la nona crociata

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L’esercito degli zuavi pontifici nacque nel 1860,i piemontesi e i garibaldini stavano chiudendo il cerchio attorno a Pio IX e il papa si trovava ormai sempre meno alleati. Le truppe pontificie che alcuni con disprezzo chiamavano “barbacani” erano un esercito fatiscente ed inadeguato ad affrontare gli attacchi dei soldati settentrionali così il papa decise di organizzare una nuova unità d’ èlite da affiancare a quelle già esistenti ed all’esercito francese che ancora difendeva i confini dello stato della chiesa,venne scelto come nuovo ministro delle Armi monsignor Francois Xavier de Merode,un ex ufficiale dell’esercito belga che a sua volta ingaggio come suo aiutante il generale bretone Christophe-Louis de Lamoricière. Il nuovo esercito venne addestrato sul modello delle truppe indigene impegnate nell’ Algeria francese:gli zuavi,la nuova fanteria leggera venne dotata di nuove armi e preparata a nuove tecniche belliche. Per raccogliere il maggior numero di uomini possibile il papa lanciò un appello urbi et orbi a tutte le potenze cristiane,annunciando l’inizio della “nona crociata” e rastrellò una gran quantità di volontari,una sorta di legione straniera. Gli zuavi erano abbigliati con una divisa di colore grigioazzurro alla ottomana,fez in capo,una fascia rossa in vita e pantaloni a sbuffo: parevano proprio dei giannizzeri e Lamoriciè era convinto che tali abito fossero ottimi per affrontare il clima temperato dell’Italia centrale. Questi giovani cattolici volontari provenivano da ogni parte del mondo: vi era un intero reparto di irlandesi devoti a san Patrizio,moltissimi olandesi,francesi,poi belgi,polacchi,scozzesi,ungheresi,boemi,spagnoli,portoghesi,svizzeri,statunitensi,canadesi del Québec,addirittura 2 ecuadoregni,un peruviano,un cileno,un turco e un cinese,ma vi erano anche molti italiani, emiliani,toscani,veneti,sudditi napoletani immigrati a Roma dopo la caduta di Napoli e naturalmente giovani romani perchè la storia che sto per raccontarvi è proprio quella di un giovane romano. La prima battaglia affrontata dai volontari nonostante i loro eroici sforzi fu un fallimento,dopo la sconfitta di Castelfidardo lo stato della chiesa si ridusse al solo Lazio,ma i generali del papa non si arresero e iniziarono a sottoporre gli zuavi ad esercitazioni più pesanti e a fortificare le rive del Tevere come era possibile. Roberto Focaccia detto “Foga” era solo un giovane di 17 anni quando nel 1868 in una rissa nelle osterie di Civitavecchia ferì un cameriere,il padre di Foga era morto durante i moti del 48 e sua madre era ormai pronta a seguirlo,prima di morire colpita da un attacco di febbre altissima consigliò al figlio di abbandonare la città e di rifugiarsi a Roma dall’ cardinale ********** che lo aveva battezzato. Dopo aver sepolto la madre Foga fuggì a Roma con i pochi risparmi rimasti in casa e bussò alla porta del religioso. L’arciprete era un uomo di 46 anni,ma le circostanze non mi concedono di descrivere i tratti del suo viso,Foga si fidava ciecamente di quell’ individuo di cui in realtà non sapeva nulla. Il cardinale mascherava dietro una vastissima cultura un carattere violento e sadico,sotto la tonaca una cifra illimitata di vizi e soprattutto un cazzone degno di lode,del suo aspetto fisico posso solo dire era mingherlino,la schiena piatta,le gambe e i gomiti erano spesso segnate lividi e ferite,la pelle indurita dalla e frustate,dall’aspetto pareva smunto e spento. Questo sodomita aveva trascorso la sua vita nel vizio restando fedele ai suoi principi libertini,istruito da religiosi era divenuto il più grande ateo che si possa immaginare e aveva scelto la strada della teologia per avere la possibilità di compiere qualsiasi scelleratezza gli passasse nella testa restando sempre paraculato dal signore iddio;da 14 anni il cardinale si prendeva cura di una povera orfanella che egli aveva accolto ancora in fasce nella sua casa. Questa quattordicenne si chiamava Beatrice,nome che le aveva dato l’arciprete quando la piccola era stata trovata da Valerio (il maggiordomo che da sempre seguiva l’arciprete accontentandolo in ogni suo capriccio). L’ arciprete libertino abitava in un palazzetto posto poco fuori dalle mura di Roma circondato da campi e da un ampio giardino,quando Foga raggiunse la tenuta raccontò la sua storia al sacerdote che lo riconobbe subito e gli propose una soluzione “Caro figliolo,ho compreso il tuo caso e so come aiutarti. Tu vuoi sfuggire alla giustizia ed ora c’è per te un solo modo di salvati: devi arruolarti nell’esercito di sua santità. Io presiedo ad alcune azioni militari e posso dirti che il tuo sarà un lavoro privo di rischi. Per qualche giorno ti ospiterò nella mia casa e poi ti condurrò nel luogo dove si ricevono le nuove reclute,se avrei fortuna forse ti riceverà sue eccellenza Mastai Ferretti in persona.” “Ma eccellenza lei è sicuro che si possa fare?” chiese timidamente Foga con in volto un espressione da perfetto coglione “ECCERTO!” rispose il cardinale girandosi di scatto “Devi sapere che un grande filosofo ha scritto che l’uomo saggio tollera le leggio come fa coi serpenti e le vipere,le leggi buone per la società sono pessime per l’individuo che ne fa parte,per una volta che lo proteggono o lo garantiscono lo intralciano e lo incatenano per tre quarti della sua vita. In questo caso ragazzo mio,la legge può aiutarti e quindi devi assolutamente usarla a tuo vantaggio.” queste non erano certo parole di fede basate su sentimenti cristiani,ma Foga era un povero derelitto ignorante che a malapena sapeva scrivere il suo nome quindi si limitò ad annuire sorridendo. Con queste premesse il libertino credeva di essersi tolto dai coglioni quel giovane fallito,ma qualcosa era sfuggito al suo controllo,infatti Foga conobbe Beatrice e se ne invaghì subito ed ebbe anche occasione di corteggiarla. Foga dormì per due notti a casa del religioso in una stanza al pianterreno con una finestra che dava sul giardino fiorito,una sera mentre stava per coricarsi Foga appoggiò un orecchio al muro e sentì con un rumore di acqua corrente,ascoltando meglio capì che era il suono prodotto da delle brocche d’acqua che si svuotavano in una tinozza proprio nella stanza affianco alla sua,preso da una curiosità morbosa il giovane con indosso la veste da letto scavalcò il balcone della sua finestra e si accovacciò nell’erba restando vicino al muro. Era una tiepida sera d’estate illuminata da una pallida luna,Foga gattonò per qualche metro fino a giungere in prossimità delle scuri socchiuse della finestra vicino alla sua,timidamente guardò verso l’interno della stanza e la scena che vide lo rapì. Beatrice era completamente nuda in una vasca da bagno bianca come l’avorio,la pelle della ninfa era candida come il latte e alle sue spalle c’era un grosso fauno appollaiato su uno sgabello,era il cardinale che le leggeva ad alta voce un passo della bibbia: Susanna e i vecchioni. Foga ascoltava quelle parole in silenzio e teneva gli occhi incollati a quelle forme morbide e giovani; Beatrice era castana coi capelli molto lisci e lunghi fin oltre le spalle splendide e scure,la carnagione quasi abbronzatala, la figura snella e slanciata,il pube appena ombreggiato da un muschio scuro e seducente,le caviglie sottili…perfino la mente più perversa davanti a cotanta grazia si sarebbe inchinata almeno un momento a contemplare! Beatrice si alzava e si sedeva,si inginocchiava e si distendeva detergendo ogni angolo del suo corpo con le sue manine tenere. Il sacerdote ogni tanto alzava lo sguardo senza rallentare il ritmo incalzante con cui recitava le sacre scritture e lanciava al corpo della bambina occhiate mefistofeliche,Foga non se ne accorse nemmeno e continuò a concentrarsi su quella splendida creatura che si muoveva a poche spanne. Beatrice iniziò a massaggiarsi il seno,ormai Foga sentiva lo sperma ribollirgli nei coglioni e non resistette,il giovane era consapevole che davanti a se aveva un muro e a poca distanza dietro di lui una siepe così approfittando del favore delle tenebre il derelitto si aprì la patta cacciando fuori il suo inutile cazzetto ed iniziò a massaggiarsi i testicoli guardando tutto dal suo nascondiglio. Si scappellò il cupolone e iniziò a smanacciarsi il salame,accarezzava l’affare in silenzio e senza indugio raggiunse l’erezione proprio mentre Beatrice si lavava la fregna,Foga continuava a masturbarsi piano stringendosi i testicoli. Ad un certo punto Beatrice si mise di spalle e si piegò,il giovane guardone sotto la finestra cedette e stringendosi forte le palle aumentò la velocità della pugnetta e spinse fuori di se il succo delle sue gonadi con tutta la forza che aveva nei muscoli del bacino. Foga lasciò le prime gocce del suo orgasmo sull’erba,poi uno schizzo di sborra scivolò sul prato tagliato all’inglese,un secondo schizzo,il terzo colpì il muro,ne seguì qualche altro e finì tutto,l’aria puzzava di cazzo sporco e per terra c’è una scia simile alla bava di una lumaca. Lo spione continuò a guardare all’interno della stanza e vide l’arciprete che con un panno in mano asciugava la sua protetta,Beatrice sembrava abbandonarsi completamente fra le zampacce del libertino quasi come se quell’uomo l’avesse incantata per un secondo,i due lasciarono la stanza e la luce si spense allora Foga tornò nel suo letto e ancora scosso dai brividi della lussuria si assopì. Il Giorno successivo verso le 11 e 30 Valerio già vestito con giacca e cilindro andò a svegliare Foga e gli disse di vestirsi e di scendere,Foga scese in cucina e gli fu servita una rapida colazione. L’arciprete e Beatrice gli diedero il buongiorno e il sacerdote condusse Foga nell’aia dove lo aspettava Valerio col calesse,dopo una buona mezz’ora i tre giunsero nel centro della città eterna davanti alla caserma dove si arruolavano i soldati pontifici,il cardinale al suo ingresso nello stabile fu accolto come un generale dai soldati presenti. Il religioso annunciò Foga e diede i suoi dati perchè gli venisse consegnata subito un uniforme “Le carte sono in regola” disse un uomo seduto dietro ad un tavolo e intento a trascrivere le generalità dal ragazzo. “Ragazzo,io provengo da una famiglia di semplici commercianti,ma sono riuscito a diventare ciò che sono da solo,spero che anche tu resca a servire nostra santità con onore e a conquistarti un po’ di gloria. Bene,lo affido a voi e all’esercito di sua santità”disse il religioso, “Si si lo visito e gli fornisco una divisa della sua taglia” disse un’infermiera sulla trentina,il cardinale non rispose e prima di andarsene disse solo “Sia lodato Gesù Cristo” “Sempre sia lodato” risposero tutti in coro. L’infermiera era una donna robusta coi capelli neri e mossi,era più alta di Foga e a dirla tutta anche più grossa di lui,la donna aveva un seno prosperosissimo e delle forme che definirei giunoniche,i suoi occhi penetranti guardarono il ragazzo stregandolo,la sua mano forte lo prese per un braccio e lo condusse in fondo ad un corridoio squallido. Foga entrò con lei in una camera bianca con una branda,una sedia ed un armadio “Mi sembri abbastanza forzuto,lavoravi nei campi e si vede. Come soldato la tua paga sarà di cinquanta centesimi al giorno da cui si sottrarrà il prezzo della tua divisa,vitto incluso: minestra,pane .caffè” disse la donna stringendo le braccia del ragazzo inebetito “Io mi chiamo Sveva e tu?”chiese lei sorridendo “Roberto Focaccia”rispose il ragazzo “Bene Roberto ora spogliati completamente”disse Sveva, “COSA?”esclamò Roberto “Togliti tutto,devo visitarti e vedere tutto. Come dal dottore.”rispose lei allargando ancora il suo sorriso. Roberto arrossì “Non sono mai stato dal dottore”, “Allora ti conviene approfittarne,non vergognarti di nulla. Sapessi quanti uomini ho già visto spogliati,non mi capita spesso un bel ragazzo come te…” gli sussurrò Sveva “Ma…io…signora…veramente…”fece appena in tempo a dire il giovane “Dai,ti spoglio io. Chiudo la porta così non ti vede nessuno.”disse Sveva tirando il chiavistello. Roberto sentiva quella donnona sbottonargli la camicia lentamente,la prospettiva di stare nudo davanti a lei lo eccitava e lo rendeva timido allo stesso tempo,in poco tempo era già a torso nudo mostrando il petto muscoloso e ancora inpelve,Sveva gli guardò le ascelle (anche quelle ancora poco pelose) e gli slacciò le scarpe. La mani dell’infermiera gli sfilarono anche i pantaloni e i calzini,ormai stava per scendere anche l’ultimo velo,con un colpo veloce Sveva tolse le mutande a Roberto che istintivamente si coprì il pacco con le mani,“No,mani in alto o non posso visitarti”disse Sveva sta volta con un tono semi serio. Il pene di Roberto scese penzoloni senza le mani a reggerlo,Sveva lo fece girare di spalle e controllò che la schiena fosse dritta,poi osservò le gambe e constatò che Roberto non aveva i piedi piatti. Sveva tocco il culo di Roberto con entrambe le mani stringendolo forte,lui ormai era paonazzo quando lei iniziò a palpeggiargli lo scroto tastandogli i testicoli,poi gli prese in mano il cazzo flaccido e con un gesto veloce glielo scappellò di colpo così Roberto emettè un gemito. Sveva continuò a spingere il prepuzio più indietro possibile e l’affare iniziò ad ingrossarsi e a gonfiarsi di sangue, “Sei proprio un bel ragazzo…”disse l’infermiera che iniziò a scorrere su e giù sul pene con la mano fino a far raggiungere a Roberto l’erezione completa “Per ora è tutto apposto,ma devo continuare il controllo…se ti vergogni a stare nudo…allora mi spoglio anch’io…”bisbigliò Sveva nell’orecchio del ragazzo. Roberto stronzo com’era non aveva ancora capito na sega,così l’infermiera iniziò a infilargli la lingua in bocca sempre continuando a masturbargli il manico. Roberto vide i capezzoli di Sveva premere contro il suo camicione bianco ed iniziò a toccarla,lei allora si sbottonò il petto sfilandosi il vestito e rimanendo scoperta dalla vita in su,le sue zinne erano davvero grosse e Roberto iniziò a ciucciarle i capezzoli scuri. L’infermiera lo baciò sul mento,poi sul collo,sul petto e scese fino a baciargli delicatamente il pube nero,con la lingua gli percorse la mazza per tutta la lunghezza dell’asta e glielo ingoiò tutto. Il giovane sentiva la lingua esperta accarezzarli il frenulo ed ebbe un sussulto,Sveva lo distese sulla branda e lasciò cadere a terra la gonna del vestito che ancora le copriva il culo e la fica,il cazzo di Roberto era durissimo perciò Sveva se lo posizionò prontamente sulla fessa e si sedette su di lui facendolo penetrare. Il pube della giumenta era riccioluto mentre le labbra erano lisce e senza peli,la fica era di dimensioni normali e non pareva usurata,il culo era sodo e piacevole allo sguardo; Roberto se ne stava fermo come un coglione mentre quella dea della fertilità lo fotteva lentamente. “Lo hai mai fatto?” chiese Sveva maliziosa “Sì” mentì il ragazzo “E allora dai ragazzino del cazzo sbattimi! Sbattimi porcoddio!”urlò la donnona inclinandosi verso di lui e sbattendogli in faccia le sue tettone . Sveva si muoveva ritmicamente sui suoi fianchi facendolo godere,ad un certo punto il cazzo uscì dalla fica e si inclinò su un lato allora la vacca si alzò diede due colpi alla mazza per farla tornare su,diede le spalle a Roberto e si sedette di nuovo su di lui,sta volta il giovane sentì tutto il peso di lei sul prepuzio ed avvertì un prurito sotto la cappella. La schiena dell’infermiera si inclinava in avanti e indietro,Roberto era confuso e lei sentì il suo pene muoversi nella fica spingendo verso l’alto “Ah credi che io ti lasci sborreare così eh? Troppo facile porcoddio!”disse la vacca,così gli tolse nuovamente il cazzo dalla fica e gliela mise in bocca sedendosi di culo sulla faccia del ragazzo,Roberto tenne la bocca aperta come par mangiare e penetro con la lingua l’antro odoroso mentre lei fremente gli tirava i peli del pube con le dita. L’infermiera venne riempiendogli la bocca del suo succo salato e lui bevve tutto come un cagnetto ubbidiente che lecca le mani della padrona. L’eiaculazione di Roberto era stata rimandata e lei si stese su di lui cavalcandolo ancora massaggiandosi le tette,in poco tempo la vacca venne nuovamente “Non resisto più…ti prego…”le chiese Roberto “No non in fica mannaggiaccristo! Mettiti in piedi.”disse Sveva. Il giovane ubbidì e si alzò col cazzo eretto che sporgeva,l’infermiera aprì un cassetto e da dietro un pacco di garze tirò fuori un bicchiere di vetro,prese in mano il cazzo e iniziò a masturbarlo velocemente e a leccargli via i suoi stessi umori. I primi fiotti schizzarono dal cazzo e Sveva raccolse tutto col bicchiere,mentre Roberto stava per venire stringendosi i coglioni lei gli aveva cacciato un dito in culo e lui aveva emesso gridolini fino alla fine del suo orgasmo,“Nun me sborrà sui sedili” disse Sveva. Il bicchiere non si era riempito molto,l’infermiera gli ripulì la cappella con la bocca poi prese quel calice immondo e ingoiò tutto sotto gli occhi scandalizzati di Roberto. In quel momento Roberto si rese anche conto che la mignotta gli aveva lacerato il frenulo,lei senza neanche rivestirsi,ma anzi continuando a titillarsi la fica e ad aprirsela con le dita spalancò un’anta dell’armadio e ne tirò fuori un fagotto “Ecco,questa è la tua uniforme:pantaloni alla zuava,corpetto,gambali,ghette,stivali,fez,kepi e cazzi vari. Le misure sono queste arrangiati”. Roberto si vestì in fretta coi nuovi abiti affurro-grigi e bordati di rosso,l’uniforme era molto elaborata,prima di uscire coi suoi vestiti sotto il braccio si girò verso Sveva nuda “Lo fai con tutte la reclute “avrebbe voluto chiederle,ma per evitare una brutta figura disse solo “Ti ricorderai di me?” e lei sorridendo gli disse “Ma chi cazzo sei? Vatteneaffanculo porcoddio!”,Roberto uscì dalla stanza. Come ho già scritto Roberto era nato ed era stato battezzato a Roma tuttavia non la conosceva poi così bene,venne condotto nel luogo in cui si addestravano gli zuavi e fu inserito in un battaglione,fra i volontari dell’esercito pontificio non vi era alcuna divisione legata alle classi sociali e fra i soldati vi erano contadini,nobili,borghesi e intellettuali. Il campo di addestramento a cui fu destinato Foga si trovava poco fuori Roma,vi era una palestra da campo realizzata con pali di legno ed una capanna di paglia destinata allo stato maggiore. Foga trascorse due anni imparando a marciare,a sparare,a muoversi sul campo di battaglia,soccorse anche i malati di colera ad Albano,servì messa e recitò il rosario in caserma tutti i giorni; rimase sempre in contatto con Beatrice e si innamorò di lei,quasi tutti i giorni lo zuavo si recava nella casa del cardinale per parlarle e anche lei andava al mercato di Roma solo per incontrare il suo spasimante. I due si scambiavano a volte qualche bacetto d’amore. Nella compagnia di Foga vi erano uomini di tutte le età e di ogni provenienza in particolare egli si legò a D***** L*** e a D******* C***** due “moldovieni”cattolici che erano giunti in Italia per difendere il potere temporale del papa “Ah dio mama! Qua no prenderano mai Rromma,batalia di Mentana io c’ero in 1867 e siamo stati noi a buttare fuori Garibaldo noi lo avevamo già buttato giù prima che arrivava francesi co fucili belli!”ripetevano spesso i due ricordando l’unica vittoria sul campo riportata dall’esercito del papa. Nella compagnia c’era anche un religioso: Don Paolo da cui Foga andava sempre a confessarsi,pareva che tutto procedesse per il meglio e nel luglio del 1870 tutti erano impegnati con vanghe e carriole nella creazione di un eventuale linea difensiva sul Tevere. Un giorno Beatrice andò da Foga e gli disse “Roberto,mi spiace. Forse non potremo più vederci,sua eccellenza il mio precettore non vuole che io continui a frequentarti.”,purtroppo Foga era un grandissimo imbecille e al suo di quelle parole andò in escandescenza coprì Beatrice di parole deliranti più adatte ad un romanzo o ad un dramma che alla vita reale e infine le chiese “Ma io conto qualcosa? Vuoi vedermi ancora?”,lei non rispose e corse via piangendo. Foga era incazzatissimo e avrebbe voluto vendicarsi,correre dal cardinale sfidandolo a duello e compiere altre cazzate prodotte dalla sua debole mente;infine Foga decise di vendicarsi su Beatrice tradendola e promise a se stesso che approfittando della sera libera quella notte stessa sarebbe andato a mignotte sputtanando i pochi soldi guadagnati in due anni di servizio militare. E così fece,quella notte si avventurò negli angoli bui della città alla ricerca di una donnaccia compiacente. Dopo una breve ricerca Foga individuò una biondona sui 25 anni col seno semi scoperto e il culo sodo e si accordò con lei,la meretrice orribilmente imbellettata pretese i soldi prima della prestazione e ricevuto il compenso portò il ragazzo in un appartamento lì vicino chiudendo a chiave la porta dietro di se. L’interno di quella topaia era squallido,la prostituta costrinse Foga a spogliarsi completamente poi iniziò a baciarlo e a cacciargli la lingua in bocca. La bocca della mignotta era una cloaca che emetteva un olezzo paragonabile solo alle fogne di Calcutta d’estate,iniziò a succhiare vigorosamente l’affare di Foga scoprendosi i seni. Le immonde mammelle erano grosse e circondate da nei,la zoccola tirò fuori il culo da sotto la gonna lasciando però in ombra ciò che aveva fra le gambe e invitò Foga a penetrare il suo dotto defetente;si trattava di un sozzo orefizio dal diametro enorme e dalla forma più simile a quella della ventosa di una sanguisuga che a quella di un buco di culo. Foga buttò i suoi attributi in quella voragine desideroso di vendicarsi di Beatrice che lo aveva illuso e venne in pochi colpi. Difficile dire quale fu l’origine dell’ardore che portò Foga a godere così in fretta,è chiaro che ciò che è ributtante talvolta eccita i sensi perché la bruttezza e la corruzione agiscono in maniera più violenta e così come uno sciatore da fondo ha maggiori soddisfazioni dopo avere attraversato un percorso difficile così alcuni uomini trovano un maggior godimento nel fottere una creatura disgustosa che una fresca e giovane. In realtà però Foga non si era ancora reso conto dell’individuo con cui realmente aveva a che fare,la prostituta che aveva pagato era una delle più temute di tutto lo stato della chiesa e tutti la chiamavano “la lurida” per via della sua scarsa igiene intima e per le turpetudini che la rendevano celebre. Foga se ne stava imbambolato col cazzo moscio quando la mignotta si girò di scatto e liberandosi dei vestiti che aveva ancora addosso e rivelandosi in tutta la sua bruttezza. Foga cadde a terra quando gli si parò davanti quella mostruosità; la lurida infatti non era una donna normale,ma un raro scherzo della natura che ora gli si rivelava nel suo profondo mistero. La lurida aveva sia le tette che il cazzo proprio come il bafometto infernale e meraviglia,fra i coglioni aveva anche una piccola fichetta e come ciliegina sulla torta la sborra di foga che dal buce del culo le colava giù per una gamba. Il cazzo della lurida era più grosso di quello di Foga e la troia costrinse il ragazzo scandalizzato a ciucciarglielo scendendo fino alla fica ed ai testicoli pelosi,Foga non capiva più un cazzo e lasciava che lei/lui abusasse del suo corpo senza opporre resistenza. La lurida era una libertina incallita,aveva provato tutte le forme di piacere possibili ed immaginabili:la sua mente era perversa sino all’inverosimile,voleva umiliare ed essere umiliata,torturava gli animali,conduceva orfani e orfanelle sulla via della prostituzione,adorava insultare i santi,le reliquie,lo spirito santo ed ogni altro simbolo della nostra religione imbecille (consapevole di quanto piacere possa provocare scandalizzare gli altri tramite una semplice bestemmia) e da vera sodomita amava godere sia in ruolo attivo che passivo pigliandolo e mettendolo in culo a seconda delle situazioni. Quella notte afferrò Foga per i fianchi e col cazzo duro stretto nella mano lo “socratizzò” come un cane,lo zuavo gemeva di dolore per le pene che stava patendo il suo culetto vergine. La lurida gli sfondava l’intestino e intanto gli strizzava i capezzoli e gli pizzicava i coglioni,da troppo tempo lo sperma zavorrava le palle di quella mignottona e lei era seriamente intenzionata di liberarsene. Poi la lurida desiderò cambiare posizione quindi gli stappò i peli del culo con le dita e gli infilò dentro tre dita,poi si stese con la schiena a terra e lo fece sedere sopra di lei penetrandolo ancora,il cazzo dello zuavo era nuovamente duro per via del solletico alla prostata e mentre lo scopava,la prostituta lo masturbava con mano esperta. In cinque minuti Foga si sborrò sulla pancia e poco dopo la lurida gli eiaculò copiosamente sul viso e sul petto,poi fece in fagotto della sua divisa glielo mise sotto braccio e lo buttò fuori dalla porta a calci nei coglioni,ancora nudo sotto gli sguardi di altre donne da strada che lo derisero. Tornato in caserma Foga non dormì tutta la notte e si ripromise che non avrebbe più fatto l’amore in vita sua,sperava che tutto il cuore che il giorno dopo Beatrice riuscisse a raggiungerlo al mercato. Quel pomeriggio lo zuavo aspettò Beatrice sino alla solita ora e solo quando stava per perdere ogni speranza lei lo raggiunse. Per la gioia di Foga i due poterono continuare ad incontrarsi fino ai primi settembre quando Beatrice iniziò a manifestarli le sue paure per i gusti sadici e perversi del cardinale:temeva che un giorno l’uomo che l’aveva cresciuta arrivasse a violentarla,ma il suo giovane innamorato stentava quasi a crederle finchè il 17 settembre Beatrice scomparve nel nulla senza lasciare traccie. In quei giorni però l’esercito del papa aveva ben altro a cui pensare con i piemontesi che premevano ai confini del Lazio minacciando le terre del pontefice ormai privo della protezione dei francesi,Foga era rassegnato,ma qualcuno venne in suo soccorso. Don Paolo lo avvicinò all’indomani della scomparsa di Beatrice e gli disse che conosceva perfettamente la sua situazione “Conosco bene il cardinale e conosco i suoi gusti dissoluti egli vive nella perdizione e giustifica ogni sua azione con le parole dei filosofi,è un anima stoica e pronta ad ogni genere di crudeltà. Sa da molto tempo che tu ami Beatrice,ma non disperare perché in Italia le cose stanno cambiando. Io faccio parte dell’esercito del papa mi ho capito che nostra madre chiesa deve liberarsi da tutto questo e riscoprire i valori della povertà e della semplicità,il papa non può essere un principe. La conquista di Roma libererà la chiesa dalla zavorra che la attanaglia e ci libererà anche da mostri come il cardinale che protetti dalle autorità religiose sono liberi di fare ciò che vogliono.” spiegò il reverendo “Ho preso accordi con i piemontesi,oggi 16 settembre 1870 gli italiani entrano indisturbati a Civitavecchia e nessuno gli oppone resistenza,sul municipio della città sventola il tricolore. Il Lazio meridionale e settentrionale,le coste…tutto è in mano ai sabaudi,Roma è l’unico luogo in cui il papa ha organizzato delle difese mentre le altre città sono completamente sguarnite. Gli italiani sono a pochi giorni da noi e il nostro esercito può contare su 3000 zuavi,guardie svizzere,cavalleria e artiglieria perciò se dio vorrà i bersaglieri riusciranno ad entrare in città. In cuor mio spero che il papa apra le porte di Roma e lasci entrare i soldati italiani. Fra pochi giorni i piemontesi si accamperanno sotto le mura di Roma ed esproprieranno i beni dei religiosi,vedrai Roberto,libereranno Beatrice dall’orco che la tiene prigioniera e tutti i reati commessi dall’arciprete verranno a galla,così finalmente pagherà per i suoi peccati davanti alla giustizia e davanti a dio”. Quella notte però Beatrice rinchiusa nella sua stanza subì ogni sorta di atrocità esacranda,Valerio la portò fuori dalla sua stanza prendendola a schiaffoni e le tolse subito la veste da notte. Il sacerdote libertino li attendeva al piano inferiore coperto solo da una vestaglia svolazzante che spesso che spesso lasciava vedere il suo gran cazzone, “Eccoti qua mignotta” esclamò il libertino quando vide venire avanti la ragazza “è da quando Valerio ti ha portato qui che aspetto questo momento,voglio fotterti porcaccioddio! Nessuna delle mia azioni è mai stata volta alla solidarietà e alla carità,esse sono mostruosità generate dai deliri di quel maledetto nazzareno e sono in contrasto con l’ordine di natura!”. Già in quel momento il libertino sentiva dentro di se che il peso dello sperma nei suoi coglioni stava diventando insostenibile,ma sarebbe stato uno spreco spargerlo per una semplice violenza sessuale ed era desideroso di mettere in atto crudeltà più grandi. Non v’è alcun dubbio che lo sperma sia la vera linfa del maschio e che in esso risieda la sua forza e la sua virilità,ma in una mente colta e raffinata è la filosofia a decidere come impegnare questo liquore. Per prima cosa Beatrice fu legata ad una sedia poi Valerio si spogliò e andò a prendere candele e verghe in cantina,l’ arciprete si sedette su di un piatto d’argento e vi cagò sopra così quando Valerio tornò i due costrinsero la puttanella a divorare quello stronzo maleodorante. Ad ogni rifiuto Valerio la prendeva a calci nella schiena quindi dopo un iniziale resistenza la cagna mangiò tutto,ma finì per vomitarsi quasi subito addosso tutto ciò che le avevano infilato in bocca “Dio maiale è tutta sporca di merda,però ora che ha lo stomaco vuoto non potrà più vomitare anche il vostro sperma eccellenza!”urlò Valerio felice come un ragazzino con un giocattolo nuovo. Il cardinale prese il vaso di bronzo in cui stavano le verghe immerse nell’aceto e partì a frustare il culo di Beatrice finché la verga che aveva in mano non si ruppe,a quel punto Valerio iniziò a colpire la mignotta sulle dita dei piedi con un martello. “Valerio porco di quel dio cane vai a scaldare il latte,sai cosa devi fare…mannaggia alla madonna che in culo lo ama pigliare!”ordinò il prete di sodoma mentre il suo complice correva avanti e indietro per servirlo,intanto il sacerdote libertino si occupò delle candele,ne accese una e la usò per bruciare i peli pubici di Beatrice poi quando la cela iniziò a colare gliela versò sui capezzoli e sul seno ustionandola. Ancora insoddisfatto l’arciprete strizzò il clitoride della ragazza e le attaccò delle pinze alle mammella,finalmente arrivò Valerio con un inquietante siringone in mano. Il cameriere sollevò il culo della puttana dalla sedia e le infilò la pompa da clisteri in culo iniziando a versare latte bollente nelle sue budella,finita l’eccitante operazione tirò fuori un cono di legno e con quello tappo il culo della zoccola violando la sua verginità anale. Beatrice aveva la pancia gonfia e calda,il cardinale la posizionò meglio che poté sulla sedia e sfondò la sorca vergine,la ragazza ormai non aveva più voce per chiedere aiuto e si limitava a piangere senza emettere alcun suono. “Coraggio stronzo,gira la testa a sta mignotta e mettiglielo in bocca. Madonna porca lo so che non ti piace lavarti il cazzo e questa è un ottima soluzione per dargli una pulita”disse il reverendo a Valerio che obbedì subito,la cappella del maggiordomo era coperta di orrenda poltiglia e si fece ripulire dalla lingua di Beatrice con l’arciprete che le rompeva la fica. Il libertino continuava a fottere senza godere così tirò fuori il cazzo dalla fregna lasciando così quegli avanzi a Valerio che accorse come un avvoltoio su una carcassa,intanto sacerdote si arrotolò il cazzo nei capelli di Beatrice e vi strusciò la mazza unta di muco vaginale. Valerio alzò ancora il culo della cagna dalla sedia e tolto il tappo di legno le incollò la bocca al buco del culo bevendo il latte che le scese subito dall’intestino. Il religioso penetrò il culo di Beatrice con un oggetto da chiesa di cui non mi è concesso fare il nome (se il lettore vorrà saperlo glielo dirò in un orecchio),fottè la puttana in mezzo alle tette stringendosele sul cazzo usando le pinze poi prese due ostie benedette,se ne mise una sul cazzo e altrettanto fece il maggiordomo. Il servo si posizionò sulla fica mentre il libertino preferì culo ed entrarono insieme premendo forte sulla parete che divideva i due antri e poi premendo ancora in direzioni opposte quasi allo scopo di distruggere entrambi i templi di Venere. Una vera scopata con l’ostia da manuale del libertinaggio. Ormai ebbri di piacere i due uomini spaccarono a martellate le unghie delle mani di Beatrice e le venirono sui capelli,Valerio slegò la giovane ormai svenuta e nuda com’era la gettò sul letto della sua stanza chiudendo la porta a chiave.Gli zuavi intanto continuavano a prepararsi per l’attacco finale dei piemontesi e in qualche giorno la profezia di don Paolo si avverò,il 18 settembre il cardinale non ebbe nemmeno il tempo di rifugiarsi all’interno delle mure di Roma quando senza nessun preavviso una squadriglia Piemontese occupò la sua proprietà,ma il sacerdote era un uomo furbissimo e da anni stava elaborando un piano per discolparsi da ogni possibile accusa ed allearsi col nuovo governo. Gli italiani entrarono in casa ed iniziarono a guardare dappertutto e a prendere tutto ciò che volevano allora l’arciprete andò dal capitano della truppa e lo accolse come un liberatore offrendogli tutto ciò che aveva in casa. Valerio si presentò addirittura col tricolore in mano (bandiera che il cardinale teneva da parte da anni per ogni evenienza),se i piemontesi avessero controllato a fondo le terre dell’arciprete e avessero scavato anche un solo piede nel suolo dell’angolo più remoto della tenuta avrebbero trovato subito numerosi scheletri appartenuti alle vittime del furbo libertino che riuscì però a trovare una soluzione anche a questo problema “Comandante,sono anni che sono costretto a nascondere i crimini commessi dall’esercito del papa. Vede nelle rivolte del 48 i mercenari del papa hanno aperto il fuoco sui nostri patrioti, io ho sempre sostenuto la causa dell’unità nazionale per impormi il silenzio i barbacani hanno fucilato alcuni contadini e li hanno sepolti in una fossa comune nell’angolo più occidentale delle mie terre senza che io potessi nemmeno permettermi di dargli una sepoltura cristiana”disse il religioso appellandosi al comandante “tutti i giorni vado a pregare in quel luogo per le anime di quei defunti,martiri della libertà e del risorgimento. Erano degli eroi mi creda,dei veri eroi!”. I soldati si impietosirono e Valerio guidò il comandante con alcuni uomini fino al luogo in cui si trovavano le carcasse ed iniziarono a scavare,nei giorni successivi i 12 corpi rinvenuti verranno spostati nell’ ossario di un paesino nelle vicinanze, così le menzogne del libertino trasformarono le salme dei suoi schiavi sessuali in vittime del governo pontificio e l’ingenuità dai soldati italiani fece il resto. Durante la razzia in casa del cardinale un soldato si era avventurato fino alla stanza in cui era rinchiusa Beatrice e aperta la porta la trovò ancora nuda e distesa sul letto,la giovane dormiva profondamente e l’uomo pensò di approfittare di lei,ma non appena le palpò timidamente la sorca con la mano lei si sveglio ed iniziò ad urlare spaventandolo. Ancora dolorante dalla notte precedente Beatrice raccolse le sue forze,aprì le scuri della sua finestra ed uscì di corsa dato che la stanza in cui si trovava era al primo piano. La giovane scappò dal retro del palazzo di campagna e il soldato non perdette tempo a rincorrerla,il sacerdote era impegnato con il comandante e solo dopo un quarto d’ora gli fu detto che una sua cameriera era scappata,il libertino comprese subito la situazione e ciò che lo trattenne dal bestemmiare fu la presenza dei soldati. Beatrice nuda e impaurita fuggì fra le sterpaglie e i campi in direzione di Roma per chiedere aiuto a don Paolo,giunta ad una casa di contadini vide dei panni stesi al sole e rubò una camicia da notte che le stava grande di due misure e se la infilò. Alla fine arrivò a Roma ed entrata in città raggiunse Foga e don Paolo a cui raccontò ciò che le era successo,fu vestita,lavata e curata “Ormai il cardinale sarà già sulla forca”disse don Paolo che non poteva immaginare come stessero realmente le cose “gli italiani saranno qui fra pochissimo,il papa non oserà resistergli e gli aprirà le porte così voi sarete liberi e io vi sposerò”,il 19 settembre i piemontesi marciarono verso Roma e si portarono fin sotto le mura e premendo su porta Pia,il papa schierò 13000 uomini contro i 50000 soldati italiani già penetrati nel Lazio. La mattina del 20 settembre Foga agli ordini di D******* C***** stava sotto le mura di Roma in attesa dell’assalto italiano,l’artiglieria sabauda sparò alcuni colpi d’avvertimento e quella pontificia rispose,da tre giorni gli italiani aspettavano una dichiarazione di resa senza ricevere alcuna risposta e ormai il generale Cadorna era al limite della sopportazione. L’artiglieria del papa asserragliata sulle mura sparò ancora e anche gli zuavi aprirono il fuoco,ma la risposta italiana fu pesantissima,già le prime cannonate danneggiarono le mura e si contavano già alcune vittime da entrambe le parti. Gli italiani spararono ancora e ancora,porta Pia era distrutta,le statue che ornavano l’accesso alla città erano danneggiate,ma le mura resistevano ancora. L’ariglieria schierata davanti alla porta cessò il fuoco per ricaricare e Foga se ne stava ranicchiato sulle mura con l’uniforme impolverata e lo schioppo in spalla,c’erano già schegge e macerie dappertutto,anche alcune case erano state colpite; a un tratto una mano lo tocco sulla spalla,era don Paolo che nel mezzo della battaglia gli chiese di seguirlo. Foga scese dalle mura col prete e lo seguì altre la linea difensiva degli zuavi sino ad un vicolo,lì li attendeva Beatrice. Gli italiani ripresero a sparare in direzione non più della porta,ma delle mura contrastati dall’artiglieria del papa,sembrava che si stesse per aprire un varco e che la difesa stesse per cedere “Il papa non si è arreso e sta mandando dei giovani al massacro,le informazioni che ho ricevuto dai miei contatti si sono rivelate sbagliate,molti stanno scappando in Vaticano,qui non si capisce più nulla”disse don Paolo visibilmente preoccupato “dobbiamo fare in fretta,devo sposarvi finché c’è ancora tempo o sarà troppo tardi”,nelle mura di Roma si era aperto un varco di 5,10,25 metri e i cannoni continuavano a tuonare. Don Paolo stava per unire i due giovani quando una voce alle loro spalle sovrastò il rumore della battaglia “Figli di puttana sono due giorni che vi cerco e finalmente vi ho trovato! Dio merda,ora non avete più scampo”,era il cardinale perverso con Valerio al seguito,abbigliato con abiti borghesi e una pistola in mano “Com’è possibile? Perchè?” urlò don Paolo mettendosi in ginocchio “E’ molto semplice porcoddio,tu mi hai mandato gli italiani a casa e io ho preso accordi con loro. Ora sono un mediatore fra il re e la santa sede,è la tua fine piccolo uomo fallito questa è la tua fine!”rispose il libertino che subito dopo puntò la sua arma alla testa di don Paolo e sparò,il prete cadde a terra in una maschera di sangue e Beatrice in lacrime corse verso il cadavere “La pagherete per tutto questo,la giustizia farà il suo corso…non potete scappare…”piagnucolò la giovane “La giustizia ha già fatto il suo corso,l’unica vera giustizia è quella della natura e a noi non resta che accettare la sua volontà nelle forme in cui si manifesta…dio pederasta!” rispose il libertino “Tu piccolo grumo di merda”continuò rivolgendosi a Foga “tel’ avevo detto che bisogna approfittare della legge le poche volte in cui ci è favorevole,ora sei solo un soldatino del nulla che ha difeso l’ultimo baluardo del niente. Quella di porta Pia passerà alla storia come una resistenza simbolica e già ora i tuoi capi si sono arresi,non verrete ricordati,non avrete alcun tipo di gloria per la causa ridicola che avete combattuto. Dio cane! La tua puttanella passerà tutta la sua vita a servirmi e ad accorrere al mio letto,poi quando me ne sarà stancato la accopperò come sto per fare con te. Siamo ancora sul suolo pontificio,tu e quel frocio di Paolo avete abbandonato la battaglia quindi siete dei disertori e per i disertori c’è la pena di morte” partì un altro colpo. Il libertino visse la sua vita sempre nella stessa maniera,come se attorno a lui non fosse cambiato nulla,sfilò insieme ai soldati italiani che entravano a Roma salutando la folla e sussurrando a bassa voce “andatevene tutti affanculo porcoddio”,alla fine riuscì a far dimenticare il suo ricordo dalla mente degli uomini,ma ebbe un funerale lussuosissimo. D***** L*** morì affrontando la carica dei bersaglieri,D******* C***** con altri zuavi si aggrego alla legione dei “volontari dell’ovest” e morì nella guerra franco-prussiana per difendere la Francia repubblicana,il corpo degli zuavi si sciolse ufficialmente nel 1871 e memoria di quei coraggiosi morti per difendere un ideale senza chiedere nulla in cambio il papa fece erigere un monumento nel cimitero del Verano,ma l’anno successivo vi fu posta un’ iscrizione infame che recita “Questo monumento,che il governo teocratico ergeva a ricordo di mercenari stranieri,Roma redenta lascia ai posteri,testimonio perenne di tempi calamitosi”.

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