la mia amica Ilaria

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Ciao ragazzi  Questo è il mio primo racconto metà reale e metà inventato. Ha un certo tocco fetish, quindi forse non piacerà a tutti. In ogni caso chiedo i vostri pareri, positivi e negativi, per migliorare questo e i prossimi racconti. Spero vi piaccia. A presto 
Era un pomeriggio di primavera. Stavo andando a casa sua per una cena e con la speranza di una sana scopata. Eravamo, e siamo, amici fin da piccoli, fin dall’asilo, ma erano ormai 3 anni che scopavamo. Senza impegno alcuno, tra uscite con ragazze per me e storie con ragazzi per lei. Un bel rapporto di scopamicizia insomma.
Io sono Andrea 24 anni, 22 all’epoca dei fatti. Non un adone certamente, ma con le ragazze tra tanti due di picche, ho avuto qualche successo. E non starò qui a raccontarvi del mio enorme arnese da 24 cm, con circonferenza spropositata da far impallidire anche il buon Rocco….no tutt’altro, il mio è un cazzo normale, forse anche piccolo nei suoi 15 onesti centimetri.
Lei invece si chiama Ilaria, ha la mia stessa età e come vi ho detto è una mia amica fin da quando eravamo piccolissimi. Non è una stra figa, una top model, tutt’altro. Alta 1,60 o giù di li con un culo generoso ma sodo, tette non enormi, una seconda coppa b credo, un po’ di pancetta. Gambe dritte, formose e un bel paio di piedini 37. Insomma non l’alter ego di Belen certo, ma quel fisico, quel suo sguardo (a mio avviso) da porca, quel modo di vestire….mmmmmm….solo al pensiero mi eccito. Avete presente quella persona che non è bellissima ma che ha quel qualcosa che ti eccita, ti arrapa a dismisura, senza una apparente motivazione logica? Ecco lei per me è questo e di più; è IL SESSO. Per anni mi sono sfogato con decine di seghe pensando a lei, poi la fortuna mi è venuta incontro ed ho realizzato il mio sogno. Ma questa è un’altra storia.
Dicevo, stavo andando a casa sua, o meglio nell’appartamento che condivideva con 2 coinquiline, essendo studenti fuorisede. Dopo oltre dieci giorni di astinenza a 21 anni capirete qual era il mio stato. Suono al campanello e dopo pochi secondi mi apre, lei, la mia idea di sesso diventata persona. Ci scambiamo due bacetti sulla guancia mentre mi fa entrare. C’erano le sue coinquiline (una del nostro paese) quindi dovevamo controllarci. Mentre mi fa strada la guardo per intero, indossava il pantalone di una tuta aderente grigia e una t-shirt nera. Ai piedi calzini colorati e un paio di pantofole. Nel seguirla non ho potuto non ammirare e desiderare quel generoso culo che si muoveva di qua e di la. Ad attirare la mia attenzione poi c’era anche un bel paio di decoltè grigie con plateau e tacco alto. Si è accorta che le guardavo allora guardandomi:
«Belle vero? Le ho comprate per la laurea di Gianluca. Sono qui perché le sto indossando un po’ per farle allargare e calzare più comode»
«si molto belle, ma non capirò mai come facciate a camminarci sopra ahahahah» sorrisero tutte. Dopo un po’ le amiche uscirono cosi siamo rimasti soltanto noi a parlare del più e del meno.
«Dai me le hai fatte vedere, ma adesso fammi vedere anche come ti stanno, cosi le nel frattempo le allarghi anche un po’». Era una scusa campata in aria, volevo soltanto vederla denudare quei piedini e poi vederli mentre indossava quei tacchi. Mi ha guardato sorridendo, conoscendo benissimo la mia passione. «ok ok se proprio insisti» mi disse ridendo. È venuta sul divano accando a me per indossarle. Non ho perso un solo movimento: le pantofole che scivolavano via una alla volta, la carezza sul piedino avvolto nel calzino colorato, l’altro appoggiato a terra sulla punta a mostrate quell’arco perfetto in quella posa così eccitante. E qui il mio fratellino ha iniziato il risveglio.
«Queste non le tolgo però» disse «sono brutte da guardare ma le scarpe mi vanno ancora strette e non voglio che mi facciano male».
«Massì chissenefrega, non sono mica un critico di moda ahahah». “Sono soltanto un feticista arrapato” pensai. Finito di indossarle si alza in piedi e inizia a fare delle piroette «Allora? Come mi stanno?»
Io ero imbambolato, non solo per la scena a cui avevo assistito, per me estremamente eccitante o per l’aspetto magnifico che avevano quei piedini in quelle scarpe. Ad attirare la mia attenzione e a risvegliare prepotentemente il mio compagno nelle mutande contribuì anche la vista di quel fantastico culo che irto su quei trampoli appariva ancora più sodo e tondo e ammaliante e arrapante di quanto non fosse già di suo.
Riprendendomi a fatica ho esordito balbettando con un «eh? Si si ti stanno molto bene, davvero»
Mi ha guardato sorridendo, mi aveva chiaramente beccato. Io allora le dissi ridendo «scusa ero un attimo sovrappensiero»
«Ah si? Sovrappensiero? E a cos’è che pensavi di preciso?» disse sorridendo e spostando ripetutamente lo sguardo dai miei occhi al suo fondoschiena « Va beh lo prenderò come un complimento».
«lo è per davvero un complimento Ila, sai bene che è bellissimo già di suo e conosci perfettamente l’effetto che mi fa» dissi andando verso di lei, «ma questi tacchi ti fanno un culo troppo sexy» e diedi una sonora pacca sul suo culo sentendone al tatto la magnifica consistenza, facilitato anche dal pantalone morbido che indossava. In quell’istante il mio fratellino fra le gambe ebbe un altro poderoso sussulto.
«Ahahah sei sempre il solito porco» disse tirandomi uno schiaffetto sul viso.
Dopo di ciò tornammo a sederci e a parlare del più e del meno, o meglio era lei che parlava le mie risposte si limitavano ad un cenno con la testa o poche parole vaghe. D’altronde non riuscivo ad articolare dei pensieri, ero troppo impegnato ad ammirarla. Era seduta li, di fronte a me come se niente fosse, con le gambe accavallate e dondolando quel piedino su e giù su e giù in continuazione. La mia testa faceva lo stesso movimento portando il tempo. In quella posizione poi, col gomito destro appoggiato al tavolo e la schiena all’indietro sulla sedia, la maglietta tesa disegnava alla perfezione il contorno di quelle tette sode e per nulla imbavagliate da un reggiseno, a giudicare dal capezzolo sporgente della tetta sinistra che premeva contro il tessuto.
È passato così un po di tempo, io sempre più eccitato, lei che evidentemente si divertiva a giocare in quel modo con me. Ad un tratto ricevette una chiamata sul cellulare «è mia madre» mi disse. Si è alzata ed è andata a parlare finestra, appoggiata con i gomiti al davanzale.
Dalla mia posizione avevo una visuale fantastica: lei piegata leggermente in avanti, con quei magnfici tacchi in bella mostra ma soprattutto con quel culo, cosi perfetto, che si muoveva delicatamente seguendo le sue risate. In quella posizione mi stava praticamente invitando a prenderla, li, ora!
Non ho più resistito, il cazzo nei pantaloni mi scoppiava. Cosi mi sono alzato e mi sono avvicinato. Le ho spostato i capelli tutti da un lato liberando il lato destro del collo e l’orecchio a cui era appoggiato il cellulare.
Ho appoggiato entrambe le mani al suo culo massaggiandolo mentre strusciavo il mio naso sul suo collo delicatamente facendole sentire il caldo del mio respiro. Lei continuava a parlare al cellulare con la madre e la cosa mi eccitava ancora di più. Continuavo a palparle il culo con entrambe le mani, poi una l’ho passata davanti, abbracciandola all’altezza del ventre, mentre con l’altra mi sono sistemato il pacco e gliel’ho appoggiato al culo. Intanto ho iniziato a leccarle il collo, con dei piccoli baci ogni tanto. Lei sembrava divertita infatti ha sorriso e ha messo la sua mano su quella con cui io la stringevo a me.
«Si si mamma, quel porco di Andrea è qui che mi appoggia il cazzo al culo» le sussurrai all’orecchio.
«Dai non fare lo stupido» è stata la risposta. Ma non era arrabbiata né contrariata, stava giocando proprio come me.
Con una mano sono salito al disotto della maglia fino a raggiungere un suo seno. Non era troppo grande l’avevo per intero in mano. Sentivo perfettamente il suo capezzolo duro spingere contro il mio palmo. Con l’altra le sciolsi il nodo dei pantaloni, mentre continuavo a giocare avanti e dietro col bacino sul suo culo e a leccarle un orecchio, ciucciandole un lobo.
Tutto ciò mentre era a telefono con sua madre, con il rischio che si accorgesse di cosa stava succedendo. Rischio che però ha soltanto contribuito ad aumentare l’eccitazione del momento. Eccitazione che non era solo la mia, lo potevo sentire chiaramente. Nel suo tremolio, nel modo in cui accompagnava col bacino il mio movimento, premendo sempre di più il mio cazzo duro al suo culo, nei lunghi sospiri che avevano preso il posto delle parole di risposta a quelle di sua madre.
È andata avanti così per qualche minuto, fino a quando la mia mano destra è scesa all’interno del pantaloni a sfiorarle le mutandine già bagnate. Con il dito medio ho seguito il profilo delle grandi labbra dal basso verso l’alto, raccogliendo un po’ dei suoi umori.
A quel punto l’ho tirata fuori, non volevo esagerare, e mentre acceleravo il movimento di bacino le ho strizzato un capezzolo e le ho messo in bocca il dito pregno di suoi umori, sussurrandole all’orecchio «dai riaggancia».
La sua risposta è stato un gemito seguito da un lungo risucchio, stile pompino, al mio dito. Le piaceva succhiare i suoi umori. A fatica ha chiuso la chiamata, salutando la madre tra un gemito trattenuto e uno sussurrato. Lasciato il telefono si è girata e mi ha baciato. L’incontro delle nostre lingue unito al sapore acidulo ancora forte dei suoi umori mi ha fatto venire il cazzo duro come non l’avevo mai avuto, temevo mi scoppiasse.
Senza staccare la mia bocca dalla sua le ho messo entrambe le mani sul culo, l’ho sollevata di peso e l’ho portata sul divano. Aveva voglia era evidente, ma non era ancora il momento di godere.
L’ho fatta sedere sul divano. Io in ginocchio ai suoi piedi. Ha sorriso, lo sapeva quello che stavo per fare, lo adorava lei e lo amavo fare io. Ho iniziato ad accarezzare dalle scarpe.
Sarebbero state un intralcio per quello che volevo fare. Così ne ho sfilata una delicatamente. Reggevo la sua gamba con una mano sotto il polpaccio. Con l’altra ho iniziato ad accarezzarle quel fantastico piedino. Ho iniziato ad annusarlo. Un leggero, inebriante misto di sudore, di nuovo, di buono è arrivato al mio cervello e al mi cazzo. Il passo successivo, beh inutile dirvelo: il suo piedino infilato nella mia bocca, cercando di gustare tutto il sapore ancora contenuto nei calzini. Ho succhiato e insalivato le dita, poi il collo. Alla fine le ho sfilato lentamente la calza. Un odore leggermente più forte mi è arrivato al naso e soprattutto all’uccello, come se ce ne fosse stato bisogno.
Ho appoggialo la lingua sul tallone e dato una lenta, piena leccata alla sua pianta per tutta la sua lunghezza, dal tallone alle dita lunghe e affusolate. Dita che ho accolto, una alla volta, nella mia bocca, lavorando di lingua risucchiando….un bel pompino simulato insomma.Lo stesso trattamento ho riservato all’altro piede naturalmente.
Poi ho iniziato ad accarezzarla dai piedi, poi le caviglie, sempre più su…
Arrivato alla vita ho messo le dita all’interno dell’elastico dei pantaloni e ho iniziato a sfilarli, tirandoli verso il basso. Il suo inarcare la schiena per facilitarmi il compito fu l’ennesimo segnale del fatto che ormai era mia. Tiravo i pantaloni verso il basso lentamente, baciandole le gambe man mano che le scoprivo.
Tolto il pantalone ho ripreso da dove avevo lasciato, baciandole e leccandole un piede mentre cercavo di accarezzarli entrambi. Dal piede sono passato alla caviglia, al polpaccio, sempre più su sempre più su non lasciando neanche un solo centimetro di pelle privo della mia saliva, con le mani che andavano in avanscoperta sulle cosce, sulla pancia, sul culo, sul seno, nella sua bocca. Senza però toccare la sua fonte del piacere.
Mentre salivo con la lingua ha allargato le gambe per facilitarmi il compito, ma io non avevo nessuna intenzione di arrivarci. Non ancora. I suoi tremori i suoi gemiti si facevano sempre più forti, voleva godere. Io però non volevo ancora.
Mentre le leccavo l’interno coscia con una mano premevo sul suo ventre. La sentivo ansimare. Con l’altra mi sono sbottonato il pantalone e abbassato le mutande al ginocchio, per dare sollievo al mio cazzo sul punto di scoppiare.
Le ho preso i piedini, sapeva già cosa volevo, l’ho guidata dolcemente ma avrebbe fatto lo stesso anche senza il mio aiuto. Li ho appoggiati sul mio cazzo, pianta contro pianta. A quel punto ho lasciato fare a lei, ha iniziato una lenta sega con i piedi.
Mentre lei mi segava mi sono concentrato su di lei, riprendendo a leccarle l’interno cosce, la pancia, con una mano a strizzarle un capezzolo e l’altra a palparle il culo.
La vedevo ansimare era al limite. Ho appoggiato la mia lingua alle sue mutandine, ormai fradice. Il semplice contatto la fece sussultare. «Ti prego» mi disse ansimante.
Ho leccato lentamente da sopra le mutandine assaporando quel misto di umori e sudore, poi le ho sfilate. Per farlo ha dovuto fermare la sega, ma l’ha ripresa immediatamente, sapeva bene come usare le sue meravigliose estremità.
A quel punto c’era lei seduta sul bordo del divano con la testa all’indietro gli occhi chiusi le gambe aperte e io inginocchiato ai suoi piedi, col cazzo fra quelle bellissime estremità e con il suo sesso aperto e grondante umori, davanti agli occhi.
Mi ci sono fiondato. Sulla sua figa le mie labbra, la mia lingua leccava, succhiava, si infilava dentro e fuori. Ho stretto le labbra attorno al clitoride, l’ho succhiato fino a farlo diventare turgidissimo. Lei gemeva, sempre più forte e questo mi faceva eccitare ancora di più. Stava godendo tantissimo, ha smesso di farmi la sega ma non mi interessava a quel punto, ero io che muovevo il bacino e le scopavo i piedini. Non chiedeva altro che essere leccata, essere succhiata. E io la leccavo, la succhiavo, ingoiando e assaporando quanti più umori riuscivo. Ho alzato gli occhi, volevo guardarla: era li con la testa reclinata, gli occhi semichiusi, la bocca aperta voleva godere, gridare, ma non ne usciva nessun suono. Come quando hai un incubo la notte e vorresti urlare ma non riesci. Poi è arrivato un grido, un altro, poi un altro. Era sempre più eccitata, mi ha guardato, ha sorriso. La sua schiena si è inarcata, stretto le cosce attorno alla mia testa. Mi ha guardato un ultima volta poi ha messo una mano fra i miei capelli e ha affondato la mia faccia nel suo sesso.
In quel momento abbiamo sentito un rumore, era la porta che si apriva. Le coinquiline stavano rientrando. Era spaventata. «Fermati sta entrando qualcu…. aaaaaahhhh» ha alzato il busto cercando di farmi staccare, di coprirsi, non voleva che ci beccassero li in quelle condizioni. «Ti prego basta….aaaahhh….aaaahhhhh… non voglio che ci vedano» A me però quell’idea piaceva, era eccitante pensare a quella scena vista dall’esterno. Cosi le ho messo una mano sul culo stringendolo forte per farla sedere di nuovo, con l’altra ho iniziato a scoparla, un dito due tre mentre con la bocca giocavo con il clitoride. Poi eccole, un’ombra alla mia destra, ci hanno visto ci hanno beccato, ci stavano guardando. Ho alzato gli occhi e l’ho vista, con la faccia sconvolta dalla vergogna e dal godimento mentre guardava le sue coinquiline sconvolte «No rag…aaaah…azze…». È stato allora che ho accelerato sempre di più fino a quei gemiti sempre piu vicini e sempre più forti, fino a farla godere intensamente in faccia alle sue coinquiline, «nooo scus…AAAAAAAHHHHH» così sfacciatamente, fino a farmi sborrare copiosamnte sui suoi piedini, fino a farla esplodere con un orgasmo abbondante direttamente nella mia bocca….

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