la ragazza di montagna

Quando andavo alle medie, abitavo con la mia famiglia in un piccolo appartamento a Bologna: camera e cucina. Dormivo in camera con i miei genitori in un letto separato. Nonostante l’appartamento fosse minuscolo, mia madre, accettò una ragazza che veniva dal paese natio per poter frequentare l’ultimo anno delle magistrali e prendere il diploma. La mise a dormire in cucina in un divano che alla notte si trasformava in lettino. Quando la vidi non mi colpì. Era una ragazza alta, magra, piuttosto insignificante come aspetto, di nome Lena. Molto seria si attardava alla sera, dopo avere aiutato mia madre nei lavori domestici, a studiare sul tavolo di cucina, l’unico a disposizione. Io non ero uno studente modello. Durante il giorno stavo in cortile con i miei amici a giocare e alla sera, mi arrabattavo a fare i compiti per il giorno dopo. Nel cortile c’era un laboratorio in cui aggiustavano i bigliardini, detti anche calcio balilla e noi amici potevano sfogarci a giocare senza spendere un soldo utilizzando quelli in riparazione. Addetti a questo lavoro erano due ragazzi di circa sei anni più anziani di me che facevano battute sulla ragazza che era da noi a pigione e che avevano visto una volta sul terrazzo – Sai che è carina la tua pensionante? Hai detto che viene dalla montagna? Sicuramente deve essere parecchio ingenua, da come si comporta. L’avessimo fra le mani noi, le insegneremmo tante cose! Ma di la spii quando va in bagno? Te l’ha fatta vedere? – Io diventavo rosso perché in effetti, dietro la loro insistenza, quando andava in bagno ed eravamo soli in casa, io andavo a vedere dal buco della serratura ma con scarso risultato. Infatti lei portava della gonne ampie che sollevava per tirarsi giù le mutande ma che accompagnavano la discesa per cui si scopriva ben poco. Tuttavia riuscivo ad intravvedere alcuni lembi di carne bianca che mi facevano desiderare di masturbarmi. Il momento migliore però era alla sera. Infatti i miei genitori per lasciarci tranquilli andavano a letto ed io e lei studiavamo in cucina, uno di fronte all’altra. Allora eseguivo una messinscena, sempre uguale, che consisteva nel fingere di avere perso la gomma sotto la tavola. Cominciavo a cercare dappertutto e mi trovavo davanti alle sue gambe, con la gonna sulle ginocchia. Cercavo di sbirciare fra le gambe se vedevo qualcosa ma lei le teneva accuratamente serrate ed io non potevo che fantasticare. Fu durante quel periodo che cominciai ad apprezzarla maggiormente. Aveva due belle gambe e anche se i fianchi e il petto non erano molto sviluppati emanava ugualmente una certa sensualità. Cominciai a sognarla la notte, mentre nel mio lettino mi toccavo il membro che era sempre  duro. Capii però che la cosa rimaneva a livello di desiderio visto che lei era molto più grande di me e che pensava solo a studiare. Un giorno però le cose cambiarono notevolmente. Mia madre era andata da una amica e io avevo detto che sarei andato con lei. Poi, senza motivo, cambiai idea e me ne andai a letto senza avvertire la nostra pensionante. Mi alzai per andare in bagno e la sorpresi che stava rovistando nella borsa di mia madre. Fu un colpo per tutti due ma soprattutto per lei. Rimase bloccata mentre diventava rossa paonazza. – Che cosa fai? – chiesi scandalizzato. Lei abbassò lo sguardo e si mise a piangere. Mi commossi e le misi una mano sul braccio. Lei mi guardò con gli occhi velati – Che vergogna! E’ la prima volta che lo faccio, lo giuro! Avevo bisogno di alcuni spiccioli per comperarmi le calze… i miei non mi danno niente – E perché non li hai chiesti a mia madre? – Mi vergogno, non voglio fare vedere che i miei non possono. Guarda li rimetto lì, ma ti prego, non dire niente a tua mamma altrimenti mi rimanda a casa! Me lo prometti? – Io ero lusingato che una ragazza grande mi chiedesse aiuto. Inoltre averla vicina mi sembrava anche bella. Non so come mi venne l’idea. Le porsi i soldi e le dissi – Non ti preoccupare, prendili pure… dirò a mia madre che li ho presi io – Lei mi guardò sorpresa. – Sei molto gentile – disse – Non lo dirai allora a tua madre? – Io rimasi in silenzio poi mi decisi – Io sto zitto ma tu devi darmi qualcosa in cambio – Cosa vuoi? – mi chiese asciugandosi le lacrime – Ti voglio vedere le mutande – Cosa? – disse diventando rossa e alzandosi – Ma che razza di sporcaccione sei? – Io allora la guardai serio. – Se non ti va, allora come non detto. Quando mia madre ritorna le dico tutto e tu te ne torni a casa… – Ma sai che sei un bel farabutto! Non l’avrei mai creduto – Ascolta – continuai – che cosa ti costa? Sai che sei molto carina. Anche quei ragazzi la fuori dicono che uscirebbero volentieri… – Ah! Così parlate di me? – Si ma gli ho detto che tu sei molto seria e così hanno lasciato perdere – E allora lasciamo perdere anche per te – E no cara. Ormai sei nelle mie mani – In quella sentimmo la chiave nella toppa: era mia madre. Io guardai la ragazza – Mamma ti devo dire una cosa – La ragazza, sbiancò e mi mise una mano sulla spalla – Va bene, farò quello che vuoi, ma per l’amor del cielo… – Io avrei fatto dei salti di gioia. Toccavo il cielo con un dito. Mia madre entrò in cucina – Cosa vuoi? – chiese . Io guardai la ragazza: era livida. Sorrisi e risposi – Mamma ho bisogno di soldi per comprare dei quaderni – Sempre soldi, sempre soldi, prendi ma fanne conto! –
Quel pomeriggio ero agitatissimo. Non vedevo l’ora che venisse sera. Andai a trovare i miei amici e mi feci spiegare cosa avrebbero fatto loro alla ragazza. Mi insegnarono un mucchio di cose e questo aumentò la mia eccitazione se si pensa che non avevo mai toccato prima una femmina e adesso avevo la possibilità di farlo con una quasi donna fatta. Finalmente arrivò la sera. Come al solito i miei genitori andarono a letto e noi ci mettemmo a studiare. La ragazza, mi guardava ansiosa ma io facevo finta di niente. Lei non disse parola e cominciò a studiare, forse pensando che io mi fossi pentito della mia audacia. Quando fui convinto che i miei genitori dormivano della grossa, ritornai in cucina e mi chinai sotto il tavolo. Avevo davanti le solite gambe ben strette e mi beavo della loro vista, poi, allungai una mano e toccai un ginocchio. Lena si tirò indietro e guardò sotto il tavolo. – Cosa ti prende? – mi chiese con fare burbero. Io non mi impressionai. – Non ti ricordi la promessa? – Quale promessa? – Avanti non fare la stupida. Fammi vedere le mutande… – Tu sei pazzo! – Va bene – dissi – mi hai proprio seccato. Adesso vado – Mi alzai e mi diressi verso la camera. Misi la mano sulla maniglia quando sentii dire sottovoce – Va bene, vieni qui… – Tornai indietro e mi misi davanti alla ragazza. – Solo un momento però – disse lei – poi basta… – Poverina – risposi tutto eccitato – vedrai. allora… – Come in un sogno Lena si alzò in piedi, andò ad origliare alla porta della camera e ritornò in cucina. Chiuse la porta, si appoggiò con le spalle e sollevò la gonna fino alle anche. Aveva un paio di calze nere che rendevano ancora più eccitante la carne bianca delle cosce. Si intravvedeva un lembo di mutandine. – Più su – dissi spazientito e in preda ad una forte agitazione. Sentivo il pisello che si induriva e non vedevo l’ora di vedere dal vivo quello che aveva fra le gambe. Lena alzò ancora la sottana e vidi le grandi mutande che portava, modello anteguerra. – Ti basta? – disse, accennando ad abbassare la gonna. – Ero eccitatissimo – Adesso te le togli! – le ordinai – Cosa? Tu sei pazzo! Non sta bene! No! – Prima che dicesse ancora una parola io presi il lembo delle mutande e la guardai in viso furioso – Adesso te le togli e basta! Una parola ancora e ti faccio cacciare! Hai capito? – Lena si spaventò a vedermi così deciso e con le mani tremanti cominciò ad abbassarsi le mutande, mentre diventava rossa in viso e sembrava stesse per piangere. Io avevo gli occhi fuori dalle orbite. Mi apparve davanti la pancia della ragazza, bianchissima e ricoperta di una leggera peluria che si infittiva fra le cosce bianco latte anch’esse. Stesi una mano e le abbassai ancora di più le mutande fino alle ginocchia, poi le ordinai – Mettiti a sedere sull’orlo della tavola! – Lei sembrò ribellarsi poi si sedette sul bordo – Apri bene le gambe! – continuai memore della lezione avuta – e stai ferma! – Cosa vuoi fare? – mi disse quasi piangendo Lena – non sta bene, ti prego… – Io ero ormai come impazzito. La vista di quella bella passerina mi aveva sconvolto e non pensavo ad altro che accarezzarla. Tesi il braccio e con le dita accarezzai la fessura. Lena si irrigidì. Io allora col dito entrai e trovai il piccolo promontorio di cui mi avevano parlato i ragazzi. Lena al contatto sussultò forse non si era mai toccata. Cominciai a stimolarlo col dito, mentre sentivo che stavo venendo nei pantaloni. Lena vide che mi toccavo fra le gambe ma non disse niente. Evidentemente lo stimolo che le facevo provare era nuovo per lei e per niente sgradevole. Vedevo che chiudeva gli occhi e che sospirava. Incoraggiato mi decisi a provare la parte più diffcile : leccarle la passerina! Chissà che sapore aveva? Mentre Lena aveva chiuso gli occhi avvicinai le labbra alla fessura e con le dita allargai le grandi labbra. Vidi il piccolo promontorio e con la lingua cominciai a succhiarlo dolcemente. Lena a quel contatto, per lei forse, totalmente nuovo, emise un sospiro di godimento e spinse col bacino verso la mia faccia. Poi, evidentemente presa dal godimento mi afferrò la testa e me la spinse fra le sue gambe. Ormai era fatta! Stavo leccando per la prima volta una ragazza grande e mi sentivo in preda ai sensi. Mentre la leccavo sentivo che si muoveva e mi accompagnava nel movimento. Misi in azione la seconda parte del piano. Mi staccai da lei e vidi il suo viso chiedersi il perché di quel gesto. La guardai: era a gambe aperte sul bordo del tavolo, la passera bene in evidenza bagnata dalla mia saliva e dal suo umore. Una immagine che non dimenticherò mai. A fatica mi fermai e dissi – Ti è piaciuto? – Lei arrossì violentemente ma non rispose – Perché hai smesso? – mi disse con la voce roca – Adesso Lena, ti metti la camicia da notte e poi ti sdrai sul letto che voglio vedere anche le tue tette… – Ormai soggiogata dal piacere, Lena si spogliò davanti a me, in silenzio e si mise la camicia da notte. La feci sdraiare sul divano, con le gambe aperte, poi sbottonai la camicia davanti e mi beai della vista delle sue tette. Lei si vergognava della loro dimensione e stava sempre curva con le spalle, mentre ora avevo fra le mani le due tette più belle che avessi mai visto, anche sui giornaletti spinti con i quali mi masturbavo. Cominciai a baciarle i seni e a titillare i capezzoli, mentre con la mano avevo ripreso a toccarle il clitoride. Ora Lena si dimenava tutta, stando attenta a non gridare e con le mani si appoggiava alle mie per metterle dove meglio riteneva. Continuai così per un po’ sentendola sempre più agitarsi, poi con un convulso tremito mi fermò la mano, abbandonandosi sul divano sfinita. Io cominciai a palparle il sedere e la feci voltare contro la sua volontà. Mi apparve un sedere delizioso, sodo e rotondo. Mi chinai e le baciai le chiappe mentre lei si scherniva – Non sta bene… – Ma smettila – le dissi – non fare la santerellina…allora hai provato piacere si o no? – Moltissimo – rispose Lena e con la mano toccò i miei pantaloni sentendo il mio pene rigido di nuovo – Lo vuoi vedere Lena? – le chiesi trepidante. Lei mise la mano sui bottoni ed io li aprii mettendoglielo in mano – Lena – dissi con un filo di voce – fammi provare piacere anche a me… – Cosa devo fare? – rispose lei accaldata – Muovilo con la mano su e giù così – Lena cominciò a masturbarmi con delicatezza mentre io le accarezzavo i seni. Era un delirio. Mi sembrava impossibile che questo succedesse a me con quella scorfana della Lena. Altroché scorfana! Era fantastica, sia nel toccarmi sia come fisico. La stimolai fra le gambe e sentii che era tornata ricettiva – Fermati Lena che ti faccio vedere una cosa – dissi. Mi sdraiai su di lei con la testa fra le sue gambe, a contatto col suo pelo – Vidi che lei era meravigliata – Lena, ti prego, prendilo in bocca – mi aspettavo uno scatto ed invece non se lo fece ripetere. Avvolse il mio pene con la bocca e cominciò a succhiarlo lentamente. Io venni quasi subito, avvertendola in modo da non farle ingoiare il mio sperma (almeno la prima volta) poi mi detti da fare e la portai ad un orgasmo multiplo che la fece boccheggiare. Guardai l’ora : erano le dieci e mezzo! Mi alzai e mentre lei si ricomponeva alla meglio, col viso raggiante le sussurrai – Lena, domani sera facciamo un po’ di ripasso? – Lei mi baciò sulle labbra e sorrise.

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