la signora Giulia e il papiro

Andai a vivere da mio zio, vicino all’Università. Mia madre chiese ad una donna se poteva darle una mano a tenere dietro alla casa. Si presentò una signora di una cinquantina d’anni, bassa, tarchiata, con un gran culo e due grosse tette. Io frequentavo le scuole medie e sul sesso sapevo solo quello che riuscivo a leggere di nascosto dalle riviste che comperava mio cugino e dai racconti dei miei amici. Ricordo che un disegno mi colpì particolarmente. Era uno schizzo su un documento che veniva rilasciato agli studenti universitari del primo anno e che si chiamava “papiro”. Data la natura goliardica degli studenti era pieno di frasi licenziose e di disegni porno. Quello che mi aveva colpito era una donna molto in carne, nuda, chinata in avanti col grande sedere scoperto e al quale si arrivava per mezzo di una scala. Questa fu l’immagine che mi venne alla mente quando vidi la signora Giulia, così si chiamava la donna delle pulizie, muoversi all’interno del nostro appartamento. Portava una gonna piuttosto corta, e quando si chinava per lavare il pavimento o raccogliere oggetti, si vedevano le grandi mutande che contenevano le grosse natiche. Aveva delle calzette nere poco sotto il ginocchio che lasciavano scoperta la coscia grassa e bianca. Sopra indossava una maglietta piuttosto scollata, che conteneva a fatica gli enormi seni. Io ero sempre arrapato e quando la vedevo, chiudevo gli occhi e sognavo di tirarle su la sottana, abbassarle le grandi mutande e infilargli il mio pene nel buco del sedere. Oppure di prendere in mano le sue enormi tette e mettere il mio membro fra di esse per masturbarmi a modo. In verità finivo sempre per rintanarmi nel gabinetto e manipolare il pisello fino all’orgasmo. Una volta che era intenta a pulire il bidet e che era chinata, mi avvicinai di soppiatto da dietro e fingendo di correre dietro ad una palla mi misi quasi a livello del pavimento e guardai sotto la sua sottana. Vidi spuntare fra le culate anche ciuffi di pelo che mi eccitarono moltissimo. Poi mi capitò di entrare nel bagno mentre lei era seduta sul water che faceva pipì. Rimase un attimo sorpresa prima di sgridarmi ma l’attimo mi bastò per vedere fra le sue grosse cosce un folto cespuglio di peli. Dovetti correre in camera e manipolarmi per bene per riuscire a calmarmi. Ero steso sul letto a leggere quando vidi con la coda dell’occhio che nell’altra camera, dove dormiva mio cugino con mio zio, era entrata la signora Giulia per riordinare. Mia madre quel giorno era uscita per fare acquisti e così lei era entrata, con le chiavi, senza suonare. Era d’estate e c’era un gran caldo.  Forse la signora non mi aveva visto perché quando fu davanti allo specchio dell’armadio dell’altra camera, si tolse la maglia e si guardò le enormi tette con attenzione. Io rimasi senza fiato. Ero immobile e fissavo lo spiraglio attraverso il quale potevo vedere un piccolo angolo dello specchio, sufficiente però per vedere le sue tettone bianche ballonzolare sotto i colpetti che vi dava. Non avevamo l’acqua corrente e vidi che si stava lavando il petto, col catino. Ero soggiogato dallo spettacolo e sentivo il pene drizzarsi disperatamente. Portai una mano su di esso e cominciai a stimolarlo. Era uno spettacolo vedere tanta grazia di dio a così poca distanza. Finito di rinfrescarsi il petto si asciugò con un asciugamano, si rimise la maglietta e poi, vidi con un tuffo al cuore che si abbassava la gonna e le mutande. Era nuda, davanti a me, con la sua grande selva di peli fra le cosce , che massaggiava con cura e mi sembrava quasi con piacere. Poi si voltò e mostrò l’enorme sedere col pelo fra le natiche. A quello spettacolo non riuscii a resistere e saltai giù dal letto correndo in bagno. Mi dimenticai di chiudere a chiave e cominciai a masturbarmi come un ossesso. All’improvviso sentii una voce – Cosa fai brutto sporcaccione! – Mi voltai col pisello in mano e vidi la signora Giulia che mi guardava con le braccia sui fianchi. Non riuscivo a parlare e rimasi così con in mano il pene, duro come il marmo. La signora Giulia lo guardò con attenzione poi disse – Lo sai che non fa bene toccarsi lì, si perde la vista. Cosa hai visto che ti ha eccitato tanto? – Io ero rosso paonazzo, con il pisello in mano e la testa in fiamme. Risposi – Ho visto lei signora Giulia… – Lei rimase sorpresa e penso forse anche un poco compiaciuta. – E quando? – Prima mentre si stava rinfrescando – Ah brutto birbante! Mi hai guardato lavarmi, e cos’hai visto? – Tutto – Tutto – disse la signora Giulia con un sorriso – e dimmi…ti è piaciuto? – Io rimasi a bocca aperta. Per un attimo pensai di sognare – Lei è molto bella signora… – continuai, sempre con il pisello in mano. La signora Giulia, si guardò allo specchio – Pensasse così anche mio marito…mah! Mettilo via quell’affare che mi fa paura…- Così dicendo lo prese in mano per rimettermelo nei pantaloni. Il solo contatto lo fece irrigidire di nuovo. La signora Giulia lo soppesò un poco e si lasciò scappare un sospiro. Poi mentre mi chiudeva la patta dei pantaloni io le afferrai i grandi seni e ci affondai la testa – Ma cosa ti salta in mente! – si schermì ridendo – smettila che mi fai solletico! – Ormai ero deciso ad andare fino in fondo e così abbraccia il suo grande sedere palpando le grosse culate. La signora Giulia rideva e cercava di liberarsi ma senza convinzione. Incoraggiato le misi una mano sotto la maglia per arrivare alle tette. La donna mi fermò le mani ma mi accorsi che chiudeva gli occhi. Continuai a lavorare sotto la maglietta fino ad arrivare ai grossi capezzoli e li portai alla luce cominciando a baciarli con avidità. La signora Giulia prese a sospirare e a difendersi sempre meno – Si tolga la maglietta , la prego – dissi agitato come un animale in calore e cominciai a tirarla verso la testa. La signora Giulia mi lasciò fare e così, inebriato dal suo odore, mi trovai fra le mani quei due enormi globi bianchi che avevano al centro due capezzoli grandi come piccole noci. Li afferrai con le labbra e cominciai a succhiarli avidamente. La donna cominciò a respirare a fatica – Ti prego, smettila, non sta bene…sono troppo vecchia per te… ma cosa stai facendo? – Avevo preso il coraggio a due mani e le avevo messo una mano sotto la gonna sentendo le sue mutande che si stavano bagnando. Non mi fermavo più. Le alzai la gonna e misi finalmente le mani dentro le sue grandi mutande. Cominciai ad abbassarle e fu allora che il mondo mi sorrise: la signora Giulia, presa dal desiderio, mi prese per un braccio e mi portò in camera – Aspetta – disse mettendomi a sedere – adesso ti faccio vedere… – Così dicendo, si abbassò la gonna e si tolse le mutande rimanendo nuda davanti a me. Io avevo preso fuori di nuovo il membro e lo stavo manipolando come un disperato. La donna mi fermò e mi guardò negli occhi – Davvero ti piaccio ometto? – Da pazzi – le dissi con un rantolo – Non sta bene che tu ti manipoli da solo. Ti faccio vedere come devi fare.- Dicendo così mi prese il pisello nelle sue mani e si chinò a baciarlo. Io ero eccitato al massimo. Mentre lei lo accarezzava io non mi stancavo di stringerle i grossi seni e mordere i capezzoli. Si stese sul letto e aprì le gambe mostrandomi la sua fessura ricoperta di peli e grande come non mi immaginavo – Adesso , se te la senti, leccami un poco, poi, se vuoi, me lo metti dentro, tanto non ho più mestruazioni da tre anni. Voglio proprio vedere come si comporta il mio ometto – Io mi gettai sulla sua foresta e cominciai a leccare la sua fessura, dopo avere spostato un poco i peli e le grandi labbra – Leccami lì – disse indicando il clitoride, gonfio come un piccolo pisello – per favore – Io lo afferrai con i denti e strinsi – Ahi così mi fai male! Usa le labbra – Io obbedii e cominciai a succhiare avidamente. La signora Giulia cominciò a muoversi disordinatamente spingendo con la mano la mia testa nel suo pelo. Continuò ad agitarsi sempre di più, finché sentii uscire dal suo pisello un bel po’ di umore che mi bagnò la faccia. Lei ricadde sul letto esausta ed io, con membro rigido le saltai sopra e cercai
di metterlo dentro la sua caverna – Aspetta – mi disse con la voce spenta – lasciami riprendere un momento. Tu cerca di resistere. Io feci uno sforzo immane per trattenermi e rimasi li fermo a guardare quel corpo completamente nudo a mia totale disposizione. La signora Giulia dopo un poco provò a toccarsi fra le gambe e vidi che stava recuperando la voglia. Mi guardò, mi tese le braccia e mi disse – Vieni qua ometto e fammi vedere quello che sai fare. Vai con calma, per non venire subito, così provo piacere anch’io – Frastornato la vidi prendere in mano il mio pene e infilarselo fra le grosse gambe. Io appena le fui dentro spinsi con forza e quasi mi inghiottì anche le palle – Muoviti adesso – mi disse speranzosa ancheggiando anche lei. Io spinsi ancora mentre sentivo un piacere indescrivibile. Il mio pene scorreva nella sua grande vagina e sentivo che non sarei riuscito a resistere a lungo. Infatti dopo pochi secondi la irrorai con un getto di sperma ricadendo esausta su di lei. La signora Giulia mi spostò e disse – Sei stato troppo veloce ometto, per fortuna che ho con me il mio amichetto – Si alzò mostrandomi il suo enorme sedere e si avviò così nuda verso la sua borsa. Ne estrasse uno stuffilotto e tornò a letto accanto a me. Vidi che era un congegno di plastica che assomigliava al mio pene. Lo prese in bocca inumidendolo per bene, poi lentamente lo inserì nella sua vagina. Io la guardavo eccitato per la novità e dopo averla vista usarlo glielo presi dalle mani e cominciai a farlo io. Lei mi lasciò fare e si mise comoda sul letto – Intanto accarezzami quel coperchino qui…da bravo – Infilai l’attrezzo e di fianco le stimolai il bottoncino. La signora Giulia resistette un certo tempo, poi con un urlo ricadde sul letto – Oh come ho goduto! Grazie ometto… – Io però stavo di nuovo sentendo il pene duro e dissi alla signora Giulia – Signora, mi faccia provare a metterlo di dietro… non mi dica di no, la prego… – La signora mi guardò con gli occhi languidi e mi disse – Lasciami riposare un momento e poi faccio tutto quello che vuoi –
Io cominciai a baciarle i seni e i capezzoli mentre lei si muoveva in preda ai sensi. Poi si mise a sedere e mi chiese – Davvero lo vuoi fare? Lo sai che non si dovrebbe… – Lei cosa ne dice ? – le risposi. La signora Giulia mi sorrise – Io ne ho voglia… – poi si mise in ginocchio sul letto mostrandomi il suo ampio sedere. Ecco l’immagine del papiro. Mancava la scala ma non occorreva. Mi misi in piedi sul letto, mi tolsi tutto quello che avevo e rimasi completamente nudo. Mi appoggiai alle sue chiappe e trovai a tasto il suo buco. Mi posizionai col mio pisello e spinsi con decisione. Entrò abbastanza agilmente e mi procurò un piacere superiore a prima perché il condotto era più stretto. Presi con le mani i suoi enormi seni e cominciai a cavalcarla con foga. Lei si muoveva ed ansimava sotto di me – Bravo il mio ometto! Adesso lo sento bene! Continua fin che puoi – Riuscii a resistere abbastanza a lungo e alla fine anch’io gridai quando le riversai negli intestini il mio fiotto di sperma. Ricaddi sulla signora Giulia che mi prese fra le braccia, mi baciò e mi disse – Allora ometto, è meglio che farsi le seghe da solo vero? –

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