la ragazza della spiaggia

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Come ogni mattina, Sandro andava alla spiaggia, apriva il magazzino dei suoi attrezzi, rastrellava la sabbia , faceva le solite pulizie e dopo aver aperto gli ombrelloni, portava anche i lettini e le sdraio e li sistemava sotto di essi.
E come ogni mattina, puntualmente, appena faceva la sua piccola pausa per fumarsi una sigaretta seduto in riva al mare, ecco che all’orizzonte compariva la sagoma della ragazza, puntuale come un orologio.
Le passava accanto, lo salutava e senza mai fermarsi si allontanava a passo lento, per continuare la sua camminata mattutina.
Sandro la guardava allontanarsi, fino a quando non scompariva dalla sua visuale. Aveva avuto modo di osservarla ogni mattina, non poteva dirsi una bella ragazza, il viso non era certo di una modella, anzi, era butterato, forse a causa di qualche imperfezione della pelle, il fisico era piuttosto magro, i seni piccoli, le gambe magre, ma il culetto era la parte che forse lo deliziava di più. Camminando sulla sabbia bagnata, la ragazza sculettava davvero bene, ed era davvero un piacere soffermarsi a guardarla.
Per Sandro era diventato un appuntamento mattutino… e da due settimane i loro sguardi si incrociavano ma oltre al saluto, il nulla.
Non erano mai andati oltre al “buongiorno”… forse anche perchè non ce n’era un motivo, nonostante a Sandro questo strano appuntamento mattutino lo divertiva.
Lui, Sandro, era un uomo di mezza età, sui 50 anni, lei, dato il suo fisico un pò gracile, doveva avere su per giù 19…20 anni; forse una studentessa in vacanza. Più volte si soffermò a pensare, poi appena spariva in lontananza, lui ricominciava il suo lavoro giornaliero, che a quell’ora del mattino era davvero pesante, visto che Samir il ragazzo Tunisino che lo doveva aiutare, arrivava sempre verso le 8.
Quella sera dopo cena, come sua abitudine, andava a bersi il caffè e farsi un paio di birre sul lungomare, al bar con i suoi amici. A quell’ora era sempre un andirivieni di vacanzieri, che uscivano per andare a fare la passeggiata serale; e di molti giovani, per ritrovarsi e andare a ballare all’aperto, nella “balera” adiacente alla spiaggia poco lontano da dove lui lavorava. E con sua sorpresa la vide; vide per la prima volta la ragazza del mattino, con quelli che, secondo Sandro, dovevano essere i suoi genitori.
Era abituato a vederla vestita con un paio di pantaloncini corti da bagno e un piccolo reggiseno, quando al mattino la incrociava mentre faceva la sua sgambata alla spiaggia. Ma ora indossava un vestitino azzurro, con bordi bianchi; i capelli che vedeva sempre legati, ora erano sciolti sulle spalle, il visino leggermente truccato.
Accidenti, pensò lui, è davvero molto carina.
Lei in un primo momento non si accorse di lui, poi quando i genitori si fermarono a leggere dei cartelloni pubblicitari, per la festa del santo patrono, che si sarebbe tenuta di li a pochi giorni, lei voltandosi, incrociò lo sguardo di Sandro. Prima gli fece un sorriso, poi gli fece un leggero cenno con la mano, in segno di saluto. E si voltò a rispondere ai genitori .
Sandro per un attimo si sentì strano, una ragazza così bruttina si era trasformata in un fiore, e poi quel sorriso… la guardò da dietro, il vestito era di stoffa leggera e, quando la ragazza si chinò in avanti, dalla trasparenza della gonna e complice un leggero gioco di luci dei lampioni, vide la forma delle mutandine bianche che le modellavano il sedere.
Una strana sensazione si stava impossessando di lui, Sandro si accorse che il suo cazzo stava avendo una leggera erezione…. non riusciva a staccare gli occhi da quelle gambe magre, e da quella trasparenza velata del vestito e dalle mutandine che si intravedevano sotto.
Accavallò le gambe, non voleva farsi scoprire dai suoi colleghi al tavolo.
Quando guardò di nuovo la ragazza, era sparita tra la folla… ne rimase stranamente deluso.
Mattino successivo, ore 6,10, eccola da lontano con il suo passo leggero sulla sabbia che si avvicina.
Sandro se ne stava seduto sulla sabbia, mancavano una 20 di metri e lei lo avrebbe raggiunto, salutato e se ne sarebbe andata come sempre.
No, quel giorno no, quel giorno sarebbe stato un giorno diverso.
>>> “buongiorno” gli disse lei quando era a 6 o 7 metri da lui, sbuffando.
>>> “ciao, ieri sera quasi non ti riconoscevo” rispose Sandro.
La ragazza si fermò.
>>> “ieri sera? Ah si, ho visto che lei era seduto con delle persone al bar, stavo parlando con i miei, loro vogliono andare a vedere i fuochi d’artificio, dopodomani , alla festa del paese”
>>> “non ci sei mai stata? È davvero una bella nottata, ci sono i fuochi, si mangia e si balla, ha sempre avuto un bel successone”
Cominciarono a parlare del più e del meno, la ragazza si chiamava ELENA, 19 anni , veniva della provincia di Verona, era in vacanza con i suoi genitori e suo fratello Marco, più parlavano e più Sandro si accorgeva che era molto disponibile al dialogo; le chiese se era qui con i suoi o anche con il ragazzo e lei innocentemente gli confidò che non ce l’aveva più, da qualche mese aveva interrotto una relazione con un suo coetaneo, che durava da 8 mesi…. dopo qualche minuto di conversazione, le presentazioni di rito, lei si era seduta vicino a lui e gli faceva delle domande sul suo lavoro e lei parlò dei suoi studi… poi Sandro si alzò in piedi e la invitò a bere un caffè o a prendersi un cappuccino, le offrì un qualche cosa, stranamente lei accettò, con quel sorriso di sempre, di tutte le mattine.
Si erano accomodati al tavolino, Sandro non visto, la guardava, in effetti non era una gran bellezza da capogiro, ma questo suo modo di fare così educato e fine, la rendeva fragile, ma allo stesso tempo graziosa.
Lei gli disse che sarebbe rimasta ancora 3-4 giorni e che poi sarebbe dovuta tornare a casa per degli esami, le vacanze per lei erano finite.
Si salutarono e si scambiarono la promessa di rivedersi la mattina seguente per un altro caffè, che lei pretese però di offrire.
Si lasciarono con un sorriso, Sandro aveva preso con un occhio di riguardo quella ragazza, forse non bella, così timida ma così a suo modo affascinante.
Sandro passò la giornata come sempre alla spiaggia. La sera verso le 21,30, come di consueto se ne stava seduto a leggere un giornale e a consumare il suo caffè, aspettando gli amici del bar, quando si sentì salutare.
Si voltò di scatto, non se l’aspettava, davanti a lui in piedi, sorridente, c’era lei, ELENA.
Sandro si alzò in piedi, rispose al saluto e la fece accomodare.
>>> “non mi aspettavo di vederti, sei qui con i tuoi genitori ?” Domandò lui
>>> “no, sono uscita sola, ogni tanto lo faccio, mi faccio una camminata sul lungomare”
rispose lei e poi guardando il caffè che Sandro stava consumando gli disse che quello lo avrebbe offerto lei, sempre con il suo sorriso.
Lui la ringraziò, dopo aver parlato tra loro e dopo aver raggiunto l’accordo che ELENA non gli avrebbe dato più del lei, ma del tu, si alzarono e fecero assieme due passi per i vicoli dei negozi di souvenir per poi arrivare in fondo al viale alberato che portava alla spiaggia, dove c’era la sala da ballo.
Si sedettero sul muricciolo, assieme ad ascoltare un po’ di musica , Sandro non perse l’occasione di guardarle le gambe lasciate abbondantemente scoperte sopra le ginocchia , mentre lei era intenta a guardare dei ragazzi ballare come scatenati.
Sandro si scoprì stranamente attratto da questa giovane ragazza.
Non facendosi accorgere, spiò anche attraverso lo spiraglio della camicetta sbottonata, si scostò appena di poco e si accorse che non portava il reggiseno e che i piccoli seni appuntiti e bianchi come il latte, facevano capolino dalla camicetta .
Ascoltarono musica ancora per qualche minuto, poi d’accordo, si incamminarono giù per gli scalini che portavano al mare; dopo qualche centinaio di metri, si sedettero al buio sulla sabbia, illuminati appena dalle luci del lungomare in lontananza.
Sandro era tentato di azzardare un qualche cosa, oramai la loro confidenza li aveva portati a stare soli lontano da occhi indiscreti, ma aveva paura di commettere qualche errore, la troppa diversità di età era una sottile, invisibile barriera tra loro.
ELENA gli stava dicendo che la sera successiva sarebbe stata al molo a vedere i fuochi d’artificio e gli chiese se anche lui sarebbe andato con amici o parenti.
Lui disse di si, ma che sarebbe andato agli scogli, un luogo migliore per poter osservare meglio lo spettacolo, al che lei, incuriosita gli disse dove era quel posto e che magari sarebbe andata anche lei con i suoi.
Sandro gli disse che era poco distante da dove erano loro adesso e se voleva poteva mostrarglielo; nonostante il buio, la luna avrebbe permesso una buona visuale.
Lei accettò; dopo aver guardato l’ora, senza dire nulla seguì l’uomo.
Dopo un centinaio di metri, la sabbia iniziò a lasciare spazio a delle grandi rocce.
ELENA guardò Sandro e disse che era praticamente impossibile salire in alto per vedere meglio i fuochi, al che lui la prese per mano e le disse di seguirla.
Piano piano, l’aiutò a salire; passo dopo passo ELENA riuscì a districarsi come una vera montanara e, quando fu in cima, si guardò attorno, era uno spettacolo di luci e di luci riflesse nel mare, da li sarebbe veramente stato uno spettacolo vedere i fuochi.
Promise che l’indomani sarebbe venuta con lui nuovamente qui, a vedere lo spettacolo pirotecnico.
Si sedettero, lui accese una sigaretta e ne porse a lei, che accettò .
Fumarono in silenzio, poi quando ebbero finito, Sandro la invitò a scendere dall’altra parte, che così avrebbero accorciato la strada del ritorno.
Per farlo dovevano ridiscendere e la ragazza si aggrappava con tutte le sue forze a lui. Sandro le disse di restare ferma, saltò giù dalla roccia e invitò lei a scendere e di non aver paura; lei coraggiosamente obbedì.
Nel farlo la gonna le era salita fin quasi al ventre, mettendo in bella mostra le mutandine chiare, lui apprezzò la visione che lei le offriva e lei rispose con una risata.
Nuovamente una roccia come prima e questa volta lui la aiutò a scendere prendendola sui fianchi e anche questa volta la gonna era praticamente svanita lasciando libera visuale alle gambe nude e nuovamente le mutandine.
Per qualche attimo in più del dovuto, lui la guardò sfacciatamente tra le cosce, fino a che lei con una risata, gli disse se lo spettacolo era di suo gradimento.
Colto nel sacco, dopo una sonora risata tra i due, lui, che stava in piedi sulla roccia sotto di lei, rispose se le andava di restare ancora così, perchè di certo lui stava apprezzando lo spettacolo.
ELENA non gli rispose, si limitò a guardarlo restando ferma così, in quella posizione, con le cosce praticamente aperte e lasciando che lui la guardasse tra le gambe.
Non parlarono, non fiatarono, lui la teneva appena sui fianchi in precario equilibrio sulla roccia, lei non si muoveva di un centimetro e la cosa durò un paio di minuti .
Sandro sapeva e conosceva le donne e certi loro comportamenti, si guardò solamente un attimo attorno, era il silenzio assoluto a parte le onde del mare che si infrangevano sugli scogli sotto di loro e, dopo un solo attimo di esitazione, spostò la sua mano destra dal fianco della ragazza e la posò appena sopra il ginocchio sinistro di lei, carezzandolo leggermente, costatando la delicatezza di quella giovane creatura oramai alla sua mercè.
Non si soffermò più del dovuto, il giusto attimo per capire quale fosse la reazione di ELENA, la quale non si mosse di un centimetro e non proferì parola.
La sua mano salì sempre di pù, fino a sfiore il bordo delle mutandine all’altezza dell’inguine, la guardò nuovamente sul viso, si stava mordendo il labbro inferiore della bocca, allora delicatamente le sussurrò di sollevare il busto e lei obbedì, la lasciò anche con l’altra mano e, prendendo il lembo dello slippino bianco , lo fece scendere fino alle caviglie mettendo a nudo la figa della ragazza che nella penombra e alla luce della luna , gli si mostrava nella più completa nudità. Sandro respirava forte, ELENA aveva appoggiato le mani sulla roccia per tenersi ferma , attenta a mantenersi con le cosce oramai oscenamente aperte allo sguardo di lui, che contemplava il piccolo taglio circondato da una folta peluria scura e restando sollevata, senza pudori, mettendo in bella mostra anche lo sfintere anale.
Sandro si beò ancora qualche attimo di quello spettacolo, poi si tuffò con il viso in mezzo a quelle cosce spalancate e iniziò a lapparle la figa oramai fradicia di umori e sapori, che solo il pelo pubico sapeva donare alla lingua di lui.
Il respiro della ragazza si fece più affannoso, più pesante e man mano che la lingua di lui le perlustrava gli orifizi anali e vaginali, emetteva dei lenti lamenti che si facevano più forti….. Sandro si scostò da lei, la aiutò a scendere dalla roccia, uno davanti all’altra si accomodarono meglio e trovarono il giusto equilibrio tra due massi. Le mani di Sandro erano diventate come i tentacoli di una piovra, la stava palpando in ogni dove.
Le fece sfilare la camicetta, i due piccoli seni appuntiti apparvero come d’incanto, appoggiò la sua bocca sopra uno e poi l’altro e iniziò una forsennata leccata come aveva appena fatto alla fica; i seni erano piccoli, gli entravano perfettamente in bocca e furono oggetto della dolce sevizia da parte della lingua del uomo.
ELENA slacciò la gonna, la appoggiò accanto alla camicetta e le mutandine; era completamente nuda. Sandro si spostò indietro di qualche centimetro, la osservò, si guardarono, lei gli sorrise dolce come solo lei sapeva fare, allora lui si slacciò i bottoni della sua camicia e si sfilò i pantaloni e le mutande assieme e si lasciò guardare.
ELENA restò qualche secondo silenziosa, guardava l’uomo che le stava davanti, completamente nudo. Il possente corpo e il suo cazzo in piena erezione non erano come quelli del suo giovane fidanzatino lasciato qualche mese prima; il corpo di Sandro era piuttosto robusto e piuttosto peloso, il suo cazzo era di dimensioni superiori come lo era la grossa sacca dei testicoli.
Lui si avvicinò alla giovane 19enne, alla ragazza magrolina che gli stava davanti, che lui pensava una timida creatura fragile; era al contrario una troietta che sapeva sin dall’inizio cosa le aspettava e cosa voleva.
La baciò con una certa irruenza, era eccitatissimo, lei rispondeva al suo bacio, saettando la sua lingua nella bocca di lui per attorcigliarsi e lottare con quella dell’uomo, poi lei si inginocchiò ai piedi di Sandro e iniziò una lenta masturbazione con il cazzo dell’uomo che la lasciava fare, per poi vederla avvicinare la bocca alla sua cappella rosso fuoco, ingoiarla e succhiarla, iniziando così un pompino che durò almeno 5 minuti.
Sandro era infoiato, una gracile giovane ragazza gli stava donando tutta se stessa e in un modo oltremodo provocante e senza inibizioni.
Sandro sapeva che se fosse andata avanti, di lì a poco le avrebbe sborrato in bocca tutto il suo piacere e questo lui non lo voleva. Lentamente si chinò e le passò le mani sotto le ascelle: una piccola assatanata pesante non più di un fuscello; la fece alzare, girare e appoggiare le mani sulla fredda e umida roccia davanti a lei, divaricandole le cosce più che poteva. ELENA di suo si chinò avanti più che poteva e inarcò in su il bacino, ora era pronta per essere scopata dal grosso randello dell’uomo.
Sandro si avvicinò, ma lei voltando il capo dalla sua parte le sussurrò lievemente di lapparla ancora, così come stava.
Sandro si chinò a sua volta e si inginocchiò proprio dietro di lei, con il naso a pochissimi centimetri dal suo culo… poteva notare il bianco latte della pelle, la forma del costume da bagno, le rotondità di quel sedere, di quei glutei, constatando con non poca sorpresa che, malgrado il fisico gracile della giovane, era invece tondo e pieno… e quando la sua lingua si tuffò li in mezzo a quelle rotondità, assaporò per bene il dolce nettare della figa bagnata della ragazza. Senza tanti preamboli, invasato come mai, iniziò una lenta ma profonda leccata al piccolo forellino anale, più scuro e così morbido, per poi provare a deflorarlo con il polpastrello del suo dito medio… forzò appena la sua apertura e notò il leggero scatto in avanti di lei, che si limitò a voltare la testa per guardarlo, ma senza dire nulla, allora con due dita, iniziò una lenta penetrazione vaginale, masturbando e torturando la figa lentamente, per poi aumentare la velocità dei suoi movimenti, e con essi anche la profondità della penetrazione, cosa che lei gradì immensamente, facendolo capire con del leggeri vagiti e sospiri profondi, che con il passare dei secondi, erano veri e propri dolci lamenti di chi è prossima ad un orgasmo.
Infatti di li a poco, Sandro notò che le magre gambe della giovane donna, iniziarono a tremare e con lei tutto il corpo; allora lui sprofondò nuovamente il suo viso e la sua bocca sulla figa di lei, lappandola con colpi decisi, mentre continuava a masturbarla con le dita.
Fu lei, dopo essersi calmata, ad allontanarlo; poi si chinò nuovamente sulle ginocchia e a sua volta iniziò a masturbarlo con una mano prima e poi continuando con un pompino furioso.
Sandro era al culmine, la fece alzare e nuovamente girare, facendole appoggiare le mani sulla roccia, lei si inarcò nuovamente, il culo tondo e pieno era una calamita per l’uomo che le si avvicinò e poggiò sull’apertura della figa la rossa, calda e dura cappella del suo cazzo, che affondò piano in lei.
Dopo pochi centimetri di penetrazione, ELENA iniziò a sbuffare e a gemere, allora lui la penetrò fino in fondo e iniziò una furiosa penetrazione in quella vulva così capiente e calda.
L’uomo la teneva per i fianchi, la penetrava con forti colpi dentro di lei che guaiva come una cagna in calore. Uscì da lei per un solo attimo, puntando la cappella sul piccolo forellino scuro del buco del culo; lei si voltò a guardarlo, poi si portò le mani sui glutei e li separo l’uno dall’altro mettendo tutte le sue intimità oscenamente esposte a lui, limitandosi a sussurrargli di fare piano.
Sandro quasi non ci credeva, quella ragazza di 19 anni, così gracile, così fragile, era un vulcano in piena eruzione, era una cosa davvero inaspettata; a volte è proprio vero, le apparenze ingannano, e questo ne era un tipico e concreto esempio.
Piano, dolcemente ma con fatica, la cappella si fece spazio nello stretto canale anale, i gemiti di lei ora erano a fatica trattenuti, si facevano più forti. Sandro si guardò attorno mentre la stava penetrando, poi le diede una spinta più decisa, e poi un’altra e un’altra ancora , così gli fu dentro per tutta la lunghezza del suo cazzo.
Si fermò, restò così per qualche attimo, ELENA girò la testa, cercando la bocca di lui che la baciò e iniziarono una danza forsennata con le loro lingue, mentre il cazzo iniziava un lento avanti e indietro nel culo della ragazza.
Sandro iniziò così una furiosa scopata nel culo di lei, che sentiva stretta e bollente.
Andarono avanti così per alcuni minuti, poi lui sentì che non poteva resistere ancora molto, la lasciò, le sussurrò di prenderlo in bocca che stava per venire.
ELENA si chinò nuovamente sulle ginocchia, giusto in tempo perchè dal cazzo di lui uscirono due o tre schizzi di deliziosa crema bianca e calda, che lei riusci a prendere anche in fondo alla gola, chiudendo le sue labbra sul cazzo di lui, prosciugandolo fino all’ultima goccia, per poi, dopo averlo assaporato, deglutire.
Lui la fece alzare, si guardarono negli occhi sorridendo, la bocca di lei era ancora un po’ sporca del suo sperma, ma questo era solo un dettaglio insignificante, infatti Sandro iniziò a baciarla riempiendosi la bocca del suo stesso sperma, misto alla saliva, con la la lingua saettante della ragazza che deglutendo lo ripuliva di ogni più piccola traccia di sperma.
Si staccarono l’uno dall’altra, cercarono i loro vestiti e con calma si risistemarono.
Poi di nuovo un bacio, poi un’altro più intenso, le mani di lei erano sulla patta di lui, le strusciava e gli palpavano il cazzo molle sotto la stoffa, quasi a rianimarlo. Lui allungò le mani, sollevò la gonna e dopo averle spostato i bordi laterali delle mutande, iniziò a palparle la figa e introducendo nuovamente un dito nel buco del culo ancora bollente di lei… restarono così per qualche minuto, poi fu lei a dire che era ora di andare… erano le 23,30 e i suoi sicuramente stavano pensando a dove si era cacciata.
Sandro la aiutò a ridiscendere le grandi rocce, poi dopo aver raggiunto la passeggiata del lungomare, si salutarono e si diedero appuntamento per la sera dopo, che sarebbe stata l’ultima sera per ELENA, che voleva vedere i fuochi d’artificio con lui…. che naturalmente capì a cosa alludeva.
La mattina seguente, mentre stava sistemando come sempre gli ombrelloni, con qualche minuto di anticipo la vide arrivare per la sua consueta corsa mattutina.
Si salutarono, si sedettero a fumare una sigaretta assieme parlando della sera prima. Sandro le stava appunto dicendo che non si aspettava una così infuocata serata, specialmente da una ragazza come lei… quando si sentì chiamare.
Era Samir, un ragazzo mulatto di 21 anni che di tanto in tanto aiutava Sandro nei lavori alla spiaggia e, visto che oggi era la festa del santo patrono del paese, e che si dovevano ornare di ghirlande un po’ tutti i bagni pubblici e privati della spiaggia (giusto per dare un po’ più di colore) era venuto ad aiutarlo, in modo da guadagnare qualche euro.
Sandro lo presentò a ELENA, lo coinvolse alla loro chiacchierata e poi andarono a fare colazione tutti e tre assieme, prima di iniziare i lavori.
Samir non le distoglieva gli occhi di dosso; anche se non era la tipica modella, ELENA emanava il suo fascino, come tutte le donne.
Sandro e lei lo notarono, allora Sandro divertito gli chiese se le piaceva ELENA e lui senza perdere un secondo rispose di si e che l’avrebbe sposata… e giù una forte risata da parte di tutti e tre.
Parlottarono ancora un po’ tra loro, poi tornarono alla spiaggia, Sandro invitò il giovane ragazzo ad andare avanti, lui salutò e prima di anadare via , chiese a ELENA se la sera sarebbe andata a vedere i fuochi; lei confermò che ci sarebbe andata e Samir simpaticamente le propose di accompagnarla, al che Sandro fece finta di dargli un calcio per allontanarlo e sorprendentemente ELENA gli disse di mettersi d’accordo con lui, per uscire assieme.
Samir se ne andò correndo, borbottando qualche frase nella sua lingua, era felice, mentre Sandro guardò negli occhi la giovane ragazza, che lo guardava sorridendo.
>>> “sei sicura che debba venire con noi ?” <<< chiese lui
>>> “bhè , che c’è di male… guarderemo i fuochi in 3″<<< rispose sbarazzina, scappando via e gridandogli di farsi trovare alle 21,00 al bar.
Si salutarono nuovamente e lei sparì , in mezzo alla gente, tra un chiosco e l’altro.
Erano le 21e 45, Sandro uscì di casa per incamminarsi verso il bar, quando si trovò Samir fuori dalla porta.
Era tutto eccitato, non stava più nella pelle, continuava a balbettare qualche frase in un italiano sgangherato, che in pratica voleva dire se la ragazza si faceva scopare.
Sandro capì che doveva smorzare gli animi a quel infoiato, capiva che era sicuramente a digiuno di figa da molto e avrebbe potuto fare disastri.
Allora gli spiegò che era una amica e non una ragazza “di facili costumi” , che non sapeva se si lasciava scopare… insomma cercava di gettare acqua sul fuoco del giovane focoso ragazzo, che apparve deluso da ciò che Sandro gli aveva appena spiegato.
Gli disse che ELENA avrebbe voluto guardare i fuochi d’artificio dagli scogli alti, in pratica una zona di mare un po’ scoscesa .
Prima di arrivare al luogo dell’appuntamento, Sandro si raccomandò con Samir di non fare casini, che se avesse fatto il matto lo avrebbe preso a calci nel sedere e che la ragazza non era una puttana, che doveva essere, prima di tutto, rispettata e, solo se lei lo voleva, allora avrebbe potuto tentare un approccio con lei… glielo ripetè due volte, poi si incamminarono e la videro già seduta al tavolino che sorseggiava una bibita, e salutarli con un cenno della mano vedendoli arrivare.
ELENA si alzò in piedi per salutarli, indossava un completino intero, un vestitino di lino bianco, molto corto sulle gambe, aperto sulla scollatura che ne risaltava i piccoli seni appuntiti, liberi come sempre da ogni sostegno. Le punte dei capezzoli spingevano sulla stoffa e risaltavano ancor di più nella zona d’ombra e luce sotto il lampione dove erano seduti; sotto si intravvedeva un minuscolo slippino bianco, era leggermente truccata sul viso e agli occhi, era molto elegante. I due uomini, dopo averle fatto i complimenti, si sedettero a loro volta e ordinarono un caffè, poi organizzarono la serata che avrebbero trascorso prima dei fuochi.
Infatti si incamminarono tra le varie stradine e vicoli, raggiungendo la piazzetta, dove erano stipate, una vicino all’altra, le bancarelle di regali, souvenir e dolci… c’era ogni ben di Dio.
La piazzetta era logicamente gremita all’inverosimile, gente che andava e veniva, donne, uomini, ragazzi e bambini, erano praticamente tutti stipati uno accanto all’altro, e ogni movimento era uno sfregamento su persone che neanche si conoscevano.
Sandro stava davanti, dietro di lui ELENA che lo teneva ai fianchi e dietro lei Samir, che non guardava dove andava e sbatteva contro tutti, talmente era intento a guardare le curve del culo della ragazza, delle minuscole mutandine che si intravvedevano sotto la stoffa di lino.
Raggiunsero poi un portone, si infilarono dentro, evitando così per alcuni minuti la ressa paesana, si scambiarono qualche frase, Sandro mandò Samir a prendere alcune bibite e alcuni dolci, si dissetarono, mangiarono e di nuovo Sandro condusse i due compagni fuori dalla ressa.
Giunsero sulla camminata, la situazione ingarbugliata di persone si era calmata, l’aria fresca portata dal mare li rinfrescò un po’.
Sandro si sedette sul muretto ed ELENA fece lo stesso e la sua già corta gonna lasciò le sue magre gambe praticamente libere, l’orlo del vestito le era salito più del dovuto e praticamente Samir, standole accanto ma spostato più davanti a lei, osservava come inebetito le sue gambe leggermente aperte, che lasciavano vedere il triangolo delle mutandine bianche.
Samir era nervoso, Sandro lo notò subito e capiva anche il motivo, visto che le occhiate di lui oramai erano fisse, inchiodate sul panorama che la ragazza gli offriva.
Sandro lo sussurrò e lo disse a ELENA in un orecchio, e lei rise divertita, ma anche compiaciuta.
Poi Sandro, dopo essersi guardato attorno e visto che non c’era molta gente, li invitò a seguirlo, lasciarono la camminata e scesero la scalinata che portava alla spiaggia, raggiunsero il bordo e si incamminarono nella direzione che Sandro indicò.
Arrivarono, come la sera prima, pressapoco allo stesso posto, ma lì gli scogli erano di più e più alti, infatti tutti chiamavano, citando quel punto, “gli scogli alti”.
Erano le 22 e 15, era piuttosto buio e la luna, velata dalle nuvole, non li aiutava nella ripida scalata che li aspettava, anche se Sandro era esperto del posto.
Infatti fece passare avanti la ragazza; man mano che lei saliva, Samir da sotto le ispezionava le gambe, il culo e le mutandine. Sandro gli disse di guardare dove metteva i piedi e non il culo di ELENA, e giù una gran risata da parte dei tre.
Sandro disse di fermarsi un momento, avrebbero fumato una sigaretta, per poi riprendere la salita; lei le stava davanti, appena più su, ferma in piedi su di una piccola sporgenza nella roccia e, nonostante la poca luce, ELENA stando così in piedi mostrava ai due uno spettacolo da cardiopalma… le cosce leggermente divaricate e le mutandine bianche erano così molto esposte, in prima visione ai due.
Samir si portò accanto a Sandro, le farfugliò in un italiano strambo che lei era bellissima, ed ELENA lo ringrazio, per poi piegarsi sulle ginocchia a prendere e accendere la sigaretta che SANDRO le offriva.
La ragazza restò così piegata sulle ginocchia, ben consapevole che SAMIR le poteva vedere tutto ciò che voleva, guardò il ragazzo che deglutiva imbarazzato davanti a tanta sfacciataggine di questa ragazza.
Sandro osservava a sua volta lo spettacolo, poi lei si rizzò in piedi e, senza dire niente, portoò le mani sotto il vestito e lentamente si sfilò le mutandine, dandole a Samir.
Lui rimase di stucco, le prese, le annusò più volte, poi spostò di lato la sua testa per vedere meglio in mezzo alle gambe di lei, che nuovamente si chinò, allargando le gambe per offrirgli una migliore visuale della figa e del culo denudati da ogni indumento.
Samir restò di stucco, ELENA guardò Sandro che le fece cenno di si con la testa , che era tutto ok; in pratica, le confermava che si stava comportando come una vera troietta…
Samir si era portato la mano sulla patta e dopo aver allentato i pantaloni, li calò a terra sulla roccia e si mostrò in tutta la sua prepotenza .
Il cazzo era in piena erezione, era color caffelatte, lungo, piuttosto fine e lui iniziò una veloce masturbazione.
Sandro lo bloccò, gli disse di rimettersi i pantaloni e così iniziarono la piccola risalita.
Pochi minuti dopo erano in cima, lo spettacolo di colori e riflessi delle luci nel mare era unico. Si sedettero a guardare, ma Samir era evidentemente molto nervoso, troppo eccitato. ELENA gli fece cenno di togliersi tutto, lui obbedì; in una frazione di secondo, era completamente nudo, da parte sua Sandro si calò i pantaloni e sfilò la camicia , restando a sua volta nudo davanti alla ragazza.
Fu la volta di ELENA, si slacciò sul di dietro la piccola cerniera e in un attimo il suo vestito era accantonato accanto a quello dei due maschi.
Era completamente nuda, con la sua mano prese il cazzo di Samir, iniziò una lenta masturbazione, mentre lui era come pietrificato. Sandro si portò dietro alla ragazza, le passò una mano sul suo culo, lei aprì di più le gambe e così lei si fece palpare il culetto e la figa gia fradicia… due dita di Sandro si mossero esperte, la penetrarono come fosse un piccolo cazzo e la fecero gemere, mentre continuava la masturbazione al ragazzo che le stava davanti.
Si mise in ginocchio, prese in bocca il cazzo di lui che appoggiò le mani sulla testa di lei, lasciando fare tutto alla ragazza, Sandro gli si portò di fianco, così che lei poteva prima succhiare il cazzo di Samir e poi quello di Sandro.
Andarono avanti per qualche minuto, poi Sandro prese i loro vestiti, non quello di lei, li stese e la fecero giacere con le gambe aperte, fece cenno con la testa all’amico che subito gli si sdraiò sopra e, con mosse lente, iniziò a penetrarla, piano e poi con sempre più veemenza .
ELENA fu sorpresa da quella sua foga, sentiva la sua figa stantuffata da quel lungo cazzo fino a farle male, allora gli disse di calmarsi e lui obbedì. Poi fu la volta di Sandro, prese per le spalle il ragazzo che non voleva lasciarla, provocando una risata da parte di ELENA che vedeva l’uomo sollevarlo di peso per prendere il suo posto, e anche lui la penetrò a lungo con dolcezza.
ELENA gemeva come una pazza, i suoi gridolini non facevano altro che aizzare ancor di più la fame di sesso di Samir che li stava guardando e si segava; quando lei lo vide, gli fece cenno di mettersi in ginocchio accanto a lei e iniziò a fargli un pompino, mentre Sandro da parte sua la faceva gemere con colpi decisi nella figa.
Dopo qualche minuto, i tre si calmarono, ELENA se ne stava sdraiata con le gambe oscenamente spalancate, accarezzandosi la figa, il pelo nero imbevuto dai suoi umori. Samir nel vederla così, si chinò a lapparla in mezzo alle gambe, Sandro se ne stava in disparte ad osservare i due, Samir si era praticamente tuffato con la testa tra le cosce di lei, che pareva agonizzare ad ogni colpo della lingua nella figa; ad ogni colpo di lingua lei sollevava il busto e lui sembrava un animale che brucava la folta peluria nera sul pube della ragazza.
Sandro guardava il corpo di Samir nudo piegato sulle ginocchia; praticamente gli stava mostrando il suo culo color alabastro, l’ano rangrizzito e piccolo, oltre alla sacca dei testicoli e il pene che dondolavano ad ogni suo brusco movimento.
Allungò una mano, con un dito gli solleticò l’anello anale, Samir si fermò un attimo per voltarsi a guardare l’amico, Sandro lo guardò e spinse il suo dito più avanti, penetrando nel culo di lui di qualche centimetro. Samir lo lasciò fare, e nuovamente si dedicò a lappare la figa della giovane ragazza, mentre ora Sandro stava inginocchiato dietro al ragazzo con il suo grosso pene a un paio di centimetri dal culo, che da prima insalivò bene, poi appoggiò il cazzo sul buco del culo di lui e piano piano iniziò a penetrarlo.
ELENA al momento non si era accorta, stava assaporando il suo primo orgasmo e Samir si trovò con la bocca piena di umori vaginali di lei e il cazzo dell’amico nel culo che ora lo stava muovendo alla grande.
Solo quando Samir emise un paio di sospiri e gemiti, venendo sballottato avanti e indietro, solo allora, nella penombra della sera, ELENA si sollevò a sedere e vide lo spettacolo che i due le stavano offrendo.
Non aveva mai assistito a due uomini che facevano sesso, e vedere Sandro che stava sodomizzando Samir, la eccitò molto.
Samir era inginocchiato e Sandro lo stava scopando da dietro tra i gemiti di piacere del ragazzo.
Lo stava penetrando con forza, Samir accettava con gioia la penetrazione dell’uomo, chiaro che lo aveva già fatto… rimase a guardare il cazzo di Sandro che entrava e usciva, fino a quando l’uomo lasciò il giovane e si dedicò nuovamente a lei, la fece girare a sua volta in ginocchio e, dopo averle lubrificato a dovere il buco del culo con la saliva, iniziò una lenta penetrazione anale, e centimetro dopo centimetro portò il grosso cazzo ad immergersi nell’orifizio caldo e stretto di ELENA che accettava di buongrado i colpi possenti del corpo robusto di SANDRO.
Erano colpi decisi, ben assestati, la ragazza iniziò a tremare, ad agitarsi e a mugolare, così da avere il suo secondo orgasmo in pochi minuti; anche Sandro dovette fermarsi, era al culmine del suo piacere… si fermò appena in tempo.
Il corpo di ELENA era sudato, caldo e rigato dalle gocce di sudore sue e dei due amanti, i suoi maschi.
Il suo corpo nudo risplendeva alla poca luce della luna, si sedettero e fumarono una sigaretta, distesi sulla fredda roccia, ma erano così accaldati che era una piacevole sensazione la frescura della notte.
Samir non si dava pace, appena lei si stese con la sigaretta, nuovamente gli si gettò con la testa tra le cosce e iniziò a lappare la figa e anche il buco del culo della ragazza, fino a che lei gettò la sigaretta per tirarselo sopra di lei per fasi scopare.
Ora era Sandro lo spettatore; lui le sussurrò di voltarsi, lei obbedì, e con un gesto al giovane mulatto gli fece capire di metterle il cazzo nel culo e lui con gioia lo fece, la infilò senza tanti complimenti. ELENA gemette per la sua irruenza, ma si placò appena lui cominciava a muoversi dentro di lei con molta foga.
La cosa durò qualche minuto, poi scaricò la sua sborra tutta nel culo della ragazza che a sua volta gemeva come una cagna in calore… Samir restò dentro di lei ancora un po’, anche dopo averla inondata del suo seme, ma poi la lasciò e quando estrasse il cazzo, era praticamente inondato di sperma. ELENA si era girata , si stava accarezzando i glutei e alla vista del cazzo scuro che si stava ammosciando sporco di sborra, lo prese tra le mani e se lo portò alla bocca per lapparlo e lavarlo con la sua lingua, deglutendo ciò che per lei era un nettare degli dei.
Sandro si era alzato in piedi, si guardò attorno e urinò giù dalla roccia, ELENA gli stava proprio dietro, in piedi, le si appoggiò contro la schiena, passò una mano in mezzo alle gambe, per toccargli lo scroto gonfio e poi il cazzo, ma così facendo si bagnò tutta la mano di piscio, ma a quanto pare poco gli importava e continuò a toccarlo fino a che lui ebbe finito e si girò a guardarla.
>>> “sei una piccola grande troia ELENA”
Lei sorrise, portando la mano destra sul cazzo mollemente afflosciato sulla coscia e iniziò a masturbarlo per renderlo vivo.
>>> “chi ti ha resa così troia e capace?”
Domandò Sandro
>>> “è un segreto di famiglia”
Le rispose sorridendogli in faccia sfacciatamente.
>>> “cosa significa ? Cosa vuoi dire ?”
>>> “bhè, forse che qualche mio parente mi ha sverginata, qualche tempo fa… capito ?”
Sandro non fiatò, accettò la spiegazione, poi guardò Samir steso esausto che li guardava.
Poi l’uomo fece girare la ragazza, Samir era steso dietro di lei, Sandro allora le passò una mano sulle chiappe, le palpò, le osservò e con le dita dell’altra mano separò i glutei, e con il dito medio, dopo averlo insalivato bene, lo appoggiò sulla rosellina scura del buco del culo e la penetrò così in piedi davanti al giovane. ELENA allargò le gambe per facilitare i suoi movimenti; poco dopo lui la liberò dalla pressione del dito, si portò avanti con il busto e tenendosi il cazzo la penetrò così, in piedi, fino a farle scomparire tutto dentro il cazzo.
Diede forza alla sua penetrazione per 3, 4 minuti, poi sussurrò alla ragazza che stava per venire, lei si girò, si inginocchiò e si fece spalmare sul viso e nel palato, fin giù nella gola, i forti getti di sperma di lui, prosciugandolo con avidità ed ingordigia.
Come i due si staccarono l’uno dall’altro, si udirono sopra di loro, due forti botti… erano i fuochi artificiali, ne seguirono altri e poi altri ancora, il cielo era di mille colori e mille stelline colorate, i loro corpi nudi, sudati e stanchi, brillavano e si coloravano ad ogni scoppio; i tre si stesero l’uno accanto all’altro guardando questo meraviglioso spettacolo lassù nel cielo buio.
Lo spettacolo pirotecnico durò circa una mezz’ora, poi, quando tutto ebbe fine, completamente nudi, ridiscesero tra le rocce piano, attenti a non scivolare, e completamente nudi si tuffarono in acqua.
Tra risa, palpeggiamenti di Samir che pareva volerne ancora, si stesero ad asciugarsi al buio della notte afosa.
Dopo un po’ di tempo rimasi stesi sulla ghiaia della spiaggia, ELENA guardò l’ora, era quasi la mezzanotte e mezza, disse che forse era meglio cominciare ad incamminarsi vero il corso della camminata, perchè sicuramente i suoi stavano in pensiero, visto che doveva stare con loro al momento dei botti. I loro corpi si erano asciugati, i tre si rivestirono e iniziarono un lento percorso e raggiunsero la strada.
Si dettero una sistemata ai capelli e ai vestiti, ELENA salutò e abbracciò Samir che era commosso e doveva rientrare, si salutarono e lui si allontanò.
Sandro accompagnò la ragazza vicino al suo albergo, si abbracciarono, si diedero un bacio non visti, si promisero di rivedersi magari l’anno dopo e si lasciarono.
ELENA non tornò più a fare le vacanze in quel posto e Sandro non la rivide mai più. Quando ogni anno scoppiano i fuochi per la festa del paese, lui guarda la bellezza dei colori e il primo suo pensiero va ad una giovane e magra ragazza bruttina, con il viso leggermente butterato, dal sorriso più bello del mondo; il pensiero corre alla ragazza della spiaggia , il suo nome è ELENA

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