la festa della befana

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– Aahhh… Oh, sì! Hmmm…
Ci aspettano in Sardegna a primavera: poteva andarci peggio… Sto pensando ad Alghero, mentre sono sotto un grassone che ho rimorchiato al casinò. Ogni tanto emetto qualche gemito professionale, ma la mia testa è altrove.
Sto calcolando la rotta e i tempi per raggiungere la Sardegna con la Serenissima: sarà la nostra prima crociera fuori dall’Adriatico… Ci costerà un occhio della testa in carburante, ma ne varrà la pena.
– Oohhh!
Il ciccione è venuto, e sta riempiendo il preservativo. Che ore saranno? Hmmm… Devo anche coordinarmi con Giulia e le sue vacanze dal collegio.
Faccio un po’ di coccole al ciccione, cercando di fargli desiderare di levarsi dai piedi al più presto: non voglio che sia ancora a bordo quando rientra Eva. Lei se l’è cavata meglio di me: ha agganciato un bel tipo sulla cinquantina, che se l’è portata in albergo. Fra tutti e due, dovremmo riuscire a spremere l’occorrente per i regali di Natale.
Riesco a cacciare via il mio cliente facendogli credere che mi dispiaccia vederlo partire… Sto diventando brava.
Comunque ne è valsa la pena: la marchetta è sostanziosa, e in fondo ci ho rimesso solo mezza nottata.
Eva rientra verso le cinque del mattino, stanca ma soddisfatta: anche lei ha fatto buona caccia questa notte…
Ci addormentiamo nel lettone, nude e abbracciate.
Il Natale lo passiamo fra noi, a bordo.
Giulia è uno splendore: sta sbocciando ogni giorno, e non solo in altezza. Sembra che il collegio militare le stia facendo bene: mette su muscoli in maniera molto più elegante di me.
Finiti i panettoni, prendiamo tutte e tre l’aereo e andiamo in Olanda per passare lì il Capodanno: è tempo di conoscere la famiglia di Eva.
Non è facile: la mamma della mia compagna ha sei mesi meno di me, e trovo la cosa un po’ imbarazzante. Per fortuna è di vedute abbastanza larghe (faccio un po’ di fatica a rifiutare i suoi spinelli), e l’idea che sua figlia sia in una relazione fissa con una donna non sembra disturbarla troppo: è solo la differenza di età che le fa storcere un po’ il naso.
Non esita a farmi notare come Eva farebbe coppia molto meglio con mia figlia Giulia…
Quest’ultima capisce benissimo l’inglese, e replica prontamente, con tono abbastanza casuale: – Oh, ma se è per questo, anche io faccio piuttosto spesso sesso con Eva!
Credo che sia la prima volta che vedo la mia amante arrossire imbarazzata.
La mamma di Eva scoppia a ridere: – OK, ho capito… A questo punto, prima che ci proviate anche con me, è meglio che andiate a trovare mia sorella!
Eva storce il naso: – Ci avevo pensato. Ma zia Grethe è a Curacao…
Già: la mamma di Eva è etero impenitente, ma la sua sorellina condivide la nostra passione per la corrente alternata. Eva ci tiene moltissimo a farmela conoscere, ma purtroppo quest’anno se l’è filata ai Caraibi con un tipo di Utrecht. Sarà per un’altra volta.
Il padre di Eva, risposato e ridivorziato, è tutta un’altra cosa. Alex ha circa quarantacinque anni, ed è un manager della Philips. Vive a Eindhoven, è alto, abbronzato, brizzolato e con due splendide spalle larghe.
Mi bagno il momento stesso in cui gli stringo la mano, e Eva se ne accorge subito.
I rapporti fra padre e figlia sono gelidi da anni, e lei non voleva neanche farmelo conoscere, ma sua madre ha insistito… E devo dire che è stata un’ottima idea!
Alex era in rotta con la figlia per via della sua relazione con Fabio, che lui vedeva come una cosa sbagliata non per la differenza di età, ma perché il Fabio era pieno di soldi: per lui la figlia era diventata una mantenuta, e la cosa non gli andava giù.
Ora che lei sta studiando sodo e lavora con me (non scendiamo troppo nei dettagli del nostro lavoro, limitandoci a menzionare l’agenzia immobiliare e a fargli vedere il sito web fatto proprio da Eva), per lui i problemi sono superati. Anzi, si compiace per l’influenza positiva che secondo lui avrei su sua figlia, mi fa un paio di complimenti e ci augura tanta felicità.
Per Eva, colta di sorpresa dalla reazione positiva del padre, è un nuovo regalo di Natale.
Passiamo due giorni piuttosto piacevoli con Alex, ma Eva non mi molla un secondo, così non riesco ad approfondire il rapporto con mio suocero. Peccato, sarà per la prossima volta…
Alla fine, lasciamo la peccaminosa Olanda senza che mi sia riuscito di assaggiare alcun “frutto” locale, né maschile né femminile: mai vista Eva così guardinga e gelosa! Evidentemente i suoi connazionali la inibiscono un po’.
Però restiamo d’accordo di tornare, anche perché la zietta, a differenza degli altri, ci tiene a farmela conoscere bene.
Torniamo a Venezia in tempo per l’Epifania.
Mi sono fatta una promessa, e finora l’ho mantenuta: evitare a tutti i costi di ricadere nella tentazione dell’incesto, almeno per la durata delle feste.
Giulia è sempre più bella, e la tentazione è tremenda; la troietta, poi, ce la mette tutta per provocarmi… Sa che mi sento in colpa per averla traviata, e la cosa la diverte un mondo. Le scappatelle fra lei e Eva non mi danno alcun fastidio: so che sono amiche e che pur condividendo una spiccata predilezione per i maschi, non disdegnano il loro stesso sesso, quindi visto che anche l’età le accomuna abbastanza, perché no?
Già, però oggi è l’Epifania, e mi scoccia svegliarmi da sola nel lettone.
Mi alzo un po’ incazzata e vado a cercare Eva nella cabina di Giulia…
Ma non le trovo.
Torno indietro e guardo nel cucinino: niente.
Mi affaccio in coperta, ma ovviamente neanche lì c’è nessuno.
Dove diavolo sono finite?
Me ne torno un po’ avvilita in camera da letto, progettando una bella doccia bollente,
e come entro in cabina mi prendo una ricca cuscinata in faccia.
– E’ arrivata la Befana! – strilla la voce irriverente di mia figlia.
– Buona Epifania! – mi fa Eva, sbucando dal bagno e offrendomi una calza piena di cioccolatini.
Scoppio a ridere: mi hanno fregata.
Cerco di acchiapparle, ma prima mi sfuggono, poi si coordinano: mi buttano sul lettone e mi saltano addosso.
Ci azzuffiamo un po’ tutte e tre, e alla fine ci ritroviamo tutte avvinghiate una all’altra sbaciucchiandoci disordinatamente un po’ dove capita.
Solo allora mi rendo conto che siamo completamente nude tutte e tre.
Sento i seni delle ragazze più giovani premere sulle mie mammelle, i nostri capezzoli eccitati che si sfregano fra loro, mani che palpano disordinatamente tutto ciò che arrivano a toccare, e infine le nostre lingue che si trovano, si attorcigliano, si avvinghiano confusamente in un selvaggio bacio a tre.
E’ fatta: tutti i miei buoni propositi sono vanificati dall’inganno delle due ragazzine, e io sono di nuovo alle prese con un rapporto incestuoso con una figlia scatenata e chiaramente ormai del tutto priva di freni inibitori o di scrupoli morali.
La penombra non ci consente di capire esattamente cosa succede, e il groviglio disordinato dei nostri corpi è così confuso che non ho idea di chi mi stia masturbando, o a chi appartenga il capezzolo che sto succhiando.
So solo che a un certo punto ci ritroviamo quasi naturalmente a triangolo: ho la testa fra le cosce di Giulia e le sto leccando la fica, con Eva che fa altrettanto con me; con la coda dell’occhio vedo che mia figlia sta leccando a sua volta la mia compagna.
Andiamo avanti un bel po’, bagnandoci tutte e abbeverandoci ciascuna al sesso di una delle altre, poi ci scambiamo di posto.
Ora ho la testa di Giulia fra le gambe, e divoro la spacca biondissima di Eva, finché non mi sento fulminare da un orgasmo bruciante e assolutamente proibito.
Ho goduto in faccia a mia figlia… L’abisso dell’abiezione in cui sono sprofondata è veramente senza fine.
Giulia grida di piacere, e capisco che Eva l’ha portata all’orgasmo a sua volta.
Ci snodiamo, tornando ad abbracciarci e a baciarci con affetto, scambiandoci i rispettivi sapori sulla punta delle lingue doloranti.
Poi Giulia propone: – Tirate fuori uno strapon!
– Vuoi essere scopata? – le chiedo, ricordando la nostra ultima volta insieme.
– No. Questa volta vorrei provare qualcosa di diverso… Voglio essere io a scopare te!
Mia figlia sta diventando peggio di me.
Le consegno il mio giocattolo preferito e la guardo mentre lo indossa aggiustandosi le cinghie intorno ai fianchi. Poi mi dispongo ubbidiente a quattro zampe.
Si tratta un po’ di una prima volta… Di solito sono io quella che usa lo strapon sulle mie compagne: Eva lo ha usato qualche volta in passato, ma molto di rado con me.
Abbraccio il cuscino e porgo le terga per la monta, mentre due mani inesperte ma decise mi agguantano per i fianchi.
Poi sento la testa del fallo premere fra le valve inzuppate del mio sesso e aprirsi facilmente la strada dentro di me, per poi sprofondarmi nel ventre.
– Oohhh… – annaspo, rabbrividendo di piacere – Sì, riempimi! Scopami!
Giulia non ha bisogno di incoraggiamenti, e comincia a fottermi con forza: non è molto sicura nei movimenti, ma è determinata a possedermi, e chiaramente ingrifata all’idea di scopare sua madre.
Eva la aiuta, suggerendole l’inclinazione e il ritmo; mi accarezza la schiena, mi bacia i capelli, poi mi schiaffa la fica in faccia per farsela sleccazzare di nuovo.
E’ fradicia, e mi metto a leccare gli umori che le imbrattano il pelo e continuano a sgorgare dalla spacca in bollore.
Giulia mi monta a pecora per un bel pezzo, ma Eva non mi concede la sua fica da leccare per molto, e mi sfugge prima che io riesca a farla godere.
Scende dal letto e scompare per circa un minuto, poi torna davanti a me e mi prende per i capelli, obbligandomi ad alzare la testa.
Obbedisco, e mi ritrovo un fallo di lattice in bocca. Eva ha indossato il secondo strapon, e adesso mi chiava in gola con lo stesso ritmo con cui Giulia mi si fa in fica.
Sono abituata ad essere io quella con l’iniziativa nei rapporti lesbici, ma questa volta mi sento sopraffatta dalle mie due compagne più giovani… E non mi dispiace affatto.
Mi scopano, e a me piace da impazzire.
Per l’ennesima volta Eva si stacca da me, poi dice a Giulia di stendersi supina e a me di impalarmi sul suo strapon e di cavalcarla.
Le obbediamo, e ben presto sto caracollando sopra Giulia, con la testa del suo fallo di gomma che mi preme alla bocca dell’utero. Mi abbasso per baciare in bocca mia figlia, e le nostre tette si schiacciano le une sulle altre mentre le nostre lingue si aggrovigliano in quel bacio proibito.
E’ allora che mi accorgo che Eva mi si è portata alle spalle e si accinge a sfondarmi il culo.
– Oh mio dio… Aarghhh!
Urlo di dolore quando Eva mi affonda il grosso membro di gomma nello sfintere.
E’ la prima volta che prendo in pancia entrambi i nostri giocattoli: sono lunghi ventotto centimetri ciascuno e grossi in proporzione, quindi ho davvero una quantità notevole di lattice nel ventre.
– Allora, Pat – mi fa Eva da dietro – Com’è, prenderne due?
Stringo i denti: – Fa un male cane… Ma mi fa godere!
– Te l’avevo detto, Eva – ridacchia mia figlia sotto di me – Le piace… E’ la festa della Befana!
Già, mi stanno davvero facendo la festa… Va bene che ho più anni di loro due messe insieme… Ma come si permettono di darmi della Befana!
Sto per replicare per le rime ma Giulia allunga le mani e mi spreme con forza le tette facendomi strillare di nuovo, un po’ per il dolore e un po’ per il piacere.
Eva mi sodomizza con forza, schiacciandomi contro lo strapon di Giulia, e sentirmi parstrugnare le tette al tempo stesso mi fa impazzire.
– Cazzo, sto per godere – annaspo senza controllo – Godo… Aahhh!
E’ il mio secondo orgasmo della serata, ed è cento volte più potente del primo.
M’inarco tutta mentre le due stronze m’infilzano contemporaneamente alla massima profondità possibile, mandando i due falli di gomma a toccarsi in fondo alla mia pancia, e grido selvaggiamente mentre l’estasi mi avvolge nelle sue spire di fuoco.
– GODO… GODO… AAAHHHHH!!!!!
L’esplosione attraversa il mio corpo devastandolo, poi prosegue verso l’orbita lunare e io mi abbatto stremata sopra mia figlia, che mi abbraccia con affetto baciandomi sulle labbra fredde per l’esaurimento totale delle mie energie.
Anche Eva si stende su di me, schiacciandomi sulla schiena le sue tette calde e sode.
Rotoliamo di fianco e rimaniamo immobili, incastrate e avvinghiate in un groviglio di membra sudate e soddisfatte.
Giulia mi succhia la lingua, mentre quella di Eva mi scava dentro un’orecchia facendomi rabbrividire.
– Auguri Pat – mi sussurra piano Giulia, stringendomi forte.
– Ti vogliamo bene – aggiunge Eva nell’orecchia bagnata, facendomi quasi piangere di gioia.
– Vi amo da impazzire… – singhiozzo io, prima di sprofondare nell’oblio.

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