la prima mano

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Fin da bambino ho conosciuto il piacere della masturbazione anale, avrò avuto si e no tre anni e con Barbara, la mia sorellina acquisita del terzo piano, giocavo al dottore.
Lei mi faceva le “punture” infilandomi un ditino nel culo, e mi ricordo che già allora mi piaceva quel misto di dolore e piacere.
Sono passati ormai più di quarant’anni da quei giorni innocenti, ho avuto diverse fidanzate ed una moglie con cui sono riuscito ad instaurare un rapporto di complicità tale da spingermi a chiedere di essere toccato proprio lì, ma per pudore o per paura non siamo mai riusciti ad andar oltre la penetrazione con uno o due dita, o al massimo un piccolo vibratore.
Poi dopo la separazione da mia moglie e trovandomi a vivere da solo, ho avuto la possibilità prima di giocare con il mio buco in piena libertà, e poi di cercare una professionista che potesse soddisfare la mia voglia più nascosta: prendere la mano.
Non nascondo che è stata una ricerca difficile, ho visitato diversi siti, forum, ho letto giornali specializzati, ho risposto ad annunci di professioniste e ne ho provate alcune.
Con due in particolare ci sono andato vicino, una che riceveva in centro a Milano e aveva un lettino per visita ginecologica, li ho subito il mio primo clistere e per la prima volta sono stato dilatato con uno speculum. E’ stata un’esperienza davvero bella e da lei sono tornato alcune volte fino a che un bel giorno è scomparsa dalla piazza. E l’altra, una ragazza cinese molto carina e decisamente esperta
che lavorava in un centro massaggi, questa solo guidandomi con la voce, utilizzando olio da massaggio, che per il fisting non è assolutamente il meglio, era quasi riuscita dove molte altre avevano fallito, ma anche questa ragazza purtroppo è partita per un’altra città solo dopo pochi giorni, lasciandomi con tutta la mia voglia.
Poi una sera, dopo una giornata di lavoro particolarmente dura, guidando verso casa su una strada in mezzo le campagne, vedo quella che sembra una normale ragazza intenta a fare l’autostop; mi fermo vicino a lei, abbasso il finestrino e lei mi chiede se posso accompagnarla al primo paese, distante cinque o sei chilometri. Naturalmente la faccio salire, la minigonna, lo stivale e la giacca di pelle la qualificano abbastanza chiaramente, ma io non faccio domande, mi limito ad un’occhiata perplessa, ed è lei stessa a spiegarmi di essersi trovata in mezzo le campagne per avere rifiutato un rapporto senza preservativo con un cliente. Stiamo zitti entrambi per un po’ poi lei mi chiede come mi chiamo e dove abito, rispondo rimanendo un po’ nel vago e lei mi chiede se sono disposto ad accompagnarla a casa sua distante una ventina di chilometri, promettendomi di essere carina con me. Sono solo, non ho niente da fare, ho una mia idea sui rapporti sessuali a pagamento, accetto di accompagnarla specificando che non ci sarà bisogno di essere carina con me.
Stiamo entrambi zitti ancora per qualche minuto, finche’ lei sbotta con un “ci avrei scommesso che non avrei dovuto farti un pompino in cambio del passaggio” la guardo, sorrido ed iniziamo a parlare, le chiedo il perchè della sua affermazione e lei mi spiega che chi è abituato ad andare a puttane glielo avrebbe chiesto al volo prima di caricarla, mentre io ho accettato di accompagnarla senza chiedere nulla in cambio. Il ghiaccio è rotto; lei mi dice di chiamarsi Esmeralda di essere di origine greca, di avere trentadue anni e che questo è il suo decimo anno in Italia.
È una bella ragazza mora, la vita non l’ha segnata, parla un ottimo italiano ed è piacevole conversare con lei, tanto che una volta arrivati sotto casa sua rimaniamo a parlare in macchina per più di mezz’ora, il tempo vola e il discorso cade inevitabilmente sul sesso, lei mi spiega che il suo lavoro non le ha tolto il piacere di farlo, che quello che fa con i clienti è solo lavoro, un modo rapido per costruirsi un futuro, che ha già risparmiato abbastanza per aprire una boutique in Grecia, io le confesso le mie fantasie e… lei scoppia a ridere; immediatamente mi rassicura dicendomi che molti uomini come me hanno le stesse fantasie, magari un po’ meno estreme, mi confessa di averlo già fatto almeno una volta e di averlo trovato estremamente eccitante.
La situazione inizia a precipitare, io vorrei, la tentazione è fortissima, sono molto eccitato e lei lo sa, mi dice di esserlo anche lei e mi invita a salire da lei. Mi sento a disagio, sono fuori di casa da più di dieci ore, non sono pulito, mi chiedo se sto infilandomi in qualche guaio.
Ho mille pensieri, mille paure, lei mi fa strada e mi fa entrare nel suo appartamento, un piccolo cane le salta incontro e le fa mille feste fa lo stesso con me, ed io inizio a rilassarmi.
Le spiego con molta sincerità i miei dubbi, le mie paure, lei è sempre più eccitata, sa fare bene il suo lavoro, mi offre da bere e mi consegna un asciugamano fresco di bucato, poi mi porta in bagno mi fa vedere il doccino per la pulizia interna, mi chiede se l’ho già usato e se voglio che sia lei ad usarlo con me.
Ormai sono un giocattolo nelle sue mani, mi spoglio e siamo sotto la doccia.
Sono eccitatissimo, lei mi lava e si lascia lavare, si china davanti a me, me lo sfiora con le labbra, con le dita mi tocca il buco, lo insapona lo massaggia un poco, poi prende il doccino e me lo infila, sento l’acqua calda riempirmi velocemente l’intestino, sento che durerò poco prima di liberarmi, cerco di allontanarla, ho vergogna per l’odore che si libererà, ma lei mi sta vicino mi fa accucciare avvicinando il culo allo scarico. L’acqua che entra dentro di me inizia ad uscire, sono vicino allo scarico l’odore quasi non si sente coperto anche dal profumo del bagnoschiuma al sandalo.
Lei mi tiene così per un po’ di tempo fino a che l’acqua che esce dal mio culo è pulita come quella che entra, indugia ancora qualche secondo dentro di me e poi lo estrae, rimaniamo sotto la doccia ancora qualche minuto, lei non smette di massaggiarmi.
Usciamo dalla doccia, un minuto per asciugarci e siamo sul suo letto, mi fa sdraiare e si inginocchia sulla mia faccia, mentre ho il suo sesso a portata di lingua lei inizia a penetrarmi con le dita.
sento il lubrificante scorrere mentre mi penetra sempre più profondamente con un dito e poi con due, sono parecchio dilatato e il terzo dito non fa fatica ad entrare mentre eccitatissimo non smetto di leccarla, i movimenti di lei sono allo stesso tempo delicati ma decisi, sa perfettamente cosa sta facendo, sa trovare i punti sensibili dentro di me e mi porta molto vicino all’orgasmo.
È una professionista del sesso e sa come fermarsi, si alza dal letto e mi fa mettere a pecorina, prende un guanto di lattice lo infila e riprende a toccarmi, il lubrificante scorre a fiumi la sua mano inizia a farsi strada dentro di me, ormai le dita sono cinque, le nocche sono già dentro di me, ma manca ancora la parte più difficile, sento la pressione, mi pare di essere sventrato, le chiedo di uscire lei allenta la pressione ma non recede di un millimetro. Con la mano libera mi accarezza con la voce mi parla, mi dice che manca poco, che è sicura di riuscire ad entrare, lentamente sento la pressione diminuire, il mio buco si distende ulteriormente, lei sempre presente mi chiede di fare un respiro profondo, e mentre espiro sento la spinta che riprende.
È un attimo, il dolore è forte, quasi insopportabile, ma dura poco subito sostituito dalla fortissima sensazione di riempimento, lei mi chiede di guardare nello specchio alle mie spalle, la visione della sua mano dentro di me è sconvolgente, le chiedo di uscire subito e inizio a spingere per espellerla.
Esce da me molto lentamente ed io mi sento vuoto, la sento massaggiarmi e riprendere la penetrazione, ormai so come fare, la sento arrivare al punto critico e fermarsi, io faccio un respiro profondo e quando inizio ad espirare lei riprende a spingere e la sua mano è ancora dentro di me.
Fa dentro fuori almeno tre o quattro volte, poi mi sfiora il cazzo ed in un attimo vengo copiosamente nella sua mano.
Crollo sul letto, non posso ancora credere di essere riuscito a prendere tutta la mano dentro di me, sono senza fiato, ho goduto come non mai, forse più con il cervello. lei si stende vicino a me, la abbraccio e la ringrazio, sono sfinito, ma anche lei ha sudato, mi confessa di essersi eccitata come non le succedeva da tempo, la sfioro in mezzo alle gambe e sento la sua figa bagnata, trovo la forza di mettere la testa tra le sue gambe ed inizio piano a leccarla, la sento aprirsi piano alla mia lingua, non è una cosa immediata, pre le gambe ai miei baci e ci vuole un po’ prima che inizi a rilassare i muscoli delle cosce. Il suo sapore è dolce, lei mi prende per i capelli e mi guida verso la clitoride, non ci vuole molto per donarle un orgasmo dolce e profondo.
Rimaniamo vicini ringraziandoci reciprocamente, poi mi rivesto e mi avvio verso la porta, non so cosa dire, vorrei ripagarla in modo tangibile, ma ho paura di offenderla, risolve lei l’imbarazzo chiedendomi il mio numero di cellulare e dicendomi di voler ripetere l’esperienza, fuori dall’orario di lavoro.
Ci accordiamo per uscire a cena insieme una sera della settimana seguente.

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