essersi tolta la camicia da notte ed il reggiseno.
Quell’improvviso spogliarello mi eccitò ancora di più, anche se non ce ne era affatto bisogno.
Era nuda ed allargò le cosce alzandole verso l’alto, divarivcandole in una maniera che io mi meravigliai fosse possibile.
La sua fica si mostrò in tutta la sua interezza, dilatandosi e mettendo a nudo le sue enormi piccole labbra.
La fica colava umori e qualche goccina cominciò ad incanalarsi nel solco del sedere.
Giulia cominciò a toccarsi la clitoride con un moto circolare lentissimo.
Io intanto avevo afferrato il mio attrezzo in mano e di fronte a lei cominciai con ritmo costante a masturbarmi.
Mentre ci masturbavamo ci guardavamo negli occhi e lei mi sorrideva evidentemente felice ed in preda ad una eccitazione notevole.
Dopo poco Giulia infilò nella fica il medio e l’anulare della mano destra e cominciò a stantuffare in quel meandro che continuava a secernere copiosi umori vaginali.
Cominciò a mugolare ed io non resistetti oltre: mi inginocchiai dinnanzi a lei, le afferrai la mano ed estrassi le dita dalla fica, le leccai avidamente e quindi affondai la mia bocca nella sua femminilità.
Assaporai e bevvi golosamente i suoi umori dolciastri. Muovevo velocemente la lingua sulle sue piccole labbra e sulla clitoride.
Giulia cominciò a contorcersi sul bracciolo del divano. Le affondai la lingua dentro fino a che riuscivo a penetrarla e lei rispose stringendomi la testa tra le gambe e spingendo il suo pube contro la mia bocca.
Intuii che stava per raggiungere l’orgasmo, ma giudicai che la cosa fosse troppo precoce. Lasciai la sua fica, mi rialzai e la presi di peso per portarla sul letto.
Le dissi timidamente che volevo provare ad incularla in quel momento di massima eccitazione.
Lei acconsentì subito, ma andò prima un attimo in bagno, dal quale uscì dopo un paio di minuti con un tubetto simile a quello del dentifricio:”Ho già lubrificato il mio culetto, ora lasciati ungere il membro!”.
Mi fece distendere supino sul letto, prese un po’ della crema trasparente che fuoriuscì dal tubetto che stava spremendo e cominciò a spalmarla sul mio sesso, iniziando a segarmelo per distribuire uniformemente il lubrificante.
Quel trattamento fu eccitantissimo. Giulia era proprio brava a fare le seghe: oltre ad andare su e giù, apriva la mano quando scendeva, fino a toccarmi i testicoli e la richiudeva quando saliva, stringendo leggermente il mio glande tra le dita.
Mi massaggiò per un bel po’ in quella maniera incantevole ed io non riuscivo più a muovermi ed a proferire parola. Stavo quasi per godere, quando Giulia si disse pronta ad essere sodomizzata.
Si portò carponi sul letto e mi porse il suo fondoschiena.
In quella posizione le vedevo il buco del culo lucido di lubrificante e la fica grondante di umori lattiginosi, da cui svettavano le piccole labbra.
Agitò leggermente in maniera invitante il sedere e si protese verso di me.
Le appoggiai il glande al buco del culo, divaricandole contemporaneamente le natiche. Il suo sfintere era rilassato, evidentemente Giulia si stava sforzando anche psicologicamente ad accogliere al meglio il mio pene nel suo stretto orifizio anale.
Spinsi il mio busto in avanti e tentai di forzare quella stretta serratura che era il suo ano vergine. L’apertura si divaricò un po’, era ben lubrificata, e questa volta sembrava cedere alle mie spinte senza lacerarsi dolorosamente.
Proseguii con circospezione, non volevo far male a Giulia, per evitare di dover rinunciare a quel profondo piacere che stavo provando.
Quando il mio glande fu per intero immerso nel suo orifizio, mi fermai per darle un po’ di tregua.
Giulia si voltò con difficoltà, vista la posizione in cui era, a guardarmi negli occhi: sembrava quasi implorarmi pietà, aveva gli occhi lucidi, pieni di lacrime e credevo stesse chiedendomi di smettere, cosa che io ero pronto a fare. Invece mi incitò con decisione: “Dai amore mio!
Spingi forte, ci sei quasi.
Fai tuo il mio sedere, è quello che voglio anch’io adesso!.
Dai fammi sentire quanto mi desideri, dai inculami ti prego!”.
Era la prima volta che Giulia mi chiamava “amore” e la cosa mi sconvolse non poco, ma ciò che mi colpì positivamente fu constatare quella sua dedizione e disponibilità nei miei confronti.
Capii, se ancora ce ne fosse bisogno, che Giulia mi amava e voleva condividere la sua vita con la mia.
In quel momento non pensai a Maria Elena e nemmeno alla situazione strana che stavo vivendo.
Ero solamente eccitato ed avevo solo voglia di fare l’amore con Giulia.
Giulia si risollevò espellendo il mio glande dal culo e mi fece stendere supino sul letto, poi si sedette su di me all’altezza del pube e con mia somma meraviglia, mi prese il cazzo con una mano e se lo diresse verso il culo.
La prossima sarà l’ultima parte. Fatemi sapere qualcosa se vi piace o meno

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