la piazzuola dei guardoni

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Quello di cui sto per raccontarvi è accaduto la scorsa estate.
In quei giorni ero in ferie e una sera, mi pare fosse il 13 di luglio, uscii a cena con un mio ex. Nella mia vita ho incontrato diversi uomini, ma con tutti, fortunatamente ho mantenuto buoni rapporti.
A rischio di risultare ipocrita, io credo che sia da stupidi serbare rancore verso una persona con cui hai passato momenti splendidi e che sicuramente ti conosce più di una amica o di un parente. Certamente ci sono delle eccezioni, non lo metto in dubbio, ma, almeno nel mio caso, tali brutti retroscena non ci sono stati, così posso vantare un buon numero di amici maschi con i quali mantengo tuttora un rapporto decisamente intimo.
Quella sera, come dicevo, avevo appuntamento con uno di questi.
Si tratta di un uomo di 44 anni, davvero affascinante. Fisicamente, pur avendo messo su un po’ di pancetta, è decisamente attraente, i capelli mossi e leggermente brizzolati fanno la loro figura mentre gli occhi chiari e luminosi lo fan sembrare più giovane di quello che in realtà è.
Alla prestanza fisica somma uno stile impeccabile nell’abbigliamento (questo da sempre, anche quando già otto anni fa abbiamo avuto la nostra storia d’amore) e un atteggiamento brillante e scanzonato che lo rendono sempre un ottimo compagno di serate.
È originario di Cuneo come me, ma per lavoro, lui ha fatto carriera nel settore delle assicurazioni, vive a Milano.
Ed è proprio questa lontananza che forse ci ha tenuti uniti. Quando capita che torna si fa subito sentire e ci scappa una bella cena, o un aperitivo, a volte anche una bella nottata di sesso… Ma la cosa bella del nostro rapporto è che siamo solo due amici “particolari”, insomma: l’attrazione c’è sempre, ma sappiamo che fra noi non può durare! Da amici però possiamo concederci queste scappatelle e quando non ci scappano, pazienza! Si passa ugualmente una bella serata in compagnia di una persona con cui stai bene: mica è sempre il caso di scopare, a volte anche una serata davanti a un bicchiere di vino e ad un film può essere semplicemente indimenticabile, non trovate?
Quella sera però, a dispetto delle aspettative, doveva regalarmi ben nuove emozioni.
Erano all’incirca le sette di sera quando arrivai in piazza del foro boario dove lui già mi attendeva. Appena mi vide scese dalla macchina, una Mercedes quattroporte di cui non conosco il nome, da buona donna ignorante di autovetture. Era esattamente come me l’aspettavo. Vestito gessato scuro, camicia azzurra tessuto Oxford abbottonata fino al penultimo bottone, scarpe nere. Lo sguardo, sempre lo stesso: un misto fra l’acume e l’astuzia.
Ci salutammo con un abbraccio caloroso accompagnato da due baci sfiorati sulle guance. Profumava di acqua di colonia, sempre la stessa di sempre.
Aveva prenotato in un locale nelle Langhe, zona bellissima del nostro Piemonte, ricca di vigne e di bei paesaggi.
Come serata si preannunciava interessante. Decidemmo che avrebbe guidato lui, così salii sulla sua comodissima auto e partimmo per la nostra adorabile destinazione.
In macchina la conversazione si fece subito vivace; era un bel po’ che non tornava a casa, così avevamo un sacco di cose da raccontarci. Il nostro viaggio durò quasi un oretta che volò senza che nemmeno ce ne accorgessimo. Dai finestrini, poi, la natura illuminata dai raggi del tramonto effondeva nell’aria un’aura di gioia e felicità che non potevano non anticipare una serata con i fiocchi.
Fu così che alle otto e cinque arrivammo al ristorante. Non c’ero mai stata, ma solo a vederlo sembrava un locale incantevole. Il cameriere ci accolse aprendoci la porta e una volta pronunciato il nome del mio accompagnatore, il padrone arrivò ad abbracciarlo e ad accompagnarci nel tavolo che ci avevano riservato sulla terrazza.
Il ristoratore aveva l’aspetto che si addice a un bravo cuoco: grasso come un bue, baffi folti e occhietti vispi. Era molto gentile, ma anche molto signorile: era il padrone della baracca e ci teneva a far vedere all’amico tutta la sua attività.
Quando ci lasciò soli mi voltai verso Marcello:
– Hey, ma sei proprio un uomo illustre! Guarda come t’ha trattato!…
– Figurati, è che sono un buon cliente. Non sai quanti soldi gli ho già lasciato! – sorrise
– Già… scommetto che le porti qua le tue ragazze! Sbaglio? – chiesi maliziosamente
Lui mi fissò intensamente, con il suo sguardo magnetico: – Solo quelle che mi interessano per davvero!
La risposta mi fece arrossire. Sempre lo stesso, non era cambiato!
Con eleganza Marcello cambiò discorso e ritornammo a parlare del più e del meno. Io mi alzai dalla tavola e mi recai ad ammirare il paesaggio. Il sole arancione illuminava il mio viso. Il mio compagno si avvicinò a me, abbracciandomi da dietro e premendo il suo corpo contro il mio. Nell’aria calda delle serate estive potevo percepire le ottime vibrazioni che i nostri animi emettevano, stimolati da quel contatto fisico.
– Ti ricordi quella volta in Turchia? – gli chiesi con un fil di voce per non rovinare l’incantesimo
– Certo, io ricordo tutto
– Ti ricordi il tramonto dalla nostra terrazza dell’albergo, il sole che si abbassava dietro le guglie e le cupole?
– Certo che lo ricordo, cosa sono? 7 anni fa?
– Si, sette anni fa, e.. ricordi… – lascai in sospeso, forse per un’ imprevedibile timidezza
– Cosa? Quando facemmo l’amore sulla terrazza? – mi chiese lui, sussurrando nelle mie orecchie
– Si
– Come potrei dimenticarmelo, credo sia una delle esperienze più eccitanti della mia vita! E credo lo sia stata anche per quella gente che ci stava a guardare, non credi?….
Non ebbi il tempo di rispondere perché la cameriera era arrivata con i primi antipasti. Marcello si mise a parlare un po’ anche con lei, sembravano ottimi amici, e notavo che lei era piuttosto fredda nei miei confronti.
Quando si allontanò gli chiesi:
– Hey, ma non ti sarai scopato anche lei?
– Come? – sbottò lui, preso di sorpresa
– Dai che l’ho capito – gli sorrisi io – cazzo, dovevi vedere come mi guardava, non te ne sei accorto?
Anche lui si mise a ridere con me: No, ma.. ti sarai sbagliata, voi donne vedere tutto distorto…
Da lì in poi incominciammo a ridere e scherzare. Ci intervistavamo sulla nostra vita privata, ci scambiavamo commenti sul nostro passato insieme, ricordammo viaggi e avventure vissute.
La cena nel frattempo proseguiva e i piatti si susseguivano l’uno più gustoso dell’altro. La cucina piemontesi è fra quelle che più mi piacciono e i vini prodotti da queste parti non han nulla da invidiare a quelli francesi.
Per iniziare avevamo stappato una bottiglia di barbera, ma passati ai primi l’avevamo messa da parte per brindare con un Barolo d’annata. Non ci son parole, un vino eccezionale!
Il fatto è che al secondo già eravamo piuttosto allegri, io in particolare che non son abituata a bere così tanto.
La conversazione, abilmente manipolata da entrambi, si fece pian piano sempre più frivola. Lui mi chiedeva dei miei attuali compagni, se eran sempre capaci di farmi godere come allora; io, da parte mia, lo intervistavo sulla sua vita privata, le sue donne, i suoi rapporti, lo stuzzicavo con battute a doppio senso…
Avevamo appena finito il secondo quando i nostri freni inibitori cominciarono ad allentarsi. Io ero appena tornata dal bagno (barcollando):
– Scommetto che non sei cambiata per niente da otto anni fa
– Prego? – dissi strabuzzando gli occhi
– Hai capito bene, credo che tu sia sempre la stessa, non hai segreti per me Marta…
– Cosa intendi? – la cosa si faceva interessante
– Vuoi un esempio? Per esempio… – e si mise in posa di pensatore, con il medio sotto il mento – Per esempio, scommetto che te ne sei andata in bagno indossando il perizoma e che ora il suddetto sia mollemente adagiato nella tua borsetta…
Come aveva fatto a capirlo? Io non sopporto molto l’intimo, soprattutto quando devo stare a lungo seduta. Mi tira i peli!…
– Ti sbagli caro, non sei infallibile neanche tu! – risposi ridendo, un po’ per giocare, un po’ perché mi da fastidio esser creduta così prevedibile
– Ah si? Fammi controllare allora…
Senza aspettare tempo si alzò e si sedette sulla sedia accanto alla mia. Senza mai staccarmi gli occhi di dosso, e senza guardare se eravamo osservati, allungò la sua mano curata sotto la tovaglia. Io scostai mollemente le cosce e potei sentir la sua mano calda scorrere sulla mia pelle fino a giungere a contatto con il mio fiore peloso
– Lo sapevo, ti conosco come le mie tasche tesoro
Con la mano si fece più insinuante, per prima cosa massaggiando l’intera vulva con movimento rotatorio, poi allungando il dito medio, fino a farsi largo tra le labbra e scivolarmi dentro con facilità.
Il vino stava facendo il suo effetto, non accennai nemmeno a impedirgli di fare ciò che così tanto mi eccitava. Solo un sospiro mi scappò quando lo sentii scivolare fuori.
– Ti piace sempre fare la porca Marta? – e così dicendo mi portò il dito medio alle labbra. Era bello unto dei miei umori, io non mi feci desiderare, schiusi leggermente le labbra tumide e me lo feci scorrere all’interno. Il mio gusto era sempre lo stesso, ma assaporarlo dalle sue dita, come gli piaceva fare un tempo.. quanti ricordi in quella frazione di secondo, e quante aspettative per la notte che avevamo davanti!
Ad interrompere la scena fu l’arrivo della cameriera che con un sorriso beffardo mi chiese se volevamo il caffè.
– Certo – rispose il mio uomo – due – e la stronzetta se ne andò da dove era venuta, visibilmente infastidita.
– Com’è a letto quella troia? – gli chiesi con la voce stentorea (ma non ero così ubriaca come volevo fargli credere)
– È una troietta, un po’ come lo eri tu alla sua età, solo senza la tua eleganza.
La risposta, sebbene un poco offensiva, mi piacque molto. Sapere che lo affascinavo ancora dopo tutto quel tempo mi faceva davvero piacere.
– Si? E dimmi – lo stuzzicai – fa tutto quello che ti facevo io?
– Cosa? Non ricordo… – mi rispose astutamente lui con un ghigno sorridente
– Non ricordi? Bè… Volevo sapere se… te lo sa succhiare come facevo io… o se… il suo buco del culo è stretto e accogliente come il mio… capito? – lo sfidai con una voce che, a dispetto dell’argomento, era un po’ troppo forte
– Bè – mi fece lui sottovoce – certo che no, ma… mica si può avere tutto dalla vita
– Perché no? – chiesi io maliziosamente, mentre la cameriera tornava con il caffè
Bevemmo il caffè in silenzio, studiandoci.
Infine fu lui a ricominciare:
– Prima parlavamo di Istanbul. Dimmi un po’… sei sempre la solita esibizionista?
– In che senso? – la conversazione si stava facendo interessante
– Nel senso… se ti portassi in un posto… e la gente ti guardasse… ti andrebbe?
– In che senso? Spiegati meglio
– Si, se andassimo in un posto qua vicino… in macchina… e… fuori dalla macchina ci fosse qualcuno…
– Guardoni? – proruppi io
– Si, esatto… Che ne dici?
– Perché no…
I suoi occhi brillarono a questa mia risposta. La cosa sembrava eccitante, non c’è che dire.
Marcello chiese immediatamente il conto, ci alzammo dal tavolo e elegantemente pagò la cena (piuttosto salata).
Dopotutto era stato così carino… non potevo non ricambiare in qualche modo! Inoltre il vino aveva la sua parte nella mia adesione alla sua proposta: non che non avrei accettato senz’altro la sua offerta, ma mi sarei magari fatta un po’ più desiderare…
Saliti in macchina percorremmo una strada piuttosto arzigogolata su per quelle fantastiche colline. Durante quel tragitto quasi non aprimmo bocca, pensierosi entrambi, ma in quel silenzio per nulla imbarazzante che possono vivere solo due anime affini.
Finalmente, dopo un quarto d’ora:
– Siam quasi arrivati – e così dicendo, da uno spiazzo sul ciglio della strada, imboccò una stradina sterrata, immersa nel fitto degli alberi. La macchina avanzava in prima, sfregando contro le frasche e i rami:
– Hey, dove mi stai portando? – gli chiesi ad un tratto, dato che non riuscivo davvero a capire
– Tranquilla, non ti preoccupare – mi rispose con calma, appoggiandomi una mano sulle cosce – L’ho scoperto tramite un’amica, molto esibizionista…
– Chi? Quella troietta di prima? – Marcello non parlò nemmeno, si limitò a sorridere – Ah si?! – esclamai ridendo con lui – Allora poi mi potrai dire chi è la migliore!
Ero assolutamente eccitata, scostai leggermente le gambe e lui, meccanicamente allungò la sua mano fra le mie cosce, strofinando le sue dita morbide fra i miei peli pubici, fino a giungere alla base del clitoride.
– Vedo che non ti si è ancora raffreddata
– Lo sai di cosa ho bisogno per raffreddarmi… – gli risposi con la voce più porca che riuscii a fare
Finalmente ci fermammo. Eravamo arrivati, senza che nemmeno me ne accorgessi, in una piccola piazzola circondata da arbusti, sulla cima di una collina che guardava sulla vallata, dove già due macchine stavano parcheggiate. Marcello fece loro i fari per tre volte consecutive, al che loro risposero con lo stesso segnale.
Senza proferir verbo Marcello chiuse le porte della macchina: – Non si sa mai… – poi spense la macchina.
– Chi sono quei tipi – sulle altre vetture c’ero due ombre sedute che stavano a fissarci.
– Non lo so, ma sono due guardoni… qua funziona così… quella gente sta li ad aspettare finché qualcuno non arriva per scopare. E gli esibizionisti.. – e su questa parola si volse verso di me, occhi negli occhi – gli esibizionisti qua trovano di che divertirsi…
Con queste parole accese la luce sopra il cruscotto e si avvicinò a me, la mano destra appoggiata alla mia spalla scoperta:
– Sei sempre bellissima
E i nostri visi si incontrarono, le nostre labbra unite in un bacio intenso, il primo da diversi mesi, un bacio languido che in una frazione di secondo si trasformò in lascivo, le lingue umide che si inseguivano, la sue mano che mi frugavano nella scollatura fino a scoprirmi un seno abbronzato, i capezzoli già in fiamme, eretti e turgidi.
Poi la sua mano scese a frugarmi fra le cosce, fra le labbra morbide, fino a entrare con il dito medio nella mia guaina colante umori. Anche la sua bocca scese, lentamente, leccandomi il collo, lo sterno, fino ad arrivare alle mammelle. Allora si attaccò al mio capezzolo scoperto, il destro, prima leccandolo, solleticandolo, poi, quando più eretto non poteva essere, incominciò a succhiarmelo. Mmmmmmmmm Che piacere intenso!
Nel godimento i brividi partirono da quelle terminazioni nervose sulla punta del mio seno per attanagliarmi la bocca dello stomaco e scendere verso il basso, dove le dita sapienti di Marcello mi strofinavano all’imboccatura della figa. Dovevo essere ben bagnata perché da li sotto saliva lo sciacquettio tipico di queste occasioni.
Persa nelle sensazioni magiche avevo chiuso gli occhi, ma non appena li riaprii una visione mi svegliò di soprassalto: quei due uomini eran scesi dalla macchina e stavano a guardarci a pochi centimetri dal finestrino!
– Hey, ma… quei tizi… – esclamai di colpo
Marcello sollevò la fronte, la bocca colante saliva fin sulle mie tette: – Tranquilla Marta, non fanno niente! Guardano e basta
– Ma se… – tentai ancora una volta di…
Ma lui mi infilò la sua mano nelle profondità della figa, tre dita ora, mentre con l’altra mano mi afferrò un seno, strizzandomelo:
– Non ti preoccupare, sei con me… Goditi il momento
A quelle parole, ma soprattutto vinta dalla passione trasmessami dai suoi gesti, ritornai calma e per dimostrarglielo gli affondai la mano fra i capelli e gli spinsi nuovamente la bocca contro il mio capezzolo umido per essere nuovamente spolpata dalle sue labbra carnose.
– Succhiameli, dai!
Non se lo fece ripetere, e ricominciò da capo. Ora però la mia attenzione era rivolta tutta ai due uomini fori all aperto. Li vedevo morbosamente attratti dalle mie nudità. La cosa mi eccitava da impazzire. Volevo che godessero per me, allora iniziai a fare la troia: mi leccavo le dita mimando un pompino, li fissavo languida, aprivo le cosce e scostavo il vestitino perché mi vedessero meglio.
D’un tratto Marcello si staccò dalle mie tette, salì con le labbra alle mie e mi baciò appassionato, senza smettere di penetrarmi con le sue dita. Io mi dimenavo, ma ricambiavo il bacio con lascivia.
Infine si staccò da me e si appoggiò mollemente al sedile: sapevo che era giunto il mio turno. Allora mi abbassai su di lui, gli slegai la cintura, gli sbottonai i pantaloni, lui mi aiutò ad abbassarli fin al ginocchio.
Le sue mutande erano nere, come sempre. Iniziai ad accarezzargliele, tastando la molle creatura al loro interno. Marcello mi sorrideva compiaciuto. Infilai una mano da sotto, di lato, così da prendergli i coglioni in mano… Lui fremette, allora io continuai a massaggiargliele, i suoi bei coglioni caldi e pelosi:
– Sei sempre la solita troia Marta..
– Io? – chiesi innocentemente – Perché?
E nel frattempo mollai la presa per salire al suo cazzone caldo e morbido
Non era ancora duro, ma mi piaceva toccarglielo con quella consistenza. Aveva la pelle morbidissima. Glielo tiravo verso il basso, poi risalivo scappellandoglielo. Godevo a vederlo fremere, ma dopo un po’ non resistetti più neanche io: gli abbassai le mutande e me lo ritrovai davanti, lungo e mollemente appoggiatoio avanti. Me lo ricordavo il suo cazzo: bello grosso, la pelle del prepuzio estremamente pronunciata, fino ad arricciarsi all’apice… carnosa e venosa.
Ricordo che quando stavamo insieme io ci giocavo con quella carne, ci soffiavo dentro, la succhiavo…
Ora però non avevo tempo e voglia di giocarci. Senza aspettare mi gettai a capofitto su di lui, mi bastò aprire la bocca e cercarlo con la lingua, fino a inghiottirlo fino alle palle.
Mmmmmmmm che piacere immenso avere un cazzo in bocca. Me lo passavo fra le labbra umide di saliva spostandolo con la lingua. Lo assaporavo, succhiavo la sua pelle, per poi farla ridiscendere con la pressione della bocca. Scappellato succhiavo la sua cappella liscia, morbida, sudata di maschio.
Muovevo la bocca a destra e sinistra, tirandomelo appresso, poi ridiscendevo e risalivo, lentamente, gustandomi le sue pulsazioni sempre più intense, godendo del suo irrigidirsi dentro di me. Come una volta, anche quella sera il suo gusto era dolcissimo, profumato di un’essenza che era rimasta la stessa nel corso degli anni. Ogni tanto, ora che s’era inturgidito, lo facevo scivolare fuori dalle mie labbra per spostarmi giù lungo l’asta e leccarla, addentarla, fino ad arrivare all’attaccatura dei coglioni, due palle belle mosce, la pelle rugosa abbandonata sul sedile, gonfie di due ghiandole dure e tutte da succhiare.
Sapevo di essere osservata da estranei e la cosa mi faceva fremere, mi comportavo il più possibile da troia per loro e per compiacere il mio uomo. Gli presi una boccia in bocca, massaggiandola con la lingua, mentre con la mano cominciai a masturbarlo… la sua pelle grassa fra le mani, su e giù, scoprendo una cappella micidialmente grande.
Sentivo che anche lui era eccitato; il suo cazzo in tiro ne era la prova più scontata. Ma anche il suo fiatone, i suoi movimenti a mimare un rapporto muovendo il pube verso di me…
D’un tratto sentii una sua mano farsi spazio dietro di me, voleva toccarmi, forse anche per far contenti gli spettatori. Io allora mi scostai dallo schienale del sedile e mi posizionai con il culo verso il finestrino del passeggero. Solo, la sua mano non riusciva a raggiungere la mai figa. Con l’altra mano allora mi staccò dal suo pube, tirandomi su per i capelli. Lo guardai, mi fissava. Con gesto brusco mi infilò il suo dito medio in bocca, dentro e fuori, dentro e fuori velocemente, poi mi spinse di nuovo la testa verso il basso e io ripresi il lavoro da dove l’avevo lasciato. Da parte sua invece, allungò di nuovo il braccio verso il mio sedere, lo sentii appoggiare il palmo in fondo, sulla riga che separa le natiche… il suo dito medio scivolarci in mezzo… Io succhiavo, ma ormai la mia attenzione era tutta per le sensazione che il suo contatto mi dava: la pressione del suo dito unto sul mio bocciolo di carne… la pressione sempre più intensa, un impercettibile movimento circolare… infine… il mio buco del culo si lasciò violare… prima un centimetro, poi due… per poi fermarsi.
In quella posizione lo sfintere non poteva essere più stretto, ma lui ci armeggiava con durezza, come sapeva che sarebbe piaciuto a me. Portava il dito verso l’uscita, lo ritirava, poi lo sprofondava nuovamente, sempre più in dentro, sempre più velocemente. Sentivo le mie carni aprirsi, un forte bruciore salirmi verso ,l’intestino, ma io provavo solo godimento. Sicuramente quei tizi stavano fissando proprio quello, doveva essere bella come visione…
– Dai, alzati bella! – mi ruggì d’un tratto – se fai così finisce subito… mica vorrai farmi venire con un pompino?
– Certo che no.. non son venuta fin qua per ricevere la tua sborra in bocca
– Che troia che sei… – e così dicendo mi fece alzare e sedere sul mio sedile. Si avvicinò a me, abbassò il sedile fino in fondo, poi mi fece girare verso di lui.
– Ora te la lecco per bene…
Detto fatto. Mi aprì le cosce, alzandomi le gambe verso l’alto, sulle sue spalle, poi si abbassò e iniziò a affondare la sua lingua e le sue favolose labbra nel mio fiore carnoso. La sua lingua si muoveva sinuosa, scostando labbra e clitoride, le titillava, me le succhiava e mordicchiava, poi affondava la lingua appuntita nella figa, per penetrarmi fin dove riusciva. Con le mani mi teneva aperte le chiappe, affondando le dita nella carne molle e sudata. Scese poi verso il basso, alzandomi ancora lievemente. Ora il centro delle sue attenzioni era il buco del culo… iniziò a leccarlo come un disperato, vi insinuava la lingua, ma con meno successo ora… allora provò a entrarci dentro con le dita… Prima una, forse l’indice… dentro, fuori… poi ancora dentro, sta volta in fondo… Lo sentivo muoversi in quella guaina stretta, divincolarsi… Poi la sfilò, me la porse alle labbra e io, incurante di ciò che aveva appena esplorato, me la infilai in bocca, succhiandola, inondandogliela di saliva. Poi anche un secondo dito, il medio, e dopo questa perfetta lubrificazione, eccole entrambe premere alla mia entrata posteriore… spingere, farsi largo in quella muscolatura poco elastica, ma ormai abbastanza slabbrata da aprirsi dopo pochi slanci! Mmmmmmmmmmmm mi scappò un gemito di dolore… Ma lui sapeva che si trattava di godimento, perciò continuò imperterrito.
Due dita nel culo son due dita, e poi le sue non son bastoncini… due tronchi che mi squassavano, mentre con la lingua era ripiombato sulla mia vulva bollente e liquida.
Io in quei momenti ero distesa, divincolante sul sedile del passeggero, ma pur nella passione non potevo trattenermi dal fissare quei due sconosciuti che quasi coricati sul parabrezza spiavano le nostre evoluzioni.
Uno dei due dovette accorgersi del mio sguardo, perché lo vidi abbassarsi i pantaloni, mettere in mostra eun cazzo notevole e durissimo e iniziare a scappellarsi guardandomi fisso negli occhi.
L’altro doveva essere più timido, non sapeva che fare, ma dopo un po’ si decise anche lui: ora due cazzi venivano smanettati in nostro onore, davanti ai nostri sguardi spossati… Chi l’avrebbe mai immaginato a inizio serata. Che porco Marcello! Lui questa esperienza doveva già averla vissuta! Con quella troietta per giunta! Questa idea, l’immagine di loro due al nostro posto… mi fece impazzire di gelosia! Dovevo superarla, fare tutto quello che lei doveva non essere stata capace!
– Scopami Marcello, scopami, ti prego – urlai di colpo
Anche Marcello dovette essere sorpreso perché emerse di colpo dal mio pube, le labbra ricoperte di latte gelatinoso e viscido, le due dita ancora saldamente ancorate del mio intestino.
Le sfilò velocemente, troppo forse, provocandomi una fitta allo sfintere e strappandomi un gemito
– Si, fammi male si! – gli sbraitai in faccia
Marcello nel mentre armeggiava con il sedile. Lo portò in dietro e lo reclinò quasi fino in fondo. Ora i due sedili formavano una specie di letto. Poi si spostò dalla mia parte, io lo feci passare e subito alzai le gambe divaricate, i piedi contro il parabrezza. Prima di entrare dentro di me lasciò per un minuto buono che i due porci mi ammirassero la figa spalancata, smanettandomela bruscamente con le dita, poi finalmente si fece sopra di me, puntò la cappella contro l’entrata e lentamente mi entrò in grembo.
Ahhhhhhh finalmente! La mia figa era bollente, mi bruciava tanto desideravo quella penetrazione. Proprio per questo mi bastò un minuto scarso di su e giù vigoroso per portarmi all’orgasmo. Booom! Ahhhhhhh che godimento! Mi era bastato quel minimo sfregamento con il collo della vagina… qualche colpo deciso… il suono dei suoi coglioni che sbattevano contro il mio sedere… Venni urlando a squarciagola, come una ragazzina, come piace a me.
Distrutta da tanto piacere finalmente ricaddi su me stessa e, generosamente Marcello si fermò, così da lasciarmi una attimo di tregua.
Da quanto avevo bisogno di una scopata del genere!?! Era una vita che non godevo così!
Solo allora, con la mente piena di quei pensieri, mi ricordai di quei due. Spostai il capo lateralmente; erano ancora li che si smanettavano, il cazzo sempre in tiro, le cappelle lucide illuminate dalla luna.
Marcello invece fissava i miei occhi: – Sei sempre una bomba
– Sei sempre il migliore – risposi, ed era vero – Che ne dici però… di farli godere per bene?
– Mmmmm… interessante…. E… cosa intendi fare?… – mi chiese incuriosito
– Sta a guardare
Lo scostai da me, e lo feci sedere sul suo sedile. Io allora mi riposizionai con le gambe aperte, i piedi sul parabrezza e con le dita incominciai a fare tutte le porcherie immaginabili. Me le leccavo, di entrambe le mani, poi mi strusciavo la vulva, mi penetravo la figa che colava ancora una marea di umori…
Quando eran ricoperte della mia crema scesi verso il basso. Il buchino era ancora slabbrato da prima, ma s’era nuovamente ristretto… pian piano però riuscii a forzarlo, a entrarci dentro…. Iniziai a scoparmi il culo con le mie stesse dita… entravano, uscivano, poi di nuovo dentro, fino in fondo… man mano aggiungevo dita… Ma soprattutto, facevo tutto questo fissandoli negli occhi. Con la mano destra, poi, segavo Marcello che a quella vista s’era piuttosto eccitato.
Era stupito di quanto fossi diventata porca e questo mi colmava il cuore di gioia.
– Dimmi che sono la più troia che hai mai scopato
Lui me lo disse, ma non mi bastava
– Dillo più forte, che sentano anche loro
– Sei tu la più troia, Marta! – sbraitò, mentre io glielo scappellavo con forza, serrando il pugno.
Di colpo uno dei due guardoni si avvicinò al finestrino… Un getto di sborra mi schizzò verso il viso, andando a impiastrare il vetro. Si segava come un matto, un nuovo schizzo lattiginoso, un terzo… una marea di sborra bianca colava ora verso il basso…. Quella vista mi fece salire di nuovo l’eccitazione, ma soprattutto la vista degli occhi del tizio: due occhi che avevano appena goduto per me, alla vista di quanto ero troia.
– Senti, che ne dici se facciamo godere anche l’altro? – mi chiese allora il mio uomo
– Certo… ma… come? – chiesi innocentemente, ma sapevo come voleva terminare
– Vieni qua sopra
Con una mano mi tirò a sé. Io scavalcai il freno a mano e come un’equilibrista mi posizionai sopra di lui, rivolta verso il volante, la mia schiena contro la sua.
– Sfondami il culo, ti prego
Con una mano impugnai il suo cazzone palpitante e me lo puntai contro il mio buchetto slabbrato
– Ci sei? – mi chiese
Non gli diedi neanche risposta… lentamente mi impalai sul suo cazzo umido. Al’inizio scivolò bene, senza traumi, ma superato il livello già esplorato dalle dita incominciai a sentire fastidio… Un bruciore che ti sale alle viscere, fino a bloccarti lo stomaco in una morsa.
– Aspetta – implorai. Strinsi i denti aspettando che il dolore scemasse, ma era più intenso del previsto… era la sensazione che si prova spesso quando si pratica l’anale e senti come se le feci spingano per uscire.. ma è solo una sensazione falsa, io lo sapevo… l’unica era rilassarsi. Proprio per questo allungai la mia mano verso il clitoride, incominciando a massaggiarmi l’intimità. Ero più bagnata di prima. I miei peli pubici erano fradici, raggruppati in mazzetti bagnati fradici. Scesi ulteriormente… di nuovo le mie dita mi stavano penetrando con movimenti studiati.
– Ora proviamo – pronunciai a occhi chiusi, la vista dell’altro guardone mi concentrava…
Sentii le sue mani robuste stringermi ai fianchi e spostarmi verso il basso. Anche io mi lasciai scivolare… sentivo sempre dolore, quella posizione non era delle più comode, ma sapevo che sarebbe stato anche più stretto per lui, così da farlo venire prima…
Lentamente giunsi in fondo: ora avevo tutto il suo bestione piantato del culo.
– Ti prego, scopami – lo implorai. Ed ero sincera, il fastidio e il bruciore mi sovrastavano… Non vedevo l’ora che mi sborrasse nelle viscere
– Ti sfondo, ti sfondo – gemette, e iniziò a pomparmi. Io ero risalita di un poco e i suoi movimenti mi squassavano tutta.
Il mio seno ballonzolava verso l’alto, mentre con una mano mi tenevo al soffitto per non battere la testa
– Vieni giù
Mi prese per le spalle e mi fece coricare sul suo torace, pensavo di pesargli troppo così, ma vedevo che sembrava non accorgersene
– Si, fottimi fottimi – gli urlai
E mi fotteva per davvero. In quella posizione il suo cazzo era sempre dentro almeno per tutta la cappella, ma ad ogni botta mi riempiva fino ai coglioni. Ogni colpo mi faceva urlare e anche qua le fitte di dolore mi facevano sobbalzare. Decisi allora di provare a rilassare di nuovo i miei muscoli toccandomi… non volevo dirgli di fermarsi, avrebbe significato metterci ancora di più!
Iniziai a menarmela selvaggiamente con la mano destra. Ero un lago, sentivo la mia broda colarmi fra le cosce, fino al cazzo di Marcello che imperterrito mi martirizzava. Il guardone fuori dalla macchina era come imbalsamato, solo la mano scorreva come un pistone sul suo cazzo arrossato.
– Dai, dai… – sapevo solo più gridare, mentre con le mani avevo ormai dilatato enormemente la mia figa stanca e consumata dalla fatica
D’un tratto il guardone s’avvicinò al vetro: ora sapevo cosa aspettarmi
– Guarda – urlai a Marcello che si voltò repentinamente, proprio quando il primo getto si spappolava contro il finestrino. L’uomo urlava dal piacere e si strizzava il membro che sembrava contenere litri e litri di sborra…
Io a ogni getto mi accaldavo di più… mi leccavo le labbra senza nemmeno accorgermene, quasi mi aspettassi di ricevere quei getti lattiginosi sulla faccia…
– Hai visto? Hai visto?… – urlava Marcello – Sei una troia – Mentre la sborra colava verso il basso imbiancando la nostra visuale
– Si, sono la tua troia, sborrami nel culo, si! La voglio nel culo!
– Si, te la sborro tutta dentro, si – gemette aumentando il ritmo
Ora i suoi colpi eran davvero insostenibili. Li sentivo sbattere fin nella pancia… Mi masturbai ancora con più foga… quando finalmente lo sentii urlare di piacere: stava venendo!
– Dai, sborrami in culo, sborrami in culo – lo incitai – siiiiiiiii!
Tra urla disumane mi sentii trafiggere dal suo coltello di carne, poi un improvviso calore… era la sua sborra calda. I movimenti si fecero più lenti, ma continuarono un bel po’… sempre meno profondi.. a ogni stantuffata sentivo colarmi fuori dal culo un fiotto di latte che dal buco andava a lerciare i suoi coglioni pelosi e sudati…
Finalmente si fermò, stremato, senza più fiato in gola. Io crollai su di lui, poggiata al suo torace…
Rimanemmo in quella posizione un’eternità, fin quando non sentii il suo cazzo ammosciarci e uscire come una molla dal mio buco del culo. A quella mossa un fiotto di sborra mi fuoriuscì da dietro.
– Hai un fazzoletto? – gli gridai, portando una mano a tappare quella colata
Era così stremato che neanche mi rispose. Li trovai da sola e me ne portai uno all’ imboccatura dell’ano, che era rimasto orribilmente aperto anche ora che era vuoto. Me lo ficcai dentro, tappando quella perdita. Come infatti avevo ragione di temere, tutto quel movimento mi aveva scombussolato l’intestino e lo sperma s’era mischiato alle mie feci, producendo una crema marroncina che non volevo gli macchiasse la macchina.
Lentamente mi spostai sul lato passeggero. Solo allora mi accorsi che quei due erano scappati. Eravamo rimasti solo noi in quella radura.
Lo lasciai riprendersi dalla spossatezza poi ci baciammo appassionatamente, ancora con il fiato affannoso.
– Dimmi…- gli chiesi infine – la troietta è stata più brava di me?
Marcello sorrise: – Nessuna è meglio di te – e mi scoccò un bacio.
A questo punto non ci rimaneva che vestirci. Io mi accorsi che le mie previsioni non erano sbagliate… Alla vista del fazzoletto sporco Marcello me ne passò un altro. Infine, anche perché ero ormai certa che eravamo rimasti soli, decisi di scendere, nuda come un verme e lì, a fianco dell’auto, defecai tutta quella porcheria che mi sentivo colare dalle viscere. Ripulitami mi feci passare le mutandine che ancora riposavano in borsa, poi ci rivestimmo lentamente.
Tutta quella fatica m’aveva lasciata distrutta… mi addormentai prima ancora che Marcello avesse messo in moto l’auto, quando ancora stava pulendo le poche macchie di sperma dai sedili.
Quando mi risvegliai eravamo già arrivati a Cuneo. Li per li non capii nulla…
– E’ stato tutto un sogno? – chiesi con gli occhi semiaperti. Al che Marcello, senza aprir bocca, mi indicò i finestrini…
Una colata di sborra secca testimoniava la realtà dei fatti. Ricordai tutto.
– Buona notte Marcello – ebbi la forza di dirgli, scendendo dalla macchina
– Alla prossima – mi rispose ridendo
Chi? Quella troietta di prima? – Marcello non parlò nemmeno, si limitò a sorridere – Ah si?! – esclamai ridendo con lui – Allora poi mi potrai dire chi è la migliore!

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