la moglie del mio migliore amico

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Erano appena scoccate le 18 di venerdì sera, uscii in fretta e furia dall’ufficio, avevo un importante appuntamento con Giulia, la moglie del mio migliore amico.
Io e Lorenzo eravamo amici di lunga data, è un ragazzo simpatico, ma si era sempre comportato da stronzo egoista con tutte le ragazze che aveva frequentato in passato, con sua moglie non fece eccezioni. Mi convinse ad andarle a parlare, il loro rapporto era in crisi e avrei dovuto convincerla che era pentito per averla tradita.
Arrivai all’appuntamento con qualche minuto di anticipo, avremmo dovuto prendere un aperitivo in zona navigli e attesi in auto l’arrivo di Giulia,vista la fredda serata invernale.
Dopo poco vidi la ragazza posteggiare la sua Fiesta blu davanti alla mia Astra, dunque uscii e le andai incontro. Giulia è una bella ragazza di 31 anni abbastanza in forma, alta circa 1 metro e 65, con occhi marroni e capelli castani scuri, lisci e lunghi fino a mezza schiena.
La vidi scendere dall’auto, indossava un piumino nero lungo fino alle ginocchia e sotto di esso si scorgevano solo gli stivali di pelle, molto “dark”, non solo per il colore nero, ma anche per via dei lacci.
Ci salutammo e ci incamminando in direzione della movida milanese. Nel lungo tragitto guardammo svariate insegne con i menù e i prezzi degli Happy Hour e alla fine scegliemmo un classico pub in stile irlandese, anche condizionati dalla fame e dal freddo.
Una volta dentro al calduccio ci togliemmo le giacche, potei ammirare Giulia, vestita con un golfino di lana a collo alto color panna sopra a dei jeans grigi abbastanza aderenti e infilati negli stivali.
Ci sedemmo e prendemmo il menù per ordinare, così notai il particolare colore delle unghie di Giulia, che erano smaltate di viola. Ordinammo due cocktail, poi stuzzicammo un po’ di pietanze dal bancone, sempre chiacchierando di alcuni interessi in comune, quali viaggi in moto e musica rock. La conversazione era piacevole, ma avrei dovuto toccare l’argomento “Lorenzo” prima o poi. Allora le chiesi come andasse la vita di coppia.
“Che razza di domanda è questa” esclamò la ragazza, “Lo sai benissimo che il tuo amico è andato a letto con un’altra e l’ho cacciato di casa, cos’avresti fatto nei miei panni?”
“Sarei andato a letto pure io con qualcun altro” risposi scherzosamente, per stemperare la tensione.
La mia battuta discutibile riuscì a strappare un mezzo sorriso alla ragazza, che scosse la testa, quindi si aprì e cominciò a parlarmi del rapporto di coppia. Mi raccontò di come lei avesse la fantasia di essere legata e soprattutto bendata, ma non riusciva a metterla in pratica, per via della mentalità troppo chiusa di Lorenzo.
Ricordo che questa rivelazione mi lasciò senza parole, infatti una delle mie passioni era quella di legare ragazze, quindi coraggiosamente le svelai il mio piccolo segreto e la invitai addirittura a casa mia per provare.
Sinceramente l’avevo buttata sul ridere e non mi sarei mai aspettato una risposta positiva, quindi grande fu il mio stupore quando la ragazza accettò il mio invito.
Emozionato come un bambino la mattina di Natale pagai il conto, ci rivestimmo in fretta e camminammo fino alla mia macchina. Cercai di guidare il più velocemente possibile fino a casa, dove arrivammo in circa mezz’ora.
Finalmente entrammo nel mio appartamento, buttammo i cappotti sul divano e ci dirigemmo in camera da letto. Aprii il cassetto del comodino dove tenevo un paio di cinture di accappatoi, ne presi una celeste e cominciai a legarle i polsi uniti dietro la schiena, poi la feci sedere sul letto e le sfilai gli stivali, quindi le legai le caviglie poco sopra ai calzettoni che indossava.
“Come ti sembra?” le chiesi abbastanza soddisfatto della mia opera.
“Pensavo meglio” rispose la ragazza, “tutto qui quello che sai fare?”
Ferito nell’orgoglio corsi a in bagno a prendere la cintura del mio accappatoio, con la quale le legai le gambe appena sotto alle ginocchia, poi con una bandana da moto la bendai, infine le passai la cintura dei pantaloni attorno al busto poco sotto al seno e le legai le braccia alla schiena.
“Adesso va meglio?” domandai in maniera curiosa.
“Molto meglio” rispose Giulia.
“Adesso vediamo come te la cavi a saltellare per casa” replicai tirandola in piedi per la cintura.
Lei rise divertita, si vedeva proprio che era a suo agio legata come un salame. Seguendo le mie indicazioni cominciò a saltellare per casa, facendo molta fatica a rimanere in equilibrio, quando all’improvviso suonò il campanello di casa.
“Ding dong”
Pensai a chi avrebbe potuto essere, ma non risposi.
Di nuovo “Ding dong”, accompagnato dalla voce di Lorenzo che diceva che aveva visto la luce accesa e sapeva che ero in casa.
Dovevo inventarmi qualcosa in fretta, intanto risposi: “Arrivo!”
Mi caricai Giulia in spalla, la portai in bagno, che era il locale più vicino in quel momento, e la poggiai nella vasca, quindi chiusi la tenda della doccia, che per fortuna era abbastanza coprente. Andando ad aprire la porta di casa mi accorsi delle giacche sul divano, le presi e le ficcai dentro al mobile dell’ingresso, infine aprii la porta.
“Ce ne hai messo di tempo” esclamò Lorenzo.
“Scusa, ero in bagno” replicai io, “Ma cosa ci fai qui?” gli chiesi.
“Volevo sapere com’era andato l’incontro e cosa ti aveva detto Giulia” rispose lui.
Meno male che non siamo venuti con l’auto della ragazza, l’avrebbe sicuramente notata, pensai tirando un sospiro di sollievo.
“Allora?” mi incalzò Lorenzo.
“Ha ancora bisogno tempo per pensare” risposi rimanendo sul vago.
Andammo avanti a parlare per una quindicina di minuti, mentre continuavo a sudare freddo sperando che la situazione non degenerasse, fino a quando il mio amico ricevette una telefonata. Rispose e con uno scatto fulmineo si alzò e si diresse al bagno, chiudendosi la porta dietro.
Non feci tempo nemmeno ad alzarmi per cercare di fermarlo, vedendolo andare così spedito in bagno mi fece balenare in testa l’idea che sapesse della presenza di Giulia, ma poi pensai che aveva solamente bisogno di privacy. Mi alzai e appoggiai l’orecchio alla porta per sentire cosa stava succedendo in bagno.
Dal tipo di conversazione sembrava che stesse parlando con una donna, probabilmente l’ennesima amante, peccato però che Giulia fosse nella vasca a pochi centimetri da lui e che stesse sentendo tutta la conversazione in maniera nitida.
Dopo poco sentii che Lorenzo si metteva d’accordo per incontrarsi con la sua amante in un motel in provincia, quindi tornai di corsa a sedermi sul divano e quando uscì dal bagno feci finta di niente.
“Devo andare” esclamò lui prendendo la giacca.
Dopo queste sue parole mi sollevarono molto, lo accompagnai alla porta d’ingresso e lo salutai. Una volta fuori chiusi con quattro mandate e mi precipitai da Giulia, trovandola dove l’avevo lasciata.
“Tutto bene?” le chiesi preoccupato.
“Si, ma quello stronzo del tuo amico sai dove sta andando? Dalla sua cazzo di amante!” disse con tono più arrabbiato che triste. “Mi sa che seguirò il tuo consiglio” aggiunse.
“Quale consiglio?” domandai.
“Quello di andare a letto con qualcun altro” rispose lei, “E quel qualcuno sarai tu, lo so che ti sono sempre piaciuta, pensavi che non mi fossi accorta di come mi guardavi durante la vacanza in Corsica” aggiunse.
In quel bagno ero probabilmente il più imbarazzato tra i due, nonostante la situazione suggerisse il contrario. Ripensai in un attimo a tutti i momenti passati assieme a Lorenzo, non volevo rovinare un’amicizia, ma non seppi resistere alle avance di una bella ragazza legata nel mio bagno. La alzai di peso dalla vasca e la misi in piedi davanti a me, quindi le abbassai i pantaloni, i collant e le mutandine quel tanto che bastava per mettere in mostra la sua figa con, una splendida depilazione alla brasiliana, e il suo sedere sodo.
Giulia sembrava eccitatissima, mi misi dietro di lei e le passai le dita sul ventre fino a raggiungere il clitoride, quindi iniziai a massaggiarlo dolcemente. La ragazza gradì vistosamente, allora mi abbassai i pantaloni e strusciai il mio pene sul suo sedere e in mezzo alle chiappe, poi mi sedetti sul gabinetto facendo sedere Giulia sul mio uccello penetrandola. Andammo avanti alcuni minuti, con la ragazza che, tra un movimento e l’altro, mi chiedeva di tirarle i capelli, allora mi venne un’idea.
Ci alzammo e feci saltellare Giulia, ancora vogliosa, fino in cucina, la distesi sul tavolo a pancia in sotto, siccome era piccolo sporgevano dai bordi sia le gambe che la testa, le tolsi gli orrendi calzettoni di lana e con una forbice le tagliai i collant all’altezza delle caviglie, per liberare i suoi bei piedini con le unghie smaltate viola.
La ragazza sembrò ancora più eccitata quando le passai il mio pene sulle sue piante dei piedi. Dopo poco presi un cordino e le legai gli alluci uniti e ben stretti, poi con un nastro le feci una bella coda di cavallo, facendo molti giri e molti nodi, infine unii il cordino che legava gli alluci al nastro che le legava i capelli, costringendola a portare la testa indietro, piegare le gambe ed arcuare i piedi.
Andai vicino alla sua faccia e le ficcai il mio pene in bocca, spiegandole che se avesse voluto poteva tirarsi i capelli cercando di distendere le gambe. La ragazza si tirò ripetutamente i capelli, facendo andare su e giù la testa, un pompino fantastico dal mio punto di vista e le venni in bocca con grande soddisfazione.
Per ora può bastare, penso e finito l’entusiasmo del momento rimasi incredulo su quello che avevo fatto, veramente una situazione complicata.
Giulia mi chiese di slegarla, cosa che feci anche se non rapidamente, forse per gustarmi ancora quella splendida visione. Le slegai prima gli alluci, massaggiandole i piedini, poi .e caviglie e infine i polsi, la ragazza finì da sola togliendosi la benda, sempre rimanendo sdraiata sul tavolo, infine si alzò in piedi e sollevò mutandine, collant e jeans. Una volta rivestita andò in bagno a rinfrescarsi, io intanto rimasi ancora incredulo e pensieroso riguardo l’accaduto.
Giulia tornò da me ed esclamando:”Forza usciamo, voglio farla pagare a quella troia che si scopa mio marito e tu mi darai una mano!”
Rimasi di stucco da questa affermazione, ma non mi opposi, prendemmo le giacche e uscimmo di casa diretti al motel dell’appuntamento tra Lorenzo e la sua amante, dove giungemmo dopo una quarantina di chilometri.
La strategia mi fu svelata durante il tragitto, avremmo dovuto intercettare la ragazza e “darle una lezione”, ma non avevamo un piano definito, avremmo dovuto improvvisare, il che mi spaventò non poco.
Cominciammo col fare un giro attorno alla struttura, notammo l’auto di Lorenzo posteggiata di fianco ad una Mercedes Classe A, entrambe in corrispondenza della stanza 124. Pensammo che ognuno fosse giunto lì con la propria auto e studiammo velocemente un piano: Giulia avrebbe telefonato a Lorenzo dandogli un appuntamento da qualche parte, in modo da farlo andare via dal motel e mandarlo lontano, mentre io avrei dovuto bloccare la sua amante.
Ci appostammo dietro l’aiuola che divideva un parcheggio dall’altro e Giulia telefonò a Lorenzo, finalmente alla quarta chiamata rispose, lei gli chiese di andarla a recuperare perchè aveva fatto un incidente stradale, cosa ovviamente non vera, ma grazie alle sue doti di attrice riuscì a convincere il marito ad andare a soccorrerla. Dopo breve tempo uscì di fretta dalla porta e salì in auto partendo a razzo, io riuscii a bloccare la porta prima che si chiudesse, essendo coperto alla vista del mio amico grazie alla Classe A posteggiata. Sbirciai in camera, non vidi nessuno, ma sentii lo sciacquone in bagno, allora entrai velocemente in camera e mi appostai nell’ombra tra la porta del bagno e quella che dava sul corridoio interno al motel. Venni raggiunto immediatamente da Giulia, che aveva preso un nastro americano dal bagagliaio della mia auto.
L’amante uscì dal bagno e le fummo addosso in un lampo, io le misi una mano sulla bocca, bloccandole le braccia al busto, mentre Giulia cominciò a girarle il nastro adesivo attorno ai polsi uniti dietro la schiena. La ragazza tentò di urlare, ma una volta finito con i polsi Giulia le serrò la bocca sempre con un paio di giri di nastro americano, una volta finito usò la sciarpa sul letto per bendarla, stando bene attenta a non farsi vedere.
Cacciammo a forza la poveretta sulla sedia e cominciammo a bloccarla ad essa con il nastro adesivo, facendo dei giri ad altezza dello stomaco, poi legammo le caviglie alle gambe della sedia, una a destra e l’altra a sinistra, usando sempre il nastro americano, una volta finito potei ammirare l’opera.
La ragazza sembrava poco più che ventenne, aveva i capelli biondi lisci e lunghi fino alle spalle, non si scorgeva molto altro del viso, tra bavaglio e benda. Con i tacchi era più alta di me, quindi probabilmente senza sarebbe stata poco sotto l’uno e ottanta, una bella stangona con un fisico magro, ma tutte le curve a posto. Il seno prosperoso era rinchiuso in una camicetta nera molto attillata, ma ancora più attillati erano i leggings leopardati rimboccati negli stivali neri con tacco vertiginoso.
Nonostante fosse legata alla sedia continuava a mugugnare ed a ondeggiare cercando di liberarsi, ovviamente senza riuscirci. Giulia allora mi chiese l’auto in prestito per andare a prendere delle corde per legare la malcapitata al letto, le diedi le chiavi e la vidi uscire, quindi mi accesi la tv e mi sedetti sul letto a guardarla, tenendo sempre d’occhio la ragazza.
Dopo qualche minuto sentii il bisogno di andare in bagno, lasciai la poveretta che si dimenava ancora legata alla sedia, ma quando tornai dalla toilette la vidi che era riuscita a sfilarsi gli stivali, rimasti appiccicati alle gambe della sedia. Rimasi fermo a gustarmi la scena per vedere cosa avrebbe fatto, cominciò a sfilarsi le calze, la prima tenendo la punta tra il tallone dell’altro piede e il pavimento, mentre la seconda infilando l’alluce del piede già nudo sotto il lembo superiore della calza, quindi cominciò a camminare in direzione della porta, andando molto lenta essendo bendata. Una volta arrivata all’ingresso si risedette sulla sedia, che si era portata appresso perchè legata al busto, e cominciò a tastare con i piedi alla ricerca della maniglia, cercando di girare la chiave usando le bellissime dita dei piedi, che avevano le unghie smaltate rosso bordeaux, come quelle delle mani.
A quel punto intervenni, non volevo che scappasse, anche se non credevo sarebbe riuscita ad aprire la porta con i piedi. La riportai al centro della stanza trascinando la sedia per lo schienale, poi con il nastro adesivo le cinsi le caviglie assieme, mentre la poveretta cercava di opporsi in tutti i modi, ma dopo tre giri furono bloccate, terminai la mia opera piegandole le gambe e assicurandole alla traversa della sedia, in modo che le punte dei piedi sfiorassero il pavimento.
Giulia arrivò dopo quasi un’ora, aveva in mano un grosso sacchetto, mi disse di essere passata in un sexy shop, perchè era l’unico negozio aperto a quell’ora. Mi fece vedere tutto l’armamentario, oltre a molti metri di corda aveva preso anche alcuni oggetti molto interessanti.
Presi in mano un bavaglio di pelle nera decisamente particolare, infatti la parte che andava a contatto con le labbra non era piatta, ma aveva una protuberanza a forma di pene, lunga una decina di centimetri e circa sei di diametro.
“E con questo cosa dobbiamo fare?” chiesi fingendo di non sapere dove andasse.
“Vedrai” rispose Giulia prendendomelo dalle mani.
Si diresse verso l’amante del marito e cominciò a toglierle il nastro adesivo dalla bocca, una volta terminato con una mossa fulminea le infilò il pene in bocca, provocando le ire della poveretta, che non poteva opporsi, quindi glielo allacciò dietro alla nuca, dopo averle sollevato la folta chioma.
“Ti piace, vero? Brutta troia succhia cazzi”, esclamò Giulia tirandole i capelli indietro.
La ragazza tentò di scuotere la testa per liberarsi dalla presa, io invece ravanai nel sacchetto delle meraviglie, ansioso di vedere cosa ci fosse al suo interno. Tirai fuori un altro oggetto, esattamente una mascherina da notte, ma di pelle nera e con due lacci uniti da una fibbia.
“Giusto” esclamò Giulia, “Adesso ho bisogno del tuo aiuto”
Mi spiegò il da farsi ad un orecchio in modo che la ragazza non sentisse, quindi mi misi in posizione e appena Giulia tolse la sciarpa dagli occhi della poveretta io le applicai la mascherina, allacciandogliela sempre dietro la nuca.
La ragazza tentò di urlare a squarciagola, ma l’unico risultato che ottenne il suo mugugno fu solamente quello di farmi eccitare di più, nessuno in un motel avrebbe fatto caso a quei suoni
Frugando ancora nel sacchetto tirai fuori delle pinzette per capezzoli collegate tra di loro con una catenella, intanto Giulia aveva tagliato il nastro che immobilizzava alla sedia la poveretta e la sbattè sul letto.
“Dammi una mano” mi disse.
Mollai le pinze nel sacchetto ed afferrai le braccia della ragazza, come chiesto da Giulia. Cominciò a preparare due corde legandole una al polso sinistro e l’altra al polso destro della poveretta, poco sotto al nastro adesivo, poi lo tagliò liberando le braccia della ragazza, che tentò di muoverle, ma riuscii a tenerla ferma. Prendemmo un capo della corda a testa e tirammo agli angoli superiori del letto allargandole le braccia, in modo da voltare la ragazza a pancia in su, infine assicurammo le funi ai piedini del letto con dei nodi.
Una volta terminato usammo lo stesso procedimento per le gambe, cingendo la caviglia sinistra e quella destra con due corde, tirandole e legandole ai piedini inferiori del letto una volta tagliato il nastro americano che la costringeva a piedi uniti.
Giulia rivolse uno sguardo sadico verso la malcapitata, io invece ammirai la bella ragazza legata al letto con braccia e gambe divaricate, pregustandomi quello che sarebbe successo dopo.
“Ti piace farti scopare troia? Adesso avrai quello che ti meriti” esclamò Giulia.
Mi eccitai ancora di più guardando la poveretta che si contorceva sulle lenzuola stropicciate cercando di allentare i legacci, mentre Giulia le sbottonava la camicetta. Slacciato l’ultimo bottone mise in mostra le tette della ragazza, che erano rinchiuse in un reggiseno nero semi trasparente, decisamente molto sexy.
A questo punto Giulia prese la forbice e cominciò a tagliare le maniche della camicia della poveretta, riducendola a brandelli, per poi strappargliela di dosso, dopo fu la volta dei leggings, partendo dalle caviglie e tagliando per il lungo fino ad arrivare alla vita, una volta conclusi anche questi tagli, che avevano messo in mostra un perizoma coordinato al reggiseno, le sfilò i leggings da sotto al sedere.
“Ecco, adesso tocca un po’ a te” disse Giulia rivolgendosi a me mentre mi porgeva le forbici.
Rimasi un attimo pensieroso, ma dopo qualche istante le presi, quindi mi diressi verso la ragazza legata al letto, le tagliai le spalline del reggiseno, lentamente per assaporarmi il momento, poi altri due tagli, ma ai fianchi del perizoma, lasciandolo adagiato ancora un po’ sulla passera della poveretta, che intanto aveva smesso di dimenarsi come un’ossessa. Dopo qualche istante ritornai al reggiseno, un taglio netto e preciso al centro di esso fece ritrarre il tessuto elasticizzato verso i lati opposti, lasciandole scoperte le grosse tette, infine preso dall’eccitazione le strappai di dosso quello che rimaneva del perizoma, scoprendole la figa con depilazione brasiliana e lasciandola completamente nuda.
“Anche la depilazione preferita di Lorenzo” esclamò Giulia, che andò in bagno lasciandomi di stucco ad ammirare la ragazza nuda. Tornò poco dopo con in mano una bustina, che era in dotazione nel corredo standard della camera, e un asciugamano sulla spalla. Si diresse verso il letto, strappò un angolo della busta, aiutandosi con i denti, e ne tirò fuori una piccola bomboletta monodose di schiuma da barba e una lametta usa e getta.
In un attimo mi fu chiaro che voleva raderle la figa, infatti Giulia agitò la bomboletta e spruzzò una piccola quantità sui peli della figa della poveretta, spalmandola con la mano, poi con il rasoio la depilò completamente, ripulendo il ventre dalla schiuma una volta finita la rasatura. Questo fece probabilmente sentire la ragazza ancora più nuda ed umiliata di quanto già fosse, perchè cominciò ad arrossire.
“Ora è molto meglio” affermò sarcasticamente Giulia, quindi la vidi prendere le pinze collegate tra loro dalla catenella, me le diede in mano dicendomi di continuare io, che sapeva che mi sarei divertito molto nel farlo. Senza indugiare applicai le pinze sui capezzoli della ragazza, che non gradì, ma in quella situazione non poteva fare molto per impedirmi di riuscire nell’intento, poi ne saggiai la tenuta tirando la catenella in tutte le direzioni, provocando i mugugni intensi della poveretta.
“Ti aspettavi una serata diversa immagino” esclamò Giulia rivolgendosi alla ragazza in maniera astiosa.
La poveretta continuava a cercare di urlare e dimenarsi, ma senza ottenere alcun risultato.
“Adesso vediamo se continuerai ad agitarti” borbottò Giulia ridacchiando, quindi prese dal sacchetto due falli di gomma nera di misure differenti, cominciò ad inserire quello più lungo e largo nella figa della ragazza, che iniziò a mugugnare di piacere, nonostante la situazione. Una volta spinto bene in profondità prese quello più corto e stretto e lo premette contro l’ano della poveretta, che si irrigidì e scosse la testa.
“Non stringere le chiappe, è peggio” disse Giulia ridacchiando e continuando a spingere il fallo per farglielo entrare.
La ragazza dopo qualche secondo fu costretta a rilassare i muscoli delle chiappe e il pene di gomma penetrò per svariati centimetri, provocandole probabilmente un mix tra dolore e piacere, per lo meno interpretai così i suoi mugugni ancora più intensi.
A questo punto Giulia prese una corda, la legò alla vita della poveretta, poco sotto all’ombelico, poi ne tirò un capo da dietro la schiena verso il basso facendoglielo passare sul coccige, tra le chiappe e in mezzo alle gambe, legandolo infine alla corda che le passava in vita e stringendo con un nodo dopo averla tesa, così da bloccare i falli di gomma dentro alla figa e all’ano della ragazza.
“E adesso il tocco finale” esclamò Giulia.
Rovistò nella borsetta della poveretta ne estrasse cellulare, caricabatterie ed auricolari, si chiamò, in modo da avere il numero sul proprio cellulare, poi infilò lo spinotto degli auricolari in quello della ragazza e fece partire in loop una delle playlist musicali presenti, regolò l’audio e poi lo infilò gli auricolari nelle orecchie della poveretta legata al letto, fissandoli ad esse con due pezzi di nastro americano.
Adesso la ragazza oltre a non potersi muovere, perchè assicurata ai quattro angoli del letto, non poter guardare in giro, perchè bendata, e non poter urlare per farsi aiutare, perchè imbavagliata, era anche impossibilitata a sentire cosa le stesse succedendo intorno, ma Giulia non aveva ancora finito con lei, infatti collegò il cellulare alla presa di corrente, in modo che non si scaricasse, poi glielo infilò tra la corda che le passava in mezzo alle gambe e il clitoride, quindi provò a telefonarle, la musica subito si interruppe e il cellulare cominciò a vibrare, provocando i sussulti della ragazza.
“Ottimo, funziona” esclamò Giulia agganciando dopo il quinto squillo, quindi mi guardò e mi disse che era ora di andare, avrei dovuto accompagnarla alla macchina, ma prima dovevo mettere il non disturbare fuori dalla porta e avvisare il ricevimento che la camera sarebbe rimasta occupata fino al mattino.
“Quindi dobbiamo lasciare la poveretta conciata così per tutta la notte?” chiesi sorpreso, ma anche un po’ eccitato.
“Esatto” mi rispose Giulia, “perchè hai qualche problema?”
“Nessuno, manco la conosco, ma che intenzioni hai con lei?” le chiesi.
“La lascerò pensare a quello che ha fatto, poi domani verrò con calma a liberarla” mi assicurò Giulia.
Contando che era circa mezzanotte la poveretta aveva davanti a se molte ore prima della sua liberazione. Giulia fece partire un’altra telefonata e di nuovo la ragazza sussultò, cominciando a bagnare il letto, si vedeva il suo estremo godimento nonostante la situazione.
Durante una chiamata entrante la musica negli auricolari si interrompeva, fu in uno di quei momenti che Giulia comunicò alla poveretta che ce ne saremmo andati a breve e che avrebbe dovuto passare tutta la notte conciata così.
La ragazza cominciò ad agitarsi e dimenarsi, prima che la musica ricominciasse uscimmo sbattendo la porta, lasciandola al suo destino.
Sistemate tutte le cose, in modo che nessuno fosse entrato in camera durante la nostra assenza, andammo a mangiare un boccone in una pizzeria vicina, poi tornammo al motel e trovammo la poveretta immobile sul letto, decidemmo di toglierle le pinze dai capezzoli, sarebbe stato troppo lasciargliele per tutta notte.
La ragazza non ci sentì rientrare e quindi appena le toccai la catenella per toglierle le pinze ebbe uno scatto e cominciò a dimenarsi come un’ossessa. Giulia fece subito partire una telefonata, così che potesse sentire i nostri passi e la porta sbattersi una volta usciti. A quel punto accompagnai Giulia alla macchina, ma il mio pensiero era rivolto alla poveretta legata al letto del motel che avevamo lasciato da poco.
Arrivati all’auto mi congedai da Giulia e me ne tornai a casa, per fortuna avevo scattato col cellulare qualche foto ricordo della serata e non dormii quasi quella notte ripensando a quello che era successo.
L’indomani mi chiamò Giulia raccontandomi che aveva trovato la ragazza esausta e con le lenzuola fradice, anche per colpa delle 74 chiamate senza risposta ricevute, l’aveva sbendata e costretta a guardarsi riflessa nello specchio sul soffitto, poi l’aveva liberata e costretta ad andare via dal motel nuda con indosso calze, stivali, cappotto e la borsetta sotto braccio, avrei voluto essere lì con lei a godermi la scena.
Dopo questi eventi il rapporto tra me e Lorenzo si deteriorò irrimediabilmente, nonostante fosse allo scuro di tutto, non potevo continuare a frequentarlo, soprattutto perchè Giulia continuò a chiamarmi per togliersi qualche sfizio anche dopo essere tornata assieme al marito.
Chi l’avrebbe detto che sarei riuscito a salvare il loro matrimonio in questo modo.

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